Lev Tolstoj, Pugaciov. Racconto di una vecchia zia a mia nonna, (1872). Audiolibro
Voce narrante Federico Berti, https://www.federicoberti.it
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Nell'inverno del 1859, nelle terre di Jasnaja Poljana, Lev Nikolaevič Tolstoj non ancora assurto al firmamento letterario russo, fonda una scuola popolare dove accoglie i figli dei contadini che non sanno leggere né scrivere. All’ingresso c’è un cartello: “Puoi entrare e uscire quando vuoi”. Niente campane, niente punizioni, nessun obbligo, i bambini possono sedersi dove pare a loro, ascoltare o anche no, restare o andarsene senza che a nessuno venga in mente di obbligarli; niente compiti a casa, niente voti, nessuno che pretenda il silenzio. Per tre anni è lui stes-so l’insegnante e quell’esperienza lo convince che solo la libertà di apprendere può inspirare un genuino interesse nel bambino; in tre lustri le scuole si moltiplicano a più di settanta. Vale la pena ricordare che in quel periodo storico la servitù della gleba è stata appena abolita in una Russia ancora zarista e repressiva, non mancano le note di biasimo di intellettuali che si scandalizzano per i metodi tutt’altro che ortodossi, funzionari che lo guardano con sospetto; i bambini però imparano, in un'eversione didattica tendente a una sorta di anarchia messianica.
Nel 1872 Tolstoj pubblica il primo sillabario, l'Azbukā, destinato a vendere oltre un milione di copie, tre anni dopo dà alle stampe i "Quattro Libri di Lettura" da cui è tratto il racconto di Pugaciov e altri duecento in quattro volumi, dove le favole di Esopo liberamente tradotte convivono con leggende russe, indiane, favole tedesche, novelle popolari con brevi intermezzi di fisica e astronomia. Tutto rimescolato in modo tale da accendere in loro la scintilla della curiosità, per farli ridere, piangere, pensare.
Tra questi racconti, un episodio dalla vita del brigante Emel'ja Pugačëv al comando della grande rivolta contadina del 1773-1775, qui ridotto a un frammento di memoria orale trasmesso dalla vecchia zia della nonna dello stesso Tolstoj. Ricordo personale vecchio di cent’anni in cui il brigante rivoltoso viene messo in luce come un eroe popolare che impicca i signori e risparmia i contadini; non ne giustifica la violenza, ma prende atto di quell’episodio tratto dalle proprie stesse memorie familiari, in cui la prozia bambina, travestita da contadina per evitare il massacro, riceve dal cosacco una moneta in dono. Avviate le scuole intorno all’esperienza di Jasnaja Poljana, queste proseguono con altri insegnanti mentre il loro ispiratore si allontana per dedicarsi alla scrittura di "Guerra e pace".
L’iniziativa di Tolstoj ispira altrettanto radicali esperienze in tutta Europa, si pensi al pedagogo catalano Francisco Ferrer Guardia, profeta e martire, che apre a Barcellona nel 1901 una Escuela Moderna apertamente laica e libertaria, in una Spagna ancora per metà analfabeta, ricusando insieme il dogma religioso e l'autorità dello Stato; millesettecento allievi distribuiti in vari distaccamenti che la Chiesa e lo Stato iniziarono presto a vedere come una minaccia: prendono dunque a pretesto una rivolta del 1909 contro la mobilitazione militare nelle colonie africane, Ferrer venne accusato di esserne il fomentatore, sottoposto a un processo farsa da parte del tribunale militare si ritrova condannato a morte con prove artefatte e fucilato nella fortezza di Montjuich il 13 ottobre 1909, a soli cinquant'anni. L’idea gli sopravvive ispirando un movimento educativo in Europa e nel Nuovo Mondo.
L’esperienza della scuola popolare avviata da Tolstoj in Russia e da Ferrer in Spagna, riverbera un secolo più tardi nella Barbiana di Don Milani, opera missionaria arroccata fra i monti del Mugello condotta da un prete convinto, come il grande letterato russo e il libertario spagnolo, che i bambini delle classi subalterne debbano avere diritto alla cultura quanto i figli dei borghesi benestanti. Lorenzo Milani, assegnato dalla curia fiorentina a un luogo impervio e inospitale senza luce elettrica né trasporto pubblico, in condizioni di mortificante precarietà, considera in quegli anni la scuola pubblica un ospedale che cura i sani e respinge i malati, poiché manda avanti i figli dei signori privilegiati nell’istruzione, mentre quelli dei poveri rimangono indietro per le opportunità cui non possono accedere. La scuola di Don Milani apre dodici ore al giorno tutto l'anno, senza vacanze estive, costruita sull'idea che quei bambini non possano permettersi di sprecare neanche un'ora, essendo il tempo l'unica risorsa o dalla loro parte.