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C'è un posto dove non ho mai avuto paura: il palco, la telecamera. In questa puntata ti porto lì con me e ti racconto una cosa che ho capito solo con il tempo; quella sicurezza non è nata già così. Una parte è dono, ma l'ho anche allenata un mattone alla volta.
E tu? qual'è il tuo posto? quello dove la tua scintillagià esiste anche se non ci hai ancora costruito sopra niente?
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Per anni ho scambiato un segnale del mio corpo per ansia da gestire, poi ho capito che non era solo questo.
Ho iniziato a leggerlo come un linguaggio, quello del corpo. Oggi so come distinguere i segnali: capisco quando si tratta di qualcosa da dover risolvere e quando invece la situazione non è per me. Il segnale che arriva è il solito ma cambia la lettura.
In questa puntata te lo racconto...
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C'è sempre un secondo, un piccolo secondo in cui la mano si blocca prima di scrivere un numero.
In questa puntata vi parlo di quanto sia difficile per me chiedere quanto valgo davvero. Dalla vergogna di chiedere un anticipo sullo stipendio, fino al giorno in cui ho dovuto dare io per la prima volta un prezzo al mio lavoro; e di come oggi le cose siano cambiate.
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Copertina realizzata con l'aiuto dell'AI a partire da una mia foto
"Ad una certa età" - nessuno te la consegna,quella tabella. Ma è lì ovunque, nelle aspettative di chi ti vuole bene, nelle domande alle cene di famiglia, nei commenti sui social.
In questa prima puntata del secondo ciclo di Voce sui Tacchi smonto quello stereotipo partendo da un episodio concreto - qualcuno stupito di vedermi ballare - e arrivo a una domanda che voglio lasciare a te.
Copertina realizzata con l'aiuto dell'AI,a partire da una mia foto.
A 42 anni ho mandato un video per un provino - per un programma Rai che tratta di danza. Mi hanno chiamata. Poi è arrivato un altro sì, da Mediaset.
In quest'ultima puntata del primo ciclo ti racconto il pattern che ho vissuto per anni - quasi fatta, poi no, sempre. E come a 42 anni qualcosa si è rotto. Non i sogni - il blocco.
Perchè l'unica risposta certa è quella che non chiedi.
Marzo 2020. Il mondo si ferma. Io mi siedo ad una scrivania, apro una pagina bianca e qualcosa comincia a uscire dalle mie mani che non avevo mai sentito prima.
Tra paura collettiva e silenzio forzato, in quei mesi è nato il mio metodo, e poi un libro.
In questa puntata ti racconto la canalizzazione che ho vissuto, la trasformazione personale che ne è seguita e il momento in cui ho pianto al microfono, con la mascherina, davanti a trenta persone venute ad ascoltarmi.
Nessuno me lo ha mai detto in faccia. Ma il messaggio arrivava lo stesso. Chiaro, ogni volta. fin qui, non oltre.
A 32 anni i contratti non si rinnovavano, e il mio sogno del palco da protagonista finiva sempre in secondo piano. Ho cominciato ad insegnare e l'ho amato davvero. ma dentro, in silenzio,continuavo a chiedermi quanto spazio mi fossi davvero concessa di occupare.
In questa puntatasmonto una convinzione che ho montato per anni: Che ci sia una misura giusta per il proprio splendore.
A 21 anni sono arrivata in semifinale per diventare velina. Era il mio trampolino e avevo ragione ad esserne orgogliosa.
Poi sono tornata a casa. E quando le persone mi chiedevano cosa volessi fare, ho imparato a dire una bugia di copertura: volevo aprire un negozio.
In questa puntata ti racconto il sorrisino sotto i baffi, il signore che lesse il mio curriculum e capì tutto, e quella strana pace che si prova quando smetti di disturbare - ma in realtà è resa.
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Avevo quattro anni e già sapevo cosa volevo. Non lo sapevo spiegare - ma lo sapevo.
Mentre tutti ascoltavano le sigle dei cartoni animati, io cercavo Michael jackson.E ballavo. Questa è la storia di una bambina che sceglieva già - e di come quella scelta dice tutto di come sono diventata.
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