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  • Danni neurologici irreversibili con la didattica a distanza
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6529

    DANNI NEUROLOGICI IRREVERSIBILI CON LA DIDATTICA A DISTANZA di Luisella Scrosati
    Ormai l'unico problema dell'universo si chiama Sars-Cov-2 e per estirparlo non si bada più a nulla. Poco importa se i decessi per altre malattie sono aumentati, se l'economia è distrutta, se la povertà aumenta, se le manifestazioni, anche estreme, di problemi psichici originati o peggiorati dal lockdown sono sotto gli occhi di tutti. Le normative in atto hanno la stessa "saggezza e lungimiranza" di una persona che, per uccidere una zanzara, inizia a sparare all'impazzata, noncurante di colpire cose, animali e persone. L'importante è uccidere la zanzara. I costi delle continue chiusure sono devastanti; a pagarne un prezzo altissimo sono soprattutto i ragazzi e gli adolescenti. Ne abbiamo parlato con la professoressa Rosanna Chifari Negri, neurologa, autrice di oltre 70 pubblicazioni scientifiche e invited speaker in congressi internazionali, soprattutto sul problema dell'epilessia.
    Dottoressa Chifari Negri, ci può spiegare il suo studio?
    Ho fatto una review della letteratura internazionale sui danni neurologici del lockdown, soprattutto sugli adolescenti e i ragazzi. Si tratta di 768 lavori scientifici che confermano il rapporto tra lockdown e salute mentale dei giovani. I danni rilevati riguardano non solo il tono dell'umore, quindi depressione, ansia, disturbi del comportamento, etc., ma anche un aumento delle dipendenze del 30-40%. Nella conferenza stampa tenuta il 24 febbraio nella Sala del Senato Caduti di Nassiriya, i dati dei vari colleghi che sono intervenuti collimano con quelli della letteratura internazionale.
    Quali dipendenze sono particolarmente aumentate?
    Nella fascia che riguarda adolescenti e bambini, soprattutto le dipendenze che riguardano lo schermo. La DAD non ha giovato. Paolo Crepet, nel suo intervento alla conferenza stampa accennata, ha chiesto con insistenza di riaprire le scuole, perché i costi psico-sociali – anche dal mio punto di vista – sono enormi; si va incontro, infatti, anche a delle alterazioni anatomiche irreversibili.
    In che senso?
    Altri colleghi, in diverse parti del mondo, hanno pubblicato più di un lavoro, nei quali si mostra che l'on-line brain, cioè il cervello che rimane on-line per molto tempo, ha dei danni organici. Solitamente si tende a pensare che sia l'assunzione di sostanze a determinare danni anatomici; il che è un dato ormai chiaramente acquisito, anche se spesso non ci si rende conto dell'entità del problema (mi riferisco alla legittimazione della marijuana, che è stata suicidaria). Ma l'esposizione allo schermo non è meno pericolosa. E con i lockdown abbiamo forzato i ragazzi alla dipendenza on-line: con la DAD che li mantiene attaccati allo schermo per diverse ore; poi i social, per mantenere i contatti con gli amici, visto che non si possono vedere; e poi Netflix.
    Può specificare quali sono queste alterazioni anatomiche e cosa comportano?
    L'on-line brain "colpisce" il lobo frontale, sede della decisione, della strategia, che diventa atrofico e perde neuroni in modo irreversibile. L'assottigliamento della corteccia vuol dire perdita neuronale e quest'ultima significa una perdita funzionale. Non si riesce a fissare il ricordo, c'è una caduta dell'apprendimento. Tutti i ragazzi che vengono testati manifestano perdita di memoria e di attenzione (il discorso vale anche per gli adulti) e hanno anche psicopatologie sociali. Ancora, decremento del vocabolario che si è spaventosamente ridotto a 200-300 parole, quelle che usano per la messaggistica.
    In riferimento ai problemi provocati dal lockdown lei ha parlato di una "sindrome di discontinuità". Di cosa si tratta?
    È un neologismo per descrivere questa situazione emergenziale che viviamo ormai da un anno. Chiaramente non ha ancora una...
    11 min
  • Manifestazioni in tutta Europa contro il regime sanitario
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6521

    MANIFESTAZIONI IN TUTTA EUROPA CONTRO IL REGIME SANITARIO
    Migliaia di cittadini contro le restrizioni per il Covid adottate dai governi, ma i grandi media non ne parlano (intanto il Piemonte accelera sulle cure a domicilio)
    di Paolo Gulisano
    Non fanno notizia, non trovano cassa di risonanza nei TG nazionali e, quando qualche giornale si degna di parlare di queste manifestazioni, vengono sbrigativamente definite come "negazioniste", un termine usato completamente a sproposito, ma che sul lettore ha sempre il suo bell'effetto.
    Si tratta delle manifestazioni che un po' in tutta Europa vedono scendere in piazza migliaia di cittadini. Proteste contro le misure restrittive, disposte dai governi per contenere la pandemia di Covid-19, sono state segnalate in Austria, Finlandia, Germania, Paesi Bassi (nella foto una protesta del 20 marzo ad Amsterdam), Regno Unito, Svizzera, ecc. Prima del raduno a Helsinki circa 300 persone hanno marciato per le strade della città, arrivando fino al Parlamento, intonando slogan come "Lasciate parlare la gente!". In Austria, circa mille persone hanno partecipato a manifestazioni contro le misure restrittive vicino alla stazione ferroviaria centrale di Vienna. In Svizzera, più di 5.000 manifestanti hanno sfilato in una marcia silenziosa a Liestal, a 15 chilometri a sud-est della città di Basilea.
    In Italia, Milano ha visto due di queste iniziative nel giro di due settimane: la prima in Piazza del Duomo, con la partecipazione di migliaia di persone, e quindi sabato scorso all'Arco della Pace.

    CHI C'È DIETRO A QUESTE INIZIATIVE?
    Inutilmente i cronisti intervenuti a queste manifestazioni hanno cercato di trovare la nota di colore: qualche sciamano, qualche terrapiattista, magari qualche estremista di destra che fa sempre comodo. Alle iniziative milanesi non si sono visti esponenti di partiti politici, nessuno dei quali in questo momento sembra seriemente intenzionato a contestare il pensiero mainstream.
    Ad organizzare queste iniziative hanno pensato associazioni di cittadini, espressione del Paese reale, come si diceva un tempo. Gruppi di mamme preoccupate per il futuro dei propri figli, persone stanche delle restrizioni asfissianti imposte dal regime di salute pubblica, individui che vogliono salvaguardare i diritti garantiti dalla Costituzione. Persone che partecipano a queste manifestazioni - promosse attraverso la Rete - per far sentire la propria voce di protesta, la propria voglia di libertà, ma anche per capire, per ascoltare. Non è un caso che i protagonisti di queste manifestazioni siano dei professionisti, soprattutto medici.
    La gente viene a queste manifestazioni per ascoltare le testimonianze di medici che hanno affrontato il Covid con le cure, in particolare con le cure domiciliari. E il tono di chi interviene non è tribunizio, giusto per strappare l'applauso della folla, ma pacato e documentato. Non per niente l'iniziativa svoltasi all'Arco della Pace di Milano aveva come titolo "Conferenza a cielo aperto: Rinasceremo con le cure". Una conferenza, non un comizio o un sit-in, per far conoscere quella realtà di cure che per molti italiani è ancora del tutto sconosciuta. Una conferenza per dare informazioni scientifiche, ma anche per tenere viva la speranza in persone ormai allo stremo psicologico. Persone talmente manipolate nella loro capacità di ragionare che sabato, al termine della manifestazione, pur dopo aver ascoltato le varie testimonianze dei medici, c'era tra loro chi poneva questa obiezione: strano che questi medici in un anno non siano riusciti a farsi sentire dalla massa... come mai la loro scoperta non è arrivata a chi è sempre a caccia di notizie? Come dire: se non ne hanno parlato le Iene o la D'Urso, vuol dire che tutto questo non esiste.

    LA REALTÀ NON PUÒ ESSERE NASCOSTA
    In questo buio della ragione che stiamo attraversando, ciò che conta è tenere accesa la luce della ragionevolezza. Continuare a documentare una realtà che non può essere taciuta e nascosta. Una realtà che non rappresenta il tentativo più o meno empirico di medici di fronte ad una situazione disperata, ma un modo di procedere con criteri assolutamente scientifici, che potremmo definire Real life research: uno studio sulla vita reale. Senza magari aspettare l'esito dei cosiddetti "studi random a doppio cieco". Una ricerca che ormai si avvale anche dello scambio di informazioni con medici di tutto il mondo, che condividono evidenze cliniche e strategie terapeutiche.
    Accanto ai medici, in queste manifestazioni compaiono poi gli avvocati, i quali hanno un compito fondamentale: difendere il diritto della persona alla cura, e difendere le libertà oggi sempre più limitate e svilite. Avvocati che possono e devono anche fare da tramite tra i cittadini che scendono coraggiosamente in piazza e le istituzioni, e che possono portare la voce sia di medici che di pazienti ai politici, sperando di trovare qualche interlocutore, qualcuno che con coraggio - come già avvenuto in Piemonte - possa sfidare il diktat governativo di "Tachipirina e vigile attesa" che tanto male ha già fatto. La voce di civile protesta di tanti cittadini ha il giusto diritto di essere ascoltata.

    Nota di BastaBugie: come notato in fondo al precedente articolo in Piemonte qualcosa si muove riguardo alle cure precoci al virus. Andrea Zambrano ne parla nell'articolo seguente dal titolo "Basta attesa senza cure: il Piemonte sfida le linee guida".
    Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 03-03-2021:
    Nel nuovo protocollo medico licenziato dal Cts della Regione Piemonte e che verrà presentato oggi, troviamo sancito il principio della cura immediata del paziente. Addio vigile attesa e telemedicina con la somministrazione di solo paracetamolo. La decisione dell'assessore Luigi Icardi è una dichiarazione di guerra alle linee guida ministeriali che dal 30 novembre scorso non sono state ancora aggiornate nonostante ormai anche i sassi abbiano capito che la strategia della osservazione & attesa e della Tachipirina ai primi sintomi sia non solo fallimentare, ma anche dannosa, dato che se i ricoveri aumentano, buona parte di responsabilità sono da attribuire a questa indicazione.
    «La vigile attesa? Assolutamente no, non la consideriamo proprio come una buona pratica», spiega Claudio Sasso, coordinatore area medicina territoriale del Dirmei, il Dipartimento interaziendale per le malattie infettive che è il braccio esecutivo dell'assessorato alla Sanita piemontese. «Il protocollo è incentrato sull'intervento immediato, tempestivo, sia diagnostico che terapeutico».
    Una seconda novità è che le linee guida licenziate da Torino si discostano dalla pratica abituale ormai consolidata della diagnosi telefonica del medico. Pratica, quest'ultima, che ha fatto venire meno migliaia di visite con conseguente abbandono terapeutico. Dopo l'accordo sindacale con le associazioni di categorie dei medici di medicina generale, il Piemonte ribadisce quanto già i camici bianchi di famiglia in regione stanno facendo da un anno: «Visitare e curare al più presto».
    Come? «Anzitutto una prima visita di persona affidata o al medico di medicina generale o alla Usca, in stretta condivisione tra di loro, poi con il monitoraggio anche a distanza del paziente, una volta decisa la terapia, che, di sicuro non avrà tra i suoi punti principali la Tachipirina, ma con antinfiammatori FANS, l'eparina, l'antibiotico, il cortisone, la vitamina D e con l'ormai negletta idrossiclorochina. «Siamo perfettamente consapevoli del dibattito che c'è nel mondo scientifico sul suo uso - prosegue Sasso alla Bussola -, ma sappiamo altresì che l'idrossiclorochina ha dimostrato di possedere un effetto antivirale in vitro e in modelli animali. Abbiamo quindi una minima speranza di successo se utilizzata nella fase precoce dell'infezione.
    Quindi, non sarà l'unica terapia, ma pur all'interno di un percorso off label, sarà una delle armi che il medico in scienza e coscienza avrà modo di usare. In questo - aggiunge Sasso - la Regione dimostra di recepire la sentenza del Consiglio di Stato che ne sdogana l'utilizzo sulla base di ricerche specifiche condotte su pazienti curati precocemente».
    La notizia dell'introduzione dell'idrossiclorochina, che già era presente nel primo protocollo licenziato a fine autunno, arriva contemporaneamente ad una nuova presa di posizione dell'Oms sull'antimalarico che non funziona se dato in fase di profilassi, un fatto scontato ormai e accettato da tutti. Anche per quanto riguarda le ricerche scientifiche sul suo uso (pubblicati a febbraio dalla rivista Cochrane) siamo ancora fermi a settembre scorso e comunque su pazienti già ospedalizzati, quando si sa che a quello stadio di malattia l'idrossiclorochina è del tutto inutile.
    Insomma, i pochi studi sull'uso precoce del farmaco sono quelli di cui si sono serviti i medici per vincere il ricorso in Consiglio di Stato. E a quella decisione ora il Piemonte si adegua.
    L'assessore Icardi è convinto che il protocollo sarà adottato anche da Abruzzo e Umbria, regioni che già avevano copiato le prime linee guida di Icardi.
    «Non possiamo aspettare i ritardi del ministro della Salute: quella delle cure precoci del covid è una partita delle regioni, alla prossima conferenza Stato-Regioni chiederò al ministro Gelmini (titolare degli Affari Regionali) di farsi carico di questa urgenza: la gente deve essere curata a casa il più possibile».

    Titolo originale: No al regime sanitario, c'è un'Europa che protesta
    Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 23-03-2021
    Pubblicato su BastaBugie n. 709
    13 min
  • Il Terrorismo Sanitario della repubblica e del corriere della sera (e del governo)
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6510

    IL TERRORISMO SANITARIO DELLA REPUBBLICA E DEL CORRIERE DELLA SERA (E DEL GOVERNO)
    Scaricare sui cittadini le colpe di chi gestisce la cosa pubblica è un vizio antico, che, però, in situazioni tragiche si amplifica, fino a innescare il classico gioco di terrorizzare la gente per spingerla ad accettare di buon grado restrizioni e rinunce alle libertà fondamentali
    di Ruben Razzante
    Lunedì il premier Mario Draghi, in occasione della Festa delle donne, ha prodotto un videomessaggio nel quale, con postura statica e linguaggio fermo, ha cercato di rincuorare l'opinione pubblica e di aprire un varco alla speranza. A un anno dal primo lockdown non si vede affatto l'uscita dal tunnel, anche perché, quando quell'uscita si materializzerà, coinciderà con l'ingresso in altri tunnel, quello della crisi socio-economica nera e dei drammi psichici ed esistenziali per milioni di persone.
    A pagare dazio saranno in particolare le persone più fragili emotivamente e quelle appartenenti alle categorie più disagiate, dai disabili ai disoccupati. Ad esse, però, ha certamente già dato il colpo di grazia un circuito mediatico che, in particolare dalla seconda ondata del Covid in poi, ha puntato tutto sul terrorismo (non solo per ragioni di audience), mirando a colpevolizzare l'opinione pubblica più di quanto non abbiano fatto gli atteggiamenti spocchiosamente paternalistici del precedente governo e di alcuni governatori. Scaricare sui cittadini le colpe di chi gestisce la cosa pubblica è un vizio antico, che però, in situazioni tragiche come quella che stiamo vivendo, si amplifica, fino a innescare il classico gioco di terrorizzare la gente per spingerla ad accettare di buon grado restrizioni e rinunce alle libertà fondamentali.

    REPUBBLICA E IL CORRIERE DELLA SERA
    Mesi fa il Corriere della Sera pubblicò in prima pagina il racconto di un malato di Covid che asseriva di essersi contagiato nel bagno di un aereo. Nulla di dimostrato, nulla di scientificamente documentabile, ma la cartina al tornasole del lucido e riconoscibile disegno "fobocratico" che su scala mondiale, anche con la complicità di certi media, punta a scardinare gli assetti di potere esistenti e a plasmare l'opinione pubblica secondo le nuove ideologie del green, del digital e dell'inclusione sociale.
    Ieri Repubblica ha toccato l'acme del terrorismo mediatico. Non bastano più i titoloni in prima pagina su mortalità alle stelle (bassissima nelle fasce d'età under 60, ma non lo dice nessuno), terapie intensive al collasso (nelle regioni messe peggio c'è ancora la metà dei letti vuoti, ma non lo scrive nessuno), esplosione dei contagi (ma di che tipo? Quanto gravi? Non ce lo dice nessuno). Ora bisogna toccare le corde più delicate dell'animo umano per far accettare i nuovi lockdown alle porte. E allora via con l'album allegato al giornale, anzi che avvolge la prima pagina del giornale. Il titolo non lascia spazio a dubbi di sorta: 100.000. Sono gli italiani morti con il Covid in un anno. Ci sono i volti di molti di loro, ovviamente non tutti. Si ricorda che dopo la Seconda guerra mondiale non c'è mai più stata una strage di tale entità, con così tante vittime. Uno scenario apocalittico che turba la psiche delle persone e prepara la strada a nuove strategie di consolidamento del potere spacciate per strategie di contrasto alla pandemia. Eppure in Italia muoiono ogni anno circa 650.000 persone di altre patologie e in circostanze anche molto tragiche, ma nessuno se ne è mai ricordato con tale enfasi commemorativa. La pietas la meriterebbero tutti i morti, ancor più in un'ottica cristiana.

    INFORMAZIONE DI QUALITÀ O INFORMAZIONE DI REGIME?
    Eppure l'informazione cosiddetta di qualità, cioè prodotta professionalmente da giornalisti iscritti all'Ordine e che sono obbligati al rispetto delle regole deontologiche che loro stessi si sono dati, dovrebbe essere imperniata su altre premesse. Proprio tre mesi fa il Consiglio nazionale dei giornalisti ha approvato una modifica al Testo unico dei doveri del giornalista del 2016 per introdurre elementi di ulteriore sobrietà nell'informazione medico-scientifica: evitare allarmismi e sensazionalismi, ancorare le valutazioni di patologie ed epidemie a inoppugnabili evidenze scientifiche e non a opinioni, pur autorevoli, ma non ancora avvalorate da fatti concludenti.
    Tutto quello che invece hanno fatto molte trasmissioni televisive e gran parte dei quotidiani cartacei più diffusi è stato alimentare la "religione del lockdown" (ieri si è parlato con insistenza della necessità di riprodurre "il sistema Codogno", con chiusure totali), assecondare ogni spinta drammatizzante, accreditare il pensiero unico del Covid che propone un invitante trade-off tra allontanamento di ogni rischio di Covid e azzeramento di tutte le libertà: non soffri perché non rischi il covid, ma in cambio rinunci a vivere. Si rinuncia quindi a vivere per paura di morire di un virus che in Italia, anche e soprattutto perché non curato a casa nello stadio iniziale, ha ucciso in media 300 persone al giorno, mentre ogni anno ne muoiono poco meno di 2.000 al giorno per altre cause.
    I media non possono rinunciare ad esercitare lo spirito critico per diventare megafoni di questa manipolazione. Dovrebbero, in questo contesto più che mai, dimostrare professionalità e stimolare un dibattito sugli errori fatti sin qui dai governi, in Italia e in altri Stati, nella gestione dell'emergenza pandemica, e sui rimedi per convivere con il virus senza uccidere la socialità e la vitalità di cittadini, famiglie, imprese. È chiedere troppo?

    Titolo originale: Terrorismo mediatico quotidiano per scaricare le colpe sui cittadini
    Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 10-03-2021
    Pubblicato su BastaBugie n. 707
    7 min
  • Gli effetti collaterali del vaccino anti-covid
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6492

    GLI EFFETTI COLLATERALI DEI VACCINI ANTI-COVID
    Gli effetti collaterali dei farmaci anti-Covid sono sempre stati esasperati per bloccarne l'uso... invece sui vaccini si minimizza: è in atto una sperimentazione di massa?
    di Paolo Gulisano
    I farmaci sono il mezzo con cui possiamo difenderci dalle malattie, con cui possiamo guarire. Ogni farmaco, come ben noto, può avere anche degli effetti collaterali, che vengono sempre doverosamente segnalati nelle schede tecniche, nei cosiddetti "bugiardini". Gli effetti collaterali sono un prezzo da pagare per la guarigione. Esiste un rapporto costi-benefici, o rischi-benefici, per ogni farmaco. Negli scorsi mesi ci è stato ampiamente dimostrato quando si trattava di utilizzare determinati farmaci per curare il Covid.
    Ogni volta che veniva proposto l'utilizzo di un determinato farmaco, dagli antibiotici al cortisone, dall'aspirina alla clorochina, immancabilmente scattava una comunicazione mediatica tendente ad enfatizzare all'estremo i possibili effetti collaterali.
    E i vaccini? Qui invece curiosamente si verifica un fenomeno opposto: la minimizzazione. Addirittura, nel caso dei decessi avvenuti nelle case di riposo, si è sentito dire che quelle persone novantenni morte nei giorni seguenti alla vaccinazione, sarebbero magari morte comunque viste la loro età e le condizioni di salute precarie. Il che, peraltro, si potrebbe dire anche delle decine di migliaia di ultraottantenni malati di gravi patologie croniche la cui morte è stata attribuita al Covid, contratto magari in stato terminale. Due pesi e due misure: la norma non scritta che sovrintende la gestione della pandemia.
    Ma torniamo agli effetti collaterali: abbiamo ora a disposizione dei dati ufficiali riguardanti gli eventi avversi dei vacini anti Covid.

    I DATI UFFICIALI
    L'Aifa ha pubblicato nei giorni scorsi il primo Rapporto di farmacovigilanza sui vaccini COVID-19. I dati riguardano le segnalazioni di sospetta reazione avversa registrate nella Rete Nazionale di Farmacovigilanza. Il periodo analizzato va dal 27 dicembre 2020 al 26 gennaio 2021 e i vaccini esaminati sono due: quello della Pfizer e quello di Moderna. Le segnalazioni peraltro riguardano soprattutto la prima dose del vaccino Pfizer (99%) e solo in minor misura il vaccino Moderna (1%).
    Il che significa che mancano le segnalazioni degli effetti della seconda dose, che è quella che di fatto crea più problemi. Sono pervenute 7.337 segnalazioni di reazioni avverse su un totale di 1.564.090 dosi somministrate, di cui il 92,4% eventi non gravi. Di quel 7,6% di eventi definiti "gravi" non si sa nulla perché sono ancora in corso valutazioni. Infine, sono stati segnalati anche 13 decessi avvenuti nelle ore successive alla vaccinazione.
    Se è vero, come si diceva all'inizio, che a volte gli effetti collaterali di un farmaco sono un prezzo accettabile da pagare per ottenere una guarigione, nel caso dei vaccini si tratta di persone sane che per prevenire una possibile malattia, non per curarla, hanno perso la vita o hanno subito dei danni alla loro salute. Un dato significativo che dovrebbe fare riflettere coloro che continuano a magnificare ciò che definiscono "l'antidoto".
    Va sottolineato un altro aspetto importante: questa popolazione vaccinata è in gran parte costituita da operatori sanitari, e perciò persone anche giovani. Inoltre, dal momento che non esiste in Italia una farmaco-sorveglianza attiva, i numeri degli effetti avversi forniti dall'Aifa potrebbero essere decisamente sottodimensionati.

    LA SITUAZIONE IN EUROPA
    Ma gli effetti collaterali dei vaccini arrivano da tutta Europa: in Germania ha fatto impressione la notizia riportata dal quotidiano Die Welt di pesanti effetti collaterali scatenati dal vaccino AztraZeneca tra il personale di ospedali e cliniche della Westfalia, dove i dipendenti hanno riferito di sentire così tanta spossatezza e dolori ossei da non riuscire nemmeno a stare in piedi. In un ospedale 37 persone su 88 risultano in malattia, e di conseguenza altre cliniche hanno annunciato di voler sospendere le vaccinazioni.
    Infine, altri dati significativi vengono dalla Gran Bretagna. Qui il Governo ha reso noti i dati sugli effetti collaterali del vaccino Pfizer, ovvero le segnalazioni spontanee: il che significa che deve essere ancora verificato il nesso di causalità, ma significa anche che le reazioni avverse potrebbero essere molte di più, visto che non tutti le segnalano. Sono comunque dati importanti: sono stati segnalati nel report 70.314 eventi avversi, con 173 morti. Un numero impressionante. Se un qualunque farmaco, poniamo per esempio la clorochina, avessero fatto 173 morti in un mese, sarebbe stato già ritirato dal mercato.
    Il report britannico segnala dettagliatamente la tipologia dei danni collaterali, che sono in gran parte quelli determinati dalla malattia. La gamma dei disturbi va da quelli metabolici a quelli osteomuscolari, fino ad altri tipi di conseguenze molto preoccupanti- anche perché responsabili della maggioranza dei decessi, di tipo neurologico e cerebrovascolare. Disturbi nervosi, sincopi, sintomi epilettici, cefalee, tremori. Ci sono stati anche 5 aborti tra vaccinate in gravidanza.
    Sono stati rilevati anche 990 casi di alterazioni e disturbi psichici post vaccinazione. I disturbi dell'apparato respiratorio sono stati ben 2903, con 9 morti. Morti di polmoniti per un vaccino che dovrebbe prevenire le polmoniti. Numerosissime anche le reazioni di tipo allergico, soprattutto a carico della pelle, con 4792 casi di dermatiti, herpes, orticarie. Infine, 803 reazioni di tipo circolatorio, in gran parte vasculiti, anche letali.
    Si tratta di un report impressionante. Nessun vaccino in uso ha tali e tante reazioni avverse. Ma d'altra parte, i vaccini in uso sono prodotti che hanno superato lunghe e accurate fasi di preparazione. Per i vaccini anti Covid, lo abbiamo detto da sempre, si è avuta tanta, troppa fretta, e si è intrapresa una sperimentazione di massa. Questi sono i risultati, e siamo solo all'inizio.

    Nota di BastaBugie: per approfondimenti si possono leggere altri articoli sui vaccini pubblicati fino ad ora.

    UNA SOLA DOSE DI VACCINO NON PROTEGGE DAL CORONAVIRUS
    In Israele il 25% della popolazione è vaccinata, ma in 4.500 si sono infettati dopo la prima dose e 375 sono molto gravi (intanto la Norvegia ha capito che non conviene vaccinare gli anziani)
    http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6441

    TRE PROBLEMI PER IL VACCINO ANTI-COVID
    Il problema per la salute, il problema etico, il problema per la libertà
    di Francesca Romana Poleggi
    http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6426

    IL ''SACRO'' VACCINO: UNA COLOSSALE OPERAZIONE PROPAGANDISTICA
    Il vaccino viene presentato come ''luce e speranza'', ma in realtà è un salto nel vuoto che non ci salverà
    di Paolo Gulisano
    http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6417

    LA PFIZER, LE FRODI SANITARIE E IL VACCINO CONTRO IL CORONAVIRUS
    I tempi per il vaccino anti-Covid sono stati estremamente accelerati... ma è giusto che sia la popolazione a fare da cavia? (VIDEO: Inventori di malattie, con una intervista all'ex vicepresidente del settore marketing della Pfizer)
    da Wikipedia
    http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6405

    Titolo originale: Effetti collaterali. L'altra faccia dei vaccini
    Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 22-02-2021
    Pubblicato su BastaBugie n. 705
    8 min
  • Una sola dose di vaccino non protegge dal Coronavirus
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6441

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    UNA SOLA DOSE DI VACCINO NON PROTEGGE DAL CORONAVIRUS
    In Israele il 25% della popolazione è vaccinata, ma in 4.500 si sono infettati dopo la prima dose e 375 sono molto gravi (intanto la Norvegia ha capito che non conviene vaccinare gli anziani)
    da Tempi
    Una sola dose di vaccino non basta a proteggere in modo adeguato dal Covid-19. È quanto emerge dai dati diffusi da Israele, che ha già vaccinato 2,2 milioni di persone, oltre il 25 per cento della popolazione. Secondo la responsabile dei servizi di salute pubblica del ministero della Salute, dottoressa Sharon Elrai-Price, il 17 per cento degli israeliani in terapia intensiva in condizioni gravi aveva ricevuto la prima dose del vaccino.
    Ad oggi, circa 4.500 persone in Israele sono state diagnosticate positive al coronavirus dopo aver ricevuto la prima dose del vaccino. Di queste, 375 sono state ricoverate in ospedale e sono in condizioni gravi o gravissime. Tra loro, 244 sono state trovate positive nella prima settimana dopo la vaccinazione, 124 nella seconda e 7 più di 15 giorni dopo la prima dose.
    «Una sole dose del vaccino Pfizer e Moderna non basta a offrire una protezione sufficiente», ha quindi dichiarato durante una conferenza stampa Elrai-Price, criticando quanti hanno proposto, a causa della mancanza di un numero adeguato di vaccini, di immunizzare con una sola dose il maggior numero di persone possibile.
    L'Istituto norvegese di salute pubblica, invece, ha messo in dubbio la ragionevolezza e la convenienza di vaccinare le persone più fragili e anziane della società. Su 35.000 persone circa immunizzate, 23 molto anziane sono morte poco dopo aver ricevuto il vaccino a causa di effetti collaterali comuni. «Per i più fragili», ha dichiarato l'Istituto, «anche gli effetti collaterali più blandi possono avere conseguenze gravi. Per chi non ha grandi aspettative di vita, i benefici del vaccino potrebbero essere marginali o irrilevanti».
    La Norvegia sta dunque riflettendo sulla possibilità di non immunizzare le persone più anziane. I dati raccolti sono stati trasmessi a Pfizer, che li ha giudicati in linea con quanto scoperto dai propri studi.

    Nota di BastaBugie: Tommaso Scandroglio nell'articolo seguente dal titolo "L'etica in soccorso del medico che non vuole vaccinarsi" fa notare che sempre più medici non vogliono farsi vaccinare e sconsigliano il vaccino anti-Covid ai propri pazienti. Le associazioni di categoria minacciano perfino l'espulsione dall'Ordine. Ma l'etica è dalla loro parte. E per ora anche la legge.
    Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 14 gennaio 2021:
    Sempre più medici non vogliono farsi vaccinare e sconsigliano il vaccino anti- Covid ai propri pazienti. Ad esempio, in Alto Adige il numero di «obiettori» tra medici e personale nelle Rsa è così alto che si è deciso di iniziare subito a vaccinare non i medici, come era stato preventivato, bensì gli over 80. Per Filippo Anelli, presidente della Federazione degli ordini dei medici (Fnomceo), sarebbero almeno un centinaio i ribelli in camice bianco e Anelli non esclude, a loro carico, una possibile radiazione dall'ordine.
    Il presidente della Fnomceo però distingue il medico che non vuole vaccinare i propri pazienti da quello che non vuole vaccinarsi: «I medici no vax sono quelli che negano la validità del vaccino. Questo è incompatibile con la professione. Non è una cosa possibile. I medici sono parte integrante della comunità scientifica. In questi casi l'Ordine interviene comminando sanzioni, che arrivano anche alla radiazione. Molti medici no vax - in passato - sono stati radiati. Diversa la questione di chi non vuole vaccinarsi, perché bisogna bilanciare il diritto dell'individuo, in assenza di una legge che rende obbligatoria esplicitamente la vaccinazione, rispetto al dovere deontologico e anche alle norme di legge che prevedono che il vaccino diventi un requisito per non danneggiare gli altri».
    Ancor più rigorosa la posizione di Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell'Istituto nazionale per le malattie infettive Spallanzani di Roma, che ha dichiarato: «Tutti gli operatori sanitari, a partire dai medici, devono vaccinarsi contro il Covid e se non vogliono essere vaccinati devono essere sospesi dal servizio perchè, appunto, non possono essere idonei al servizio che svolgono». Insomma, i disertori del vaccino devono passare per le armi.
    In due case di riposo nel pavese, una a Voghera e una Dorno, metà dei dipendenti ha fatto sapere che non vorrà vaccinarsi. Giovanni Belloni, presidente della Simersa (Società italiana dei medici delle Rsa) ha chiesto ad un pool di tre avvocati se è possibile sanzionare questo personale sospendendoli dal lavoro per 8 mesi.
    Dal punto di vista morale è apprezzabile o da condannare la scelta di questi medici di opporsi al vaccino? La scelta, con i distinguo che indicheremo a breve, è lecita per il semplice motivo che per tutti i vaccini anti-covid, prima della immissione in commercio, è mancata la IV fase, che sarebbe dovuta durare dai 2 ai 5 anni minimo, necessaria per verificare gli effetti collaterali a lunga scadenza. Non solo, ma iniziano a sorgere alcuni dubbi anche sui dati relativi alle precedenti fasi presentati da alcune case farmaceutiche e che riguardano i vaccini già in commercio (si legga l'interessante e recente «Pfizer and Moderna's "95% effective" vaccines-we need more details and the raw data» dell'autorevole Peter Doshi pubblicato sul «The British Medical Journal Opinion»).
    Dunque, dato che manca una evidenza scientifica sulla efficacia a breve e a lungo termine dei vaccini, è legittima e da rispettare la decisione di non vaccinarsi se in coscienza si sono correttamente soppesati i pro e i contra (principio di efficacia/proporzionalità), anche perché, come vedremo, non esiste solo il vaccino per debellare il Covid (principio di necessità).
    Per gli stessi motivi è lecita la scelta di non vaccinare i propri pazienti. Anche in questo caso, infatti, occorre tenere in considerazione il principio di efficacia unito a quello di necessità e dunque occorre fare dei distinguo. Il buon medico, in scienza e coscienza, non solo non dovrà accettare il vaccino sempre e comunque ad occhi chiusi, ma non dovrà nemmeno opporsi sempre e comunque al vaccino. Allo stato attuale qualsiasi scelta fatta a priori è da rigettare. La decisione di consigliare o meno la vaccinazione deve essere fatta solo a posteriori, cioè valutando caso per caso.
    E dunque vi saranno soggetti che, anche se in futuro contrarranno il virus, andranno incontro ad un rischio remoto non solo di morire, ma anche di contrarre patologie severe. Il buon medico, in questi casi, potrebbe lecitamente sconsigliare il vaccino, proprio perché - lo ripetiamo - non abbiamo ancora una evidenza scientifica sulla sua efficacia, ossia - per usare un altro termine - sulla sua sicurezza e anche perché - e così veniamo al principio di necessità - il vaccino non è l'unica arma che abbiamo contro il Covid.
    Infatti rifiutare in alcuni casi di consigliare la vaccinazione non significa scivolare verso l'abbandono terapeutico: nel caso in cui il soggetto di cui sopra si dovesse ammalare, si dovranno utilizzare le risposte terapeutiche adatte che ormai da mesi si stanno rivelando efficaci. In altri casi invece - pensiamo ad un paziente assai anziano gravato da molte e severe patologie - il medico potrebbe lecitamente consigliare la vaccinazione perché i rischi del vaccino sarebbero di minore portata rispetto ai rischi che potrebbe correre questo paziente nel caso in cui venisse in contatto con il virus. In breve: che il medico decida secondo scienza e coscienza caso per caso, così come ordinariamente ha sempre fatto per tutte le altre patologie e in relazione ai differenti quadri clinici dei propri pazienti.
    Verificato che è moralmente lecito per il medico sia la decisione di vaccinarsi che di non vaccinarsi, sia la scelta di consigliare o di non consigliare la vaccinazione, appare evidente che anche sul piano giuridico - inteso sia nell'ambito legale che disciplinare - dovrebbe essere tutelata a favore del medico e del personale sanitario una libertà di curarsi e di curare. Rammentiamo in prima battuta che, dal punto di vista legale, non esiste un obbligo di vaccinarsi e di vaccinare. Neppure si potrebbe ipotizzare che il medico sia giudizialmente perseguibile perché ha esposto terze persone, non vaccinandosi o non consigliando la vaccinazione, ad un pericolo penalmente rilevante perché la mancata vaccinazione non rientra né tra i reati di pericolo concreto né in quelli di pericolo astratto o presunto, reati che il codice penale elenca in modo tassativo.
    Ciò non toglie che, in ipotesi, un medico possa essere chiamato in giudizio perché un suo paziente, a cui egli aveva sconsigliato di vaccinarsi, sia poi morto per Covid dato che l'art. 40 cp così recita: «Non impedire un evento, che si ha l'obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo». In questi casi occorrerà verificare se, nel concreto, la mancata vaccinazione sia stata condicio sine qua non della morte del paziente.

    Titolo originale: Israele conferma: Una dose di vaccino non basta a immunizzare dal Covid
    Fonte: Tempi, 19 gennaio 2021
    Pubblicato su BastaBugie n. 700
    12 min
  • Il lockdown ci ha fatto bene?
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5523

    LETTERE ALLA REDAZIONE: IL LOCKDOWN CI HA FATTO BENE
    Secondo me questa situazione ci ha tolto tanti lussi e frivolezze che prima erano parte integrante della routine di buona parte dei giovani (ad esempio le discoteche)
    di Giano Colli
    Gentile redazione di BastaBugie,
    vi seguo da circa 2-3 anni e ho trovato il vostro sito sempre molte interessante, in particolar modo per la grande quantità di tematiche trattate dal punto di vista cattolico come ad esempio i tantissimi articoli su matrimonio e famiglia, oppure quelli dedicati a smentire falsi miti contro la Chiesa che, a partire dalle scuole, si sono diffusi nell'immaginario collettivo. Insomma, pur ritenendo il vostro sito veramente ben fatto, vorrei condividere con voi un pensiero sugli ultimi numeri e, in particolare, sul dossier coronavirus.
    Pur ritenendo questa epidemia un'epidemia molto blanda rispetto a tante altre epidemie che hanno mietuto molte più vittime, non me la sento, come invece sembrano affermare gli articoli che pubblicate, di dire che tutte le limitazioni della libertà siano un male. E anche se aveste ragione affermando tutto quello che dite sul coronavirus, non penso comunque che nella nostra società ormai sfasciata (divorzi, denatalità, aborto, unioni INcivili, terapie ormonali per il "cambio" di sesso anche per i bambini e, più in generale, il mancato riconoscimento da parte degli Stati occidentali - ma anche di buona parte degli uomini di Chiesa - della regalità sociale di Cristo) quella di preservare qualche libertà sia una priorità. Anzi, sono sempre più convinto che queste chiusure abbiano fatto involontariamente anche del bene, anche se ovviamente non voglio generalizzare perché conosco benissimo i danni che ha fatto ad esempio sui bambini.
    Questa situazione infatti ci ha tolto tanti lussi e frivolezze che prima erano parte integrante della routine di buona parte dei giovani italiani. Un esempio fra tutte sono le discoteche che, scusatemi per l'espressione, sono ormai diventate un'orgia fra donne ubriache e svestite e maschi in cerca di sesso o di altre esperienze pseudo-sessuali. D'altronde è solo per quello che gli uomini vanno in discoteca. Un altro discorso invece sono le limitazioni all'esercizio pubblico del culto divino per cui, a mio avviso, avete fatto più che bene a battervi.
    Vi invio questa mail nella speranza di aver detto qualcosa di utile e ci tengo a precisare che, coronavirus a parte, ho trovato degli articoli molto interessanti anche negli ultimi numeri. Ad esempio è stato commovente quello delle suore morte martiri nella rivoluzione francese ed è stata molto bella la risposta di Giano Colli riguardo alla lettera sulla storia di Santa Maria Maddalena de' Pazzi. Quindi, ovviamente, che continuerò a seguirvi.
    Pietro

    RISPOSTA DEL DIRETTORE

    Caro Pietro,
    grazie per l'affetto con cui ci segui.
    Per quanto riguarda il Coronavirus noi abbiamo solo cercato di dire che le cure ci sono. Molti medici le stanno usando con discreti successi.
    I vari lockdown sono un sintomo grave di perdita di libertà da parte dei cittadini. Comprendo la tua giusta critica alle discoteche, ma la clausura forzata e i coprifuoco, adottati principalmente per bloccare i giovani, da sempre più inclini a violare le regole, credo porterà a gravi danni per la loro crescita. Non difendo certo le discoteche che anch'io vedo come luoghi pericolosi da tanti punti di vista. Ma i divieti attuali non sono solo per le discoteche, ma per tutti i luoghi di ritrovo sociale, inclusi quelli sani e necessari per una vita normale.
    Nel nostro dossier sul Coronavirus tocchiamo tanti altri temi. Ad esempio abbiamo cercato di dire che le cure per il coronavirus ci sono. Molti medici le stanno usando con discreti successi. Riporre solo nel vaccino la soluzione a tutti i problemi del Covid ci sembra sbagliato. Poi ognuno è libero di fare come crede. Chi vorrà vaccinarsi potrà farlo. Chi non lo vorrà, resterà senza vaccino.
    Noi non siamo contro i vaccini per partito preso, né neghiamo che ci sia il coronavirus e le morti per esso. Solo facciamo notare alcune cose, ad esempio che il vaccino efficace contro la Sars di qualche anno fa NON è stato mai trovato, nonostante gli enormi investimenti. Possibile che in pochi mesi ci sia un vaccino sicurissimo ed efficacissimo?
    Comunque ognuno è libero di crederlo e di vaccinarsi.
    Insomma, degli oltre cento articoli pubblicati e raccolti nel nostro dossier, non mi pento di nessuno. Ovviamente poi i lettori potranno avere la loro opinione anche difforme dalla nostra, ma almeno avranno avuto la possibilità di sentire un'altra campana rispetto alla propaganda martellante di giornali e televisioni.
    Caro Pietro grazie ancora per la tua mail.

    Titolo originale: LETTERE ALLA REDAZIONE: IL LOCKDOWN CI HA FATTO BENE
    Fonte: Redazione di BastaBugie, 13 gennaio 2021
    Pubblicato su BastaBugie n. 699
    6 min
  • La folle psicologia delle folle
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6418

    LA FOLLE PSICOLOGIA DELLE FOLLE
    In tempi di crisi le masse tendono a illudersi, sperando in un ''salvatore della patria'' che risolva i guai che le affliggono
    di Luca Della Torre
    In tempi di crisi le masse nella società civile tendono inevitabilmente a far convergere illusoriamente in politica le proprie speranze di salvezza in un demiurgo, un taumaturgo, un "salvatore della patria", che risolva provvidenzialmente, con granitica certezza, la matassa inestricabile dei funesti guai che le affliggono.
    Sono trascorsi più di centovent'anni dalla pubblicazione di un fondamentale saggio per la storia politica mondiale del XX secolo, Psicologia delle folle, del celebre sociologo e storico francese Gustave le Bon. L'autore rappresentava acutamente l'inconscia responsabilità criminale delle masse, che, caratterizzate da emotività, ed irrazionale forza distruttiva, rinunziano all'esercizio della propria autonomia di giudizio e di discernimento, divenendo facile preda di ideologie-feticci in grado di suggestionarle verso idee-immagini, e slogan suggestivi, che in realtà tradiscono una volontà di sopraffazione politica della dignità della persona umana. È cosa ben nota alla storiografia che i grandi dittatori ispiratori delle criminali ideologie totalitarie del XX secolo, Stalin in URSS, Hitler in Germania, applicarono con meticolosa attenzione le riflessioni dell'opera dello studioso francese alle proprie prassi politiche. Nel quadro odierno delle relazioni internazionali in ambito geopolitico e giuridico, è molto preoccupante, agli occhi degli analisti, l'approccio disinvolto, irresponsabile di un eterogeneo milieu intellettuale che guarda al pensiero politico comunista ed alla sua applicazione nella prassi, come ad un fenomeno meritevole di apprezzamento per il futuro politico del terzo millennio. I fatti sono noti: la Repubblica Popolare cinese, retta dal primato del regime totalitario del Partito Comunista cinese è oggi il problema nodale per l'immediato futuro degli assetti politici di pace e sicurezza internazionale. Lo è per gli USA, per la UE, per la Russia, per l'India, per i principali modelli politici sociali ed economici liberali del pianeta. Impossessatosi delle tecniche economico finanziarie dell'economia di mercato capitalista, il Partito Comunista cinese ha da tempo sfidato concettualmente il sistema dei trattati giuridici che sono alla base della comunità internazionale e che garantiscono i diritti e le libertà civili e politici della persona umana secondo la piattaforma culturale di impronta occidentale, in nome del primato virtuoso della dittatura del partito unico di ispirazione marxista. L'Italia in particolare, brilla in questa sciagurata opera di "revisionismo" storico politico a favore di una delle ideologie più criminali e anticristiane che la Storia abbia mai subito, come dimostra un'intervista di Antonio Polito all'ex leader comunista, poi del PD, Massimo D'Alema, apparsa di recente sulle pagine del Corriere della Sera.

    D'ALEMA, IL LEADER CHE NON HA MAI PERSO OCCASIONE DI PERDERE
    Polito è notoriamente un giornalista garbato e moderato, pur nella palude del mainstream postmarxista e globalista che guida quello che un tempo era il giornale più autorevole d'Italia. Di D'Alema, in verità con ironico sfottò, la stampa italiana coniò un celebre motto, ovvero che è il leader che "non ha mai perso occasione di perdere", alla luce di tutti i fallimenti dei suoi autoreferenziali progetti di leadership come Primo Ministro, Presidente della Repubblica, leader della sinistra europea.
    Purtuttavia l'ex leader comunista è ad oggi membro di un noto think tank politico-economici proglobal, consulente del governo cinese a livello internazionale nello sviluppo del faraonico programma di dominio economico politico mondiale noto come il trattato Silk Belt Road, la "nuova via della seta cinese", che mira a creare una rete di Paesi strettamente dipendenti dal Dragone di Pechino nel quadro della cooperazione economica, militare, politica.
    Ebbene, alla domanda del giornalista Polito sulla crisi strutturale dell'Europa e della sinistra italiana, D'Alema racconta che un nuovo partito di sinistra «in più dovrebbe avere una ideologia», «Una visione del mondo, un insieme di valori e un'idea del futuro». E che tale impronta ideologica si può trovare nell'esempio del defunto Partito comunista italiano (sic!). Dice infatti D'Alema che: «La serietà, il metodo, la responsabilità dei dirigenti, la qualità della loro formazione. Fu questo a trasformare un partito (il PCI, ndr) che era nato per fare la rivoluzione in un pilastro del sistema democratico». Questa è la lungimiranza strategica, il grado di discutibile maturità politica, il livello di pochezza culturale che traspare da una delle presunte "teste pensanti" del pensiero postmarxista in Italia nel nuovo millennio.
    Polito, con sorniona abilità polemica fa presente nel corso dell'intervista che D'Alema tiene ancora nel suo ufficio, seppur pudicamente poggiato per terra, un ritratto del criminale dittatore sovietico, Iosif Stalin. Ora, al netto dell'aneddoto, è altrettanto comprovato che a livello di analisi accademica, diplomatica e istituzionale, presso i centri di ricerca politologica e giuridica, sia riconosciuto che il sistema della democrazia occidentale liberale, liberista, laicista, perda sempre più fascino. In questo frangente più importante di tutte è la questione della identità: culturale, politica, religiosa, storica. La crisi politica internazionale, un vero e proprio conflitto "freddo" che purtroppo volge sempre più, giorno dopo giorno - come ben si legge nelle veline riservate delle diplomazie occidentali, da Washington a Bruxelles, in India come in Giappone, in Australia - verso un confronto in chiave militare con regimi aggressivi e criminali come quello di Pechino è infatti in primo luogo una crisi occidentale: come osserva il celebre politologo USA Samuel Huntington mentre la Cina ha continuato a crescere in modo impetuoso, proprio perché unificata dal granitico suggestivo diktat politico comunista e dal collante religioso del confucianesimo, l'Europa ha abbandonato la coscienza della propria identità.

    EVVIVA IL COMUNISMO E CHI LO VOTERÀ
    In verità nessuno ha voglia di abbandonare la propria identità in modo semplice, poiché l'elemento identitario è il collante che da senso al vivere comune di una società: di fronte al nihilista dramma della rinunzia in ambito giuridico istituzionale al patrimonio delle radici culturali, politiche, sociali cristiane, il risultato è l'approdo disperato di masse e di intellettuali alla D'Alema alle sirene distopiche di modelli liberticidi come il comunismo cinese in salsa capitalista.
    Altre prove di questo preoccupante processo di de-formazione e dis-informazione delle masse? La redazione di Rai News, l'organo di informazione pubblica dello Stato italiano proprio martedì 22 scorso se ne è uscito con questo degradante inno al criminale regime comunista cinese: «La Cina, già con la Nuova Via della Seta, con questa "globalizzazione con caratteristiche cinesi", propone una visione inclusiva, in un certo senso di integrazione per il futuro del pianeta, pur tutelando beninteso, le sue ambizioni di grande potenza in grado di competere con gli USA. Laddove l'Occidente continua a rivolgere lo sguardo verso se stesso e a chiudersi per certi versi nella cultura dell'individualismo, di contro l'Oriente, l'Estremo Oriente, privilegia la collettività, quel senso del bene comune di origine confuciana per cui l'individuo mette da parte se stesso per migliorare la società».
    Se rileggiamo le altrettanto irresponsabili, grossolane dichiarazioni pubbliche di mons. Marcelo Sanchez Sorondo, Cancelliere della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, secondo cui «in questo momento quelli che realizzano meglio la dottrina sociale della Chiesa sono i cinesi», ci si rende conto senza difficoltà come la drammatica crisi etico-culturale strutturale del pensiero politico europeo [...] possa far scivolare le masse verso il piano inclinato delle sirene del comunismo del terzo millennio, nonostante la certificazione storica del fallimento dei sistemi sociali d'impronta comunista.

    Titolo originale: Una pericolosa nostalgia di comunismo
    Fonte: Corrispondenza Romana, 23 dicembre 2020
    Pubblicato su BastaBugie n. 698
    8 min
  • Tre problemi per il vaccino anti-covid
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6426

    TRE PROBLEMI PER IL VACCINO ANTI-COVID
    Il problema per la salute, il problema etico, il problema per la libertà
    di Francesca Romana Poleggi
    L'argomento "vaccini sì - vaccini no" è divenuto un terreno di scontro ideologico. Lo dimostra la vicenda del dottor Grisanti finito dalle stelle alle stalle per aver pubblicamente espresso serie riserve sui vaccini anti coronavirus che sembra siano di imminente commercializzazione (anche se un giorno sì e uno no, si succedono smentite e contro-smentite; e, intanto, la mia vecchia madre - che vive a Roma, in zona centrale - ancora non riesce a fare il normale vaccino antinfluenzale, tanto raccomandato da tutti, perché "non è arrivato").
    Lungi da noi il voler assumere una posizione ideologica in materia (ci sembrano irragionevoli sia i "no vax" senza se e senza ma, sia quelli che vorrebbero obbligare tutti a fare tutti i vaccini che sono in circolazione), riteniamo necessario:
    - in primis, conoscere le argomentazioni di chi non ritiene che i vaccini - e in particolare il prossimo eventuale vaccino anti Covid - siano efficaci e salutari per tutti e in tutti i casi;
    - in secundis, riteniamo opportuno conoscere le argomentazioni di chi solleva rispetto a determinati vaccini - anche anti Covid - un problema etico (non necessariamente "religioso");
    - e infine merita una riflessione la questione dell'obbligatorietà vaccinale in tempi in cui non si fa altro che osannare l'autodeterminazione.

    1) IL PROBLEMA PER LA SALUTE: IL DNA FETALE NEI VACCINI
    Quanto al primo punto, dovrebbe essere il medico curante a dire se il tal vaccino è efficace e salutare per il tal paziente, al netto del rischio ineliminabile di effetti collaterali (andrebbe anche approfondita la questione sollevata recentemente da Lyons et al. sull' International Journal of Environmental Research and Public Health secondo cui i bambini non vaccinati sono sorprendentemente più sani di quelli vaccinati). C'è poi una importante questione da chiarire. Molti vaccini sono derivati da cellule fetali: quindi, il Dna del feto entra inevitabilmente in circolo nell'organismo del ricevente. Ciò comporta seri rischi per la sua salute, perché potrebbe innescare un processo noto come "ricombinazione omologa" cui consegue la modifica del patrimonio genetico del ricevente il vaccino. Si formano cioè delle mutazioni e delle nuove cellule che il soggetto vaccinato non riconosce come proprie e scatenano una risposta cosiddetta "autoimmune", con le conseguenti malattie e disturbi dello spettro autistico.
    La Food & Drug Administration statunitense (l'agenzia federale di controllo sui farmaci) e l'Oms, nel 2005, riconoscendo la sussistenza di rischi oncogeni associati alla presenza di DNA umano nei vaccini, avevano stabilito che doveva essercene meno di 10 ng (nanogrammi). Con il tempo vari ricercatori hanno dimostrato che il limite suddetto non viene quasi mai rispettato. Un esempio fra tanti, denunciato dall'associazione Corvelva: nel Priorix Tetra, usato nei bambini dagli 11 mesi fino ai 12 anni di età per morbillo, parotite, rosolia e varicella, sono state state riscontrate inizialmente quantità di DNA da 1 a 2,7 e poi fino a 3,7 microgrammi per fiala (1 microgrammo è uguale a 1000 nanogrammi). Questo viola anche la convenzione di Oviedo e altre norme internazionali che vietano la modificazione del patrimonio genetico degli esseri umani.
    Quanto ai futuri vaccini anti Covid, quindi, riteniamo che per il rispetto del principio del consenso informato, sia necessario pretendere che ci sia la massima trasparenza sull'entità del Dna umano presente in essi.
    Ma quale autorità si prenderà davvero a cuore la nostra salute su questo punto? L'Oms e gli altri enti di sorveglianza che finora hanno concesso ai produttori di vaccini di ignorare e di violare i suddetti limiti?
    Il Charlotte Lozier Institute pubblica e aggiorna costantemente l'elenco dei vaccini etici e non etici che sono in circolazione. Nella tabella aggiornata al 10 novembre 2020 sono elencati i possibili vaccini SARS-CoV-2 (COVID-19) che utilizzano linee cellulari derivate dall'aborto (per la produzione e/o per il test del siero), e quelli che invece sono ricavati da cellule animali (scimmie, criceti, invertebrati), da vegetali, o che sono sequenze disegnate al computer, oppure che sono ricavati da cellule umane prelevate eticamente (per esempio dal cordone ombelicale). È indicato altresì il Paese di produzione, e a che punto è la ricerca (se è nella fase di sperimentazione o no).
    Per esempio, si sente molto parlare del vaccino della Johnson & Johnson (coltivato sulla linea cellulare PER.C6, derivata dalla retina di un bambino di 18 settimane abortito nel 1985) o di quelli della Pfizer e di Moderna (testati sulle cellule HEK293, ricavate dai reni di una bambina sana abortita in Olanda nel 1973). Anche l'Istituto Europeo di Bioetica ha confermato l'uso di linee cellulari di feti abortiti in molti dei vaccini elencati dal Lozier Institute, come per esempio Astrazeneca dell'università di Oxford, Medicago (canadese), Altimmune (USA) e CanSino Biologics, Sinovac Biotech Co e Anhui Zhifei Longcom (cinesi).
    Di contro, sono in preparazione anche tanti vaccini etici, in diverse parti del mondo, come per esempio quello della Sinopharm, in Cina, quello dell'Istituto di ricerca Giovanni Paolo II, in Usa, quello dell'istituto Pasteur e Themis and Merck o quello della Sanofi e GSK (franco-americani), uno sviluppato dall'Università del Queensland, in Australia, il CureVac tedesco, il Genexine coreano.

    2) IL PROBLEMA ETICO
    Quanto al secondo punto, invece, il problema etico relativo ai vaccini che all'origine hanno cellule tratte da bambini abortiti, non è trascurabile. Non si tratta, infatti, solo di feti abortiti nei lontani anni Sessanta, come si dicono alcuni: il Comitato cittadini per l'obiezione etico-religiosa, ha pubblicato diversi documenti che dimostrano il contrario. Per esempio gli autori di una ricerca cinese del 2015, Bo Ma et al., hanno indotto l'aborto in nove donne (e dato che siamo in Cina non è neanche detto che fossero consenzienti...).
    E non si tratta del semplice uso (o abuso) di piccoli cadaveri, perché ci sono diversi studi e diverse testimonianze concordi nell'asserire che si cerca di far sopravvivere i bambini all'aborto per poter prelevare organi freschi: già nel 1987 ne parlava Peter McCullagh; più recentemente, nel 2016, la cosa è di nuovo emersa negli Usa, quando il Center for Medical Progress ha pubblicato una serie di video in cui David Daleiden, con telecamera nascosta, ha dimostrato i traffici di organi di bambini abortiti intercorsi tra la Planned Parenthood e le industrie farmaceutiche o le università.
    Anche i ricercatori cinesi, che hanno indotto l'aborto alle nove donne citate poc'anzi, hanno fatto nascere vivi i bambini i cui organi intatti sono stati inviati ai laboratori per preparare le cellule di coltura dei vaccini.
    In questo contesto non è rilevante l'essere o non essere favorevoli all'aborto. Il dilemma è di livello superiore e consiste nel decidere se sia lecito o no usare un essere umano. Anche per uno scopo in sé buono. Perché un "laico" come Kant diceva che l'uomo non può mai essere un mezzo ma è sempre un fine?
    Chi ammette la liceità di usare qualcuno per il bene di qualcun altro assume che l'uno sia una persona di rango e dignità inferiore all'altro. A chi vogliamo dare il potere di stabilire quali sono gli individui di serie A e quelli di serie B? Chi ipoteticamente discriminasse gli esseri umani in base alla razza, al sesso, o alle opinioni politiche, sarebbe condannato senza appello dall'universo mondo per la violazione del principio di uguaglianza che è a fondamento delle Carte costituzionali di tutti i Paesi civili.
    Le discriminazioni in base alla religione e all'età invece, sono tollerate: si vuole abolire l'obiezione di coscienza e i bambini nel grembo materno sono tanto piccoli da poter essere manipolati (e soppressi) senza remore.
    Fin qui le questioni etiche, che però non importano a molti in una società materialista e utilitarista come la nostra.

    3) IL PROBLEMA DELLA LIBERTÀ E DELL'AUTODETERMINAZIONE
    Sul terzo punto, invece, tutti dovrebbero essere interessati, in quanto tutti siamo promotori dei diritti umani e in specie del diritto alla libertà.
    Infatti, se il vaccino anti Covid, quale che sia, dovesse essere obbligatorio - come si sente dire in giro - e addirittura condicio-sine-qua-non per poter esercitare le libertà civili democraticamente garantite dalla Costituzione, saremmo davvero nel pieno di una dittatura, in un incubo distopico da far impallidire Huxley e Orwell.
    Viceversa, in nome del principio dell'autodeterminazione che tanto è cara di questi tempi, chiediamo a gran voce la massima trasparenza sui vaccini che già sono in circolazione e su quelli anti Covid che saranno messi sul mercato: sia in relazione alla loro origine, sia in relazione agli effetti collaterali. Chiediamo la libertà di scegliere se vaccinarsi o meno. Perciò chiediamo che le autorità preposte alla vigilanza sui farmaci e alla tutela della nostra salute, a cominciare dall'Oms, siano libere da condizionamenti da parte delle industrie farmaceutiche che producono i suddetti vaccini e che perseguono l'ovvio e legittimo scopo di massimizzare il profitto.
    Sappiamo che i principali finanziatori dell'Oms sono proprio le industrie farmaceutiche e la fondazione Bill e Melinda Gates, che partecipa sostanziosamente alla Gavi ("alleanza globale per i vaccini e l'immunizzazione"): è verosimile dunque che sia compromesso, per questa ragione, il primo dei "diritti umani", cioè il diritto alla verità, senza la quale è impossibile operare scelte davvero libere e responsabili.
    13 min
  • Il "sacro" vaccino: una colossale operazione propagandistica
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6417

    IL ''SACRO'' VACCINO: UNA COLOSSALE OPERAZIONE PROPAGANDISTICA
    Il vaccino viene presentato come ''luce e speranza'', ma in realtà è un salto nel vuoto che non ci salverà
    di Paolo Gulisano
    Il 27 dicembre 2020 passerà alla storia come il V Day- Ovvero il Vaccination Day: il giorno in cui in tutta Europa venne scatenata contro il Covid la controffensiva del vaccino. Una sorta di Sbarco in Normandia. E' stato annunciato in termini così enfatici e retorici dalla Presidente tedesca della Commissione Europea: "Il Vaccination Day è un toccante momento di unità. La vaccinazione è la via d'uscita duratura dalla pandemia", ha scritto la Von Der Leyen in una nota pubblicata su Twitter.
    Tecnicamente, le dosi del vaccino Pfizer/Biontech sono già state tutte consegnate ai Paesi della Ue, e giusto all'indomani può avere inizio la campagna di vaccinazione, in simultanea in tutti gli Stati membri per dare un segno di coesione e sottolineare la svolta, come ha precisato il capo dell'esecutivo europeo, sottolineando che da oggi si inizia a voltare pagina. "La vaccinazione ci riporterà gradualmente alla normalità", ha concluso ricordando di continuare a rispettare le norme igieniche di sicurezza finché l'obiettivo della campagna di vaccinazione non sarà raggiunto. Il V Day è dunque un evento anzitutto di grande valore simbolico, funzionale ad una colossale operazione propagandistica. Sappiamo bene che la propaganda, la strategia comunicativa, è uno dei cardini del Great Reset.

    UNA CAMPAGNA MEDIATICA PER RIMUOVERE OGNI DUBBIO SUI VACCINI ANTI COVID
    Con il V Day non iniziano solo le procedure di vaccinazione, ma soprattutto inizia una campagna mediatica il cui scopo è rimuovere ogni dubbio sui vaccini anti Covid, convincere l'opinione pubblica della loro efficacia, sicurezza, e persino la loro doverosità morale e civile. Con il V Day si giunge alla conclusione di un lungo, capillare lavoro fatto dai media e dai social, per conto dei singoli governi e ora dalla stessa UE, per dare una precisa e univoca lettura dell'epidemia, che in sintesi può essere riassunta come segue:
    Siamo di fronte ad un microrganismo di inusitata letalità. «Nei confronti della malattia causata da questo microrganismo non c'è alcuna cura. Solo un vaccino ci può salvare»
    Per mesi queste sono state le parole d'ordine inculcate nella popolazione, con una forza e una determinazione che hanno sovrastato le voci libere di scienziati e di operatori della salute che erano in grado di dimostrare che le cose non stavano così: che la letalità del virus non era quella con cui si cercava di terrorizzare le persone, e che la malattia era curabile con tutta una serie di farmaci, tutti invariabilmente negati. Così alla fine siamo arrivati al terzo punto, la soluzione finale.
    A breve l'ente regolatorio europeo darà il proprio benestare ai vaccini di altre case farmaceutiche. Tutti hanno passato l'esame. Un successo incredibile, unico nella centenaria storia delle vaccinazioni. Tutti funzionano benissimo, e sono sicuri.
    La storia della Medicina mostra molti esempi di gravi eventi avversi da vaccini immessi sul mercato in periodi di enormi pressioni e aspettative. Ci sono stati vaccini antipolio contaminati nel 1955, casi di sindrome di Guillain-Barré nei destinatari di vaccini antinfluenzali nel 1976 e narcolessia legata a una marca di vaccino antinfluenzale nel 2009.

    I VACCINI COVID-19 SALVERANNO VITE?
    L'efficacia e la sicurezza dei vaccini immessi sul mercato saranno le parole che verranno ripetute per convincere i cittadini europei a sottoporsi alle vaccinazioni. Eppure persistono seri dubbi sull'uno e sull'altro di questi fondamentali criteri. Su un numero recente dell'autorevole British Medical Journal (BMJ 2020 371) intitolato Will covid-19 vaccines save lives? Current trials aren't designed to tell us ("I vaccini covid-19 salveranno vite? Le prove attuali non sono progettate per dircelo") ci rivela che nessuno degli studi di Fase III è stato impostato per provare l'efficacia dei vaccini sulla riduzione di esiti gravi come ricoveri ospedalieri, uso di cure intensive o decessi. Né i vaccini vengono studiati per determinare se possono interrompere la trasmissione del virus.
    "L'individuazione di eventi avversi rari gravi richiederà lo studio di decine di migliaia di pazienti, ma questo requisito non sarà soddisfatto dall'adozione precoce di un prodotto che non ha completato la sua valutazione di prova completa", hanno dichiarato i ricercatori della Harvard Drug Policy Jerry Avorn e Aaron Kesselheim.
    Gli studi sul vaccino Covid-19 sono attualmente progettati per classificare i risultati finali di efficacia una volta che 150-160 partecipanti allo studio sviluppano il covid-19 sintomatico e la maggior parte degli studi ha specificato almeno un'analisi ad interim che consente di terminare gli studi con ancora meno dati accumulati. Non disponiamo dunque di elementi sufficienti per valutare i benefici e i danni dei vaccini. Servirebbe ancora molto tempo e molti studi. Ma ormai la macchina vaccinale è lanciatissima, a tutta velocità. Il vaccino anti Covid, d'altra parte, non è più un farmaco. È molto di più: è "luce e speranza", e con questa aura di discutibile pseudo sacralità va incontro alla sua realizzazione.
    Il V Day, anziché essere un Vaccination Day, rischia di essere un Vacuum Day, il giorno del salto nel vuoto.

    Nota di BastaBugie: l'autore del precedente articolo, Paolo Gulisano, nell'articolo seguente dal titolo "Lo scontro tra le due medicine" spiega l'emergere di due tipi di medicina. Una dalla parte dei pazienti e una di Stato dalla parte di chi detiene il potere e lo può dispensare ai propri leali collaboratori.
    Ecco la parte conclusiva dell'articolo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 19 dicembre 2020:
    In riferimento allo spettacolo che il mondo medico sta offrendo di sé: che tipo di Scienza è la Medicina? È davvero così tutto relativo, opinabile, e alla fine ha ragione chi ha in mano le leve del potere, compresa quella della comunicazione?
    L'epidemia in realtà sta facendo emergere due diversi tipi di Medicina, contrapposti e forse addirittura inconciliabili tra loro.
    Da una parte c'è una Medicina - o meglio: dei medici - interpreti di una lunga tradizione di arte medica - l'arte del prendersi cura - che ha inizio con Ippocrate, Medici che si dedicano alla cura dei malati, e che di conseguenza cercano realisticamente, di fronte ad una situazione di emergenza, di diffusa sofferenza, di intervenire con tutte le proprie capacità, con tutte le proprie conoscenze, con tutte le evidenze scientifiche note, per curare e per guarire i malati. Sono nate così le varie che la Bussola ha portato a conoscenza dei lettori: i singolo medici, le equipe, i gruppi, che hanno messo in comune esperienze di cure efficaci. Una Medicina ippocratica, personalista, umanistica.
    Dall'altra parte c'è una Medicina burocratica, spersonalizzata, collettivistica. La Medicina dei protocolli. Intesi non come linee guida utili alla pratica diagnostica e terapeutica, ma come rigidi e inamovibili paletti normativi, indifferenti alle nei confronti di nuove scoperte, di nuove evidenze scientifiche. Indifferenti al fatto che si possa guarire e salvare tante persone: ciò che conta è la letteratura, le pubblicazioni, gli studi a doppio cieco, lavori scientifici che magari richiedono anni, mentre la gente muore qui ed ora, ed in attesa di validazioni da parte dei consessi autorevoli, non riceve altro che antipiretici sintomatici in attesa che la malattia evolva verso forme gravi, spesso fatali.
    La prima Medicina è quella che ha messo in campo tutta la propria determinazione a curare le persone, la seconda è quella che ha sentenziato che non c'è cura: ci può essere solo la prevenzione basata sull'isolamento, sulla reclusione domiciliare, e quindi la prevenzione (non la cura) basata sui vaccini, vaccini da accogliere con fede cieca, senza discussioni, senza richiedere letteratura e pubblicazioni e studi accurati. Una Medicina di Stato, che non ammette discussioni, che pretende obbedienza cieca, pronta e assoluta. Da una parte una Medicina di umili e generosi professionisti, i cui nomi sono sconosciuti al grande pubblico: dall'altra parte una Medicina dei nuovi divi televisivi, dei ricercatori da salotto, dei maestri delle boutades.
    Una Medicina dalla parte dei pazienti, e una Medicina dalla parte di chi detiene il potere, e lo può dispensare ai propri leali collaboratori.
    Voi a chi affidereste la vostra salute?

    Titolo originale: Il ''sacro'' vaccino, un salto nel vuoto che non ci salverà
    Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 27-12-2020
    Pubblicato su BastaBugie n. 697
    10 min
  • Il "nuovo" coronavirus inglese ci condanna fino al 2025
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6409

    IL ''NUOVO'' CORONAVIRUS INGLESE CI CONDANNA AD UNA SITUAZIONE DI EMERGENZA FINO AL 2025
    Stessi sintomi, stesse cure e probabilmente stesso vaccino, ma serve per mantenere il clima di terrore per giustificare nuovi lockdown
    di Paolo Gulisano
    Lo scrivevamo poco tempo fa, prendendo spunto da un articolo di Science: la crisi pandemica è destinata a durare fino al 2025.
    Le notizie arrivate dall'Inghilterra hanno cominciato ad essere utilizzate per aumentare il tasso di paura nella popolazione che è già di per se altissimo: una "variante" del Sars-Cov 2 è stata identificata in Gran Bretagna, e il primo aspetto che è stato enfatizzato è la sua rapidità di trasmissione, che sarebbe fino al 70 per cento più elevata del virus finora dominante. Il condizionale è d'obbligo, perché cosa sappiamo di questa cosiddetta variante inglese del Covid-19? È più mortale o più grave del ceppo originale? Quali sono i sintomi e le differenze tra i due? Al momento le informazioni disponibili suggeriscono che la nuova variante di Covid scoperta in Inghilterra causa gli stessi sintomi del ceppo originale. Chi contrae il virus può quindi avere febbre, tosse secca e stanchezza o anche dolori muscolari, gola infiammata, mal di testa, congiuntivite, diarrea, perdita di gusto e olfatto. Insomma gli stessi sintomi del ceppo virale identificato quasi un anno in Cina. Compresi i sintomi gravi, come la difficoltà respiratorie.
    Questo è ciò che proviene come informazioni dalle autorità inglesi. Tuttavia la notizia è esplosa in modo psicologicamente devastante proprio perché fa pensare all'opinione pubblica che dall'incubo pandemico non ci libereremo mai. Nuovi ceppi virali vogliono dire nuovi lockdown, nuove emergenze ospedaliere, il reiterarsi insomma degli scenari che abbiamo già conosciuto. E questo nuovo incubo ha un nome che evoca scenari distopici o fantascientifici: mutazioni.

    LE MUTAZIONI VIRALI SONO NORMALI
    In realtà le mutazioni virali sono un evento che non ha nulla di eccezionale, perché sono frequenti, quasi la norma in microbiologia. Di fatto ci sono già state varie mutazioni di Covid-19 che si sono diffuse. Non si vede dunque il perché di questa frettolosa enfatizzazione del pericolo del New British Covid. Semmai questo allarme dovrebbe far riflettere sui rischi di quelle scelte riguardanti le terapie da utilizzare contro il Covid-19 che possono aver selezionato un nuovo ceppo e prodotto la mutazione. Un'ipotesi preoccupante che si fa tra i ricercatori inglesi è che le mutazioni si siano sviluppate in un paziente affetto da Covid-19 per circa due mesi e curato con l'antivirale remdevisir, che potrebbe avere selezionato un virus in grado di sfuggire alle terapie.
    Posto che - come sembra - la variante d'Oltremanica non sia più grave di quella fattaci pervenire lo scorso anno della Cina, ci sono però una serie di interrogativi riguardanti i nuovi scenari epidemiologici che potrebbero andare a configurarsi. In primo luogo: è possibile riconoscere il nuovo ceppo mutato e distinguerlo da quello originale? Con il test sierologico certamente sì, ma con i tamponi al momento nella stessa Inghilterra non è possibile individuare specificamente la nuova variante.
    Quindi - almeno per un po' di tempo - il virus venuto da Albione rappresenterà soprattutto una minaccia fantasma, utile però per rinfocolare la paura e giustificare nuovi lockdown.

    NULLA CAMBIA PER I VACCINI
    La domanda cruciale poi che molti si pongono è: cosa cambia per i vaccini? Nulla, è la risposta. La road map dell'organizzazione vaccinale prosegue - lei sì - senza alcuna mutazione. Dal presidente del Consiglio superiore di sanità Franco Locatelli al virologo Fabrizio Pregliasco, a Giacomo Gorini, ricercatore dello Jenner Institute dell'Università di Oxford, sono arrivate immediatamente ferme e sicure rassicurazioni: i vaccini predisposti contro il Coronavirus dovrebbero mantenere la loro efficacia.
    Tuttavia, secondo un importante immunologo, il professor Andrea Cossarizza, è assolutamente prematuro ipotizzare se la mutazione possa inficiare l'effetto del vaccino. «Dobbiamo basarci su evidenze scientifiche di cui oggi non siamo in possesso», ha affermato. In realtà sappiamo bene che esistono virus, come quelli influenzali, che mutano continuamente e che di conseguenza fanno sì che ogni anno si debbano mettere a punto nuovi vaccini. Potrà essere questo lo scenario futuro del Covid? Diventare un virus stagionale che muta anno per anno, e che ogni anno richiede milioni di nuove vaccinazioni? Potrebbe essere. A questo punto però è lecito chiedersi, di fronte ad un virus con queste caratteristiche, se la soluzione vera non stia nella ricerca sui farmaci che possano efficacemente curare il Covid, in tutte le sue possibili versioni mutate. Una soluzione più semplice e a portata di mano con le scoperte e le evidenze scientifiche in materia di terapia che stanno emergendo.

    Nota di BastaBugie: l'autore del precedente articolo, Paolo Gulisano, nell'articolo seguente dal titolo "Covid fino al 2025, l'assist di Science per il Grande Reset" spiega che tale affermazione non è sostenuta da nessuna evidenza medica e cozza con la storia delle grandi epidemie. Tutto è funzionale a mantenere il clima di terrore, con inevitabili conseguenze sul piano economico, politico e anche antropologico.
    Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 19 dicembre 2020:
    Da qualche tempo si parla di Great Reset: il grande rivolgimento economico, sociale, politico, mondiale che è stato avviato utilizzando l'epidemia di Covid. Complottismo? Decisamente no. Basta andare a guardare il numero del 13 novembre dell'importante rivista Science per capire che il Covid, se non ci fosse, bisognerebbe proprio inventarlo, tanto è utile ai grandi cambiamenti, che necessariamente richiedono tempo. E così Science ci dice che l'emergenza Covid durerà fino al 2025, e che fino a tutto il 2022 si dovranno mettere in atto provvedimenti restrittivi delle libertà.
    Da un punto di vista strettamente medico, è un'affermazione quantomeno singolare. Le grandi epidemie del passato, dalla Spagnola all'Asiatica, fino alla Sars del 2002, non sono mai durate più di un anno. Per quale motivo questo virus dovrebbe continuare a circolare imperterrito per altri cinque anni? Non viene data alcuna spiegazione scientifica. È una mera ipotesi, che va contro l'evidenza di tutta la storia delle epidemie.
    Ma il vaccino? Non sarà lui, come ci viene annunciato da tempo, a liberare il mondo dal grande incubo? Non è detto, ci dice Science. Gli esseri umani sono infettati da diversi coronavirus stagionali con reazioni crociate. Nessuno provoca un'immunità completamente protettiva e le infezioni ripetute sono la norma. I vaccini tendono ad essere meno efficaci delle infezioni naturali nel provocare l'immunità e ci sono rischi di reazioni crociate avverse. Un ricercatore, Chadi M. Saad-Roy, ha quindi utilizzato una serie di modelli semplici per una varietà di scenari immunitari per prevedere futuri immunologici per la Sars-Cov-2, con e senza vaccini. I risultati del modello mostrano che la nostra conoscenza imperfetta del panorama immunitario imperfetto del coronavirus può dare origine a scenari divergenti che vanno dalle epidemie gravi ricorrenti all'eliminazione.
    Sì, alla fine il Covid dovrebbe sparire, ma - ci viene detto - ci vorranno cinque anni. Il tempo di una guerra, più o meno la durata della Prima (1914-1918) e della Seconda Guerra Mondiale (1939-1945). Fino al 2025 dovremmo vivere nella paura, nel terrore. E questo piano quinquennale avrà inevitabili conseguenze economiche e politiche, ma anche psicologiche e perfino antropologiche, a nostro avviso. Il Grande Reset, appunto.
    Secondo lo studio in questione, le misure di allontanamento sociale come le restrizioni alle riunioni pubbliche potrebbero dover rimanere in atto a intermittenza per almeno un altro paio di anni per contenere la diffusione del Covid-19. Queste dure misure che hanno già spinto l'economia mondiale in recessione potrebbero essere necessarie perché, secondo le proiezioni dei ricercatori, nuovi focolai di Sars-Cov-2 potrebbero (il condizionale è d'obbligo) ripresentarsi ogni inverno.
    Ancora, e i vaccini? I ricercatori ammettono che potrebbero rivelarsi non sufficientemente efficaci. Almeno fino al 2024. Secondo lo studio, le ricorrenti epidemie invernali di Sars-Cov-2 si verificheranno nel corso dei prossimi anni dopo l'iniziale ondata pandemica più grave. Quindi, secondo le proiezioni dei ricercatori, che curiosamente escludono qualsiasi scoperta farmacologica atta a curare il virus, oltre a negare - ma questo sappiamo che è parte del pensiero mainstream - possibilità di trattamenti già esistenti, e persino mettendo appunto in dubbio l'immediata efficacia dei vaccini, non resta che continuare il distanziamento intermittente.
    È molto probabile che tali modelli teorici verranno presto tradotti a livello internazionale in strategie di azione sanitaria ma anche in politiche economiche. Ciò avrà come conseguenza uno stato di guerra permanente, uno sconvolgimento della vita di milioni di persone, costrette a vivere con sempre minori libertà, aspettando che si formi un'immunità di gregge tale da far dichiarare cessato il pericolo. Anche se non è da escludere che la micidiale minaccia di nuove sedicenti epidemie non venga continuamente sbandierata da chi ne ha tutto l'interesse. È il caso di Mark Dybul - uno stretto collaboratore del mitico virologo americano Anthony Fauci - che nei giorni scorsi ha parlato di prossime future nuove pandemie.
    Insomma, il clima di terrore e insicurezza deve continuare, e per i prossimi cinque anni la parola Covid non scomparirà affatto. Il tutto, lo ribadiamo con forza, contro ogni evidenza, perché in realtà il Covid potrebbe estinguersi in breve tempo come hanno fatto prima di lui tutti i virus pandemici.
    14 min

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