il posto delle parole

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  • Giusy Frallonardo "Ternitti. Storia d'amore e di riscatto"
    Giusy Frallonardo
    "Ternitti"
    Storia d'amore e di riscatto.

    Va in scena a Roma, il 15 ottobre, nel Teatro Vittoria, lo spettacolo “Ternitti. Storia d’amore e di riscatto”, tratto dal romanzo di Mario Desiati e prodotto da Aleph Theatre.
    Uno spettacolo che porta in scena i sentimenti più intimi e mette a nudo i rapporti tra le persone. Uno spettacolo tutto al femminile che vede sul palco tre donne – Mimí, Teresa e Arianna interpretate rispettivamente da Giusy Frallonardo, Magda Marrone e Miriam Lorusso – a rappresentare le battaglie di tutte le donne: per il lavoro, per la dignità, per un futuro dignitoso.
    Ternitti racconta due storie in particolare, storie che si ripetono in tante parti del mondo: quella di una madre e di una figlia che si scontrano e confrontano partendo da un’assenza importante (quella del padre di Arianna) che si fa presenza ingombrante; e quella che riguarda le persone che sacrificano la propria vita al lavoro, come i lavoratori dell’eternit che speravano di trovare nuova vita nell’emigrazione.
    Le tre donne si muovono in uno spazio che si sposta continuamente dall’onirico al tangibile abitato da una pletora di sedie vuote, accatastate, appese, rivoltate. Ogni sedia rappresenta una persona della vita di Mimì, figlia di salentini emigrati nella città dell’eternit, Niederurnen. Ogni sedia è una persona che Mimì ha perso a causa dell’amianto, lo stesso amianto che ha intrecciato il destino di tutti e tutte loro.
    Mimì rivive tutta la sua vita fatta di sacrifici, gioie e profondi dolori. Storie che passano, e restano nella memoria dello spettatore, attraverso la lingua italiana e la musicalità della cadenza salentina. Il riscatto auspicato da Arianna e da Mimì arriverà con una nuova consapevolezza di sé e della propria capacità di lottare senza arrendersi a un destino che sembra già scritto.
    Lo spettacolo è anche stato promosso dallo Sportello Amianto Nazionale, ente di tutela ambientale riconosciuto con decreto ministeriale 166 del 2025, un’associazione di promozione sociale presente in 4000 comuni italiani che gestisce l’informazione sul rischio amianto. Lo Sportello ha adottato Ternitti tra i simboli della memoria, per evidenziare un problema che ha segnato il passato e mette a rischio il futuro.
    Ternitti. Storia d’amore e di riscatto andrà in scena giovedì 15 ottobre 2026 alle ore 21.00, nel Teatro Vittoria in Piazza S. Maria Liberatrice 10 a Roma.
    Per acquistare i biglietti: Botteghino del Teatro oppure sul circuito VIVATICKET

    dal romanzo di Mario Desiati
    drammaturgia di Giusy Frallonardo, Nicoletta Robello, Paolo Russo
    con Giusy Frallonardo, Magda Marrone, Miriam Lorusso
    musiche originali Miriam Lorusso
    light designer Piero Caforio
    scene Francesco Arrivo
    costumi Rossella Ramunni
    movimenti scenici Roberto Vitelli
    foto di scena e visual designer Mariagrazia Proietto
    direttore di scena Claudio Romita
    regia Enrico Romita
    Produzione Aleph Theatre


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    15 min
  • Francesca Pilato "Il canto segreto"
    Francesca Pilato
    "Il canto segreto"
    Florestano Edizioni
    www.florestanoedizioni.com


    Il canto segreto. Cinque autori del Novecento nell’incontro con la musica di Francesca Pilato per i tipi di Florestano Edizioni (pp. 88, euro 18,00), un saggio che esplora l'intreccio tra scrittura e musica attraverso cinque grandi protagonisti della letteratura italiana del Novecento: Alberto Savinio, Gabriele d'Annunzio, Luigi Pirandello, Eugenio Montale ed Elsa Morante.
    Il volume ricostruisce un dialogo ininterrotto tra letteratura e partitura, mostrando come la musica, «silenziosa e sospirata Musa», sia stata una linfa generativa per alcuni grandi scrittori del secolo scorso. Attraverso un fil rouge che unisce la parola alla ricerca sonora, il saggio esplora come la dimensione musicale abbia nutrito la loro produzione — ora come passione giovanile, come ossessione, come nutrimento per lo spirito o ancora come ossigeno per l'anima—, nella profonda convinzione che senza la musica la parola poetica non avrebbe la stessa forza espressiva.
    Lontana dal ripercorrere luoghi comuni o semplici riferimenti biografici, l'opera apre nuove prospettive d'analisi e dettagli inediti. 
    Nel libro si trova l'abbandono della composizione da parte del ventiquattrenne Savinio come fuga da una presenza alienante: la musica era da lui definita «la pazza», un'«inconoscibile ammaliatrice» da cui ci si deve allontanare «per paura, per non soggiacere al suo fascino, alla sua volontà». Il saggio mostra come per Savinio la letteratura diventi il luogo in cui mettere in musica la vita e la morte dei suoi personaggi: significativo è il modo in cui rilegge la scomparsa di Isadora Duncan, ponendo la sua tragica fine in parallelo con il Tristano e Isotta di Wagner dove il trapasso non è una semplice sciagura ma un approdo catartico di estrema liberazione.
    Pilato pone, poi, lo sguardo sulla scrittura più intima e spoglia di d'Annunzio ai tempi della collaborazione con Claude Debussy per Le Martyre de Saint Sébastien, rintracciabile nelle opere del cosiddetto “esilio francese” come La contemplazione della morte. L'autrice ne ricostruisce la genesi attraverso il loro fitto carteggio — in cui il poeta dichiara un «fervore profondo» per l'arte del maestro confidandogli di avere la mente rivolta "in mille luoghi incantevoli" e il compositore rivela la «febbre» di lavorare con lui —, mostrando come la musica cessi di essere un semplice ornamento per farsi struttura profonda di un'estetica del tutto nuova.
    Il percorso dedicato a Pirandello viene ricostruito a partire dal racconto orale della serva Maria Stella nell'infanzia dell'autore, fino alla collaborazione con le avanguardie e la metamorfosi della novella Il figlio cambiato nell’opera di tre atti in cinque quadri di Gian Francesco Malipiero; “non dimenticheremo mai l’espressione della faccia di Luigi Pirandello quando ascoltava le sue parole rivestite di musica”, dirà anni dopo il compositore.
    Il saggio arricchisce il profilo di Montale melomane ed allievo dell’ex cantante baritono Ernesto Sivori, mostrando come per il poeta la musica non sia soltanto una passione giovanile, bensì una vera e propria matrice stilistica, una condizione interna alla poesia che ne orienta il ritmo, la scansione metrica e la scelta lessicale.  Un’impronta visibile tanto nel complesso della sua opera poetica quanto nelle recensioni delle prime scaligere per il “Corriere d’Informazione” dove emerge nitida la passione di «un vecchio innamorato dell'opera ottocentesca».
    Nelle pagine dedicate a Elsa Morante infine, emerge l'impronta del melodramma verdiano nel suo primo romanzo “Menzogna e sortilegio”, e la costante “presenza” mozartiana e beethoveniana per “l’Isola di Arturo” (senza trascurare il contributo musicale offerto a Pasolini per i suoi film né il testo della canzone d'amore nel Romeo e Giulietta di Zeffirelli musicata da Nin0 Rota e firmata con il nome del suo gatto siamese Pippo Caruso).
    Dunque, un'opera che offre nuovi spunti di ricerca sul “canto segreto” che tanta parte ha avuto nella creatività artistica degli autori che si trovano in queste pagine.
    Come afferma Francesca Pilato: «“La perfetta misura di un canto avvincente”. Le parole di Orfeo, il mitico poeta dalla voce armoniosa, hanno guidato la mia ricerca, nella profonda convinzione che letteratura e musica siano arti sorelle…»

    Francesca Pilato, torinese di origine siciliana, è autrice di tre monografie (Verga, Montale, Gadda, Carocci ed., 2011) e di numerosi saggi apparsi su riviste italiane e internazionali (quali «Studi francesi», «Strumenti critici», «Studi Novecenteschi», «Bollettino dell’Atlante linguistico italiano»). Per La Nuova Italia ha curato un’edizione di Leopardi (“Autobiografia poetica”, 1998) e per Adelphi/La Nuova Italia si è occupata di Fleur Jaeggy, “I beati anni del castigo” (1995), Anna Maria Ortese, “Il mare non bagna Napoli” (1999) e Alberto Savinio, “Narrate, uomini, la vostra storia” (2000). La sua prima raccolta di racconti, “Debussienne” (tradotta in francese per L’Harmattan nel 2018), è inclusa dal 2022 nella collana «Echi di musica» di Florestano Edizioni, per la quale nel 2023 ha pubblicato anche il romanzo “Il colore turchino”, opera finalista al Premio Italo Calvino. Nell’ottobre 2025 è uscito per l'editore Castelvecchi il volume “Incantamenti”, sei incontri immaginari sotto lo sguardo della sirena Partenope.


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    26 min
  • Antonella Cilento "La fabbricante di isole"
    Antonella Cilento
    "La fabbricante di isole"
    Viaggio dentro l'immaginario del Sud
    Bottega Errante Edizioni
    www.bottegaerranteedizioni.it


    Cos’è il Sud, una visione, pura geografia o un insieme di luoghi comuni? Tutto è isola al Sud, anche le montagne, che al mare non si affacciano mai: un arcipelago composto di teatro e rovine, lingue, strade e persone. Ecco l’Italia Piccola, collage di paesi e chiese, sacra e remota, assediata dalla globalizzazione. Una cucitura di memorie, alfabeti e panorami, accesso agli inferi e remoto paradiso. Terra abbandonata e approdo ma anche trappola dove si ripetono antichi errori, mentre il presente crolla. Da Napoli a Palermo, da Siracusa a Galatina, da Soleto a Sibari, cosa resta della Magna Grecia, sospesa fra il presente virtuale e il suo immenso, frammentario passato?

    Antonella Cilento dal 1993 insegna scrittura creativa a Napoli, dove ha fondato e dirige Lalineascritta Laboratori di Scrittura (www.lalineascritta.it), da nove edizioni coordina il primo master di scrittura e editoria del Sud Italia, “SEMA. Mestieri della scrittura e dell’editoria dall’artigianato al digitale”, realizzato con l’Università Suor Orsola Benincasa, da diciotto anni dirige la rassegna di letteratura internazionale Strane Coppie. La caffettiera di carta. Inventare, trasfigurare, narrare: un manuale di lettura e scrittura creativa (Bompiani, 2021) è l’intenso racconto del suo lavoro di maieuta. Fra i suoi romanzi: Lisario o il piacere infinito delle donne (Mondadori 2014, Bompiani 2024, finalista al premio Strega, vincitore del premio Boccaccio), Non leggerai (Giunti, 2019), Solo di uomini il bosco può morire (Aboca, 2022), La babilonese (Bompiani, 2024), Quaderno di scrittura creativa (Giunti, 2024). Ha scritto per la radio, il cinema e il teatro, attualmente collabora con “la Repubblica Napoli” e con “Donne Chiesa Mondo”. Per Bottega Errante Edizioni ha pubblicato nel 2024 Il sole non bagna Napoli.



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    25 min
  • Gloria Maria Ghioni "Lettori non si nasce, si diventa"
    Gloria Maria Ghioni
    "Lettori si diventa"

    Con l’inizio del nuovo anno scolastico riapre i battenti anche Il Libraio Scuola, il progetto del Gruppo editoriale Mauri Spagnol che dal 2023 accompagna insegnanti, educatori e famiglie nella sfida più difficile e più bella: far nascere e crescere il piacere della lettura nei ragazzi. Uno spazio online interamente dedicato alla scuola, sul sito ilLibraio.it, con guide gratuite, articoli, approfondimenti e una newsletter dedicata.
    Per i più piccoli torna Lettori si diventa, il progetto di Salani rivolto alla scuola primaria e alla secondaria di primo grado. Il titolo è già un manifesto: lettori non si nasce, si diventa. E per diventarlo servono strumenti, occasioni, incontri. Il progetto offre un catalogo scaricabile gratuitamente, percorsi didattici costruiti per l’aula, incontri con autrici e autori, webinar per gli insegnanti e un contest che premia le recensioni migliori scritte dagli studenti. Negli anni ha già portato centinaia di incontri nelle scuole.
    Per le superiori arriva la sesta edizione di Leggere il mondo, la guida gratuita dedicata alla promozione della lettura tra gli adolescenti: romanzi e saggi scelti per temi, pensati per parlare ai ragazzi del loro tempo e aprire discussioni in classe, con schede didattiche scaricabili.
    La grande novità di quest’anno si chiama Scintille: un progetto per le scuole superiori ideato da Ponte alle Grazie con la partecipazione di Bollati Boringhieri. L’obiettivo è promuovere il dialogo in classe su temi rilevanti e attuali attraverso un percorso di lettura e approfondimento, individuale o collettivo, guidato dal docente, che si conclude con un incontro, in presenza o online, con l’autore o l’autrice del libro.
    E ripartono le nuove puntate di Merlino, il video-podcast realizzato con Storielibere.fm in cui grandi scrittrici e scrittori dialogano su temi fondamentali per l’educazione sentimentale ed emotiva dei giovani. Un modo per crescere con i libri, anche attraverso le cuffie o lo schermo.
    Anima del progetto è Gloria Maria Ghioni, insegnante di Lettere al Liceo Scientifico Copernico di Pavia, consulente didattica de Il Libraio Scuola e conduttrice di Merlino. Con lei parliamo di Lettori si diventa: di come si accompagna un bambino verso il primo libro amato, di cosa può fare la scuola quando la famiglia non legge, e di quale ruolo resta alla pagina scritta in un’infanzia sempre più fatta di schermi.



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    15 min
  • Nadia Nicoletti "L'insalata era nell'orto"
    Nadia Nicoletti
    "L'insalata era nell'orto"

    Ci sono persone che insegnano con la voce e altre che insegnano con le mani nella terra. Nadia Nicoletti appartiene a entrambe le categorie. Nata nel 1957 a Vigolo Vattaro, in Trentino, dove vive ancora oggi, è stata per molti anni insegnante di scuola primaria. Ed è proprio tra i banchi che ha capito una cosa semplice e rivoluzionaria: un orto può essere un’aula, e una zolla di terra può spiegare il mondo meglio di molte pagine di libro.
    Da questa intuizione sono nati i suoi due libri. L’insalata era nell’orto (Salani, 2009), sottotitolo “L’orto a scuola e nel tempo libero”, è un manuale affettuoso e pratico pensato per insegnanti, genitori e bambini, che trasforma la coltivazione in un’esperienza educativa. Due anni dopo è arrivato Lo sai che i papaveri (2011), che dall’orto allarga lo sguardo al giardino, ai fiori, ai ritmi delle stagioni. Libri che non fanno teoria ma accompagnano, passo dopo passo, chi vuole sporcarsi le mani.
    La sua passione per il verde va oltre la pagina. Grande appassionata di rose, siede nelle giurie dei principali concorsi internazionali del settore e partecipa come giurata a manifestazioni come la Tre Giorni per il Giardino del FAI. Collabora con la rivista Gardenia e tiene laboratori sul giardino per bambini e adulti. Nel tempo libero, come lei stessa ama raccontare, coltiva il suo orto-giardino e colleziona semi: un piccolo archivio vivente di biodiversità.
    Ma il capitolo forse più importante della sua storia porta il nome di Pia Pera, la scrittrice e ortolana lucchese scomparsa nel 2016. Insieme hanno fondato Orti di Pace, un portale dedicato agli orti scolastici, sociali e terapeutici, che ancora oggi tiene viva una visione dell’orto come luogo di cura, relazione e cittadinanza.

    Proprio nel segno di Pia Pera, venerdì 9 ottobre Nadia Nicoletti è stata protagonista al Pianeta Terra Festival di Lucca, nella cornice dell’Orto Botanico, in un dialogo con il climatologo Luca Mercalli dal titolo “L’orto maestro di vita. Dialogo tra un climatologo e una scrittrice ortolana”, curato dalla Fondazione Giuseppe Pera, dall’Associazione Pia Pera – Orti di Pace e dall’Istituto Comprensivo Pia Pera. Al centro dell’incontro, il legame antico tra clima e orticoltura: coltivare un orto come chiave concreta per capire le grandi dinamiche ecologiche, recuperare la coscienza del limite e il rispetto dei tempi naturali. In fondo, dall’orto si possono imparare le istruzioni per l’uso del pianeta Terra. Nadia Nicoletti le insegna da una vita.


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    14 min
  • Milena Palminteri "Le ali in una stanza"
    Milena Palminteri
    "Le ali in una stanza"
    Bompiani Editore
    www.bompiani.it



    Sabato 10 ottobre, alle ore 15:00 nel Foyer del Teatro Regio di Torino, Portici di Carta ospita Milena Palminteri, che presenta il suo nuovo romanzo, Le ali in una stanza, pubblicato da Bompiani.


    Due anni fa una signora palermitana, che aveva passato la vita tra i fascicoli degli archivi notarili, è arrivata in libreria con un esordio che nessuno aspettava. Come l’arancio amaro è diventato un caso editoriale. I lettori se lo sono passati di mano in mano, ha vinto il Premio Bancarella e ha superato le duecentomila copie. Era lecito chiedersi se quella voce avrebbe retto alla prova del secondo libro. Le ali in una stanza è la risposta.
    Siamo a Palermo nel 1914. Il Liberty disegna la città nuova, e per un momento sembra che la bellezza possa diventare un modo di vivere. Giulio Jacona, giovane architetto, eredita dal padre un piccolo albergo e decide di farne il luogo in cui quel sogno prenda forma. Accanto a lui c’è Irene Scordato. In cima all’edificio c’è un giardino pensile popolato di uccelli dai mille colori, un’idea di libertà sospesa sopra i tetti.
    Poi la Storia bussa alla porta, e non chiede permesso. Arrivano la Grande Guerra, la poliomielite e il secondo conflitto mondiale. Alla fine c’è la Palermo degli anni Cinquanta, quella della ricostruzione, che è anche la stagione in cui la mafia allunga le mani sulla città. L’albergo cambia insieme a chi lo abita, e la città cambia con lui. Palermo non fa da sfondo: è un personaggio che respira, si ammala, si rialza.
    Le ali del titolo non sono quelle di chi scappa. Sono quelle di chi cerca, dentro una stanza sempre più stretta, uno spazio per restare libero. È la stessa domanda che attraversava l’arancio amaro, ora allargata a mezzo secolo di storia.


    Milena Palminteri è nata a Palermo e vive a Salerno. Ha lavorato per tutta la vita negli archivi notarili, che ha anche diretto, ed è proprio tra quelle carte che ha trovato le storie da raccontare. Ha cominciato a scrivere dopo la pensione. Il suo esordio, Come l’arancio amaro (Bompiani, 2024), è tradotto in diciotto lingue e nel 2025 ha vinto il Premio Bancarella.


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    16 min
  • Aurora Tamigio "Otto ragazze"
    Aurora Tamigio
    "Otto ragazze"
    Feltrinelli Editore
    www.feltrinellieditore.it

    Portici di Carta, Torino
    Domenica 11 ottobre 2026, ore 16:30
    Gallerie d'Italia
    Aurora Tamigio sarà ospite a Torino di Portici di Carta, la grande libreria a cielo aperto sotto i portici del centro, che quest’anno arriva alla diciannovesima edizione e si svolge sabato 10 e domenica 11 ottobre. Presenterà Otto ragazze (Feltrinelli) in dialogo con la scrittrice Francesca Manfredi. Gli incontri sono a ingresso gratuito fino a esaurimento posti; il programma completo è su salonelibro.it

    C’è una casa a Milano, una villa Liberty che ha conosciuto tempi migliori, e c’è una ragazza di quattordici anni che ci arriva con la curiosità di chi sta per entrare dentro il sogno di un altro. Il sogno è quello di sua madre, Sara: trasformare Villa Debora in una casa abitata solo da donne, un luogo in cui vivere insieme, dividersi il lavoro, l’orto, la cucina, e soprattutto il peso delle cose. Prendersi cura l’una dell’altra, senza chiedere il permesso a nessuno.
    Argenta, la ragazza, guarda tutto questo con occhi nuovi. E accanto a lei c’è Adele, coetanea, arrivata con la madre Valeria che si è lasciata alle spalle un matrimonio violento. Due ragazze che non potrebbero essere più lontane, e che proprio per questo finiscono per diventare inseparabili.
    Otto ragazze è un romanzo che parte da un’utopia, e ha il coraggio di raccontarne anche le crepe. Perché ogni comunità, anche la più generosa, ha le sue regole, e ogni regola ha qualcuno che l’ha scritta. Quando l’equilibrio della casa comincia a incrinarsi, Argenta e Adele si trovano a fare la domanda più difficile: chi decide come dobbiamo vivere? E che cosa dobbiamo, davvero, alle nostre madri?
    Dopo il successo travolgente del Cognome delle donne, Aurora Tamigio torna al territorio che le appartiene: i legami tra donne di generazioni diverse. Ma se il primo romanzo seguiva il filo di sangue di una famiglia siciliana lungo il Novecento, qui lo sguardo si sposta sulle famiglie che si scelgono. Parentele nuove, costruite e non ereditate, che stanno cambiando il modo in cui intendiamo la parola “casa”.
    È un libro sull’adolescenza, sull’amicizia, sul momento in cui si smette di credere ai grandi e si comincia a guardarli. Ed è un libro sulle madri: quelle che proteggono, quelle che progettano, quelle che a volte, per amore, chiedono troppo.
    Tamigio scrive con la stessa forza narrativa che ha conquistato centinaia di migliaia di lettori, una voce capace di tenere insieme il romanzo popolare e la riflessione sul presente. Ne parliamo con lei al Posto delle Parole.

    Aurora Tamigio è nata a Palermo nel 1988 ed è cresciuta a Milano. Laureata in Storia dell’arte contemporanea, ha studiato sceneggiatura cinematografica e ha lavorato come autrice per il cinema, firmando diversi cortometraggi; è stata caporedattrice del magazine Silenzioinsala.com e lavora come copywriter. Il suo romanzo d’esordio, Il cognome delle donne (Feltrinelli, 2023), è stato un caso editoriale: oltre centomila copie vendute nel primo anno, il Premio Bancarella 2024, il Premio John Fante Opera Prima e il premio IO Donna – Eroine d’oggi. Otto ragazze (Feltrinelli, 2026) è il suo secondo romanzo.


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    11 min
  • Roberto Audisio "FAI d'Autunno"
    Roberto Audisio
    "FAI d'Autunno"
    www.fondoambiente.it


    Sabato 10 e domenica 11 ottobre tornano le Giornate FAI d'Autunno, giunte alla quindicesima edizione: oltre settecento luoghi in trecentocinquanta città italiane aprono le porte al pubblico, molti per la prima volta, molti per un solo fine settimana. Quest'anno il FAI dedica un'attenzione speciale all'artigianato e al Made in Italy, ai saperi e ai mestieri che, accanto ai monumenti, raccontano l'identità dei territori.
    Il Piemonte partecipa con una novantina di aperture, e la provincia di Cuneo gioca una partita tutta sua. Ne parliamo con Roberto Audisio, capo della Delegazione FAI di Cuneo.
    La Delegazione di Cuneo propone "Ceva segreta: tra fortezze, castelli e memorie di pietra". Nel centro storico si entra a Palazzo di Città, con la Sala del Camino e l'Ufficio del Sindaco, poi la Torre di Porta Tanaro, il Duomo e il Teatro Marenco. Sulla Rocca si esplorano i resti della fortezza abbattuta da Napoleone e, in via eccezionale, le cappelle ipogee affrescate scavate nella roccia. L'apertura più attesa è il Castello Rosso dei Pallavicini, dimora privata che apre per la prima volta, riservata agli iscritti FAI su prenotazione. A Mombasiglio si visita il castello che ospita il Museo Generale Bonaparte, con migliaia di soldatini di stagno e il grande plastico della battaglia del 1796.
    Nel Saluzzese, la Delegazione di Saluzzo con il Gruppo di Savigliano porta i visitatori a Pagno, in Valle Bronda, tra l'Abbazia longobarda dei Santi Pietro e Colombano, il giardino della Casa del Vescovo e una sorprendente collezione privata di ottantacinque Vespe. Domenica, a Saluzzo, il Gruppo FAI Giovani apre la Confraternita della Croce Nera e Palazzo Vacca, mai visitabile prima. Nelle Langhe, sabato, la collina di Lirano tra Sinio e Serralunga diventa un percorso sulla biodiversità.
    Le visite sono a contributo libero e accompagnate da volontari e Apprendisti Ciceroni: un modo concreto per conoscere il patrimonio e sostenerne la tutela.


    Roberto Audisio guida la Delegazione FAI di Cuneo, con sede in corso Dante, e fa parte dei Delegati regionali della Direzione FAI Piemonte. Coordina i volontari che ogni anno costruiscono le aperture nella Granda, dalle Giornate di Primavera e d'Autunno alle iniziative con le scuole.


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    19 min
  • Giuliana Bruno "Atlante delle emozioni"
    Giuliana Bruno
    "Atlante delle emozioni"
    In viaggio tra arte, architettura e cinema
    Johan&Levi
    www.johanandlevi.com

    Che cos’è la “geografia emozionale”? È questa la domanda a cui Giuliana Bruno risponde attraverso le pagine del suo Atlante delle emozioni, un sapiente e avvincente excursus che va dalla geografia all’arte, dall’architettura al design e alla moda, dalla cartografia al cinema, avventurandosi in un paesaggio vario e incantevole nel tentativo assolutamente originale di condensare in un’unica mappa la storia culturale delle arti visive e dello spazio. Vedere e viaggiare – sostiene l’autrice – sono inseparabili, e lo dimostra grazie a un montaggio evocativo di parole e immagini che trasformano il voyeur in voyageur, rivelando che non solo sight (vista) e site (luogo), ma anche motion (moto) ed emotion (emozione), sono irrevocabilmente connessi.
    Trasportandoci attraverso movimenti artistici, traiettorie storiche e memorie culturali, Bruno dischiude il mondo delle immagini emozionali. Nel farlo, ci parla del lavoro di artisti come Gerhard Richter, Annette Messager, Rachel Whiteread, Louise Bourgeois; di architetti come Daniel Libeskind e Jean Nouvel; dell’opera di numerosi cineasti tra cui Peter Greenaway e Roberto Rossellini, Chantal Akerman e Jean-Luc Godard,  Michelangelo Antonioni e Pier Paolo Pasolini, Wim Wenders e Wong Kar-wai; dell’architettura del cinema e dei suoi precursori: gabinetto delle curiosità, museo delle cere, teatro anatomico, lanterna magica, georama e panorama, design di giardini, vedutismo, le arti della memoria e della mappatura; e dei suoi stessi viaggi in Italia, il paese in cui è nata.
    L’affascinante e ardito viaggio visivo in cui Giuliana Bruno ci fa da guida propone a ogni svolta viste e interpretazioni inedite. Atlante delle cemozioni è una mappa affettiva che ci mette in contatto con i paesaggi mentali e i mondi interiori di quella che l’autrice ha battezzato “geografia emozionale”, una pregnante categoria interpretativa ripresa dagli studiosi di tutto il mondo.

    Giuliana Bruno, nata a Napoli, dal 1980 vive a New York. È titolare della cattedra di Visual and Environmental Studies presso la Harvard University e autrice di numerosi saggi, tradotti in quindici lingue, sulle intersezioni tra arti visive, architettura e media, come il pluripremiato Rovine con vista. Napoli e il cinema di Elvira Notari (1995, 2023) e Pubbliche intimità. Architettura e arti visive (2009). Il suo libro più recente è Atmospheres of Projection. Environmentality in Art and Screen Media (2022).

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    29 min
  • Paolo Riberi "Il mito di Lilith"
    Paolo Riberi
    "Il mito di Lilith"
    Dal rifiuto della maternità al femminino oscuro
    Mimesis Edizioni
    www.mimesisedizioni.it


    Secondo una leggenda medievale ormai entrata a far parte dell'immaginario collettivo, Eva non sarebbe stata la prima consorte di Adamo. Prima di lei, Dio avrebbe creato un'altra donna, non dalla costola dell'uomo, bensì dalla terra: Lilith la ribelle, fuggita dall'Eden e trasformatasi in un demone pur di non sottostare alle rigide norme sociali che l'avrebbero costretta nel duplice ruolo di moglie mansueta e madre premurosa.
    Le origini del personaggio, però, risalgono all'antica civiltà sumera: in ogni tempo, dalla Bibbia ai Rotoli del Mar Morto, dagli apocrifi alla Cabala, dal Rinascimento alla contemporaneità, Lilith incarna un modello alternativo di femminilità, oscuro e trasgressivo. Ma dove affondano le radici di questo mito così antico, che trova suggestivi parallelismi anche nell'antica Grecia? A quanto pare, in un fenomeno del tutto fisiologico, che, in ogni tempo, ha portato alla discriminazione di alcune donne poiché diverse, devianti e "diaboliche": il rifiuto della maternità.


    Paolo Riberi è laureato in Filologia e letterature dell'antichità ed Economia e Diritto presso l'Università di Torino. Funzionario pubblico, collaboratore giornalistico, studioso di storia antica e letteratura delle origini cristiane, è membro della Società Italiana di Storia delle Religioni, ed è autore di vari saggi dedicati al mondo dei vangeli apocrifi e alla simbologia nel cinema contemporaneo, tra cui, per Mimesis: Abraxas (2021), I segreti di Dune (2024) e I segreti di Alien (2024).


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    IL POSTO DELLE PAROLE
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