Per secoli Ginevra è rimasta in silenzio: colpevole, giudicata, condannata per il suo amore incestuoso con Lancillotto. Una figura centrale del mito arturiano, ma senza voce. Poi, nell’Inghilterra vittoriana, William Morris cambia le regole del gioco: ne "La difesa di Ginevra" la regina si alza davanti ai suoi accusatori, smonta i cavalieri della Tavola Rotonda e rivendica la propria verità in un monologo potentissimo. Ma è con Tolkien e la sua riscrittura del mito, "La caduta di Artù", che avviene la trasformazione più radicale: via i colori preraffaelliti, via il romanticismo, Ginevra diventa una presenza fredda, ambigua, quasi soprannaturale. Non più vittima, non più eroina tragica, ma una forza oscura, vicina alle fate del folklore celtico e sorprendentemente simile a Galadriel nel momento della tentazione.
Paolo Nardi Books
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