Calendario Civile | Le date che hanno segnato la storia del Novecento

Calendario Civile | Le date che hanno segnato la storia del Novecento

By Fondazione Gramsci Emilia-RomaHistory
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Calendario Civile | Le date che hanno segnato la storia del Novecento episodes

  • 4 novembre 1995 - Yitzhak Rabin
    Parlare oggi dell'assassinio di Rabin e della fine di una speranza di pace
    di Gad Lerner
    4 novembre 1995 | Assassinio del primo ministro israeliano Yitzhak Rabin

    Calendario Civile | Le date che hanno segnato la storia del Novecento
    una serie della Fondazione Gramsci Emillia-Romagna 

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    “Quando ci chiediamo come sia possibile che due popolazioni evolute, con grandi tradizioni culturali alle spalle, come gli israeliani e i palestinesi, possano essere cadute preda di gruppi dirigenti fanatici, estremisti e disposti a inferocire il conflitto, forse è giusto guardare a questa data fatidica: il 4 novembre 1995."

    L'assassinio del primo ministro Yitzhak Rabin, al termine di una grande manifestazione nella piazza del municipio di Tel Aviv, che prenderà il suo nome (Piazza Rabin) si configura come il primo grande omicidio politico in Israele. Più che ricordare la pur significativa figura e biografia di Yitzhak Rabin è su questo delitto che dobbiamo concentrare l'attenzione se vogliamo capire le degenerazioni degli ultimi trent’anni, come si sia radicalizzata una condizione che invece in quel momento sembrava avviarsi verso la possibilità concreta della convivenza.”

    Anche questo video fa parte della rassegna del Calendario civile: video di nuova produzione e approfondimenti tematici sul calendario civile contemporaneo, con l'atmosfera e le riflessioni che hanno caratterizzato la storia del Novecento. In copertina un manifesto dalla banca dati manifestipolitici.it
    30 min
  • 24 ottobre 1945 - Nascita dell'ONU
    80 anni di pace imperfetta: l’eredità e le sfide delle Nazioni Unite
    di Marco Balboni, Università di Bologna
    24 ottobre 1945 | Entrata in vigore della Carta delle Nazioni Unite 

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    Dal 24 ottobre 1945, l’ONU ha incarnato l’aspirazione a un ordine mondiale fondato sulla pace, la cooperazione tra gli Stati e la tutela dei diritti umani. L'intervento ripercorre le tappe che portarono alla sua nascita – dalla Carta Atlantica del 1941 alla Conferenza di San Francisco del 1945 – evidenziando come l’organizzazione fosse pensata non solo per evitare nuovi conflitti, ma per costruire una “pace positiva”, basata anche su giustizia sociale e dignità umana. Nel bilancio di questi otto decenni non mancano risultati importanti: il sostegno ai processi di decolonizzazione, la promozione dei diritti umani e lo sviluppo di strumenti di cooperazione multilaterale.

    Tuttavia, sul piano del mantenimento della pace, il cammino dell’ONU resta segnato da limiti strutturali, dovuti all’assenza di un esercito proprio e al frequente uso del veto nel Consiglio di Sicurezza. Oggi è in discussione non solo l’efficacia dei meccanismi istituzionali, ma i principi fondativi stessi del diritto internazionale: il divieto dell’uso della forza, l’autodeterminazione dei popoli, il multilateralismo. “Per affrontare le sfide del presente occorre ripartire da quei valori condivisi su cui l’ONU è nata, restituendo significato e forza all’idea di una comunità internazionale fondata sulla cooperazione e sul diritto”.
    24 min
  • Settembre 1945 - Prima pubblicazione "Cristo si è fermato a Eboli"
    Margini e dualismo nel mondo di Carlo Levi.
    di David Forgacs, New York University
    settembre 1945 | Prima pubblicazione di "Cristo si è fermato a Eboli" di Carlo Levi (Einaudi)

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    A partire dall’analisi della ricezione nazionale e internazionale dell’opera, Forgacs ricostruisce il percorso che ne ha accompagnato la genesi: dall’esperienza del confino politico alla permanenza fiorentina di Levi negli anni immediatamente precedenti alla Liberazione dal nazifascismo. Nei suoi scritti, Levi restituisce con straordinaria attenzione personaggi e paesaggi del Sud. Intellettuale del Nord ma osservatore immerso nella realtà di Aliano (nel libro Galiano), ha saputo rappresentarne la vita quotidiana senza frapporre barriere tra i pensieri e le parole dei protagonisti e la propria scrittura. Questa immedesimazione radicale, tuttavia, è stata letta dalla critica anche come un limite, che non consente di cogliere e capire la diversità e la peculiarità del loro modo di pensare e agire.

    In particolare, Forgacs ritrova nell’opera una riproposizione del mito dualistico delle due Italie, che converte le differenze in una differenza assoluta. Le questioni affrontate nell’intervento trovano un più ampio sviluppo anche nel volume di Forgacs "Margini d’Italia. L’esclusione sociale dall’Unità a oggi" (Laterza, Roma-Bari, 2015).
    22 min
  • Settembre 2025 - Partenza della Global Sumud Flotilla
    Gaza: una sfida per il futuro dell’Europa e dell’Occidente. 
    di Gustavo Gozzi, Università di Bologna
    Settembre 2025 |  partenza della Global Sumud Flotilla

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    L’intento di affrontare una realtà così complessa non è quello di enunciare la “verità storica”, ma di evidenziare alcuni problemi fondamentali, che sollecitino una riflessione critica che consenta di individuare le possibili soluzioni di questa realtà che sembra non avere vie d’uscita. A partire da una breve riflessione storica su Gaza sono analizzate le origini e le cause del conflitto e le possibili soluzioni. L’intervento, a partire dalla situazione contingente, riflette sulle violazioni del diritto internazionale, sulla guerra, sul genocidio, sulla democrazia.

    Le questioni affrontate nell’intervento trovano un più ampio sviluppo anche nel volume di Charif e Nassar, "I Palestinesi, Carocci, 2025.
    32 min
  • 11 luglio 1995 - Genocidio di Srebrenica
    "Siamo ancora qua / A costruire da macerie / Colombaie lunari". Ricordando Srebrenica 30 anni dopo
    di Barbara Ivančić, Università di Bologna
    11 luglio 1995 | Genocidio di Srebrenica

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    A trent’anni dal genocidio di Srebrenica, l’Europa ricorda una delle pagine più buie della sua storia recente. L’11 luglio 1995, le truppe serbo-bosniache guidate da Ratko Mladić massacrarono oltre 8.000 musulmani bosniaci in quella che era stata dichiarata "zona protetta" dalle Nazioni Unite.

    Srebrenica, cittadina della Bosnia orientale, divenne il simbolo della pulizia etnica durante la guerra in Bosnia e del più grave crimine di massa in Europa dopo la Seconda guerra mondiale. Oggi, la città conta circa 13.000 abitanti, divisi tra bosgnacchi (come oggi si è soliti chiamare i bosniaci musulmani) e serbi, ma restano assenti oltre 20.000 persone scomparse dopo il conflitto. La memoria di Srebrenica resta centrale per comprendere non solo la tragedia balcanica, ma anche le responsabilità e le rimozioni dell’Europa contemporanea. Migliaia di persone, partecipando alla Marcia della Pace, si sono riunite in questi giorni per ricordare e guardare al futuro.
    35 min
  • 25 giugno 1975 - Indipendenza del Mozambico
    Un’altra storia per il Mozambico
    di Roberto Vecchi, Università di Bologna
    25 giugno 1975 | Indipendenza del Mozambico

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    Il 25 giugno 1975, il Mozambico si autoproclama ufficialmente indipendente dal Portogallo. Nel contesto portoghese, la decolonizzazione è inscindibile dal processo di ri-democratizzazione avviato dalla “Rivoluzione dei garofani” del 25 aprile 1975, che mette fine al regime fascista e totalitario dell’Estado novo di António de Oliveira Salazar. Le tre “D” (democratizar, descolonisar, desenvolver), impresse sul manifesto del Movimento das Forças Armadas, hanno tra gli obiettivi quello di porre fine alla più che decennale e costosissima guerra contro i movimenti indipendentisti africani. Pochi mesi più tardi, l’11 novembre 1975, quando in Portogallo le spinte rivoluzionarie si stanno attenuando, anche l’Angola dichiara ufficialmente la propria indipendenza. Quali sono dunque le conseguenze delle decolonizzazioni?

    Il 25 giugno 1975 è il momento in cui non solo nasce un nuovo Stato nazionale africano con una cultura straordinariamente ricca e una storia molto complessa, che sarà più tardi teatro di altre guerre civili e momenti insanguinati. Ma nasce anche, il 25 giugno 1975, così come era già avvenuto il 25 aprile 1974, un altro Portogallo, che mette fine alla propria secolare parabola atlantica e va alla ricerca di una nuova identità, voltandosi verso l’Europa.
    29 min
  • 30 aprile 1975 - Fine della guerra del Vietnam
    La guerra che sfidò l’ordine mondiale. A cinquant’anni dal Vietnam, tra memoria e rivoluzione
    di Antonio Fiori Università di Bologna
    3 aprile 1975 | Fine della guerra del Vietnam

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    Il 30 aprile del 1975, le truppe dell’Esercito Popolare del Vietnam del Nord entrarono a Saigon, capitale del Vietnam del Sud, ponendo termine a uno dei conflitti più lunghi, devastanti e controversi della seconda metà del Novecento. La guerra, durata vent'anni, si concluse con la vittoria delle forze comuniste e la proclamazione, nel 1976, della Repubblica Socialista del Vietnam, unificando ufficialmente il paese sotto il controllo del regime di Hanoi. Commemorare oggi questo anniversario non significa semplicemente ricordare una data storica. Significa tornare a interrogarsi su una guerra che fu insieme guerra civile, guerra di liberazione nazionale, guerra per procura all'interno della Guerra Fredda, e teatro di drammatici esperimenti sociali e militari. Significa anche riflettere sul modo in cui l’eredità di quel conflitto continua a influenzare non solo la memoria storica del Sudest asiatico e degli Stati Uniti, ma anche il modo in cui oggi pensiamo l’intervento militare, la sovranità nazionale, e le logiche dell’imperialismo.

    A cinquant’anni dalla fine della guerra del Vietnam, il conflitto continua a interrogare le coscienze. Esso ci ricorda i limiti dell’intervento armato, l’importanza della legittimità politica, e la complessità delle guerre moderne, in cui le distinzioni tra fronti, ideologie e civili spesso si dissolvono. È anche un monito contro l’arroganza del potere imperiale e contro la tentazione di ridurre le guerre a semplici esercizi di forza. In un mondo ancora attraversato da conflitti asimmetrici, guerre per procura e crisi umanitarie, la memoria del Vietnam resta attuale. Non per celebrare un passato concluso, ma per confrontarci, ancora una volta, con le domande fondamentali sul rapporto tra violenza, ideologia e sovranità, e sul costo umano della guerra.
    33 min
  • 21 marzo - Giornata della Memoria e dell'Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie
    Il vento della memoria semina giustizia
    di Don Luigi Ciotti Associazione Libera
    di Sofia Nardacchione Associazione Libera
    21 marzo | Giornata della Memoria e dell'Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie

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    Nel 2025 ricorrono trent’anni dalla fondazione di Libera e dall’istituzione della Giornata della Memoria e dell’Impegno, il 21 marzo, ricorrenza nata dalla convinzione che il miglior modo per praticare memoria sia l’impegno collettivo. L’appuntamento per il 21 marzo di quest’anno, racchiuso nel messaggio “Il vento della memoria semina giustizia” è a Trapani, dove diverse centinaia di familiari delle vittime innocenti delle mafie si sono dati appuntamento.

    È importante essere in tanti per abbracciare questi familiari, per riflettere e per camminare insieme. Non solo a Trapani, ma anche in tutte le città dell’Emilia-Romagna e dell’Italia saranno letti i nomi delle vittime innocenti delle mafie. Quest’anno l’elenco si è allungato di venti nomi in più rispetto all’anno scorso, arrivando a 1101.
    12 min
  • 21 febbraio - Giornata internazionale della Lingua Madre
    Diritto all’identità e all’inclusione
    di Rita Monticelli Università di Bologna
    21 febbraio | Giornata internazionale della Lingua Madre 

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    Ogni anno, il 21 febbraio, si celebra la Giornata internazionale della Lingua Madre, istituita dall’UNESCO nel 1999 per promuovere la diversità linguistica e la tutela delle lingue nel mondo. Questa ricorrenza nasce per ricordare il sacrificio di diversi studenti bengalesi dell’Università di Dacca, uccisi nel 1952 dalle forze di polizia del Pakistan mentre manifestavano per il riconoscimento del bengali come lingua ufficiale in Bangladesh (all’epoca Pakistan orientale). 

    Nel mondo sono parlate oltre 7.000 lingue, ma molte di esse rischiano di scomparire per sempre. Secondo l’UNESCO, circa il 40% delle lingue attuali è considerato a rischio di estinzione: un dato allarmante per la diversità linguistica del nostro pianeta. Questo fenomeno è legato a fattori socioculturali, economici e politici, che portano comunità linguistiche sempre più piccole a preferire lingue cosiddette “maggioritarie”. La lingua madre è il primo strumento attraverso cui un individuo si esprime, comprende il mondo e costruisce relazioni. Garantire il diritto di ogni persona a usare e preservare la propria lingua madre significa promuovere il rispetto delle identità culturali e favorire un’inclusione sociale più equa. In molte parti del mondo, le minoranze linguistiche subiscono discriminazioni e restrizioni, con gravi conseguenze sulla loro partecipazione alla vita sociale ed economica. 

    La Giornata internazionale della Lingua Madre non è solo una celebrazione simbolica, ma un’occasione per riflettere su come proteggere e valorizzare la diversità linguistica. Governi, istituzioni educative e cittadini hanno la responsabilità di promuovere politiche che garantiscano l’insegnamento delle lingue madri, il riconoscimento delle minoranze linguistiche e la tutela delle lingue a rischio. Difendere le lingue madri significa difendere la libertà di espressione, la cultura e i diritti di milioni di persone nel mondo. Perché ogni lingua, “grande” o “piccola”, è una ricchezza insostituibile per l’umanità.
    26 min
  • 24 gennaio 1979 - Guido Rossa
    Guido Rossa: un uomo, una vita
    di Fabrizio Loreto Università di Torino
    24 gennaio 1979 | Omicidio di Guido Rossa 

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    All'alba del 24 gennaio 1979 a Genova, in via Fracchia, la locale colonna delle Brigate Rosse uccideva Guido Rossa, operaio, delegato sindacale della Fiom-Cgil e militante comunista. Si tratta dell'unico operaio sindacalista ucciso dai terroristi in Italia durante i cosiddetti anni di piombo. Negli anni ‘60 Rossa fu assunto come operaio specializzato nello stabilimento Italsider di Cornigliano, all'epoca il più importante stabilimento siderurgico in Italia, e sempre in quegli anni iniziò la sua militanza sindacale nella Cgil e politica nel Pci.

    Il contributo esamina le ragioni dell'assassinio di Guido Rossa attraverso l’analisi del contesto economico e politico di quegli anni, a livello nazionale e locale. Oggi, a 46 anni di distanza da quegli avvenimenti, Genova continua a ricordare Guido Rossa, a onorare la sua figura e il suo straordinario esempio continuando a raccontare e ricostruire la storia di quegli avvenimenti, e a trasmettere la memoria alle giovani generazioni.
    19 min

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