La partita di ieri sera contro il Milan a San Siro ha chiuso ufficialmente l’avventura rossoblù del laterale classe 2004, arrivato in Sardegna in prestito dall’Atalanta e capace, nel giro di pochi mesi, di trasformarsi in una delle rivelazioni assolute della Serie A.
Una stagione semplicemente enorme.
Numeri da giocatore totale
Bastano i numeri per comprendere il peso avuto da Palestra nell’annata del Cagliari:
37 presenze su 38 partite di campionato;eletto miglior difensore della Serie A;esordio con la Nazionale maggiore;crescita vertiginosa della valutazione di mercato;interesse concreto da parte di top club italiani ed europei.Ma i numeri, in questo caso, raccontano solo una parte della storia.
Perché ciò che ha colpito davvero di Marco Palestra è stata la naturalezza con cui ha affrontato tutto questo. Come se la pressione non gli appartenesse. Come se giocare a certi livelli fosse la cosa più normale del mondo.
La fascia destra come territorio personale
Nel sistema di gioco rossoblù, Palestra è diventato rapidamente un punto fermo. La fascia destra si è trasformata nel suo habitat naturale: accelerazioni, progressioni palla al piede, uno contro uno continui e quella capacità sempre più rara nel calcio moderno di saltare l’uomo con naturalezza.
Non soltanto corsa, però.
Il ragazzo di Buccinasco ha mostrato anche letture intelligenti, spirito di sacrificio e una continuità di rendimento impressionante per età e inesperienza ad altissimo livello.
In tanti “spaccano” per qualche mese. Molto meno frequente è vedere un giovane reggere un’intera stagione da protagonista senza quasi mai abbassare il livello.
La qualità che colpisce più di tutte
Eppure, forse, la qualità più evidente di Marco Palestra non riguarda nemmeno il campo.
Chi ha avuto modo di osservarlo sul campo e anche lontano dalle partite, per alcuni momenti pubblici, non può che parlare infatti di un ragazzo serio, educato, concentrato, mai sopra le righe. Nessuna posa da fenomeno precoce, nessuna arroganza costruita attorno ai riflettori arrivati improvvisamente.
Un dettaglio che nel calcio contemporaneo pesa quasi quanto il talento tecnico.
Perché il rischio di perdersi dentro il rumore attorno ai giovani talenti è enorme. Palestra, invece, ha sempre dato l’impressione di avere una bussola interna molto chiara.
Un addio che sa di calcio vero
Adesso il futuro resta tutto da decifrare. Non è ancora possibile sapere quale maglia indosserà nella prossima stagione, né se l’Atalanta deciderà di trattenerlo oppure aprire ad altri scenari.
Quello che è certo è che il Cagliari perde un giocatore speciale.
Non soltanto per il rendimento, ma per ciò che ha rappresentato: un calcio moderno ma ancora genuino, feroce nelle accelerazioni ma pulito nei modi, spettacolare senza diventare mai personaggio.
E forse è proprio questo che rende difficile salutare davvero Marco Palestra: la sensazione nitida di aver visto passare qualcosa di raro sulla fascia destra dell’Unipol Domus.
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