Il Cagliari esce sconfitto dalla sfida contro il Pisa alla Cetilar Arena, al termine di una gara in cui i rossoblù hanno mostrato diverse difficoltà a livello di atteggiamento e nella costruzione offensiva. I toscani hanno sfruttato una giornata poco brillante della squadra sarda, riuscendo a controllare il match con grande attenzione tattica.
Le occasioni create dal Cagliari sono state davvero poche: la traversa colpita da Obert e il gol estemporaneo di Pavoletti rappresentano praticamente le uniche vere fiammate offensive dei rossoblù. Troppo poco per mettere in difficoltà un Pisa ordinato e ben organizzato: nonostante l’inferiorità numerica dal 37°, situazione che sulla carta – e non solo – avrebbe dovuto favorire invece la squadra di Pisacane.
Il piano del Pisa: fermare Palestra
Uno degli aspetti chiave della partita è stato il lavoro difensivo del Pisa su Marco Palestra. L’esterno destro del Cagliari, tra le rivelazioni della stagione, è stato controllato con grande attenzione per tutta la gara.
I nerazzurri hanno scelto di limitarne gli spazi e le accelerazioni, impedendogli di sviluppare le sue consuete incursioni sulla fascia. Una strategia che si è rivelata efficace: Palestra è stato spesso costretto a limitarsi ai cross, senza riuscire a creare superiorità o situazioni realmente pericolose.
Bloccare il giovane esterno, dotato di tecnica, velocità e personalità, ha significato neutralizzare una delle principali armi offensive della squadra rossoblù: se non “la” principale, non da ora.
Un Cagliari con poche soluzioni offensive
L’attenzione difensiva del Pisa ha evidenziato anche un limite strutturale del Cagliari. Con Palestra ben contenuto, la squadra fatica terribilmente a trovare alternative credibili per rendersi pericolosa.
La mancanza di varietà nelle soluzioni offensive è emersa chiaramente nel corso della partita, lasciando il reparto avanzato spesso isolato e poco supportato. Non è una novità nel corso della stagione: il giovane esterno, di proprietà dell’Atalanta, ha rappresentato fin dall’inizio uno dei principali punti di riferimento nella manovra offensiva.
Cambiare strategie e, forse, anche le gerarchie
Non è infatti un problema recente ma radicato, quello che vede un terminale principale – Kiliçsoy, nella maggior parte dei casi – isolato, costretto a retrocedere di parecchi metri e fatalmente lontano dalla porta. Un quadro ben noto già dallo scorso campionato, con la situazione di Piccoli che non si discostava tanto da quella attuale. Tornando al presente e ai titolari, si possono citare anche il sacrificio costante di Esposito o l’arretramento definitivo di Gaetano a play. Essendo rare pure le conclusioni dei centrocampisti, potrebbe essere arrivato il momento per Pisacane di prevedere qualche rischio in più. Rimescolare le idee, cambiare strategie e forse anche le gerarchie: al netto delle assenze, seppur importanti, la classifica impone delle riflessioni su questo argomento. D’altronde, se dopo le tre vittorie di fila i tre punti non arrivano da ben sei turni (con quattro sconfitte)…
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