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By Radio PopolareNews
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  • Alluvione in Nepal, non si scava più: ora la priorità è ricostruire. Oltre 5300 persone restano disperse
    Il Nepal ha dichiarato concluse le operazioni di ricerca e soccorso per i dispersi dell’alluvione della fine di agosto. Oltre alle circa 1400 vittime accertate, quasi 5300 persone non sono mai state ritrovate: le autorità di Katmandu stanno ora valutando come dichiararle legalmente decedute, per consentire alle famiglie di celebrare i funerali e completare le pratiche legali e amministrative. Gli sforzi del governo ora si concentrano sul ripristino delle infrastrutture necessarie per la ricostruzione: al mondo, nel corso di un accorato intervento all’assemblea generale delle nazioni unite, il premier nepalese Balen Shah ha chiesto non aiuti, ma riparazioni per le conseguenze del riscaldamento globale che il Nepal oggi affronta e che ha contribuito solo in misura minima a provocare. Arianna Banfi, dell’ong ActionAid, ai nostri microfoni.
    5 min
  • Bocciati i ricorsi contro la vendita di San Siro. Via libera alla costruzione del nuovo stadio
    Il Tar ha bocciato tutti i ricorsi presentati contro la vendita dell’area di San Siro a Milan e Inter. Il tribunale amministrativo regionale non è entrato nel merito delle questioni sollevate, considerando inammissibili le richieste di comitati e cittadini che si oppongono alla vendita dello stadio e alla sua successiva demolizione. Con questa decisione ora i due club possono proseguire con il progetto per la realizzazione del nuovo impianto. Veronica Dini, avvocata che ha seguito alcuni dei ricorsi respinti, ai nostri microfoni.
    4 min
  • John Vaillant e l'albero d'oro: il Canada ferito dallo sfruttamento delle foreste
    Quando gli europei sbarcarono per la prima volta a Haida Gwaii, arcipelago canadese al largo di Vancouver, nel Pacifico, trovarono un popolo nativo raffinatissimo, gli haida, oltre a ricchezze impensabili, che solo una natura ipertrofica poteva dare: lontre dal pregiatissimo pelo, alberi giganteschi. Non sapevano che pochi chilometri più in là, sull’isola maggiore, cresceva un peccio perfetto dagli aghi dorati. Gli haida lo chiamavano K’iid K’iyaas: per loro era un membro della tribù; per la scienza, una mutazione genetica unica. Trecento anni dopo, le lontre sono quasi estinte, l’industria del legname ha colonizzato l’arcipelago e il peccio d’oro non c’è più: l’ha abbattuto nel 1997 Grant Hadwin.
    Lo ha fatto per un’illuminazione divina: dopo una vita da taglialegna, a vedere foreste secolari ridotte a deserti, in lui si è risvegliata una viscerale coscienza ecologica. Ha scritto lettere e un documento tanto utopistico quanto delirante per un nuovo ordine mondiale e infine, visto che nessuno lo ha ascoltato, si è deciso: serviva un’azione simbolica. Dopo è sparito nel nulla. Al confine tra thriller e leggenda, John Vaillant racconta di un popolo ferito e pronto a ferire dopo aver perso tutto; di un'industria che da secoli rade al suolo le foreste; degli uomini che vi lavorano, selvaggi, estremi, machisti; di un fuoriuscito da quel sistema, predicatore nel deserto ed ecoterrorista. E a quasi trent’anni di distanza, qualche piccolo peccio d’oro fa rivivere il mito di K’iid K’iyaas, ma rimangono le stesse domande di Hadwin: fino a che punto potrà continuare lo sfruttamento del pianeta, e come possiamo aprire gli occhi del mondo sulla devastazione che comporta? John Vaillant ne ha parlato con Ira Rubini a Cult.
    16 min
  • Sovraffollamento e mancanza di diritti: le carceri italiane sono illegali
    Superate le 66mile persone in carcere, oltre 20mila persone in più della capienza massima, il sistema carcerario italiano è tornato alla vergona del 2013 quando l’Europa ci condannò per violazione dell'articolo 3 della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo (divieto di trattamenti inumani e degradanti). Nel frattempo diminuiscono i servizi e il personale, fino al paradosso di un tribunale (a Firenze) che chiude un carcere perché invivibile con il governo che si oppone: “Il governo si rifiuta di liberare detenuti anche quelli a fine pena perché sarebbe una resa dello Stato, ma io mi chiedo quale Stato è quello che tiene 66mila persone in una condizione di totale illegalità”, commenta Valentina Calderone Garante dei detenuti di Roma. “Abbiamo detenuti che rinunciano alle cure salvavita perché non c’è il personale che li può accompagnare in ospedale. Sono stati spostati molti fondi sul piano carceri per costruire nuovi penitenziari, ma come successe nel 2013 dopo due anni non c’è quasi nulla”. Mentre la vita in carcere diventa più estrema, l’unica iniziativa del governo è limitare la libertà e restringere i diritti. Intervista di Cinzia Poli e Claudio Jampaglia.
    6 min
  • Power to the People: il Festival di Tom Morello tra musica, diritti e politica
    Sabato 3 ottobre, al Merriweather Post Pavilion di Columbia, in Maryland, si è tenuta la prima edizione del Power to the People Festival: una giornata di musica e attivismo ideata da Tom Morello per riunire artisti, associazioni e pubblico attorno ai temi dei diritti e della partecipazione politica. Sul palco Bruce Springsteen, Joan Baez, Public Enemy, Foo Fighters, Serj Tankian, Jack Black, Dropkick Murphys e molti altri. “È stato un grande spettacolo di musica e attivismo, che ruotava attorno all’idea che i cittadini hanno capacità di azione, hanno voce, libertà di parola e possono cambiare il futuro”, ha raccontato oggi a Volume Susanna Marietti, presente al festival. Accanto ai palchi c’era il Freedom Village che ha ospitato Oxfam, ACLU, VoteRiders e decine di altre organizzazione impegnate sui diritti e sulla partecipazione civile, che con i fondi del concerto potranno aiutare attivamente le persone ad andare a votare alle elezioni di metà mandato (midterm). “Indimenticabile anche il gran finale, con Tom Morello che chiama tutti gli artisti sul palco: “Woody sapeva bene che questa terra non è stata fatta per i miliardari o gli oligarchi, ma è stata fatta per me e per te”. Poi tutti insieme hanno suonato “This Land Is Your Land” e “Power to the People” di John Lennon.”
    Ascolta l’intervista di Dario Grande a Susanna Marietti.
    16 min
  • Milo Manara in mostra al Labirinto della Masone di Fontanellato
    na mostra "Visioni. Milo Manara nel labirinto" del grande maestro del racconto a fumetti è ospitata al Labirinto della Masone di Fontanellato (Pr), a sottolineare che il labirinto è in un certo senso il filo conduttore delle opere di Manara. Promossa dalla Fondazione Franco Maria Ricci e realizzata in collaborazione con Comicon, la mostra propone una lettura inedita dell’opera dell’artista attraverso uno dei simboli più profondamente legati all’identità del luogo: il labirinto. Frutto dell’universo culturale di Franco Maria Ricci e del suo rapporto con Jorge Luis Borges, questo spazio offre infatti la prospettiva ideale per accostare l’opera di Manara seguendo un filo che attraversa gran parte della sua produzione, tra immaginazione, mito e ricerca interiore. Tiziana Ricci è andata in mostra con Milo Manara.
    9 min
  • La casa è diventata una merce e ciò rende insostenibile la vita in città
    La casa è al centro del dibattito politico dai movimenti in Spagna, alle vittorie elettorali di Mamdani a New York e della Die Linke a Berlino, perché “è insostenibile una città che trasforma in merce l’elemento centrale di riproduzione delle nostre vite: la casa”, spiega Elena Granata, docente di Urbanistica al Politecnico di Milano, e allora che fare? Ripartiamo dai bisogni primari e dal rispondere se è il mercato a doversene occupare attraverso la valorizzazione dell’investimento (privato) o se abbiamo bisogno di ripartire dai concetti. L'intervista di Cinzia Poli e Claudio Jampaglia.
    6 min
  • Le voci di chi scrive per il cinema riunite a La Maddalena per il Premio Solinas
    Come ogni anno a fine settembre, anche nel 2026 si è tenuto il Premio Solinas dedicato alla sceneggiatura. Ideato nel 1985 da Gian Maria Volonté e Felice Laudadio, in memoria di Franco Solinas e per valorizzare il lavoro della scrittura per il cinema. Infatti a ogni edizioni vengono premiati soggetti, sceneggiature con la possibilità di diventare film. La direzione artistica è di Annamaria Granatello che dal 2017 ha riportato il premio sull’isola in cui è nato Franco Solinas, scrittore e sceneggiatore di film come “La battaglia di Algeri”, “Queimada” e “La grande strada azzurra” di Gillo Pontecorvo (tratto dal suo romanzo “Squarciò”. In questa occasione, sono state invitate le sceneggiatrici Ippolita Di Majo, che scrive i film con Mario Martone e anche l’ultimo presentato a Venezia 83 “Scherzetto” tratto dal romanzo di Domenico Starnone e Ilaria Macchia (anche giurata del premio) co-sceneggiatrice tra le altre cose, di “Il fuoco che ti porti dentro” di Edoardo De Angelis tratto dal romanzo di Antonio Franchini. Ad aprire il festival un film da recuperare “Quasi Grazie” di Peter Marcias, dedicato a tre momenti importanti della vita di Grazia Deledda, premio Nobel per la letteratura nel 1926, con tre attrici che ne interpretano l’epoca: Irene Maiorino, Laura Morante e Ivana Monti. Le interviste nello speciale dedicato al Premio Solinas, a cura di Barbara Sorrentini.
    26 min
  • La fuga dei medici italiani dal servizio sanitario nazionale
    Nel 2025 le dimissioni volontarie  sono aumentate del 150% (3.767) rispetto al 2024, toccando quota 3,5% del totale dei medici della sanità pubblica. L’anno scorso ci sono state più dimissioni che pensionamenti. E’ quanto emerge da un’indagine del sindacato Anaoo Assomed che parla di vero e proprio esodo causato da turni massacranti, stipendi non allineati all'Europa, condizioni di lavoro al limite del burnout e aggressioni nei reparti". L'intervista a Pierino Di Silverio, segretario nazionale Anaao Assomed.
    1 min
  • Danza. A Milanoltre Virgilio Sieni attraversa Pier Paolo Pasolini
    In occasione del 50° anniversario della morte di Pier Paolo Pasolini, il coreografo e ballerino Virgilio Sieni, uno dei maggiori protagonisti della scena contemporanea europea, attraversa "Le ceneri di Gramsci" con uno spettacolo che invita alla riflessione sulla condizione umana e sulla società contemporanea, immergendosi nella profondità dell’opera del poeta di Casarsa.
    "Ma che serve la luce?" prosegue il percorso dello spettacolo-manifesto "Solo Goldberg Variation" con la sua personale e unica ricerca sui linguaggi del corpo in relazione alle opere d’arte, che qui si plasma sull’opera letteraria di Pasolini.
    La parola poetica in "Ma a che serve la luce?" dà il ritmo e prepara lo spazio dell’assolo tra la voce sussurrata dal coreografo e danzatore fiorentino e il suo gesto che diventa suono, regolando così ogni danza secondo le declinazioni cantate dalle parole di Pasolini in un susseguirsi di frammenti che creano un’opera organica e intima condivisa con il pubblico. Virgilio Sieni ne ha parlato con Ira Rubini a Cult.
    9 min

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