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ANSA - di Massimo Sebastiani.
Sembrava un'espressione relegata solo all'uso figurato e metaforico e invece, proprio come è successo a virus sei anni fa, è tornata a dover essere utilizzata per fotografare una cruda realtà che preferiamo non vedere. Nello spazio del mondo libero, in una società organizzata con istituzioni democratiche, con leggi teoricamente uguali per tutti, resistono e crescono sacche di schiavismo, 150 anni dopo l'abolizione ufficiale di questa forma di sopraffazione nel mondo occidentale. Anche l'origine della parola ci dice che alla base di questa oscena ingiustizia sociale ci sono perlopiù ragioni economiche. E perfino la parola più celebre della nostra lingua, conosciuta in tutto il mondo, deriva proprio da lì.
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ANSA - di Massimo Sebastiani.
Il presidente Mattarella, parlando al Politecnico di Milano in dialogo con Renzo Piano davanti ad alcuni studenti, ha riproposto il tema dell'errore non solo come sbaglio o addirittura falsità e fallacia. E' una posizione emersa in tempi relativamente recenti fino ad essere resa moda dal dilagare del coaching di qualunque tipo, molto indulgente sull'errore. Una cosa è certa, da Platone e Aristotele, per i quali era solo il contrario della verità, di strada ne è stata fatta parecchia: ma è stata tortuosa, anzi errante.
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ANSA - di Massimo Sebastiani.
Dopo le cosiddette prove di forza di Israele a Gaza e di Trump in giro per il mondo, dal Venezuela all'Iran, Re Carlo, con il suo intervento al Congresso degli Stati Uniti, che è stato definito fra l'altro 'capolavoro di diplomazia'. Ha riportato al centro dell'attenzione un'arte e una facoltà che una parte di mondo sembra considerare superflua quando non nociva. Ma se, come ci spiega il professor Michele Cortelazzo, dell'Accademia della Crusca, l'inizio della diplomazia risale al Rinascimento, momento storico di massima frammentazione e contrasto, un motivo per considerarla valida ancora oggi forse c'è.
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ANSA - di Massimo Sebastiani.
Non sorprende che, non solo dal punto di vista dell'etimologia, la parola tregua sia legata a guerra. Entrambe hanno un'origine nordica (warra e trewwa) ma la seconda arriva solo nell'ottavo secolo dopo Cristo e si deve al re longobardo Liutprando. E' una sospensione, una pausa, un riprendere fiato (in inglese: give me a break) ma proprio per questo è, e resta sempre, fragile. Come quell'intermezzo tra l'incubo del lager e il ritorno alla cosiddetta normalità cui Primo Levi ha dedicato un romanzo che porta quel titolo, La tregua.
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ANSA - di Massimo Sebastiani.
In tempi di messaggistica veloce e vocali, da quanto non si sentiva parlare di lettere? Che cominciano con il più classico 'Cara' o 'Cari'. Blaise Pascal ha reso immortale qualcosa che definisce il senso stesso di una lettera: qualcosa di meditato, argomentato, intimo e formale al tempo stesso. L'elemento decisivo è proprio quello della scrittura che è richiamato nell'etimologia della parola. Cosa hanno (forse) in comune la lettera della prof. accoltellata a Trescore, quella di Daniela Santanché a Giorgia Meloni e quella lasciata su una lavagna dai carabinieri in una scuola di Camporotondo?
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ANSA - di Massimo Sebastiani.
Per la civiltà occidentale è una parola delle origini: la cita, in un passo oscuro e famoso, il filosofo Anassimandro e sembra essere l'ordine di tutte le cose. Ma per noi quello che poi ha contato non è stata la Dike dei greci quanto piuttosto lo ius dei Romani. E Michele Cortelazzo, professore emerito di linguista e Accademico della Crusca, ci dice una cosa che ha un rilievo su come non è cambiata nei secoli la parola iustitia che da quello ius deriva. Cambiano ovviamente le teorie della giustizia: il filosofo John Rawls, tra i più influenti del secolo XX, ne dà una definizione che è diventata paradigma e su cui si discute ancora oggi.
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ANSA - di Massimo Sebastiani.
Dai Gracchi a Meloni passando per Martin Lutero e le varie leggi elettorali, la storia delle riforme è a dir poco tortuosa. La parola è al centro del dibattito da alcuni decenni e la proverbiale instabilità dei governi italiani non ha aiutato. Secondo una battuta di Tommaso Nannicini, economista e ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio, le riforme in Italia sono come l'autostrada Salerno-Reggio Calabria. Ma cosa significa riforma? Quale orizzonte prevale? Quello di 'dare nuova forma' o quello di 'rimettere a posto'? Forse solo il Pilates Reformer le contiene tutte e due e le concilia.
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ANSA - di Massimo Sebastiani.
Mafia e mafioso appartengono ormai a quella classe di espressioni il cui significato si è esteso e sfilacciato e viene applicato agli ambiti più disparati. Dal turismo al Consiglio superiore della magistratura. Ma la parola come è nata e da dove viene? Forse gli arabi non c'entrano ma la Sicilia certamente sì: siamo nel 1863. Dal cinema alla musica alle polemiche (garbate) di Giovanni Falcone contro l'abuso del termine, fino al ministro Nordio e all'intervento del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
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ANSA - di Massimo Sebastiani.
De Coubertin l'ha glorificata come esaltazione dello spirito olimpico (ma la celebre frase, 'l'importate non è vincere ma partecipare', in realtà non è sua) ma in 'partecipare', come spesso accade c'è qualcosa di non scontato. Prendere parte ma anche dare una parte. Essere uno (una parte) ma anche fare parte (di un gruppo, di una comunità) e non poter sfuggire a questo destino. Deriva da 'parte' che è una parolina magica e importantissima della lingua italiana. E partecipare non è affatto facile: secondo Mogol e Battisti è come 'volersi bene'.
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ANSA - di Massimo Sebastiani.
Grande potenza e medie potenze, politica di potenza ma anche immagine potente, show potentissimo e sogni potenti. Nell'era Trump, la parola potenza, con potere e forte, è una delle più usate. Pensando anche alla potenza di un motore e a quella dei watt sembra di poterla usare come un martello, sembra riferirsi soltanto alla forza: in fondo, secondo il celebre adagio di Giulio Andreotti, a logorarsi era soprattutto chi il potere non ce l'aveva. Eppure con il verbo potere chiediamo in un certo senso permesso ('Posso aprire la finestra?') e per Aristotele, uno dei padri della nostra cultura e dunque delle nostre idee, la potenza era ancora solo una possibilità non realizzata. Non diciamo ancora oggi 'potenzialmente' proprio in questo senso?
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