Prima Rocco Basilico, poi il quartogenito del fondatore: in pochi mesi EssilorLuxottica ha visto uscire dalla gestione gli ultimi due esponenti della dinastia familiare con un ruolo operativo riconoscibile
Dal 31 agosto Leonardo Maria Del Vecchio ha lasciato la presidenza di Ray-Ban e l’incarico di chief strategy officer, pur mantenendo la propria quota del 12,5% in Delfin. La sua uscita arriva dopo quella, meno mediatica, di Rocco Basilico, effettiva dal 1° gennaio scorso. Basilico, figlio di Nicoletta Zampillo, moglie di Leonardo Del Vecchio, ha lasciato gli incarichi di chief wearables officer del gruppo e di presidente di Oliver Peoples, scegliendo di dedicarsi a nuovi progetti. Ma il suo percorso in EssilorLuxottica ha un rilievo che va oltre il ruolo formale: fu lui ad aprire il canale diretto con Mark Zuckerberg, scrivendogli una e-mail per presentarsi. Da quel contatto prese avvio il dialogo tra i due gruppi che ha portato alla partnership Meta-EssilorLuxottica e ai Ray-Ban smart glasses.
È un passaggio che oggi acquista un significato particolare. Basilico era il volto della scommessa wearable, cioè dell’incontro tra prodotto ottico, marchio e tecnologia. Leonardo Maria Del Vecchio, dal canto suo, presidiava la strategia e la presidenza di Ray-Ban, il brand più emblematico del gruppo. Con le loro uscite, la componente familiare non scompare dalla proprietà, poiché gli eredi restano soci di Delfin, ma esce completamente dalla gestione quotidiana di EssilorLuxottica e da una visione, continuativa a quella del fondatore, del futuro dell’eyewear.
La partnership con Meta oggi non appare in discussione. Nel 2024 è stata rinnovata per dieci anni e Zuckerberg ha pubblicamente ringraziato EssilorLuxottica, incluso Basilico, per il lavoro svolto. La roadmap su smart glasses, intelligenza artificiale, funzioni audio e possibili sviluppi in ambito salute visiva prosegue dunque all’interno di una struttura manageriale ormai interamente affidata ai vertici aziendali.
Il punto non è quindi la tenuta industriale del gruppo, che continua a investire su wearable, med-tech e crescita internazionale. Il punto è il mutamento del suo equilibrio identitario: EssilorLuxottica si avvia a essere sempre più una multinazionale manageriale, con una famiglia proprietaria ancora centrale ma non più rappresentata nelle funzioni operative.
Per l’ottica italiana e per il territorio di Agordo, la domanda è se questa evoluzione conserverà quella cultura d’impresa, quel rapporto con le persone e quella rapidità imprenditoriale che hanno fatto di Luxottica un caso irripetibile. Ma, forse, questo sarà l’ultimo dei problemi da risolvere
Nicola Di Lernia