Il 20 novembre 2025 ricorre il centenario della nascita di Manlio Scopigno, figura leggendaria nella storia del Cagliari e del calcio italiano. Nato a Paularo, in Friuli, Scopigno ha scritto la pagina più gloriosa della storia rossoblù: la conquista dello Scudetto nella stagione 1969-70, impresa unica che ancora oggi rappresenta un punto di riferimento identitario per tutto il popolo cagliaritano.
Un profilo fuori dagli schemi
Allenatore anticonformista, ironico e colto, Scopigno fu soprannominato “Il Filosofo” per il suo stile riflessivo e spesso dissacrante, in netto contrasto con il calcio muscolare e gerarchico dell’epoca. Dopo una discreta carriera da calciatore, interrotta da un grave infortunio pochi minuti dopo aver segnato la prima rete in Serie A nel Napoli, intraprese il percorso da tecnico. Fu proprio a Cagliari che trovò il suo ambiente ideale: un gruppo forte, una società in crescita e un fuoriclasse come Gigi Riva, con cui instaurò un rapporto di stima e complicità.
Una miscela perfetta
Arrivato nel 1966, Scopigno plasmò una squadra solida e spettacolare, capace di imporsi sul grande palcoscenico nazionale contro corazzate come Juventus, Milan e Inter. Il tricolore conquistato nel 1970 non fu solo un traguardo sportivo, ma un evento culturale che portò l’Isola al centro dell’Italia calcistica. Il suo Cagliari era una miscela perfetta di talento, umiltà e spirito di gruppo.
Eterno
Dopo l’addio alla panchina rossoblù nel 1972, Scopigno lasciò un’eredità che ancora oggi si respira tra le vie di Cagliari e nei racconti dei tifosi. A 100 anni dalla nascita, il ricordo del Filosofo resta vivo come simbolo di un calcio romantico, intelligente e irripetibile. È morto a Rieti il 25 settembre 1993.
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