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  • Coronavirus: nella confusione sanitaria, politica, economica e religiosa, i cristiani come possono orientarsi?
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6159

    CORONAVIRUS: NELLA CONFUSIONE SANITARIA, POLITICA, ECONOMICA E RELIGIOSA, I CRISTIANI COME POSSONO ORIENTARSI? di Roberto de Mattei
    La confusione sanitaria, politica, economica e soprattutto religiosa si è certamente aggravata negli ultimi tre mesi. Come orientarsi nei tempi di confusione qual è l'epoca del coronavirus?
    Il segreto è dare le giuste priorità, che significa anche dare ad ogni cosa il suo giusto posto, ovvero recuperare una retta nozione dell'ordine delle cose.
    L'ordine non è mai orizzontale, ma è sempre verticale e gerarchico. Nell'ordine c'è un alto e un basso, un più e un meno e questo avviene anche in tutti i problemi della vita, individuale e sociale.
    Dare la giusta priorità per chi si fregia del nome di cristiano significa dare a Dio il primato in ogni cosa: cercare sempre e innanzitutto il Regno di Dio e la Sua giustizia. Di fronte a questo o a quel problema, in questa o in quella situazione, occorre sempre chiedersi, non quali sono i nostri interessi, ciò che ci conviene, ma quali sono gli interessi di Dio, ciò a cui Dio ha diritto.
    Bisogna cercare i diritti di Dio e ricordarsi che, di fronte a Dio, non abbiamo diritti ma solo doveri. E se esistono diritti di fronte agli uomini, è perché questi diritti si fondano su di una legge divina che Dio ha inciso nella natura di ogni uomo e che perciò la nostra mente e il nostro cuore è capace di riconoscere e di amare. Ad esempio il nostro diritto alla vita si fonda sul precetto della legge naturale che proibisce di uccidere l'innocente. Una proibizione assoluta, sancita dal quinto comandamento che vale sia per gli individui che per lo Stato. Abbiamo un diritto a conservare la purezza fondato a sua volta sulla proibizione di commettere atti impuri, anche con i desideri, stabilita da due comandamenti divini, il sesto e il nono. Non abbiamo invece il diritto a trasgredire i comandamenti che proibiscono gli atti e i desideri impuri.
    Allo stesso modo non abbiamo il diritto assoluto ad essere immuni da restrizioni fisiche, a meno che queste restrizioni non impediscano od ostacolino la pratica dei nostri doveri. La libertà di pensiero, di parola e di movimento, rivendicata da tanti eretici nel corso della storia, è stata condannata dalla Chiesa proprio perché pretendeva di fondarsi sull'autodeterminazione dell'uomo invece che sulla legge divina e naturale. La legge divina e naturale esige che l'uomo sia libero di osservare i precetti di Dio e della Chiesa, cominciando col rendere a Dio il culto che gli è dovuto, ma non concede questa libertà al di fuori dell'ordine stabilito da Dio.
    Tutto il processo di globalizzazione di cui l'UE è parte importante, è stato costruito sul principio del diritto assoluto dell'uomo alla libertà di circolazione e di azione, condannato da Gregorio XVI nella Mirari vos e da Pio IX nel Sillabo. Lo stato totalitario non è tale perché nega la libertà ma perché, come il comunismo e il nazionalsocialismo, calpesta la Verità, che è solamente quella custodita dalla Chiesa cattolica ed è racchiusa nella legge naturale.
    Ogni critica agli Stati moderni e alle lobbies rivoluzionarie che oggi dominano la società ha senso e valore solo se parte da questo principio: Dio, e non l'uomo, prima di ogni cosa.
    5 min
  • Il coronavirus è una rivoluzione, cioè un attacco alla libertà
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6150

    IL CORONAVIRUS E' UNA RIVOLUZIONE, CIOE' UN ATTACCO ALLA LIBERTA' di Aldo Maria Valli
    Non so se e quanto ce ne siamo resi conto, ma noi, con questa vicenda del coronavirus, siamo nel bel mezzo di una rivoluzione. Della rivoluzione abbiamo infatti tutti gli ingredienti, nessuno escluso. Prima di tutto abbiamo l'ideale supremo, trasformato in un assoluto rispetto al quale tutto il resto è sacrificabile: la Salute. E che cos'è che ogni rivoluzione chiede di sacrificare in nome di un ideale supremo? La libertà, ovviamente. E che cos'è che ogni rivoluzione utilizza per imporsi e fare piazza pulita dei dissenzienti? Il terrore, ovviamente. Vedete che non ci manca nulla. L'ideale supremo l'abbiamo, il valore da sacrificare l'abbiamo, lo strumento l'abbiamo. Quello che cambia è il quadro storico, ma nella sostanza gli ingredienti sono classici. Andiamo avanti.
    Ogni rivoluzione ha bisogno di una narrativa, il cui scopo principale è quello di esaltare il valore supremo, legittimare la rinuncia alla libertà, denigrare i nemici e alimentare il terrore. Proprio ciò che sta facendo la narrativa dominante in questo momento, grazie all'opera instancabile della maggior parte dei mass media.
    Nel nostro caso, insieme alle libertà e ai diritti, l'altra grande vittima di questa rivoluzione è lo Stato. In realtà lo Stato già da molto tempo era un morto che camminava, ma a questo punto la sua liquidazione è completa. Se ancora formalmente esiste, è solo perché possa essere l'esecutore locale di decisioni prese altrove.
    E qui veniamo a un altro ingrediente fondamentale: i rivoluzionari. Che nel nostro caso sono i grandi organismi internazionali e sovranazionali. Primo fra tutti l'Oms, quell'Organizzazione mondiale della sanità che assomiglia sempre di più a un governo mondiale, con il suo organo decisionale (l'Assemblea mondiale della sanità) e con le sue direttive in grado di incidere ovunque, saltando ogni potere decisionale intermedio, proprio grazie al suo marchio di fabbrica, ovvero la Salute, diventato il grande totem globale, appunto l'idolo supremo.

    L'IDOLO RICHIEDE SACRIFICI
    Proseguiamo. In ogni rivoluzione l'idolo non è veramente tale se non richiede sacrifici. E il sacrificio che ora è chiesto a tutti non è solo quello di rinunciare a porzioni crescenti di libertà e diritti, ma anche quello di diventare più poveri, di perdere il lavoro o di avere un lavoro più precario. Se lo richiede il grande totem, non si discute. E anche sotto questo profilo siamo nel classico quadro rivoluzionario. Tutte le rivoluzioni (pensiamo alla Cina maoista, alla Russia sovietica), nell'attesa della palingenesi rivoluzionaria, garantiscono una sola cosa: crescente povertà, tanto che possiamo ben dire che la povertà è un sigillo della rivoluzione. E lo è in particolare l'impoverimento della classe media: se il ceto medio si impoverisce, potete star certi che una rivoluzione è in corso.
    Come in tutte le rivoluzioni, anche in questa che stiamo vivendo ci sono poi i guardiani, chiamati a controllare, e direi che nel nostro caso i guardiani proprio non mancano.
    La rivoluzione, per meglio esercitare il controllo e la repressione del dissenso, ha bisogno di introdurre segni di riconoscimento, e nel nostro caso tale segno è la famigerata mascherina. Chi la indossa è accettato e può far parte del sistema, chi non la indossa, o la indossa di meno, è il controrivoluzionario, il reazionario, dunque il nemico.
    In questi primi giorni di post-quarantena ho notato che molte persone indossano la mascherina anche quando sono sole, ben a distanza le une dalle altre, in luoghi aperti. La indossano persino quando sono da sole in automobile. Significa che la mascherina è diventata il contrassegno del conformismo rivoluzionario. Viene indossata non tanto e non solo per la sua funzione (che resta comunque dubbia), ma in quanto simbolo di appartenenza. Come la giacca di Sun Yat-sen ai tempi del maoismo.
    Come in tutte le rivoluzioni, oltre ai guardiani non possono mancare i delatori, e infatti ne abbiamo. Ne sanno qualcosa i parroci che si sono visti piombare in chiesa le forze dell'ordine perché qualcuno aveva segnalato che era in corso una Messa alla presenza dei fedeli.
    Conformismo e delazione sono in funzione della coesione rivoluzionaria fondata sul terrore. E ogni vero rivoluzionario sa di essere, in fondo, nient'altro che un organizzatore del terrore, come spiegò chiaramente Feliks Ėdmundovič Dzeržinskij, primo direttore della Čeka, la polizia segreta sovietica, quando disse: "Noi siamo per il terrore organizzato".
    Prima ho parlato dei sacrifici richiesti dal totem globale della Salute, ma non bisogna pensare che il rivoluzionario li viva in quanto tali. No, il rivoluzionario li considera omaggi, ed è pronto a tutto, anche a lasciarsi tracciare, anche a non essere più libero, pur di vedere garantito ed esaltato il valore, in questo caso la Salute, che la rivoluzione ha deciso di mettere in cima a tutto e che l'ideologia trasforma in un assoluto.

    LA PROPAGANDA
    Inutile dire poi che la rivoluzione ha bisogno dei suoi cronisti e dei suoi cantori, e noi li abbiamo. Plotoni di giornalisti e intellettuali sono impegnati da settimane a dipingere il quadro del terrore, a rafforzare la narrativa voluta dalla rivoluzione e a presentare i dissenzienti come pericolosi nemici, i quali, come tali, possono solo meritare disprezzo e vanno esclusi dal consesso sociale.
    Tutte le vere rivoluzioni poi mettono nel loro mirino la Chiesa e la sua libertà, e l'attuale rivoluzione, come ben sappiamo, è stata particolarmente solerte sotto questo profilo. La novità sta nel fatto che la Chiesa stessa, tranne rare eccezioni, ha collaborato con i rivoluzionari ed anzi ha dimostrato di voler essere più realista del re. Ma potevamo aspettarcelo: poiché da tempo ha sostituito Dio con l'uomo, e la legge divina con la volontà umana, era fatale che la Chiesa si piegasse ai rivoluzionari di turno, magari con la speranza di poterne ottenere qualche beneficio.
    E qui, a proposito di quelli che invece di difendere la libertà si mettono con i rivoluzionari, non possiamo dimenticare la categoria degli utili idioti, altro elemento caratteristico di ogni vera rivoluzione.
    Lo dico a beneficio dei più giovani: utile idiota (espressione attribuita a Lenin) era chi in Occidente anziché denunciare le atrocità del socialismo reale e mettere in guardia dall'abbracciare l'orso sovietico, lavorava incessantemente perché le nostre democrazie prendessero esempio dalla rivoluzione e si convertissero. E oggi noi vediamo che gli utili idioti pullulano. Avrebbero tutte le carte in regola per smascherare (è il caso di dirlo) la rivoluzione in corso, e invece, obnubilati dall'ideologia, fanno a gara per rafforzare il clima di terrore e gridare "al lupo, al lupo!".
    Mi fermo qui. Ma non prima di avervi proposto un piccolo quiz. Come si chiamava l'organo di governo messo in piedi dai rivoluzionari francesi il 17 germinale dell'anno I (ovvero il 6 aprile 1793)? Bravi, avete indovinato: Comitato di salute pubblica. E ricordate anche i suoi poteri? Eh, sì: doveva sorvegliare ed era autorizzato a prendere decisioni mediante decreti, in circostanze ritenute di particolare urgenza e necessità. Vi ricorda qualcosa? Nihil sub sole novum [Niente di nuovo sotto il sole]!
    Poiché la rivoluzione divora sempre i suoi figli, potremmo anche finire con una nota di speranza e dire che, in fondo, si tratta solo di aspettare che i Robespierre di turno finiscano ghigliottinati. Ma, nel nostro caso, non è così semplice. I nostri Robespierre si sono fatti furbi e lavorano nell'ombra. E questa volta non hanno messo nel loro mirino solo una nazione e un popolo, ma il mondo intero.
    9 min
  • Le maschere cadute grazie al coronavirus
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6141

    LE MASCHERE CADUTE GRAZIE AL CORONAVIRUS di Aldo Maria Valli
    La pandemia da coronavirus ci ha portato sofferenza e disagi, ma ha contribuito a fare cadere alcune maschere.
    1) UN GOVERNO INCAPACE E INCONCLUDENTE
    Una maschera caduta è quella dell'azione di governo come siamo ormai abituati a vederla all'opera da parecchi anni: la politica delle dichiarazioni superficiali, del litigio continuo e senza costrutto, della campagna elettorale permanente, del teatrino buono per i talk show televisivi ma del tutto fatuo e inconcludente.
    Di fronte a una situazione di allarme, per le singole persone e la collettività, l'apparato di governo si è mostrato per ciò che è veramente: un teatrino, appunto, un fondale di cartapesta davanti al quale le scialbe figure degli attori recitano la commedia della lotta per il potere ignorando totalmente le autentiche funzioni di governo, cioè di gestione della cosa pubblica.
    Che cosa deve fare un governo se non operare per garantire la sicurezza dei cittadini? E che cosa deve fare per garantire la sicurezza se non conoscere la realtà, programmare per dare al paese solide basi e tenersi pronto a fronteggiare le crisi?
    In questo caso invece abbiamo assistito al dramma di un governo sprovveduto, che di fronte alla situazione di crisi non ha potuto fare altro che annaspare come il naufrago in mezzo al mare. Nessuno, a quanto risulta, aveva preparato alcunché per fronteggiare il rischio imminente, eppure le avvisaglie c'erano state. E i cosiddetti servizi di intelligence? E le cosiddette strategie per l'emergenza? Le unità di crisi? Nulla di nulla. Un medico, il professor Pasquale Bacco, che ha condotto uno studio sulla diffusione del coronavirus in Italia, ha riferito di aver avvisato le autorità già nel mese di ottobre 2019, ma le sue segnalazioni non furono tenute in considerazione.
    La "strategia" adottata è stata il lock down, il bloccare tutto, il rintanarsi. La più semplice e immediata. Come l'uomo primitivo che correva a rifugiarsi nella caverna per sfuggire all'animale feroce. La qualità di un governo si vede nei momenti di difficoltà, e ciò che noi abbiamo visto è l'inesistenza di un governo nel senso pieno della parola. Infatti, si è messo nelle mani di un comitato tecnico-scientifico. Cioè è venuto meno al suo compito e ha delegato la responsabilità di governo, e dunque decisionale, a un organismo non politico.

    2) I LIMITI DELLA SCIENZA
    Un'altra maschera caduta è proprio quella della scienza come panacea, come grande risolutrice di ogni problema. È caduta la maschera della scienza come risposta certa, come Verità assoluta e incontrovertibile. Fanno pensare le parole di un politico italiano che dalle colonne di un grande quotidiano ha accusato gli scienziati di saper fornire alla questione del coronavirus solo ipotesi e nessuna soluzione. "Dovete darci risposte certe!" ha strillato il politico, mettendo così in risalto la sua profonda ignoranza circa la natura della scienza.
    Con onestà, gli scienziati seri ammettono che di fronte a un problema nuovo loro possono solo mettersi a studiare, confrontando i dati e verificando ipotesi. Le risposte, se mai arriveranno, saranno il frutto di questo lungo e paziente lavoro. La scienza sa soprattutto di non sapere e per dare risposte, comunque relative, ha bisogno di verifiche. La scienza non ha la bacchetta magica.

    3) IL DOGMATISMO DEL PENSIERO UNICO
    Un'altra maschera caduta è quella dei falsi amici della libertà, i quali, di fronte a una situazione complicata e pericolosa come l'attuale, non sanno fare altro che mettere la museruola a chi non la pensa come loro, a chi non si lascia convincere dalle spiegazioni date per certe, a chi non si adegua al pensiero dominante. Questi nemici della libertà li stiamo vedendo all'opera. Organizzano strutture contro quelle che loro proclamano essere fake news e pretendono di stabilire dall'alto che cosa è vero e che cosa è falso, mortificando sul nascere ogni forma di confronto e bollando come provocatore chi non si accontenta della narrativa che va per la maggiore. Prima della situazione di pericolo questi signori si riempivano la bocca con inni demagogici alla democrazia e alla libertà, ma ora, di fronte a una situazione oggettivamente difficile, si rivelano per ciò che sono: censori e inquisitori da strapazzo (dico da strapazzo perché gli inquisitori veri, per lo meno, avevano studiato).
    A proposito di informazione, una maschera caduta è quella del giornalismo che dice di essere dalla parte del cittadino, ma in realtà fa del terrorismo psicologico. Parla di servizio ma, cedendo al sensazionalismo, spaventa il pubblico. È quel giornalismo che si compiace della situazione di allarme e la alimenta, anche perché ne trae beneficio in termini di ascolti e copie vendute. Invece di aiutare le persone a condurre un'analisi razionale della situazione, punta tutto sull'emotività.

    4) LA DISTRUZIONE DELLA CLASSE DIRIGENTE
    Un'altra maschera caduta è quella della cosiddetta classe dirigente, che in Italia non c'è più o è ridotta al lumicino. Non ci sono persone in grado non solo di organizzare, ma, prima ancora, di pensare, di inquadrare un problema in una prospettiva e di fare veramente l'interesse nazionale. Abbiamo solo conventicole, le une contro le altre, incapaci di una visione ampia e lungimirante. E la mancanza di classe dirigente è il risultato di anni e anni di massacro operato nella scuola, nell'università, nei centri di formazione. È la conseguenza dei mancati investimenti nella cultura. Abbiamo ancora qualche nicchia di eccellenza in diversi settori, ma si tratta di aree specialistiche. Ci mancano coloro che sappiano fare sintesi, per il bene di tutti e per una vera crescita.

    5) LA RELIGIONE PEACE AND LOVE
    Un'altra maschera caduta (e qui passiamo all'ambito religioso) è quella degli allegri chierici tutti "peace and love", tutti "vogliamoci bene" e "non è vero che Dio punisce" e "non giudichiamo" e "basta con le facce scure" e "la vita è bella" e "la fede è gioia". Questi chierici tutti "laetitia et gaudium" sono sempre pronti a polemizzare contro chi fa notare che la vita di fede in realtà è anche dramma e battaglia, è scelta e giudizio, perché Gesù ha detto che è venuto a portare la spada e non la pace, perché la verità non è negoziabile e dunque per difenderla bisogna essere disposti a combattere, perché il problema della morte e del destino eterno dell'anima non è aggirabile. Ma ora, di fronte al pericolo, che cosa ce ne facciamo dei discorsi alla "peace and love", che evitano di prendere in considerazione morte, giudizio, inferno e paradiso? Ora, di fronte all'oggettività della sofferenza e del limite, che ce ne facciamo della religione ridotta a sociologia e a vaga consolazione, dimentica della trascendenza e delle cose ultime? Curioso, ma non tanto, è che proprio questi chierici tutti "peace and love" siano ora quelli che appaiono più atterriti dal virus, quelli meno disposti ad aprire le chiese. Prima ridevano sempre, adesso sono terrorizzati. Prima cianciavano di "Chiesa in uscita", adesso preferiscono starsene rintanati. Adesso, invece di aiutarci a trovare un senso al dolore e alla morte, invece di avvicinarci a Dio, chiedono obbedienza allo Stato e blindano nostro Signore, trattandolo come un untore al quale accostarsi con mille precauzioni e all'insegna della diffidenza, come se l'Eucaristia non fosse il viatico che ci sostiene e ci fortifica, ma un pericolo.
    Se e quando usciremo da questa situazione, avremo imparato qualcosa? Saremo meno disposti a lasciarci sedurre dalle allucinazioni imposte dai guardiani del pensiero? Purtroppo, nulla lo lascia immaginare.
    9 min
  • Se il governo non avesse vietato le autopsie ci sarebbero stati meno morti di coronavirus
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6130

    SE IL GOVERNO NON AVESSE VIETATO LE AUTOPSIE CI SAREBBERO STATI MENO MORTI DI CORONAVIRUS di Paolo Gulisano
    Adriano Trevisan, di Vo, provincia di Padova, aveva un triste record: essere il primo morto italiano di Covid-19. Era deceduto agli inizi dell'epidemia, il 21 febbraio scorso, a 78 anni. Ma dall'autopsia richiesta dalla Procura di Padova ed eseguita negli scorsi giorni uscirebbe un'altra verità: Trevisan presentava gravi patologie cronico-degenerative pregresse e il suo decesso, quindi, non sarebbe direttamente riconducibile al virus.
    Una conclusione che in realtà non ha niente di sorprendente: fin dall'inizio si è cercato di spiegare che il Coronavirus stava facendo quello che normalmente fanno nelle persone defedate, fragili, con gravi patologie, altri microrganismi, come i virus influenzali o le polmoniti batteriche. All'inizio dell'epidemia, l'Istituto Superiore di Sanità aveva provato a sottolineare che occorreva distinguere tra morti di Coronavirus e morti con Coronavirus, una distinzione fondamentale. Ma il premier Conte aveva messo immediatamente a tacere i vertici dell'Istituto: questa distinzione non andava fatta. I numeri dei morti dovevano levitare, per aumentare la paura.

    I MORTI NON MENTONO
    Oggi, grazie all'esito di questa autopsia, forse l'opinione pubblica potrà capire di essere stata ingannata. L'autopsia è da sempre una soluzione risolutiva di molti dilemmi. C'è un modo di dire tra i medici legali che è il seguente: i morti non mentono. Le autopsie, se eseguite fin dall'inizio dell'epidemia, avrebbero immediatamente portato alla luce quello che era il modo con cui il virus agisce e danneggia l'organismo. Quando finalmente sono state eseguite un numero sufficiente di indagini autoptiche, è emerso un dato eclatante: il primo effetto del Covid 19 è la CID, Coagulazione Intravascolare Disseminata. Cioè la formazione di "grumi" nel sangue e di trombosi. Solo in seguito si verifica la polmonite interstiziale doppia.
    Abbiamo così capito che i trattamenti fino ad allora eseguiti negli ospedali, basati sulla ventilazione meccanica nelle terapie intensive, non erano risolutivi. Anzi: come ha spiegato il professor Valerio De Stefano, Professore Ordinario di Ematologia all'Università Cattolica l'infiammazione in generale, le infezioni dell'albero respiratorio, l'ospedalizzazione e il ricovero in terapia intensiva sono tutti fattori di rischio per trombosi. Preso atto di tutto ciò, si è cominciato ad utilizzare l'eparina, un vecchio farmaco anticoagulante che si è rivelato assai efficace. La diminuzione della mortalità da Covid la si deve anche a questo aggiustamento di terapia che è stato possibile da un'evidenza elementare: se so quali danni provoca il virus, posso agire impedendoglielo.

    IL GOVERNO PENSA PIÙ A SÉ STESSO CHE AI CITTADINI
    Ma perché in Italia non sono state fatte sin dall'inizio le autopsie? Perché i cadaveri venivano immediatamente inviati alle cremazioni? La risposta è: perché le aveva vietate il Governo. Il tutto è nero su bianco nella circolare "Indicazioni emergenziali connesse ad epidemia Covid-19 riguardanti il settore funebre, cimiteriale e di cremazione" della Direzione Generale della Prevenzione Sanitaria, firmata dal segretario generale Giuseppe Ruocco e inviata a tutti i destinatari competenti, dalla Protezione civile, all'associazione dei Comuni, dagli ordini dei medici e delle professioni infermieristiche e dei farmacisti alle Regioni. È un aggiornamento di inizio maggio di norme varate dallo stesso ufficio sin dal 22 febbraio e ribadite il 17 e il 29 marzo. Al punto C, intitolato Esami autoptici e riscontri diagnostici, si legge al paragrafo 1: "Per l'intero periodo della fase emergenziale non si dovrebbe procedere all'esecuzione di autopsie o riscontri diagnostici nei casi conclamati Covid 19, sia se deceduti in corso di ricovero presso un reparto ospedaliero sia se deceduti presso il proprio domicilio".
    Per quale motivo "non si dovrebbe procedere" a tali importantissimi riscontri? Occorre sottolineare che con il decesso cessano le funzioni vitali e si riduce nettamente il pericolo di contagio (infatti la trasmissione del virus è prevalentemente per droplets e per contatto) e che il paziente deceduto, a respirazione e motilità cessate, non è fonte di dispersione del virus nell'ambiente. Quindi quali eventuali motivi precauzionali potevano avere indotto a dare il divieto per le autopsie? Nessuna. Inoltre la circolare arrivava addirittura a limitare l'intervento della legge. Al punto 2, infatti, con riferimento a un eventuale interesse e intervento della magistratura si prescrive che "L'autorità giudiziaria potrà valutare, nella propria autonomia, la possibilità di limitare l'accertamento alla sola ispezione esterna del cadavere in tutti i casi in cui l'autopsia non sia strettamente necessaria". La sola ispezione esterna evidentemente non può fornire indicazioni precise sulla causa del decesso.
    Bastava dunque fare da subito l'autopsia ai primi deceduti da Covid per individuare subito i migliori percorsi clinici e terapeutici, ma non è stato fatto. Un errore che ha pesato enormemente sul bilancio di questa epidemia.
    7 min
  • Il lockdown per il coronavirus è stato inutile, anzi... dannoso
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6129

    IL LOCKDOWN PER IL CORONAVIRUS E' STATO INUTILE, ANZI... DANNOSO di Stefano Magni
    "Questa è una sorpresa: la maggioranza assoluta della gente (contagiata, ndr) era a casa". La scoperta fatta dal governatore di New York, Andrew Cuomo, è quella di una prima statistica completa su dove siano avvenuti i contagi di Covid-19 nello Stato più colpito in assoluto negli Usa. Il 66% dei malati ospedalizzati hanno contratto la malattia mentre era a casa.
    "Pensavamo che forse prendessero i mezzi pubblici e abbiamo preso provvedimenti speciali sui mezzi pubblici, ma invece, no, questa gente era letteralmente a casa", ha proseguito il governatore dello Stato di New York, che descrive la scoperta come "uno shock". La statistica è stata pubblicata dopo un sondaggio nei 100 ospedali della città simbolo degli Stati Uniti, su un campione di 1000 pazienti. Il primo luogo di contagio è, appunto, casa propria, con il 66% dei pazienti che ha contratto il Covid nelle quattro mura della propria abitazione, al secondo posto ci sono le case di riposo (18%). Pochissimi i casi di contagio in carcere (meno dell'1%) e fra i senza tetto (appena il 2%). Circa l'84% dei pazienti ricoverati in ospedale non viaggiava, non lavorava, non frequentava luoghi pubblici. La maggioranza schiacciante (73%) ha più di 50 anni. Circa la metà sono cittadini di etnia ispanica o afro-americani. Quasi nessuno è un lavoratore in aziende ritenute essenziali e dunque ancora aperte in tempo di epidemia.

    IL FALLIMENTO DEL LOCKDOWN A NEW YORK
    "Se vi isolate in casa, se prendete le giuste precauzioni, non contagerete la vostra famiglia" era il mantra di Cuomo, che ha imposto uno dei più duri lockdown degli Stati Uniti (in cui ogni Stato decide autonomamente sulla sua politica sanitaria). Questa notizia giunge alle sue orecchie come una clamorosa smentita. Il problema del lockdown che si riscontra a New York e negli altri Stati nordamericani che lo hanno imposto è molto simile a quello che si riscontra anche in Italia.
    La statistica italiana su dove sono avvenuti i contagi è stata pubblicata dall'Istituto Superiore della Sanità il 24 aprile: il 44% è nelle case di riposo, il 24% nelle proprie case, il 10,8% in ospedale o ambulatorio e solo il 4,2% sul posto di lavoro. Le percentuali sono dunque invertite rispetto al caso di New York, ma risulta sempre che, nel corso del lockdown i due principali luoghi del contagio sono la casa di riposo e casa propria, cioè le due "trincee" che in teoria avrebbero dovuto proteggere soprattutto le fasce più deboli della popolazione, anziani e malati. Questo vuol dire che non sono state prese sufficienti precauzioni, né la gente è stata sufficientemente ben informata: i motivi del contagio in casa possono essere molteplici, come un familiare ammalato, un virus entrato attraverso una spesa, una consegna, forse, ma è solo un'ipotesi, anche l'aria condizionata.

    IN UN LUOGO CHIUSO I MALATI CONTAGIANO I SANI
    Ma queste statistiche dovrebbero suggerire anche altro. Finora il lockdown è stato adottato da governi locali e nazionali, fra cui quello italiano, in modo acritico come se fosse l'unica misura possibile per spezzare la catena dei contagi. Pur essendo economicamente e socialmente costosissima, questa strategia è diventata un fine in sé, invece di essere considerata per quello che è: un espediente per permettere alla sanità di riorganizzarsi dopo lo shock iniziale e mettere in piedi una struttura per individuare, tracciare e isolare gli infetti. La durata prolungata di un lockdown a oltre due mesi (come in Cina e in Italia) o oltre un mese (come New York) rischia di creare la falsa impressione che, se rimanessimo tutti in casa, il morbo si estinguerebbe. Cosa che non avverrà mai. Finché non si scoprono cure risolutive, o non si trova quantomeno il modo di individuare, con la maggior precisione possibile, i malati per metterli in quarantena (separandoli dai sani), il morbo non passa. La quarantena, da che mondo è mondo, è infatti per i malati contagiosi. Non per tutti, sani e malati indiscriminatamente. Il lockdown è come una quarantena imposta a tutti ed è ovvio che in ogni luogo chiuso i malati contagino i sani. Gli esempi migliori di lotta al coronavirus, come Taiwan e Corea del Sud, dimostrano che si è potuto ingabbiare il virus anche senza chiudere i cittadini in casa.

    Nota di BastaBugie: Roberto Marchesini nell'articolo seguente dal titolo "L'impatto psicologico del Covid-19 sugli italiani" parla del sondaggio del Barometro Salute Mentale sull'impatto dell'emergenza sulla popolazione.
    Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 10 maggio 2020:
    Finalmente abbiamo una valutazione degli effetti psicoogici del Covid-19 sulla popolazione italiana.
    Dopo tanti articoli sugli ipotetici danni del virus sulla psicologia degli italiani, ecco presentato uno strumento di valutazione. Si tratta del Barometro Salute Mentale: un progetto dell'Ordine degli Psicologi del Lazio in collaborazione con la Facoltà di Medicina e Psicologia di Sapienza Università di Roma e con l'ENPAP - Ente Nazionale di Previdenza ed Assistenza per gli Psicologi.
    L'obiettivo dello strumento è fotografare lo stato di salute mentale e il benessere psicologico della popolazione italiana, durante e dopo l'emergenza legata all'epidemia da Covid-19. I partecipanti vengono divisi per sesso e fasce d'età; dopodiché indicano quale emozione prevale durante la quarantena. Dai dati raccolti fino a oggi si nota che l'età è una variabile che influenza molto sul modo di vivere l'emergenza virale.
    Le persone più giovani (
    11 min
  • Contro il coronavirus lo Stato sta usando la sua arma più efficace: la burocrazia
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6123

    CONTRO IL CORONAVIRUS LO STATO STA USANDO LA SUA ARMA PIU' EFFICACE: LA BUROCRAZIA di Leone Grotti
    Provvedimenti, decreti, ordinanze, Dpcm, protocolli: da oltre 100 giorni la macchina della burocrazia italiana emana articoli, commi, faq senza posa nel tentativo di arginare il coronavirus e alleviare le sue conseguenze sociali ed economiche. E per farlo sempre meglio, la politica si avvale di esperti, task force, commissari, straordinari e non, che richiedono una montagna di carte, un mare magnum di procedure che però alla fine producono scarsi o punto risultati.

    323 ARTICOLI DI DPCM E DL CON ALLEGATI E FAQ
    Secondo i calcoli del Sole24Ore dal 22 gennaio, giorno in cui il ministero della Salute fece uscire la prima circolare sul virus dal titolo "Polmonite da nuovo coronavirus in Cina", governo e regioni hanno emanato in tutto 763 atti. Più di sette al giorno così suddivisi: 224 sono i provvedimenti centrali di Palazzo Chigi, Protezione civile e commissario straordinario per l'emergenza, 539 gli atti regionali, 22 i decreti legge (9) e i famosi Dpcm, i decreti del presidente del Consiglio Giuseppe Conte (13), 323 gli articoli complessivi di detti dl e dpcm senza considerare una trentina di allegati e altrettante Faq per chiarire che cosa c'è scritto, 127 atti ministeriali tra circolari, ordinanze, decreti e direttive. Ma non finisce qui, perché tra Stato e Regioni sono state istituite ben 50 task force per un totale, tra incarichi e strutture per l'emergenza, di 1.460 esperti.

    UNA MONTAGNA DI CARTE INUTILI
    È chiaro che politica e burocrazia hanno attinto a tutto il campionario disponibile e la mole degli atti non deve stupire. Quando un governo decide che deve normare anche chi sono i congiunti, fino a quale grado di parentela è concesso un incontro (ma non un abbraccio), quando calcola la distanza esatta che deve intercorrere tra la residenza di una persona e la montagna o il mare per decretare chi può recarvisi e chi no, quando come nota il giornale di Confindustria rispolvera «i vecchi codici Ateco per dire chi apre e chi no, senza contare che le filiere produttive mescolano le aziende ben oltre le schematiche definizioni ferme al secolo scorso», quando discrimina tra le celebrazioni che si possono svolgere in chiesa, quando stabilisce che i parchi sono aperti ma lo scivolo e l'altalena no, che il bar può alzare la saracinesca ma solo se vende sigarette, quando inventa cinque o sei autocertificazioni, sempre più complesse, quando alla seconda settimana di maggio non ha ancora emanato il decreto Aprile, come potrebbe non produrre una montagna di carte inutili?

    IL VIRUS DELLA BUROCRAZIA NON DÀ RISULTATI
    Per il Sole24Ore è il «virus della burocrazia», che sarebbe anche accettabile se producesse buoni risultati, ma che invece paralizza tutto. Basta guardare i dati: su 241.079 richieste di cassa integrazione in deroga, hanno ricevuto l'assegno solo 32.622 persone. Per avere i prestiti da 25 mila euro garantiti al 100 per cento dallo Stato servono dai quattro ai 21 documenti, ecco perché al 30 aprile ne avevano fatto richiesta solo lo 0,9 per cento delle aziende intitolate ad averlo. A questo disastro si aggiunge quello delle mascherine, il cui costo è stato definito da un'ordinanza della Protezione civile a 50 centesimi e che sono introvabili nel 65 per cento delle farmacie di Roma, Milan, Torino, Genova e Napoli. Chi le ha, le vende al triplo del prezzo fissato dal governo non si sa ancora con quale criterio.
    Con il moltiplicarsi delle ordinanze e delle disposizioni, aumentano anche le interpretazioni, le ambiguità, gli errori formali e di sostanza. È il virus della burocrazia, un «moloch che tutto divora e tutto rende vischioso».
    6 min
  • Il terrificante video dei bimbi nati da utero in affitto bloccati in Ucraina dal coronavirus
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6125

    IL TERRIFICANTE VIDEO DEI BIMBI NATI DA UTERO IN AFFITTO BLOCCATI IN UCRAINA DAL CORONAVIRUS di Costanza Miriano
    Quando mi hanno raccontato che a causa dell'emergenza Covid e della chiusura delle frontiere dell'Ucraina 46 bambini partoriti da uteri in affitto erano stati lasciati in un albergo in attesa che i committenti venissero a ritirarli ho pensato: beh, almeno una cosa buona questo virus l'ha fatta. Ha permesso che i bambini restassero con le loro mamme. Che venissero allattati al seno almeno questi mesi. Che qualcuno parlasse loro con la voce che avevano sentito da dentro per nove mesi. Che si addormentassero appoggiati con la testa sul cuore il cui battito avevano imparato a memoria.
    Invece quando ho visto il video, ve lo assicuro, mi sono sentita morire. 46 neonati messi uno accanto all'altro, in fila, in cullette di plastica, nella hall di un albergo, l'hotel Venezia a Kiev, piangono disperati. Poi arriva il volto calmo (dovrebbe essere rassicurante ma a me sembra gelido) dell'amministratrice dell'albergo che dice che i neonati sono monitorati dalle baby sitter, e che i genitori possono stare tranquilli.

    TUTTO SOTTO CONTROLLO?
    Devo dire che il video ufficiale della Biotexcom mostra un'altra situazione: niente pianto disperato dei bambini, tutto pare sotto controllo, musica di carillon in sottofondo, ma per me è forse ancora più angosciante, perché chiunque ha avuto un neonato sa che i bambini NATURALMENTE piangono e vogliono la mamma. Vogliono che si parli con loro, che si canti, che li si sbaciucchi, che si affondi il naso nelle pieghe della loro pelle. Non vogliono un trattamento professionale o i grammi giusti del latte giusto, cosa che sicuramente verrà fatta con la massima cura e professionalità in quell'albergo. E comunque il costo del mantenimento dei bambini, assicura l'azienda, è stato ridotto da 50 a 25 euro al giorno (!).
    Ma perché non li hanno lasciati con le mamme, almeno adesso?
    Perché infliggere questo dolore che lascerà segni incancellabili nei bambini, privati dell'imprinting materno? Il perché lo sanno anche quelli della Biotexcom, la società che ha organizzato queste gravidanze di donne che ricevono un compenso e lasciano andare il proprio figlio a pochi minuti dalla nascita, spesso senza neanche vederlo. Il perchè è questo: "i bambini delle madri surrogate vengono portati via non appena nascono, per ridurre il rischio di attaccamento", dice letteralmente il sito della Biotexcom. Lo sanno bene, dunque, cosa succede, tra un bambino e la mamma. Lo sa tutta la medicina moderna, che infatti favorisce il rooming in, cioè il fatto che il bambino stia nella stanza dove è ricoverata la mamma, da subito. Lo sa tutta la pediatria che favorisce l'allattamento al seno, e possibilmente a richiesta: quando il bambino lo chiede, la mamma lo attacca al seno. Non come avviene, necessariamente, nelle nursery, a orario fisso. In quel video terribile vediamo poche donne (infermiere professionali? Semplici baby sitter, come dice la signora dell'albergo?) alternarsi tra troppe culle.

    IN ITALIA L'UTERO IN AFFITTO È UN REATO, EPPURE...
    Le viscere di ogni donna e uomo si spaccano a vedere una cosa simile. Monica Ricci Sargentini, del Corriere della Sera, una collega che si sta battendo tantissimo contro l'utero in affitto, riferisce che [...] in Italia «la gestazione per altri o utero in affitto è un reato e chiunque, in qualsiasi forma, realizza, organizza o pubblicizza la commercializzazione di gameti o di embrioni o la surrogazione di maternità punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con una multa da 600.000 a un milione di euro». Poi ha chiamato anche l'ambasciatore, e riferisce: "Chiamo l'ambasciatore italiano in Ucraina Davide La Cecilia per chiedergli se ha ricevuto la lettera della Rete contro l'utero in affitto sul caso dei 46 neonati stipati nella hall di un hotel a Kiev. Non mi lascia nemmeno parlare. Mi zittisce con un no comment. Io rispondo: scusi ma non sa nemmeno cosa voglio chiederle? Lui: va bene, mi dica. Non appena pronuncio la parola bambini dice nuovamente no comment e attacca. Alla faccia della diplomazia. Una reazione veramente scomposta che fa pensare".
    Gli amici di Decani ci dicono che tra le coppie che non riescono ad andare a ritirare i bambini (mi dispiace di usare un linguaggio da merce...) "ci sono delle coppie italiane, undici da indiscrezioni di persone vicine alle Biotexcom, sette eterosessuali e quattro omosessuali... L'avvocato della clinica, Denis Herman, sollecita attraverso email e lettere, tutti i clienti a rivolgersi ai Ministeri degli Esteri dei rispettivi Paesi, perché richiedano al Governo ucraino un permesso speciale in deroga alle regole del lockdown, per recarsi a ritirare i neonati. È un orrore senza fine, che ben conosciamo e che combattiamo ogni giorno nella nostra realtà di Kosovo e Metohija. A tal proposito abbiamo affidato a diversi parlamentari il testo di una interrogazione affinché si concentri la massima attenzione su questo caso, richiamando il Sig. Ambasciatore d'Italia in Ucraina, il dott. Davide La Cecilia a vigilare su questa vicenda e si ammonisca il Sig. Ministro degli Esteri, Luigi Di Maio perché si astenga dal concedere qualsiasi tipo di permesso per venire incontro agli interessi di questa azienda. Come da comunicazione del sito, la Biotexcom, "vende" procedure sottese alla maternità surrogata, cioè bambini, per un importo compreso tra i 5.000 e i 15.000 euro. Impossibilitati a rimanere immobili di fronte a questa vera tragedia umana, oltre all'iniziativa parlamentare sopra riportata, abbiamo scritto una lettera sia al Metropolita Onufry della Chiesa Ortodossa Ucraina, che all'elemosiniere del Papa, S.E. Card. Konrad Krajewski, recentemente impegnato nell'aiuto alla comunità transgender di Torvaianica, per individuare qualsiasi azione che possa far cessare questa mercificazioni di innocenti, prendendosi cura dei bambini e delle povere madri, costrette a quest'abominio da una condizione di assoluto degrado morale, culturale e sociale".

    MAI PIÙ UTERO IN AFFITTO
    Insomma, l'utero in affitto è reato, e ci auguriamo che il governo non si renda complice, dando addirittura permessi in deroga alle severissime regole anti Covid per favorire gli spostamenti di chi ha fatto ricorso a questa pratica. La Biotexcom è solo una delle 48 società accreditate in Ucraina, e pare che ce ne siano anche di non autorizzate. E' sconvolgente per me vedere il sito tradotto in italiano, e raggiungibile da tutti gli italiani, quindi promuovere sotto gli occhi di tutti una pratica che nel nostro paese è reato!
    Piuttosto, cogliamo l'occasione di questa pandemia che ha inceppato il meccanismo, facciamo qualcosa di veramente umano. Non so come si possa decidere, sinceramente, perchè in molti casi si tratta di bambini che hanno almeno in parte il patrimonio genetico delle persone che hanno pagato la madre, e capisco sinceramente anche il loro dolore, e l'ansia di questo tempo. È difficile decidere proprio perché si sta cercando di violare la natura. Vorrei dire che il nostro governo dovrebbe lasciare quei bambini alle madri che li hanno partoriti, magari aiutandole economicamente a crescerli, ma capisco che sto sognando, e che non è una questione di facile soluzione. Ma, almeno, se siamo umani, non dico brave persone ma esseri umani, che questo ingranaggio rotto sia l'occasione per dire mai più utero in affitto.

    Nota di BastaBugie: ecco il video (durata: 2 minuti) dal titolo "Ucraina, i bambini che aspettano i loro genitori" di un servizio televisivo che parla del video commentato da Costanza Miriano nel precedente articolo.
    9 min
  • Dopo il coronavirus è impossibile ripetere il miracolo economico italiano degli anni '60
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6124

    DOPO IL CORONAVIRUS E' IMPOSSIBILE RIPETERE IL MIRACOLO ECONOMICO ITALIANO DEGLI ANNI '60 di Antonio Socci
    "Nell'intera storia dell'Italia unita, l'unico choc macroeconomico più grave di quello che si prospetta oggi si è avuto con la Seconda guerra mondiale". Così ha scritto in un tweet di questi giorni Alberto Bagnai indicando poi le statistiche reperibili sul sito della Banca d'Italia.
    Ma dopo le devastazioni di quella guerra persa, l'Italia realizzò una rinascita che fece gridare al "miracolo" il mondo intero. Infatti passò alla storia come "il miracolo economico italiano".
    Prima della guerra eravamo un paese poco sviluppato, perlopiù analfabeta e agricolo, poi distrutto dai bombardamenti: in pochissimi anni diventammo una delle principali potenze industriali del mondo, conquistando la prosperità e la libertà.
    Come fu possibile? Scoprirlo ci sarebbe oggi necessario per ripetere il "miracolo".

    LA BELLEZZA CHE SALVÒ L'ITALIA
    Un grande economista americano, John Kenneth Galbraith, che fu stretto collaboratore dei presidenti Franklin Delano Roosevelt e John Kennedy, negli anni Ottanta formulò questa tesi: "L'Italia, partita da un dopoguerra disastroso, è diventata una delle principali potenze economiche. Per spiegare questo miracolo, nessuno può citare la superiorità della scienza e dell'ingegneria italiana, né la qualità del management industriale, né tantomeno l'efficacia della gestione amministrativa e politica, né infine la disciplina e la collaboratività dei sindacati e delle organizzazioni industriali. La ragione vera è che l'Italia ha incorporato nei suoi prodotti una componente essenziale di cultura e che città come Milano, Parma, Firenze, Siena, Venezia, Roma, Napoli e Palermo, pur avendo infrastrutture molto carenti possono vantare nel loro standard di vita una maggiore quantità di bellezza".
    Questo memorabile pensiero di Galbraith può sembrare poesia, ma contiene una profonda verità. Che però va spiegata. La parola bellezza dice una forza morale che il popolo italiano del dopoguerra aveva in abbondanza dalla sua antica civiltà e che costituiva la sua identità. Non avevamo materie prime, ma avevamo una grande storia e un grande "capitale umano" nel presente.
    Dal 1945 giungemmo agli anni Novanta come quarta potenza industriale del mondo: su 18 milioni di imprese presenti in Europa, quelle dislocate in Italia erano 5 milioni. Eravamo più ricchi di inglesi e francesi. Come fu possibile arrivare così in alto dalle macerie del dopoguerra?

    COME ERAVAMO E COSA FACEMMO
    Lo ha spiegato molto bene Sandro Fontana che, in un libro del 1998, individuava nella Lombardia il cuore del miracolo italiano che coinvolse poi tutta la penisola. Infatti il libro di Fontana aveva questo titolo: "La riscossa dei lombardi". Sottotitolo: "Le origini del miracolo economico nella regione più laboriosa d'Europa 1929-1959" (Mondadori).
    Fontana scriveva: "ultima arrivata fra le nazioni industrializzate del nostro continente, (l'Italia) è oggi al primo posto per imprenditorialità diffusa... e al primo posto anche come 'valore aggiunto', cioè come capacità di trasformare materie prime e, quindi, di esportare prodotti finiti... l'Italia si trova ai vertici della graduatoria europea anche per quanto riguarda la capacità di risparmio delle famiglie".
    Ecco cos'era accaduto. Già nel primo dopoguerra, nel territorio brianzolo, "si erano manifestati con prepotenza e intensità" scrive Fontana "i sintomi d'una industrializzazione rapida e diffusa, basata sul lavoro a domicilio e sulle piccole attività imprenditoriali, sulla figura del mezzadro-operaio e sull'incremento accelerato della proprietà contadina".
    Questo fermento si gelò durante il fascismo che puntava prevalentemente sulla grande industria. Ma, nel secondo dopoguerra, "con l'avvento della democrazia e con la liberalizzazione degli scambi... il 'modello brianzolo', si estende, quasi per gemmazione spontanea a tutta la fascia pedemontana della regione caratterizzata dalla presenza capillare della Chiesa Cattolica e dalla diffusione della piccola proprietà contadina".
    Dunque il segreto del miracolo economico italiano può essere racchiuso in questi elementi.

    TRE PILASTRI
    PRIMO: il capitale umano che aveva le sue radici nella forte mentalità cristiana degli italiani, i quali avevano avuto un'educazione popolare che faceva perno sul valore del lavoro e del sacrificio per la propria famiglia e per il bene comune.
    In particolare la Lombardia, come ebbe a spiegare il cardinale Giacomo Biffi, grazie a san Carlo Borromeo, aveva assimilato a livello popolare l'insegnamento del Concilio tridentino, con la sottolineatura del "merito", contro il luteranesimo: il merito legato alle opere, quindi all'etica del lavoro e del dovere, dentro la gioiosa speranza del mondo contadino (e non nel cupo orizzonte calvinista). Si esprimeva così la creatività caratteristica della nostra storia, la genialità italiana che aveva illuminato i secoli in tutti i campi.
    SECONDO elemento del successo: una classe dirigente intelligente e lungimirante che - in base alla "dottrina sociale" cattolica e anche per contrastare la presenza del più forte partito comunista d'occidente - fece dilagare la piccola proprietà familiare (sia nell'agricoltura che nell'artigianato, nell'industria e nel commercio) liberando tutte le energie di lavoro e di inventiva.
    TERZO: l'aiuto degli Stati Uniti con il Piano Marshall e la sovranità monetaria che permise di fare le politiche economiche che servivano al Paese, in una linea di difesa dell'interesse nazionale che portò anche alla creazione dell'Eni di Enrico Mattei (senza l'Eni e quello che significò per l'approvvigionamento energetico tutto sarebbe stato più difficile).

    E OGGI?
    Abbiamo oggi queste tre fondamentali risorse? Purtroppo la risposta è no, quasi su tutto.
    PRIMO. Si è molto indebolito il substrato di valori tradizionali (anche per la dissoluzione della Chiesa), tuttavia resiste una certa capacità di lavoro e di sacrificio degli italiani, con la loro proverbiale creatività e resiste, nel popolo, un certo patriottismo.
    SECONDO. Non abbiamo più una classe dirigente lungimirante che con intelligenza sostenga l'intrapresa e il lavoro. Anzi, oggi si fa l'esatto contrario, vessando gli italiani che lavorano con norme cervellotiche, burocrazie soffocanti e tassazioni infernali. Con l'emergenza Covid in pratica si è dato il colpo di grazia all'Italia produttiva e non si vedono all'orizzonte misure che aiutino la ripresa.
    TERZO. Sul piano internazionale ci siamo allontanati dalla storica alleanza, anche economica, con gli Stati Uniti per avvicinarci alla tirannia cinese che negli ultimi 25 anni ha messo fuori mercato l'industria occidentale (e non dimentichiamo che è dalla Cina che ci è arrivato il devastante "regalo" del Covid).
    Inoltre la classe dirigente italiana ha rinunciato alla piena sovranità, anzitutto alla sovranità monetaria, privando così il paese della propria moneta, prezioso strumento di politica economica (con l'euro abbiamo pagato un prezzo salatissimo: venti anni di collasso produttivo).
    Infine abbiamo rinunciato alla difesa dei nostri interessi nazionali (e perfino dei nostri confini) e siamo nella UE il vaso di coccio delle scelte economiche che privilegiano i paesi egemoni (in primis la Germania) svantaggiando noi.
    Ciò significa che non c'è quasi nessuna delle condizioni necessarie per ripetere il "miracolo economico" del dopoguerra. O si verifica una svolta storica, grande e decisa, nel nostro Paese, o siamo condannati veramente alla rovina economica e civile.
    10 min
  • Coronavirus: I cattolici e la vera obbedienza
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6119

    CORONAVIRUS: I CATTOLICI E LA VERA OBBEDIENZA di Aldo Maria Valli
    Se qui da noi, in Occidente, il blocco delle cerimonie religiose a causa del coronavirus ha provocato sofferenza in molti cattolici, all'Est ha anche riportato alla memoria i tempi delle persecuzioni anticattoliche, quando le chiese e le altre strutture religiose erano vuote perché i regimi comunisti, per motivi ideologici, impedivano il culto pubblico.
    "La visione terrificante delle chiese vuote mostra ciò che sarebbe potuto succedere se l'ostilità anticattolica avesse prevalso", ha detto una conduttrice radiofonica polacca manifestando il pensiero di numerosi suoi connazionali di una certa età, in grado di ricordare che cosa fu la persecuzione antireligiosa.

    MESSE INTERROTTE
    Anche nell'Europa dell'Est è successo, come da noi, che le forze dell'ordine siano intervenute per disperdere fedeli che, nonostante i divieti, si erano recati in chiesa per la Messa, e queste immagini hanno a loro volta riproposto ricordi alquanto spiacevoli, tanto più che alcuni sacerdoti sono stati multati per non aver rispettato le regole.
    In Romania il vescovo greco-cattolico Virgil Bercea, sessantadue anni, che per alcuni anni, prima della rivoluzione del 1989, fu sacerdote clandestino nella Romania comunista, ha dichiarato che il divieto di celebrare le Messe a causa della pandemia ha ovviamente provocato molte domande e suscitato dolorosi ricordi. "Prima della liberazione - ha sottolineato - le nostre case avevano preso il posto delle chiese. E ora che tutto è di nuovo chiuso ci troviamo in una situazione angosciante".
    In Ucraina, dove sono ancora consentite le funzioni religiose con un massimo di dieci fedeli, il Consiglio ucraino delle chiese e delle organizzazioni religiose, che comprende anche leader cattolici, il 9 aprile ha denunciato violazioni delle regole da parte della polizia, che in alcuni casi, interpretando le norme in modo restrittivo, ha preteso di chiudere completamente le chiese, e anche questi fatti hanno contribuito a riproporre situazioni che si sperava fossero consegnate al passato.
    In Russia il segretario generale della conferenza episcopale, monsignor Igor Kovalevsky, ha detto che in molti cattolici le norme per il contenimento della pandemia hanno suscitato "paure e associazioni di idee negative" e non è mancato chi ha contestato le regole.
    Chi ha vissuto sotto il comunismo ricorda bene come andavano le cose quando si poteva pregare solo in casa, senza far rumore, perché c'era sempre il rischio di poter essere denunciati.

    VESCOVI CORAGGIOSI
    All'epoca un grande aiuto venne dalla consapevolezza che c'erano pastori non disposti ad arrendersi, e le parole di quei grandi testimoni della fede possono dire qualcosa anche a noi oggi.
    È il caso del cardinale Stefan Wyszyński, il primate polacco che nel gennaio del 1953 sfidò il regime comunista, reagendo con una celebre lettera al diktat che revocava alla Chiesa la libertà di culto, e pagando la sua presa di posizione con il carcere.
    Nei suoi Appunti dalla prigione si legge: "Il peccato più grande per un apostolo è la paura; la paura di un apostolo è la prima alleata dei suoi nemici. La mancanza di coraggio è l'inizio della sconfitta per un vescovo".
    Nella lettera, firmata da tutto l'episcopato e inviata al governo, a proposito del divieto di culto era scritto: "Affermiamo che il suddetto decreto non può essere da noi riconosciuto come legittimo e vigente, giacché contrario alla Costituzione e alle leggi di Dio e della Chiesa [...]. Se dovessimo trovarci di fronte all'alternativa di sottomettere la giurisdizione ecclesiastica come uno strumento di governo civile oppure accettare un sacrificio personale, non vacilleremo [...]. Non possiamo sacrificare le cose di Dio sull'altare di Cesare! Non possumus!".
    Il 25 settembre del 1953 il cardinale fu arrestato dalle autorità comuniste e portato in carcere. Uscendo dal palazzo episcopale, disse a una suora che voleva preparargli un bagaglio: "Sorella, non porterò nulla. Sono entrato povero in questa casa e povero vi uscirò". Sarebbe rimasto in carcere per tre anni.
    Insieme a ricordi inquietanti, l'attuale situazione ci consente di riscoprire figure che possono insegnare davvero molto.
    È il caso anche dell'eroico cardinale Ján Chryzostom Korec, vescovo di Nitra, in Slovacchia, autore del libro La notte dei barbari.
    Ebbi la possibilità di conoscere il cardinale Korec e ricordo bene la passione con cui rievocava gli anni della Chiesa clandestina, costretta alle catacombe. Mi fece vedere alcune copie del samizdat che produceva in clandestinità e rievocò il periodo di isolamento in carcere, quando ripeteva ad alta voce interi brani di opere filosofiche e teologiche per non perderne la memoria.
    Sì, possiamo proprio dire che dall'Est ci arrivano testimonianze che possono esserci di grande aiuto per superare, con fede e dignità, questa fase difficile.

    Nota di BastaBugie: Benedetta Frigerio nell'articolo seguente dal titolo "A chi obbedire? Il beato Franz contro i vescovi proni allo Stato" parla del film sul beato Franz Jägerstätter (vedi foto), torturato e ucciso dal regime nazista a cui si oppose. Un film che ha da dire molto ai cattolici di oggi e che spiega quale sia la vera obbedienza.
    Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 26 aprile 2020:
    C'è una storia a cui la quarantena ha incollato diverse persone. Si tratta dell'ultimo capolavoro del regista Terrence Malick, "Hidden Life" ("La vita nascosta"), uscito negli Stati Uniti l'anno scorso e che avrebbe dovuto esordire nelle sale cinematografiche italiane questo mese. Molti hanno avuto la possibilità di vederlo in streaming. E forse non è un caso, perché la storia di questo contadino austriaco, che per fedeltà a Cristo si oppose al regime nazista morendo martire a 36 anni nell'agosto del 1943, ha qualcosa da dire al mondo contemporaneo, cattolico e non.
    Franz Jägerstätter, beatificato nel 2007 da papa Benedetto XVI, viveva con sua moglie e le tre figlie a Radegund, coltivando i campi e allevando bestie in mezzo allo spettacolo delle Alpi austriache. Bisogna ricordare che la vita di quest'uomo prima del matrimonio fu contraddittoria e libertina (ebbe una figlia a 26 anni con un'altra donna) e che la fedeltà alla verità può farsi eroica in persone da cui magari non ce lo si aspetterebbe.
    A 29 anni sposò Franziska Schwaninger, che cambiò completamente la sua vita, ordinandola e scandendola fra lavoro, preghiera e lettura della Bibbia. Fu proprio la conoscenza di Cristo a portarlo, tre anni dopo le nozze, a decidere di non assumere incarichi istituzionali nel suo paese, dove fu l'unico a votare contro il plebiscito di annessione alla Germania, motivo per cui cominciò ad essere emarginato dalla sua comunità.
    Nel 1940 fu arruolato ma conoscendo i programmi eugenetici del Partito nazista si convinse ancora di più che l'obbedienza alla fede e alla verità, illuminata dall'incontro con Gesù, era incompatibile con la sottomissione al governo. Perciò, rifiutandosi di combattere quando fu richiamato nell'esercito nel febbraio del 1943, venne arrestato.
    Jägerstätter non disobbedì solo alle autorità civili, ma anche a quelle religiose. Sia il parroco della sua chiesa sia il suo vescovo, Josephus Calasanz Fließer, lo spinsero a desistere dall'obiezione di coscienza: secondo loro il Signore non poteva volere che con la sua condotta mettesse a rischio non solo la sua vita, ma anche quella della sua famiglia, che infatti pagò cara la sua scelta, pur sostenendola.
    Ricordiamo che Radegund era un paese di cattolici praticanti, ma che in nome del "buon senso" e dell'obbedienza ai superiori, a cui pure il Vangelo richiama, appoggiati da alcuni curati e vescovi, chiusero gli occhi sui soprusi del governo. Infatti, il beato scrisse: «Il Cristo ha rimproverato a Pietro di averlo rinnegato per paura e per rispetto umano», mentre disse al suo parroco in una lettera: «Devo annunciarLe che forse perderà uno dei Suoi parrocchiani... Poiché nessuno può ottenere che io venga dispensato dal compiere una cosa che metterebbe in pericolo la mia salvezza eterna».
    La ribellione del beato alle autorità anche ecclesiastiche la giustificò negando che l'obbedienza richiesta dal Vangelo sia senza eccezioni: «I comandamenti di Dio ci insegnano che dobbiamo prestare obbedienza ai nostri superiori, anche se non sono cristiani, ma solo finché non ci ordinano qualcosa di sbagliato, poiché dobbiamo obbedire più a Dio che agli uomini».
    A dire, con il santo cardinale Newman, che prima del Papa c'è la coscienza. Il che non è un invito a vivere da "cattolici adulti" (ossia secondo le proprie opinioni e voglie), ma a seguire la verità rivelata da duemila anni di Magistero a cui il Papa stesso si deve sottomettere. Verità che, come tutti, anche i prelati possono tradire al pari di Pietro.
    «L'uomo ha in realtà una Legge scritta da Dio dentro al cuore... e secondo questa egli sarà giudicato», dice la Costituzione pastorale Gaudium et spes. Questa verità, continua l'enciclica di san Giovanni Paolo II Veritatis splendor, «è indicata dalla "Legge divina"», norma universale e oggettiva della moralità», il cui nucleo sta nei Dieci Comandamenti: «Non avrai altro Dio fuori di me... Ricordati di santificare le feste... Non uccidere»; e che si riassume nel comandamento di Gesù di amare Dio e il prossimo.
    I mesi di carcere e quelli dopo la morte (fu ghigliottinato) di Jägerstätter, dovuta proprio alla sequela dei Comandamenti, furono uno strazio per la moglie appena trentenne con tre figlie piccole da crescere: la gente smise di aiutarla nei campi, le bimbe venivano schernite e isolate, il partito le tolse ogni sussidio economico. Ma prima di morire, a sua moglie e a sua madre (che invece cercò di opporsi alla sua scelta), il beato scrisse:«Avrei tanto voluto risparmiarvi questa sofferenza che dovete sopportare per causa mia.
    15 min
  • Ripassare la fede durante il coronavirus
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6117

    RIPASSARE LA FEDE DURANTE IL CORONAVIRUS di Luca Marcolivio
    Con la sua ultima iniziativa, Juan Manuel Cotelo ha realizzato un desiderio che da tempo aveva nel cuore: tornare a fare il catechista. Il regista spagnolo, noto in particolare per docufilm come L'ultima cima e Terra di Maria, ha svolto catechesi nelle parrocchie per molti anni fino a che non è diventato famoso per le sue pellicole e ha iniziato a girare il mondo.
    Come un po' in tutta Europa, i bambini e i ragazzi spagnoli hanno dovuto sospendere il catechismo e hanno visto slittare le date delle loro prime comunioni e cresime. Da qui l'idea di Cotelo di realizzare una serie di video-catechesi, diffuse sui profili social e sul canale YouTube di Infinito +1, la casa produttrice da lui stesso fondata.
    Con episodi di cinque-sei minuti ciascuno, Cotelo illustra ai suoi piccoli utenti i fondamenti della fede: i Dieci Comandamenti, il Padre Nostro, l'Eucaristia, la Vergine Maria, lo Spirito Santo. A ciò si aggiungono approfondimenti sulla Sacra Scrittura, sulla nascita di Gesù, sugli angeli custodi. Tutte le catechesi sono veicolate dal carisma scenico di Cotelo e da mille trovate spettacolari, accompagnate da un garbato umorismo, che - si parva licet - evoca il buonumore dei grandi santi: da San Tommaso Moro a San Filippo Neri fino a don Bosco e San José Maria Escrivà.

    CURRICULUM VITAE DI DIO
    Nel Catequizmo spiccano capitoli particolarmente intelligenti e originali, come quello sul Curriculum vitae di Dio. Qual è il suo indirizzo? «Vivo da tutte le parti ma per le emergenze mi trovate dentro il cuore umano», si legge sul curriculum del Padre Eterno... E l'età? Indefinibile, perché Egli è, al tempo stesso il più vecchio e, vista la sua iperattività, il più giovane, infatti «non va mai in vacanza, non ha un giorno libero in tutto l'anno!», spiega Cotelo. Situazione familiare: «Padre di una famiglia numerosa, il numero dei miei figli è incalcolabile...». Professione e lavori svolti: «La quantità di cose che Dio ha fatto e che sa fare è enorme: creatore del Cielo e della Terra, creatore di tutte le cose visibili e invisibili», tuttavia, «la sua specialità è fare l'impossibile!». Competenze linguistiche: «Dio parla tutte le lingue del mondo. Tutte!». Pubblicazioni: «Dio è anche l'autore di un libro che è il più venduto nella storia di tutti i libri e questo libro è la Bibbia!».
    Spassoso e istruttivo anche l'episodio del Profetic Football Club: il dream team di Dio vede in campo Abramo, in porta, Daniele, Davide e Debora in difesa, Elia, Eliseo, Isaia, Mosè, Samuele a centrocampo, Geremia, Giona e Giovanni in attacco... Il «miglior acquisto della storia», colui che «fa più gol di tutti», è però Gesù, la cui strategia per andare a segno è «obbedire» e «fare la volontà del Padre». «Dio fa sempre un gioco di squadra - spiega Cotelo -. Lui potrebbe giocare anche tutte le partite da solo, perché è il miglior giocatore che esista. E allora perché fa un gioco di squadra? Perché Dio è amore e l'amore è sempre un gioco di squadra!». «Mettendo Dio al centro - prosegue la video-catechesi - possiamo vincere le partite più difficili della vita: le malattie, le tristezze e anche la morte!».

    PRODOTTO INDIRIZZATO NON SOLO AI BAMBINI MA ANCHE AI GENITORI
    L'Italia è il primo paese non ispanico ad aver adattato e diffuso il Catequizmo di Juan Manuel Cotelo. Doppiaggio e ritocchi visivi sono curati da Francesco Travisi, responsabile di Infinito +1 Italia, che ha così supplito alla mancata disponibilità degli studi dovuta all'emergenza sanitaria. «Catequizmo è un prodotto indirizzato non solo ai bambini ma anche ai genitori», spiega Travisi alla Nuova Bussola Quotidiana. «Spesso capita che i bambini della Prima Comunione vengano "depositati" in chiesa, per un puro e semplice "babysitting religioso". Noi, però, visto che i bambini stanno rispondendo bene a questo appuntamento online, invitiamo i genitori a guardare anche loro il Catequizmo: può essere l'occasione per pregare coi figli o per provare a ripercorrere la propria storia spirituale, in un momento in cui, presi dalla routine, dal lavoro e da molto altro, alcuni adulti si raffreddano nella fede». Nonostante il linguaggio semplice e le modalità comunicative rivolte principalmente all'infanzia, Catequizmo ha effettivamente suscitato interesse e favore anche nel pubblico adulto: «In molti mi stanno scrivendo per dirmi quanto è bello questo appuntamento giornaliero e la cosa curiosa è che spesso non hanno figli, né sono catechisti», sottolinea Travisi.
    Nella versione originale, Catequizmo è arrivato nei giorni scorsi alla trentesima puntata, superando le 73mila visualizzazioni. L'idea di Cotelo è di completare l'opera entro maggio, mese in cui, normalmente, si celebrano le Prime Comunioni, per un totale di quaranta video, numero simbolico che sugella questa lieta e specialissima "quarantena catechistica". La versione italiana è arrivata al diciottesimo video sabato scorso. «Non siamo Netflix, quindi non godiamo di un grande vantaggio pubblicitario, la nostra forza principale è nel passaparola», continua Francesco Travisi. Senza imponenti promozioni, comunque, i video del Catequizmo nella versione italiana hanno superato le duemila visualizzazioni. È partita nel frattempo anche la versione rumena della video-iniziativa, mentre sono sul trampolino di lancio, le edizioni tedesca e croata.
    Il buon successo riscosso dal Catequizmo anche tra gli adulti dimostra che i contenuti veicolati non valgono solo per l'infanzia. Anche con un approccio leggero, si possono trasmettere concetti profondi e veri e, tra le righe, si può fare persino un po' di sana apologetica. Del resto, come affermava il grande Chesterton, «la ragione per cui gli angeli sanno volare è che si prendono con leggerezza».
    8 min

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