Il 25 novembre 1993 è una data che continua a occupare un posto speciale nella memoria collettiva del Cagliari e dei suoi tifosi. Quel giorno, nella gara d’andata degli ottavi di finale di Coppa Uefa, la formazione rossoblù conquistò in Belgio una vittoria dal peso enorme, non soltanto per l’importanza del risultato ma per l’intensità emotiva che accompagnò tutto l’evento. Allo stadio Achter de Kazerne di Malines, in una cornice carica di entusiasmo, il Cagliari riuscì a imporsi con un meritato 3-1, un successo che avrebbe orientato la sfida di ritorno al Sant’Elia e alimentato il sogno europeo.
I significati oltre il calcio
L’atmosfera era resa ancora più suggestiva dalla presenza di tanti emigrati sardi che vivevano in Belgio e dintorni. La comunità isolana accorse compatta per sostenere la squadra, trasformando quelle tribune straniere in un punto di incontro tra nostalgia, passione e orgoglio. Al seguito del Cagliari si respirava un’emozione intensa, la stessa che raggiunse le case di chi seguiva il match su Rai Due con il commento televisivo di Gianni Cerqueti. Per molti appassionati, quella serata rimane un ricordo indelebile, capace di riportare alla mente un modo diverso di vivere il calcio europeo, fatto di sacrifici, viaggi e un legame viscerale con i propri colori.
Il match
Sul campo, la partita prese subito una piega favorevole per i rossoblù. Dopo una fase iniziale di studio, fu Matteoli a rompere l’equilibrio con un sinistro preciso dalla distanza, una conclusione che sorprese il portiere e accese l’entusiasmo del settore ospiti. Il capitano rossoblù raccontò il valore di quella serata in un’intervista a CalcioCasteddu nel 2022. La rete dava al Cagliari la spinta necessaria per cercare di controllare il ritmo, ma il Malines, forte dell’esperienza internazionale, trovò la forza per reagire. Il pareggio arrivò grazie a Czerniatynski, attaccante navigato capace di sfruttare un’occasione ben costruita dai belgi, riportando il risultato in equilibrio. L’episodio non scoraggiò i sardi, che ripresero a macinare gioco con determinazione e spirito propositivo.
Il nazionale belga segna nella patria d’adozione
Oliveira, protagonista di quella stagione europea, firmò il nuovo vantaggio con un pallonetto a incrociare, gesto tecnico raffinato che evidenziò la qualità dell’attaccante belga-brasiliano e la sua capacità di colpire con freddezza anche nei momenti più tesi della partita. La rete infiammò ulteriormente la squadra, che iniziò a intravedere la possibilità di chiudere il match con un margine più ampio.
Pusceddu fulmina il formidabile Preud’Homme
A completare l’opera fu Pusceddu, autore di un altro pallonetto decisivo. L’azione lo portò davanti al portiere Michel Preud’Homme, all’epoca considerato uno dei migliori al mondo. La scelta di scavalcarlo con un tocco morbido si rivelò perfetta e consegnò al Cagliari un successo non soltanto pesante, ma anche spettacolare dal punto di vista tecnico. Quel 3-1 mise le basi per una qualificazione che avrebbe poi condotto il club verso una delle sue campagne europee più memorabili, caratterizzata da imprese di grande livello e prestazioni rimaste nella storia.
Dettaglio gustoso
Gianfranco Matteoli, nelle pagelle di Paolo Condò su La Gazzetta dello Sport, venne descritto con queste parole: “Matteoli 7.5. Difficile scegliere, tra lui e la bottarga, la migliore espressione della Sardegna“.
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