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By Matteo Fini | Pokertalk.itBusinessEducation
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  • Chips 26 | Dallo Scacco Matto al Bluff: Lezioni di Business da Scacchi e Poker

    POKERTALK NEWS

    Prima di lasciarti all’articolo di oggi un paio di news.

    POKER MODEL LIVE. Siamo stati con Equativ da LastMinute per una sessione super di Poker Model Live. Qui trovi il racconto e qualche foto.

    ONEDAY. Si è chiusa la terza edizione del Poker Model Live OneDay, tra poco te la racconto (tra il pubblico anche mia mamma, vediamo se la trovi…). Ma intanto si sono aperte le iscrizioni per la quarta in programma il 26 Novembre. Ti aspetto!

    TABLE SELECTION. Non so se hai visto il video promo di Table Selection il nuovo progetto che ho pensato per i Top Manager. Tra poco te ne parlo ma intanto se vuoi guarda qui…

    YOUTUBE. Se segui Pokertalk da tanto non è niente di nuovo per te, ma se sei nuovo abbiamo parlato del concetto di Posizione nel Decision Making sul nostro Canale Youtube. Se hai un animo più scanzonato vienici a trovare.

    FINE NEWS. Ora spazio all’articolo di oggi e cerchiamo di capire cosa Poker e Scacchi possono insegnarci per migliorare i nostri processi decisionali e come possiamo “sfruttarli”.

    Buona lettura.

    Intro

    Torniamo a parlare di Scacchi e Poker perché Alexandra Botez fortissima giocatrice americana sulla scacchiera e nota streamer è stata beccata dagli amici di Assopoker seduta al tavolo dell’EPT Gran Final di Montecarlo uno dei più prestigiosi tornei di Poker in terra europea e spinta dalle domande si è lasciata andare a una interessante analisi su queste due disciplina che, lo sappiamo, richiedono abilità, logica e capacità di adattamento. Due giochi, secondo Alexandra, che mettono alla prova la mente in modi diversi ma complementari. Andiamo a vedere e analizzare quanto ha detto.

    E soprattutto cerchiamo di capire come lo studio di queste due discipline può tornarci utile in ottica personale e professionale. In stile Pokertalk.

    (in realtà l’intervista è di un anno fa, ma il buon Google me la propone ora sarà perché sto guardando infiniti video di Scacchi in ‘sto periodo….)

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    Scacchi: La Quintessenza della Strategia

    Gli Scacchi rappresentano l'apice della strategia pura. Ogni mossa è il risultato di un calcolo meticoloso, dove l’informazione è completa e accessibile a entrambi i giocatori. Questa trasparenza consente di pianificare strategie a lungo termine, sviluppando disciplina, pazienza e attenzione ai dettagli.

    Secondo la Botez giocare a Scacchi affina la capacità di analizzare situazioni complesse, prevedere le reazioni dell'avversario e adattare il proprio gioco di conseguenza. La logica e il calcolo sono strumenti fondamentali per costruire una strategia vincente e mantenere il controllo sulla partita.

    Poker: L’Arte dell’Adattabilità

    A differenza degli Scacchi, il Poker è un gioco in cui l’informazione è imperfetta: non si conoscono le carte degli avversari e l’elemento fortuna gioca un ruolo significativo. Ogni mano è un’esperienza unica, dove la capacità di adattarsi alle circostanze e gestire l’incertezza diventa cruciale.

    La Botez evidenzia come il Poker insegni a prendere decisioni rapide in situazioni di rischio e a sfruttare il bluff come strumento strategico. La lettura degli avversari e il controllo delle proprie emozioni sono abilità fondamentali per avere successo, rendendo il Poker un banco di prova per la resilienza mentale.

    Del resto, se segui Pokertalk lo sai, uno come Marchionne usava il Poker come attività per vedere come i suoi collaboratori reagivano alla pressione e alla necessità di prendere decisioni difficili in breve tempo.

    Due Approcci Complementari alla Strategia

    Se negli Scacchi la trasparenza della scacchiera consente una pianificazione meticolosa, nel Poker la realtà è più frammentata e imprevedibile. Tuttavia, entrambe le discipline offrono lezioni preziose che si intrecciano tra loro.

    La calma e la concentrazione sviluppate negli Scacchi aiutano a mantenere la lucidità anche nelle situazioni più complesse del Poker. Allo stesso tempo, l’esperienza del Poker insegna a reagire prontamente agli imprevisti e a modificare la propria strategia quando necessario.

    Botez sottolinea come l’integrazione di questi due giochi abbia contribuito a sviluppare una mentalità flessibile e resiliente. Il rigore degli Scacchi e l’istinto del Poker si combinano in un approccio strategico versatile, utile non solo nel gioco ma anche nella vita.

    Strategie di Gioco Applicate alla Formazione Aziendale

    Scacchi e Poker rappresentano due approcci distinti ma complementari alla presa di decisioni. Mentre gli Scacchi offrono una piattaforma di informazione completa, permettendo una pianificazione meticolosa, il Poker introduce l'elemento dell'incertezza, richiedendo adattabilità e gestione del rischio. Queste competenze non sono solo utili nel gioco, ma trovano applicazione diretta nel contesto aziendale.

    Integrare le strategie del Poker nella formazione aziendale rappresenta un metodo innovativo per sviluppare una mentalità flessibile e resiliente. Io lo vedo andando in giro con le attività di Pokertalk, le aziende possono dotarsi degli strumenti necessari per navigare con successo nelle sfide del mercato moderno, trasformando l'incertezza in opportunità e affinando le competenze decisionali dei propri team.

    Le abilità sviluppate negli Scacchi e nel Poker sono incredibilmente utili nel mondo del lavoro. Alcuni esempi?

    * Negoziazione e leadership: La capacità di analizzare gli avversari e prevederne le mosse è essenziale nelle trattative e nella gestione di un team.

    * Gestione del rischio: Come nel Poker, nelle decisioni aziendali bisogna valutare attentamente il rapporto rischio-rendimento.

    * Pianificazione strategica: Il pensiero a lungo termine appreso negli Scacchi è cruciale per il successo imprenditoriale.

    Non a caso, molti CEO e investitori si sono avvicinati agli Scacchi o al Poker proprio per affinare queste capacità!

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    Quindi, meglio Scacchi o Poker?

    Scacchi e Poker, pur appartenendo a mondi diversi, dimostrano come il pensiero strategico possa evolversi attraverso il confronto con la logica e l’incertezza. L’esperienza in entrambi i giochi arricchisce la visione strategica, offrendo preziosi strumenti per affrontare sfide di ogni tipo. In definitiva, parafrasando la Botez, sia che si tratti di un Re sulla scacchiera o di un Bluff al tavolo da Poker, la strategia è sempre la chiave del successo.

    ✏️ Matteo Fini | Pokertalk Chipcount: perché nello studio e formazione personale e professionale every chip counts.



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  • Chips 25 | Il Poker è Donna.

    "Matteo ma il Poker è un gioco per Maschi!!”

    A volta, ma a dir la verità sempre più raramente, mi viene fatta questa obiezione mentre mi confronto coi clienti che sono incuriositi dall’offerta Pokertalk e vogliono capire, giustamente, se è 𝗮𝗱𝗮𝘁𝘁𝗮 𝗮𝗹 𝗽𝗿𝗼𝗽𝗿𝗶𝗼 𝗴𝗿𝘂𝗽𝗽𝗼 𝗱𝗶 𝗹𝗮𝘃𝗼𝗿𝗼.

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    Potrei rispondere che 𝘴𝘪 𝘪𝘭 𝘗𝘰𝘬𝘦𝘳 𝘦 𝘭𝘦 𝘢𝘵𝘵𝘪𝘷𝘪𝘵𝘢 𝘤𝘩𝘦 𝘤𝘪 𝘤𝘰𝘴𝘵𝘳𝘶𝘪𝘴𝘤𝘰 𝘢𝘵𝘵𝘰𝘳𝘯𝘰 𝘴𝘰𝘯𝘰 𝘢𝘥𝘢𝘵𝘵𝘦 𝘢𝘯𝘤𝘩𝘦 𝘢𝘭𝘭𝘦 𝘧𝘦𝘮𝘮𝘪𝘯𝘶𝘤𝘤𝘦, ma la realtà supera di molto la fantasia e chi ha partecipato sa bene che le donne finiscono per essere le capo banda delle nostre attività! Senza freni.

    𝘐𝘭 𝘗𝘰𝘬𝘦𝘳 è 𝘋𝘰𝘯𝘯𝘢, 𝘉𝘦𝘱𝘱𝘦.

    (continua dopo la foto)

    Sicuramente se vado a un Torneo di Poker vedo una maggioranza maschile, diciamo un 70/30, ma è solo questione di scelte personali. Magari le donne amano il Poker ma preferisco il Bridge o gli Scacchi. Non so. Ma non c’è nessuna barriera all’ingresso, né fisica, né mentale, né attitudinale, verso niente e nessuno. 𝗡𝗼𝗶 𝗶𝗻 𝗮𝘂𝗹𝗮, 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗮𝗹 𝘁𝗮𝘃𝗼𝗹𝗼, 𝗹𝗲 𝘃𝗲𝗱𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗹𝗲 𝗱𝗶𝗳𝗳𝗲𝗿𝗲𝗻𝘇𝗲 𝗱𝗶 𝗮𝗽𝗽𝗿𝗼𝗰𝗰𝗶𝗼 tra generi, come in tutte le cose. Ed è questo il bello di portare questa disciplina nel 𝗺𝗼𝗻𝗱𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝗹𝗮𝘃𝗼𝗿𝗼.

    • Ognuno mette sul tavolo 𝘲𝘶𝘦𝘭𝘭𝘰 𝘤𝘩𝘦 𝘩𝘢, 𝘲𝘶𝘦𝘭𝘭𝘰 𝘤𝘩𝘦 è. Competenze, attitudini.

    • E ognuno al tavolo viene fuori 𝘱𝘦𝘳 𝘲𝘶𝘦𝘭𝘭𝘰 𝘤𝘩𝘦 è. Caratteri, modi.

    Come dico sempre, ormai un claim:

    𝗔𝗹 𝘁𝗮𝘃𝗼𝗹𝗼 𝗱𝗮 𝗣𝗼𝗸𝗲𝗿 𝘀𝗶 𝗽𝘂ò 𝗯𝗹𝘂𝗳𝗳𝗮𝗿𝗲, 𝗺𝗮 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗶 𝗽𝘂ò 𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶𝗿𝗲.

    Tornando al topic di oggi. 𝙄𝙡 𝙋𝙤𝙠𝙚𝙧 𝙚 𝙡’𝙪𝙣𝙞𝙘𝙖 𝙙𝙞𝙨𝙘𝙞𝙥𝙡𝙞𝙣𝙖 𝙖𝙡 𝙢𝙤𝙣𝙙𝙤 𝙙𝙤𝙫𝙚 𝙪𝙤𝙢𝙞𝙣𝙞 𝙚 𝙙𝙤𝙣𝙣𝙚 𝙜𝙖𝙧𝙚𝙜𝙜𝙞𝙖𝙣𝙤 𝙣𝙚𝙡𝙡𝙤 𝙨𝙩𝙚𝙨𝙨𝙤 𝙘𝙖𝙢𝙥𝙞𝙤𝙣𝙖𝙩𝙤, 𝙥𝙚𝙧 𝙡𝙖 𝙨𝙩𝙚𝙨𝙨𝙖 𝙘𝙡𝙖𝙨𝙨𝙞𝙛𝙞𝙘𝙖. Persino gli Scacchi, altro gioco di abilità e strategia a cui spesso il Poker viene accomunato, ha la categoria “women”. Esiste la campionessa del mondo femminile. E poi c’è Magnus Carlsen. Nel Poker no.

    𝗩𝘂𝗼𝗶 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗲𝗰𝗶𝗽𝗮𝗿𝗲 𝗮𝗹 𝗖𝗮𝗺𝗽𝗶𝗼𝗻𝗮𝘁𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝗠𝗼𝗻𝗱𝗼? 𝗦𝗶𝗲𝗱𝗶𝘁𝗶 𝗮𝗹 𝘁𝗮𝘃𝗼𝗹𝗼 𝗲 𝗱𝗶𝘃𝗲𝗻𝘁𝗮 𝗰𝗮𝗺𝗽𝗶𝗼𝗻𝗲𝘀𝘀𝗮. 𝗦𝘂𝗰𝗰𝗲𝗱𝗲.

    Quindi no. Il Poker non è un gioco per maschi. Il Poker è un gioco per tutti. Col proprio sesso, con le proprie competenze, con le proprie attitudini, capacità, paure, difetti, dolori e colori. E le attività Pokertalk ti portano qui dentro.

    Ne abbiamo parlato anche ieri sera in live al nostro 𝗟𝗮𝘁𝗲 𝗡𝗶𝗴𝗵𝘁 𝗦𝗵𝗼𝘄 con due vecchie conoscenze del Pokertalk.

    (continua dopo il video)

    [Se vuoi raccontare la tua storia, la tua idea, il tuo progetto partecipa al nostro Late Night Show. Prenota il tuo posto]

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    Prima di lasciarti ti segnalo anche che c’è poca gente che fa il mio lavoro, ma tra questi ci sono due donne che vanno in giro a raccontare la forza del Poker come strumento formativo e non solo, probabilmente le conosci o conosci i loro libri:

    * Il grande bluff. Abilità. Fortuna. Controllo. Giocare a Poker per capire il gioco della vita della giornalista Russa “Americana” Maria Konnikova

    * Thinking in Bets: Making Smarter Decisions When You Don't Have All the Facts della campionessa americana Annie Duke

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    VUOI GIOCARE CON ME?

    Se vuoi divertirti un po’ con me e la Community del Pokertalk, lunedì prossimo, 3 Marzo 2025, c’è un nuovo torneo firmato Pokertalk. Un buon modo per stare un po’ insieme, giocare, imparare e divertirsi con me e i miei ospiti in diretta. Ti aspettiamo al tavolo! Qui tutte le info per iscriversi e partecipare.



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  • Chips 24 | Poca attenzione e maleducazione ti fanno perdere soldi (e rispetto, e equity, e buone decisioni, e, e, e,...)

    Sono tornato a sedermi al tavolo di un torneo. Mi son divertito, non sono andato a premio, ma sono ritornato con due lezioni. Che in realtà conoscevo già ma che avevo dimenticato. Te le racconto.

    Probabilmente se mi segui sui social sai che sono a Malta, come sempre in autunno, e che ho deciso di schierarmi al Battle of Malta, un torneo ormai storico qui sull’isola, ma direi in Europa. Infatti quest’anno record di iscritti, oltre 5000. E probabilmente, se mi segui, hai già avuto modo di vedere questo video che ho chiamato “Atteggiamenti fastidiosi al tavolo (e nella vita reale)”. Parte 1 e parte 2. Dove racconto due situazioni davvero poco carine che si verificano, spesso, al tavolo. Te li metto qui. E adesso, dopo lo sfogo dei video, proviamo a trarne degli insegnamenti.

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    Atteggiamenti fastidiosi al tavolo (e nella vita reale) | Pt. 1

    (prosegue dopo il video)

    In questo video me la prendo con chi non sta attento al tavolo, si distrae, tanto che quando arriva il suo turno bisogno ricordarglielo e, non contento, bisogna pure spiegargli cosa è successo fino a quel momento. Chi ha puntato, quanto, quanti giocatori. La cosa oltre che fastidiosa fa perdere tempo al gioco, un gioco dove il tempo è prezioso. Per cui da fastidio a me e agli altri giocatori. Ma mi chiedo “sei seduto al tavolo devi solo aspettare il tuo momento e poi giocare, come diavolo fai a non essere pronto quando tocca a te??”

    Ma soprattutto, se non stai attento, come pensi di vincere?

    Il Poker ti insegna che per prendere una decisione corretta non basta guardare le proprie carte. La tua azione deve essere figlia di quanto successo fino a quel momento, anzi a volte non è un’azione, ma una reazione. Se non stai attento, se non sai cosa sia successo prima, se non sai chi ha fatto cosa e perché, come fai a prendere la tua decisione?

    Risultato: giochi a caso, guardi le carte, perdi. Perdi soldi.

    Atteggiamenti fastidiosi al tavolo (e nella vita reale) | Pt. 2

    (prosegue dopo il video)

    Il questo secondo video me la prendo con chi lancia le cose. Convinto di essere un figo. Lanciano le carte verso il dealer quando foldano come se fossero delle Stelle di Hokuto. E soprattutto lanciano le chips quando puntano. Fanno fare questi grossi voli alle chips sopra la testa delle persone fino al centro del tavolo. Perché sono fighi loro. Quando: 1 le chips le devi posizionare davanti alla tua postazione in modo da dare evidenza, al dealer (che starebbe lavorando anche se tu pensi di fare il simpatico con battute da caserma…) e agli altri giocatori, dell’ammontare della tua puntata, e, 2, che cazzo lanci le chips?? A chi l’hai visto fare sentiamo? Ad Erik Seidel? A Phil Ivey? A Luca Pagano? A Vicky Coren? No. Ma non potendo prenderti i tuoi 15 minuti di Warhol col tuo gioco, capisco che li voglia col tuo fascino da lanciatore di chips.

    15 minuti non è neanche tempo di un buio, poi puf, torni nel dimenticatoio.

    Il Poker è un gioco di informazioni e la tua maleducazione è un’informazione più potente di quanto tu creda.

    Tu lancia, io segno.

    Bonus track

    In questi giorni ho pubblicato anche un terzo video dove analizzo il tavolo a cui stavo giocando e il modo in cui avevo intenzione di affrontare diverse tipologie di giocatori.

    Nel rivedere il video mi sono accorto che il mio modo di approcciarmi a queste persone sarebbe stato uguale anche fuori dal tavolo, perché, sì, come diciamo sempre al Pokertalk la cosa bella di questo gioco è che al tavolo ognuno viene fuori per quello che è.

    Col suo carattere, i suoi pregi, i suoi difetti, la sua attitudine e le sue difficoltà. E se il mio soprannome al tavolo è Rabbit un motivo ci sarà… ti lascio scoprirlo guardano questa piccola clip.

    (prosegue dopo il video)

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  • Chips 23 | Pokertalk in LinkedIn. Un'avventura che ti parla di noi.

    Notifica. Un vocale di Willy.

    “Frateeeeeee andiamo in LinkedIn. Ora non me ne frega un cazzo se sei a Malta, se sei depresso, se la borsa crolla, la guerra, il covid, se la tipa ti ha lasciato. Tu ora alzi il culo, prendi un aereo e ti presenti bello in forma che questa è un’occasione che non possiamo perdere”.

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    Non che ci volesse Willy per farmi capire che portare Pokertalk in LinkedIn fosse una figata, ma condivido questo messaggio per farti capire come sto messo: praticamente ormai sono schiavo in casa mia. Ma mi piace così. Lui si occupa della parte commerciale, cerca e trova le occasioni. E a questa di LinkedIn ci stava lavorando da un po’ e ci teneva tantissimo. Sono anche abbastanza sicuro che abbia fatto loro un sontuoso sconto, ma io non chiedo. Di questo si occupa lui. Il mio compito è portare in scena una figata. Coinvolgere le persone, farle incuriosire e divertire nel mentre e far loro portare a casa qualcosa nel poi. Che sia un’ora, mezza giornata, un giorno o addirittura quattro come sono stati per Nexia Audirevi a inizio ottobre (un’altra storia che ti racconterò tra un po’), la qualità deve essere sempre alta. È l’unico comandamento che mi do. Il meglio che posso perlomeno.

    Ecco se Willy è un po’ un Emi lo Zio, io devo essere un po’ più un Salmo.

    Entro, spacco, esco, ciao.

    (prosegue dopo il video: Pokertalk in LinkedIn by Luca Pinotti)

    In LinkedIn poi ci siamo andati ed è andato tutto benissimo. Intanto la location era pazzesca: 19esimo piano di una torre sopra Stazione Garibaldi a Milano da dove si vedeva tutta la città. Gli uffici super tech con una zona tipo curva che si è adattata alla grande alla nostra attività. Che per i nostri più fedeli aficionados specifico essere stata una classica sessione di Poker Model Live, ormai il nostro prodotto di punta. Cibo e confort che uscivano da tutti gli angoli (anche se io prima di andare in scena ho l’”abitudine” di chiudere lo stomaco come un teatrante di prosa e passare gli attimi prima al cesso come Eminem BRabbit in 8Mile… del resto il Rabbit è anche il nostro logo…) e poi le persone. Chiara Galati che ci ha voluto e ospitato è un vulcano di energia, ma tutte le persone coinvolte si sono messe in gioco alla grande mollando gli ormeggi in pieno stile Pokertalk. Lo dico sempre

    “il successo di una formazione non lo fa chi parla, ma chi ascolta”

    e col Pokertalk davvero è oltremodo tutto molto interattivo per cui ho bisogno che ti butti perché lo show lo facciamo insieme.

    Ti lascio qui sotto un galleria di foto della giornata in LinkedIn raccolte dall’occhio incredibile del buon Luca Pinotti e ci sentiamo per la prossima avventura.

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    Ps: se sei arrivato a leggere fino a qui e vuoi lavorare con noi, scrivi a [email protected]

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    5 min
  • Chips 22 | Non sei sfortunato, sei stupido

    Leggevo sul giornale la storia di quell’anziano uomo di Brescia che ha conservato e poi donato tutti i Gratta e Vinci comprati nella sua vita per un totale di 407.000 Euro. Questo gesto, dice l’anonimo tronfio timido, per, nell’ordine:

    * Ricordarsi dei soldi sprecati, nella vana speranza che questo potesse aiutarlo a gestire meglio le proprie finanze.

    * Far sì che gli altri giocatori si rendano conto delle conseguenze negative di spendere così tanti soldi per inseguire un sogno di vincita, le cui probabilità però sono bassissime.

    E, dulcis in fundo, regalandoci questa perla filosofica:

    «La vita vale la pena di essere vissuta, non “grattata”»

    Grazie, ma di queste consigli e frasi da Smemoranda non ce ne facciamo nulla.

    L’unica cosa che andrebbe spiegata è che il Gratta e Vinci, così come il SuperEnalotto così come la Roulette così come tanti altri giochi da banco, sono giochi a Valore Atteso Negativo. Cosa significa? Se segui Pokertalk ormai lo sai. Semplifico: più giochi, più perdi soldi. Nel lungo periodo questi sono giochi perdenti.

    Ma non serve la filosofia spicciola, ma la matematica.

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    I giochi da Banco per forza di cose devono portare un vantaggio competitivo al Banco nel lungo periodo. Ma mica è una truffa. È naturale che il Banco, sia lo Stato o un Casinò, debba guadagnare da questi giochi, mica sono Onlus, chiuderebbe dopo 2 ore altrimenti. Basta saperlo.

    Non è una truffa il gioco, sei un ignorante tu.

    Durante i workshop Pokertalk, in Azienda e nelle Scuole, spesso riesco a spiegare la differenza tra giochi di azzardo e giochi di strategia e il perché nei primi puoi solo perdere e nei secondi puoi anche vincere. Ti lascio qui una tabella vecchissima:

    (prosegue dopo la foto)

    Ma non voglio fare in questa Chips il solito pippone matematico-moralistico, ormai son stufo. Se sei scemo è giusto tu perda soldi. E se studi è giusto tu li possa fare.

    Con questo non voglio dire che uno non debba giocare, anzi, molti di questi giochi sono pure divertenti e in alcuni casi socializzanti, ma basta avere bene chiaro in testa probabilità e obiettivo:

    * Vuoi divertirti? Gioca.

    * Vuoi fare soldi? Non gioca.

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    Son tematiche che qui in Chipcount abbiamo affrontato mille volte, ma se è la prima volta che ci leggi e vuoi approfondire concetti come Valore Atteso, Equity, Giochi di Strategia e i processi decisionali puoi dare un occhio al nostro storico video corso gratuito: Poker Model: I segreti del Poker per prendere decisioni profittevoli al tavolo, al lavoro e nella vita di ogni giorno.

    (prosegue dopo la foto)

    Oppure puoi venirci a trovare al nostro prossimo OneDay, l’evento firmato Pokertalk aperto a tutti i curiosi, che si terrà a Milano il prossimo 28 Novembre.

    (prosegue dopo la foto)

    Per oggi è tutto. So che il claim è “gioca responsabilmente”, ma io ti direi semplicemente “studia”. Il resto vien da sé.

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  • Chips 21 | Perché non fai soldi nel tuo lavoro (anche quando, magari, sei bravo)

    Come ogni inizio agosto sono stato qualche giorno a Brighton, in Inghilterra. Se ci vediamo su Instagram probabilmente già lo sai e sicuramente saprai cosa andrò a raccontare qui in questa Chips. Vado a Brighton un po’ per scappare dal caldo di Milano, un po’ perché passeggiare lungo la dorsale della Manica mi resetta e mi rilassa e un po’ perché sono un vecchio nostalgico di quando, nei Novanta, ci andavamo a studiare l’inglese. Spoiler: mai imparato. Non lì per lo meno.

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    A Brighton sul mare c’è un piccolo Casinò. Un solo tavolo da Poker, che non si riempie nemmeno tutto spesso. Ma in 4 minuti si è tutti amici e si passa il tempo più a chiacchierare e mangiare insieme che giocare. Chi vuole provare a fare i soldi va a Londra. Qua ci sono solo localz, anziani, anziani localz e io.

    Mi sono seduto al tavolo un paio di sere e anche questa volta il Tavolo mi ha insegnato qualcosa. Te lo racconto.

    Ecco 3 motivi per cui non fai soldi nel tuo lavoro (anche quando, magari, sei bravo)

    🥕 LEZIONE 1: CONCENTRAZIONE/OSSERVAZIONE

    (prosegue dopo la foto)

    Il ragazzo nella foto si è seduto con 1000 Sterline. Ha guardato tutto il tempo le Olimpiadi sul telefono. E si è alzato con 0 Sterline. Probabilmente gli conveniva andare a Parigi.

    Questo è un errore gravissimo, spesso sottovalutato.

    Non puoi pensare di prendere decisioni profittevoli se non sai chi e cosa sta succedendo intorno a te.

    Quello che sei e quello che sai cambia di peso rispetto a chi reagisce alle tue azioni. La tua scelta deve essere diversa con/contro persone e contesti diversi. Ma se non osservi, non lo sai. Fai scelte a caso, perdi soldi. Colpa tua.

    🥕 LEZIONE 2: BENESSERE FISICO E MENTALE

    (prosegue dopo la foto)

    A meno che tu non sia Maradona se ti presenti al lavoro ubriaco la tua performance sarà giocoforza peggiore. Il ragazzo in questa foto, lo vedi anche tu, si è seduto col viso rosso pompeiano e una birra in mano. Poi ha ordinato un’altra birra. Poi un’altra. Poi ha finito i soldi.

    Per prendere decisioni profittevoli devi innanzitutto concentrarti e osservare come abbiamo visto nella lezione precedente. E per farlo devi stare bene. Bene di fisico e bene di testa.

    Non credo servano tanti esempi, questo è chiarissimo al Tavolo, ma anche in qualsiasi altro contesto.

    Prima di vedere la Lezione 3 ti dico anche questo, che praticamente è la risposta alla domanda “Ma tu giochi ancora?” che mi fanno tutti quando sono in giro col Poker Model Live. Eh, no. Io praticamente non gioco più, perlomeno nel senso PRO del termine. E il motivo sono proprio i punti 1 e 2 che abbiamo visto qui sopra. Cioè, no non sono un ubriacone, però mi rendo conto che, probabilmente a causa dell’età avanzata, non ho più quella forza fisica e mentale per sedermi al tavolo al 100% delle mie possibilità e mi rendo perfettamente conto di non riuscire a stare concentrato e osservare per lunghi periodi di tempo. Rendersene conto è fondamentale.

    🥕 LEZIONE 3: LE INFORMAZIONI

    (prosegue dopo la foto)

    Ok, qui su Chipcount lo abbiamo detto mille volte: prendere decisioni profittevoli è questione di informazioni. E le informazioni le devi raccogliere tu. E le informazioni sono ovunque. Guarda questa foto: lui è Johnny, persona squisita ed educata, giocatore old style, qui a Brighton un’istituzione. Le persone girano, lui c’è tutte le sere. Al terzo minuto mi aveva già adottato. Lo amo. Però poi ti ricordi che al Tavolo l’obiettivo è sfruttare il tuo vantaggio competitivo per prendere decisioni ottime di lungo periodo e, possibilmente, fare soldi. Ecco, guarda la foto, Johnny è qui alla mia destra con alle dita l’equivalente di 3 monolocali tra Dover e Bristol. Se ti siedi al NL300 (per i non tecnici vuol dire che siamo tutti seduti con circa 300/600 Sterline davanti) capisco subito che i soldi che ci stiamo giocando per te sono noccioline e questo ti porterà a giocare rilassato, senza pensarci troppo e soprattutto per divertirti, per “vedere le carte” e finirà che mi chiamerai con progetti, second pair, third pair, no pair (per i non tecnici vuol dire che giocherà mani medie solo per il gusto di giocare o, magari, sgamare un bluff ad esempio….). Ti voglio bene Johnny ma questa è un’informazione troppo facile da processare e troppo assassina. Anche io ho 3 monolocali ma non alle dita.

    🥕 LEZIONE EXTRA: BANKROLL MANAGEMENT E RISK (investi soldi che puoi perdere).

    (prosegue dopo la foto)

    Questa fa il paio con la Lezione sopra. La inserisco in questa chips perché su Instagram vi ha fatto morire dal ridere: lui è il collegiale con autista. Ragazzo simpatico e giocatore onesto, però se al NL300 ti siedi con solo 100£ io capisco subito che quelli sono tutti i soldi che hai e hai una paura fottuta di perderli. Le tue decisioni saranno inevitabilmente condizionate. Tu non farlo.

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  • Chips 20 | Se nessuno ti ascolta è male, ma se nessuno ti capisce è peggio.

    L’altro giorno mentre montavo una video lezione da rendere disponibile sulla nostra piattaforma Pokertalk Basics ho sorriso quando mi sono ritrovato a dover spiegare con una didascalia cosa intendessi per “nulla sbananato”. Ti lascio lo screenshot qui sotto. Così sorridi anche tu vedendo la mia faccia super impegnata mentre cerco le parole giuste e la faccia super perplessa del buon Luca.

    (prosegue dopo la foto)

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    Come si legge nella didascalia “Nulla sbabananto” non è un termine tecnico chiaramente e ha la sola pretesa di rafforzare il concetto di “nulla”. Sembra incredibile ma nella Community pokeristica il concetto di “banana” è ampiamente codificato :-)

    Sorrido perché questa licenza che mi sono preso mi rimanda a un leggendario passato che fu. Quando insegnavo Matematica all’Università Statale di Milano. Perché, sì, insegnavo Matematica, ma lo facevo alla facoltà di Scienze Politiche, dove puoi immaginare quale interesse potessero avere gli studenti per la materia più odiata del mondo. Ma è in quell’occasione, in quel contesto, che ho capito un concetto che poi giocando e studiando il Poker ho valorizzato oltremodo, ossia, semplicemente, l’importanza di farsi capire. Ti può sembrare una sciocchezza ma tu puoi anche essere il Matematico o il filosofo o il medico, più preparato del mondo, ma se quando spieghi le tue cose nessuno ti capisce è tutto inutile. È un esercizio di stile, come direbbe Jake La Furia, insieme a Marra e Gué. Ma non porta benefici a chi ti sta ascoltando.

    (prosegue dopo il video)

    Sperare che gli studenti amassero la Matematica era visionario, ma fare in modo che almeno la capissero è diventato il mio obiettivo. E come fare? Come fare se non conoscono le basi della materia? Come fare se non conoscono i termini e il linguaggio di quella materia? Ho smesso di parlare il mio linguaggio e ho iniziato a usare il loro. Spiegavo la Matematica usando metafore riconoscibili e comprensibili. Non termini ignoti al loro vocabolario. Ha funzionato.

    Col Poker poi capisci che questo concetto è fondamentale. Anzi vitale. Vitale farsi capire. Perché se stai imbastendo un bluff e ti sforzi di raccontare una storia credibile, devi essere sicuro che il tuo avversario ti stia uno ascoltando e due capendo. Altrimenti il tuo sforzo è inutile. E diversamente da un’aula accademica dove alla peggio gli studenti ti sbadigliano in faccia e giocano a Candy Crush se al tavolo il tuo avversario non capisce quello che stai dicendo il pericolo è che si comporti esattamente all’opposto di come vorresti tu. Magari sbagliando, ma vincendo il piatto. Il tuo piatto.

    Farsi capire, farsi leggere, è un’arte. Non capirlo, non dargli importanza, ti fa perdere tempo. Ti fa perdere soldi.

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  • Chips 19 | Scacchi e Poker. Diversi ma Gemelli.

    Va beh, il titolo di questo articolo è una piccola concessione alla mia nota passione per il Rap e alla mia amicizia con Grido dei Gemelli DiVersi. Me la concedo perché erano mesi che aspettavo questo momento…

    Qualche settimana fa stavo seguendo una live del mio canale preferito: Chessburger TV. Dove il Maestro Fide Alessio Boraso ti porta nel magico mondo degli Scacchi con competenza, simpatia ed eleganza. E, come probabilmente sai seguendo i miei canali, io da qualche tempo gioco anche a Scacchi. Malissimo chiaramente.

    (prosegue dopo la foto)

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    Scacchi e Poker hanno molti punti in comune, come sai se segui Pokertalk. E io stesso quando propongo le attività Pokertalk in Azienda uso gli Scacchi per spiegare che anche il Poker non è un gioco brutto e cattivo, anzi.

    Ma torniamo a noi.

    Finalmente l’altro giorno durante la live hanno chiesto al Maestro Boraso se giocasse anche a Poker e il Maestro ha risposto come sospetto da mesi: Sì. Lo sospettavo un po’ perché, come detto, i due giochi si assomigliano in quanto entrambi giochi di strategia dove, sostanzialmente bisogna prendere buone decisioni dopo aver valutato variabile e dinamiche, e un po’ perché l’ho sentito spesso usare un linguaggio pokeristico durante le analisi delle sue partite alla scacchiera. E non non mi riferisco tanto a espressioni come “qui giochiamo Cavallo F3 tentando un Bluff” oppure “andiamo All in dai, spingiamo il Pedone!” che sono termini ormai di uso comune anche fuori dal tavolo verde. Ma perché a volte il Maestro Boraso usa espressioni tipiche dell’analisi pokeristica come “molto spesso”, “buono tante volte”, “standard”, forse gli ho sentito dire pure “nel lungo periodo”, e altre, che magari sono proprie anche dell’analisi scacchistica, non lo so, ma sicuramente rimandano a concetti probabilistici tipici della Statistica che nel Poker di alto livello si usano abitualmente e quindi ho il dubbio che in realtà il buon Boraso giochi e studi il Poker più di quanto voglia far trasparire [anche perché ha ammesso di essere stato un giocatore di Magic in passato, gioco che, come è noto, ha dato i natali a molti dei più forti giocatori di Poker della prima ora, come ad esempio il nostro grandissimo Dario Minieri].

    Quello che è certo, ma non mi sarei aspettato niente di diverso da un laureato in Ingegneria Matematica, è che a domanda non ha risposto bollando il Poker come gioco d’azzardo o di Serie B, perché sicuramente conscio del fatto che il Poker sia uno splendido e complesso gioco di abilità dove le competenze Matematiche possono avere un ruolo decisivo. Dice il Maestro:

    “Il nesso tra Scacchi e Poker è che si diventa bravi giocando, studiando e con una buona dose di ossessione e poi entrambi i giochi sono molto basati sul calcolo”

    (prosegue dopo la foto)

    E benché poi la chat del canale sia partita verso una discussione sul concetto di fortuna in questo o quel gioco, discussione comunque molto educata, altro merito che do al Maestro, aver creato una Community a sua immagine, pacata, preparata, educata e divertente, dicevo, benché poi la discussione sia volata via, l’unica mezza annotazione che mi permetto di fare ad Alessio è quando lui dice, con la consueta compostezza e autoironia, difendendo giustamente la sua disciplina:

    “Nel caso del Poker il Calcolo è estremamente più banale…”.

    Ecco, non sono preparato abbastanza sugli Scacchi per poter dire che sia vero o meno però mi piace ricordare che anche nel Poker il Calcolo è tanto, complesso e fondamentale. Non so dire se più o meno degli Scacchi quindi mi limito a ricordare che Scacchi e Poker sono entrambi giochi di abilità e strategia con la differenza che gli Scacchi sono un gioco a informazioni complete, la scacchiera è lì, la vedi, potenzialmente puoi calcolare tutte le possibili azioni e reazioni del tuo avversario, il Poker no, il Poker è un gioco a informazioni incomplete, alcune carte non le vedi, altre non le vedrai mai, e questo rende tutti i calcoli, se non più complessi, inevitabilmente più approssimati.

    (prosegue dopo il quote della settimana)

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    A Poker ogni decisione non sarà mai perfetta. L’obiettivo e avvicinarsi all’ottimo di lungo periodo. A Scacchi sento dire spesso che vince chi sbaglia meno. Se non sbagli non perdi. Sarà vero?

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    Ps: Volevo fare sapere al Maestro che gioco la Alapin (male) 😅

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  • Chips 18 | Cosa vuol dire essere il GOAT? Ma soprattutto quando vuol dire?

    Messi è più forte di Ronaldo. Rod Laver è più grande di Federer. LeBron è il più forte di tutti i tempi. No è MJ. Mike Tyson o Muhammad Ali. E così via.

    Queste argomentazioni non hanno senso. O, meglio, hanno senso al Bar. Sono buoni spunti di discussione, di tifo, di sfottò. Di ricordi, di emozioni, di notti, di vita. Ma non hanno senso.

    Goat vuol dire Greatest of all time. Il più grande di sempre. Ma rispetto a cosa? Rispetto a chi? Ai risultati? All’impatto avuto nello sport o nella storia di quello sport? Nel cuore della gente? Negli anni?

    (prosegue dopo la foto)

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    Chiaro che se si contano i risultati Djokovic è sopra Federer e Nadal, ahimè dico io Nadaliano convinto, ma arriverà sempre quello che ti dirà “Eh ma Federer ha più classe” e cosa c’entra? Parliamo di risultati. E allora arriverà sempre quello, generalmente un vecchio incapace di staccare il giudizio dalla sua fase felice della vita, verosimilmente l’adolescenza (ciao Papà 😀 ), che ti dirà “Risultati ok, ma Laver ha fatto il Grande Slam, oltretutto defraudato di molti anni causa querelle dilettantismo/professionismo di quegli anni….” Esatto, quegli anni. Ha senso paragonare professionisti di anni diversi? In qualunque campo. Ove, restando anche solo al tennis, sì lo sport è lo stesso, ma è cambiato tutto. Le dinamiche, le velocità, i materiali, gli appuntamenti.

    Chiaro poi che, negli sport di squadra, tenere buoni i risultati ha senso fino a un certo punto. Essendo che non dipende tutto da te. Chiaro che Messi è fortissimo, ma avrebbe vinto tutto quello che ha vinto uguale se fosse nato a Roma? Dove al posto di Iniesta e Xavi avrebbe trovato Perrotta e Aquilani?

    E allora cosa conta? L’emozione? Ma quella è soggettiva. Troppo soggettiva. Conta l’impatto? E come lo misuri? Sento dire, non me ne intendo, che Steph Curry ha cambiato il gioco. Questo lo pone sopra a LeBron e Jordan? Boh.

    Ma la verità è che forse questa cosa del Goat interessa al Bar, non ai professionisti. Non ai professionisti nel qui ed ora. Sì, perché forse tutta questa questione del Goat è vista nel modo sbagliato. Non è importante essere il Goat domani, ma oggi mentre mi serve per prevalere.

    (prosegue dopo la foto)

    Ed è incredibile come questo concetto lo senta da Phil Hellmuth che, oltre ad essere uno dei giocatori di Poker più vincenti di sempre, ha sempre cavalcato l’onda della polemica professandosi il più forte di tutti. Invece, proprio lui, ci regala questa riflessione.

    “Penso che quello di essere o essere considerato il più grande di sempre in uno sport sia bello, come è bello che molti ritengano che io lo sia nel Poker, ma alla fine dei conti non ne sono così interessato. Quello che voglio è sempre essere il migliore oggi. Da un lato ci sono i risultati all-time che parlano da soli, ma dall’altra parte io non voglio essere un tipo da cerimonie, ma uno che la gente teme di incontrare al tavolo.”

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    Il Poker ti insegna che la bravura, la forza, la vittoria, si manifesta e si giudica nel lungo periodo, l’abbiamo detto e visto qui in Chipcount mille volte, ma Phil Hellmuth tra le righe ci ricorda che il Poker non è un gioco di poche grandi vittorie, ma di tanti piccoli risultati costanti nel tempo. E per ottenere tanti piccoli risultati costanti nel tempo non è importante essere il più forte domani.

    Devo essere il Goat oggi.

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  • Chips 17 | Come fa Bruno Mars a spendere tutto quello che guadagna?

    Pare che Bruno Mars, il famoso cantante statunitense noto per hit come Just the Way you are per dirne una, che ti lascio qui sotto in video, spenda più di quanto guadagni. Anzi perda più di quanto guadagni.

    Ma come è possibile?

    (prosegue dopo il video)

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    Pare che Brunone abbia una passione, mai nascosta, per il gioco del Poker, il dramma è che evidentemente non abbia chiaro i fondamenti del giocatore di Poker. Una delle prime cose che il Poker ti richiede e, in fin dei conti, ti insegna subito.

    Il caro vecchio Bankroll Management.

    Non importa quanto tu sia ricco o quanto tu sia bravo, nel Poker, nel tuo lavoro o in qualsiasi cosa, ma se non hai un ottimo controllo e gestione delle tue finanze rischi di finire nel baratro.

    Bruno Mars ha un contratto da 90 milioni di Dollari l’anno con l’MGM di Las Vegas per una residency, ossia per esibirsi tutto l’anno presso la prestigiosa venue del Nevada. Pero l’MGM è anche, ovviamente, un famoso Casinò e pare che il buon Bruno tutto quello che incassi poi lo rilasci al tavolo da Poker appena sceso dal palco, senza uscire nemmeno dalla location.

    Il Poker ti insegna proprio a non fare questo.

    Il Poker ti insegna a separare il tuo conto gioco dal tuo conto personale. Il Poker ti insegna a giocare mani, piatti, sessioni, partite, tornei, vedila come vuoi, che ti puoi permettere. Anzi che ti puoi permettere tante volte. Perché il Poker ti insegna che la bravura esiste, a questo gioco, ma la si può valutare solo nel lungo periodo e a quel lungo periodo ci devi arrivare però. Quindi se hai 100 non puoi spendere 100 per un tavolo. Devi darti la possibilità di rigiocare quel tavolo tante e tante volte. In modo da non subire in maniera disastrosa gli effetti della fortuna, che esiste ma che il Poker, e l’economia, e la finanza, e gli studi quantitativi in generale, ti insegna a chiamare varianza e sa che sì esiste, ma sì, può essere studiata e controllata come una variabile qualsiasi, una delle tante messe in campo da questo gioco di strategia bello, complesso e affascinante. E poi, allora sì, se sei più bravo, più forte, allora vincerai tu.

    (prosegue dopo il quote)

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    Un vecchio adagio, da non prendere come scienza esatta, anzi poi tu nel tuo lavoro, valuta cosa è giusto per te, ma, dicevo, un vecchio adagio del Poker dice “Siediti a un tavolo dove puoi sederti 100 volte”.

    Capito Bruno? Just the way Poker is. Just the way you are.

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    PS: pare che la notizia su Bruno Mars sia stata over pompata e che il buon Bruno non sia per niente in banca rotta (non per i debiti perlomeno…)

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