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L’occhio sgranato e posseduto dal desiderio, il muso proteso in avanti appoggiato alla tovaglia di lino bianco, già in parte fatta scivolare verso di lui. È Cesare al Rubicone, il cane dell’artista Wilhelm Trübner, posto di fronte all’enorme dilemma: resistere alla tentazione rappresentata da un ghiotto piatto di salsicce abbandonato davanti a lui, oppure "fare il bravo" e quindi resistere?
Certe occasioni fanno gola e forse saremmo pronti a infrangere ogni regola morale e sociale condivisa, pur di compiacere un desiderio immediato, di cui sappiamo che pagheremo le conseguenze. Cesare, come l’omonimo e ben più celebre personaggio storico, sta davanti al Rubicone delle sue decisioni. Anche se è soltanto un cane, sta vivendo una terribile crisi di coscienza.
Cosa è la cosa giusta da fare? Assecondare un desiderio che poi ci farà del male? Superare i confini da cui non si torna indietro? Oppure mortificarsi se sappiamo che questa è la cosa giusta da fare?
Siamo sicuri che gli animali non abbiano un'anima?
Wilhelm Trübner, Cesare al Rubicone, 1878, Galleria del Belvedere, Vienna
https://sammlung.belvedere.at/objects/10015/caesar-am-rubicon;jsessionid=9F12C8F9B46A1EA3121A7545F58ADF83?
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Il mio libro: Notte di luna con Van Gogh https://amzn.to/4pxEP8C
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Musica e montaggio di Sas
Come ci si sente a far parte di un gregge?
Una serie ininterrotta di pecore cammina ordinatamente in fila indiana da destra verso sinistra, lungo la riva di campi irrigati. I loro corpi vengono illuminati dal sole che ne evidenzia i contorni in controluce: producono ombre sghembe che si proiettano nell’acqua e si specchiano, duplicandosi, nell’acqua stessa, come una mandria più o meno regolare.
Tra loro ce n’è una scura, nera, che però cammina al pari delle altre, senza uscire dalla fila, senza essere quella ribelle e senza porsi il problema.
È il dipinto Lo specchio della vita, di Giuseppe Pellizza da Volpedo, del 1895-1898, custodito alla GAM di Torino.
Il gregge continua a scorrere, come facciamo sempre anche noi, seguendo chi ci precede, che sia la generazione famigliare, oppure per la posizione sociale o quella fisica.
Senza metterlo mai davvero in discussione. Si fa così. Lo fanno tutti. È la regola. Si è sempre fatto.
Come ci si sente, però, a far parte di quel gregge? Protetti o alienati? Accolti o conformati? Accettati o automatizzati? Inseriti o imprigionati?
Giuseppe Pellizza da Volpedo, Lo specchio della vita, 1895-1898, Galleria d'Arte Moderna, Torino
https://www.gamtorino.it/it/archivio-catalogo/lo-specchio-della-vita-e-cio-che-luna-fa-e-le-altre-fanno/
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Un uomo, con aria trasognata e persa nel vuoto, è seduto su uno sgabello, chiuso in un manto che non lascia intravedere nemmeno le sue braccia. Ma dal suo collo escono due teste: una rivolta in avanti e l’altra indietro. Ben prima della donna de Les Demoiselles d’Avignon di Picasso, di cui vediamo contemporaneamente la schiena e il volto, l’iconografia del mese di Gennaio a due volti rappresentata da Benedetto Antelami intorno al 1240 circa, ci fa riflettere sul momento di passaggio che si accompagna all’anno in arrivo.
Siamo capaci di fare bilanci del passato, riuscendo ad aprirci verso il nuovo?
Possiamo smettere di rimuginare su quello che avrebbe potuto essere e non è stato?
Come ci predisponiamo verso l’anno nuovo?
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Benedetto Antelami, Gennaio bifronte (dal ciclo dei mesi), 1240-1250 c., Battistero di Parma
https://artsandculture.google.com/story/3gXhlpj38H3MLA?hl=it
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31 dicembre, tempo di bilanci. Davanti a noi un futuro tutto da scrivere e da vivere, che per questo ci spaventa e fa paura. Un anno da lasciarci alle spalle che molto spesso porta davanti il segno meno. Ma a fare la differenza non è il numero dell'anno che cambia: forse è solo il coraggio di prenderci del tempo per riconoscere i nostri dubbi e lasciare che le aspettative per il futuro smettano di pesarci addosso come macigni. Quelle che pensiamo di dover soddisfare, quelle che ci imponiamo, quelle che crediamo gli altri proiettino su di noi…
Ad accompagnarci in queste riflessioni è una delle opere più inquiete del Rinascimento maturo: l'Annunciazione di Recanati di Lorenzo Lotto, del 1534. Invece della consueta iconografia con l'angelo a sinistra e la Vergine sulla destra, pronta ad accogliere la lieta novella, Lotto dipinge una giovane Maria rivolta nella nostra direzione, mentre volge le spalle all'angelo, come se non fosse pronta e avesse bisogno di prendere del tempo per reagire.
Ve la racconto in questa puntata di Arte essenziale – una diversa storia dell'arte per il complicato mestiere di vivere!
Lorenzo Lotto, Annunciazione, 1534 c., Museo civico Villa Colloredo Mels, Recanati
https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/4/4b/Lorenzo_Lotto_066.jpg
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Quando si avvicinano le feste molti di noi entrano in crisi: è l'inevitabile momento in cui ci viene naturale fare i bilanci. E quasi sempre pesano di più le mancanze e le storture delle conquiste che ci tengono in piedi. Eppure quasi tutti esprimiamo desideri (per fortuna!), sperando in piccoli o grandi miracoli trasformativi. Ma ha senso crederci? Esistono davvero?
Vi racconto la storia del primo presepe vivente, creato da san Francesco d'Assisi il 25 dicembre 1223 a Greccio e affrescato da Giotto all'interno della Basilica superiore di San Francesco ad Assisi.
È l'occasione per provare a capire se anche noi possiamo imparare a predisporre i miracoli, a progettarli e non semplicemente ad aspettarli. È possibile?
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Il presepe di Greccio, Giotto, Basilica Superiore di San Francesco, Assisi, 1299 c.
https://it.wikipedia.org/wiki/Presepe_di_Greccio#/media/File:Giotto_-_Legend_of_St_Francis_-_-13-_-_Institution_of_the_Crib_at_Greccio.jpg
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Con l’intenzione di essere stipendiato come artista di corte, Leonardo scrive al signore di Milano, Ludovico il Moro, mettendo in evidenza le sue capacità.
Ci aspetteremmo che elencasse le sue doti artistiche? Nient’affatto!
La lettera fa bella mostra di tutto quello che il toscano sa fare, a partire dalle esigenze del duca di Milano: armi, sistemi difensivi, architettura, canalizzazione dell’acqua…
Solo sul finale, come fosse un post scriptum, fa riferimento alle sue competenze “come chiunque altro” per dipingere e scolpire…
Chi l’ha detto che l’arte non possa essere davvero utile?
Impariamo da Leonardo a scrivere un curriculum efficace per il nostro interlocutore!
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Musica e montaggio di Sas
Questa è una puntata speciale. Ho bisogno di te.
Sto per essere insignita di un prestigioso premio dedicato alla divulgazione del Patrimonio culturale intitolato a Silvia Dell'Orso, per il mio libro Notte di luna con Van Gogh e per i miei canali YouTube, Instagram e questo podcast Arte essenziale e devo preparare un breve discorso.
Cosa faresti? Cosa sceglieresti?
Da non specialista e da prof di storia dell'arte ho deciso di parlare dell'opera che, almeno per metà, compare sulla copertina del libro: il Narciso di Caravaggio, del 1597-1599.
Il mio obiettivo è raccontarlo dimostrando il mio approccio e trattando del valore della divulgazione in cui credo moltissimo.
Questo discorso è una prova. Quando lo ascolterai tutto sarà già successo.
Fammi un in bocca al lupo! E grazie per la tua fiducia! Se ho vinto è anche merito tuo!
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Michelangelo Merisi da Caravaggio (attr.), Narciso, 1597-1599, Palazzo Barberini, Roma
https://barberinicorsini.org/opera/narciso/
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Musica e montaggio di Sas
Il busto-ritratto di Costanza Piccolomini è un'opera senza committente (!) che permette di affrontare lo spinoso tema della violenza contro le donne, ancora drammaticamente attualissimo.
Meglio conosciuta con il cognome da coniugata Bonarelli, amante focosa dell’artista Gian Lorenzo Bernini, nonché moglie di un suo assistente, Costanza è una donna volitiva, diversa dal modello femminile tipico dell’epoca che ci si aspetterebbe.
Il suo carattere indomabile e vivace conquista l'artista barocco più acclamato dell'epoca, che perde la testa e le dedica addirittura questo magnifico ritratto scultoreo, oggi custodito al Museo del Bargello di Firenze (ma esposto con il nome del marito: Costanza Bonarelli!).
La gelosia però interviene a deturpare la relazione e a sfregiare il volto della bella Costanza, vittima di un'orribile azione commissionata dallo stesso Gian Lorenzo per vendicare un tradimento.
Per non rovinarvi la sorpresa, vi racconto solo parzialmente la sua storia. L'altra parte la trovate all'interno di uno dei capitoli del mio libro e sul mio canale.
Alcune delle parole pronunciate da Costanza nella puntata sono state ispirate da un testo di Silvia Castiglioni.
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Gian Lorenzo Bernini, Ritratto di Costanza Piccolomini, 1636-1638, Museo del Bargello, Firenze
https://it.wikipedia.org/wiki/Busto_di_Costanza_Bonarelli#/media/File:Gianlorenzo_bernini,_busto_di_costanza_piccolomini_bonarelli,_1636-37_(bargello).jpg
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A volte occorrono mesi e mesi di pazienza, se non addirittura anni, affinché si vedano i risultati di un lavoro sotterraneo lento e meticoloso. È L’attesa della fertilità, del raccolto, della trasformazione di gesti invisibili in risultati concreti.
L'opera L'aratura nel Nivernese, di Rosa Bonheur, del 1849, ci permette di affrontare il tema della pazienza, della preparazione e della risolutezza necessaria per ottenere diritti minimi. Rosa, infatti, è la prima artista donna a portare i pantaloni, con un regolare permesso della polizia francese, che doveva rinnovare ogni 6 mesi.
Perché prima di seminare occorre preparare il terreno. E la prima aratura, chiamata dissodamento, si effettua all'inizio dell'autunno: serve a rivoltare il terreno in modo da garantire la circolazione dell'aria durante l’inverno.
Per rivendicare diritti che oggi sembrano scontati, ci sono voluti tempo e lotte.
Quella di Rosa Bonheur è una storia bellissima!
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Rosa Bonheur, L'aratura nel Nivernese, 1849, Museo d'Orsay, Parigi
https://www.musee-orsay.fr/it/opere/labourage-nivernais-68
Edouard-Louis Dubufe e Rosa Bonheur, Rosa Bonheur, 1857 c., Castello di Versailles
https://collections.chateauversailles.fr/#/query/fbe93391-98f3-47ee-a442-27f83f46e0bd
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Musica e montaggio di Sas
Come si fa a convincere qualcuno della validità delle nostre idee? Come si fa a sedurre il nostro interlocutore impiegando il linguaggio più adeguato?
Ce lo insegnano Guido di Pietro, Fra’ Giovanni da Fiesole e Beato Angelico, tre pittori straordinari, attivi nella prima metà del Quattrocento, con stili che sembrano molto diversi in apparenza. La cosa strana, però, è che si tratta di una persona sola!
Guido di Pietro entra in convento e assume il nome di Fra’ Giovanni, ma tutti cominciano a chiamarlo Angelico per la luce che irradiano i suoi dipinti e per il suo comportamento ineccepibile. Perché, allora, impiegare tre stili diversi?
Come un grande anticipatore delle leggi di marketing di oggi, l’Angelico comincia a distinguere il tono di comunicazione a seconda del pubblico cui si rivolge, passando da un linguaggio asciutto e ascetico, quando pensato per i suoi confratelli, a uno prezioso e raffinato, se i dipinti sono realizzati per la Chiesa di Roma o sensuali e più coinvolgenti, per un pubblico laico più distratto.
Occorre trovare il tono giusto per parlare alle persone giuste. A volte sbagliamo solo approccio!
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Beato Angelico, Annunciazione, 1438-1440, cella #3 convento di San Marco a Firenze
https://it.wikipedia.org/wiki/Annunciazione_della_cella_3_di_San_Marco#/media/File:Fra_Angelico_049.jpg
Beato Angelico, Annunciazione, entro il 1435, Museo del Prado, Madrid
https://it.wikipedia.org/wiki/Annunciazione_(Angelico_Prado)#/media/File:La_Anunciaci%C3%B3n_de_Fra_Angelico.jpg
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L’arte può insegnarci a vivere meglio, se la interroghiamo nel modo giusto.
Sono Raffaella Arpiani, prof di storia dell’arte, youtuber, divulgatrice e autrice per Feltrinelli.
Arte…
In ogni episodio incontriamo un artista o un’opera. Non per memorizzare date o dati, ma per avvicinarci e scoprire che cosa abbiamo in comune: fragilità, pentimenti, paure, desideri, mancanze. E quell'ostinata ricerca di senso che ci fa restare ad occhi aperti anche nel pieno della notte.
Tra rigore storico e narrazione, ogni mercoledì esploriamo un dipinto, una scultura o un frammento di bellezza contemporanea in cui specchiarci. Per fare un passo più in alto. O più in profondità.
Perché l’arte, se osservata con attenzione, può trasformarsi in un meraviglioso strumento per aiutarci a trovare il nostro posto nel mondo.
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