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Analisi e commenti | RRL episodes

  • Chi fu don Lorenzo Milani ?
    Chi fu veramente don Lorenzo Milani, il sacerdote di cui il 27 maggio è stato celebrato, in pompa magna, il centenario della nascita? Le note biografiche sono queste: don Lorenzo Milani nacque a Firenze il 17 maggio 1923, da una famiglia della borghesia agiata, e a Firenze morì il 26 giugno 1967. Dopo una vita piuttosto libera si convertì, entrò in seminario, fu ordinato sacerdote nel 1947. Frutto della sua prima esperienza nella parrocchia di San Donato di Calenzano, fu un libro dal titolo Esperienze pastorali, che suscitò molte polemiche, fu censurato dalla Chiesa e gli costò il trasferimento in una parrocchia di montagna, a Barbiana nel Mugello, dove volle sperimentare una nuova pedagogia scolastica, di cui riassunse le linee in un altro libro dal titolo Lettere a una professoressa, che fu pubblicato nel 1967, ebbe grande successo e fu considerato uno dei testi di riferimento della Rivoluzione studentesca del 1968. Don Milani morì pochi mesi dopo, e subito iniziò la glorificazione della sua figura e della sua pedagogia.
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  • 202 - Scegliere la vita? Uno slogan perdente
    Scegliere la vita? Uno slogan perdente
    Il 22 maggio 2023 ricorrono 45 anni dall’introduzione in Italia della funestissima legge 194, che ha introdotto nella nostra legislazione l’aborto, cioè l’omicidio di Stato. Una legge, bisogna sempre ricordarlo, che passò con l’approvazione di un Presidente della Repubblica e di un Presidente del Consiglio cattolici, anzi democristiani. La legge abortista venne presentata come una conquista importante per le donne, essenziale per la loro autodeterminazione. Il settimanale “L’Espresso” del 14 maggio ha riproposto una sua vecchia copertina, oscena e blasfema, pubblicata il 19 gennaio 1975, in cui si vede l’immagine di una donna incinta crocifissa, perché priva della libertà di scegliere di abortire. “La legge sull’aborto, dopo 45 anni va ancora difesa” scrive “L’Espresso” perché “consente appunto questa libertà di scelta”.Però, secondo la filosofia perenne, e anche secondo la morale cristiana, non esiste la libertà di scegliere ciò che è intrinsecamente cattivo. La libertà umana, per potersi realizzare, presuppone un oggetto definito a cui riferirsi, regole assolute da seguire. Queste regole sono iscritte nella stessa natura umana e formano la legge naturale, che è anche una legge divina, perché Dio è autore della natura umana. L’uomo, prima di essere una persona, ha una natura, su cui si fondano i propri doveri e i propri diritti, racchiusi in una legge morale oggettiva e universale. Perciò Giovanni Paolo II, nella enciclica Veritatis Splendor, afferma che solo nell’accettazione della Legge morale che Dio dà all’uomo, “la libertà trova la sua vera e piena realizzazione” (n. 35). La libertà non è la possibilità di scegliere tra il bene o il male, ma la capacità della volontà di tendere al bene, e in primis a Dio, sommo bene dell’uomo. Il fondamento delle scelte dell’uomo non può essere il principio di autodeterminazione, ma solo quello, ontologico, di una legge naturale oggettiva, scritta nella realtà e conforme alla ragione e al bene. La violazione di questa legge è in sé un male e l’uomo ha il dovere di scegliere il bene e non ha nessun diritto a scegliere il male. Per questa ragione, ancora, nella enciclica Evangelium Vitae Giovanni Paolo II spiega che i cattolici devono considerare la 194 come una legge ”iniqua” priva “di validità giuridica” perché “quando una legge civile legittima l’aborto o l’eutanasia, cessa per ciò stesso, di essere una vera legge civile, moralmente obbligante” (n. 72). Stupisce dunque che la “libertà di scelta” della donna sia lo slogan inalberato da gruppi e individui del mondo pro-life, per combattere l’aborto. Il termine “scegliere la vita” è un errore non solo lessicale, ma concettuale. La parola scelta rimanda infatti ad un atto di volontà per il quale è possibile preferire una tesi rispetto ad un’altra, come se entrambe fossero legittime, senza alcun riferimento a una legge che le trascenda. In realtà il male intrinseco dell’aborto sta proprio nella violazione della legge morale che proibisce di uccidere l’innocente e questo male non costituisce un’alternativa lecita alla scelta di lasciar vivere l’innocente. Affermare il diritto di scegliere la vita significa, implicitamente, ammettere che esiste il diritto a rinunciare alla vita. Ma il diritto alla morte non esiste e il diritto alla vita non è una scelta, ma un obbligo morale. La vita, infatti, non si sceglie, ma si riceve: non è una scelta, ma un dono. La vita è un dono al di là della nostra volontà di viverla o di rinunciarvi, un dono gratuito di Dio, che non ci appartiene e che raggiungerà il suo pieno compimento nell'eternità, come afferma Giovanni Paolo II nella Evangelium Vitae, ricordando le parole del Vangelo (cf. 1 Gv 3, 1-2) e quelle della Sacra Scrittura: “Dono del Signore sono i figli, è sua grazia il frutto del grembo” (Sal 127/126, 3; cf. Sal 128/127, 3-4). La parola scelta rimanda all’autodeterminazione dell’uomo, escludendo o ignorando l’esistenza di una legge morale che obbliga l’uomo. Ma questa legge morale rappresenta l’unica barriera invalicabile che possiamo opporre alle forze rivoluzionarie che oggi aggrediscono la nostra civiltà. La battaglia, altrimenti, si sposta sul piano dei diritti soggettivi e, di conseguenza sul piano dei rapporti di forza politici, e conduce inevitabilmente alla sconfitta, perché solo la Verità e il Bene, nella loro purezza e integralità, sono destinati a vincere, nel tempo e nell’eternità. (Roberto de Mattei)
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  • Meditando sul mese di maggio - R. De Mattei 130523
    Meditando sul mese di maggio
    Il mese di maggio, tradizionalmente dedicato alla Madonna, può essere un tempo prezioso per aumentare la nostra devozione alla Beatissima Vergine Maria. In un bel testo spirituale dal titolo L’arte di utilizzare le proprie colpe (Edizioni Fiducia, Roma 2020, pp. 168, 12 euro) il padre Joseph Tissot (1863-1894), della congregazione dei Missionari di San Francesco di Sales, spiega che..
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  • 200 - Il 25 aprile, l'antifascismo e la resistenza
    Negli ultimi giorni, in Italia, si è discusso molto di antifascismo e di resistenza. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, parlando a Cuneo, ha affermato che il 25 aprile è la festa della identità italiana, ritrovata e rifondata dopo il fascismo. L'Italia è figlia dell'antifascismo e della resistenza, ha aggiunto, e le parole del giurista Piero Calamandrei "Ora e sempre resistenza", costituiscono un programma ideale.
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  • 198 - Funzione anglicana in Laterano. Un grave episodio
    Vorrei commentare un episodio che mi è sembrato grave e significativo. Lo abbiamo appreso da un comunicato ufficiale del venerando Capitolo di S. Giovanni in Laterano, rilasciato lo scorso 20 aprile 2023. Il comunicato dice questo: “Il Capitolo Lateranense, nella persona di Sua Ecc.za Mons. Guerino Di Tora, Vicario Capitolare, esprime profondo rammarico per quanto avvenuto martedì scorso, 18 aprile, all'interno della Basilica di S. Giovanni a Roma. Infatti, un gruppo di circa 50 sacerdoti, accompagnati dal loro vescovo, tutti appartenenti alla comunione anglicana, hanno celebrato sull'altare maggiore della cattedrale di Roma, contravvenendo alle norme canoniche. Mons. Di Tora ha anche spiegato che l'increscioso episodio è stato causato da un difetto di comunicazione.”
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  • 198 - Il messaggio pasquale dell’arcivescovo Sviatoslav Shevchuk Capo della Chiesa Greco-Cattolica Ucraina.
    Il prossimo 13 maggio, per iniziativa della Fondazione Lepanto, si svolgerà a Roma una conferenza su Fatima, la Russia, l’Ucraina nell’ora storica attuale. L’importanza di questa conferenza non è data solo dal tema, ma dalla partecipazione, in collegamento diretto da Kyiv, di Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk, arcivescovo maggiore di Kyiv e Padre e capo della Chiesa greco-cattolica ucraina.
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  • 197 - Consummatum est: il mistero della Redenzione
    La Passione di Gesù Cristo e la sua gloriosa Risurrezione non possono essere separate, formano un unico mistero del Cristianesimo: il mistero della Redenzione. Il Cristo della mattina di Pasqua, ci ricorda padre Calmel, si mostra a noi con le cicatrici del Venerdì santo. Pasqua non potrebbe essere separata dal Venerdì santo perché le cicatrici radiose di Gesù glorificato non potrebbero esistere senza le piaghe sanguinanti di Cristo crocifisso. Ogni forma di spiritualità che pretende di isolare il mistero della Risurrezione da quello della Passione travisa il mistero della Redenzione (Les Mystères du Royaume de la Grace, DMM, Paris 1997, p. 73).
    7 min
  • 196 - Fatima e l’Addolorata
    Tra i titoli che la tradizione della Chiesa attribuisce alla Beata Vergine Maria c’è quello di Addolorata. Tutta la vita di Maria fu un continuo dolore che ebbe il suo culmine nella Passione del suo Divin Figlio, che secondo san Tommaso d’Aquino fu “il massimo di tutti i dolori” (Summa Theologica, III, q. 46, a. 6). La devozione all’Addolorata nasce, prima ancora che dalla teologia, dal sensus fidei dei semplici fedeli nella contemplazione di Maria SS. sul Calvario, quando offrì liberamente il proprio Figlio e sé stessa in sacrificio al Padre. Due sono le feste liturgiche che richiamano questa devozione: la Festa dei Sette Dolori del venerdì di Passione e la festa della Beata Vergine Maria Addolorata del 15 settembre. La Madonna Addolorata è presente, assieme a quella del Carmelo, nel Messaggio di Fatima. Il 13 settembre 1917 la Madonna disse ai tre pastorelli: “Continuate a recitare il rosario per ottenere la fine della guerra. In ottobre verranno anche Nostro Signore, la Madonna Addolorata e quella del Carmelo, san Giuseppe con Gesù Bambino, per benedire il mondo”. Il 13 ottobre 1917, alla Cova da Iria, mentre la moltitudine della folla, assisteva al miracolo del sole, si presentarono agli occhi dei veggenti tre quadri, il primo simboleggiante i misteri gaudiosi del rosario, poi quelli dolorosi e infine quelli gloriosi. Soltanto Lucia vide i tre quadri; Francesco e Giacinta videro soltanto il primo. Apparvero prima accanto al sole, san Giuseppe con G
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  • 195- L’Annunciazione e la promessa di Fatima
    Il 25 Marzo, secondo la tradizione della Chiesa, è il giorno che vide il compimento del più alto mistero della nostra fede, quello dell’Incarnazione. Non c’è data storica che possa eguagliare questo giorno, neppure quella della Creazione. Il Cielo e la terra quella notte sospendono quasi il respiro. Un angelo, rapido come la folgore, scende dal Cielo e si inchina davanti a una giovane vergine, raccolta in preghiera, nella sua casa di Nazareth, un oscuro villaggio della Galilea. Questa giovane, di nome Maria, appartiene alla gloriosa casa di David, ma la sua famiglia è decaduta, e vive in decorosa povertà. E’ promessa sposa ad un altro giovane della stirpe di David, di nome Giuseppe, che vive anch’egli a Nazareth ma che, solo dopo un’assicurazione angelica avuta in sogno (Mt, 1, 24), la prenderà con sé nella sua dimora.
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  • 194 - San Giuseppe protettore della Chiesa, a Fatima e nel nostro tempo
    San Giuseppe, con san Michele Arcangelo, è il patrono della Chiesa universale, ma, a differenza di san Michele, il suo Patronato ha ricevuto una proclamazione solenne dal papa Pio IX, ,nel decreto “Quemadmodum Deus” dell’8 dicembre 1870, che ha stabilito che la sua festa fosse celebrata il 19 marzo di ogni anno. Questa festa è tanto importante che per celebrare il 150esimo anniversario del decreto di Pio IX, papa Francesco ha indetto un Anno di San Giuseppe dall’8 dicembre 2020 all’8 dicembre 2021: un’iniziativa nel solco della Tradizione cattolica di cui dobbiamo essergli grati.
    9 min

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