Un racconto autobiografico, con qualche licenza letteraria, scritto da Grazia Deledda. La scrittrice, ancora giovanissima (quando viene pubblicato ha solo 19 anni), immagina di essere anziana, di vivere ormai a Roma e di ritornare un giorno nella sua amata casa paterna in Sardegna.
Con uno pseudonimo, Grazia ‘Jole’ immagina di tornare nella casa della sua infanzia e di ripercorrere le memorie di quando era bambina, camera dopo camera. E così ci racconta dei suoi genitori, della governante e delle storie che le raccontava, dei giocattoli, del suo amato giardino e della cameretta col suo adorato tavolino d’ebano su cui studiava e su cui scrisse le prime novelle. Un racconto intimo, commovente ed estremamente interessante per chi vuole conoscere la donna, oltre che la scrittrice. Tratto dalla raccolta 'Nell'azzurro', pubblicata nel 1890. Buon ascolto!
Note al testo: Il "bello e orribile mostro che i monti supera, divora i piani" è una citazione dalla poesia di Giosuè Carducci "Inno a Satana" (1863), versi in cui il poeta si riferisce alla macchina a vapore: "Un bello e orribile / mostro si sferra, / corre gli oceani, / corre la terra: / corusco e fumido / come i vulcani, / i monti supera, / divora i piani"
"..le Uri dei cieli orientali" Uri o Urì (da Treccani): Adattamento della parola araba al-ḥūr, «(le fanciulle) dagli occhi neri», che ricorre più volte nel Corano per designare esseri di sesso femminile, amabili compagne dei beati nel paradiso islamico.
"La notturna reina alto levando / In nubilosa maestà la fronte, / La sua discopre incomparabil luce / E dispiega sull'ombre un vel d'argento" Sono versi tratti dal Paradiso perduto di John Milton, Libro IV (1667), trad. Lazzaro Papi (1811).