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Intro: sono in partenza per New York in un mix di gita e lavoro e transiterò da Atlantic City, la Las Vegas dell’East Side, dove non sono mai stato. Giocherò? Non giocherò? Non lo so, ma sicuramente troverò ispirazione per qualche Chips, tra Poker e Business, buona per qui in Chipcount.
Fai Call a Pokertalk Chipcount e non perderti le prossime chips. Direttamente nella tua mail.
Prima da lasciarti alla Chips Extra di oggi però ho delle comunicazione da fare in risposta anche ad alcune domande che mi sono arrivate da chi legge, ascolta o frequenta il mondo di Chipcount e del Pokertalk. Di seguito:
POKER MODEL LIVE
Il 13 aprile a Milano va in scena un evento firmato Pokertalk “Poker Model Live One Day” pensato per chi è incuriosito da quello che facciamo e vuole vivere un’esperienza Pokertalk. Non mi dilungo, tutte le info alla pagina dedicata. Ti aspetto. E se sei un’Azienda mandami qualcuno dei tuoi in avanscoperta, te lo restituisco rigenerato!
BASICS
Per chi mi ha chiesto post meno Business e più Poker giocato (avete vinto maledetti…), dal Primo Marzo (qui il link alla Premiere) sarà attiva una nuova sezione qui in Chipcount (trovi già il tab nel menu) dove condividerò alcune lezioni prese dalla nostra piattaforma di video lezioni on demand che si chiama proprio Basics (qui il link per saperne di più). Per riceverle anche direttamente in mail ricordo di flaggare l’opzione all’interno del proprio profilo Substack.
Ora ti lascio alla Chips di oggi. Buona lettura/ascolto.
L’altro giorno riguardavo e rileggevo la clamorosa mano tra Matt Affleck e Jonathan Duhamel alle World Series of Poker del 2010. Mano epica che chiunque segua il Poker conosce e che io personalmente utilizzo durante i workshop Pokertalk perché offre un sacco di spunti per affrontare dinamiche di Gestione del Rischio, Probabilità, Gestione delle Persone, Bankroll Management e chi più ne ha più ne metta. Se vuoi riguardarla col commento anche del povero Matt te la lascio qui sotto. E se vuoi vederla insieme a me, momento promo, ti invito al Poker Model Live One Day del 13 Aprile dove, tra le altre cose, analizzeremo tutto quello che questa mano ci offre nel nostro viaggio verso la costruzione di un processo decisionale solido e profittevole buono per il tavolo, il lavoro e la vita di tutti i giorni.
Ma non è di questo che voglio parlarti oggi. Oggi rimaniamo più leggeri e superficiali. Rileggendo una vecchia intervista sul tema del buon Matt Affleck mi sono imbattuto in questa sua considerazione
“Uno dei punti di forza più grandi dei migliori Poker Player al mondo è non considerare le tue chips come soldi ma come soldatini da posizionare sul campo di battaglia. Il Poker è un gioco di decisioni strategiche”.
Ecco, il Poker è un gioco di decisioni strategiche. Come la guerra, come gli affari. Ma non lo dico io, lo dice John McDonald nel suo libro Giochi di Strategia. Il Poker, la Guerra, gli Affari
“Una certa conoscenza delle probabilità matematiche non farà di voi un buon giocatore di Poker, ma non tenerne conto per niente farà sicuramente di voi un cattivo giocatore”.
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E la cosa incredibile è che lo dice nel 1950. Cioè nel 1950 era già chiaro a tutti che il Poker non fosse un gioco d’azzardo bensì un gioco di strategia. E se penso che ancora oggi per poter lavorare devo spiegarlo un po’ mi sale il magone.
Ma so che tu, che segui Chipcount e segui Pokertalk, non hai bisogno di ulteriori dimostrazioni. Grazie ❤️
Ci sentiamo al rientro da New York. Un abbraccio.
✏️ Matteo Fini | Pokertalk Chipcount: perché nello studio e formazione personale e professionale every chip counts.
📺 Hai visto il nuovo episodio di “Le Parole del Poker nella Vita Vera”?
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In questa foto ci sono il giocatore più forte del mondo e il giocatore più scarso del mondo. Sapresti individuarli?
Spoiler: sono lo stesso giocatore.
Spoiler pt.2: sono io.
Questa foto è tutta sbagliata. Cioè quando la guardavo nel periodo in cui è stata scattata mi sembrava fichissima. Ora posso dire che fa tenerezza per quanto racconti, nitidamente, la terribile esperienza del protagonista. Che, ricordiamolo, sono io. Quello lì, là in mezzo, rasato con le cuffie.
Perché dico così? Ora ti racconto.
(prosegue dopo la foto)
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Prima però ti do l’insegnamento che questa Chips ti vuole lasciare: c’è un detto nel mondo del Poker che recita: Se sei il decimo giocatore più forte al mondo ma ti siedi al tavolo con i primi nove… ecco, se ci pensi vale in qualunque campo professionale. Rimanendo sempre su di me per semplificare:
Io ho un Dottorato in Statistica e sicuramente quando sono a cena coi miei amici e c’è da dividere il conto in proporzione sono campione indiscusso, ma se vado al Cern di Ginevra sto zitto e ascolto.
Il Poker Player sa che più del talento, la bravura e lo studio, c’è un fattore da tenere in considerazione ed è sicuramente alla base di una strategia vincente e, probabilmente, la decisione da prendere più determinante: si chiama Table Selection. La scelta del tavolo. Un giocatore di Poker perde parte del suo tempo per analizzare il tavolo a cui si è seduto o ha intenzione di sedersi per capire se a quel tavolo ha, o può ottenere un vantaggio competitivo. Non è una perdita di tempo, è molto importante. E, mi ripeterò, ma vale in qualunque campo professionale. Lo sport semplicemente lo descrive più facilmente. Puoi essere anche Rafa Nadal ma se ti iscrivi a un torneo con Federer e Djokovic la tua possibilità di avere vantaggio diminuisce rispetto a quando ti trovi contro Berrettini o Tsitsipas.
Scegliersi il tavolo, scegliersi il contesto, scegliersi le battaglie è alla base di un processo decisionale efficace e una strategia vincente.
(prosegue dopo la quote della settimana)
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Ok, Matteo, questo è il Poker Model ormai lo sappiamo. Ma torniamo alla tua foto sopra.
Azz, speravo ti fossi dimenticato…
Ok, facciamola fuori.
Come si vede dalla didascalia la foto è del 2010. Nel 2010 io ero al top della mia forma e carriera pokeristica, nel 2010 sono stato per lunghi tratti numero 5 al mondo della mia specialità.
Giocavo tanto, vincevo tanto, guadagnavo tanto.
Ero fortissimo. Ma nel momento in cui è stata scattata quella foto, o meglio anzi, in quella foto io sono il giocatore più scarso al tavolo. Il pollo. Non ho possibilità di vincere. Adesso ti spiego perché e poi ti dico perché ho parlato di tenerezza.
Sopra ho scritto “numero 5 al mondo della mia specialità”. Ecco. Sta tutto lì. La mia specialità erano i Sit&Go online. Ora, senza entrare nel tecnico: giocavo un tavolo solo con 9 giocatori, online. Mentre nella foto sono seduto a un torneo MTT live. Sempre semplificando: più tavoli con centinaia di giocatori, dal vivo.
Ok, ma il gioco è sempre lo stesso no? Mi dirai.
Ecco, no. Sempre senza entrare nel tecnico: sia le due specialità (sit&go vs mtt) che le due modalità (online vs live) sono così diverse tra loro che, benché il gioco del Poker sia lo stesso, le dinamiche cambiano a tal punto che si può essere fortissimi in una specialità e scarsissimi in un’altra.
Ecco io avevo completamente sbagliato a scelta del tavolo, il contesto. Non potevo essere profittevole, lì.
Potevo solo perdere e perdere soldi.
E la tenerezza, a guardare la foto ora, è perché tutto, ora lo posso notare, è così evidente dal mio linguaggio del corpo e le mie decisioni.
* Ho la felpa. Perché i giocatori di Poker hanno le felpa. Ma non la uso, Il cappuccio è giù (motivo per cui i giocatori di poker usano la felpa, per nascondere più parti del corpo possibili e non dare informazioni). Ce l’ho solo perchè si fa così.
* Ho gli occhiali. Ma sono sul tavolo. Stesso discorso della felpa. Ma più grave probabilmente.
* Ho le cuffie. Ma non sto ascoltando musica! Di questo ne sono sicuro perché mi da proprio fastidio ascoltare musica mentre faccio qualsiasi altra cosa figurati se e quando mi devo concentrare sul prendere decisioni. Però ho le cuffie. Perché si fa così…
* Sono in posa ma non ho le carte.
Tutto in questa foto vuole raccontare che io sia un giocatore di Poker. E invece, lì quel giorno, ero un giocatore di Poker scarso. E la foto lo racconta benissimo.
Ricordati: quando parliamo di prendere decisioni o fare soldi la scelta della battaglia che vuoi combattere è fondamentale.
✏️ Matteo Fini | Pokertalk Chipcount: perché nello studio e formazione personale e professionale every chip counts.
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Seguendo professionalmente una giovane golfista ho scoperto le innumerevoli affinità che il Golf ha col Poker. Del resto sono tonnellate le informazioni che un golfista deve processare prima di "𝐝𝐞𝐜𝐢𝐝𝐞𝐫𝐞" come tirare: il vento, la pendenza, la mazza, etc... anche se l'aiuto che il team della professionista mi ha chiesto riguarda più la "𝐠𝐞𝐬𝐭𝐢𝐨𝐧𝐞" dell'avversario, che tendenzialmente subisce in maniera eccessiva tanto da comprometterne la performance.
(prosegue dopo la quote della settimana)
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“Ma come? A golf giochi da solo mica contro gli avversari”. Mi dirai. E, si, anche io di primo acchito ho reagito così. In realtà questa cosa è vera fino a un certo punto. Sì, è vero, quando colpisci la palla non c’è nessun avversario, chessò una specie di portiere, che si adoperi per impedire che la tua palla arrivi in buca. Non c’è un impedimento fisico. Ma psicologico, fortissimo. Sì, psicologico. Non giochi contro fisicamente, ma sei fisicamente sul campo insieme ai tuoi avversari. Perché il giro delle buche lo fate insieme e anche se non vi scontrate la presenza di un’altra persona vicino a te può generare una forte pressione psicologica su di te.
Nel caso specifico mio, la ragazza subiva emotivamente la presenza di giocatrici di Ranking superiore al suo. Il solo sapere che sarebbero state sul circuito con lei la destabilizzava a tal punto che, benché nessuna di esse interferisse fisicamente contro i suoi colpi, lei giocava peggio. Perdeva un paio di tacche di performance.
Gestire le persone, chi hai di fronte, di fianco, sotto, sopra, non farsi dominare, anzi dominare, gestire l’emotività in modo che non abbia peso sulle proprie decisioni e performance è esattamente quello che deve saper fare un giocatore di Poker ed è esattamente una parte di lavoro che fa un Coach di Poker e quindi il Team Manager di questa giovane professionista ha pensato di chiamarmi e ricordo nitidamente che quello che mi disse fu “Matteo, lei è giovane, è molto forte, ha talento, ma subisce troppo le avversarie, magari se le insegni a bluffare o perlomeno la Poker Face….”.
In realtà abbiamo fatto molto di più.
Lavoro spesso con gli sportivi e mi piace particolarmente, un po’ perché amo molto lo sport e un po’ perché mi piace poi seguirli sul campo. E, sì, il Poker Model può aiutare a imparare a gestire il contesto e le persone, dominare le proprie emozione e spostare la pressione sull’altro da sé.
(prosegue dopo la foto)
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Per chiudere questo articolo su golf, Poker, decisioni, allenamento, studio, performance ti voglio riportare un bell'aneddoto ricamato sul tema fortuna-successo-lavoro, con protagonista Gary Player, un ex golfista sudafricano:
"Durante un importante torneo, il grande giocatore di golf Gary Player si ritrovò in una buca di sabbia. Era necessario, quindi, un tiro particolarmente difficile. Ripassò mentalmente il colpo un paio di volte, si concentrò, e la mazza baciò dolcemente la pallina. In uno spruzzo di sabbia, la pallina volò verso il cielo, rimase sospesa per un attimo in aria, cominciò a scendere, rimbalzò due volte e si fermò a mezzo metro dalla buca.Mentre si dirigeva verso il green, dopo il tiro, uno spettatore gli urlò:«Ehi, Gary, questo è stato proprio un tiro fortunato»Gary Player si fermò e si voltò verso l'uomo:«Immagino che tu abbia ragione. Ma sai, è buffo: 𝐩𝐢ù 𝐦𝐢 𝐚𝐥𝐥𝐞𝐧𝐨 𝐩𝐢ù 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐟𝐨𝐫𝐭𝐮𝐧𝐚𝐭𝐨».
Più mi alleno, più divento fortunato.
✏️ Matteo Fini | Pokertalk Chipcount: perché nello studio e formazione personale e professionale every chip counts.
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Messaggio: Prima di lasciarti alla Chips di oggi (un po’ emo tra l’altro…), ti devo chiedere una cosa: dopo aver letto la Chips di settimana scorsa e aver visto il relativo video molti mi hanno scritto che avrebbero piacere che condividessi anche altri contenuti di Poker giocato oltre a quello che già condivido qui in Chipcount più orientato all’area business e formazione di Pokertalk. Ci penso. Intanto dimmi cosa ne pensi: avresti piacere a ricevere anche clip di Poker Education? Rispondi al sondaggio. Grazie, un abbraccio. Ti lascio alla Chips di oggi. Buona lettura/ascolto.
Nel 2020 in pieno Covid ero chiuso in studio sopra da me e ho completamente ripensato a Pokertalk, che all’epoca non si chiamava neppure Pokertalk, ma Mindset Management. Grazie a dio ho cambiato nome perché oggi la parola Mindset è completamente sputtanata così come Coaching per dire. In realtà per il progetto mio era la crasi tra “Poker Mindset” e “Bankroll Management”, due concetti fondamentali della Teoria delle Decisioni applicata all’Economia e la Finanza che lo studio da Poker Player ti insegna subito. Gestione emotiva e gestione dei soldi. Facile. A dirsi.
(prosegue dopo la foto)
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Pokertalk era semplicemente il nome di un format video di interviste al tavolo con persone fuori da questo mondo che volevo lanciare. Mai lanciato. Che però si è “mangiato” il nome del brand, diventando brand lui.
Oggi andiamo in giro con Pokertalk come brand, Poker Model come prodotto e Prof come me. PPP. Acronimo che nel Poker in realtà starebbe per Professional Poker Player. PPP. Pokertalk, Poker Model, Prof.
Le Aziende ci conoscono così, i professionisti ci conoscono così, gli allievi ci conoscono così.
(prosegue dopo la quote della settimana)
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Però quell’idea di format video era carina e anche se adesso siamo attivi su varie piattaforme social, e anche con questo blog/newsletter “Chipcount”, voglio darmi un obiettivo per questo 2024: Pokertalk Show, l’idea originale. Ci lavoro. A presto.
✏️ Matteo Fini | Pokertalk Chipcount: perché nello studio e formazione personale e professionale every chip counts.
📩 📺 Vuoi raccontarti e raccontare il tuo progetto? Siediti al tavolo del Pokertalk. Scrivi a: [email protected]
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Oggi facciamo qualcosa di un po’ diverso.
Abbiamo parlato spesso qui in Chipcount dell’importanza dell’osservazione per prendere decisioni ottime di lungo periodo. In qualunque contesto. E spesso ho cercato di convincerti che è il Poker ad avermi insegnato questo. Ed è così infatti. Però di solito ho preso questi concetti e te li ho portati fuori dal tavolo in luoghi a te più consueti in modo da rendere evidente l’analogia e quanto davvero il Poker avesse questo potere formativo e narrativo. E nel caso dell’osservazione come questo concetto abbia una sua forte centralità quando si parla di Decision Making.
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Oggi però voglio fare qualcosa di diverso. Voglio restare dentro il tavolo verde. Non voglio nascondertelo o semplificartelo. Voglio condividerti una lezione presa da Basics, la nostra piattaforma di video lezioni di Poker puro, giocato (sì, facciamo anche questo… e non sai quanti professionisti che incontro in Azienda per i Workshop Pokertalk poi alla fine mi dicono “Matteo… tutto bellissimo, ma ora insegnami a giocare a Poker!” 😃 ), perché mi sono resoconto che nella intro, mentre bonariamente cazzio il mio allievo, in realtà evidenzio tutta la potenza del concetto di Osservazione nella professione del Poker Player, ma basta poco per rendersi conto che quanto io dica lì, valga davvero dappertutto.
Specie se e quando vogliamo prendere decisioni profittevoli al tavolo, al lavoro e nella vita di ogni giorno.
Buona visione. Poi se ti va puoi vedere anche la mano giocata dal mio allievo.
✏️ Matteo | Pokertalk Chipcount: perché nello studio e formazione personale e professionale every chip counts.
NOTE: Questo video contenuto è da oggi disponibile anche in piattaforma per gli iscritti a Poker Model nella sezione Extra: Dal tavolo raggiungibile a questo link. Non sei ancora iscritto a Poker Model, fallo, è gratis ;-)
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Capire chi hai davanti è fondamentale per fare scelte giuste e, di conseguenza, fare soldi. Capire chi hai davanti ti aiuta a capire se costui abbia dei soldi e se li darà proprio a te.
Abbiamo parlato spesso in Chipcount dell’importanza dell’osservazione nei processi decisionale e anche di come molto spesso la prima impressione non sia, come si dice, quello che conta, però oggi voglio raccontarti una storia perché calcare su questo tema non è mai abbastanza. Ormai è diventato quasi un claim al Pokertalk: osservare, osservare, osservare.
(prosegue dopo il link)
Sono a Malta, mi sento un po’ debole e decido di risolvere tutto con una bistecca. Ma ho bisogno di una vera bistecca di carne rossa, tipo fiorentina per capirci. Guardo su maps e nel paese dove sto c’è un unico steakhouse e mi ci fiondo senza prenotare. Sono nella Baia di St.Paul mica a Forte dei Marmi, non ci saranno problemi, penso.
(prosegue dopo la quote della settimana)
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Arrivo e scopro che il ristorante è in realtà il ristorante di un Hotel di lusso. Forse l’unico, qui a Bugibba. Sticazzi, penso.
Entro e il Direttore di Sala mi si fa incontro:
“Ha prenotato?” No.
“Ma guardi che qui si paga solo con Carta di credito”
Perché mi dice questo secondo te? Perché sembra che voglia mandarmi via dal locale secondo te?
Perché non ha capito chi ha davanti. Vestito come sono vestito, jeans Jordan felpa, per lui sono un pusher probabilmente. Senza stile e senza soldi.
Se andassi via ora il fatto di non aver capito chi avesse davanti avrebbe fatto perdere soldi al nostro buon uomo. Ma rimango. Non è questa la parte di storia che voglio raccontarti.
(prosegue dopo il link)
Mi siedo al tavolo, ho solo mezz’ora dicono, poi c’è una prenotazione.
Il Direttore sparisce. Mi siedo. Aspetto. Non succede niente. Beh, mezz’ora per mangiare e liberarti il tavolo mi potrebbe anche bastare, se mi servissero, penso.
Arriva una giovane cameriera. Mi porge il menù, me lo apre. Mi spiega. C’è anche l’opzione buffet, dice. Per risparmiare. Ok, rispondo, distrattamente.
Non sto ascoltando. Son qui per una bistecca di maledetto mi dico. Il dito scorre sul menù. T-Bone. Ordino. Come per magia ricompare il Direttore. Mi guarda. Lo guardo. T-Bone.
È il piatto più caro della carta. Non l’ho fatto apposta, ma son qui per una bistecca. Bis-tec-ca.
(prosegue dopo la foto)
Arriva. Tralasciamo il fatto che il menù diceva 500 grammi e questa non è 500 grammi nemmeno se la pesassi col piatto. E il pensiero corre subito alla vecchia della Cantinetta in Ripamonti a Milano che al conto ci fa pagare pure gli amari che han preso al tavolo di fianco però la carne è top da sempre. Comunque ho bisogno di questi grammi di carne, sono uscito per questo. Mangio. Poca, ma cotta bene devo dire. Son soddisfatto, per oggi va bene così.
Ok Matteo, bella storia, ma che ce frega a noi?
Arriva il conto e qui succede una cosa strana. Un bel conto eh signori. La ragazza sorride. Il Direttore si avvicina. È il suo momento. Quello dove caccerà il pusher fuori dal locale a calci chiamando la polizia dopo aver capito che non può pagare il conto.
Succede una roba strana dicevo, anzi due. Tiro fuori la Platinum di American Express. La ragazza avvicina il pos, il Direttore aguzza la vista. Mi rendo conto che non ricordo le regole di etichetta sulla mancia a Malta perché è la prima volta che ceno fuori da quando son qui e nell’imbarazzo del momento aggiungo al conto una cifra a caso che poi mi renderò conto essere qualcosa di molto vicino al 30% del totale.
La ragazza fa un sorriso con gli occhi più grandi della pancia per citare Marracash. La ringrazio, la saluto. Mi alzo, prendo la mia felpa Karl Kani e mi dirigo verso l’uscita. Son passati 24 minuti, ce l’abbiamo fatta Direttore.
Molla sul posto due svedesi, mi insegue, mi apre la porta: “Tornerà vero Sir?”
No. Player out.
(prosegue dopo il notes)
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Questo articolo non necessita che ne spieghi la morale. Aggiungo solo una piccola nota: quanto valore ha perso il Direttore con la sua decisione figlia di un’osservazione superficiale tradotta in maniera ancora più superficiale? Nulla, nel breve periodo. Ma nel lungo…
Osservare, osservare, osservare. Prima di prendere una decisione. Specie se vuoi che la tua decisione sia ottima di lungo periodo.
Fammi sapere se vuoi che ti racconti di quella volta che sono entrato da Peck 😀
✏️ Matteo | Pokertalk Chipcount: perché nello studio e formazione personale e professionale every chip counts.
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Willy, il responsabile commerciale di Pokertalk, me lo dice sempre “Non dico una Regimental ma potresti perlomeno vestirti decentemente per dio??”. Io sono del partito del “Se hai un curriculum non ti serve la cravatta” e mi presento agli appuntamenti coi clienti in Jordan. Willy si dispera ogni volta. Mi insulta, poi ridiamo. Poi a volte chiudiamo l’accordo, a volte no. Ma non credo dipenda dalle mie scarpe.
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Ti ho già raccontato tempo fa di quella volta che mi hanno dato del “bimbo cresciuto” durante una sessione di Poker Model Live in Azienda. E di come quel commento abbia contribuito a costruire la giornata di formazione. Ma una volta è andata peggio.
“Ho pensato fossi l’elettricista”
Ha risposto candidamente un partecipante a uno speech che ho tenuto presso la Franklin Templeton alla mia domanda “Chi sono io?”. E aveva ragione.
Contestualizzo.
(prosegue dopo la quote della settimana)
Inizio spesso i miei interventi con questa domanda: “Chi sono io?”. Così, appena entrato, appena acceso il microfono. Lo faccio perché mi serve nella mia narrazione sul tema Decision Making. Mi serve per far capire che la prima impressione (primissima in questi casi perché le persone non sanno ne chi sono, ne da dove vengo ne cosa faccia, ne cosa faccia lì…) è solo un’altra informazione e come tale vada trattata.
(prosegue dopo il link)
Durante l’attività Pokertalk poi sia che duri un’ora o due o una giornata intera l’impressione, o meglio dire l’opinione, di chi sta partecipando cambia. Perché cominciano a conoscermi, sia come persona, sarò emotivo, sarò simpatico, antipatico, timido, sia come professionista, che studi avrò fatto, da che esperienze provenga. E cominceranno a costruire il mio profilo. O meglio, il loro mio profilo. Sempre più coerente, sempre più preciso. E se a fine intervento rifacessi la domanda “Chi sono io?” sicuramente la risposta sarebbe più sicura, più certa. Probabilmente più giusta.
Perché sì, prendere decisioni e questione di informazioni e le informazioni le raccogliamo piano piano, lungo il tempo, ogni ora, ogni giorno, ogni anno. E non farlo sarebbe drammatico. Vuol dire rinunciare alla possibilità di prendere decisioni ottime di lungo periodo.
(prosegue dopo il notes)
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Toc, toc, ok Matteo, ma… elettricista perché?
Elettricista perché quel giorno, arrivai in sede con discreto anticipo come sempre per placare l’ansia e testare che tutto funzionasse prima dell’evento. E non funzionava niente. In attesta del responsabile mi misi a smanettare con il computer, il proiettore, il cavo HDMI, cercando una soluzione strisciando sotto al tavolo. Finché luce fu. Questo, probabilmente, ha dato modo di pensare che quello lì, io, fosse il tecnico di sala.
Certo, poi ero anche vestito come un minchione come dice Willy.
✏️ Matteo | Pokertalk Chipcount: perché nello studio e formazione personale e professionale every chip counts.
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[Post della Rubrica: più emozioni che didattica. Per i contenuti veri vedere altre Chips in archivio 😊]
Non sono più capace. Non sono più performante. Non sono più presentabile.
Incredibile perché sto parlando di una cosa che mi ha cambiato letteralmente la vita: mi ha fatto arricchire, mi ha migliorato come persona e professionista, mi ha insegnato un metodo, ne ho fatto un lavoro.
Però no, non sono più capace di prendere decisioni ottime di lungo periodo. L’ho capito al tavolo una volta ancora, ma la verità è che lo sapevo già.
Ti racconto.
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È divertente perché lo scorso ottobre ero nella baia di St. Paul a nord dell’isola di Malta, luogo dove amo passare gli autunni per staccare, rigenerarmi e pensare alle prossime avventure, quando mi chiama American Express per una sessione di Poker Model Live. Corro.
In foto sopra vedi il momento in cui, mentre racconto quali siano le competenze che il Poker richiede, allena e sviluppa, mi soffermo su quelle che io ho chiamato competenze di “attitudine”, una sezione che sembra la sorella povera dei due blocchi precedenti: le competenze quantitative e quelle psicologiche. E che invece è di pari importanza, se non superiore, a volte.
Sì, perché la matematica o la psicologia le puoi studiare, le puoi imparare, le puoi capire, le puoi usare a tuo piacimento, puoi decidere se farne un punto importante o meno dei tuoi processi decisionali. Un po’ come tutte le competenze.
Ma le tue qualità sono tue. Ci nasci. Puoi lavorarci sopra sì, ma o le hai o non le hai.
(prosegue dopo il quote della settimana)
Una ragazza durante il workshop mi ha chiesto: “Ma quale era il tuo punto di forza?” sotto intendendo al tavolo, ma la riposta vale anche fuori dal tavolo, e probabilmente la ragazza si sarebbe aspettata come risposta le competenze quantitative. E, sì, chiaro, il Dottorato di Ricerca in Statistica e i miei studi scientifici sono alla base dei miei processi decisionali e di ogni mio eventuale successo come persona e professionista. E quando ho capito che potessi usare questa mia competenza anche al tavolo da Poker sono pure diventato un giocatore migliore.
Ma la verità è che se vincevo, al tavolo, il merito non era dei miei studi. Tonnellate di giocatori sono più forti di me, più tecnici di me, più bravi di me. Però il Poker ti insegna che una decisione è buona se è ottima di lungo periodo, ormai se segui Pokertalk lo sai. E, beh, al lungo periodo ci devi arrivare però. E io in quello ero imbattibile. Guarda la foto sopra: vincevo a Poker perché ero il più disciplinato, il più concentrato, il più paziente, il più organizzato. Per non una, non due, non tre, ma anche dieci ore consecutive. Questo era il mio punto di forza e lo sfruttavo al massimo.
Dopo dieci ore io ero ancora capace di giocare il mio A-Game. Così come al lavoro potevo rimanere focalizzato sul progetto da chiudere o altro. Dopo dieci ore senza bere e senza mangiare ero ancora in grado di prendere decisione ottime di lungo periodo al 100% delle mie capacità.
Ma se leggi bene ho detto ero.
(prosegue dopo la foto)
Sì, perché rientrato a Malta, finita la formazione coi ragazzi di Amex, ho avuto la pessima idea di iscrivermi a un torneo di Poker discretamente prestigioso: l’High Roller del Battle of Malta da 1100€ di buy in. Era dal pre covid che non giocavo un torneo serio.
E si è rivelata una scelta fortemente a Valore Atteso Negativo. Perché non so più giocare? Perché non so più calcolare le probabilità di una mano? Perché non so più leggere i miei avversari?
No, le competenze quantitative (di più) e psicologiche (un po’ meno) le padroneggio ancora. Le competenze, anyway, si imparano. Se le perdi le studi nuovamente.
Le qualità personali no. Le perdi e basta.
E io, sarà che sono vecchio o stanco o vecchio e stanco, non sono più il più disciplinato, il più concentrato, il più paziente, il più organizzato.
Non è che ho giocato male, semplicemente non ero più così in forma, fisica e mentale, per giocare, bene, per tanto tempo.
La verità me l’ha sparata in faccia il tavolo. Ancora una volta è il Poker a farmi da Maestro, da campo di allenamento, da trincea. Ma se ci rifletto so bene che mi ero già accorto nella vita di tutti i giorni che non sono più così capace di rimanere focalizzato dieci ore su un tema o un lavoro.
(prosegue dopo il notes)
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Quindi, come sempre, scaliamo una marcia, e facciamo in modo che una debolezza, una nuova debolezza, non abbia un impatto mortale sui nostri processi decisionali. Va conosciuta e gestita. E, occhio, il fatto che io dica di non essere più capace di prendere decisioni ottime di lungo periodo non vuol dire che non possa insegnarlo. Arrigo Sacchi ha cambiato il calcio e non sapeva stoppare la palla.
Sapere e sapere insegnare sono due cose differenti. Ci vediamo al Pokertalk.
✏️ Matteo | Pokertalk Chipcount: perché nello studio e formazione personale e professionale every chip counts.
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“Dai una svolta alla tua vita. Impara a prendere decisioni con coraggio!”. Ecco questo, unito alla foto che vedi sotto, è il claim di un importante player di settore. Ecco, a me ha stancato. La retorica del coraggio, del “se vuoi, puoi”, del sogno. È sbagliata.
Non è vero che se vuoi, puoi, non è vero che se ci credi, riesci, non è vero che bisogna inseguire il sogno.
O, meglio, io parlo per la parte di cui mi occupo io, ossia le decisioni. Per prendere decisioni ottime di lungo periodo non serve il coraggio. Non basta il coraggio. Serve competenza. Il coraggio può essere un buon contorno, di colore. Ma, per dirla da matematico, la condizione necessaria è la competenza.
(prosegue dopo la foto)
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Chiaro che ti vendono il coraggio. Il coraggio non si insegna. E comunque è più facile parlare di coraggio che di matematica. La matematica bisogna saperla.
Il coraggio, un po’ come l’istinto, te lo ricordi solo quando le cose vanno bene. E proprio come l’istinto non ti permette di avere chiaro il perché di un tuo successo e ti porta a replicare un’azione solo perché è stata vincente in quella precisa situazione lì. Non ti insegna. Anzi, rischia di spingerti nel baratro.
(prosegue dopo la slide)
Istinto vs logica è uno dei temi che affronto durante i workshop Pokertalk. Ed è un confronto con la classe perché nel processo decisionale di un Poker Player l’istinto non deve esistere. Ma magari fuori dal tavolo è diverso…
(prosegue dopo il quote della settimana)
Ma oggi rimaniamo sul tema coraggio. Anche perché è un po’ di tempo che chiudo le sessioni di Poker Model Live con una storia un po’ diversa. Che profuma di coraggio, ma in realtà parla di competenza e decisioni. A livello Super Saiyan.
Bella cosa avere coraggio eh, ma avere competenza è più bella ancora.
Dice David Sklansky raccontando la storia del Capitano Chesley Sullenberger che appena decollato dall'aeroporto di New York si è ritrovato con entrambi i motori fuori uso riuscendo però ad ammarare sul fiume Hudson (storia incredibile da cui han tratto anche un film nel 2016, "Sully", con Tom Hanks, girato da Clint Eastwood).
(prosegue dopo la foto)
Non è in dubbio che il Capitano Sully abbia avuto coraggio. Ma il fatto che avesse passato gli ultimi 20 anni della sua vita a studiare per prepararsi a risolvere problemi ed emergenze del genere analizzando ogni possibile eventualità l’ha aiutato un po' di più. Aiutato lui e tutte le persone su quel volo.
“Se Sully avesse avuto meno coraggio sarebbe diminuita soltanto la grandiosità del suo gesto. Ma se avesse studiato con meno fervore le teorie dell'aeronautica, probabilmente, sarebbero morti tutti”. (Sklansky)
Questa storia mi è tornata in mente anche perché pochi giorni fa su LinkedIn un contatto ha commentato un mio post su Decision Making & Poker sottolineando come ci trovasse analogie col mondo dell’areonautica in cui stava facendo esperienza. Su come alcune attività fuori dal nostro quotidiano ci portino vantaggi e insegnamenti dentro il nostro quotidiano. Cito:
Credo che queste esperienze siano fondamentali, qualunque lavoro tu svolga. Potenziano le capacità di relazionarsi/comunicare, la pianificazione a breve, visione per obiettivi, il problem solving ...il tutto fuori dalla routine quotidiana che opacizza la visione delle cose.
Vero. E penso tranquillamente che, se parliamo di processi decisionali, il pilota d’aereo credo sia l’unico Manager al mondo che risponde al 100% di ogni sua decisione, giusta o sbagliata che sia. E, se sbagliata, paga in prima persona. Altro che un check raise in bluff!
(prosegue dopo il notes)
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Per chiudere sul tema coraggio, competenza e decisioni… ricordo un altro film: Indiana Jones e l’Ultima Crociata. Te lo ricordi?
Il buon Indi si ritrova col padre morente a dover risolvere le 3 prove di Dio per arrivare al Santo Graal. Questo avrebbe salvato lui, il padre e, probabilmente, l’umanità. Come è andata?
Riguarda il film e poi dimmi se, quando schiva le lame inginocchiandosi, quando risolve il quiz della parola, quando si lascia cadere nel vuoto e quando sceglie (sceglie!) il calice da cui bere l’Acqua Santa che 5 secondi prima ha dato la morte istantanea al suo nemico nazista (meno coraggioso e molto più scemo), lo abbia salvato il coraggio o si sia affidato all’intelligenza, alla logica, alla competenza, agli studi, suoi e del padre.
“Idiota, in latino Geova comincia con la I”.
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«Sono troppo ubriaco per sedermi a un tavolo. Ma la roulette è una questione diversa: rosso, nero, rosso, nero. Quanto può essere difficile? Dopo 90 minuti ho perso un sacco di soldi che tra l’altro non avevo”.
Quanti errori, di strategia, di mindset, di matematica ma non solo, in una frase così breve.
A parlare è Niklas Bendtner, meteora del calcio, passato pure dall’Italia in casa Juve, che come calciatore ha detto poco poco, in compenso fuori dal campo è stato un top player indiscusso. Questa frase, che mi ero annotato tempo fa, presa da un’intervista al Corriere della Sera, in realtà anticipava l’uscita della sua biografia “Both Sides” che si è rivelata più interessante del suo score. Perché, Bendtner, non è mica stupido. Un po’ matto magari, ma stupido no. Anzi, si lascia andare a riflessioni interessanti.
(prosegue dopo la foto)
Ma torniamo alla frase di inizio articolo: Bendtner ha perso soldi alla Roulette perché ubriaco. No. Bendtner ha perso soldi alla roulette perché non si può vincere alla roulette. “Ma come Matteo, mio cugino è andato a Saint Vincent e….”.
C’è sempre un cugino. Un tempo facevano grafiche e siti internet. Ora vincono al Casinò.
La Roulette è un gioco divertente. Ma perdente. Perdente dal punto di vista matematico. Ma non è una truffa, è giusto che sia così. È normale che il Casinò abbia un vantaggio competitivo sui giocatori, mica è una onlus. L’importante è saperlo.
Vuoi giocarla per divertirti? Nessun problema amico mio. Come quando vai al cinema e vedi un brutto film. Hai “perso i soldi”. Ma ok. Se vuoi fare soldi però, la Roulette, non è il gioco giusto. E adesso ti spiego perché.
(prosegue dopo il quote della settimana)
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Torniamo alla frase del buon Bendtner e vediamo tutti gli errori strategico decisionali che ha preso l’ex attaccante danese:
* “Sono troppo ubriaco”. Ok, non penso ci voglia un fine teorico del Mindset per capire che per fare buone scelte bisogna essere in buona forma. Fisica e mentale. E, certamente, l’alcol non aiuta. Ma andiamo oltre.
* “Ma la Roulette è questione diversa”. Ecco questa frase è drammatica. Perché presuppone che la Roulette sia un gioco che si possa fare anche da ubriaco, perché è facile. Ma la discriminante non è facile o difficile, ma vincente o perdente. Puoi essere anche sano, ma la Roulette resta un gioco perdente. Togli quel “ma” e dimentica che sia una cosa “diversa”.
* “Rosso, nero, rosso, nero” Con questa cantilena Bendtner vuole dirci che lui mica è un cretino che gioca il numero singolo, eh no, troppe poche possibilità che esca il numero singolo. Io sono furbo gioco rosso e nero. Più facile, più probabilità, più sicuro. Sbagliato. Sì, chiaramente giocando rosso o nero è più probabile azzeccare dove si ferma la pallina, ma, la probabilità di uscire dal Casinò con dei soldi è negativa uguale. Adesso vediamo perché.
Al Pokertalk lo diciamo sempre: la matematica ti dice sempre la cosa giusta da fare. Che non vuol dire vincente. Ma giusta quando si tratta di prendere decisioni ottime di lungo periodo. Ti lascio un meme di Drake a riguardo.
Conoscere la matematica del gioco della Roulette non serve a vincere, ma serve a capire che se ci sediamo al tavolo possiamo divertirci, ma dobbiamo essere consapevoli che i soldi che stiamo investendo non si moltiplicheranno nel tempo, ne torneranno indietro. Rimarranno in cassa come un brutto film al cinema.
Come sempre il nostro spirito guida è il concetto di Valore Atteso, strumento statistico che si usa in Finanza, in Economia, e al Pokertalk usiamo per studiare la bontà di qualsiasi processo decisionale. E oggi applichiamo alla Roulette.
Senza entrare in tecnicismi, ma direttamente da Wikipedia:
Il Valore Atteso è l'aspettativa, positiva o negativa che sia (ecco perché vedrai spesso le sigle EV- o EV+), che abbiamo ogniqualvolta prendiamo una decisione.
Se il Valore Atteso è positivo quella decisione ha senso di essere presa. Poi se porterà anche un ritorno positivo lo deciderà il tempo e una vasta gamma di variabili.
La Roulette è un gioco EV-, a Valore Atteso Negativo, significa che ogni volta che giochi perdi soldi. Anche quando vinci.
Qui sotto una slide che uso nei corsi Pokertalk quando devo spiegare questo fenomeno.
Centrare il numero esatto alla Roulette paga 35 volte la giocate però si ha una probabilità di 1/37esimo essendo i numeri 37. Metti questi valori nella nostra formula magico ed ecco che vedi che “giocare il numero singolo alla Roulette è una scelta a valore atteso negativo. “…rosso, nero, rosso, nero. Quanto può essere difficile?” diceva Bendtner. Uguale, dico io. Infatti benché sembri che giocare sul colore sia più facile (ma meno profittevole, se centri il colore esatto la Roulette ti paga alla pari) con una probabilità di 18/37esimi, inserendo i valori nella nostra formula si ottiene lo stesso risultato. Ogni volta che gioco alla Roulette puntando rosso o nero perdo un 1/37 di soldi.
E sono certo che tuo cugino ti abbia detto una roba tipo “Va beh, ma io punto sul nero, se non esce poi punto il doppio, poi il quadruplo, poi… prima o poi uscirà il nero no?”
No. Cugino, torna a fare siti internet.
(prosegue dopo il notes)
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Il Poker è diverso. Il Poker è un gioco a Valore Atteso Positivo. Non vuol dire che vincerai, ma che almeno hai la possibilità di riuscirci. Poco, costante, nel tempo. E se non vinci alla peggio impari. Come direbbe Mandela o Lisa Simpson. Impari. A fare scelte ottime di lungo periodo.
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