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Alcune opere ti accolgono come una stanza ben conosciuta: tutto è al suo posto, la luce è giusta, il mondo sembra fiero e luminoso. Poi arriva Magritte, entra in quella stanza ordinata e sposta un solo elemento. Basta quello per farci precipitare nel sospetto, nell’irritazione, perfino nella rabbia. Ma l’arte moderna ci prende davvero in giro? Bara? O siamo noi a infastidirci quando qualcosa mette in discussione l’illusione che il mondo sia comprensibile, governabile, perfettamente in regola?
In questa puntata di Arte Essenziale, a partire da Prospettiva: Madame Récamier di David e Prospettiva II: Il balcone di Manet, proviamo a capire perché certi dipinti sembrano tirarci un brutto scherzo. E perché proprio lì, dove ci sentiamo esclusi o trattati da sciocchi, può aprirsi un modo nuovo di guardare la realtà.
Puntata speciale dedicata al 1 aprile, sì. Ma con un pesce d’aprile che forse ci riguarda molto più da vicino.
Se questo tema e quelli sollevati dall'arte delle avanguardie ti riguardano e se vuoi continuare questa riflessione insieme a me, ho organizzato una diretta speciale su YouTube:
Lunedì 13 aprile, ore 19:00 sul canale Arte Essenziale
La live è riservata a chi acquista in preordine il mio nuovo libro.
Per partecipare:
– acquista il libro in preordine su qualsiasi piattaforma online (tipo qui: https://amzn.to/4rNdwXO)
– fai uno screenshot dell’ordine
– invialo via email a: [email protected]
A pochi giorni dalla diretta, ti risponderò con il link per accedere.
René Magritte, Prospettiva: Madame Récamier di David, 1951, National Gallery of Canada, Ottawa
https://www.gallery.ca/magazine/artists/proud-coffin-rene-magrittes-perspective-madame-recamier-by-david
René Magritte, Prospettiva II. Il balcone di Manet, 1951, MSK, Museum of Fine Arts, Gand
https://www.mskgent.be/en/collection/1961-a
Il mio canale YouTube: https://www.youtube.com/@RaffaellaArpiani
I miei libri:
Non ci capisco un Picasso https://amzn.to/4rNdwXO
Notte di luna con Van Gogh https://amzn.to/4pxEP8C
Musica e montaggio di Sas
Musica della sigla di u_i8dn2ohf5o from Pixabay
Viviamo convinti che basti un errore per incrinare tutto. Una parola fuori posto, una data sbagliata, un’imprecisione… e improvvisamente sembra che il resto non conti più.
Ma da dove nasce questa ossessione per scovare l’errore? E cosa succede quando questa paura ci blocca, ci paralizza, ci impedisce perfino di iniziare?
In questa puntata partiamo da una delle opere più spiazzanti del Novecento, Les Demoiselles d’Avignon di Picasso, per provare a guardare in faccia questa paura. Perché sì: anche Picasso ha esitato. Anche lui ha temuto il giudizio. E quando ha mostrato quel dipinto agli amici, è stato accusato, senza troppi giri di parole, di aver sbagliato tutto.
Eppure proprio da lì, da quell’apparente “errore”, nasce qualcosa di completamente nuovo. La domanda, allora, cambia: uno sbaglio può davvero definirci? Può cancellare il lavoro, lo studio, la buona fede che ci stanno dietro?
In questa puntata provo a rispondere anche a partire da me, da una paura molto concreta: quella di aver commesso degli errori nel mio nuovo libro in uscita a giorni: Non ci capisco un Picasso, una storia dell'arte per affrontare le sfide della vita (Feltrinelli).
Se questo tema ti riguarda e se vuoi continuare questa riflessione insieme a me, ho organizzato una diretta speciale su YouTube:
Lunedì 13 aprile, ore 19:00 sul canale Arte Essenziale
La live è riservata a chi acquista in preordine il mio nuovo libro.
Per partecipare:
– acquista il libro in preordine su qualsiasi piattaforma online (tipo qui: https://amzn.to/4rNdwXO)
– fai uno screenshot dell’ordine
– invialo via email a: [email protected]
A pochi giorni dalla diretta, ti risponderò con il link per accedere.
Pablo Picasso, Les Demoiselles d'Avignon, 1907, MoMA, New York
https://www.moma.org/collection/works/79766
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Cosa fai quando vieni a sapere una verità che potrebbe ferire qualcuno a cui vuoi bene? La dici, oppure preferisci tacere?
In questa puntata di Arte Essenziale parliamo di un’opera molto espressiva di Diego Velázquez, La fucina di Vulcano, per entrare in uno dei dilemmi più scomodi delle relazioni: che cosa significa essere davvero leali nei confronti di un amico? Dire la verità è sempre un gesto giusto e scontato? O a volte può diventare addirittura una forma di crudeltà? E il silenzio protegge, oppure rende complici del tradimento?
In questa magnifica opera Velázquez immortala l'istante in cui il dio Apollo fa irruzione nella laboriosa Fucina in cui Vulcano e suoi assistenti stanno forgiando le armi per Marte, per rivelare al dio del fuoco e della metallurgia che la sua bella moglie Venere lo sta tradendo proprio con il dio della guerra.
È una puntata sull'amicizia, sui segreti, sulla fedeltà e sul dolore che comporta assumersi la responsabilità di una scelta come questa. Non tutte le verità liberano, non tutti i silenzi sono uguali: non c'è una soluzione universale corretta cui ricorrere.
Va in scena il teatro dell'umanità!
Diego Velázquez, La fucina di Vulcano, 1630, Museo del Prado, Madrid
https://museodelprado.es/coleccion/obra-de-arte/la-fragua-de-vulcano/84a0240d-b41a-404d-8433-6e4e2efd21ab
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Chi lo ha detto che le donne devono stare sempre un passo indietro? Cosa si insegna alle bambine? Sorridi, sii carina, si compiacente. Mai che si dica: impara a far riconoscere i tuoi diritti, impara a lottare per chi sei e per ciò che ritieni giusto!
Anche nell’arte potrebbe sembrare la regola, ma per fortuna ci sono bellissime eccezioni. Tipo l'opera di Sofonisba Anguissola, "Bernardino Campi ritrae Sofonisba Anguissola", del 1559.
In questo caso, l’autrice dipinge il suo maestro che le sta facendo un ritratto, ma di fatto lei dipinge sia lui che il suo autoritratto! E lei lo domina, in una posizione leggermente dall’alto.
Forse sarebbe ora di insegnare alle ragazze giovani ad avere voce, non semplicemente a sorridere e a essere amabili e compiacenti!
Sofonisba Anguissola, Bernardino Campi ritrae Sofonisba Anguissola, 1559, Pinacoteca, Siena
https://it.wikipedia.org/wiki/Bernardino_Campi_ritrae_Sofonisba_Anguissola#/media/File:Sofonisba_Anguissola_-_Bernardino_Campi_Painting_Sofonisba_Anguissola_-_WGA00696.jpg
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Cosa significa portare un peso che nessuno vede? Essere parte portante della struttura, sostenere tutto eppure restare invisibili?
Nella Sala delle Cariatidi di Palazzo Reale a Milano, le statue femminili ferite dai bombardamenti del 1943 dialogano con le opere di Anselm Kiefer dedicate alle donne-alchimiste dimenticate dalla storia. Sono corpi in gesso martoriati, coperti di cenere, che hanno resistito ai bombardamenti, agli incendi e alle intemperie e che non sono stati restaurati, per trasformarsi in testimonianza visibile di un passato che non si vuole dimenticare.
In occasione dell’8 marzo, in questa puntata di Arte essenziale propongo una riflessione sulle ferite della storia e sull'invisibilità femminile, ma anche sui momenti in cui, nella vita quotidiana, molte donne si sentono proprio come quelle colonne portanti senza volto, presenze necessarie, scontate e mal riconosciute.
Forse non è vero che “non capiamo” l’arte contemporanea. Forse ci chiede un tempo più lungo, di guardare le crepe, di restare dentro la memoria, di non cancellare troppo in fretta le ferite.
Perché dai resti può nascere una voce preziosa, nuova e diversa.
Anselm Kiefer, Le Alchimiste
https://www.palazzorealemilano.it/-/anselm-kiefer.-le-alchimiste#main-content
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Come si inventa una soluzione quando non esiste alcun modello da seguire? Come si resiste quando tutti ti considerano visionario, strambo, persino folle?
Nel 1420 iniziano i lavori della Cupola di Santa Maria del Fiore a Firenze. Ma due anni prima, nel 1418, la città ammette pubblicamente di non sapere come chiudere il vuoto immenso del suo Duomo. Nessuno è in grado di voltare una cupola così grande e a un’altezza così vertiginosa.
L’unico a proporre una soluzione radicalmente nuova è Filippo Brunelleschi, che però viene deriso, ostacolato, più volte allontanato dalle riunioni. Eppure studia, viaggia, osserva l’antico, sfida la statica e inventa un sistema costruttivo mai visto prima: una cupola autoportante che ancora oggi domina Firenze e resta la cupola in muratura più grande al mondo.
In questa puntata di Arte Essenziale parliamo di cosa significa affrontare un problema quando non esistono precedenti, quando il “si è sempre fatto così” diventa una gabbia, e quando essere diversi significa esporsi al ridicolo prima ancora che al fallimento.
Perché se la soluzione non si trova, a volte occorre proprio costruirla.
Filippo Brunelleschi, Cupola di Santa Maria del Fiore, 1420-1436, Firenze
https://it.wikipedia.org/wiki/Cupola_del_Brunelleschi#/media/File:Cupola_Duomo_Firenze.jpg
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Perché ci innamoriamo di ciò che non possiamo avere? In questa puntata parliamo di amori proibiti, di desideri che nascono nell’ombra e di storie che si ripetono, spesso senza che ce ne accorgiamo.
Partendo dall’autoritratto di Filippino Lippi nella Cappella Brancacci, attraversiamo una catena di amori dentro altri amori: l’amore venerato per la cappella stessa, l’amore proibito tra Filippo Lippi e Lucrezia Buti, e quello, più sottile e pericoloso, per ciò che è irraggiungibile.
Un viaggio nell’arte del Rinascimento per parlare di relazioni impossibili, di indisponibilità emotiva, di schemi che ci affascinano proprio perché non ci chiedono di esporci davvero.
E di come, forse, si possa uscire dal circolo vizioso degli amori indisponibili.
Filippino Lippi, Autoritratto, dettaglio all'interno della Disputa di Simon Mago e la Crocifissione di san Pietro, 1424-26 e 1489-91, Cappella Brancacci, Santa Maria del Carmine, Firenze
https://it.wikipedia.org/wiki/Disputa_di_Simon_Mago_e_crocifissione_di_san_Pietro#/media/File:Filippino_Lippi_007.jpg
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Che Venere sia bella non è un segreto per nessuno, che se la faccia con molti amanti, nonostante sia sposata con Vulcano, non stupisce più di tanto. Ma cosa succede se il marito, improvvisamente geloso, decide di mettere alla prova la sua fedeltà, piazzando uno specchio alle spalle del letto, sperando di coglierla letteralmente in fallo? E che accade se nel frattempo il dio Marte si nasconde sotto il letto?
Sembra una commedia con Alberto Sordi, invece è il dipinto Venere, Vulcano e Marte, di Tintoretto, del 1551-1552, custodito all'Alte Pinakothek di Monaco di Baviera.
Come conviviamo con la gelosia? È un sentimento che dimostra il nostro amore oppure che svela la nostra insicurezza? Fin dove possiamo spingerci, per fugare i nostri dubbi? La gelosia rischia di distruggere il rapporto d'amore e di renderci contemporaneamente ridicoli, eppure sembra essere spesso parte dei nostri atteggiamenti.
Per non parlare del senso di possesso…
C'è un modo per sfuggirle e interrompere il meccanismo?
Jacopo Robusti, detto Tintoretto, Venere, Vulcano e Marte, 1551-1552, Alte Pinakothek, Monaco di Baviera
https://www.sammlung.pinakothek.de/de/artwork/M0xyBW5Lpl
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È un’opera mastodontica, grande quanto un bilocale, zeppo di più di 130 personaggi vestiti di tutto punto, ingioiellati, che partecipano a un matrimonio vip in compagnia degli ospiti più illustri e più potenti del tempo. Il vino scorre miracolosamente bene… eppure è l’opera più bistrattata della storia: la perfetta numero due.
Non occorre fare i fuochi d’artificio, anzi, non basta, se davanti a te hai sempre, e dico sempre, quel francobollo che ti ruba la scena da secoli: la Gioconda.
Parlo de Le nozze di Cana di Paolo Veronese, del 1563, esposto al Louvre di fronte alla Gioconda. Quale destino spetta a chi, nonostante il suo valore non viene visto e di conseguenza scelto?
Ti è mai capitato di sentirti messo in secondo piano, lasciato in panchina, non abbastanza valorizzato al lavoro o lasciato indietro in una relazione affettiva, tanto da viverla come una profonda ingiustizia che non rende merito al tuo valore?
Paolo Veronese, Le Nozze di Cana, 1563, Museo del Louvre, Parigi
https://collections.louvre.fr/ark:/53355/cl010064382
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Davanti alla Nike di Samotracia, al Louvre, restiamo senza fiato: ali spiegate, panneggio che sembra bagnato dal mare… eppure mancano la testa, le braccia, i piedi. E allora perché ci appare comunque perfetta? Perché la ammiriamo senza riserve, mentre con noi stessi siamo spietati, sempre a contare difetti, vuoti, errori, pezzi mancanti?
In questa puntata parliamo di mancanze, incompletezza e del mito della perfezione. La Nike nasce nell’ellenismo come scultura votiva per celebrare una vittoria navale, pensata per posarsi sulla prua di una nave e colpire lo sguardo dal basso, in mezzo al vento e all’acqua. Eppure oggi è proprio la sua fragilità a renderla ancora più potente: non “nonostante”, ma attraverso ciò che manca.
E se la vittoria non fosse essere interi? Se vincere significasse arrivare, resistere, attraversare il fuoco e reggere? In chiusura, come sempre, proviamo a chiederlo direttamente a lei: alla dea della vittoria.
Nike di Samotracia, II a.C. c., Museo del Louvre, Parigi
https://collections.louvre.fr/en/ark:/53355/cl010252531
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L’arte può insegnarci a vivere meglio, se la interroghiamo nel modo giusto.
Sono Raffaella Arpiani, prof di storia dell’arte, youtuber, divulgatrice e autrice per Feltrinelli.
Arte…
In ogni episodio incontriamo un artista o un’opera. Non per memorizzare date o dati, ma per avvicinarci e scoprire che cosa abbiamo in comune: fragilità, pentimenti, paure, desideri, mancanze. E quell'ostinata ricerca di senso che ci fa restare ad occhi aperti anche nel pieno della notte.
Tra rigore storico e narrazione, ogni mercoledì esploriamo un dipinto, una scultura o un frammento di bellezza contemporanea in cui specchiarci. Per fare un passo più in alto. O più in profondità.
Perché l’arte, se osservata con attenzione, può trasformarsi in un meraviglioso strumento per aiutarci a trovare il nostro posto nel mondo.
Questo è il mio canale YouTube: https://www.youtube.com/@RaffaellaArpiani
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