3' Grezzi di M. Cristina Marras

3' Grezzi di M. Cristina Marras

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3' Grezzi di M. Cristina Marras episodes

  • 3' grezzi Ep. 38 Pyongyang
    Gli stessi colori tenui e un po' sbiaditi dei film di Wes Anderson. O di Berlino Est prima della caduta del muro. A questo mi fa pensare il breve filmato dei registi brasiliani José Menezes e Lucas Justiniano (conosciuti come CINZA) che raccontano una giornata di pioggia a Pyongyang.
    4 min
  • 3' grezzi Ep. 34 Rassomiglianze
    Quando ti capita di incrociare qualcuno che ti ricorda una persona che hai conosciuto. E ti chiedi: chissà che fine avrà fatto?

    TRASCRIZIONE
    A volte mi capita di guardare una persona e di credere di conoscerla. Capita a tutti. Quello che succede nella mia mente è però che si stratificano, c'è una stratificazione di di conoscenze di gente che ho incontrato in diverse parti del mondo e a volte, camminando al mercato, per strada o nelle vie dello shopping, mi viene incontro una persona e immediatamente vengo - una persona che mi ricorda qualcuno che ho conosciuto in una delle mie altre vite, e non sto parlando di reincarnazione qua, sto parlando di altri luoghi del mondo in cui ho vissuto. Ed è come quando senti improvvisamente un odore che ti riporta ad una situazione immediatamente. E mi dispiace che nella vita ho perso di vista un sacco di persone. Prima quando sono andata via da Cagliari, la città dove sono nata, perché quando vivi all'estero, (ricordo che agli inizi studiavo ancora l'università qui a Cagliari, quindi tornavo ogni due tre mesi per dare gli esami), all'inizio c'era molta curiosità da parte dei miei colleghi universitari rimasti qua, da parte degli amici, però poi si fa una fatica tremenda a rimanere in contatto con chi è andato via e quindi succedeva che io magari ci provavo pure a rimanere in contatto, anche se all'epoca era molto più difficile, perché gli unici due mezzi erano il telefono e la scrittura, anzi solo la scrittura perché il telefono all'epoca aveva prezzi esorbitanti chiamare dall'estero, e quindi ben presto ho perso i contatti con tutti quelli che erano i miei amici di quando vivevo in pianta stabile a Cagliari E ho cercato, ripeto, di mantenere i contatti però a un certo punto diventa veramente impossibile, tu ti trasformi in un turista che arriva e va via e si condividono cose diverse. Difficile anche poi comunicare quello che si prova, anche perché, soprattutto se fai delle cose fighissime a Berlino negli anni '80, non vuoi venire, non puoi tornare nel paesino, nella città, cittadina di provincia, tutti che ti guardano, che figata, che figata, non puoi fare la figura di quella che si d le arie. Per lo meno questo è quello che facevo io. Dico questo perché mi dispiace aver perso contatto con un sacco di persone che con le quali ho condiviso parte del mio cammino, con cui abbiamo condiviso esperienze. Grazie, o a causa di Facebook, ogni tanto qualcuna di queste persone la rintraccio. Però dopo il primo messaggio fiume in cui riassumiamo in poche frasi tutta la nostra esistenza passata, poi di solito non si va più avanti di quello, quindi comunque non si riprendono i contatti. Ecco, mi dispiace.
    4 min
  • 3' grezzi Ep. 33 Montagne russe
    Quando nasce un figlio tutti si sentono in obbligo di dare consigli. Io di consigli a me stessa ne ho dato solo uno: mai dirgli bugie. E ci sono (quasi) riuscita, non fosse per quella volta a Billund.

    TRASCRIZIONE
    Speaker1: Quando nasce un figlio, soprattutto il primo figlio, tutti si sentono in obbligo di dare dei consigli, fai così e cosà ecc. Io dico la verità, mi avrebbe fatto piacere avere mia madre a fianco quando è nato mio figlio, però non c'era perché abitavo da altre parti, quindi niente, ho fatto quello che faccio sempre, cioè butto spaghetti nel muro per vedere quello che rimane attaccato. E una delle cose che ho deciso subito, appena è nato mio figlio, è che non avrei mai raccontato bugie. Questo è anche uno dei motivi per cui mio figlio non ha mai veramente creduto a Babbo Natale quando era bambino, perché io gli ho spiegato che chi comprava i regali eravamo noi. E sono riuscita, spero, sempre a mantenere fede a questa mia promessa di non mentire mai a mio figlio. A prescindere dalla difficoltà delle domande che mi faceva, ho sempre cercato di dire la verità, in modo semplice e alla portata di bambino. Che mi ricordi, o che io sia cosciente, solo una volta gli ho mentito in modo del tutto non voluto. Lui aveva circa sette anni ed eravamo riusciti a organizzare una vacanza in Europa, passando per Billund, Billund un paesino della Danimarca. È il posto dove sono nate le Lego e c'è una specie di parco di divertimenti che si chiama tipo Legoland, una specie di Disneyland per le Lego. Ce ne sono diversi nel mondo di questi Legoland e quello di Billund è il più piccolo, anche perché è il primo e anche un po' antico da vedere, però noi volevamo vedere quello. Mio figlio all'epoca, penso ancora adesso, aveva paura delle montagne russe, non voleva andare nelle montagne russe, quelle che fanno il giro della morte e io, devo dire la verità, non piacciono troppo neanche a me, perché mi viene la nausea anche solo quando salgo in macchina, figuriamoci nelle montagne russe. Per cui tutto il nostro, la nostra visita a Legoland si era svolta evitando le montagne russe e facendo invece i giochi dove si entra nell'acqua, eccetera eccetera. Una delle ultime 'rides', degli ultimi giochi fatti era questo, che sembrava un semplice trenino che portava a vedere diversi personaggi del mondo delle Lego e convinsi mio figlio a salirci. Lui aveva paura fossero montagne russe, Io no, no, no, guarda, vedi mamma? Va dritto, non va su. Dopo la curva si entrò in un tunnel e poi ahimè, era invece un gioco dove c'erano le montagne russe e quindi con mio grande orrore (anche perché avevo la borsa), ero a testa in giù e ci stetti malissimo. Ecco quella è stata l'unica volta che mentii a mio figlio senza volerlo E questo disgraziato che ha quasi 18 anni, ma ci credete che ancora me lo rinfaccia? "Mamma Sì, però quella volta mi ha detto una bugia." Giuro, non lo sapevo che erano montagne russe.
    4 min
  • 3' grezzi Ep. 32 Clubhouse
    L'esclusivissima app Clubhouse sta erodendo le ore che ero solita trascorrere ascoltando podcast. È un trend che ha attirato la mia attenzione e che mi riguarda personalmente. Ma la domanda veramente interessante per me è: come faccio a usare Clubhouse per fare un radiodramma? (mumble... mumble...)

    TRASCRIZIONE
    Speaker1: Nei miei tre minutini di ieri ho parlato di Clubhouse. Lo ho accennato così alla fine e mi è stato fatto notare che ecco, spiega che cos'è il Clubhouse. Sì, ce l'avevo già in mente. Spieghiamo brevemente cos'è. Clubhouse è una app che si scarica sull'iPhone - solo sull'iPhone - e una volta che hai scaricato la app puoi entrare in stanze virtuali dove c'è gente che parla e tu puoi stare lì ad ascoltare quello che si dice. Cliccando poi una un'icona puoi sollevare la mano e dire "voglio parlare anch'io". E se la persona che ha aperto quella stanza virtuale vuole farti parlare, tu puoi parlare. Detto così sembra che si tratti di una party line, quelle che si facevano alla fine degli anni '80 al telefono. Però ci sono alcune precisazioni da fare. Anzitutto, come detto all'inizio, funziona solo per chi ha l'iPhone e questo già limita notevolmente il bacino d'utenza. Un'altra cosa è che non si può semplicemente scaricare la app, bisogna che qualcuno ti inviti e di solito quando si entra, quando si viene invitati su Clubhouse, si hanno a disposizione due inviti. Quindi evidentemente chi l'ha creata questa app, questa forma di social media voleva comunque restringere all'inizio il bacino d'utenza. Quindi tu vieni invitato come si viene invitati? Devi essere nella rubrica telefonica della persona che ha l'iPhone, quindi tu sei tra i miei contatti, te lo dico scarica la app, una volta che tu hai scaricato la app sul tuo iPhone, a me compare un messaggio che dice "ah, guarda che tal dei tali ha scaricato Clubhouse, vuoi lasciarlo entrare?" oppure ti cerco direttamente tra i miei contatti e ti faccio entrare. Queste sono tutte cose tecniche però poco interessanti. Quello che è interessante è che Clubhouse, che esiste già da un anno, praticamente a marzo dell'anno scorso è stata creata, negli ultimi mesi, nelle ultime settimane tutti ne parlano e devo dire che da quando ci sono entrata anch'io, circa una settimana fa, qualcosa del genere, mi rendo conto che la sto usando moltissimo sia per partecipare, all'inizio partecipavo a diverse stanze, poi mi sono resa conto che ci stavo trascorrendo troppo tempo. Adesso mi sono limitata a pochissime stanze, praticamente una, quella che Andrea Concas tiene alle due ogni giorno parlando d'arte e dintorni. Mi sono resa conto che c'è il rischio che Clubhouse vada a erodere il tempo che io invece utilizzavo dedicavo all'ascolto dei podcast e credo che questo sarà veramente il trend che prenderà questa app. Ecco, sono finiti i miei 3 minuti grezzi.
    4 min
  • 3' grezzi Ep. 31 Prolunga
    Finalmente torniamo ad usare la voce per comunicare. E c'è tutta una generazione che in questi giorni impara l'etichetta della comunicazione tramite voce.

    TRASCRIZIONE
    Una delle innovazioni tecnologiche che ebbe il maggior impatto sulla mia vita quando ero ragazzina fu l'acquisto della prolunga per il telefono. Il telefono a casa mia, come nella maggior parte delle case delle mie amiche, si trovava nell'anbito, in un posto centrale dove tutta la famiglia potesse avere accesso. Era uno di quei telefoni con la ruota attaccato al muro con il filo. Aveva poca, offriva pochissima possibilità di avere delle conversazioni riservate perché appunto si poteva mettere la mano un po' per parare l'apparecchio eccetera però chi entrava e usciva, passava e sentiva tutto quello che si diceva. Poi improvvisamente arrivò la prolunga del telefono, che era una cosa di plastica rotonda. Ce n'erano di diversi tipi tre, cinque metri, ecc. E per la prima volta ricordo ancora l'emozione che io attaccai la prolunga al telefono e presi tutto il telefono, l'apparecchio e me lo portai nella mia stanza e chiusi la porta e potei chiudere la porta. Cambiò completamente il modo in cui usavamo il telefono perché improvvisamente potevamo chiuderci la porta alle spalle. Potevamo parlare ore, ore e ore con i nostri amici, perché quando io ero ragazzina il metodo di comunicare era appunto fare lunghissime chiacchierate al telefono, telefonate che duravano anche 1 ora, telefonate che io ricordo anche dopo cena con il mio compagno di banco di cui ero follemente innamorata. Parlavamo, parlavamo al telefono e ci raccontavamo tutto, anche se avevamo appena trascorso 5 ore insieme. Così anche con le mie amiche si facevano queste lunghissime chiacchierate e c'era tutto un modo di comunicare che era appunto personalizzato al mezzo che utilizzavamo, che era appunto la voce. Penso al telefono perché poi ci sono stati, c'è stata tutta la rivoluzione dei social media e si è passati ad una generazione che usa pochissimo il telefono, che evita di fare chiamate che anzi considera quasi un un'offesa telefonare a qualcuno se prima non si manda il messaggio 'ti dispiace se ti telefono?' quando proprio non si può fare a meno di usare la voce. E sto riscoprendo adesso la magia di avere delle persone con cui parlare dentro le stanze di Clubhouse e mi sto rendendo conto che probabilmente alcune delle persone che frequentano la stanza con me sono Millennials che per la prima volta devono usare la voce per comunicare. Di questo parlerò ancora.
    4 min
  • 3' grezzi Ep. 30 Mattino
    Questi uccelli acquatici che sbattono le ali a filo d'acqua e fanno un rumore incredibile, mentre albeggia, e poi magari ti passato sopra la testa i fenicotteri rosa che sembrano dei bastoni ocn le ali. Uno spettacolo così emozionante che sembra di assistere ad un rito magico.

    TRASCRIZIONE
    Prima non mi piaceva alzarmi presto la mattina. Ho lavorato per diversi anni nella sala stampa e facevo anche i giornali radio della mattina, per cui a volte andavo in onda alle sette. Significava alzarsi alle 04:00. E quando ti alzi alle 04:00, poi il resto della giornata (anche se è vero, finisci di lavorare alle nove) per il resto della giornata sei completamente disorientata. Quindi mi piaceva stare a letto fino a tardi ogni volta che potevo. Il fine settimana a volte mi alzavo anche alle undici. Adesso non lo faccio più. Adesso sono diventata una di quelle persone folli che si alza alle 05:30, alle 06:00 per andare a correre. Oggi l'ho fatto anche perché ieri ho esagerato con la Pavlova e con tutti gli zuccheri, quindi cominciavo a sentirmi in colpa, anche perché ho sempre questa perenne lotta con la bilancia che potrei stare benissimo e invece no, continuo a infliggermi queste cose qua. Vabbè, questo è argomento per altri tre minutini grezzi. Alzandomi presto la mattina c'è questa questa sorta di senso, di non di superiorità, però è bello, anche perché ho la fortuna di abitare nella città dei fenicotteri rosa, da dove abito io sono sette, dieci minuti in auto e arrivo al mare, arrivo agli stagni. Cagliari è circondata da tre stagni, uno di questo - dove ci sono anche le saline - e io lì vado a correre la mattina, correre a camminare velocemente. Stamattina siamo andati che erano circa le sei meno un quarto, le sei, e arrivare lì quando c'è ancora buio e vedere poi l'alba piano piano che diventa, in divenire sopra questi specchi d'acqua pazzeschi. E poi l'alba, così come il tramonto, sono i momenti della giornata in cui gli uccelli impazziscono, e quella è una zona protetta dove ci sono non solo i famosi fenicotteri rosa - che quando ti passano vicino non ti ci abitui mai alla loro bellezza, sono potentissimi - ma ci sono anche altri uccelli che non dico i nomi perché direi fesserie, perché gli uccelli non li conosco. Però sono tutti uccelli molto grandi, quelli col becco molto lungo e con le zampe lunghe, lunghe e ti passano sopra in volo. Poi ci sono anche uccelli che penso che siano anatre, che c'è il canale, c'è anche un canale che passa a fianco alla pista dove si cammina e si corre o si va in bici. E a quell'ora del mattino non lo so, forse si lavano le piume delle ali, però volano a pelo d'acqua e sbattono le ali sopra la superficie di questo canale e lo fanno a gruppi di cinque, sei, dieci. Ed è un rumore e uno spettacolo pazzesco, bellissimo. Insomma, sono innamorata delle prime ore del mattino.
    4 min
  • 3' grezzi Ep. 29 Quattroruote
    Un piccolo assaggio di un argomento a cui vorrei dedicare più spazio. Speriamo di ricordarmene!

    TRASCRIZIONE
    Devo assolutamente smetterla di pensare ai miei tre minutini grezzi la notte prima di addormentarmi. La caratteristica di questi 3 minuti vuole essere la spontaneità. E' un mio esercizio di stile per uscire dalla gabbia dello scrivere uno script, un copione, del pensare alle parole che dico, ecc. Perché pensare alle parole che dico è il mio modo solito operare. Quando faccio podcast non solo le penso, ma anche le scrivo, le riscrivo, le recito, ecc. Ecco, questi 3 minuti vogliono essere una cosa spontanea dove io mi metto, apro il microfono e parlo. A volte però mi capita che prima di addormentarmi mi vengono in mente degli argomenti di cui parlare e mentre li penso lì, nel dormiveglia, mentre mi sto addormentando, mi sembrano degli argomenti fantastici. Mi vengono anche delle concatenazioni di pensieri che non dovrei avere, perché ripeto, questa dovrebbe essere una cosa spontanea. Solitamente la mattina non me ne ricordo più e questo mi fa arrabbiare. Perché? Perché nel momento in cui le sto pensando, la notte lì tra le coperte, mi sembrano così ovvii. Mi sembra una scelta così telefonata che mi dico non c'è nemmeno bisogno che mi alzi. Mi segno un appunto così domani mattina me lo ricordo, e puntualmente invece me ne dimentico. E il fatto che me ne dimentichi non è importante. È importante che però vengo ossessionata per mezz'ora mentre faccio colazione 3/4 d'ora, cercando di ricordarmi a cosa pensavo la notte precedente prima di addormentarmi. Non riesco mai a ricordarmene. A volte poi mi mi viene BUM il fulmine durante la giornata. A quel punto magari mi faccio un appunto. Quindi non so di che cosa parlerò oggi, mi manca appena 1 minuto. Posso dirvi che ho delle bellissime riviste in bagno, ho tutta una mini collezione di Quattroruote risalente agli anni '60. Non è mia, personalmente, però è della casa e quindi la leggiamo tutti. Sono dei volumoni di un'ottantina di pagine ciascuno, anche se sono delle riviste che uscivano una volta al mese. Non sono tanto interessata agli articoli sui motori, anche se anche quelli sono interessanti perché sono affascinanti per il modo in cui sono scritti. Io però passo le ore, vabbè, non proprio le ore, però passo del tempo a leggere le pubblicità. Le pubblicità degli anni '60 su Quattroruote sono una cosa meravigliosa. Anzitutto hanno dei testi lunghissimi, si dava del voi a chi leggeva, e poi c'erano anche gli indirizzi e i numeri di telefono di tutte le concessionarie in tutte le città d'Italia, inclusa Cagliari. È un tema che merita più attenzione, magari ci dedico 3 minutini grezzi in futuro.
    4 min

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L'ironia distillata in queste pillole quotidiane conforta e concede una pausa. Tre minuti nell'imprevedibile.