Calendario Civile | Le date che hanno segnato la storia del Novecento

Calendario Civile | Le date che hanno segnato la storia del Novecento

By Fondazione Gramsci Emilia-RomaHistory
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Calendario Civile | Le date che hanno segnato la storia del Novecento episodes

  • 23 ottobre 1956 - Inizio della Rivoluzione Ungherese
    La memoria contesa del 1956 ungherese. L’autunno di Budapest dalla piazza alla rivoluzione



    di Stefano Bottoni

    23 ottobre 1956 | Inizio della Rivoluzione Ungherese

    Calendario Civile | Le date che hanno segnato la storia del Novecento una serie della
    Fondazione Gramsci Emillia-Romagna

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    A settant’anni da quella giornata, il Calendario Civile della Fondazione Gramsci Emilia-Romagna dedica un nuovo episodio alla rivoluzione ungherese con Stefano Bottoni, storico dell’Università di Firenze e studioso dell’Europa centro orientale.

    La mattina del 23 ottobre 1956 diverse migliaia di studenti universitari di Budapest scesero in piazza, in modo disciplinato e pacifico, per sostenere le rivendicazioni dei coetanei polacchi. Nel giro di poche ore la manifestazione divenne una rivolta, e la rivolta una rivoluzione. Nel pomeriggio si unirono gli operai e la gigantesca statua di Stalin fu abbattuta. Davanti al Palazzo della Radio, dove i manifestanti chiedevano di leggere il loro proclama, si cominciò a sparare. Nella notte arrivarono i carri armati sovietici.

    “Stiamo parlando di un evento vivo, magmatico e inesorabilmente plurale”, conclude Bottoni. “Non c’è un 56, ci sono tanti 56.”







    44 min
  • 26 luglio 1953 - Inizio della Rivoluzione Cubana
    Cuba come piccolo laboratorio globaleEredità e reti transnazionali di una rivoluzione
    di Massimo De Giuseppe

    26 luglio 1953 | Inizio della Rivoluzione Cubana

    Calendario Civile | Le date che hanno segnato la storia del Novecento una serie della Fondazione Gramsci Emillia-Romagna 

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    La Fondazione Gramsci Emilia-Romagna in occasione dell’anniversario dell’inizio della Rivoluzione Cubana, 26 luglio 1953, presenta un intervento di Massimo De Giuseppe (Università IULM).

    Il 26 luglio del 1953, l’assalto alla caserma Moncada rappresenta l'avvio di un processo che avrebbe cambiato la storia di Cuba, la storia del Caribe, la storia dell'America centrale negli equilibri della nascente evoluzione della guerra fredda in America Latina e che avrebbe cambiato in parte la storia del mondo.

    L'analisi si propone di ripercorre la storia di Cuba partendo dalle sue radici coloniali e dalla sua peculiare posizione geopolitica nel Caribe, per spiegare come la vicenda dei fratelli Castro e il Movimento 26 de Julio abbiano segnato non solo la storia dell'isola, ma gli equilibri dell'intero Novecento. Un viaggio storico e storiografico che aiuta a comprendere cosa resta, nell’urgenza del mondo contemporaneo, dell'eredità di quell'esperienza e delle sue reti transnazionali nelle complesse dinamiche del prossimo futuro.
    41 min
  • 17 luglio 1936 - Inizio della Guerra Civile Spagnola
    Antifascismo, impero, razza. Una storia globale della guerra civile spagnola
    di Arlena Buelli

    17 luglio 1936 | Inizio della  Guerra Civile Spagnola 

    Calendario Civile | Le date che hanno segnato la storia del Novecento una serie della Fondazione Gramsci Emillia-Romagna 

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    Il 17 luglio 1936 iniziava la sollevazione militare che avrebbe portato alla Guerra civile spagnola. Una storia spesso raccontata guardando all'Europa, ma che ebbe una "dimensione globale" rimasta a lungo in ombra.  

    Il nuovo episodio del Calendario Civile, a cura di Arlena Buelli dell'Università di Losanna, mette in connessione aspetti meno noti del conflitto: i circa 80.000 soldati marocchini reclutati nell'esercito di Franco; i volontari africani che scelsero invece il fronte repubblicano; il contributo degli afroamericani del Battaglione Lincoln, che si mobilitarono contro il fascismo dopo essersi già impegnati nella solidarietà con l'Etiopia invasa dall'Italia.  

    Protagonisti come il militante palestinese Muḥammad Najātī Ṣidqī, impegnato a incoraggiare la diserzione tra le truppe coloniali di Franco, e intellettuali afrodiscendenti come Langston Hughes, Claude McKay e George Padmore interrogarono da prospettive diverse il rapporto tra antifascismo e anticolonialismo nel contesto della Guerra civile. Attraverso le loro voci, l'episodio mostra come la "guerra per la democrazia" in Spagna si intrecciasse con le lotte per l'indipendenza marocchina e la dimensione "razziale" dei rapporti tra "Occidente" e Nordafrica.
    22 min
  • 2 giugno 1946 - Referendum istituzionale
    Nata Democratica. 80 anni dalla nascita della Repubblica Italiana
    di Nadia Urbinati

    2 giugno 1946 | Referendum istituzionale

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    Il 2 giugno 1946 rappresenta uno dei momenti fondativi della democrazia italiana: per la prima volta nella storia del paese, tutti i cittadini e le cittadine furono chiamati a esprimere la propria volontà sulla forma istituzionale dello Stato.

    In questo episodio del Calendario Civile, Nadia Urbinati ripercorre il significato profondo di quella giornata: la scelta del referendum rispetto al plebiscito come atto già di per sé dirompente, il valore simbolico e politico del suffragio universale conquistato dopo vent'anni di regime fascista, e il legame tra quel voto e la tradizione repubblicana del Risorgimento. 

    Un contributo per ricordare che la Repubblica non fu un dato acquisito, ma il risultato di una conquista collettiva e che da quel 2 giugno gli italiani e le italiane divennero, per la prima volta, pienamente sovrani.
    11 min
  • 23 aprile 1976 - Renata Viganò
    La Resistenza come fatto corale. Renata Viganò cinquant'anni dopo
    di Nicola Bonazzi

    23 aprile 1976 | Muore Renata Viganò

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    In occasione del cinquantesimo anniversario della morte di Renata Viganò, 23 aprile 1976, la Fondazione Gramsci Emilia-Romagna ricorda la scrittrice e partigiana proponendo un intervento di Nicola Bonazzi (Università di Bologna), dal titolo La Resistenza come fatto corale. Renata Viganò cinquant'anni dopo, per offrire una rilettura della sua opera più celebre L’Agnese va a morire.

    L’intervento si propone di esplorare la parabola biografica dell’autrice, analizzando il sodalizio umano e intellettuale con il marito Antonio Meluschi e il comune impegno nella lotta di Liberazione. Attraverso un’analisi che intreccia vita e scrittura, l'intervento esamina l'evoluzione del percorso letterario di Renata Viganò, soffermandosi in modo particolare sulla genesi creativa e sulla complessa ricezione di L’Agnese va a morire, capace ancora oggi di interrogare la coscienza collettiva sul valore della Resistenza.
    31 min
  • 24 marzo 1946 - Primo voto delle donne in Emilia-Romagna
    "Senza la libertà della donna non si può realizzare la democrazia"
    Micaela Caslaboni legge Teresa Noce

    24 marzo 1946 | Elezioni amministrative di Bologna con il primo voto e le prime candidature delle donne

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    In occasione dell'ottantesimo anniversario del 24 marzo 1946, la Fondazione Gramsci Emilia-Romagna celebra una data spartiacque per la storia dell'Italia democratica. In quel giorno, in numerosi comuni tra cui Bologna, si tennero le prime elezioni amministrative dopo la caduta del fascismo: fu il momento storico in cui le donne esercitarono per la prima volta il diritto di voto, con la possibilità di essere elette e di entrare a far parte delle giunte comunali.

    Per onorare questa ricorrenza, presentiamo una lettura scenica di Micaela Casalboni (Teatro dell’Argine) dedicata allo storico discorso pronunciato da Teresa Noce al primo Convegno delle Donne Comuniste, tenutosi a Milano il 26 agosto 1945. Questo documento, conservato presso l’Archivio di Vittorina Dal Monte, rappresenta un manifesto politico e civile di straordinaria forza.

    Nel suo intervento, Noce sottolinea come il voto non sia un semplice atto formale, ma il punto di partenza per una vera emancipazione. Il discorso tocca temi di una modernità sorprendente la necessità della parità salariale per evitare lo sfruttamento di tutto il popolo, il superamento di una legislazione che considerava la donna una "minorenne" perennemente soggetta a un tutore , e il riconoscimento della maternità come funzione sociale che lo Stato ha il dovere di proteggere. Teresa Noce conclude con un appello all'auto-educazione e alla fiducia nelle proprie capacità.

    La democrazia, sostiene, deve essere applicata e non solo pronunciata, iniziando proprio dalla propria casa e dai gesti quotidiani per giungere fino alle elezioni. È un invito a costruire un'Italia nuova, dove la partecipazione femminile sia la garanzia di una democrazia più reale, vera e progressiva per l'intero Paese.  

    L’immagine in copertina è tratta da un manifesto della banca dati Manifestipolitici.it del 1990. "Teresa Noce (Estella). Giornata di studio promossa dall'Archivio storico delle donne C. Ravera in collaborazione con il gruppo interparlamentare delle donne comuniste, la Filtea e la commissione femminile della federazione del Pci di Bologna (Bologna 18 giugno 1990)
    23 min
  • 10 marzo 1946 - Primo voto alle donne
    Votare è un grande atto di libertà
    di Dacia Maraini

    10 marzo 1946 | Il decreto n. 74 riconosce alle donne italiane il diritto di votare ed essere elette

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    Con il decreto legislativo luogotenenziale n. 74 del 10 marzo 1946, le donne italiane ottennero per la prima volta il diritto di votare ed essere elette alle elezioni amministrative postbelliche. Ottant'anni dopo, Dacia Maraini, scrittrice tra le più importanti della letteratura italiana contemporanea, riflette sul significato di quella conquista e sul rischio che le nuove generazioni la diano per scontata.

    Nel suo contributo al Calendario Civile, Dacia Maraini ricorda che il diritto di voto non è mai stato un fatto ovvio: negato per secoli alle donne, fu a lungo negato anche agli uomini — come accadde sotto il fascismo. Le radici di questa conquista, spiega, affondano nel Rinascimento italiano, nell'idea del cittadino con diritti e doveri, poi ripresa e amplificata dalla Rivoluzione francese.

    Maraini rivolge un appello diretto alle giovani generazioni: non votare non è una forma di protesta, è semplicemente regalare la propria voce a chi ha idee contrarie alle proprie. E chiede alla scuola di farsi carico di tramandare questa storia, perché solo chi conosce il lungo cammino verso il suffragio può capirne il valore. «Il voto non è un dovere, è un grande diritto e un grande atto di libertà.»
    5 min
  • 16 febbraio 1926 - Piero Gobetti
    Restiamo storici, al di sopra della cronaca. Piero Gobetti, l'antifascismo e la rivoluzione liberale
    di Michele Cento
    16 febbraio 1926 | Morte di Piero Gobetti

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    Il 16 febbraio 1926 Piero Gobetti muore a Parigi, città dove si trovava in esilio. Per la sua opposizione al fascismo fu perseguitato, colpito, aggredito dagli squadristi fascisti. Le violenze subite ne segnarono il fisico e contribuirono alla sua morte a soli 24 anni. L’intervento, lungi dal voler ricordare Gobetti solo come martire, mira a ripercorrere l’intensità della sua esistenza, del suo operato e della sua eredità, indagando il nucleo politico della sua critica e della sua lotta al fascismo.
    La riflessione critica di Piero Gobetti si radica anche nella lotta contro la tradizione politica liberale italiana, intrisa di compromesso, di paternalismo e di neutralizzazione della lotta politica.

    L’intervento si conclude con le parole che Ada Gobetti destina a Piero Gobetti proprio il 16 febbraio, non appena scoperto della sua morte (Piero e Ada Gobetti, Nella tua breve esistenza. Lettere 1918-1926. Diari di Ada Prospero Gobetti 1919-1926, a cura di Ersilia Alessandrone Perona, nuova ed. riveduta e integrata, Einaudi, Torino 2017, pp. 652-654.): 
    "(…) credo di trovare nella tua vita stessa la giustificazione della tragedia. L’urto che ha spezzata, senza un grido, silenziosamente, austeramente la tua vita, non ne è forse il coronamento logico e perfetto? Non c’è forse nella tua fine quella eroica e solitaria bellezza a cui tu sempre, nelle tue concezioni di vita tendevi? E sei scomparso forse perché avevi dato quanto potevi dare e la tua morte è stato un ultimo altissimo insegnamento? Nella tua breve esistenza c’è stato tanto ardore, tanto lavoro, tanta gioia, da farla più ricca e felice di tante altre lunghissime vite: e non c’è stato in essa nulla di laido, di imperfetto, di malsicuro. È stata tutta luce: parabola breve, dall’intensità luminosissima. E penso che tu non vorresti che ti si piangesse, ma che si considerasse la tua vita un capolavoro e un esempio"
    25 min
  • 3 febbraio 2016 - Giulio Regeni
    ​GR giornale radio? No, notizie quotidiane su GR: Giulio Regeni
    di Alessandro Bergonzoni
    3 febbraio 2016 | Ritrovamento del corpo di Giulio Regeni al Cairo

    Calendario Civile | Le date che hanno segnato la storia del Novecento una serie della Fondazione Gramsci Emillia-Romagna 

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    Nel 2026 ricorre il decimo anniversario del ritrovamento del corpo di Giulio Regeni al Cairo, questo intervento desidera trasformare il ricordo in appello per un cambiamento radicale. Bergonzoni annuncia la volontà di istituire un "comitato dei familiari e delle vittime acquisite": non serve più solo empatia o solidarietà, ma immedesimazione totale. Dobbiamo diventare genitori di Giulio, vivere il caso come se fosse capitato ai nostri figli, praticare un "giornalismo d'immedesimazione" che ci renda parte attiva della ricerca di verità.

    L'artista denuncia la "cultura colluttoria" italiana: ci sciacquiamo la bocca da tragedie come quella di Regeni, Cucchi, le torture nei CPR, ma non le digeriamo, non le trasformiamo in cambiamento. Propone invece lo "shock pre-traumatico": agire prima che accada, non essere "un popolo di zittiti", sollecitare la politica con "mine pro-uomo" che facciano esplodere diritto, giustizia e dignità.

    Bergonzoni chiede alla politica di superare gli interessi economici - vendite di armi all'Egitto, PIL, affari - per diventare "sovrumana", capace di trascendere e guardare dall'alto. Serve "più poetica e meno etica", perché senza poetica non c'è vera etica. La pace, parola considerata ormai desueta, deve tornare al centro, insieme alla consapevolezza che siamo tutti conniventi se non agiamo. Un ringraziamento all'avvocata Alessandra Ballerini e a Paola e Claudio Regeni per la loro instancabile battaglia per la verità e la giustizia, un'invocazione potente che ci ricorda come verità e giustizia abbiano il potere di "far risuscitare le dignità".
    14 min
  • 15 dicembre 1975 - Conferenze sui Diritti delle Donne
    I diritti delle donne come diritti umani: le conferenze ONU
    di Raffaella Baritono, Università di Bologna
    15 dicembre 1975 | L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvò la risoluzione 31/136, con la quale fece proprio il Piano d’Azione e la Dichiarazione approvati alla fine della Prima Conferenza sui Diritti delle Donne

    Calendario Civile | Le date che hanno segnato la storia del Novecento una serie della Fondazione Gramsci Emillia-Romagna 

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    Il 15 dicembre 1975 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvò la risoluzione 31/136, con la quale fece proprio il Piano d’Azione e la Dichiarazione approvati alla fine della Prima Conferenza sui Diritti delle Donne, svoltasi a Città del Messico dal 19 giugno al 2 luglio di quello stesso anno. Il 1975 era stato infatti proclamato dalle Nazioni Unite Anno Internazionale delle Donne.

    Le Nazioni Unite e le conferenze organizzate dal 1975 in avanti divennero uno dei principali palcoscenici di espressione delle diverse - e talvolta conflittuali – correnti di un femminismo composito e plurale, consolidatosi con la nuova fase di attivismo avviata dagli anni Sessanta con i femminismi radicali.

    Alla fine del decennio le parole chiave – uguaglianza, sviluppo, pace – assumevano nuove articolazioni grazie a un movimento femminista sempre più plurale che poneva l’attenzione sul concetto di agency e sull’intreccio tra classe, razza, etnia, genere ed età come elementi essenziali nelle strategie politiche e nelle lotte per la libertà delle donne.
    20 min

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