3' Grezzi di M. Cristina Marras

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3' Grezzi di M. Cristina Marras episodes

  • 3' grezzi Ep. 28 Pavlova
    Visto che ancora non si può viaggiare, cerco di farlo cucinando piatti esotici. Con risultati contrastanti. Intanto però ho scoperto il dragoncello.

    Links:
    Ricetta Pavlova https://www.taste.com.au/recipes/pavlova-3/e62d3cc8-a69d-4ae3-8a6d-5226751a274d
    Ricetta Lemingtons hhttps://ricette.giallozafferano.it/Lamingtons-Australiani.html
    Anime Food Wars https://www.animeclick.it/anime/7603/shokugeki-no-souma

    TRASCRIZIONE
    Mentre registro questi tre minutini grezzi di là in cucina, qualcuno mi sta preparando una Pavlova. La Pavlova è una torta tipicamente australiana, e se ci sono persone della Nuova Zelanda in ascolto adesso diranno no, non è vero, non è australiana e della Nuova Zelanda. In Australia si racconta che sia originaria dell'Australia e che il nome Pavlova viene dalla ballerina russa Anna Pavlova, che era in visita in Australia e Nuova Zelanda, e per onorare la sua presenza gli hanno fatto questa torta. È una torta tipicamente estiva e praticamente tutta fatta con albumi d'uovo montati a neve e zucchero, poi si mette a cuocere nel forno a temperature bassissime per 20 mila ore e dopo che si toglie dal forno questa crosta di meringa si riempie con panna montata e poi si farcisce con frutta fresca. È una torta tipicamente estiva, infatti spesso viene fatta per Natale, che in Australia viene d'estate. La Pavlova è solo uno degli esperimenti che facciamo a casa, ci piace sperimentare con la cucina. Qualche tempo fa, dieci giorni fa, abbiamo fatto i Lamingtons, che sono queste altre, un altro dolce australiano, che in Australia è molto... per chi piace la roba molto dolce è buono, è una specie di pan di spagna tagliato poi a dadini imbevuti farciti con marmellata in mezzo e poi imbevuti nella cioccolata fusa. È venuto fuori una schifezza perché secondo me abbiamo preso la ricetta sbagliata. Non sono stata io a scegliere la ricetta. Quando io scelgo le ricette straniere cerco di sceglierle da un sito straniero. Invece chi si è occupato della scelta della ricetta ha preso una ricetta tipo giallozafferano, che per carità, mi piacciono le ricette giallozafferano, ma nel caso dei Lamingtons la ricetta era completamente sbagliata perché è venuto fuori una schifezza. Un'altra ricetta che abbiamo fatto, presa dai mondi lontani, è quella presa dall'anime Food Wars, ed era una ricetta buonissima. Immaginate una una cotoletta alla milanese, quindi una fettina impanata, abbastanza normale, servita però con panna montata mischiata a dragoncello, paprika e altre cose. E non storcete il naso, perché la panna montata di per sé è grasso di latte, quindi non è né dolce né niente. E questa cosa qui è venuta veramente deliziosa. E poi mi hai fatto scoprire il dragoncello e da quando ho scoperto il dragoncello me ne sono comprata un barattolo e lo metto dappertutto. Viva il dragoncello!
    4 min
  • 3' grezzi Ep. 27 Impostori tedeschi
    Sindrome dell'impostore e paura di darsi le arie. Oggi parlo di questo, e di una cosa che mi sono ricordata di saper fare.

    LINK- SIndrome dell'impostore
    L'articolo di Tiziano Bonino https://www.che-fare.com/almanacco/societa/corpi/lotta-creativa-classe/
    L'articolo pubblicato da The Guardian https://www.theguardian.com/commentisfree/2019/oct/16/impostor-syndrome-class-unfairness


    TRASCRIZIONE
    La sindrome dell'impostore è quella cosa che quando ti si chiede di fare qualcosa che tu sai fare molto bene, la prima cosa che ti viene in mente è il pensiero 'Oddio, se non sono all'altezza, oddio e se sbaglio?' Cioè la sindrome dell'impostore è quella cosa che ti fa mettere in dubbio le tue stesse capacità anche quando queste esistono. Io soffro della sindrome dell'impostore e faccio sempre finta di saper fare tutto, e faccio sempre finta di essere molto sicura di me. Però sotto sotto c'è sempre questo dubbio di non essere poi all'altezza, anche perché ho degli standard molto alti per le cose che faccio. E la sindrome dell'impostore ha delle radici culturali, sociali, eccetera - tra l'altro qualche mese fa, l'anno scorso, è uscito un interessantissimo articolo su The Guardian, ripreso e poi adattato alla società italiana da un mio amico, da Tiziano Bonini, un intellettuale che scrive di radio, di podcast e di altre cose molto interessanti. Ehm, perché sto parlando della sindrome dell'impostore? Perché soffro della sindrome dell'impostore e soffro anche di una cosa che mi rende difficile a volte spiattellare ai quattro venti le cose che so fare. E questa è una cosa che mi succede, mi sono accorta che mi stava succedendo con la lingua tedesca. Imparare il tedesco è molto difficile, a differenza dell'inglese, dove puoi incominciare a parlare così sapendo poche parole, poi ti arrangi, anzi, questo è il modo di parlare una lingua ti devi buttare, arrangiare, perché imparare la lingua significa comunicare, non sapere la grammatica. E questo per il tedesco vale un po' di meno, perché se non conosci la grammatica non riesci a capirlo il tedesco e hai bisogno di conoscere un sacco di parole per poterlo parlare bene. Quindi, a differenza dell'inglese, dove con poco riesci a comunicare tanto, con il tedesco, invece devi prima imparare tantissimo per poter comunicare poco. Perché sto dicendo queste cose? Perché io il tedesco lo l'ho studiato, mi sono laureata in tedesco, ho vissuto un anno e mezzo a Monaco e otto anni a Berlino e il tedesco lo so parlare molto bene. Mi ero però completamente dimenticata di saper parlare il tedesco. Lo so che la gente penserà sì, col cavolo, come fai a dimenticarti di saper parlare una lingua? E invece è proprio così. Mi ero dimenticata di saper parlare la lingua tedesca e l'ho riscoperto da poco. Ed è stata un'epifania, perché da quando ho riscoperto di saper parlare il tedesco mi sto facendo una scorpacciata di podcast in tedesco, che sono fantastici. Ora mi serve solo qualcuno con cui condividerli, questi podcast in tedesco.
    4 min
  • 3' grezzi Ep. 26 Esteri
    Avete presente quando all'estero dite "sono italiana" e vi dicono che loro sono stati due giorni a Roma? Secondo voi cosa dovremmo fare noi italiani con quell'informazion? Gioire? Farci confermare dal beltà del nostro luogo di nascita? Boh! Eppure poi a volte capita che... (sorpresa finale).

    TRASCRIZIONE
    Quando abitavo all'estero e mi chiedevano 'da dove vieni?' spesso la gente si sentiva in dovere di dire "Ah, l'Italia! Ci sono stato! Ci sono stata!" Io che ero lì che ascoltavo, dentro di me pensavo, okay, io sono nata in Italia, tu sei stato in Italia in vacanza... secondo te? Che cosa dovrebbe suscitare dentro di me questa informazione che mi hai appena comunicato? Come dovrei reagire io, nata in Italia al fatto che tu sei stato una settimana a Roma o sei passato per Napoli? Me lo sono sempre chiesta e la risposta ancora non sono riuscita a darmela. Contemporaneamente però mi capita quando incontro qualcuno che viene da un posto dove io sono stata, sento scattare dentro di me anche l'istinto di dire "Ah sì, sono stata a Goa" però cerco di non dirlo, appunto perché mi sembra un'informazione assolutamente inutile. Vabbè, una cosa è se dico, sì, sono stato in quel posto, ci ho vissuto per dieci anni, allora possiamo cominciare a dire ah, conosci quel caffè? Magari abbiamo degli amici in comune, eccetera. Però quando la gente è stata mezza mattina a Venezia e me lo dice con con aria di grande... Come se fosse una cosa importantissima quando io dico che che vengo dall'Italia mi sembra boh che lascia il tempo che trova. Un'altra cosa che succede spesso quando dici da dove vieni, oppure a volte ancora mi capita che dico, salta fuori, perché è inevitabile che salti fuori, che ho vissuto 23 anni in Australia, e qualcuno mi dice "ah sì, ho uno zio in Australia" e io - se adesso potete sentire il rumore dei miei occhi che guardano verso il cielo - penso sì, vabbè, sai quante persone ci sono in Australia? Secondo te qual è la possibilità che io abbia incontrato tuo zio tra i milioni di persone che ci sono in Australia? Mi è capitato anche di recente con un'amica che m'ha detto "Ho uno zio in Australia" e io sì, vabbè, ok. Dove? A Melbourne? A Sydney? - A Sydney, ok va be, ok, io stavo a Melbourne quindi probabilmente non ci conosciamo. E lei, mio zio, era giornalista, fa il giornalista. Ah, ok, anche io facevo la giornalista, il campo si restringe. Niente. Vabbè, poi mi dice nome e cognome. Si scopre che lo zio lo conosco benissimo, conosco benissimo lui, e conosco benissimo la sua famiglia perché con con suo figlio ho condiviso la sala stampa per cinque sei anni. Niente. Quindi vedi, mai dire mai, mai fare la spocchiosa.
    4 min
  • 3' grezzi Ep. 25 Diari
    Mi ricordavo di aver tenuto un diario preciso e pieno di pensieri profondi. Ricordavo male.

    TRASCRIZIONE
    Qualche settimana fa una mia cara amica ha partorito una bambina che io immagino splendida. L'ho vista solo in video e in fotografia. Perché sì, tra le altre cose che il COVID 19 ci ha regalato, anche l'impossibilità di festeggiare quello che in un qualsiasi, in un qualsiasi altro momento della nostra vita sarebbe stato un evento felice e lieto. Per i miei amici, a cui voglio un mondo di bene, avremmo fatto le cene, avremmo fatto le colazioni e ci saremmo visti. E invece niente. Io la bambina ancora non l'ho vista, lo stesso padre della bambina l'ha potuta prendere in braccio solo dopo aver fatto il test per assicurarsi di non essere positivo, eccetera eccetera. E quindi i nostri rapporti si svolgono tramite video e tramite fotografia, tramite telefonate e tramite WhatsApp. Una delle cose che ho caldamente consigliato alla mia amica è quella di tenere un diario, perché i primi giorni e le prime settimane e i primi mesi di vita di una nuova creatura poi niente, ce ne dimentichiamo. Però in quei momenti viviamo delle sensazioni fortissime. E così, mentre consigliava alla mia amica di tenere un diario, mi sono ricordata che io in effetti tenni un diario audio della mia gravidanza. O così almeno pensavo, nel senso che registravo ogni tanto degli audio. Parlo di 17 anni fa, quindi non c'erano ancora tutte queste cose pazzesche che si possono fare oggi con WhatsApp eccetera, per cui avevo il mio piccolo registratore e facevo la giornalista all'epoca, quindi avevo il mio piccolo Sony con il mini disc e mi registravo queste cose qua e mi ero messa in testa poi di non riascoltare le registrazioni fino a che il bambino / la bambina (perché all'epoca non sapevo il sesso del nascituro) non avesse raggiunto il 17.º o il 18.º anno d'età, queste cose che si fanno. Vabbè, per farla breve, ieri ho riascoltato questo fantomatico diario di gravidanza e premetto che i miei primi quattro cinque mesi di gravidanza sono stati meravigliosi, fantastici, facevo attività fisica eccetera e poi gli ultimi due mesi, le ultime sei settimane praticamente le ho trascorse in ospedale, poi infatti mio figlio è anche nato prematuro, quindi ci sono stati abbastanza sconvolgimenti. Niente, nel mio diario di gravidanza, che io mi ricordavo completamente diverso, pieno di pensieri profondi della futura madre, invece parlo dell'attività fisica che sto facendo, del fatto che mi devo comprare dei reggiseni per la maternità, che non mi stanno più i pantaloni, niente. E poi si interrompe diverse settimane prima del mio ricovero in ospedale. Insomma, una delusione.
    4 min
  • 3' grezzi Ep. 24 Animali domestici
    Così come chi impara ad andare in bici da adulta non avrà mai la scioltezza di salire in bici al volo, chi non ha avuto animali a casa da bambina continuerà a provare un senso di meraviglia per la presenza di un gatto. Tutto autobiografico, naturalmente.

    TRASCRIZIONE
    Da bambina avrei fatto qualsiasi cosa pur di avere un animale a casa. Però venivo da una famiglia dove gli animali non si tenevano in casa, si tenevano nel cortile. Ricordo che quando andavamo a visitare mia nonna in un minuscolo paesino nell'entroterra sardo, lì c'erano gli animali, ma erano animali... il cane tenuto con un metro di corda legato al muro che oggi avrebbero arrestato tutti. Ma in quel periodo gli animali si tenevano così. Da mia nonna c'erano anche dei gatti che, come in tutte le fattorie, in tutte le case di campagna, erano lì con un ruolo ben preciso: quello di ammazzare i topi e gli altri animali pericolosi per l'aia. E i gatti di mia nonna io li adoravo, erano cattivissimi, non si facevano avvicinare e ci dicevano sempre, a noi bambini, di non avvicinarci, perché appunto non si facevano accarezzare, e dopo mangiato, io e mio fratello volevamo sempre correre fuori a dare gli avanzi ai gatti, e mia nonna ci diceva sempre di non muoverci da tavola, che - adesso devo dire una cosa bruttissima, ma la dico così come le diceva mia nonna, non la so dire in sardo, la dico in italiano - "prima mangiano i cristiani e poi, se ne avanza, mangiano le bestie". Modo di dire che adesso, a cui adesso ripenso sorridendo perché naturalmente dire 'cristiani' significava dire il genere umano, era inconcepibile per mia nonna pensare (o per la cultura contadina di cui era espressione mia nonna) era impensabile immaginare che potessero essere e potessero esistere esseri viventi, esseri umani che non fossero cristiani. Vabbé, almeno ci ha messo pure le altre confessioni, le altre confessioni, non necessariamente solo quella cattolica. Perché dico questo? Perché adesso io un gatto ce l'ho. Da adulta finalmente mi sono potuta permettere il lusso - incredibile - dopo aver trascorso tutta la vita a sentirmi dire no, gli animali non si tengono a casa. E poi, da adulta, finalmente mi sono presa un gatto e da allora ho un gatto. Sempre. Ne ho avuto tre, uno lasciato perché ho cambiato continente, un altro lo stesso, e adesso c'ho Mazinga che sta qui a casa. Però rassicuro tutti, lasciati gli altri miei gatti in ottimimissime mani con gente che aveva dei giardini meravigliosi. Eh no, volevo solo dire che a volte ancora mi sembra così impossibile il miracolo di avere un gatto a casa, che trascorro anche 10 minuti a fissare Mazinga e a dirmi mamma mia, ma è un essere vivente, ce l'ho qui a casa, Mazinga è qui con me e fa le fusa.
    4 min
  • 3' grezzi Ep. 23 Patrimonio sensoriale
    Ah, i rumori della campagna, belli, certo, se solo quel gallo la smettesse di svegliarmi alle 5 del mattino, se solo la campagna fosse come nei vecchi autoadesivi del mulino bianco: liscia e con un lieve odore di petrolio.

    TRASCRIZIONE
    Se mentre registro lasciassi la finestra aperta ci sarebbe un sottofondo di rumori continuo. Abito al 4.º piano però abito in una zona molto centrale dove ci sono molti supermercati e nonostante abbia non solo doppie finestre ma anche doppi vetri, c'è sempre un rumore continuo di sottofondo. Perché se non è l'auto parcheggiata in seconda o in terza fila il camion frigo che sta scaricando qualcosa al supermercato e lascia il motore acceso. Quando ero bambina, mentre crescevo, abitavo in Castello, la parte vecchia della città di Cagliari. Anche lì c'erano tanti rumori, lì non avevamo le doppie finestre, non avevamo i doppi vetri e mia mamma abita ancora al primo piano, quindi era un continuo via vai di gente, macchine, perché ci passavano ancora le macchine, motociclette, motorini ecc. Ma adesso ultimamente casa di mamma invece è molto silenziosa, anche quando c'è la finestra aperta. L'unico rumore che c'era fino a un anno fa era quello sì, quello sì, incessante e continuo, secondo me antipatico, delle ruote, dei trolley, dei turisti che si muovevano da un bed and breakfast all'altro perché ormai il quartiere è stato 'gentrificato' non lo so se questa è una parola italiana, però non ho voglia di fermarmi per cercarla, gentrified, ci abitano pochissime persone e ci sono tantissimi bed and breakfast e Airbnb eccetera. Negli ultimi dodici mesi pochi rumori di ruote di trolley, perché la gente non sta più viaggiando, non più come prima. Perché ho fatto questo pippotto? Perché ho letto che in Francia hanno approvato una legge che protegge il patrimonio sensoriale dei luoghi. Cioè significa che non si può più trasferirsi dalla città alla campagna e poi, una volta trasferiti in campagna, vai, comincia a lamentarti che c'è il gallo che fa chicchirichì e ti sveglia la mattina. Ci sono gli uccelli, i cani che abbaiano, c'è l'odore del letame quando passi vicino al fienile, eccetera eccetera. No, figlio bello. Se decidi di andare a vivere in campagna devi prendere tutto quello che viene con la campagna. Non puoi poi lamentarti della sensorialità che ci trovi. E questo mi ha fatto venire in mente che, non lo so, se continua così probabilmente anche il rumore della gente che è seduta ai tavolini fuori del bar la gente dentro i ristoranti, i complessino che suonano nei locali notturni, anche questi diventeranno patrimonio perduto da ascoltare nelle registrazioni perché sono cose che già più i brusii dei ristoranti, il brusio del teatro prima dell'inizio dello spettacolo, sono cose che si stanno perdendo.
    4 min
  • 3' grezzi Ep. 22 Da(l) manuale
    Ci sono certi oggetti che da bambina avrei creduto impossibili da realizzare. Oggi li uso tutti i giorni senza nemmeno pensare a quanto siano magici. Prendi il Manuale delle Giovani Marmotte, per esempio. Ecco di cosa parlano i miei 3 minuti grezzi di oggi.

    TRASCRIZIONE
    Quando ero bambina a casa mia circolavano pochi libri e pochi giornaletti, giusto qualche Topolino e qualche Almanacco quando dovevamo fare il lungo viaggio sulla nave Tirrenia, andare a trovare i parenti che abitavano in continente. Però a casa avevamo il Manuale delle Giovani Marmotte che avevano regalato a mio fratello maschio, mentre a me avevano regalato il Manuale di Nonna Papera. Poi coi soldini miei ero riuscita a comprarmi anche il manuale di Paperinik Il Manuale delle Giovani Marmotte però io lo l'ho divorato da bambina, l'ho letto e riletto, e uno degli oggetti che ricicciava sempre e continuava a comparire tra le pagine del Manuale delle Giovani Marmotte, poi anche occasionalmente nei giornaletti di Topolino che riuscivo a leggere, era un oggetto che era assolutamente affascinante, magico, inimmaginabile nel mondo reale e cioè era il... Come si chiamava il Libro del Gran Mogol o qualcosa del genere. Comunque era un libro dove Qui, Quo e Qua trovavano qualsiasi cosa loro cercassero, guardavano lì e c'era sempre, c'era tutto, tutta la geografia la storia le curiosità le storie dei personaggi informazioni di di notizie eccetera. Ricorda qualcosa tipo Wikipedia in effetti ci ho pensato spesso a questo parallelo tra, in generale Internet e il Manuale del Gran Mogol delle Giovani Marmotte che è uscito dall'immaginazione di chi se l'è inventato quest'oggetto dove trovare tutto, tutto, tutto, tutto ed è uscito fuori dalla pagina ed è invece una realtà. Ehm. Stamattina mentre scorrevo le mie newsletter dove vado a pescare idee, dove leggo le cose che mi interessano, mi ha colpito un altro di questi oggetti uscito da un altro libro, questa volta la Guida degli Autostoppisti nello Spazio. Vi ricordate il pesciolino che si metteva nell'orecchio e che traduceva simultaneamente tutto quanto si sentiva in qualsiasi lingua, lo traduceva nella lingua della persona che lo indossava? E sì, ci sono questi ear bud, sapete quelle cuffie senza filo che sono state... che si possono usare per ascoltare la musica, il telefono, eccetera. Ne hanno fatto un paio che traducono fino a 40 lingue in tempo reale, già diversi anni fa questa questa ditta Timekettle WT2 aveva inventato qualcosa del genere che però traduceva un numero inferiore di lingue. Poi c'era un momento di pausa tra quando si sentiva la voce e quando si traduceva. Ecco, adesso il nuovo prodotto permette di tradurre in tempo reale fino a 40 lingue immediatamente.
    4 min
  • 3' grezzi Ep. 21 Sette religiose
    Le religioni degli altri le chiamiamo superstizioni. Io, da non religiosa, trovo affascinante chi crede ai dischi volanti o alle resurrezioni. E sto divorando il podcast Heaven's Gate che racconta la storia della setta religiosa finita nel suicidio di massa con le Nike nere.

    TRASCRIZIONE
    Mi sto impallando con le sette religiose. No, non sto diventando io una adepta a nessuna setta religiosa. Solo che da qualche giorno sto ascoltando con vorace attenzione e con vorace intensità un podcast 'Heaven's Gate', un podcast di Glenn Washington, che io seguo da tempo perché mi piace molto il suo podcast Snap Judgement. E in questo che sto ascoltando adesso 'Heaven's Gate', sono una decina di episodi dove parla dei fatti attorno alla setta delle Porte del Paradiso. Io all'epoca quando accadde non seguii molto anche perché non seguivo all'epoca tanto le cose che succedevano nel resto del mondo. Comunque nel 1974 questo tipo si inventa una setta religiosa e alla fine dopo una ventina d'anni nel 1997 tutti gli appartenenti a questa setta religiosa si suicidano, il famoso suicidio di massa con le Nike nere ecc. E il racconto di Glenn Washington è affascinante perché lui è un grande storyteller. E poi quello che rende ancora più affascinante il suo racconto è che lui stesso è cresciuto all'interno di una setta perché quando lui era bambino, i genitori hanno fatto parte di questa setta religiosa. Ecco, le sette religiose mi affascinano perché le trovo assolutamente incomprensibili e quindi, come tutte le cose che non capisco, mi affascinano. Non sono una persona religiosa, quindi per me è molto difficile capire come si possa credere ciecamente in qualsiasi cosa, sia all'astronave che viene a prelevarti, a portarti al prossimo livello, ma anche a qualcuno che risorge dopo tre giorni e ti porta in paradiso o quant'altro. Però diciamo che dal mio punto di vista, di persona che non crede, tutti quelli che credono hanno delle caratteristiche in comune. E così all'improvviso mi è tornata in mente una mia cara amica che purtroppo devo dire ex cara amica perché abbiamo praticamente perso i contatti, perché non parliamo più la stessa lingua. Eravamo molto, molto, molto, molto amiche da ragazzine e all'epoca la sua religione era l'eroina. Poi è riuscita a liberarsi dall'eroina, però è diventata una 'born again Christian', ho cercato questo termine, l'unica cosa che ho trovato in italiano e una 'cristiana rinata'. Comunque forse avete capito di cosa sto parlando. Almeno quando si faceva di eroina era divertente, ci si poteva chiaccherare. Poi una volta che è diventata born again Christian veramente l'ho persa completamente perché è diventato impossibile parlarci. Vabbè, finisco così.
    4 min
  • 3' grezzi Ep. 20 In spiaggia
    Poter essere in spiaggia in 10 minuti è un lusso, me ne rendo conto. La spiaggia del Poetto è uno dei miei posti del cuore. Anche d'inverno, quando fa freddo e le ragazzine sopra gli skateboard allargano le braccia come vele per farsi spingere dalle raffiche di vento. Giuro, l'ho visto ieri!

    TRASCRIZIONE
    La spiaggia è uno dei motivi per cui sono tornata a Cagliari. La gente che ha sempre vissuto qua non se ne rende conto della fortuna che ha la mia città, che in pochi minuti sei in spiaggia. Anche quando stavo a Melbourne c'era la spiaggia, però lì la città è gigantesca, le distanze sono incredibili e per arrivare in spiaggia mi occorreva 40 minuti e poi una volta arrivata lì in spiaggia, non c'era assolutamente niente nella spiaggia, appunto perché le spiagge non sono attrezzate, ma non c'era nemmeno, non c'era nemmeno un bar. Qui a Cagliari è tutto diverso. Qui a Cagliari quasi tutti i giorni vado in spiaggia a fare una passeggiata. Anche ieri, ieri pomeriggio, prima che facesse buio, faceva freddo, quindi avevo la giacca, i guanti. Però la sensazione di camminare sulla sabbia è fantastica. E poi una volta arrivata lì ti si apre tutto l'orizzonte. E c'è un sacco di gente. Perché negli ultimi anni la gente ha abbracciato l'idea che si esca a passeggiare non solo d'estate, ma anche quando fa freddo. E così la spiaggia era ben popolata, dalle piste dove si corre e dove si cammina, a quelle che costeggiano la spiaggia, c'erano persone che correvano, andavano in bicicletta, sui pattini, due ragazzine sugli skate che, siccome c'era molto vento, erano in piedi sulla tavola dello skateboard e si facevano portare dal vento. Avevano le braccia allargate, si facevano, e le usavano come una vela. In mare c'erano tantissimi windsurf e c'erano anche dei surf e sulla spiaggia c'erano poi delle persone. A un certo punto sono passate delle persone a cavallo e poi c'erano persone come me che passeggiavano e si godevano l'aria, l'aria aperta, le nuvole che si muovevano nel cielo. C'era molto vento, quindi sapevamo tutti che appena avesse un po' smesso il vento forse avrebbe anche piovuto. Però era era bello stare così. E quando si torna a casa poi c'è questa sensazione di libertà e anche quando poi ti togli i pantaloni, i jeans, e nel risvolto c'è tutta la sabbia che ti cade, che ti cade per terra, anche se poi la devi raccogliere, la devi pulire, però sai com'è e come quando prendi un libro che ti piace tanto e che non leggi da tanto tempo, lo apri e dentro ci sono dei granelli di sabbia, perché l'ultima volta che l'hai letto è stato in spiaggia, sotto il sole, sdraiata. Ecco, io non vedo l'ora che torni l'estate, perché l'estate scorsa mi sono divertita e c'è stato un momento di sospensione della pandemia. Adesso invece la pandemia pare sia rientrata e a partire da domani la Sardegna sarà zona arancione. Non so ancora cosa significhi, devo andare a leggermi il giornale. Eh vabbè, oggi finiamo così su una nota arancione.
    4 min
  • 3' grezzi Ep. 19 Studiare il giapponese
    Persino l'ordine del suono delle vocali è diverso da quello dell'alfabeto latino: a, i, u, e, o. Insomma, imparare il giapponese non è una passeggiata. Ma d'altra parte nessuno aveva detto di voler passeggiare, no?

    TRASCRIZIONE [ENG translation below]
    Ogni tanto, quando guardiamo gli anime, mio figlio mi chiede "Mamma, mamma, cosa c'è scritto lì?" quando appare qualche scritta in giapponese. Lui non si rende conto che anche se sto studiando il giapponese da quasi due mesi, adesso sono ancora al livello che ogni tanto riesco a riconoscere un segno, non dico lettera perché non sono lettere, sono segni. Ogni tanto riesco a riconoscere "Ah! quella è una A, quello significa MU, quello significa SU, SO", ecc. Perché il giapponese è una lingua difficilissima. Perché? Perché ho iniziato a studiare giapponese? Perché?

    Vabbè. Prima di tutto perché sono affascinata dalla cultura giapponese e dalla letteratura giapponese e mi piacciono tantissimo sia i manga che gli anime. Ho già parlato nei miei 3 minuti grezzi del mio amore per Lupin III, e poi perché volevo, una nuova sfida da affrontare, anche perché ho letto che per rimanere giovani nel cervello, per non farsi venire l'Alzheimer, una delle cose che si possono fare è quella di fare delle cose nuove, sempre, cose che sono difficili, che non sappiamo fare e che richiedono ma richiedono energia, richiedono, richiedono impegno.

    Ecco, ho pensato, tra le varie cose, ho deciso di iniziare a studiare il giapponese. Lo faccio da casa, naturalmente. Ho dapprima scaricato un paio di app, di quelle gratuite, alcune le usavo già, però mi sono resa conto che stavo semplicemente imparando in modo così, come una scimmia stavo ripetendo parole senza però conoscerne il significato e soprattutto senza sapere niente della grammatica eccetera. Poi ho trovato questa app fantastica che si chiama Human Japanese, che non solo ti dà le basi della lingua, le dà in modo molto, molto complesso, anche molto profondo, che se una persona non ha mai studiato lingue e non ha mai studiato, non ha mai fatto linguistica, non conosce la grammatica, è difficile. Ma siccome grazie a Dio e grazie agli esami che ho dato all'università con la professoressa Loi Corvetto, mitica ho studiato sia grammatica che linguistica, già parlo un paio di lingue, quindi a me agevola invece il compito.

    Detto ciò, il giapponese rimane una lingua difficilissima, e una lingua fantastica, io sto andando sempre in giro sia con l'app nel cellulare che nel mio tablet e quando ho un po' di tempo, ad esempio quando accompagno mia mamma all'ospedale a fare le visite di routine, io mi metto lì quelle due 3 ore, ta-ta-ta, ta-ta-ta io mi faccio tutti i miei esercizi di giapponese, imparando non solo a scrivere i segni, ma anche a scriverli partendo dalla parte giusta, dal verso giusto. Bellissimo. Divertentissimo. Ecco, oggi finisco così.

    TRANSLATION
    Sometimes when we watch anime, my son asks me "Mom, mommy, what's written there?" when some writing in Japanese appears. He doesn't realize that even though I've been studying Japanese for almost two months, now I'm still at the level that every now and then I can recognize a sign, I don't say letter because they're not letters, they're signs. Every now and then I can recognize "Ah! that's an A, that means MU, that means SU, SO", etc. Because Japanese is a very difficult language.

    Why? Why did I start learning Japanese? Why? Alright. First of all because I'm fascinated by Japanese culture and Japanese literature and I really like both manga and anime. I have already spoken in my podcast of my love for Lupin III, and then because I wanted a new challenge to face, also because I have read that to stay young in the brain, not to get Alzheimer's, one of the things one can do is to do new things, always, things that are difficult, that we don't know how to do and that require but require energy, require, require commitment.

    Well, I thought, among other things, I've decided to start learning Japanese. I do it from home, of course. I first downloaded a couple of apps, the free ones, I already used some of them, but I realized that I was simply learning like this, like a monkey I was repeating words without knowing their meaning and above all without knowing anything about grammar etc.

    Then I found this fantastic app called Human Japanese, which not only gives you the basics of the language, it gives them in a very, very complex, even very profound way, that if a person has never studied languages ​​and has never studied, never done linguistics, doesn't know grammar, it's difficult.

    But since thanks to God and thanks to the exams I took at university with legendary Professor Loi Corvetto, I studied both grammar and linguistics, I already speak a couple of languages, so it makes the task easier for me. Having said that, Japanese remains a very difficult language, and a fantastic language, I'm always walking around both with the app on my phone and on my tablet and when I have some free time, for example when I take my mother to the hospital to make routine visits, I put myself there for those two 3 hours, ta-ta-ta, ta-ta-ta I do all my Japanese exercises, learning not only to write the signs, but also to write them starting on the right side, on the right side. Beautiful. Very funny. Here, today I finish like this.

    4 min

About 3' Grezzi di M. Cristina Marras

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L'ironia distillata in queste pillole quotidiane conforta e concede una pausa. Tre minuti nell'imprevedibile.