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Coronavirus - BastaBugie.it episodes

  • Come funziona la propaganda sul coronavirus
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6357

    COME FUNZIONA LA PROPAGANDA SUL CORONAVIRUS
    La favola di Esopo dove il pastorello grida ''Al lupo, al lupo'' se raccontata con toni diversi produrrà effetti opposti (come accade oggi con il governo che genera il panico... poi con il vaccino tutti saranno tranquillizzati, ma si inizierà con un nuovo panico)
    di Tommaso Scandroglio
    C'era una volta un pastorello che di notte doveva sorvegliare le pecore affidate a lui dal padre. Ma il pastorello si annoiava a morte durante quelle lunghe veglie. Allora si inventò uno scherzo. Nel cuore della notte si mise a gridare: «Al lupo! Al lupo!». Tutti gli abitanti del villaggio si svegliarono al suono di quelle grida e accorsero in suo aiuto. Il pastorello al vederli sopraggiungere si mise a ridere a crepapelle. Gli abitanti del villaggio, accortisi che era tutto uno scherzo, se ne tornarono contrariati alle loro case. Lo scherzo era riuscito così bene, a parere del pastorello, che costui lo ripetette la notte seguente. Il copione fu il medesimo: alle grida di aiuto provenienti dal pascolo tutti accorsero trafelati. Nuovamente la burla provocarono accessi di risa nel pastorello e nuovamente gli abitanti del villaggio, compreso che era un tranello inventato per prendersi gioco di loro, fecero ritorno alle loro abitazioni molto arrabbiati. Anche nelle notti seguenti il pastorello gridò «Al lupo! Al lupo!» e, ogni volta, i poveri abitanti del villaggio accorsero da lui per aiutarlo, ma invano. Finché una notte il lupo venne per davvero, il pastorello si sgolò gridando «Al lupo! Al lupo!», ma nessuno venne, credendo che fosse l'ennesimo scherzo del pastorello, il quale, ahilui, fu mangiato dal lupo. Fine.
    Raccontiamo questa versione stringata della celebre favola di Esopo in un altro modo.

    SECONDA VERSIONE
    C'era una volta un pastorello che di notte doveva sorvegliare le pecore affidate a lui dal padre, uomo burbero e duro di cuore. Il pastorello era un ragazzo dall'intelligenza vivace ed acuta, sprecato per quel lavoro che lo vedeva impegnato nelle ore notturne tra l'olezzo delle pecore. La sua mente brillante partorì una simpatica burla, tanto per vincere la noia di quelle ore notturne. Una notte si mise a gridare: «Al lupo! Al lupo!». Tutti gli abitanti del villaggio si svegliarono al suono di quelle grida e accorsero in suo aiuto. Il pastorello al vederli sopraggiungere si mise a ridere a crepapelle. Gli abitanti del villaggio accortisi che era tutto uno scherzo, se ne ritornarono contrariati alle loro case, troppo rozzi e ignoranti per apprezzare l'originalità e l'humor della burla inventata dal geniale pastorello. Questi, anche per punire giustamente tanta insensibilità, ripetette lo scherzo nelle notti seguenti ottenendo lo stesso risultato: gli abitanti del villaggio accorrevano e se ne andavano a casa sempre più arrabbiati, prova inconfutabile della loro invincibile ottusità. Una notte però il lupo venne per davvero, il pastorello si sgolò gridando «Al lupo! Al lupo!», ma nessuno venne credendo che fosse l'ennesimo scherzo del pastorello, il quale, ahilui, fu mangiato dal lupo. Accortisi la mattina seguente della tragedia, gli abitanti del villaggio insieme al padre di lui si dolsero immensamente della grave perdita e maledissero la loro diffidenza che aveva causato la morte del povero e geniale pastorello. Fine.

    IMPERCETTIBILI DIFFERENZE
    Come il lettore avrà notato il fatto narrato dalle due versioni è il medesimo: un pastorello finge che ci sia un lupo che vuole mangiare le pecore del suo gregge, gli abitanti del villaggio accorrono in suo aiuto eccetto proprio in quella occasione in cui il lupo sopraggiunge veramente e mangia il giovane. Cosa c'è di diverso tra le due versioni? Alcuni particolari che ritraggono il pastorello e gli abitanti del villaggio in modo differente. Nella prima versione, il pastorello paga giustamente per il suo scherzo stupido, facendo comprendere al lettore che, chi mente sempre, poi, allorché dirà la verità, non verrà creduto. Nella seconda versione il pastorello risulta essere vittima della stupidità e diffidenza della sua gente. Il pastorello in breve da colpevole diventa vittima, da stupido diventa acuto e, al contrario, gli abitanti del villaggio da vittime diventano colpevoli e da persone per bene diventano stupidi ed indifferenti. È sufficiente raccontare lo stesso fatto in modo diverso.
    Dunque rilevante è la narrativa.

    VENIAMO AI NOSTRI GIORNI
    Qual è la narrativa dominante oggi sul Covid? Una narrativa terrorizzante e ansiogena, costruita dal governo e dai media in modo incredibilmente omogeneo: i numeri dei positivi salgono quotidianamente, così come i decessi, gli ospedali sono sotto pressione e le terapie intensive si stanno saturando. Il popolino assorbe acriticamente questa narrativa e la replica intatta e spesso senza colpa: il sig. Rossi, infatti, non è tenuto ogni giorno a spulciarsi tutti i dati scientifici, a verificare percentuali e curve. Insomma il sig. Rossi fa il lattoniere mica l'epidemiologo. Un aneddoto: una signora, borse della spesa in mano, viene intervistata per strada da una giornalista di un Tg di una rete pubblica. La signora si lamenta che sono tutti in giro. E lei? Esempio perfetto della inculturazione massificante sul Covid provocata dai media e che ha prodotto qualche milione di obbedienti replicanti che, lo ripetiamo, spesso lo sono loro malgrado. Tanto perfettamente replicanti che imputano agli altri colpe che loro stessi stanno compiendo.
    Torniamo al potere della narrazione. Oggi il registro è stabile sul tono «drammatico». Basterebbe cambiare narrativa mettendo l'accento su altri fatti (la percentuale degli asintomatici e pauci sintomatici, quella riferita ai decessi e ricoverati, la curabilità di questo virus, etc.) e lo stato d'animo collettivo si rasserenerebbe. Ma così non è: i toni della narrazione sono foschi e spietati. Invece domani, perché così si è già deciso, la narrativa virerà sul tono «fiducioso». Infatti il vaccino ci salverà tutti. Poco importa se non sarà efficace, se forse arrecherà più danni che benefici, se non basterà per tutti, se ci vorranno mesi per avere una copertura vaccinale estesa. Si è già stabilito che il vaccino è il salvatore e così dovrà essere. Sarà sufficiente mettere l'accento sugli aspetti positivi e occultare quelli negativi, così come si sta facendo oggi ma alla rovescia.
    Ecco quindi le due narrative antitetiche: oggi tutti noi possiamo morire, domani tutti noi possiamo salvarci. Questa narrativa ovviamente influenzerà il percepito collettivo sul fenomeno Covid, ossia l'approccio psicologico della gente alla pandemia. Attualmente, come già accennato, lo stato d'animo generale è di grande apprensione; verso dicembre-gennaio alla notizia delle prime vaccinazioni (ne basterà una, a dire la verità, anche fatta a Timbuctu) la narrativa di regime, informata da toni positivi, inizierà a rasserenare gli animi, ma elementi di preoccupazione rimarranno ugualmente; verso marzo-aprile si innescherà un climax, un crescendo vertiginoso verso la luce che parrà avere il suo culmine in estate, ma così non sarà perché l'apogeo della felicità sarà raggiunto verso l'autunno inoltrato, quando, se così accadrà, la copertura vaccinale sarà assai estesa (ma, parallelamente, durante questi mesi si svilupperà una narrativa sempre più preoccupata per la crisi economica).
    Qual è dunque - è proprio il caso di dirlo - la morale della favola? Poco importano i fatti, importa come li racconti.

    Titolo originale: Al lupo! Al lupo!: il governo ci plagia con la sua narrativa
    Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 14-11-2020
    Pubblicato su BastaBugie n. 691
    9 min
  • Ho preso il coronavirus e sono guarita
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6350

    HO PRESO IL CORONAVIRUS E SONO GUARITA
    Mi è stata indicata la terapia da seguire, in un giorno un'équipe di radiologi è venuta a casa mia per osservare con l'ecografia il mio polmone: non c'era niente
    di Angela Pellicciari
    Volando alto, le aquile hanno la possibilità di abbracciare in un attimo la situazione del loro territorio di caccia e di regolarsi di conseguenza.
    Se provassimo anche noi a fare la stessa cosa? Se provassimo ad osservare il panorama che ci si presenta dall'alto, guardando giù, verso terra, per osservare in una visione d'insieme cosa succede all'epoca del coronavirus in Italia?

    LA CHIESA
    Dall'inizio della pandemia la chiesa ha avuto uno sbandamento vistoso che ha portato perfino alla decisione di chiudere le chiese, a Roma, anche se per un giorno. Le chiese sono rimaste senza funzioni religiose per mesi, per non parlare del ridicolo in cui i tentativi di non infettarsi hanno sprofondato sacerdoti e fedeli durante le liturgie.
    È stato dimenticato il diritto del sacerdozio di regolare le questioni liturgiche in completa autonomia dal potere temporale.
    È stato scordato il canone 213 del diritto canonico che sancisce il diritto dei fedeli a ricevere i sacramenti.
    Che io sappia, per la prima volta nella sua storia, la chiesa non ha mostrato con coraggio al mondo che, la morte essendo vinta, le persone ammalate possono e debbono essere amorosamente curate sia dai laici che dal clero esercitando a livello eroico la virtù della carità cristiana. Mi limito a fare alcuni esempi che riguardano da vicino l'Italia: Francesco e Caterina, i nostri santi protettori, hanno instancabilmente curato lebbrosi e appestati (non malati di corona virus...). Così ha fatto il patrono della mia parrocchia, il principe Luigi Gonzaga, così san Rocco, così Bellarmino, così don Bosco coi suoi ragazzi cui ha garantito che, se fossero rimasti in santità di vita, il colera non li avrebbe raggiunti.

    GLI ERRORI DEL GOVERNO
    Per quanto riguarda il governo, ha ripetutamente scordato le garanzie costituzionali e ignorato la funzione centrale del parlamento.
    Ha messo un'enorme enfasi - durata mesi - nel mostrare quotidianamente il numero dei morti, dei ricoverati, delle persone finite in terapia intensiva.
    Ha suscitato terrore con la sua maniacale informazione monotematica.
    Ha considerato i tabaccai luoghi privilegiati rispetto alle chiese.
    Ha dato per scontato che l'unica cosa importante sia la salute fisica da conservare costi quello che costi. Costi anche la soppressione delle libertà costituzionalmente garantite, compresa la libertà religiosa.
    Ha più volte mandato messaggi per suggerire che gli anziani non sono cittadini come gli altri; sono persone che non essendo in grado di decidere da sole su come vivere, dovrebbero vedere limitate le loro libertà fondamentali.

    COSA È SUCCESSO IN ITALIA
    L'attività parlamentare essendo fortemente limitata, il governo con la maggioranza parlamentare che lo sostiene, ha dato priorità a leggi di importante rilevanza sociale: la legge contro l'omofobia che prevede l'introduzione di reati d'opinione e il tentativo di rendere l'aborto ancora più libero e pervasivo di quanto non sia. In questo contesto la limitazione della possibilità per gli anziani di decidere sulla propria vita, ha mostrato la simpatia della maggioranza per la soppressione della vita in nome della dignità della vita, chiamata eutanasia.
    Ci si può domandare: la situazione è ovunque la stessa? La risposta è netta: no. Non tutti hanno giocato sul terrore per imporre ai cittadini l'adozione di modelli di vita estranei alla cultura e alle tradizione della popolazione.
    Mi è stata chiesta una testimonianza: eccola. Quando ho capito che quasi certamente avevo contratto il virus, sono andata a Fabriano dove in un giorno ho fatto il tampone, subito mi è stata indicata la terapia da seguire, in un giorno un'équipe di radiologi è venuta a casa mia per osservare con l'ecografia cosa fosse capitato al mio polmone: niente. Adesso sono in attesa della convocazione per il tampone di controllo.
    Con questo cosa voglio dire? Che, insieme a fare affidamento sull'unica salvezza che abbiamo, quella che ci regala il Salvatore, ci converrebbe ricordare che il coronavirus è una pandemia che solo nel 5% dei casi richiede l'ospedalizzazione e quasi mai porta alla morte.

    Titolo originale: Io, alle prese col Covid e curata a casa
    Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 07-11-2020
    Pubblicato su BastaBugie n. 690
    6 min
  • La caccia a chi non rispetta le norme anti-coronavirus ricorda il Nazismo
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6351

    LA CACCIA A CHI NON RISPETTA LE NORME ANTI-CORONAVIRUS RICORDA IL NAZISMO di Roberto Marchesini
    Otto Adolf Eichmann nacque in Renania nel 1906. Durante il Terzo Reich si occupò del trasporto degli ebrei nei vari campi di concentramento. Dopo la guerra fuggì in Argentina; lì fu riconosciuto e rapito dal Mossad. Trasferito in Israele, venne processato nel 1961 a Gerusalemme. Il processo Eichmann avrebbe dovuto essere esemplare e spettacolare; a questo fine vennero invitati giornalisti da tutto il mondo. Il settimanale New Yorker inviò l'intellettuale ebrea Hannah Arendt che pubblicò la raccolta dei suoi resoconti con il titolo (italiano) di La banalità del male. Eichmann a Gerusalemme (Feltrinelli, Milano 1964).
    Purtroppo, però, le cose non andarono come il primo ministro israeliano Ben Gurion aveva desiderato. Innanzitutto, l'intera faccenda sollevò diverse perplessità. Oltre alla spettacolarizzazione del processo, voluto dalle autorità israeliane, il rapimento di Eichmann era certamente una violazione del diritto internazionale, oltre che dell'imputato. Ma, soprattutto: era giusto che Eichmann fosse processato dai vincitori e senza aver infranto alcuna legge in vigore in Germania durante il Terzo Reich? Fu, tuttavia, Eichmann stesso a causare per ben due volte smarrimento in tutti quelli che seguivano il processo, giudici compresi.

    IL PROCESSO A EICHMANN
    La prima volta, al suo apparire in aula, semplicemente mostrando il suo aspetto. Tutti si aspettavano un militare fiero, dall'aspetto marziale: quello che gli apparì davanti era, invece il più misero dei travet, che nemmeno il geometra Filini: «Un uomo di mezza età, di statura media, magro, con un'incipiente calvizie, dentatura irregolare e occhi miopi, il quale per tutta la durata del processo se ne starà con lo scarno collo incurvato sul banco» (così la Arendt).
    La seconda volta quando l'imputato «improvvisamente dichiarò con gran foga di aver sempre vissuto secondo i principi dell'etica kantiana, e in particolare conformemente a una definizione kantiana del dovere». Questa dichiarazione di Eichmann scandalizzò molti, ai quali sembrò che il nazista profanasse il pensiero dell'illustre filosofo. Eppure egli era così sicuro di quanto affermava, e la citazione così precisa, che qualcuno tra i presenti fu colto da un dubbio: e se avesse ragione? Se quanto è accaduto in Germania non fosse altro che la logica conseguenza del pensiero di Kant? E, di conseguenza, della riforma luterana (Kant era figlio di un pastore luterano)? Lo scomodo quesito restò nelle pagine della Arendt e fu dimenticato. Eppure è lì, nero su bianco, a tormentarci.
    Kant espose la propria morale ne La critica della ragion pratica (1788). Senza farla troppo lunga, basti dire che Kant risolve la questione morale spiegando che «si deve perché si deve»; che, d'accordo, non è una spiegazione. Significa che bisogna obbedire alle leggi semplicemente perché sono leggi; e all'autorità semplicemente perché è l'autorità: in questo consiste la morale. È il risultato dell'antropologia luterana (l'uomo non è libero, ma sempre etero-diretto) con una spruzzata di empirismo inglese (l'uomo non può conoscere altro che la materia e le leggi morali e religiose sono inconoscibili). Questa fu infatti, la difesa di Eichmann: perché mi processate? Non solo non ho infranto le leggi; non solo ho obbedito alle leggi. Ma, in tutta la Germania, voi non troverete un altro che si sia distinto per zelo kantiano come me. Dunque, perché mi processate? Se ho seguito le leggi non ho fatto nulla di male.

    NON MERITI IL SISTEMA SANITARIO!
    E adesso il gentile lettore chiederà: ma perché questo ci annoia raccontandoci queste cose? Che ci importa, che c'entra con la nostra vita?
    Spiego. Mi guardo intorno, parlo con le persone che incontro, osservo. In alcuni la paura è ancora forte; in molti, invece, è molto diminuita. Eppure il clima resta invivibile. Ci sono ancora persone additate perché portano la mascherina lasciando il naso scoperto o perché mostrano scetticismo sulle misure anti-covid. Sento invocare le punizioni peggiori per chi esercita un minimo di pensiero critico («Non meriti il sistema sanitario!»), alcuni professionisti sono stati puniti per aver espresso un dissenso nei confronti del pensiero mainstream, continua la caccia all'untore con il naso fuori della mascherina, ancora non abbiamo superato«gli sceriffi del poggiolo». E l'argomento di tutti costoro è sempre quello kantiano, eichmanniano: «È la legge. Punto».
    Il buono, il giusto, il sensato, il morale è ridotto al legale: lo dice la legge, serve altro? Giusta o sbagliata che sia, è la legge. Non sono d'accordo, ma la legge...
    Ecco ciò che sconvolse la Arendt durante il processo Eichmann. Il male non è feroce, è peggio: è banale. Da questa constatazione ella trasse il fortunato titolo del suo libro. Eichmann, la personificazione del male, era un uomo banale. Noioso, grigio. «Non era stupido, era semplicemente senza idee». Si esprimeva per frasi fatte, ha letto il suo primo libro in età adulta. Beh, vi dirà la verità: io ne vedo molte, in giro, di persone così. Credono di pensare, di avere un'opinione; in realtà, semplicemente, ripetono ciò che hanno ascoltato in televisione o hanno letto sui social. Pensano di sapere ciò di cui parlano semplicemente perché hanno ascoltato l'esperto di turno intervistato sui media. Non ammettono che il mondo sia complesso perché non lo capiscono; hanno bisogno di schieramenti dicotomici (buoni/cattivi) da favola per bambini; credono che chiunque non pensi né abbia progetti perché loro non lo fanno.
    Sono Eichmann. Tanti piccoli Eichmann. Cittadini modello che pensano ciò che devono pensare, obbediscono, colorano stando nelle righe. Otto Adolf Eichmann è il modello e il simbolo dell'uomo contemporaneo. Chissà come reagirebbe, se lo sapesse.

    Titolo originale: I tanti piccoli Eichmann del pandemicamente corretto
    Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 6 novembre 2020
    Pubblicato su BastaBugie n. 690
    9 min
  • Coronavirus: stiamo perdendo la libertà... anche di pensare
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6340

    CORONAVIRUS: STIAMO PERDENDO LA LIBERTA'... ANCHE DI PENSARE di Aldo Maria Valli
    Un dispotismo statalista, condiviso e terapeutico. Questo il tipo di regime nel quale ci troviamo immersi, come scrivo nel mio ultimo libro, il breve saggio Virus e Leviatano (Liberilibri), da quando siamo alle prese con il coronavirus.
    Perché parlo di dispotismo statalista, condiviso e terapeutico?
    Con la pandemia sono state sospese le abituali procedure costituzionali e abbiamo smesso di essere una Repubblica parlamentare. Lo strumento dei decreti della presidenza del Consiglio ha assunto una centralità e una preminenza assolute.
    È come se tutti (politica e cittadini) a fronte di uno stress test avessimo proclamato che diritti costituzionali di libertà e parlamentarismo sono lussi che ci possiamo permettere quando tutto va bene, ma non di fronte a una grave difficoltà.
    Poiché accanto alla disinvoltura del governo nella sospensione dei diritti di libertà c'è stata la naturalezza dell'opinione pubblica nell'accettare il tutto, un nemico della libertà può averne tratto utili insegnamenti: è stato dimostrato che è molto facile sospendere le garanzie costituzionali e imprimere al sistema una svolta in senso autoritario.
    Se la situazione di emergenza si dilatasse, sino a essere presentata e percepita come la normalità, che cosa succederebbe? Chi può assicurarci che in futuro un pericolo non potrebbe essere creato di proposito? C'è il rischio che lo stato di emergenza sia istituzionalizzato?
    Di certo al nostro sistema democratico liberale è stata inferta una ferita profonda, ma pochi reagiscono.

    TIPO DI DISPOTISMO
    Parlo di dispotismo perché il governo ha assunto una centralità senza precedenti. Ma che tipo di dispotismo è?
    È un dispotismo condiviso, perché opinione pubblica e mass media l'hanno giustificato, assunto e fatto proprio. Così in un certo senso ha ripreso vita il Leviatano di Hobbes, il colosso autoritario che tutto controlla in cambio della sicurezza che gli individui ritengono di non essere in grado di darsi.
    È anche un dispotismo statalista perché tutto è stato demandato all'iniziativa statale: l'iniziativa privata e dei corpi intermedi non è stata nemmeno presa in considerazione. Lo Stato è percepito come istituzione non solo e non tanto gestionale, ma salvifica.
    È poi un dispotismo terapeutico, perché la Salute è divenuta un assoluto, il politico ha preso le sembianze del medico, il cittadino è diventato un paziente e la nazione un ospedale. Di qui un rapporto asimmetrico che favorisce il dispotismo stesso: non più il rapporto tra politico e cittadino, tra rappresentante e rappresentato, ma appunto il rapporto medico-paziente (che mette il paziente nelle condizioni di non discutere).
    Sullo sfondo ecco il dogmatismo scientista, per cui "l'ha detto la scienza!" diviene sinonimo di verità assoluta. Ma non si tiene conto del fatto che la scienza, in realtà, non ha mai risposte certe. La scienza può solo studiare, mettere a confronto, analizzare dati. Quella di ottenere dalla scienza risposte certe è un'illusione.
    Questo dispotismo statalista, condiviso e terapeutico rivela, paradossalmente, tante debolezze. Debolezza della politica, che si è messa nelle mani della tecnoscienza riconoscendosi incapace di affrontare i problemi. Debolezza dell'esecutivo che si è fatto cogliere impreparato ed è diventato autoritario nel tentativo di recuperare. Debolezza dello Stato, che ha risposto con la solita farraginosità e si è lasciato comandare dagli organismi sovranazionali. Debolezza della cosiddetta società civile, del tutto passiva. Debolezza della Chiesa, che si è prontamente allineata al dispotismo e alla narrazione dominante. In generale, debolezza antropologica dell'uomo contemporaneo, che pretende di essere messo al riparo da ogni tipo di contagio ed è spinto a chiedere protezione ignorando di avere in sé le risposte per reagire.

    DISPOTISMO PATERNALISTA
    Aggiungo che è un dispotismo paternalista, perché ripete che lo fa per il nostro bene (si pensi al provvedimento denominato Cura Italia), ma nei fatti si comporta in modo autoritario.
    Decisivo è il ruolo dell'informazione. Questo dispotismo, per sussistere e affermarsi, ha bisogno del sostegno attivo dei mass media, chiamati ad alimentare una narrativa fondata sul terrore. È la paura che giustifica il ricorso al dispotismo, e la paura va nutrita, diffusa. Il collegamento tra dispotismo condiviso e informazione è strettissimo e necessario.
    Grazie alla paura, il cittadino (divenuto paziente) può solo lasciarsi guidare. La nascita, in piena pandemia, di una task force governativa contro le fake news è significativa. In una democrazia liberale sono i cittadini che si fanno un'idea del problema attraverso il libero confronto delle fonti e delle opinioni. In questo caso invece il governo ha preteso di stabilire esso stesso che cosa è verità e che cosa è menzogna, che cosa è vera informazione e che cosa non lo è, quali notizie e interpretazioni sono degne di essere diffuse e quali vanno stoppate.
    Biopolitica e bioinformazione vanno a braccetto sul terreno del dispotismo paternalistico.
    Aldous Huxley nel suo romanzo distopico Il mondo nuovo immaginò che il condizionamento avvenisse di notte, mentre i soggetti dormivano, attraverso la somministrazione di un certo tipo di messaggi. Oggi il condizionamento avviene davanti alla tv all'ora del telegiornale.
    Una narrativa adeguata può spingere un intero popolo a suicidarsi per la paura di morire. È ciò che stiamo vedendo.
    Non conta la reale portata del pericolo, ma la portata percepita. Non conta ciò che è, ma ciò che la gente pensa che sia, sulla base della narrativa che le viene imposta.
    Renaud Girard, su Le Figaro, ha scritto: "I sociologi dovranno analizzare attentamente il ruolo svolto dai media nel far sorgere una psicosi mondiale di fronte a una malattia poco letale". Nella speranza che saremo ancora liberi di condurre queste analisi.

    IL CONTAGIO DEL PANICO
    Un altro contagio si è sviluppato accanto a quello del coronavirus, ed è ben più pericoloso: il contagio del panico.
    Sotto molti aspetti è come se avessimo vissuto una classica rivoluzione di stampo socialista. Abbiamo avuto l'ideale supremo (la Salute), trasformato in un assoluto rispetto al quale tutto è sacrificabile. Abbiamo avuto il terrore come arma. Abbiamo avuto la narrativa adeguata allo scopo. Abbiamo i guardiani della rivoluzione, tutti i cittadini "responsabili", soldati pronti anche alla delazione. Abbiamo avuto l'attacco alla Chiesa. Con la novità che la Chiesa, anziché opporre resistenza, si è adeguata, dimostrandosi persino più realista del re. Prevedibile, visto che la Chiesa non mette più al centro Dio ma l'uomo, non la salvezza dell'anima ma la salute psicofisica.
    La parola Responsabilità è diventata la bandiera dell'esercito combattente per la liberazione dal virus. Chi non si adegua è irresponsabile, è il nemico. I drappi sui balconi ("Andrà tutto bene") assomigliano agli slogan sui muri dell'Avana: "Venceremos, Hasta la victoria siempre.
    Ogni rivoluzione ha le sue parole d'ordine. Nel nostro caso, oltre alla parola Responsabilità, ecco Salute, Sicurezza, Collaborazione. [...]
    Abbiamo vissuto nel conformismo assoluto, che si realizza quando colui che perde la libertà non se ne rende nemmeno conto, perché è auto-asservito. Così il potere non ha nemmeno più bisogno di alzare la voce. Quanto più totale è il suo potere, tanto più muto è il suo comando. Basta un cenno. Noi non pensiamo. Noi siamo ciò che ci vien detto di essere. Siamo indotti ormai a ritenere che abbiamo bisogno solo di ciò che ci viene imposto. Il sospetto di aver perso la libertà non ci sfiora nemmeno, perché il conformismo non è più avvertito come tale ma passa come grande senso di responsabilità.
    Curioso: nel momento stesso in cui la Chiesa ha disertato, ecco che ci vengono imposti modelli di stampo religioso. Abbiamo una Trinità (Scienza, Salute, Sicurezza), abbiamo il peccato (non collaborare, non dimostrarsi responsabili), abbiamo il castigo (essere letteralmente scomunicati, messi fuori dalla comunità in quanto indegni, se non si accetta la narrativa dominante), abbiamo le sacre scritture (i mass media allineati), abbiamo l'impellente richiesta di convertirci (alla tecnoscienza), abbiamo l'identificazione del credere con la salvezza, abbiamo i nuovi bacchettoni che giudicano tutto e tutti e mettono fuori dal consesso civile i pochi non disposti ad allinearsi, visti come miscredenti.

    PERDERE LA RAGIONE E DI CONSEGUENZA LA LIBERTÀ
    La nostra cultura secolarizzata, abbandonata la ratio, è caduta nel fideismo. Per non dire nella superstizione.
    Su tutto, occorre ripeterlo, domina la paura. La paura che fa perdere il senno. Che fa accettare il sacrificio della libertà. Che fa vivere il conformismo assoluto come azione catartica.
    Il Leviatano ci ha soggiogati utilizzando il terrore. Abbiamo dimenticato che l'esercizio del potere in un sistema democratico liberale è soggetto alla legge e che più di una dittatura è salita al potere dopo aver ottenuto il consenso in base a quelle che erano state spacciate come buone intenzioni.
    Il nostro sistema possiede già gli strumenti per contemperare il rispetto della riserva di legge con l'urgenza (il decreto legge ne è un esempio), ma si è seguita un'altra strada.
    La riserva di legge si chiama così perché riserva alla legge primaria, escludendo fonti di tipo secondario, la regolazione di una determinata materia. È una funzione di garanzia: vuole assicurare che in materie particolarmente delicate, come nel caso dei diritti fondamentali del cittadino, le decisioni vengano prese dall'organo più rappresentativo del potere sovrano, ovvero dal Parlamento, come previsto dall'articolo 70 della Costituzione, secondo cui la funzione l
    14 min
  • A scuola il divieto di contatto fisico per il Coronavirus ha conseguenze drammatiche
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6289

    A SCUOLA IL DIVIETO DI CONTATTO FISICO PER IL CORONAVIRUS HA CONSEGUENZE DRAMMATICHE di Roberto Marchesini
    Riparte la scuola con le nuove disposizioni anti covid-19: mascherine, distanza, disinfezione, misurazione a distanza della febbre, niente canti né giochi di gruppo...
    Ok, prendiamola larga. Fra Salimbene de Adam da Parma (1221-1288) fu un cronista dell'ordine dei frati minori; la sua Cronica copre circa 120 anni, dal 1168 al 1287. Da essa possiamo trarre molte informazioni su Federico II di Svevia (1194-1250), lo stupor mundi. Sappiamo, ad esempio, che un bel giorno l'imperatore volle scoprire quale fosse la lingua originariamente parlata dall'uomo, senza che qualcuno gliene insegnasse una: il greco? Il latino? L'aramaico? Il dialetto bergamasco? Così prese dei neonati, li chiuse in un'alta torre e li fece allevare da balie che, pur accudendoli nel migliore dei modi, non potevano parlare, né coccolarli, né cantare canzoni. Quei bambini, seppur nutriti, puliti e accuditi, senza un contatto umano, morirono tutti.

    ESPERIMENTI MODERNI
    Vabbè, obietterà qualcuno, si tratta di una cronica medievale. Saranno racconti di pura fantasia, degni complementi a bestiari e libri agiografici. Bene, parliamo allora del dottor Luther Emmett Holt (1855-1924), eminente pediatra statunitense, fondatore e per due volte presidente dell'American pediatric Society, membro del Rockefeller Institute, eugenetista convinto.
    Preoccupati per il rammollimento delle nuove generazioni di «americani», il dottor Holt prescriveva di non giocare con i bambni, di non coccolarli né tenerli in braccio. Al massimo, una virile stretta di mano, quando era artefice di un lavoro eccezionalmente ben fatto. Nel giro di pochi anni - così si legge - i pediatri notarono un aumento delle morti infantili, nonostante i bambini fossero soddisfatti nei loro bisogni biologici.
    E poi ci sono gli esperimenti del dottor Harry Harlow (1905-1981), psicologo statunitense. Alcune povere scimmiette Rhesus vennero separate prematuramente dalla mamma; vennero messe a loro disposizione due madri finte, diverse per alcuni particolari: la prima era ricoperta da un panno morbido; la seconda aveva un biberon che secerneva latte. Harlow osservò che le scimmiette passavano con la mamma-nutrice il tempo strettamente necessario per suggere il latte; e passavano avvinghiate alla mamma morbida il resto del tempo.

    NESSUNO CONOSCE GLI EFFETTI DELLE DISPOSIZIONI ANTI COVID-19
    È chiaro dove voglio arrivare, no? Non abbiamo alcuna idea degli effetti delle disposizioni anti covid-19 sui bambini che stanno iniziando a frequentare la scuola: nessuno ha finanziato alcuna ricerca e nessuno sembra realmente interessato a verificarlo. Tuttavia, questi pochi, semplici esempi che abbiamo citato non ci tranquillizzano. A quanto pare, ai bambini non basta essere protetti dai virus e non avere la febbre: hanno bisogno del contatto umano, dell'intimità fisica, di relazioni accoglienti e protettive. Tutte cose che, ai nostri bambini, saranno negate.
    Questo ci fa capire quale sia l'idea che il governo ha dei bambini; e anche di noi adulti. Non persone, costituite da relazioni; animali sociali aristotelici. Bensì oggetti biologici, che hanno una vita esclusivamente materiale, da proteggere dalle malattie. Una «nuda vita», come l'ha definita il filosofo Agamben. La stessa antropologia espressa dai fautori della «sostituzione»: «Ma apriamo gli occhi: noi con questa decrescita e denatalità che abbiamo, abbiamo bisogno di immigrazione». Non abbiamo bisogno di fermare gli aborti, di dare agli sposi un minimo di serenità e fiducia nel futuro, magari qualche aiuto alle famiglie. No: abbiamo bisogno di immigrati. Perché un italiano non nato è perfettamente sostituibile da un nigeriano, da un pachistano, da un tunisino: entrambi sono oggetti biologici, no? Entrambi - come ha spiegato Scalfari - «non hanno bisogni secondari», che non siano mere necessità biologiche. È ovvio che, se siamo solo oggetti biologici, la «nuda vita» è tutto ciò che abbiamo. E, infatti, è tutto ciò che avremo. Almeno per un po'.
    Pafrasando Churchill (1874-1965), potevamo scegliere tra la «nuda vita» e la morte: abbiamo scelto la «nuda vita» e, se fra Salimbene ha detto la verità, avremo la morte. Riparte la scuola con le nuove disposizioni anti covid-19: mascherine, distanza, disinfezione, misurazione a distanza della febbre, niente canti né giochi di gruppo...

    Nota di BastaBugie: per leggere gli articoli del nostro dossier sull'educazione parentale (14 articoli), clicca qui!

    Se ti interessa approfondire il tema della scuola, clicca sul link di uno dei seguenti articoli:

    LIBERATE I VOSTRI FIGLI DALLE GRINFIE DELLA AZZOLINA: FATEGLI SCUOLA VOI A CASA!
    Informate il dirigente scolastico che avete intenzione di fare homeschooling (sempre più genitori in Italia scelgono una scuola parentale, non parificata)
    di Silvana De Mari
    http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6284

    ISTRUZIONI PER APRIRE UNA SCUOLA PARENTALE
    Una scuola parentale può nascere quando famiglie amiche si mettono d'accordo per creare un ambiente educativo comunitario per i loro figli (queste ''regole'' valgono anche per chi intende fare homeschooling)
    di Maria Bonaretti
    http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5663

    Titolo originale: Scuola anti-Covid? Senza contatti i bambini muoiono
    Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 12-09-2020
    Pubblicato su BastaBugie n. 683
    7 min
  • Dati gonfiati sui morti di Coronavirus
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6282

    DATI GONFIATI SUI MORTI DA CORONAVIRUS di Paolo Gulisano
    Sono in corso grandi manovre nella Sanità italiana, manovre che dovrebbero portare a radicali trasformazioni dell'assistenza sanitaria, in particolare quella ospedaliera. Per operare una rivoluzione di questo tipo, è necessaria una giustificazione incontrovertibile, e questa si chiama Covid. Per questo l'epidemia non deve finire. Per questo si è arrivati a fare 100.000 tamponi al giorno, un numero impressionante. Un numero che garantisce - avendo una percentuale di positivi dell'1 per cento, di arrivare alla soglia - molto significativa dal punto di vista psicologico - dei mille "contagiati" al giorno enfatizzati a dovere dai media di regime.
    Il Covid - ha detto qualcuno - è l'unica malattia dove sono i medici (o meglio il sistema sanitario) a cercare i malati e non viceversa. I numeri garantiscono il perpetrarsi della paura. Paura di una malattia curabilissima, che fa pochissime vittime. Già, potrebbe dire qualcuno, ma in precedenza le ha fatte: 35.000 morti. La guerra delle cifre vede in posizione dominante chi detiene le leve principali dell'informazione, ma verità scomode sembrano emergere come un fiume carsico.

    IL GRANDE CALDERONE DEL COVID
    Da tempo si discute di quanti siano effettivamente i morti a causa del Covid, rispetto a coloro che sono deceduti con il Covid come concausa, magari in una situazione di pregresse gravi patologie croniche. Stanno ora emergendo altri aspetti problematici, legati anche alle modalità con cui vengono redatti i certificati di morte: casi semplicemente sospetti, non confermati da test sierologici o da tamponi, vengono comunque classificati come Covid (come documentiamo con questa foto di un certificato di morte redatto dall'Asl 4 di Genova). Su che base? Di sintomi "suggestivi" di infezione da Covid.
    Insomma, qualunque polmonite, provocata da altri agenti microbici, finisce nel grande calderone del Covid. Nelle scorse settimane il presidente dell'Istat, l'ente nazionale di statistica, aveva sottolineato che i morti di Covid nel mese di marzo erano di numero inferiore a quello dei deceduti nei due anni precedenti per altre polmoniti. Insomma: il sospetto, più che giustificato, è che si siano voluti gonfiare i dati del Covid "rinforzandoli" con quelli di altre patologie respiratorie, e non solo.
    Ora si sta cercando di aumentare ulteriormente queste cifre: il Ministero della Sanità infatti ha dato l'indicazione di annoverare tra i morti di Covid anche coloro che mesi dopo la malattia, dalla quale erano guariti, sono poi deceduti per altra causa. Insomma: ad una persona viene un infarto, un ictus, ma se a marzo aveva fatto il Covid la causa di morte deve essere considerata questa.

    PRESSIONE PSICOLOGICA SULLA POPOLAZIONE
    Il mantenimento di uno stato altissimo di pressione psicologica sulla popolazione ha diversi obiettivi, tra i quali - dicevamo - quello di cambiare il volto della Sanità pubblica. Da mesi nei nostri ospedali interi reparti sono chiusi, l'attività chirurgica sospesa o ridotta, la diagnostica ridimensionata. Sono indicazioni che vengono dal governo: tenere liberi migliaia di posti letto in vista di potenziali aumentati afflussi di pazienti. In realtà, con la politica del terrore, ciò che accadrà a breve, a cominciare dai primi raffreddori di inizio autunno, sarà un assalto agli ospedali, ai Pronto Soccorso, di persone affette da patologie banalissime ma che avranno il terrore, con un po' di rialzo febbrile o qualche colpo di tosse, di avere il Covid. E dovranno essere comunque visitati, trattenuti in osservazione qualche ora, sottoposti a tampone. Un dispendio enorme di tempo del personale e di risorse economiche. E intanto le attività cliniche e diagnostiche per patologie importanti subiranno rallentamenti e difficoltà con conseguenze gravissime.
    Sicuramente il sovraffollamento - si badi bene, dei Pronto Soccorso, non dei reparti- verrà usato mediaticamente in un circolo vizioso della paura, che utilizzerà le fasce più deboli, più spaventate, più impressionabili della popolazione per far vedere che il virus è ancora in agguato, pronto a diventare seconda, terza, ennesima ondata.
    Gli ospedali si trasformeranno in enormi poliambulatori dedicati a quelli che saranno, nella stragrande maggioranza, dei "codici bianchi" che potrebbero essere trattati dalla rete di Medicina territoriale, dai Medici di Medicina Generale. Avremo ospedali trasformati in "Covid Centers", che metteranno a rischio l'eccellenza raggiunta con fatica e tempo dall'assistenza ospedaliera.
    Uno scenario da incubo, che dovrebbe essere assolutamente evitato.

    Nota di BastaBugie: l'autore del precedente articolo, il dott. Paolo Gulisano, svela tutto quello che non ci hanno detto sul Coronavirus nel seguente video (durata: 1 ora e 46 minuti) dal titolo "Hai paura del Coronavirus?".


    https://www.youtube.com/watch?v=yUpkkwPY_D0

    Titolo originale: Tutti morti di Covid: numeri per tenere in vita la paura
    Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 30-08-2020
    Pubblicato su BastaBugie n. 682
    8 min
  • Manifestazioni in tutta Europa contro la dittatura sanitaria (giornali e tv assenti)
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6272

    MANIFESTAZIONI IN TUTTA EUROPA CONTRO LA DITTATURA SANITARIA (GIORNALI E TV ASSENTI) , MA GIORNALI E TELEVISIONI FANNO FINTA DI NIENTE di Alessandra Nucci
    Se l'ondata di positivi è direttamente proporzionale al numero di test fatti per verificarne la presenza, la protesta di chi si oppone alle restrizioni dei diritti dei cittadini messe in atto per ridurle sta aumentando nonostante gli sforzi per contenere le informazioni al riguardo.
    È dallo scorso aprile che si tengono proteste dal basso contro quella che da molti viene definita la "Dittatura sanitaria" nelle capitali europee, da Varsavia a Dublino, da Berlino a Madrid. Scontati dai mainstream come complottisti quando non terrapiattisti e fascisti, le fila dei contestatori si vanno ingrossando in parallelo e non in contrasto con l'aumento dell'allarme tambureggiato dai mainstream per i numeri dei positivi ai test.
    Sabato si sono tenute manifestazioni in almeno quattro capitali europee, da quelle più piccole e locali di Zurigo e Vienna alla mega manifestazione con addentellati internazionali che si è svolta a Berlino e quella del tutto indipendente e rivolta all'interno del Paese che si è tenuta a Londra.
    Di tenore molto simili per la straordinaria somiglianza fra le misure contro le quali si sono mosse decine e centinaia di migliaia di cittadini nei diversi paesi, le proteste si sono appuntate contro l'obbligo di indossare le mascherine ("il popolo dei no-mask" li ha definiti La Stampa) e il distanziamento sociale obbligatorio, obblighi che per l'appunto sono serviti proprio a motivare interventi delle forze dell'ordine contro trecento manifestanti arrestati, secondo la Reuters, a Berlino.

    UN EVENTO DA PRIMA PAGINA
    La dimensione della manifestazione di Berlino avrebbe dovuto farne un evento da prima pagina, ma i mainstream hanno tenuto la notizia bassa concordando che i partecipanti erano appena 38mila. Il colpo d'occhio sulle masse, che per almeno la terza volta quest'estate affluivano sotto la Porta di Brandeburgo, dava più ragione agli organizzatori che in base anche alle auto che avevano intasato le autostrade tedesche il giorno prima si aspettavano arrivi nell'ordine dei milioni.
    A suffragare questa dimensione preoccupante della protesta c'è stata poi la decisione a notte fonda del Senato di annullare il permesso che avrebbe dovuto durare altre due settimane. In un video poi rimosso dalla sua pagina Facebook, il referente italiano per le proteste parallele previste per Roma in settembre, Max Massimi, aveva comunicato che nonostante che la piazza fosse stata concesso anche grazie a una sentenza del Tribunale, a cui gli organizzatori avevano fatto ricorso dopo l'iniziale diniego delle autorità, la decisione repentina del Senato ha fatto sì che la polizia calasse sulla piazza e smantellasse tutto.
    Che le informazioni su queste manifestazioni siano spezzettate e difficoltose non è un'opinione di organizzatori paranoici ma un fatto facilmente ricavabile dai tanti video rimossi da Facebook e Youtube con una sola riga di spiegazioni standard (di solito per aver violato i termini di servizio del provider o le regole della "community"). Così è stato per il video di presentazione della manifestazione di Berlino girato in inglese dal giornalista e scrittore Oliver Janich e sparito nel giro di poco, e per il discorso del telecronista, scrittore e massimo teorico del complotto globalista in atto, David Icke, pronunciato davanti alla folla straripante di Trafalgar Square.
    Del resto è del 25 agosto il comunicato dell'Organizzazione mondiale della sanità che ha annunciato di voler "immunizzare" la popolazione contro la disinformazione arrivando a controllare le comunicazioni sociali di milioni di privati. "Non stiamo solo combattendo il virus," ha detto il Direttore dell'Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus. "Stiamo anche lottando contro i troll e i complottisti che diffondono la disinformazione e minano l'azione contro i focolai."

    IL DISCORSO PRONUNCIATO DAL NIPOTE DI J.F. KENNEDY
    Così le certezze possono venire solo con il tempo. A disposizione dei lettori è il discorso pronunciato da Robert F. Kennedy Jr, presente alla manifestazione di Berlino sabato e domenica anche per ricordare il famoso discorso pronunciato dallo zio John F. Kennedy, Ich bin ein Berliner. "A quell'epoca Berlino era la linea del fronte contro il totalitarismo. Oggi è di nuovo così: Berlino è il fronte contro il totalitarismo globale," ha detto Kennedy.
    "I governi amano le pandemie - e le amano per le stesse ragioni per cui amano la guerra, perché permettono loro di mettere in atto meccanismi di controllo sulla popolazione che altrimenti non accetteremmo mai. Sono meccanismi che richiedono la nostra sudditanza" tramite la paura... Il parallelo tracciato non è solo con il comunismo del muro ma anche con il nazismo: "A Norimberga chiesero a Hermann Göhring come facevano i nazisti a farsi seguire dalla gente - ha notato RFK Jr - al che egli rispose: 'è molto semplice, è la natura umana. Per farsi seguire dalla gente basta mettergli paura.' "
    Anche il discorso centrale di Londra, quello di David Icke, ha preso di mira le manipolazioni psicologiche di massa, esemplificate dal Tavistock Institute, che "studia come modificare la popolazione a partire dai nostri ragazzini. Il più grosso gioco mentale è che vogliono farci credere che l'autorità ha del potere. L'autorità non ha nessun potere. Il potere delle autorità in tutto il mondo è solo il nostro potere che noi diamo a loro. Lo capì il poeta Shelley nel 1819 quando scrisse "Sollevatevi leoni, scrollatevi di dosso le catene. Voi siete tanti, loro sono in pochi!"
    E in Italia ancora nulla? No: sono previste manifestazioni per tutto settembre a partire da sabato 5, con il Popolo delle mamme e delle nonne, contrarie all'imposizioni di mascherine e distanziamento sociale già decise per i bambini a scuola, che all'estero in molti non esitano a definire torture. A una missiva di queste mamme ha risposto con una lunga lettera di incoraggiamento a difendere la famiglia e i bambini l'arcivescovo Carlo Maria Viganò.

    Nota di BastaBugie: come ricordava l'articolo di Alessandra Nucci, a Berlino uno degli oratori è stato Robert Kennedy, nipote di John Fitzgerald Kennedy. Qui sotto trovate il video (durata: 6 minuti) con il suo mirabile discorso sottotitolato in italiano.
    https://www.youtube.com/watch?v=kFqzeSwAxIw
    8 min
  • L'arcivescovo di Sidney critica il vaccino contro il coronavirus
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6274

    L'ARCIVESCOVO DI SYDNEY CRITICA IL VACCINO CONTRO IL CORONAVIRUS
    Il vaccino in fase di sviluppo all'Università di Oxford fa uso di una linea cellulare coltivata da un bambino abortito e quindi è eticamente inaccettabile
    da Sito del Timone
    Anthony Fisher, arcivescovo di Sydney, ha utilizzato i social media per criticare il vaccino in fase di sviluppo all'Università di Oxford, dicendo che «fa uso di una linea cellulare coltivata da un feto umano abortito elettivamente». Il vaccino, considerato tra i primi nella corsa globale per combattere il COVID-19, è stato sviluppato da una linea cellulare renale (HEK-293) prelevata da un feto abortito, una pratica comune nella ricerca medica. La scorsa settimana il governo australiano ha firmato un accordo con la società farmaceutica britannica AstraZeneca per garantire 25 milioni di dosi del potenziale vaccino COVID-19 se questo supererà i test.
    «Che questo vaccino abbia successo o meno, è importante che il governo non crei un dilemma etico per le persone», ha scritto su Facebook l'arcivescovo Fisher. Poi ha aggiunto di aver scritto al primo ministro, Scott Morrison, esortandolo a perseguire vaccini alternativi che «non utilizzino cellule fetali nel loro sviluppo». Morrison ha precedentemente affermato che il governo non stava limitando la sua ricerca di un vaccino solo all'Università di Oxford.
    Il vice direttore della sanità, Nick Coatsworth, ha rassicurato riguardo eventuali preoccupazioni morali. «Penso che possiamo avere piena fiducia che il modo in cui hanno prodotto il vaccino sia stato con i più alti standard etici a livello internazionale», ha affermato. Il tesoriere federale Jim Chalmers ha detto che le persone «stanno scaldando gli animi senza motivo», poiché il vaccino era ancora in fase di prova. «La mia opinione personale è che se e quando un vaccino è disponibile e viene immesso nel mercato, allora quante più persone possibile dovrebbero essere vaccinate», ha detto all'ABC. «Lo dico da cattolico che questo è il miglior risultato per l'Australia perché il vaccino è davvero ciò che ci porterà in salvo».
    Il premio Nobel e immunologo professor Peter Doherty ha detto che a suo avviso, il processo è stato etico. «È una linea cellulare consolidata utilizzata in molte applicazioni», ha detto. «Se l'Arcivescovo lo trova discutibile, è suo perfetto diritto dirlo ed è nostro diritto perfetto non prenderlo assolutamente in considerazione», ha detto. Il professor Colin Pouton, del Monash Institute of Pharmaceutical Sciences, ha affermato che la cellula HEK-293 è stata regolarmente utilizzata nella ricerca medica «per creare prodotti vettoriali virali» perché ci sono vantaggi nell'utilizzo di cellule di mammifero, aggiungendo che questa linea cellulare è stata sviluppata decenni fa ed è stata ampiamente utilizzata in tutto il mondo. «Non è che la gente stia usando una nuova linea cellulare. È già lì, quindi per molti aspetti la questione etica è cosa passata».
    Altri vaccini in Australia utilizzano le «linee cellulari diploidi umane» di WI-38 e MRC-5, che sono originariamente derivate da tessuto fetale umano. Questi includono i vaccini contro la rosolia, l'epatite A e la rabbia, tra gli altri.
    Questa è la prassi ed è giusto che tutti sappiano che i feti umani vengono sacrificati. Il «dilemma etico», come rilevato dall'arcivescovo di Sidney, è evidente. [...]

    Nota di BastaBugie: per quanto riguarda in generale l'argomento dei vaccini si possono leggere gli articoli che abbiamo pubblicato in questi anni al seguente link:
    http://www.bastabugie.it/it/contenuti.php?pagina=utility&nome=_vaccini
    Invece per quanto riguarda lo specifico tema dei vaccini prodotti attraverso feti abortiti, l'autore del precedente articolo, Paolo Gulisano, in un articolo dal titolo "Vaccini prodotti attraverso feti abortiti" ricorda la posizione della Pontificia Accademia per la Vita che nel 2005 si pronunciò sui vaccini ricavati da cellule fetali con un documento con il quale concludeva che è eticamente inammissibile utilizzare tali vaccini.
    Ecco un estratto significativo dell'articolo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 5 marzo 2019:
    Se ne discute da molto tempo, ma molti continuano a non sapere: è la questione dei vaccini prodotti attraverso feti abortiti. Una questione che potrebbe e dovrebbe interrogare le coscienze dei cattolici, e non solo loro. Una realtà a volte negata, ora semplicemente minimizzata. In fondo - dice qualcuno - per ottenere le linee cellulari necessarie per produrre vaccini come quello contro Morbillo, Parotite, Rosolia e Varicella o contro l'Epatite A sono stati sufficienti due feti abortiti, due feti sani, ovviamente, e quindi esito di interruzioni volontarie di gravidanza.
    Due bambini mai nati. Una femmina svedese abortita nel 1962 e un maschietto inglese nel 1966. Dai loro polmoni sono stati estratti fibroblasti (cellule del tessuto connettivo) che hanno composto le linee cellulari WI-38 e MRC-5, tuttora utilizzate. Sono i terreni di coltura che rendono i virus adatti a essere inseriti nei vaccini. Solo due, dicono i giustificazionisti, anche se a detta degli stessi ricercatori dedicati ai vaccini sono servite decine di altre piccole vittime per arrivare a queste due linee cellulari, vite umane sacrificate in nome di un imperativo tecnologico, giustificato dal fatto che questi vaccini possano salvare altre vite. Ma il fine non giustifica mai i mezzi.
    La gran parte delle persone ignora questa realtà, tra cui i genitori che portano i bambini a vaccinare, e anche molti operatori. La ignora anche il mondo cattolico, che tace.
    Eppure, non trattandosi di evidenze recenti, ma ormai consolidate, la Chiesa ebbe modo già anni fa di pronunciarsi autorevolmente. La Pontificia Accademia per la vita, istituita da san Giovanni Paolo II nel 1994, si pronunciò sui vaccini ricavati da cellule fetali con un documento del 2005. Il documento illustrava correttamente e in modo documentato come fossero state prodotte quelle linee cellulari, stigmatizzandone l'uso. Il documento dell'Accademia per la Vita parlava "di vera e illecita cooperazione al male", e invitava i cittadini ad opporsi con l'obiezione di coscienza, e a fare pressioni sulle aziende perché progettassero linee cellulari alternative e chiedendo "un controllo legale rigoroso".
    9 min
  • La falsa alternativa: morire di coronavirus o di fame
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6276

    LA FALSA ALTERNATIVA: MORIRE DI CORONAVIRUS O DI FAME? di Roberto de Mattei
    Il 2020 sarà ricordato come l'anno di una storica svolta nella vita quotidiana del mondo. E mentre appare sempre più probabile che il coronavirus sia stato prodotto dall'ingegneria genetica della Cina comunista (il libro di Joseph Tritto, Cina Covid-19. La Chimera che ha cambiato il Mondo, Cantagalli, Siena 2020, è più che convincente a questo proposito), sembra altrettanto chiara l'esistenza di una "ingegneria sociale" su larga scala, per pilotare l'opinione pubblica in una situazione forse inaspettata dalle stesse forze rivoluzionarie che pretendono di guidare i destini del mondo.
    Uno dei più efficaci risultati di questa ingegneria sociale è l'artificiale spaccatura che è stata creata dai mass-media tra chi vive nel terrore di essere contagiato e chi, paventando le conseguenze economiche della pandemia, minimizza la realtà del contagio. I primi si definiscono "prudenti" e chiamano gli altri "negazionisti". I secondi accusano i "prudenti" di volersi sottomettere a una "dittatura sanitaria", sulla società. Per gli uni la priorità è la salute, perché per essi il bene più grande è la vita fisica, e tutto deve essere fatto per evitare di morire; per gli altri la priorità è l'economia, perché il bene supremo è il benessere materiale e tutto deve essere fatto per vivere comodamente. Ciò che accomuna i due partiti è un orizzonte culturale da cui è stato ormai definitivamente espunto lo spirito di sacrificio e la dimensione soprannaturale. La formula "morire di coronavirus o di fame?" riassume la falsa alternativa, presentata come un dilemma angosciante.

    L'ORIZZONTE MATERIALISTICO
    La società moderna ha alimentato negli ultimi decenni un ossessivo culto del corpo, che ha fatto dimenticare che il corpo trae la sua vita dall'anima, che ha un destino eterno. D'altra parte quando si afferma che i problemi su cui il dibattito politico si deve confrontare sono solo quelli dell'occupazione e del lavoro, si rimane nel medesimo orizzonte materialistico, dimenticando che non tutto ciò che accade può essere spiegato in termini di economia.
    Oggi se c'è un tema primario che riguarda la vita dell'individuo, è quello dell'aborto. Ogni anno sono centinaia di migliaia in Italia, milioni nel mondo, le vittime di una strage sistematica che si moltiplica in Occidente dagli anni Settanta del Novecento. L'aborto e la contraccezione sono la principale causa del crollo demografico e questo è sua volta all'origine della crisi economica che soffre la nostra società. Su tutto questo si tace, perché non si vuole ammettere che il vero problema è la perdita dei princìpi su cui l'Occidente ha costruito la sua storia. Il silenzio più drammatico è quello dei Pastori della Chiesa che, durante la cosiddetta "emergenza sanitaria", hanno accettato di rinunciare ad amministrare i sacramenti, che sono la vera fonte di vita delle anime e dei corpi. [...]

    LA TRAGEDIA CHE CI ATTENDE
    Nell' "era del Covid", qualcosa sta profondamente cambiando nei costumi e nella vita di ognuno di noi, ma pochi si sforzano di decifrare, dietro ciò che accade, i misteriosi disegni della Divina Provvidenza, che è la mano di Dio che opera nel tempo ciò che la sua Mente Divina ha pensato e voluto dall'eternità. Dio infatti, con la sua Provvidenza, protegge e governa tutto ciò che ha creato, perché la sua Sapienza «si estende da un confine all'altro con forza, governa con bontà ogni cosa» (Sap 8, 1).
    Il coronavirus è un morbo per ora clemente, ben diverso dai flagelli che hanno falcidiato l'Impero romano nei primi secoli dopo Cristo o la cristianità medioevale nel XIV secolo. Ma proprio questo rivela la Sapienza divina, che mostra all'uomo del XXI secolo, debole e arrogante, vigliacco e superbo, quanto poco basti per umiliarlo e per confonderlo. Non c'è bisogno della peste nera né della guerra nucleare. Basta una mite epidemia per infrangere le certezze, suscitare mille paure, demolire progetti planetari, creare una situazione di confusione psicologica e mentale, che è il peggior castigo meritato dai popoli che voltano le spalle a Dio e dai Pastori che abbandonano le loro pecore. Ma questo non è ancora l'ultimo atto della tragedia che ci attende...

    Titolo originale: Una mite epidemia dietro cui si intravede la mano divina
    Fonte: Corrispondenza Romana, 2 Settembre 2020
    Pubblicato su BastaBugie n. 681
    6 min
  • In moschea senza distanze e mascherine, mentre in chiesa...
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6245

    IN MOSCHEA SENZA DISTANZE E MASCHERINE, MENTRE IN CHIESA...
    di Riccardo Cascioli
    Milano, venerdì 14 agosto, ore 13.30. Dalla stazione degli autobus di Lampugnano si sente distintamente la preghiera islamica diffusa dagli altoparlanti. Fedeli ritardatari, da soli o a gruppetti di due o tre, attraversano velocemente la stazione per raggiungere il luogo della preghiera. Sono molti. Incuriosito, sbrigate le mie faccende personali, seguo anch'io il passaggio. Neanche cento metri ed ecco l'ingresso dell'area del PalaSharp, il palazzetto dello sport che negli anni '80 e '90 del XX secolo è stato il più importante centro di eventi sportivi, musicali e culturali del capoluogo lombardo. La tensostruttura è abbandonata dal 2011, ma a fianco è stato piazzato un tendone che da dieci anni ospita la comunità islamica più grande di Milano per la preghiera del venerdì.
    Arrivano sempre in diverse centinaia e le presenze non sembrano subire contraccolpi a causa delle festività estive. Mi avvicino alla cancellata d'ingresso, che nasconde parzialmente la struttura; la voce dell'imam che guida la preghiera, in arabo, arriva forte in tutta l'area. All'esterno, su un tavolo, qualche bottiglia di liquido igienizzante per le mani; sulla porta del cancello un avviso stampato che ricorda le precauzioni anti-Covid, valido per tutte le moschee, con la rassicurazione che «il numero dei fedeli non supererà la capienza del luogo».
    E infatti il tendone-moschea era pieno, almeno 5-600 persone a giudicare dal flusso alla fine della preghiera: tutti i presenti vicini l'uno all'altro (come si vede dal video quando gli uomini in preghiera si alzano), pochissime le mascherine. E pensare che il protocollo firmato lo scorso 15 maggio dal governo e da tutte le associazioni islamiche in Italia, era chiaro: «Come per le chiese, sono obbligatorie le mascherine ed è necessario mantenere le distanze, mentre il tappeto per preghiera deve essere personale. Inoltre bisogna individuare una persona che dovrà gestire il flusso delle persone».
    Non una di queste condizioni è rispettata nel tendone-moschea di Lampugnano: nessuno a gestire il flusso delle persone, nessuna distanza tra una persona e l'altra, nessun tappeto personale, nessuna mascherina.

    MUSULMANI DISOBBEDIENTI E NESSUNO CONTROLLA?
    Molto peggio: a garantire la trasgressione del protocollo sono la Protezione Civile e il Comune di Milano, qui presenti con un camion all'interno dell'area (un'altra auto arriva verso la fine della preghiera) e due uomini con la divisa della Protezione civile: «Siamo qui con un generatore per garantire l'energia elettrica durante la preghiera», mi spiega il più giovane. E infatti, alle 14.15, quando la preghiera finisce e le centinaia di musulmani escono dall'area del Palasharp e si riversano nella vicina stazione della metropolitana, gli uomini della Protezione Civile rimettono tutto a posto.
    Chissà come mai costoro non rilevano alcuna irregolarità, quando tutti gli altri cittadini da mesi sono sottoposti a propaganda martellante e a un controllo poliziesco anche grazie ai vertici della stessa Protezione civile. Per non parlare delle chiese: ormai ci si è abituati ad andare a messa come si entrasse nel reparto malattie infettive di un ospedale.
    E tanto per dare ancor più il senso della farsa, proprio il 14 agosto il ministero dell'Interno si è degnato di rispondere ai quesiti che la Conferenza Episcopale Italiana (CEI) aveva inviato lo scorso 29 giugno a proposito delle messe. E udite, udite: dopo ben 46 giorni di riflessioni il governo ha concesso: «la reintroduzione dei cori e dei cantori» (mantenendo ovviamente le distanze, 1 metro di lato e due di fronte e dietro), e la possibilità che moglie, marito e figli possano sedersi vicini in chiesa senza rispettare le distanze. Che conquiste!
    È una vera e propria presa in giro, a cui purtroppo si presta anche la CEI, che mendica dallo Stato ciò che è in suo potere decidere e che fa rispettare delle norme totalmente irragionevoli, come più volte abbiamo dimostrato. E il tutto mentre invece nelle moschee è lo stesso Stato italiano a garantire la trasgressione.

    LE AUTORITÀ CIVILI NON HANNO ALCUNA CREDIBILITÀ
    Accade perché le comunità islamiche sono al di sopra delle leggi italiane (vedi anche la macellazione rituale degli animali, tanto per fare un esempio) o anche perché tutto questo rischio del Covid non è così reale come si vorrebbe far credere? In effetti, fossero veri certi allarmi, la comunità islamica, che usa assembrarsi, dovrebbe già essere stata decimata dal virus, cosa che però non risulta. Invece da oggi si impongono nuove restrizioni anche in tutte le piazze italiane, oltre che dentro e fuori i locali da ballo, mentre in moschea ci si può assembrare senza problema.
    E al proposito sarebbe interessante sapere cosa ha da dire il sindaco di Milano Giuseppe Sala, che non perde occasione per lanciare anatemi contro chi prova a recuperare un minimo di vita normale. Lo scorso 5 aprile si schierò decisamente contro la possibilità di aprire le chiese per la celebrazione della Pasqua: «Io non sono d'accordo perché penso che in questi momenti la propria fede possa e debba essere anche un fatto personale e privato», disse allora. Ma evidentemente vale solo per i cattolici, per gli islamici invece la preghiera deve essere un momento comunitario e pubblico. E ancora Sala lo ricordiamo l'8 maggio inveire minacciare la chiusura dei Navigli, causa aperitivi, e poi il 30 maggio denunciare i gilet arancioni che avevano manifestato in centro a Milano (peraltro autorizzati). Invece ai musulmani garantisce addirittura l'invio di un camion con il generatore elettrico perché possano trasgredire meglio le sue stesse indicazioni.
    È il trionfo dell'ipocrisia, la dimostrazione che le autorità civili non hanno alcuna credibilità e agiscono per interessi particolari e spesso inconfessabili. Si sveglino anche i nostri pastori e guardino cosa accade nella realtà, invece di continuare questo patetico gioco a domande e risposte con il governo. Con la scusa del Covid soffocano la Chiesa e promuovono la crescita dell'islam. Volete esserne complici?
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