Alla 83esima edizione della kermesse, in corso fino al 12 settembre, mai come in questo momento si guarda al passato per capire il presente. E le immagini diventano lenti d’ingrandimento che aiutano a mettere a fuoco la memoria ritrovata oppure le montature aggiungono stile e carattere ai protagonisti di alcuni film in lizza per il Leone d’oro
Così nel film La ragazza con la Leica di Alina Marazzi, tratto dal romanzo premio Strega di Helena Janeczek che racconta la vita di Gerda Taro (nella foto, di Manuel Alberto Claro, in alto, a sinistra): in fuga dalla cupa Germania nazista degli anni Trenta, la pioniera della fotografia in guerra si ritrova libera, sensuale, leggera nel clima bohemien parigino. Tra i suoi vari amori, il mitico reporter Robert Capa, che la corteggia con l’arte della fotografia e la invita in Spagna per un reportage sulla feroce guerra civile. Gerda, coraggiosa o forse un po’ incosciente, prima lo accompagna e poi torna da sola, per stare vicina ai compagni della Resistenza contro il fascismo. Purtroppo morirà sul campo a soli 26 anni, investita da un carrarmato. Le foto della sua Leica verranno ritrovate per caso solo nel 1995, in una valigia in Messico. E questi scatti, così potenti, rendono finalmente merito al talento di una grande fotografa, che non è stata solo la compagna invisibile di Robert Capa.
Un altro film decisamente attuale è Ink di Danny Boyle, in prima mondiale al concorso. Da guardare con le lenti e la sfacciataggine degli anni Settanta. Nel 1969 un giovane e ambizioso editore australiano, Rupert Murdoch, insieme a un ancora più ambizioso giornalista inglese, Larry Lamb, lanciano The Sun, il tabloid popolare, contro il giornalismo snob ed elitario britannico. Provocazione, sesso, scandali, gossip fanno vendere subito milioni di copie. Ma il problema arriva dopo: chi decide quando si è superato il limite? E qui c’è chi ha il coraggio di dire basta, come la giornalista Jules Davies, una strepitosa Claire Foy, che, elegantissima e con gli iconici pilot (nella foto, di Anthony Dickenson, in basso), butta la penna e se ne va. Dettaglio importante: il film è ambientato nel 1969 ma sembra parlare di social media, algoritmi e clickbait.
E poi c’è Wild Horse Nine (nella foto, de La Biennale, in alto a destra, un frame) di Martin McDonagh, quello di Tre Manifesti a Ebbing Missouri e gli Spiriti dell’Isola. Anche qui gli occhiali anni Settanta, indossati da due vecchi agenti della Cia, sono i veri protagonisti. Chris (John Malkovich) e Lee (Sam Rockwell) nel 1973 si trovano in Cile alla vigilia del golpe contro Salvador Allende. Sono in partenza per l’Isola di Pasqua ma, guarda caso, i due sono sempre presenti e attivi nei momenti “strategici”. Dall’uccisione di John Kennedy a Dallas, a Cuba, in Guatemala e in Congo, il fatto è che in questo film scanzonato si ride dall’inizio alla fine, per le battute demenziali e i dialoghi politically non correct dei due sicari. Salvo poi rendersi conto che non c’è proprio niente da ridere.
Rosaria D’Amico