Sulla vicenda del cosiddetto ‘caso Manetti’, c’è “molta strumentalizzazione politica”, “si vuol montare il caso. La mia preoccupazione era guardare lo stato di salute di Cristina Manetti. Ero a casa mia, a un chilometro da lì, ho preso la mia macchina e sono andato a vedere, per accertarmi della sua salute. Quando sono arrivato c’erano i sanitari con un’ambulanza”.
Lo ha detto il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani rispondendo in Consiglio regionale ad un’interrogazione dei consiglieri Fdi, prima firmataria la capogruppo e deputata Chiara La Porta, sulla vicenda che ha interessato l’ex capo di gabinetto del governatore e adesso nuova assessora regionale alla cultura Cristina Manetti, multata
con la sospensione della patente.
Giani ha anche sottolineato che quel giorno, era il 13 ottobre scorso, Manetti non percorse la corsia d’emergenza sull’autostrada A11, dove fu fermata e poi sanzionata dalla polizia stradale, ma una corsia d’accelerazione con linea tratteggiata. Per questo ha accusato i consiglieri regionali Fdi di aver “forzato la vicenda”, facendo anche leva su aspetti
difformi tra la risposta all’interrogazione parlamentare, presentata dalla stessa La Porta, fornita dalla sottosegretaria dell’Interno Wanda Ferro e il testo presentato in Consiglio
regionale. Sulla richiesta di eventuali referti, ha osservato ancora Giani, “il codice della privacy dice che sono dati sensibili e, di conseguenza, non sono nella nostra
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