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  • Il Cairo: a caccia di fantasmi e di una Milano più autentica nel nuovo disco "Poltergeist"
    Luci al neon, sirene in lontananza, kebabbari aperti, autobus notturni sulla circonvallazione, e fantasmi: del presente e del passato. È un po’ questa l’estetica che caratterizza il nuovo disco de Il Cairo, progetto milanese ora giunto al terzo lavoro con ‘Poltergeist’. Un album di synth pop cantautorale che strizza l’occhio all’estetica anni ‘80 e tra luoghi e situazioni citate ha come protagonista proprio Milano. “Ogni cosa che ho scritto si può rintracciare tra le strade di questa città. Sicuramente è una Milano diversa dalla narrazione corrente di città attrattiva e turistica, con affitti insostenibili… nella zona della città in cui vivo c’è ancora un autenticità che ho voluto fotografare”. Uno dei nuovi brani di ‘Poltergeist’ è tra l’altro disponibile solo nella versione vinile, uscita oggi. “Viviamo in un mondo fatto di informazioni, sentivo il bisogno di ritornare all’oggetto fisico…”. L'intervista di Elisa Graci e Dario Grande e il Mini Live de Il Cairo.
    28 min
  • Il collettivo Zoukak di Beirut: "Continuiamo a fare teatro sotto le bombe per resistere all'orrore della guerra"
    Fondato nel 2006 a Beirut dalla regista e performer Maya Zbib insieme a Lamia Abi Azar, Junaid Sarieddeen, Omar Abi Azar e Mohamad Hamdan, Zoukak è un collettivo teatrale dedicato alla creazione collaborativa e al teatro come strumento di riflessione, resistenza e impegno sociale. Le loro performance esplorano temi quali il potere, la memoria e l'emarginazione, e sono state presentate a livello internazionale in sedi come la New York Public Library (New York), il Royal Court Theatre (Londra), il Festival International des Arts de Bordeaux (Bordeaux), il Festival Santiago a Mil (Santiago), il La Mama Theatre (New York) e lo Spoleto Festival USA (Charleston), tra le altre.
    Zoukak ha ricevuto prestigiosi riconoscimenti come la borsa di studio Ibsen (2012), il premio della Fondazione Anna Lindh (2014), la borsa di studio Praemium Imperiale (2017), il premio della Fondazione Chirac (2017) e il premio internazionale Ellen Stewart (2018), promuovendo al contempo lo sviluppo artistico locale attraverso residenze, formazione e lo Zoukak Sidewalks Festival, nato nel 2016 nella capitale libanese, che ha ospitato negli anni artisti del calibro di Milo Rau, Stanislas Nordey, Chris Thorpe e Thomas Ostermeier, ed è stato sospeso dal 2024 a causa della guerra israeliana contro il Libano.
    Il collettivo è a Milano al FOG Festival di Triennale Teatro con un lavoro ispirato alla quiete contemplativa della Rothko Chapel di Houston, dipinta dal grande artista Mark Rothko e diventata simbolo di dialogo interreligioso, lo spettacolo Three Verses of Solitude apre uno spazio immersivo in cui la solitudine diventa sia rifugio personale sia condizione condivisa, soprattutto in tempo di guerra. Lo firmano Maya Zbib, Lee Serle, coreografo incaricato della Trisha Brown Company, e Ben Frost, figura di riferimento dell’elettronica sperimentale contemporanea, e i membri di Zoukak.
    Gli autori tracciano uno spettro emotivo che va dal bisogno di stare con sé alla paura di restare soli, evocando echi del confinamento pandemico e l’intimità silenziosa della prima maternità. Gesti minimi, attese e presenze delicate invitano a rallentare, a trovare calore nella distanza e bellezza nell’ascolto. La solitudine non è assenza, ma possibilità: uno stato di immaginazione e trasformazione, dove nuovi mondi possono emergere nella quiete. Maya Zbib è stata ospite di Ira Rubini a Cult.
    14 min
  • Sudan, tre anni di orrori senza un orizzonte
    Oggi a Berlino, la comunità internazionale prova a riaccendere la luce sul conflitto in Sudan che entra nel suo quarto anno. “E’ la catastrofe umanitaria più grande che affrontiamo da anni, una guerra contro la popolazione civile che non risparmia nessuno, con un fronte che si muove di centinaia di chilometri e che riesce a colpire anche dietro le linee”, racconta Vittorio Oppizzi responsabile dei programmi in Sudan per Medici Senza Frontiere che lavora con più di 2mila operatori sanitari, ci racconta l’intervento nel Paese con milioni di profughi interni: “I bisogni sanitari di un Paese di 50 milioni di persone ha ben altre necessità di quelle che possiamo dare noi pur con 9 presidi ospedalieri, ci vuole un impegno internazionale coordinato e unitario”. La speranza è che la conferenza possa almeno provare a spingere le due parti in conflitto, il governo e i ribelli, almeno ad aprire un dialogo che finora è stato impossibile perché entrambe le parti pensano ancora di poter vincere la guerra, ci spiega Irene Panozzo, analista politica ex-consigliera del Rappresentante speciale Ue per il Corno d’Africa: “E' una guerra per il potere, iniziata nel centro di Khartoum, la capitale, attorno ai palazzi del potere, una guerra tra le Forze armate sudanesi e le Forze di supporto rapido che sono state le architravi del regime di Bashir caduto nel 2019, che hanno cominciato a scontrarsi allargando il conflitto a tutto il Paese”. Una guerra che vede i Paesi del Golfo alimentare lo scontro per interessi politici ed economici: le miniere d’oro, lo sbocco sul Mar Rosso. La terza conferenza internazionale sul Sud Sudan dovrebbe provare almeno a portare al tavolo le parti e occuparsi dell’emergenza umanitaria provando ad agire anche sui Paesi più coinvolti nel conflitto, Egitto e Arabia Saudita da una parte ed Emirati Arabi dall’altra. L'intervista di Claudio Jampaglia e Cinzia Poli.
    16 min
  • “Oggi devi essere un imprenditore prima che un musicista”: Matteo Alieno a Radio Popolare
    Si intitola “Stare Al Mondo” il nuovo album di Matteo Alieno, cantautore della nuova generazione romana noto anche per la sua partecipazione a XFactor 2023. Influenzato tanto dalla canzone italiana quanto dai suoni britannici, il disco è stato registrato a Londra nell’estate della reunion degli Oasis, e parla a tutti coloro che vivono la loro vita sentendosi strani e spaesati: “In questo momento penso che chiunque abbia un po’ di buon senso si senta fuori posto nel mondo. Come si fa a stare tranquilli?”. Tra un brano e l’altro, suonati in acustico nei nostri studi, Matteo ci ha raccontato anche il diverso approccio alla musica e al lavoro sperimentati fuori dall’Italia, e quel sogno di vivere da musicista in un'altra epoca. Ascolta l’intervista e il MiniLive di Matteo Alieno.
    27 min
  • Hajar Azell: una grande scrittrice compie un viaggio nel cuore delle primavere arabe
    Alice si tuffa giovanissima nella carriera di giornalista. Raccogliere testimonianze, scrivere e vendere storie le offre un brivido impagabile. Storie che arrivano dritte dalla prima linea della primavera araba. A Beirut Alice comprende quanto conoscere l’arabo, la avvicini alle persone, ai fatti, alla vita. Al Cairo, mentre Mubarak vacilla e i ribelli incendiano piazza Tahrir, scopre l’amore. Quando la sua redazione parigina le propone un incarico da inviata in Siria, non se lo fa dire due volte. Ma ad Aleppo una tragedia improvvisa, di cui si sente responsabile, la sprofonda in una depressione nera. Per risollevarsi dovrà confrontarsi con le proprie fughe, le proprie radici e con la storia del padre, un editore di poesia algerino morto quando lei aveva solo quindici anni. "Il senso della fuga" torna con energia e passione su un periodo centrale della nostra storia recente e affronta il tema spinoso dell’equilibrio fra ambizione, sentimento e passione politica. Nata a Rabat nel 1992, Hajar Azell non aveva ancora vent’anni quando, tra il 2010 e il 2011, la ‘primavera araba’ infiammò le strade di Tunisi, Il Cairo, Damasco e Algeri, prima che le speranze che aveva suscitato fossero spazzate via o represse nel sangue. Oggi Hajar vive tra Parigi e Rabat e ha dato vita alla rivista www.onorient.com, che celebra lo slancio creativo del Nord Africa e del Medio Oriente. In occasione del suo tour di presentazione in Italia di "Il senso della fuga", Hajar Azell è stata ospite di Ira Rubini.
    21 min
  • Il blocco Usa dello stretto di Hormuz che nemmeno gli alleati vogliono
    Emanuele Valenti analizza il primo giorno di blocco dello Stretto di Hormuz da parte dell'esercito USA con quindici navi e il supporto dell'aviazione: una mossa negoziale per riportare al tavolo l'Iran e farlo cedere sulle richieste dell'amministrazione di Trump oppure una delle mosse "tentate" dal presidente senza una strategia di lungo periodo? Intanto gli alleati, dall'Arabia Saudita all'Australia chiedono di desistere.
    5 min
  • Trump contro il Papa per le critiche alla guerra in Iran. Lui risponde: non mi fai paura
    L'attacco senza precedenti di Trump contro il Papa statunitense. "Prevost è un debole, fa una pessima politica estera. È stato eletto grazie a me", ha scritto tra le altre cose il presidente degli Usa sul suo social, evidentemente insofferente alle dure critiche di Papa Leone all'aggressione contro l'Iran. Che vede la contrarietà anche dei cattolici Usa, aggiungendo un altro elemento di erosione di consenso per Trump in vista delle elezioni di medio termine. Nella conferenza stampa di poco fa, Trump ha confermato le sue parole. La risposta di Prevost è stata molto ferma: "Non ho paura di Trump" e "continuerò a parlare ad alta voce contro la guerra". Il politologo Paolo Naso al microfono di Massimo Alberti.
    2 min
  • Bono / Burattini: perdersi nello specchio di ‘Ora Sono Un Lago’
    Bono / Burattini è il progetto sperimentale nato nel 2023 dalla collaborazione tra Francesca Bono (Ofeliadorme) e Vittoria Burattini (Massimo Volume). Nel secondo disco ‘Ora Sono Un Lago’ uscito il 6 marzo, il duo ha ampliato la palette sonora e allo stesso tempo lavorato per sottrazione inseguendo sonorità elettroniche, post rock e psichedeliche: “Dopo il primo album la nostra sintonia si è cementificata e siamo ripartite da zero. Il titolo del disco arriva da ‘Mirror’, una poesia di Sylvia Plath, e dall’idea di questo bacino d’acqua che può essere altamente attraente ma anche inquietante, dentro al quale si agitano un sacco di cose. Era molto in sintonia con la musica che avevamo in mente”. L'intervista di Elisa Graci e Dario Grande a Francesca Bono.
    23 min
  • 11ª Edizione del Festival dei Diritti Umani dal 14 al 16 aprile a Milano. Chi comanda?
    Nel crepuscolo delle democrazie si fa strada chi vuole comandare. Non governare, discutere o trattare ma imporre. È lo spirito del tempo, purtroppo. Quante guerre sono cominciate e continuano imperterrite? Perché accettiamo che ci siano pochi che hanno troppo e troppi che non hanno niente? Come si spiega questa ansia di sicurezza, di controllo sulle donne, di presidio del territorio, di gelosia per la “roba”? Proporre un evento che si pone questa domanda "chi comanda?" serve innanzitutto a denunciare questa tendenza pericolosa, a considerare quanto è diffusa, a notare che investe sia rapporti personali che quelli tra nazioni. Rispondere a questa domanda serve anche a dimostrare che non c’è nulla di ineluttabile. L'11ª edizione del Festival dei Diritti Umani, dal 14 al 16 aprile a Parco Center a Milano, è realizzata da Fondazione Diritti Umani e Fondazione Gariwo. Il Festival dei Diritti Umani è tra le principali iniziative di sensibilizzazione sui diritti umani esistenti in Italia. Un evento che unisce, in presenza e online, racconti in prima persona, studi e buone pratiche sui diritti umani, in Italia e nel mondo, per parlare a tutti e tutte, a partire dalle nuove generazioni, attraverso incontri, gamification, cortometraggi e testimonianze. L'intervista di Ira Rubini a Danilo De Biasio, Direttore della Fondazione e del Festival Diritti Umani.
    11 min
  • Milano: da 300 giorni in piazza per Gaza
    Non c'è clima avverso o festività che tenga in grado di fermare le persone che, da 300 giorni continuativi, dalle 18 alle 19, si ritrovano silenziose in Piazza Duomo per opporsi al genocidio palestinese. Partito come un flash mob, diventato un presidio permanente, il gruppo di Piazza Duomo è ormai un momento collettivo per sentirsi meno soli davanti all'orrore e non cedere all'indifferenza. "Non c'è solo Gaza, lo sappiamo. Ma Gaza è diventata un esempio del peggio che possa capitare a un popolo. Perché se passa il concetto che a Gaza, sta morendo l'umanità, forse riusciremo a superare anche tutti gli altri conflitti". Ascolta l'intervista di Giulia Strippoli, per la trasmissione 'Vieni con me'.
    5 min

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