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La Flagellazione è un momento della Passione di Cristo, successivo al suo Processo, ispirato ai Vangeli di Matteo, Marco e Giovanni, che tuttavia fanno un semplice riferimento a questo evento, senza descriverlo. Secondo gli Evangelisti, infatti, Gesù fu sottoposto per ordine di Ponzio Pilato al supplizio della flagellazione. Questa forma di tortura, piuttosto ricorrente al tempo dei Romani, consisteva nel percuotere più volte il condannato con il flagellum (o flagrum), una particolare frusta costituita da un robusto manico da cui si dipartivano varie cinghie di cuoio o corde, a loro volta terminanti in piccoli oggetti acuminati, come schegge d’osso o piombi a forma di manubrio. Flagellazione e incoronazione di spine di Tiziano.
I colpi venivano inferti da due aguzzini (tortores), che si alternavano, e procuravano due tipi distinti di ferite: una lunga, provocata dalle corde, e una più aperta e profonda, causata dalle schegge. Il numero dei colpi variava, a seconda che la flagellazione fosse una punizione esemplare, cioè fine a sé stessa, oppure che precedesse la crocefissione, come nel caso di Gesù. A volte, la flagellazione costituiva una vera e propria forma di esecuzione: il suo prolungarsi, infatti, portava alla morte perché produceva lacerazioni così profonde da mettere allo scoperto le ossa.
Non conosciamo il numero di colpi inferti sul corpo di Cristo; è assai probabile, tuttavia, che egli sia stato frustato nudo e a schiena curva, legato a una bassa colonna. In mancanza di una precisa descrizione evangelica della Flagellazione, gli artisti hanno avuto la libertà di riproporla secondo la loro fantasia.
Iconografia della Flagellazione
Nelle rappresentazioni della Flagellazione, normalmente Cristo è mostrato a figura intera, coperto solo da un panno ai fianchi, legato a una colonna piuttosto alta, con le mani dietro la schiena, ed è affiancato dai carnefici che lo colpiscono. Ha il volto verso lo spettatore, particolare, questo, storicamente inattendibile. Il suo corpo può mostrare ferite più o meno accentuate, e questo dipende dalla sensibilità di ogni singolo artista. Talvolta la figura di Cristo è presentata senza i carnefici. Questa particolare versione iconografica della Flagellazione è chiamata, più semplicemente, “Cristo alla colonna”.
L’Incoronazione di spine
L’Incoronazione di spine è il momento della Passione di Cristo successivo alla Flagellazione, descritto con una certa evidenza da Matteo, Marco e Giovanni. Secondo questi Evangelisti, Gesù fu sottoposto dai soldati romani a un’ulteriore forma di tortura, suggerita loro dal particolare capo d’accusa. Siccome Ponzio Pilato aveva condannato Gesù per essersi dichiarato “Re dei Giudei”, essi lo schernirono e, dopo averlo flagellato, lo travestirono da re, ponendogli sulle spalle un vecchio mantello e infilandogli sulla testa una rudimentale corona ricavata da un ramo spinoso, i cui aculei gli si conficcarono nella carne.
La raffigurazione di questo episodio cominciò ad apparire solo in età medievale. Nella maggior parte dei casi Cristo è raffigurato frontalmente, seduto o in piedi, con le mani legate e il corpo segnato dalle frustate, mentre uno o più carnefici gli premono sul capo la corona di spine, a volte aiutandosi con un bastone per non pungersi a loro volta.
Due capolavori di Tiziano
Questo soggetto della Passione è stato affrontato da molti artisti rinascimentali, tra cui Tiziano Vecellio (1488/1490-1576), grande maestro della pittura veneta del Cinquecento. Il pittore dipinse l’Incoronazione di spine in ben due versioni, e in due differenti momenti della sua vita e della sua carriera. Confrontarle, aiuta anche a capire, a colpo d’occhio, come si evolse lo stile di Tiziano negli anni della sua maturità. Il primo, oggi al Louvre, fu dipinto dall’artista negli anni 1542-44, su commissione della Confraternita della Chiesa di Santa Maria delle Grazie a Milano.