Antonio ha 36 anni e viene da Castelfranco Veneto, in provincia di Treviso. Quattro anni fa si è trasferito a Miami con l'idea di dover parlare molto in inglese, ma si è scontrato con una realtà inaspettata: nessuno lo parlava, comunicavano tutti in spagnolo. Dopo circa un mese, ha deciso di spostarsi sulla costa ovest della Florida, a Sarasota.È rimasto lì. Lavora come meccanico in una concessionaria ed è l'unico che lavora in famiglia, provvedendo alla moglie e ai tre figli.In Italia aveva lavorato per nove anni nello stesso settore, con uno stipendio rimasto invariato nel tempo; basti pensare che un apprendista appena assunto guadagnava solo 100 euro in meno di quanto guadagnava lui. Negli Stati Uniti, invece, è stato licenziato due volte. La prima volta gli hanno detto semplicemente: "Abbiamo trovato una persona con più esperienza". Sebbene si sia sentito rifiutato, il giorno dopo aveva già trovato un altro lavoro, peraltro pagato meglio.In America ti mandano a casa senza troppi complimenti, ma ti danno anche la possibilità di rialzarti subito. E, soprattutto, hai un reale potere di negoziazione: se un'officina ti offre 20 dollari l'ora, un'altra te ne può offrire 30, permettendoti di contrattare. In Italia, dinamiche del genere sono rare.L'aneddoto più assurdo, però, riguarda la sanità. Durante il parto della moglie, Antonio era talmente stressato che, sentendo un'altra donna urlare, è svenuto. Lo hanno trasferito d'urgenza al pronto soccorso e gli hanno fatto una serie di esami. Due settimane dopo gli è arrivato a casa un conto da 7.000 dollari. Non avendo un'assicurazione, non poteva pagare. Il risultato? Non è successo assolutamente nulla. In America, in caso di reale pericolo, ti assistono prima e pensano ai soldi solo in un secondo momento. Non ti lasciano morire per strada chiedendoti carte e polizze. E queste storie di mancata assistenza per assenza di assicurazione o di carte di credito, fa notare Antonio, le sente raccontare sempre da gente che negli Stati Uniti non ci vive e parla per sentito dire.È vero che si guadagna tre o perfino quattro volte di più rispetto all'Italia, ma il costo della vita è proporzionato: l'affitto costa 2.000 dollari al mese e le spese per mantenere cinque persone, pagare le bollette e gestire due automobili si fanno sentire. Nonostante questo, Antonio arriva alla fine del mese sereno, coprendo quanto necessario, ma non va in vacanza da quattro anni.Eppure, una vita simile in Italia, sostenuta da un solo stipendio da meccanico, oggi sarebbe impossibile.Una cosa preziosa che ha portato dall'Italia è la cultura della tavola, intesa come unione familiare. Quando ha conosciuto sua moglie, lei aveva già due bambine e l'abitudine era quella di mangiare sul divano. Lui ha comprato un tavolo e, da quel giorno, ogni sera si siedono tutti insieme a tavola per cenare e parlare della giornata, della scuola e del lavoro. La meritocrazia, secondo Antonio, è l'aspetto più bello degli Stati Uniti: qui, se meriti qualcosa, lo ottieni. Il "raccomandato" non esiste.
Qui le famiglie si formano anche a 22 anni, spesso si fanno subito figli. In Italia, oggi, è un'utopia.Cosa gli manca dell'Italia? Gli amici, che non vede da quattro anni. La spontaneità degli incontri. Il cibo vero. E la lingua: di recente, parlando con sua madre di una ricetta, non gli veniva la parola "frullatore" e continuava a dire "blender".Cosa direbbe a se stesso prima di partire? "Non sarà facile, ma ce la farai".
Se tornasse indietro, lo farebbe ancora prima.A chiunque stia pensando a un cambio di vita simile, consiglia: "Fatelo. Un'esperienza del genere ti costringe a prenderti cura di te stesso, perché non hai nessun altro su cui contare. Ed è una cosa che ti fa crescere enormemente."Seguite Antonio su Instagram: https://www.instagram.com/tech.tony5/#italianiinamerica #florida #meccanico #sanitàamericana #emigrare #vitainamerica #meritocrazia #podcast