Lunedì prossimo la Federcalcio andrà al voto per scegliere il nuovo presidente. La prima convocazione (che andrà deserta) è per le 8.30, la seconda certa è quella delle 11, presso il Rome Cavalieri Waldorf Astoria Hotel
I candidati
A succedere al dimissionario Gabriele Gravina saranno o l’ex n.1 del Coni, Giovanni Malagò, o l’ex presidente della LND, Giancarlo Abete.
Suspance
A questa assemblea elettiva alla quale si arriva, però, con l’ombra del ‘pantouflage’,con la presunta ineleggibilità di Malagò, su cui il ministro Andrea Abodi ha richiesto un parere al Collegio di Garanzia e all’ANAC. Il primo ha rimandato al secondo che potrebbe pronunciarsi anche dopo il 22 giugno, esponendo così l’eventuale vittoria di Malagò a possibili ricorsi.
Cos’è il pantouflage?
Identifica il transito professionale di ex funzionari statali o impiegati pubblici verso aziende private, una pratica regolata in Italia da un divieto di tre anni volto per evitare conflitti di interesse ed episodi di corruzione per chi ha esercitato poteri negoziali o autoritativi. La normativa nazionale punisce severamente la violazione del periodo di incompatibilità – nato per impedire lo sfruttamento di posizioni di vantaggio in favore di impieghi aziendali più remunerativi – stabilendo l’immediata nullità del nuovo contratto lavorativo siglato.
Il Comitato olimpico nazionale e l’Autorità nazionale anticorruzione, secondo quanto anticipato dall’Ansa, avvieranno una verifica per “chiarire l’applicazione delle norme sul ‘pantouflage’ in relazione alle cariche apicali del sistema sportivo. La decisione – si legge in una nota – è stata assunta con l’obiettivo di acquisire, come richiesto dall’interrogante, ogni elemento utile a garantire tempestiva certezza del diritto, trasparenza e tutela dell’integrità del sistema sportivo italiano”.
263 delegati al voto
L’Assemblea interverrà in rappresentanza delle società della Serie A, Serie B, della Lega Pro, della LND, degli atleti e dei tecnici. Quest’ultime due componenti, come A e B, hanno appoggiato pubblicamente la candidatura di Malagò, rendendo l’ex n.1 del Coni il favorito alla vittoria finale, mentre la candidatura di Abete può far leva intanto sul 34% dei ‘suoi’ dilettanti.
Scrutinio segreto
Ci sarà dunque il sistema di voto elettronico e ciascun delegato potrà indicare un solo candidato. Il nuovo presidente, anche in caso di ballottaggio, sarà eletto con la maggioranza assoluta dei voti validamente espressi (comprese le schede bianche, ma con esclusione dei voti nulli).
Non fu accettata la candidatura di Miele
AD aprile la FIGC aveva ufficialmente accettato le candidature di Giovanni Malagò e Giancarlo Abete per il ruolo di presidente federale in vista delle elezioni programmate per il 22 giugno. La notizia è stata comunicata attraverso un comunicato ufficiale della Federcalcio, che ha confermato come entrambi i candidati abbiano depositato la propria candidatura, corredata dai relativi programmi elettorali, entro i termini previsti dal regolamento. Non era stata invece ammessa, invece, la candidatura di Renato Miele, ritenuta non valida poiché priva dell’accredito necessario da parte di almeno la metà più uno dei delegati assembleari di una Lega o di una componente tecnica.
Il programma di Malagò
“La Federazione deve accompagnare la Serie A senza invadere l’autonomia della Lega, ma assumendo il ruolo di garante dell’interesse generale. La crescita della massima divisione deve produrre benefici sull’intera piramide. Per questo le politiche federali dovranno collegare licenze nazionali, investimento nei vivai, sviluppo del calcio femminile, ammodernamento degli impianti e sostenibilità economica. Una Serie A più forte non è in contraddizione con un sistema più equilibrato: al contrario, senza una base solida la stessa competitività della massima divisione si indebolisce nel medio periodo. Il tema dei diritti audiovisivi è centrale, ma non sufficiente. Il valore del prodotto va difeso contrastando la pirateria, ampliando te piattaforme di distribuzione internazionale e migliorando l’esperienza allo stadio. La Serie A deve diventare una Lega più globale senza perdere la propria identità italiana: qualità tecnica, cultura tattica, storia, territori, rivalità sportive e stile devono essere organizzati come parte di una narrazione commerciale unitaria. La Presidenza federale dovrà sostenere questa agenda con una forte interlocuzione istituzionale su impiantistica, fiscalità, sicurezza, tecnologia e tutela dei contenuti, affinché la crescita della Serie A diventi crescita dell’intero sistema”.
E quello di Abete
“Le difficolta di dar luogo a un progetto di riforma dei campionati, sono un dato oggettivo. I Club professionistici inglesi sono 92, quelli tedeschi 56, gli spagnoli 42 e i francesi 36. Nel rispetto del percorso sportivo e degli investimenti economici fatti da tanti Club che sono approdati al professionismo, occorre seriamente individuare dei parametri, delle modalità che consentano in maniera programmata senza facili scorciatoie lesive dei diritti di chi ha investito di giungere ad un ridimensionamento dell’area professionistica per il quale già la Federazione aveva presentato pochi mesi orsono un prima ipotesi di lavoro. La qualità del calcio italiano non nasce nei vertici, ma nei primi anni di formazione. Formare di più, formare meglio e formare tutti non è sufficiente: serve formare in modo progressivo, coerente e radicato nel campo. Rendere la formazione accessibile significa democratizzare il futuro del calcio”.
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