A cent’anni dalla nascita ricordiamo Bruno Maderna (1920 - 1973), il compositore veneziano è stato tra gli artefici della nuova avanguardia musicale italiana del ‘900 oltre ad essere considerato il vero padre della musica dodecafonica. Negli anni ’50 e ’60 diventò il fulcro di riferimento per le ultime generazioni di compositori: come direttore d’orchestra, svolse infatti un’intensa attività in favore della musica contemporanea, tenendo a battesimo numerose prime esecuzioni di composizioni d’avanguardia.
È la voce narrante di Michele Selva - autore della rubrica la Musica come Pratica dell’Impossibile - a tracciare un ritratto della figura "maderniana", costellata da uno spirito irrequieto ed avventuroso in quanto non cessò mai d’indagare nuove tecniche compositive nel corso della sua carriera. Il suo è un cruciale punto di raccordo fra le esperienze seriali strutturaliste della scuola di Darmstadt e le nuove possibilità offerte dalla musica elettronica. Nel 1955 infatti - insieme all’amico e collega Luciano Berio - inaugura lo Studio di Fonologia Musicale di Radio Milano (RAI), l'ambizioso polo della “nuova musica” in Europa, in cui si fondano per la prima volta in Italia musica e tecnologia.
Un immenso bagaglio di esperienze che anche oggi ha molto da insegnare ad una contemporaneità musicale che spesso si dimentica del passato e della forza di una cultura trasversale.
Regìa di Alessandro Renzi