Oggi a Connection si analizza l’impatto dell’Intelligenza Artificiale, come ChatGPT, sull’apprendimento, spostando il focus dal “se” al “come” utilizzarla, concentrandosi sulla memoria di lavoro (WM). La Dott.ssa Sacide Güzin Mazman Akar, autrice dello studio, sostiene che l’IA deve agire come un’“impalcatura, non come una stampella”, per evitare di danneggiare la capacità cognitiva di manipolare informazioni a breve termine.
L’IA è di supporto solo se usata strategicamente: deve intervenire solo dopo il primo tentativo dello studente e fornire suggerimenti brevi e mirati per non aumentare il “carico estraneo” sulla mente. Inoltre, è fondamentale introdurre test di recupero ritardato (24-72 ore dopo) per consolidare la conoscenza. L’uso scorretto, con risposte troppo rapide o testi lunghi, rischia di bloccare il recupero attivo delle informazioni, provocando l’effetto Google, dove si ricorda solo la fonte anziché il contenuto. La sfida per docenti e sviluppatori è quindi garantire che l’IA limiti le risposte a un concetto alla volta, usi strutture chiare e riduca gradualmente il supporto (Fading), educando gli studenti a un uso metacognitivo e consapevole dello strumento.