Ci sono tempeste che non riguardano solo la nostra vita spirituale, ma anche il nostro lavoro, la nostra famiglia. Gesù vuole essere presente anche in quelle, per portarci a camminare sull'acqua. --- Stiamo affrontando una serie di messaggi che parla di tempeste. Nella vita di ciascun uomo e di ciascuna donna, sia che siano credenti, sia che non lo siano, talvolta arrivano “tempeste”, periodi lunghi o brevi dove ci sentiamo sopraffatti da eventi che sono al disopra delle nostre forze, e che non possiamo controllare o allontanare. La settimana scorsa abbiamo visto una tempesta, dove Gesù era direttamente presente nella barca, e avevamo detto che se hai Gesù nella tua barca, la tua barca non potrà affondare. Ma c'è un'altra tempesta descritta nei Vangeli. La troviamo sia in Matteo che in Marco, e noi salteremo un po' tra l'uno e l'altro racconto per avere un quadro completo di ciò che è accaduto. Leggiamo assieme Matteo: “46 Dopo aver salutato la gente, Gesù salì sulla collina a pregare 47 Quando scese la notte, i discepoli si trovavano in mezzo al lago, mentre Gesù era rimasto a terra. 48 Egli s'accorse che i discepoli erano in difficoltà; infatti, remavano a fatica, per il vento contrario. Verso le quattro di mattina, Gesù avanzò verso di loro, camminando sull'acqua. Stava per oltrepassarli 49 quando, scorgendolo, i discepoli cominciarono a urlare di paura, perché lo avevano scambiato per un fantasma. 50 Infatti, tutti quanti lo avevano visto e si erano spaventati, ma Gesù si fece subito riconoscere, dicendo: "Coraggio, sono io. Non abbiate paura!" “(Marco 6:46-50 PV) “28 Allora Pietro lo chiamò: "Signore, se sei davvero tu, dimmi di venire da te, camminando sull'acqua!" 29 "Vieni!" disse il Signore. Pietro allora scese dalla barca e cominciò a camminare sull'acqua, dirigendosi verso Gesù. 30 Ma, vedendo la tempesta, ebbe paura e cominciò ad affondare. "Salvami Signore!" gridò. 31 Gesù stese una mano e lo afferrò. "O uomo di poca fede", gli disse, "perché hai dubitato?" 32 Appena furono risaliti in barca, il vento cessò. 33 A quel punto gli altri che erano nella barca s'inginocchiarono davanti a Gesù, esclamando: "Tu sei davvero il Figlio di Dio!" “ (Matteo 14:28-33 PV) Anche questa volta cercheremo di scoprire come può aiutarci questo racconto ad affrontare le nostre tempeste. Questa volta vedremo otto fasi diverse. Questa settimana vedremo le prime 4, affrontando il solo brano dal Vangelo di Marco. Fase 1: “vento contrario” “Egli s'accorse che i discepoli erano in difficoltà; infatti, remavano a fatica, per il vento contrario.” (v. 48a) Non avete notato una differenza sostanziale rispetto alla tempesta della scorsa settimana? Gesù stavolta non è nella barca. Il vento e le onde sono le stesse, la paura anche, ma stavolta i discepoli sono soli soletti. (E' anche per questo che ci sono due fasi in più in quanto Gesù dovrà arrivare dentro la barca per far cessare la tempesta.) La volta scorsa abbiamo visto un episodio dove i discepoli stavano accompagnando Gesù durante una “evangelizzazione”, e avevano incontrato una tempesta. Questa volta i discepoli probabilmente non erano lì per divertimento. Che ci facevano in mezzo al lago di notte? Non stavano facendo una “gita in barca”, e neppure una evangelizzazione. Andare per mare di notte era il LORO lavoro, non avevano “opzioni”; pescare o morire di fame. Certo, seguendo Gesù avevano quasi tutti abbandonato i loro lavori, ma qualcosa nella pancia dovevano pur mettere. Stavano facendo quello che, sbagliando, chiamiamo “lavoro secolare”, come se la vita di un credente funzionasse a compartimenti stagni: questa è la mia famiglia, questo è il mio lavoro secolare queste sono le mie amicizie, questa è la mia fede... L'ho detto altre volte, la vita di un credente non è “... e Gesù”: la mia famiglia... e Gesù, il mio lavoro... e Gesù, i miei amici... e Gesù. Ma la vita di un credente deve essere “Gesù e...”: