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Nella notte tra venerdì e sabato, Stati Uniti e Israele lanciano l’operazione Epic Fury contro centinaia di obiettivi in Iran. Poche ore dopo, Donald Trump annuncia la notizia che cambia tutto: secondo la Casa Bianca, il leader supremo Ali Khamenei è stato ucciso. Mentre si contano le prime vittime americane, Trump parla di possibili negoziati con “nuovi leader iraniani” e di una guerra che potrebbe durare settimane.
Missili su Israele e sulle basi USA nel Golfo, sirene nelle città, tensioni in Libano, Gaza e Cisgiordania. L’Iran raziona il suo arsenale, Israele intensifica i bombardamenti e il rischio di un conflitto regionale diventa sempre più concreto. Siamo davanti alla fine della Repubblica Islamica o all’inizio di una fase ancora più instabile? In questo episodio analizziamo cosa sta accadendo e quali scenari potrebbero ridisegnare il Medio Oriente.
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Milioni di documenti. Un atto di trasparenza atteso per anni. E nuove domande che riaprono il caso.
Oggi parliamo degli sviluppi più recenti legati agli Epstein Files, pubblicati dal Dipartimento di Giustizia dopo l’approvazione dell’Epstein Files Transparency Act. Ma secondo un’analisi del New York Times, tra quelle carte mancherebbero documenti chiave: promemoria dell’FBI relativi alle accuse mosse nel 2019 da una donna contro Jeffrey Epstein — e contro Donald Trump.
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Donald Trump torna davanti al Congresso con il discorso sullo Stato dell’Unione più lungo della storia. Dipinge un’America rinata: inflazione domata, confini blindati, guerre chiuse, economia in corsa verso una nuova “Golden Age”.
Ma cosa succede quando dalla retorica si passa ai numeri?
L’inflazione non era ai “livelli record” al suo insediamento: era già intorno al 3%. Il picco del 9% risale al 2022, sotto la presidenza di Joe Biden — e negli anni ’70 e ’80 si erano registrati livelli persino superiori.
E poi i brogli elettorali “dilaganti”, i dazi pagati “dagli altri Paesi”, i record sull’occupazione, le deportazioni senza precedenti. Dichiarazioni forti. Ma supportate dai dati?
In questa puntata di Buongiorno Mondo analizziamo cosa non torna nel discorso di Trump: tra ego, promesse di età dell’oro e — come ha scritto il The Wall Street Journal — poca empatia.
Perché tra narrazione e realtà, in politica, la distanza può essere decisiva.
(FONTI New York Times; Wall Street Journal, Haaretz; Washington Post)
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Quattro anni di invasione: la Russia ammette di non aver raggiunto gli obiettivi.
Il Cremlino confessa, Peskov parla chiaro, mentre Mediazona e BBC confermano oltre 200.000 soldati russi morti verificati.
Perdite ucraine stimate a oltre 1 milione, un'economia russa deformata (quasi metà budget in guerra), riserve prosciugate e un futuro in bilico.
Testimonianza diretta da Piero Meda, direttore Paese We World Ucraina, insert audio Putin/Zelensky e analisi shock sul quinto anno di conflitto.
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Puerto Vallarta si sveglia con il rumore degli spari. Auto in fiamme, strade bloccate, città paralizzate. La morte di “El Mencho”, leader del Cartello Jalisco Nueva Generación, accende una nuova ondata di violenza in Messico. È davvero un punto di svolta nella guerra ai narcos o solo l’inizio di un’altra escalation?
Buongiorno Mondo. Prendetevi un caffè. Oggi vi porto dentro le ore che stanno cambiando il Messico.
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Una sentenza storica riaccende lo scontro tra Casa Bianca e potere giudiziario e riapre la partita sui dazi.
Tra nuove tariffe al 15%, minacce su Truth Social, imprese che chiedono rimborsi e mercati in tensione, il mondo economico entra in 150 giorni decisivi.
Chi paga davvero il costo delle tariffe?
Le promesse della “Golden Age” stanno funzionando o il conto ricade su aziende e consumatori americani?
Dall’Europa agli Stati Uniti, tra politica, diritto e commercio globale, capiamo cosa sta cambiando minuto dopo minuto.
Buongiorno Mondo. Settimana intensa.
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In questa puntata di Buongiorno Mondo analizziamo la tensione altissima tra USA e Iran.
Gli Stati Uniti hanno schierato una massiccia forza militare nel Medio Oriente: due portaerei (USS Abraham Lincoln già in zona e USS Gerald R. Ford in arrivo), decine di caccia aggiuntivi, sistemi antimissile e asset per operazioni prolungate – la più grande concentrazione di potenza aerea dai tempi dell’Iraq 2003.
Il presidente Trump non ha ancora deciso, ma fonti dicono che l’esercito USA potrebbe essere pronto a colpire già questo weekend se la diplomazia fallisce. I colloqui indiretti a Ginevra hanno prodotto solo “principi guida” e progressi limitati: l’Iran chiede tempo, Washington vuole stop totale all’arricchimento nucleare e ai missili. (fonti: Haaretz, New York Time, Cnn, Wall Street Journal, Times of Israel)
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Nasce il Board of Peace, l’organismo voluto da Donald Trump per ridisegnare il futuro di Gaza e, forse, dell’intero Medio Oriente. Ventisei Paesi al tavolo. L’Italia presente, ma solo come osservatrice. Israele partecipa, ma con tensioni interne. Turchia e Qatar dentro. L’ONU sullo sfondo.
Struttura centralizzata, potere di veto presidenziale, miliardi promessi per la ricostruzione — ma con un divario enorme tra annunci politici e realtà sul terreno. E poi la domanda cruciale: chi governerà davvero Gaza nel “giorno dopo”? In questo episodio di Buongiorno Mondo analizziamo il nuovo strumento di potere americano, le fratture diplomatiche e le incognite che potrebbero trasformare il Board in un punto di svolta… o nell’ennesimo tentativo incompiuto.
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Le luci di Washington restano accese mentre a Ginevra si riapre il canale negoziale tra Stati Uniti e Iran. Minacce, ultimatum, portaerei nel Golfo e missili nello Stretto di Hormuz: la pressione sale su tutti i fronti.
Donald Trump alza la posta — “arricchimento zero” e persino cambio di regime — mentre Teheran parla di principi condivisi ma fissa le sue linee rosse. In mezzo, Israele osserva e prepara le sue mosse.
Accordo fragile, stallo pericoloso o nuova escalation? In questo episodio di Buongiorno Mondo analizziamo cosa c’è davvero sul tavolo dei negoziati e perché, questa volta, il compromesso potrebbe essere più difficile della guerra.
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Dalla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco arrivano parole che rassicurano — ma anche segnali che inquietano. Marco Rubio promette continuità atlantica, ma avverte: l’America seguirà i propri interessi, con o senza l’Europa.
Intanto Friedrich Merz annuncia il ritorno della Germania nella geopolitica delle grandi potenze: più esercito, più strategia, meno moralismo. E tra Berlino e Roma nasce una convergenza pragmatica, dettata da paure comuni e nuove fragilità economiche.
È la fine dell’asse tradizionale? Sta nascendo un nuovo equilibrio europeo?
🎙️ In questo episodio di BuongiornoMondo analizziamo la frattura dentro l’Occidente e le nuove alleanze che stanno ridisegnando l’Europa.
(FONTI: Ispi, New York Times, Corriere della Sera, Wall Street Journal)
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