In Italia circa un milione e mezzo tra bambini e adolescenti sono già miopi, l’85% dei genitori non conosce le soluzioni per rallentarne la progressione, la diagnosi spesso arriva quando il bambino non vede la lavagna. Il sistema è reattivo, deve diventare anche preventivo
«Se non si interviene entro il 2050, la metà dei bambini e dei ragazzi potrebbe essere miope. Già oggi la miopia riguarda il 36% dei bambini tra 5 e 19 anni, con un aumento del 50% negli ultimi 30 anni». Così si legge sul sito della Società Italiana di Pediatria. Non siamo quindi di fronte a un’emergenza futura: è già adesso.
Lo conferma anche l’indagine Ipsos commissionata da EssilorLuxottica nel 2024: 1 genitore su 3 non sa definire la miopia. E l’85% non conosce le soluzioni per rallentarne la progressione. Il problema quindi non è tanto la miopia, ma l'ignoranza intorno a essa.
La prima visita avviene mediamente a sei anni, spesso solo perché l'insegnante segnala che il bambino non legge la lavagna. Non si tratta perciò di uno screening, bensì di un soccorso tardivo. Eppure la scuola è il luogo dove i ragazzi passano sei ore al giorno, in cui si formano le abitudini visive e dove il problema diventa visibile prima che altrove. Aggiungere a pieno titolo nella lotta contro la miopia giovanile i dirigenti scolastici alla filiera di oculisti, ortottisti, ottici optometristi e pediatri significa costruire un sistema, non fare una campagna o ideare dei claim: screening periodici gestiti dalla filiera presso le scuole, formazione degli insegnanti al riconoscimento dei segnali precoci e comunicazione alle famiglie su cosa rallenta la progressione miopica sarebbero già risultati importanti.
Un programma percepito come operazione commerciale muore al primo consiglio di istituto: se invece viene visto come contributo alla salute pubblica diventa un asset reputazionale. La filiera ha le soluzioni, la scuola i bambini: manca solo la decisione di metterli insieme, con un approccio di servizio, non di vendita.
Tuttavia, secondo una recente ricerca condotta dall’Irsoo di Vinci, pubblicata anche sul numero di gennaio 2026 di b2eyes magazine, sono stati inviati circa 8.000 questionari online a dirigenti scolastici di elementari e medie d’Italia, pubbliche e private, perché li sottoponessero ai genitori dei propri alunni. La risposta delle scuole è stata minima: solamente il 2% ha cliccato per scaricare il documento e sono stati raccolti quasi mille questionari dagli stessi genitori. Da un lato, pochi ma utili per una fotografia della situazione, dall’altro indicativi della scarsa sensibilità al tema da parte del sistema scolastico. Per questo occorre mettere in filiera nei prossimi mesi anche la scuola, perché i primi segnali della miopia giovanile nascono soprattutto nelle aule della materna e delle primarie.
Il 2050 non è lontano. E quella stima, un bambino su due miope, non rappresenta un destino segnato, ma una nostra scelta.
Nicola Di Lernia