Vincenzo Susca
"Bello da morire"
L'arte e il pubblico dal kitsch al wow
Mimesis Edizioni
www.mimesisedizioni.it
Da tre secoli l'arte scivola fuori dalle sue cornici per confondersi con la vita: dalle metropoli moderne alle avanguardie storiche, dalle esposizioni universali alla televisione, fino ai filtri di Instagram, alla skincare e alle vetrine digitali. Nel vortice che unisce kitsch, spettacolo e quotidianità, la bellezza esonda dalle gallerie, dai musei e dalle accademie in cui era custodita e si fa contagiosa, virale: copia e incolla, muta, prolifera, invade gli interstizi dell'esperienza. Diventa carne. È una bellezza gassosa, elettrica, algoritmica e, in fondo, tossica.
Solleva la gente comune allo statuto di performer e trascina l'arte nel ritmo convulso dell'emozione pubblica, tra NFT, Labubu, cuoricini, botox e unicorni. Sgorga da luoghi inattesi – dalle strade ai feed, dai musei alle webcam passando per Dall-e e ChatGPT – trasfigurando corpi, immagini e oggetti, tanto da annientare il confine tra esistenza, arte, media e merce.
Nel paesaggio febbrile di una tale estetica diffusa, dove ogni gesto è scena e ogni volto icona, la bellezza non consola né salva: seduce, altera, sacrifica. È gioia tragica, splendore effimero in cui il soggetto si dissolve nella performance, l'oggetto diventa feticcio, tutto vibra, lampeggia e si dissipa. In una sudorazione generalizzata, l'onda del "wow" – delirio estetico e apogeo porno del kitsch – sommerge tutto. Ogni distanza svanisce: restiamo a bocca aperta, stupefatti e spaesati. Ultima forma di verità dopo la Verità, siamo creatori e creature di un'arte inedita e inquietante, irresistibile e fatale. Bella da morire.
Vincenzo Susca è professore ordinario di Sociologia dell'immaginario all'Università di Montpellier Paul-Valéry, dove integra il LEIRIS. Direttore della collana L'imaginaire et le contemporain per Liber éditions, collabora con diversi festival, centri di ricerca, gallerie e riviste. Recentemente ospite delle università PUCRS di Porto Alegre (2026), Carleton di Ottawa (2026) e Kookmin di Seul (2024), è l'autore di una serie di opere, tradotte in varie lingue, sul rapporto tra media, immaginario e vita quotidiana, fra le quali Transpolitica (2008, con D. de Kerckhove), Gioia tragica (2010), Pornocultura (2016, con C. Attimonelli) e Tecnomagia (2022). Ha curato molteplici manifestazioni artistiche e scientifiche e ha scritto, con A. Béhar, la pièce teatrale Angelus Novissimus.
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