Ornella Tajani
"Autoritratto in verde"
Marie NDiaye
Prehistorica Editore
www.prehistoricaeditore.it
È ossessionata dall’apparizione di misteriose figure di donne, tutte vestite di verde, ed è anche tormentata dall’impetuosa Garonna che minaccia di tracimare: la narratrice senza nome di questo romanzo non la smette di andare alla loro ricerca, tra Parigi, Marsiglia e l’Africa.
Ogni incontro rivela differenti aspetti di quelle donne – reali o immaginarie, vive o morte, seducenti o agghiaccianti che siano – e conduce la protagonista sempre più in profondità, dentro la sua stessa ossessione, nell’inquietante esplorazione della propria identità, di una memoria incerta, di una paranoia.
In Autoritratto in verde, il premio Goncourt Marie NDiaye mette così in atto un brillante rovesciamento del classico memoir; mentre strizza l’occhio al realismo magico – come già in La Strega (Prehistorica 2025) –,l’autrice plasma le sue donne in verde, delle presenze femminili che rinviano al materno, rispetto alle quali disegna il proprio «autoritratto».
"La grande scrittrice dell’inquietudine e del malessere, maestra nel suonare le corde del realismo magico" — Postazione di Ornella Tajani
Marie NDiaye, figlia di madre francese e di padre senegalese, che conoscerà solo in età adolescenziale, Marie NDiaye (Pithiviers, 1967) pubblica il suo primo romanzo (Quant au riche avenir) presso il leggendario editore Minuit, a soli 17 anni. Raggiunge il successo internazionale con Rosie Carpe (2001), per cui ottiene il prix Femina, narrando la forza distruttiva del ritorno alla terra d’origine. Riceve il premio Goncourt con Trois femmes puissantes (2009), in cui tratteggia i destini sospesi tra Europa e Africa di tre donne capaci di reagire con eroica dignità alle avversità della vita migrante. La traduzione inglese del suo romanzo La Strega (Prehistorica) è entrata nella shortlist dell’International Booker Prize 2026. Oggi è una delle protagoniste della scena letteraria, “le cui sottili incongruenze, gli effetti di straniamento, l’onnipresenza di un latente malessere persecutorio denunciano, al di là di un fantastico di vaga ascendenza kafkiana, la difficoltà d’integrazione e d’appartenenza dell’individuo moderno” – per dirlo con Treccani.
Antonella Conti è traduttrice e insegnante nelle scuole superiori. Ha lavorato per alcuni anni nell’editoria libraria come redattrice e editor, contribuendo a far approdare in Italia autori e testi francesi e francofoni. Tra gli autori tradotti, Marie NDiaye, Marie-Hélène Lafon, Wajdi Mouawad, Joseph Andras, Pierre Ducrozet, Claro. Con Marie NDiaye ha partecipato al Festival Babel di Bellinzona, nell’ambito del quale ha tenuto un workshop di traduzione. È stata finalista dei Pisa Book Translation Awards 2023 con Storia del figlio di Marie-Hélène Lafon. Vive a Firenze.
Ornella Tajani è professoressa associata di Lingua e traduzione francese all’Università per Stranieri di Siena. Si occupa prevalentemente di critica della traduzione del testo letterario e di letteratura francese contemporanea. Si è formata a Napoli, laureandosi in Lingue e Letterature Moderne Europee alla Federico II (2008) con una tesi sul teatro di Jean Cocteau, e ha poi conseguito il dottorato in Letterature Comparate all’Università Aldo Moro di Bari (2012), con un lavoro sul Kitsch e il romanzo contemporaneo.
Come saggista è autrice di Scrivere la distanza. Forme autobiografiche nell’opera di Annie Ernaux (Marsilio 2025), Après Berman. Des études de cas pour une critique des traductions littéraires (ETS 2021) e Tradurre il pastiche (Mucchi 2018). Come traduttrice ha tradotto, fra vari autori, le Opere di Rimbaud per Marsilio (2019), e ha curato Il battello ebbro (Mucchi, 2019), L’aquila a due teste di Jean Cocteau (Marchese 2011, premio di traduzione Monselice “Leone Traverso” 2012) e Tiresia di Marcel Jouhandeau (Marchese 2013).
È anche una presenza fissa di Nazione Indiana, dove scrive regolarmente e cura la rubrica Mots-clés, aperta ai contributi di lettori e lettrici.
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