Il Festival, in corso fino a sabato 28 febbraio nella città ligure, non è solo la gara canora più attesa dell'anno, ma una passerella dove il look definisce da sempre l’identità dell’artista. In questa 76esima edizione, dominata da un’estetica sobria e lineare, gli occhiali sono diventati per alcuni protagonisti un alleato per rafforzare la comunicazione non verbale dei cantanti
Mentre per quel che riguarda l’outfit i veterani e i giovani talenti, inclusi i rapper in un inedito rigore sartoriale, hanno scelto abiti essenziali per rimettere al centro la musica, nelle prime due serate del Festival di Sanremo 2026 l'accessorio eyewear è emerso come strumento di rottura o di protezione.
Il re indiscusso in questo contesto, Dargen D’Amico, non ha deluso. Per l'interpretazione di AI AI, ha sfoggiato una montatura “aliena” e futuristica, impreziosita da cristalli Swarovski. Le lenti avvolgenti cyber glam riflettevano i colori dell'Ariston, confermando l'occhiale non come maschera, ma come confine necessario tra Jacopo, l'uomo, e Dargen, l'artista.
Ditonellapiaga ha invece usato l'accessorio solo per sottolineare un momento dell’esibizione canora. Una montatura nera, stretta e squadrata dal taglio cat-eye, indossata soltanto per pochi istanti per enfatizzare la canzone Che fastidio. Un gesto comunicativo potente per schermare in un attimo lo sguardo dal mondo esterno.
Il rapper napoletano Luchè ha portato sul palco un perfetto esempio di urban luxury. I suoi occhiali “blackout”, scurissimi e impenetrabili, hanno completato un look intriso di mistero e rigore street, in perfetta simbiosi con il suo brano Labirinto.
LDA, in coppia con Aka 7even, ha giocato sulla variazione cromatica. Se nella prima serata ha scelto la sobrietà di una montatura nera squadrata, mercoledì ha scaldato l'atmosfera con lenti aranciate, utilizzate strategicamente solo per l'ingresso sul palco.
Tredici Pietro, nome d’arte di Pietro Morandi, ha optato per un design rimless moderno e minimale. Una scelta che valorizza il viso e sottolinea la somiglianza con il padre Gianni, sebbene il fitting “scivolato sul naso” abbia rivelato la sua audacia casual.
Non sono mancati i richiami al passato: il corpo di ballo di J-Ax ha interpretato una versione “cowboy post-moderno” con cappelli e occhiali vintage anni 70, creando un ponte visivo tra nostalgia e innovazione.
Non è passato inosservato l’eclettico maestro Enrico Melozzi, confermandosi uno dei direttori d'orchestra più coinvolti della rassegna. Con i suoi occhiali oversize e lenti colorate, ha mantenuto il suo stile energico inconfondibile, amato da molti artisti.
Infine, la spontaneità di Laura Pausini: il suo modello nero squadrato, visto sia sul palco sia nei backstage e sui suoi canali social, è diventato il simbolo di un’eleganza accessibile e quotidiana. Li ha usati solo per una presentazione sul palco dichiarando di non vedere più bene: sarà una reale necessità? (nelle foto, tratte da raiplay.it, da sinistra: Tredici Pietro, Luchè, Ditonellapiaga e Dargen D’Amico).
Angelica Pagnelli