3' Grezzi di M. Cristina Marras

3' Grezzi di M. Cristina Marras

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3' Grezzi di M. Cristina Marras episodes

  • 3' grezzi Ep. 18 Politica
    Non seguirei mai la cerimonia per l'insediamento di una carica della politica italiana. E non riuscivo a staccare gli occhi dallo schermo, e mi sono commossa, guardando l'insediamento del nuovo Presidente degli USA. E non riesco a capire perché.

    TRASCRIZIONE
    Non lo so perché me ne frega tanto della politica degli Stati Uniti. Eppure sono rimasta incollata a guardare l'insediamento del nuovo presidente degli Stati Uniti, Joe Biden. La cosa che me ne freghi così tanto della politica degli Stati Uniti è ancora più più buffa se si pensa che la politica non mi interessa particolarmente. Diciamo che mi interessa più l'aspetto culturale della politica e soprattutto il fatto che non mi interessa e so pochissimo e evito come la peste la politica italiana. Proprio un giorno fa, due giorni fa, si stava consumando il dramma della richiesta della fiducia all'attuale governo Conte e io mi sono limitata a leggere poi i titoli sui giornali. Il giorno dopo, invece, per l'insediamento del nuovo presidente degli Stati Uniti ero incollata allo schermo e mi sono commossa. Io che non piango mai, nemmeno al cinema. Invece mi sono commossa quando hanno cantato le canzoni, e i discorsi, e la giovane poetessa e il capo, mi ricordo chi, che ha fatto il giuramento usando non solo la voce ma anche il linguaggio dei segni. Ci sono cose che mi hanno commosso. E io mi chiedo, ma perché me ne frega così? Ma cosa me ne frega a me degli Stati Uniti che è vero che sono la potenza mondiale, che hanno anche un impatto, in tutto, non solo sull'Italia ma anche sugli altri Paesi dove ho vissuto, quindi è normale magari che me ne fossi interessata. No, ma non riesco nemmeno a capirlo. Non lo so nemmeno io. E non è solo questa grande cerimonia, con tutte le star che cantano, eccetera. Da sempre io la seguo, da da molti anni, e ogni giorno tra i miei podcast ascolto i commentatori della vita politica americana, mio feed di Stitcher, che è l'app che uso per ascoltare i miei podcast, ai primi posti, e ascoltati tutti i giorni, ci sono Rachel Maddow, Chris Hayes, Anderson Cooper, Steven Colbert, Seth Meyers, tutte persone che negli ultimi quattro anni hanno tagliato e cucito la camicetta addosso al vecchio presidente. E io l'ascoltavo e continuo ad ascoltarli con con voracità. E io non lo so mica perché lo faccio. Forse per staccarmi dal mondo della politica italiana che non riesco a capire, non riesco a seguire. Fondamentalmente mi fa paura perché mi sembra allucinato e allucinante. Ma forse dico questo perché non lo conosco, non lo so. Ma forse perché guardare la politica degli Stati Uniti da lontano è come guardare un film. Cose che non mi riguardano immediatamente da vicino, mentre quelle che succedono in Italia mi riguardano più da vicino. Ecco, ho finito i miei 3 minuti grezzi.
    4 min
  • 3' grezzi Ep. 17 No intro
    No intro, no spoilers. Dritto al sodo. Prendendo gli ascoltatori per il colletto e trascinandoli dentro il racconto. Io i miei podcast cerco di iniziarli così, perché così mi piace ascoltare quelli fatti dagli altri.

    TRASCRIZIONE
    Bisogna andare subito al sodo, evitando giri di parole e evitando introduzioni. Ecco, questo è un esempio di come andare subito al sodo. Pensate un po' come sarebbe stato differente l'inizio di questi 3 minuti grezzi se io avessi detto: "Buongiorno. Oggi parleremo di come iniziare un podcast senza far morire di noia le persone che ascoltano." Ecco, questo è un esempio di come non iniziare o vabbè, alcuni iniziano così, a volte si può anche iniziare così, però in linea di massima diciamo che dire a qualcuno 'oggi parleremo di' è una perdita di tempo, perché facciamo prima se mi dici direttamente quello che mi vuoi dire anziché annunciarlo. Questo soprattutto in quei podcast che hanno un certo taglio, cioè quelli più intimi, quelli che noi quando li ascoltiamo non ci immaginiamo una persona davanti al microfono che parla alle folle, quindi che che fa all'oratorio o l'oratrice, ma ci immaginiamo piuttosto un amico che ci parla a fianco, qualcuno che ci parla al telefono, e quando noi parliamo al telefono con un amico o con un'amica non è che diciamo 'ah aspetta ora ti parlerò di', diciamo direttamente quello che vogliamo dire. Ed è questa immediatezza, soprattutto all'inizio di un podcast che a me affascina e che è anche qualcosa, una tecnica che io cerco di adottare. Eh ehm. Mi scrivo anch'io le mie intro perché gli intro mi servono anche per mettere a posto le idee, per mettere insieme i pensieri. E questa è una cosa che faccio anche quando scrivo per la pubblicazione di cose scritte non di audio. Io mi faccio le mie belle intro, però poi le cancello, le tolgo completamente o al massimo il paragrafo lo sposto alla fine lo uso come paragrafo di conclusione. Ehm, è la stessa cosa anche quando scrivo delle lettere, quando scrivo delle e-mail, il primo paragrafo solitamente è aria fritta, è una cosa che mi serve più che altro per mettere a posto le idee. L'importante poi fare la revisione è metterlo alla fine. A me dà molto fastidio quando inizio ad ascoltare un podcast e ci sono prima le sigle, poi ci sono le sigle delle sigle dove si ringraziano tutte queste cose qua. Poi oggi parleremo di ma è già spoilerato tutto, ma è già raccontato tutto che ti mette ad ascoltare? Cioè sorprendi, mi prendimi per il colletto e tirami dentro dentro il tuo racconto, fammi drizzare le orecchie perché ho sentito una cosa che non mi aspettavo di sentire. Ecco, smettiamola di fare queste lunghe introduzioni e andiamo direttamente al sodo.
    4 min
  • 3' grezzi Ep. 16 Al cinema da sola
    Tra tutte le cose che adesso sono proibite e impossibili, andare al cinema mi sa che è una di quelle che mi stanno mancando di più. Oggi i miei 3 minuti senza editing li dedico ai vecchi cinema che frequentavo da ragazzina (che a volte i film non me li facevano proprio vedere).

    TRASCRIZIONE
    Dio! Quanto mi manca il cinema! E infatti credo di non essere rimasta mai così tanto tempo senza andare al cinema. L'ultimo film che ho visto dentro una sala cinematografica è stato lo scorso anno 'Jojo Rabbit', l'ultimo film che ho visto, però era all'aperto, è stato l'Agnello alla Manifattura Tabacchi di Cagliari. Mi manca tantissimo. Io sono abituata a andare al cinema molto di frequente. Andare al cinema è sempre stata una delle mie passioni, fin da quando ero ragazzina. Mi ricordo certe domeniche, certi giorni festivi, che io trascorrevo chiusa dentro uno dei cinema della città, i cinema alternativi, i cineforum. E siccome già da ragazzina avevo dei gusti abbastanza pallosi [RIDE] per quanto riguarda i film, non trovavo spesso persone disposte ad accompagnarmi. E così, fin da ragazzina ho sviluppato questa abitudine di andare al cinema da sola, e poi col tempo ho cominciato a godere di questa abitudine, perché mi lasciava il tempo per pensare, per riflettere. E comunque non mi è mai importato, non l'ho mai vissuta come una punizione l'andare al cinema da sola, anzi una gioia. Ricordo che uno dei film che cercai di vedere da ragazzina, avevo probabilmente 15 anni, o forse 14, no, forse 15. era ad uno dei cinema parrocchiali, che però non era un cinema parrocchiale, era era gestito da una un prete, però faceva vedere film tutt'altro che parrocchiali. Era il cinema 'San Michele' per chi conosce Cagliari sa di cosa sto parlando, il vecchio cinema 'San Michele', di Guidubaldi. Ehm. Ricordo che un pomeriggio di questi, un pomeriggio di domenica, io andai e cercai di intrufolarmi per vedere un film di Antonioni, Michelangelo Antonioni, e il film era 'Il deserto di Zabriskie Point'. Non sapevo assolutamente niente del film, avevo sentito parlare di Antonioni, però sapevo che era un film che volevo assolutamente vedere. E arrivata lì, al botteghino, non mi fecero entrare perché era un film vietato ai minori. Ora non ricordo se fosse vietato ai minori di diciott'anni, ma non credo. Probabilmente era vietato ai minori di 16 anni e a me mancavano un paio di mesi o qualcosa del genere. Ero quasi li lì per avere l'età giusta per vederlo. Però mi mandarono via e non me lo fecero vedere. Mi presi la rivincita andandolo a vedere quando poi raggiunsi l'età giusta. Hanno riaperto i musei. Speriamo adesso riaprano i cinema e i teatri.
    4 min
  • 3' grezzi Ep. 15 Pulizie di casa
    Certo che mi piace avere la casa ordinata e pulita. Quello che mi piace meno è fare le pulizie di casa. Per fortuna la tecnologia mi viene in aiuto tenendomi compagnia. Non cercatemi per le prossime ore!

    TRASCRIZIONE
    Diciamo che il mio rapporto con la pulizia della casa, e le faccende di casa in generale, è ambivalente. Mi piace avere la casa pulita, adoro vedere tutte le cose in ordine. Però ogni volta che mi devo mettere a pulire, a riordinare eccetera, eh, [RIDE] trovo sempre qualcosa che mi distrae e che è più importante in quel momento. Spesso riesco a nascondermi dietro il lavoro, o lavoro tra virgolette, che poi sono cose che faccio per me. Però arriva sempre quel punto di rottura, quando beh, mi devo un po' mettere a fare le pulizie di casa. Ehm. Io ho sempre avuto questo rapporto un po' ambivalente con il riordinare e il pulire, eccetera. Fin da quando ero ragazzina e ricordo che mia madre gridava "Cristina, devi metterti a posto la stanza!" e il tutto veniva reso ancora più complicato dal fatto che mio fratello invece è sempre stata una persona ordinatissima, pulitissima. Lui si alzava e la prima cosa che faceva si rifaceva il letto, figurati cioè da adolescenti chi che si rifaceva il letto? Sicuramente non io, o cercavo di non rifarmelo finché non c'ero costretta, e invece lui è sempre stato una persona molto ordinata, quindi secondo me è una cosa genetica, così ci si nasce. Però, ripeto, ogni tanto mi tocca, quindi mi preparo. Come faccio a fare? Cosa faccio quando devo fare le faccende? Mi mi prendo 1 ora, 2 ore, una mattina. La prima cosa che faccio è cercarmi un podcast da ascoltare mentre faccio le pulizie. E questa operazione già è, se non faccio attenzione è una di quelle che rischia di distrarmi, che poi trascorro 1 ora a cercare il podcast ideale da ascoltare, che il podcast per le pulizie deve essere un podcast in diverse puntate, che io posso ascoltare una dopo l'altra, quindi mi fa passare il tempo senza rendermi conto che sto, che sto facendo le pulizie, e poi, secondo il tipo di pulizia che devo fare, ad esempio se devo uscire fuori a togliere i panni, a stendere quelli nuovi perché ho anche fatto la lavatrice, mi devo mettere le cuffie perché nella strada dove io abito spesso c'è molto rumore, per cui rischierei di non sentire, di perdermi i pezzi del podcast. Oggi è tardissimo, faccio i miei 3 minuti gratis, tardissimo perché appunto mi sono attardata a cercare il podcast, perché oggi mi tocca, oggi devo, devo mettere a posto. A proposito, mi sta venendo la mezza idea di acquistare, sapete quei quegli aspirapolvere robot che vanno in giro e che puliscono da soli? Mi sta venendo la mezza idea di acquistarne uno, quindi dopo fatte le pulizie mi sa che farò un po di ricerche su internet per vedere quelle che sono le offerte sul mercato. Vabbè, passo e chiudo.
    4 min
  • 3' grezzi Ep. 14 Correndo con gli zombie
    Le cose che non si fanno per stare in forma! Per fortuna ora c'è la tecnologia ad aiutarci, anche se a volte la realtà supera le fantasie tecnologiche nei modi che meno ci aspettiamo. Dài, altri tre minuti di parlato a ruota libera, i miei tre minutini grezzi per liberarmi dalla gabbia dell'editing e del copione.

    TRASCRIZIONE
    Immagino di non essere l'unica persona ad avere problemi a fare attività fisica, cioè mentalmente la farei sempre, però poi il momento in cui mi devo preparare per andare in palestra, che poi adesso non si va nemmeno più in palestra ma si fa attività fisica all'esterno, è sempre abbastanza drammatico e problematico. Devo sempre fare forze di convincimento su di me. Una cosa che faccio invece più volentieri che andare in palestra o comunque fare attività fisica all'interno di una palestra, è quella di andare a correre, a correre e camminare, faccio 'interval training', un po' corro e un po' cammino, e di solito lo faccio la mattina presto, molto presto. E questa è una attività che mi piace molto perché mi è sempre piaciuto camminare. Ultimamente poi, diciamo negli ultimi anni, ci sono anche tutte le tecnologie che rendono il camminare il correre più piacevole. Prima di tutto la tecnologia dei podcast. Esco, e questo è anche il motivo per cui riesco ad ascoltare tantissimi podcast, perché quasi ogni mattina, adesso d'inverno un po' meno, però diciamo che per un lungo periodo, praticamente ogni mattina, andavo a correre, quindi avevo 1 ora almeno di tempo per ascoltarmi i podcast. Un'altra tecnologia che poi mi aiuta molto è quella delle varie app che ti dicono il percorso che fai, quanti chilometri, quanti battiti, quante calorie. Perché poi, diciamocelo, è vero che io faccio attività fisica per rimanere un minimo in forma, però c'è anche il fatto che [RIDE] faccio attività fisica, così posso mangiare quello che mi piace perché sono molto golosa di cose buone. Poi ci sono delle altre app che aiutano in modo diverso e me ne è venuto in mente una che siccome si sta avvicinando, siamo a metà, fine, quasi fine gennaio, si sta avvicinando l'anniversario di quella che è stata quello che è stato l'inizio della pandemia, quindi il lockdown, e mi è tornato in mente che il giorno prima dell'inizio del grande lockdown di marzo io scaricai una app che mi avrebbe dovuto aiutare a correre meglio, mi avrebbe dovuto aiutare a distrarmi, quindi non pensare alla fatica e continuare a correre. Questa app [RIDE] mi viene da ridere quando ci penso mi fa ridere perché praticamente ricreava una situazione dove c'erano gli zombi che ti inseguivano, c'era propio una storia, veniva narrata, gli zombi ti inseguivano e tu dovevi scappare, fare dei degli sprint per non farti acchiappare e io l'ho scaricata e l'ho usata una volta sola il giorno prima del grande lockdown.
    4 min
  • 3' grezzi Ep. 13 Ho paura dei film di paura
    E pensate che non mi piacerebbe guardare i film che fanno paura? Certo che sì, ma non posso, mi fanno troppa paura. Cerco di escogitare modi per superare la paura, ma non ci riesco. Uff!

    TRASCRIZIONE
    I film di paura mi fanno paura, non riesco a guardarli. È grazie al cavolo direte voi. Certo che ti fanno paura, sono fatti per quello, evidentemente stanno raggiungendo il loro scopo. No, ma a me fanno così tanta paura che proprio non non riesco a portarmi a guardare i film, anche quelli che vorrei vedere, anche quelli di cui ho letto le recensioni e so che sono dei film molto belli, come "Get Out" che avrei voluto vedere, però non ci sono riuscita. Perché? Cosa succede? So che sto guardando un film, quindi so che si tratta di qualcosa che non è reale, fin là ci arrivo. Il mio problema è che quando guardo un film che fa paura, poi le sensazioni di paura mi tornano quando sono da sola o fisicamente da sola, oppure di notte, e mi vengono in mente tutte le cose più impossibili immaginabili ed è una cosa proprio fisica, non riesco a non riesco a superarla. Ho provato anche a guardare il film con una tecnica dello straniamento, guardo un pezzettino, 5 minuti poi fermo, torno indietro, vado avanti eccetera. Però nemmeno decontestualizzare completamente il film, nemmeno immaginarmi tutta la troupe che fa le riprese, e quindi tutto il personale che c'è quando si fanno le riprese di un film attorno agli attori,neanche questo mi aiuta perché nel momento in cui poi mi metto a seguire la storia, mi scatta qualcosa ed è veramente più forte di me. Una cosa simile mi succede anche con i film che che rappresentano violenza, ad esempio i film di Tarantino. Mi piacciono molto i film di Tarantino, però quando li guardo trascorro metà del film con le mani sugli occhi perché non riesco a guardare le scene di violenza, anche se so che è tutto finto, anche se so che è stato fatto dal trucco, dalla persona che fa il trucco di scena, eccetera. E no, non ci riesco, è più forte di me. A questo proposito ho perfezionato una tecnica che consiste nel mettere le mani sugli occhi e guardare solo la parte inferiore dello schermo, perché la parte inferiore dello schermo è quella dove di solito succede meno dell'azione e dell'azione cruenta, di solito queste cose le mettono al centro dello schermo, oppure a uno dei due lati, oppure in alto, dove c'è la testa del protagonista. Ecco, queste sono i trucchi che ho che ho escogitato. Ricordo che quando vidi al cinema "Rosemary's Baby" e cercai di applicare questa tecnica dimenticandomi di avere al collo un ciondolo gigantesco che era un po', faceva un po da specchi, che quindi rifletteva tutte le immagini terribili dello schermo che facevano paura, per cui ah! allora non sapevo pi dove mettere le mani. Sì, quindi non riesco a vedere i film che fanno paura e film di tensione, anche se invece mi piacerebbe molto guardarli.
    4 min
  • 3' grezzi Ep. 12 I miei post me li traduco io
    I post che scriviamo su Facebook vengono tradotti automaticamente nella lingua in cui è settato il browser di chi legge. Il vecchio FB permetteva agli utenti di scrivere il post in diverse lingue, adesso non più, adesso FB traduce il post automaticamente. Chiedetemi quanto questo mi fa arrabbiare. Grr!

    TRASCRIZIONE
    Il fatto che non ci sia più l'opzione di scrivere in inglese, o in qualsiasi altra lingua, mi fa molto arrabbiare. Sto parlando di Facebook. Chi usa Facebook, e io sono tra le persone che che lo usano, (ho provato a evitare di usarlo per molti anni, per tanto tempo ho usato solo Twitter, però alla fine mi sono arresa all'inevitabile e ora lo so anch'io), chi usa Facebook sa che qualche tempo fa, non mi ricordo più in che mese, comunque hanno cambiato completamente l'aspetto esteriore, il layout di Facebook e adesso c' il cosiddetto nuovo Facebook. Appena questo è successo, io mi sono subito scaraventata nei meandri dei plug ins per i per i vari browsers e ho cominciato a scaricare quelli che promettevano di essere delle delle cose che ti avrebbero fatto usare ancora ti avrebbero fatto apparire sul nuovo Facebook il layout del vecchio Facebook. Per un po' di tempo ci sono riuscita, quindi per un po' di tempo ho continuato a usare il vecchio Facebook. Ora invece questi plugins hanno smesso di funzionare, quindi sono costretta a usare il nuovo layout che oltre a non piacermi così perché ci sono delle funzionalità che non mi tornano (io comunque ho settato tutto con degli schermi che non mi fanno vedere la pubblicità, mi fanno vedere solo le colonne che mi interessano, eccetera eccetera) manca però fondamentalmente una di quella che era la funzionalità più importante per l'uso che faccio io di Facebook, e cioè quella di poter scrivere la traduzione del mio post. Io scrivo a volte in italiano e a volte in inglese, e Facebook traduce automaticamente quello che scrivo e naturalmente non lo traduce bene. Io di mestiere faccio anche la traduttrice, ma a parte questo, visto che conosco le due lingue, mi fa piacere scrivere correttamente i miei post, anche perché spesso non si tratta semplicemente di tradurre una parola, ma di metterla in un diverso contesto, così che si possa capire in tutte e due le lingue. Ecco, con il nuovo Facebook questa è una delle funzioni che è sparita. A parte il mio essere arrabbiata, se ci pensate è una cosa molto grave perché toglie alle persone che scrivono il controllo sul modo in cui vogliono comunicare con i loro contatti. Praticamente Facebook si prende questa questa libertà di decidere per noi come parlare in che lingua parlare come comunicare eccetera eccetera. Ecco questo mi fa molto arrabbiare. Ancora non sono riuscito a trovare una soluzione, però non mi arrendo. Beh, diciamo che continua la mia lotta contro l'imperialismo culturale della lingua inglese.
    4 min
  • 3' grezzi Ep. 11 Fare cose nuove
    Mettersi a fare cose nuove fa bene a qualsiasi età, ancora di più dopo i 50 anni. Oggi parlo della cosa nuova che ho iniziato a fare un mese fa. O perlomeno ci provo, prima che scadano i miei tre minuti senza copione e senza postproduzione.

    TRASCRIZIONE
    La notte scorsa mi sono svegliata verso le quattro. No, non per andare a correre in spiaggia ma... Boh, mi sono svegliata. Sapete quando finisce il ciclo di un sogno e vi svegliate così? Ecco.
    All'inizio ho cercato di riaddormentarmi, poi però, visto che ero completamente sveglia, sono andata in bagno, sono tornata a letto e mi sono messa ad ascoltare podcast. dopo aver ascoltato un paio di podcast per sapere un po' cosa era successo al congresso americano con il secondo impeachment di Trump, a quel punto ero completamente sveglia e così mi sono messa ad ascoltare un podcast, di quelli che di solito ascolto, che si chiama Outside. Ehm. In questa puntata si parlava, c'era l'intervista con un autore che ha appena scritto un libro dove spiega come è incredibilmente importante iniziare a fare cose nuove a qualsiasi età. Perché quando impariamo a fare una cosa nuova, di qualsiasi tipo, il nostro cervello cresce, diventa più, più potente, si riparano tutte le crepe che abbiamo dentro, nella materia grigia. E l'autore si soffermava sul fatto che non è tanto importante mettersi a fare una cosa, ma bisogna farne tantissime. Anche perché, soprattutto se si inizia in tarda età, diciamo dopo i 50 anni, difficilmente si diventerà bravissimi. Quindi non è tanto imparare qualcosa per diventare un genio o un mago nel fare quella cosa, ma proprio per il piacere dell'inizio, di quando si inizia a fare le cose.
    Apro parentesi: per qualche motivo, nonostante questo sia un podcast di NPR che quindi penso che sappiano come si si fa con l'audio, era registrato malissimo, infatti l'intervistatore era a circa cinque centimetri dal microfono e la persona intervistata, immagino via Zoom o via Skype, non lo so, era a 50 centimetri dal microfono, per cui io ero a letto, avevo il cellulare vicino all'orecchio. Ogni volta che parlava l'intervistatore mi spaventavo perché sembrava che avessi qualcuno a fianco a me, quindi era molto, molto faticoso ascoltarlo. Però l'ho ascoltato fino alla fine e devo dire che sono molto contenta perché circa un mese fa ho iniziato a imparare giapponese. E però è da quattro giorni che non lo studio più [RIDE] perché il giapponese è una lingua difficilissima, perché si tratta di imparare i segni. Ogni segno corrisponde a una, a una sillaba, sillabe che poi tra l'altro sono messi in ordine diverso rispetto alle nostre vocali non sono a o mancano 5 secondi alla fine dei miei 3 minuti grezzi. Vabbè, vi parlerò più avanti delle mie avventure con il giapponese.
    4 min
  • 3' grezzi Ep. 10 Le pizze di Alessio
    Nei podcast demenziali la forma paradossale diventa contenuto, sicuramente “Whatever Happened to Pizza at McDonald’s?” - uno dei miei preferiti - rientra in questo gruppo. Ah, poi c'è il mio amico Alessio. Anche oggi parlo per tre minuti senza editing e senza essermi preparata (e si sente).

    TRASCRIZIONE
    Ma chissà che fine hanno fatto le pizze che vendevano da McDonald's. [RIDE] No, non mi interessano le pizze, non me ne frega niente nemmeno di McDonald. "Whatever happened to pizza at McDonald's", chissà che fine avranno fatto le pizze di McDonald's è il titolo di un podcast, di quel genio della commedia che è Brian Thompson, che parla esattamente di questo.

    Questo signore ha fatto quasi 200 puntate ormai, chiedendosi esattamente questo. Ha fatto un podcast investigativo dove cerca di scoprire un mistero del quale non ne frega niente a nessuno se non a lui.

    Perché parliamo di pizze a McDonald's? Perché è uno dei miei podcast preferiti. È un podcast assolutamente demenziale che rientra in quella categoria di cui parlavo ieri: i podcast che sono più forma che contenuto, o meglio i podcast dove la forma diventa contenuto, dove la forma è così folle, così paradossale da diventare essa stessa poi il contenuto. Perché naturalmente si parla anche di pizze e di McDonald's, però si parli di tantissime altre cose, ed è il modo in cui Brian Thompson 'tormenta' il prossimo facendogli domande su cosa sia successo delle pizze di McDonald's che è incredibilmente 'entertaining' - come si dice in italiano, 'di intrattenimento' [RIDE] no, di intrattenimento non rende, comunque vabbè it will do.

    Mi rendo conto che questo tipo di umorismo non è per tutti. Infatti ho provato a suggerire l'ascolto di "Whatever happened to pizza at McDonald's" a un mio amico, Alessio (sì, proprio a te), Alessio che si fida del mio gusto, quindi da bravo è andato ad ascoltarselo, m'ha detto, mah l'ho ascoltato ma non c'ho capito niente. [RIDE]

    Sì, perché mi rendo conto che anzitutto bisogna ascoltarlo dall'inizio per per avere il setting, e poi, ripeto, bisogna avere un gusto per il paradossale che altrimenti non ci fa veramente gustare appieno il contenuto.

    Ora secondo me, il mio amico Alessio non è riuscito a entrare bene, in parte perché è in inglese e forse non riusciva a seguire, e in parte anche perché Alessio stesso è una persona paradossale. Oddio, paradossale in senso buono. Vabbè, mi sto incartando.

    Mancano 8 secondi alla fine, 6 secondi. Questa è la 10.ª puntata. Doppia cifra, sono arrivata fino a dieci puntate. Ciao.
    4 min
  • 3' grezzi Ep. 9 Mollate il microfono
    Anche tu stai pensando di fare un podcast? Un consiglio (non richeisto): dimentica il tipo di microfono da usare e concentrati su quello che vuoi dire. Altri tre minuti di parlato grezzo, in quanto non pianificato e non ripulito dall'editing. Per liberarci dalle abitudini.

    TRASCRIZIONE
    Allora parliamoci chiaro, avere un microfono è fondamentale, altrimenti non puoi registrarti i podcast. Però non è importante avere il microfono da 2.000€ perché quando fai un podcast la cosa importante non è la tecnologia che stai usando, l'idea. E un buon podcast non è il podcast fatto con l'apparecchiatura della madonna, con la scheda audio di qua, le cose, di là tutte queste cose tecniche... Chiaro, anch'io mi interesso - un minimo - delle cose tecniche, però quando vado nei forum di podcasters, soprattutto quelli italiani, e vedo che parlano solo di tecnologia, scappo, perché non me ne frega niente di parlare di tecnologia.

    La tecnologia per me è indispensabile perché altrimenti non posso far uscire la voce fuori dalla mia stanza, però poi lascia il tempo che trova. A me interessa molto di più parlare dei contenuti, e alle persone che chiedono una mia opinione dico sempre, molla la tecnologia pensa piuttosto a quello che vuoi dire e a perché vuoi dirlo.

    Alcuni tra i podcast più interessanti che ho ascoltato parlavano assolutamente di aria fritta. Adesso ne sto ascoltando uno che mi piace molto e che si chiama "Dead Eyes" e tutto il podcast è costruito attorno al fatto che l'autore, Connor Radcliffe, che è un un attore di parti secondarie, io infatti manco lo conoscevo, quando ho visto la faccia, poi l'ho riconosciuta, però non è che sia un personaggio, non è che sia un attore che fa parti da protagonista.

    Ecco, Connor Radcliffe nel 2001 aveva fatto il provino per una miniserie diretta da Tom Hanks - Band of Brothers - eì, e Tom Hanks, la prima, preso per recitare questa parte, che era una parte secondaria, aveva giusto due battute, poi però l'ha richiamato dicendo no, non ti voglio più. E lui ha scoperto che non l'aveva più voluto perché Tom Hanks aveva detto "You have dead eyes", aveva gli occhi 'morti', gli occhi da pesce bollito, diremmo noi.

    Ecco, e su questo Connor Radcliffe ci ha costruito tutto un podcast attorno a questo fatto del 2001. Sta cercando sta cercando di capire adesso come mai Tom Hanks l'abbia prima assunto per fare questa parte e poi l'abbia licenziato quindi non non gli abbia dato il contratto. Detto così sono sono siamo una cosa molto banale però io sono già arrivata alla 5.ª puntata e vi assicuro ogni puntata di circa 40 minuti, è molto interessante, molto affascinante perché non è il fatto in sé, ma il modo in cui lo racconta.

    Quindi per terminare - mancano 5 secondii - se volete fare un podcast mollate il microfono, concentratevi sul contenuto.
    4 min

About 3' Grezzi di M. Cristina Marras

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L'ironia distillata in queste pillole quotidiane conforta e concede una pausa. Tre minuti nell'imprevedibile.