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  • Dai verbali segreti emerge l'incompetenza del comitato tecnico scientifico del Coronavirus
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6237

    DAI VERBALI SEGRETI EMERGE L'INCOMPETENZA DEL COMITATO TECNICO SCIENTIFICO DEL CORONAVIRUS di Andrea Zambrano
    Dai primi 5 verbali del Comitato Tecnico Scientifico desecretati ieri su richiesta di diversi soggetti, emerge che il Cts aveva suggerito il 7 marzo scorso una chiusura del Paese a due livelli, ma due giorni dopo, col Dpcm del 9 marzo, il Governo decise il lockdown di tutta l'Italia. È un elemento succoso, che fa comprendere come la decisione politica finale sia stata più drastica di quella suggerita dagli "scienziati", ma non decisivo. In fin dei conti, del lockdown totale e dei danni economici che esso ha provocato al Paese, oltre ai discutibili risultati sul fronte epidemiologico, dovranno rispondere il Governo Conte e la sua maggioranza Pd, 5 Stelle, Italia Viva.
    Ma questo non significa che il consesso degli."scienziatoni" non abbia condiviso col governo tutto l'impianto del lockdown così come è stato imposto, ossia come un grande esperimento sociologico di sequestro di persona di massa.
    C'è un aspetto infatti molto più interessante che è emerso e che è decisivo per far capire su quali basi culturali e mentali sia stata decisa la soppressione della libertà di questi mesi. È il criterio già denunciato secondo il quale bisogna normare ogni aspetto della nostra vita, che abbiamo visto espresso in mille rivoli in questi mesi, dalle corse a perdifiato degli agenti sulla spiaggia alla ricerca di runner scappati dal manicomio domiciliare o con le multe ai fedeli che di nascosto si recavano in chiesa a pregare.
    È contenuto nel verbale del 30 marzo ed è così grottesco da non sembrare vero. Eppure, è stato scritto da quel drappello di espertoni che in questi mesi, con una parola, ha praticamente tenuto in pugno le redini del Paese, da Silvio Brusaferro a Walter Ricciardi, solo per fare i nomi più esposti.
    È un daily plan di come si dovrebbe svolgere la giornata tipo per un bambino chiuso in casa causa lockdown. Un modello di giornata proposto dagli scienziati al governo da far applicare, non si sa con quali misure coercitive e di verifica, a dire il vero.

    IL COMITATO DEGLI SCIENZIATONI
    Eccolo, in rigoroso ordine cronologico:
    - Sveglia
    - Bagno
    - Colazione (compreso sparecchiare, mettere in ordine e lavaggio denti)
    - Igiene personale
    - Attività domestiche
    - Attività scolastiche
    - Contatto telefonico e/o video con amici e parenti (nonni, cugini, zii)
    - Pranzo (compreso sparecchiare e mettere in ordine)
    - Attività libera (televisione, computer etc...)
    - Attività scolastiche
    - Merenda (compreso sparecchiare, mettere in ordine e lavaggio denti)
    - Uscita di casa (dal cortile, alla spesa)
    - Attività ludico/ricreativa (hobby)
    - Cena (compreso sparecchiare, mettere in ordine e lavaggio denti)
    - Igiene personale
    - A letto (lettura/o favola)
    Ora, a parte la presa per i fondelli dell'uscita di casa quando lo stesso comitato, insieme al governo, ha condiviso la necessità anche per i bambini di murarsi tra le mura domestiche per due mesi, non si capisce quale sia il bisogno di un consiglio del genere, che tra l'altro non ha al suo interno nessuna misura igienico-sanitaria Covid-repellente. È soltanto lo svolgimento della giornata tipo di qualunque bambino o ragazzino. È una non notizia, un lapalissiano e scontato rendiconto di una ovvietà.
    Però - e qui sta la cosa inquietante - è stato inserito in un documento volto a indurre il governo a prendere misure coercitive nei confronti dei cittadini, come poi ha fatto.
    Un concetto ribadito nel verbale del 9 aprile: «La popolazione deve recepire le misure preventive come norma sociale in cui ciascun individuo ha una responsabilità precisa». Insomma: le misure da Covid dovevano diventare un habitus socialmente accettato, in grado di incidere proprio sulla società. E così è stato: un riuscitissimo esperimento sociologico di panico, difesa e intruppamento collettivo sotto l'egida della mascherina di Stato.
    Forse che le famiglie intrappolate a casa da un provvedimento più che discutibile non sapevano come dovevano comportarsi con i loro figli alle prese con l'impossibilità di uscire fuori a fare una corsa? Certo che lo sapevano, ma la presunzione di sentirsi al di sopra anche dei genitori, e di dettare a loro i compiti da svolgere, fa il paio con il tentativo che vediamo continuamente di uno Stato totalitario che entra pesantemente nella vita delle famiglie dettando l'educazione e i contenuti del sapere, abusando così del suo potere.

    LA PERMANENZA A CASA
    Lo schema del CTS è contenuto nella più ampia lista di raccomandazioni ai bambini «al fine di migliorare la qualità della vita durante la permanenza a casa». Si va dall'evitare di tenere sempre accesa la televisione al correre distanziati nel terrazzo, sempre che la famiglia ne abbia uno. Ma anche «coinvolgere i bambini nelle attività domestiche, insegnare a cucinare e fare la doccia». Anche qui: banalità sconcertanti e paternalistiche disposizioni per le quali però esperti sedicenti scienziati si sono ritrovati, hanno discusso, elucubrato e per questa elucubrazione di altissimo livello sono stati anche pagati.
    Ecco dove nasce la drammatica sospensione della libertà che abbiamo vissuto e che viviamo ancora oggi. Nasce dall'idea giacobina e tipica dei comitati di salute pubblica di sentirsi migliori del popolo. Nasce dall'orgoglio scientista di sentirsi dei padreterni in virtù di un titolo di scienziato per il solo fatto di essere stati nominati da un governo neanche scelto dagli italiani.
    Un orgoglio che però mostra anche tutta la sua inadeguatezza e incompetenza. Nel verbale del 9 aprile il comitato esprime pareri sui ventilatori presenti nelle terapie intensive di tutto il Paese. A proposito del ventilatore Flight 60 si nota con disappunto che «la documentazione è tutta in lingua cinese pertanto non è possibile esprimere nessun giudizio». Insomma: eravamo in mano a gente che ha gestito la salute del Paese alla maniera di Totò: "Noio volevam saver l'indiriss...".
    Ma da un Cts espresso da un governo in cui il ministro degli Esteri Di Maio si rivolgeva al presidente cinese chiamandolo Ping effettivamente è un effetto collaterale che possiamo aspettarci. In una pandemia esportata dalla Cina, poi, nella quale le prime informazioni cliniche arrivavano in mandarino stretto, per giunta, il nostro Comitato Tecnico Scientifico non aveva con sé traduttori cinesi.
    Certo, noi almeno sappiamo a chi rivolgere i nostri strali. Agli spagnoli è andata peggio, dato che ieri si è scoperto che loro il Cts non ce l'avevano nemmeno nonostante quei comunisti al governo continuassero a dire che era operativo.
    Tornando al vademecum: che cosa sarebbe successo se il bambino non avesse sparecchiato? Sarà cresciuto male? E il papà che non lo aveva educato a tale compito sarebbe stato giudicato irresponsabile nell'affrontare la quarantena? E se invece delle favole la mamma avesse recitato un t'adoro mio Dio, ti amo con tutto il mio cuore, sarebbe valso lo stesso o sarebbe venuta meno - la poveretta - al compito di accompagnare a letto il bambino secondo il vademecum Covid-corretto?
    Questo daily plan andrebbe studiato nelle università di tutto il mondo perché è la prova che il Cts altro non era che una scusa per disporre della nostra libertà e intelligenza. È un insulto alla nostra pazienza, un'insopportabile e moralistica presa per il naso da parte di signorinessuno che hanno la grande responsabilità di aver dettato al governo l'azzoppamento di questo Paese, togliendogli prima di tutto la dignità della responsabilità di fronte alle sciagure.
    9 min
  • Coronavirus: il pericolo di un vaccino senza sperimentazioni
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6226

    CORONAVIRUS: IL PERICOLO DI UN VACCINO SENZA SPERIMENTAZIONI di Paolo Gulisano
    Il noto scienziato americano Anthony Fauci lo ha annunciato due giorni fa: un vaccino per il coronavirus dovrebbe essere pronto "entro il prossimo anno, anno e mezzo". Lo riportano i media Usa. L'immunologo ha riferito di aver avuto rassicurazioni dalle aziende produttrici che saranno in grado di realizzare sino ad un miliardo di dosi, consentendo di distribuirlo in tutto il mondo.
    In Europa tuttavia c'è ancora più urgenza: negli scorsi giorni l'Agenzia europea del farmaco ha dato delle anticipazioni sulla ricerca in atto in Inghilterra, che sarebbe a buon punto. "Il vaccino funziona", è stato annunciato. "L'obiettivo è distribuirlo senza sperimentazione". Ovvero ottenendo dall'Unione Europea un'autorizzazione speciale per poter mettere in commercio un vaccino fin dal prossimo inverno. Si tratta quindi di forzare tutte le normali procedure attraverso le quali si arriva all'approvazione di un farmaco. Si tratta di saltare tutta una serie di passaggi tecnici ritenuti normalmente indispensabili.
    Quello dell'agenzia europea appare come un atteggiamento quantomeno strano: tutti ricordano come si sono comportate alcune agenzie nazionali (tra cui l'italiana Aifa) nei confronti dei farmaci anti-Covid: un'intransigenza assoluta, per esempio nel caso della Clorochina o della terapia con il plasma, con richieste di studi, di trials clinici, di prove incontrovertibili di efficacia. Nel caso del vaccino invece si richiede di trascurare fondamentali passaggi, di introdurre un farmaco privo delle necessarie sperimentazioni, che normalmente richiedono tempo, mesi, anni.

    FARE IN FRETTA È LA SCELTA SBAGLIATA
    Per il vaccino anti Covid la parola d'ordine è una e netta: fare in fretta. Non a caso tra gli addetti ai lavori si parla di "corsa al vaccino". Ma in Medicina, come in altre scienze, la fretta è un atteggiamento anti-scientifico. Questa fretta viene giustificata dallo stato di emergenza, ma ormai è chiaro che i vari focolai epidemici hanno un decorso tipico, che porta in conclusione all'azzeramento dei morti e dei contagi. Ma è in corso - lo sappiamo bene - una fortissima campagna propagandistica tendente a mantenere uno stato di paura del ritorno del virus. Per questo, si dice, bisognerebbe fare in fretta a trovare il vaccino, trascurando tutte le altre ipotesi terapeutiche che pure vengono sostenute da vari scienziati.
    Solo pochi giorni fa abbiamo presentato l'interessante tesi del professor Robert Gallo, uno dei più grandi virologi al mondo, che sembra essere totalmente ignorata. Ormai sembra tutto scritto e deciso: si deve arrivare al vaccino anti Covid. Una scelta che lascia molto perplessi. E i dubbi sono di ricercatori e di scienziati, non di sedicenti "No Vax". Questo termine, tra l'altro, sta diventando una categoria ideologica con cui screditare a priori coloro che si pongono dele domande sull'efficacia e sulla sicurezza delle vaccinazioni. Una parola magica, come "fascista" o "razzista".
    In realtà anche molti ricercatori impegnati nello sviluppo di vaccini vogliono proteggere i pazienti, senza però innescare un fenomeno immunologico che è noto da tempo e che in seguito alla vaccinazione potrebbe esacerbare la malattia invece di combatterla. Questo serio e grave problema, di cui né Fauci né tantomeno gli eurocrati impazienti di avere un vaccino parlano, si chiama ADE.

    GRAVISSIMI DANNI ALL'ORGANISMO
    Se alcuni degli anticorpi prodotti dall'organismo in risposta alla vaccinazione non si legano abbastanza bene al virus - o non sono presenti nella giusta concentrazione - possono "aggrapparsi" a esso ed esacerbare la malattia tramite un processo noto come potenziamento dipendente da anticorpi (antibody-dependent enhancement, ADE).
    Nell'ADE, che tra l'altro era l'antica divinità greca degli Inferi, i virus rivestiti di anticorpi ottengono un ingresso tramite i recettori anticorpali sui macrofagi e su altre componenti delle difese immunitarie, neutralizzando le cellule stesse che avrebbero invece eliminato quei virus. In alcuni casi, inoltre, questo processo può innescare una forte reazione infiammatoria, che come abbiamo visto negli scorsi mesi, grazie ai reperti delle autopsie, è estremamente pericolosa perché può innescare fenomeni di vasculite e di tromboembolie diffuse.
    Tramite l'ADE il virus può avviare una sovrapproduzione di proteine di segnalazione infiammatoria chiamate citochine, portando a "tempeste di citochine" che possono promuovere la sindrome da distress respiratorio acuto e danneggiare il tessuto polmonare. Quindi, non basta che un vaccino possa indurre la produzione di anticorpi, ma si deve trattare di anticorpi "giusti", e per arrivare a questo obiettivo ci vuole molto tempo e molta prudenza.
    Al contrario, un vaccino che determinasse l'ADE porterebbe a danni anche gravissimi all'organismo. L'ADE è già emerso come un problema anche per altri vaccini.
    Ci sono ormai chiare evidenze che il Covid-19 è un virus neurotrofico, cioè che svolge un'azione sul sistema nervoso centrale. Se un vaccino venisse realizzato senza criteri di assoluta sicurezza, i meccanismi che abbiamo sopra descritto potrebbero portare a danni cerebrali in un numero imprecisato di persone. Un vero disastro umanitario.
    Ma se nonostante tutto un vaccino del genere fosse messo in commercio, e la gente decidesse di sottoporvisi, spinta dalla paura di dover prendere una polmonite da Coronavirus - peraltro curabile con molti tipi di terapie - ritenendola preferibile ad una encefalopatia, crediamo che tuttavia questa scelta debba essere libera e personale, e non obbligatoria e coercitiva.
    8 min
  • Il coronavirus ha permesso la svolta totalitaria dei governi democratici
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6212

    IL CORONAVIRUS HA PERMESSO LA SVOLTA TOTALITARIA DEI GOVERNI DEMOCRATICI di Guido Vignelli
    Il comportamento delle autorità italiane davanti all'emergenza sanitaria provocata dal "virus cinese" risulta talmente irrazionale che sembra difficile spiegarselo. Nel tentativo di capire se questo comportamento abbia un senso e quale sia, possiamo ricorrere a questa famosa massima investigativa: "una volta accertati i fatti ed esclusa ogni spiegazione insostenibile, quella che rimane in piedi, per quanto possa sembrare assurda, è quella vera" (Sherlock Holmes).

    LA CURA GLOBALE DEL DOTTOR KNOCK
    Orbene, i fatti accaduti - e che, ahinoi, stanno ancora accadendo! - sono ormai noti e accertati.
    Nel campo sanitario, sebbene la classe medica trovatasi "al fronte" si sia eroicamente impegnata per arginare la diffusione del virus, la classe dei medici-scienziati si è comportata in maniera non solo ondivaga ma anche contraddittoria.
    Da una parte, virologi, infettivologi ed epidemiologi hanno ammesso di non avere certezze sul nuovo virus, sulle sue capacità di diffondersi e sui metodi per curarlo, tanto è vero che ora temono di aver sbagliato alcune terapie usate. Dall'altra parte, però, le "commissioni tecnico-scientifiche" ufficiali hanno consigliato al Governo d'imporre all'intero popolo un regime di sicurezza assoluta, isolando non solo i malati ma anche e soprattutto i sani.
    Viene allora alla mente una famosa commedia teatrale, scritta nel 1924 da Jules Romains: Il dottor Knock, o Il trionfo della medicina. Questo zelante medico assicura i suoi concittadini che "non esistono persone sane, esistono solo persone che non si rendono conto di essere malate" e che anzi "non c'è malato più grave di chi s'illude di essere sano". Di conseguenza, egli riesce a convincere il sindaco a trasformare il municipio in ospedale per potenziali malati da curare preventivamente, facendo così la fortuna dei farmacisti e delle ditte farmaceutiche.
    Ebbene, le citate commissioni sanitarie hanno applicato il "metodo Knock" all'intera nazione italiana, trasformandola in enorme lazzaretto nel quale sono stati rinchiusi i potenziali sospetti malati. Ma è potuto accadere solo grazie all'alleanza tra i nostrani "dottori Knock" e le nazionali autorità politiche.

    IL "COLPO DI STATO" DELLE AUTORITÀ POLITICHE
    Nel campo politico, infatti, il potere esecutivo si è approfittato del suggerimento dato dalle sue commissioni sanitarie per varare una sorta di "legge dei sospetti" che applica in maniera abnorme il "principio di precauzione". Una sconcertante successione di numerosi, ondivaghi e contraddittori decreti governativi ha imposto alla intera popolazione una serie di divieti di carattere non tanto sanitario quanto disciplinare.
    Ad esempio, sono stati imposti gli arresti domiciliari all'intera popolazione, al fine d'isolare in casa i "non ancora ammalati" (ossia i sani); a coloro che avevano bisogno di uscire per grave necessità, è stata concessa l'ora d'aria riservata ai detenuti, ma condizionata a rispettare il "distanziamento sociale", ossia una misura che - come dice la stessa espressione - non ha fini sanitari ma di "educazione sociale".
    Ovviamente, queste misure hanno comportato il divieto di protestare pubblicamente; quei pochi che hanno osato farlo sono stati schedati, multati e alcuni addirittura sequestrati e sottoposti a reclusione sanitaria obbligatoria; si noti che costoro non hanno potuto avvalersi della legge che dà diritto di rifiutare trattamenti sanitari ritenuti superflui o dannosi.
    Il potere legislativo è stato ridotto ad assemblea incaricata di approvare i decreti governativi. Il potere giudiziario si è ben guardato dall'obiettare che le procedure applicate dal Governo stavano violando le leggi vigenti e le libertà costituzionali, anzi stavano sospendendo la Costituzione, come mai si era osato fare per le precedenti epidemie e come neanche in tempo di guerra è lecito fare.
    Nel campo economico, i decreti governativi hanno favorito il lavoro e l'impresa pubblici e ostacolato al massimo quelli privati. Di conseguenza, la classe produttiva privata, specialmente quella di piccole-medie dimensioni, è stata gravemente penalizzata, prima obbligandola alla chiusura totale per mesi, poi sottoponendola a costose e cervellotiche procedure di risanamento e di precauzione, infine lasciandola priva di facilitazioni burocratiche, aiuti economici ed esenzioni fiscali che le permettessero di non soccombere ai mancati guadagni e alle spese fatte per riaprire.

    LA PROPAGANDA DELLA PAURA E DEL SOSPETTO
    In questa situazione, il mondo della comunicazione ha svolto un ruolo determinante nel campo del dibattito culturale.
    I mass-media si sono spesso trasformati in propagandisti delle sentenze emesse dalle commissioni sanitarie e dei decreti varati dal Governo. Giornali, radio e televisioni si sono quasi tutti impegnati a diffondere un clima di paura, diffidenza, sospetto e delazione, esortando i cittadini a denunciare coloro che violavano una qualche regola governativa.
    Il "politicamente corretto" ha imposto un "culturalmente corretto" che si è ridotto a un "sanitariamente corretto" del tutto ideologico. Com'è noto, l'ideologia suole considerare la parte come se fosse il tutto, l'interesse settoriale come se fosse quello globale, per cui essa propaganda idee e valori fittizi al fine di ottenere o mantenere o riottenere un potere fazioso. Nel nostro caso, la sopravvivenza fisica, teoricamente assicurata dalle precauzioni sanitarie, da bene parziale è diventata bene comune totale, anzi il summum bonum. Il restare sani è stato elevato a obbligo civile, anzi a gnostica "purezza sociale", alla quale bisogna sacrificare tutto, non solo la sopravvivenza economica ma anche la libertà e la stessa dignità umana.
    Quando lo Stato pretende d'imporre alla nazione di sacrificare il bene comune a un bene settoriale, è inevitabile ch'esso ricorra alla pubblica violenza. Esso si è rifiutato di considerare le gravissime conseguenze causate dalle misure sanitarie imposte sulla vita non solo economica ma anche sociale, psicologica, culturale della nazione: i rapporti sociali sono stati come sterilizzati dalla sanità globale.

    LA SPIEGAZIONE CHE SPIEGA L'INSPIEGABILE
    Una volta accertati i fatti accaduti, rimane il problema di spiegare come mai ciò che non era mai accaduto prima sia potuto accadere oggi, in soli tre mesi cruciali.
    Si dice che tutto quanto avvenuto può essere spiegato semplicemente considerando l'inefficienza del Governo, composto da gente priva di competenza, visione e strategia. Tuttavia, questa spiegazione soffre di una palese contraddizione. Il comportamento governativo è stato certamente inefficiente quando gli è convenuto d'ingessare la nazione, rinviare le soluzioni e bloccare i tentativi di ripresa fatti dalla società civile. Ma questo stesso Governo ha dimostrato notevole abilità, energia e tempismo, quando si è trattato di nascondere le proprie intenzioni, imbrogliare le carte, eludere i veri problemi, spaventare sui pericoli, minacciare restrizioni, illudere sul futuro. Dunque, questa spiegazione non regge.
    Allora resta in piedi una sola spiegazione: quella che, pur sembrando assurda, è la sola convincente. Tutto si spiega, se ammettiamo che il comportamento del Governo non è dovuto tanto alla propria inefficienza quanto al voler compiere un preciso progetto: quello d'indebolire al massimo la società civile per ricondurla al controllo statale, sottometterla al nuovo potere tecnologico, costringerla alla riforma ecologica, portarla alla "decrescita felice", ossia alla miseria. Si tratta di una manovra a tenaglia composta da due aspetti: da una parte, imporre al popolo italiano un regime oppressivo fondato su paura, ricatto, costrizione, spionaggio, disgregazione, impoverimento; dall'altra, impedire che questo popolo reagisca alla crisi sanitaria mantenendosi economicamente solido, politicamente libero, culturalmente e religiosamente vivo.
    Da mesi, l'Italia è sottoposta a quello che è stato giustamente definito come un "esperimento sociale di massa" mirante a realizzare una mutazione civile dalle gravi conseguenze. Gli esecutori di questa mastodontica operazione sono partiti di governo facilmente individuabili: da una parte, quel Movimento 5 Stelle che è la versione italiana dell'ecologismo radicale; dall'altra, quel Partito Democratico che riprende il programma "post-moderno" (ossia anarcoide) avviato dalla internazionale socialista all'epoca di Mitterrand. Entrambi questi partiti non perdonano al popolo italiano di costituire tuttora un'anomalia politica che continua a rifiutare di allinearsi alla Sinistra rosso-verde internazionale.

    VERSO UNA NUOVA FORMA DI TOTALITARISMO
    Proviamo ora a qualificare il regime che queste manovre politico-scientifico-sanitarie stanno tentando d'imporre all'Italia e a mezzo mondo.
    Un tempo, un regime come questo sarebbe stato qualificato semplicemente come "dispotico", dato che sfrutta paura, debolezza, divisione e disordine sociali per imporre l'arbitrio e il sopruso come falso rimedio. Tuttavia, dalla Rivoluzione Francese in poi, il despotismo ha assunto spesso una dimensione molto più vasta e grave, tanto che illustri studiosi di scienze politiche o giuridiche hanno parlato di un nuovo modello di regime qualificabile come "democrazia totalitaria".
    Di solito, questo regime dapprima ottiene consenso e potere rispettando le procedure democratiche ufficiali; poi però le strumentalizza per dotarsi di poteri eccezionali, approfittandosi della spinta emotiva della paura diffusa da una grave emergenza nazionale, sia essa una crisi economica, una situazione di disordini, una guerra civile, una invasione straniera. In questi casi, il "principio di sicurezza" e il "principio di precauzione" vengono applicati in modo da opporre "a mali estremi, estremi rimedi", prima presentati come momentanei, poi sistematizzati come definitivi.
    15 min
  • Io non mi vaccinerò contro il Coronavirus
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6197

    IO NON MI VACCINERO' CONTRO IL CORONAVIRUS di Silvana De Mari
    Oggi nessun decesso segnalato in Lombardia. La malattia è diventata curabile. Ci sono stati 50 morti in un giorno su una nazione di 60 milioni di abitanti passa, vale a dire meno di un morto per milione. Il governo è terrorizzato: rischia di perdere la motivazione per tenere in pugno nazione. Come ripetuto innumerevoli volte questo virus ha colpito molto anche a causa dei protocolli terapeutici sbagliati, che sbagliati sono rimasti fino a che alcuni medici contravvenendo alle incredibili e ascientifiche raccomandazioni del Ministro della Salute hanno fatto le autopsie necessari a comprendere la patogenesi, e quindi la cura. Ora gli ospedali sono vuoti. Ora le rianimazioni sono vuote. Con antinfiammatori, immunomodulatori, eparina, un po' di chinino che non fa mai male come ai bei vecchi tempi, e il plasma la malattia è perfettamente gestibile. Non c'è nessun senso nel continuare a imbavagliare una nazione, nel costringerla fallire, nell'imbrigliarla in una serie di regolamenti pensati probabilmente da qualche nerd mai vissuto nel mondo vero, che hanno il solo scopo di uccidere di multe ogni tentativo di sopravvivenza.

    CONTRO ZINGARETTI
    Il dottor Mariano Amici, è ricorso al Tar contro l'ordinanza di Zingaretti che renderà obbligatoria la vaccinazione antiinfluenzale. Zingaretti dopo aver fatto gesti irresponsabili nel momento in cui bisognava chiudere, come l'irresponsabile aperitivo a Milano, sta violando addirittura i principi stabiliti al processo di Norimberga che affermano che impone una cura contro la volontà della persona è un crimine contro l'umanità. Queste le motivazioni del dottor Mariano Amici, la vaccinazione è sbagliata dal punto di vista medico.
    L'ordinanza di Zingaretti è rivolta agli over 65, a tutto il personale sanitario e ai bambini da sei mesi a sei anni. In Italia non vengono prese le precauzioni necessarie per le vaccinazioni, senza queste precauzioni la vaccinazione è pericolosa.
    La vaccinazione è una pratica che presuppone la capacità di attenuare il vaccino, renderlo meno virulento. Il vaccino serve per fare costruire gli anticorpi. Quando il virus attenuato viene inoculato il virus l'organismo contrae una malattia, spesso in forma asintomatica o paucisintomatica. L'organismo fabbrica anticorpi e si immunizza.
    Occorrono 8/12 settimane per sviluppare la difesa. In quelle prime 8/12 settimane non solo il vaccino non mi protegge, ma è più debole perché deve combattere questa nuova malattia attenuata, ma comunque malattia. Occorre fare la quarantena di tre mesi dopo i vaccino, perché potrebbero infettare i pazienti sani. Il virus è in forma attenuata, ma in alcuni casi di rivitalizza, e quindi se lo spando in giro rischio di fare danni.
    Se il quel periodo l'organismo è indebolito: se in quel periodo contrae un altro virus, si contrae l'influenza con maggiore virulenza, perché l'organismo è distratto a combattere una battaglia, mentre gliene arriva un altro.

    QUANDO IL VACCINO NON SERVE A NIENTE, ANZI PEGGIORA LA SITUAZIONE
    Noi inoculiamo il virus della stagione precedente, ma il virus varia da una stagione all'altra, quindi la vaccinazione antiinfluenzale non solo non serve a niente, ma serve a peggiorare le influenze, perché per 3 mesi l'organismo è più debole.
    Quando il virus arriva, trova l'organismo distratto a fare una guerra inutile contro un vaccino attenuato che in forma selvaggia non esiste più.
    Vaccinando con vaccini fatti con virus dell'anno precedente, mettiamo in campo il virus della stagione precedente che si era tolto dai piedi, e poi l'influenza attacca con maggiore violenza perché l'organismo è distratto a combattere una battaglia inutile.
    Uno dei motivi della grandissima perdita di creature umane della Lombardia potrebbe essere proprio il fatto che la Lombardia, avendo una sanità molto efficace, ha vaccinato moltissimo.
    Mentre sempre più gruppi di medici chiedono l'abolizione della vaccinazione antiinfluenzale essendo un tipo di vaccinazione dove ormai comincia essere evidente che il rapporto costo benefici è svantaggioso, Zingaretti vuol mettere la vaccinazione obbligatoria.
    Di pensione sempre più drammatica e che individui che non hanno nessun idea del concetto di libertà e democrazia stiano affondando le mani nella paura del virus.
    Il vaccino costa. Sono soldi che vanno a una casa farmaceutica. Qualcuno ha detto che pensa male fa peccato ma indovina, quindi noi facciamo peccato pensando che siano stati fatti conti sbagliati.
    Un'ultima considerazione su Zingaretti. Ci sono uomini il cui fascino aumenta quando ridono. Sono molto pochi e Zingaretti non fa parte del loro numero. Il mio spassionato consiglio a Zingaretti, oltre a quello di trovarsi esperti migliori, è quello di ridere un po' meno. Mentre la nazione naufraga nell'insensatezza che distrugge scuole, socialità ed economie (sorvolo sulla religione, perché dovrei aprire un discorso a parte), il sorriso felice dei capi che hanno la nazione in pugno è ignobile.
    7 min
  • Il Coronavirus sta finendo, ma media e politici continuano ad alimentare la paura
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6189

    IL CORONAVIRUS STA FINENDO, MA MEDIA E POLITICI CONTINUANO AD ALIMENTARE LA PAURA di Paolo Gulisano
    Il Covid sta finendo, ma c'è chi proprio non vuole rassegnarsi a questa evidenza, e continua con accanimento a sostenere che la minaccia è sempre incombente, che bisogna continuare a mantenere le limitazioni alla vita sociale.
    Visto che i dati non corrispondono a questa narrazione, ecco che si ricorre alla Cina, uno spauracchio che può sempre tornare utile. E così nei giorni scorsi i media di regime ci hanno raccontato di una situazione "estremamente grave", di una Pechino impegnata "in una lotta contro il tempo" per fermare il contagio, attraverso "le misure più strette, decisive e determinate", secondo il classico modello cinese che è stato poi importato in Italia.
    Siamo andati allora a vedere i numeri di questa nuova emergenza, e ci dicono di circa 130 casi di contagiati in una settimana nella capitale. Pechino - è bene ricordarlo - è una città di oltre 21 milioni di abitanti. Quindi abbiamo un caso di contagiati ogni 200.000 abitanti. E' come se a Milano avessimo cinque casi. E parliamo di contagiati, non di ricoverati o tantomeno di morti.
    Quindi, di che emergenza si sta parlando?
    Il governo italiano tuttavia continua ad insistere sull'esistenza di nuovi casi di Covid diagnosticati. Questo secondo il Ministero della Salute deve invitare alla cautela in quanto denoterebbe "che in alcune parti del Paese la circolazione del virus è ancora rilevante", si legge nel report settimanale del periodo dall'8 al 14 giugno del Monitoraggio della Fase 2. "In tutta la Penisola - continua il documento - sono stati diagnosticati nuovi casi di infezione nella settimana di monitoraggio corrente, con casi in aumento rispetto alla precedente settimana di monitoraggio".
    Tuttavia, il numero dei ricoverati - in particolare nelle strutture intensive - continua progressivamente a scendere, così come la mortalità. Cosa significa questa evidenza, che peraltro il governo fa di tutto per nascondere? Che il virus sta perdendo la sua aggressività e la sua virulenza.
    Mentre si cerca di rinfocolare la paura, è arrivata venerdì scorso come una doccia fredda la valutazione di un autorevole scienziato, il professor Remuzzi, direttore dell'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, una delle più prestigiose istituzioni d'Europa . "I nuovi positivi non sono contagiosi", ha dichiarato in un'intervista. E questo perché la carica virale è diventata molto bassa. Lo si è scoperto dall'analisi dei tamponi fatti nel corso di una ricerca promossa dall'Istituto stesso, che ha dimostrato che i casi attuali di positività hanno una carica virale molto bassa, non contagiosa. Li chiamiamo contagi, ma sono semplicemente persone positive al tampone. Si tratta di positività che non hanno ricadute cliniche: non sono persone malate, e non possono trasmettere la malattia a nessuno.
    Qualcuno potrebbe obiettare che si tratta di un singolo studio, ma in realtà stanno uscendo altri autorevoli lavori che confermano questo quadro, come quello del Center for Disease Prevention della Corea del Sud fatto su 285 persone asintomatiche positive, che ha rintracciato 790 loro contatti diretti. Quante nuove positività? Zero.
    Secondo il direttore del Mario Negri, L'Istituto Superiore di Sanità e il governo devono qualificare le nuove positività, o consentire ai laboratori di farlo, spiegando alla gente che una positività inferiore alle centomila copie non è contagiosa, quindi non ha senso stare a casa, isolare, così come non è più troppo utile fare dei tracciamenti che andavano bene all'inizio dell'epidemia.
    L'esistenza di nuovi positivi non deve creare alcun allarmismo: non è lo stesso tipo di positività dei mesi scorsi. Una positività che non può più dare le forme cliniche gravi che abbiamo visto nei primi tre mesi dell'epidemia.
    Occorre quindi che il governo prenda atto di quanto e come è cambiata la situazione rispetto a quel lontano 20 febbraio. E agire e dare comunicazione di conseguenza.
    Continuare ad alimentare irragionevoli paure non può che destare dei ragionevoli sospetti, che su questa epidemia che non "deve" passare, si stiano giocando interessi politici ed economici. Non a caso gli ambienti governativi non fanno che ripetere - sordi a qualunque evidenza scientifica - che sono indispensabili due cose per mettere fine alla vicenda Covid: App di tracciamento e vaccini. Tertium non datur, anche se le evidenze scientifiche dicono ben altro.

    Nota di BastaBugie: Riccardo Cascioli nell'articolo seguente dal titolo "Terrorismo e Covid, parola d'ordine: asservire il popolo" parla dell'attentato terroristico in Inghilterra e di come l'informazione cerchi di smorzare ogni allarme. Invece per il Coronavirus l'informazione alimenta uno stato di paura permanente. Funziona ormai una sorta di panico a comando, c'è una popolazione alla mercé del Potere. A cui si può resistere soltanto legati a Chi questo Potere del mondo ha già sconfitto.
    Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 23 giugno 2020:
    Sabato 20 giugno, ore 19 circa: a Reading, Inghilterra, in un parco affollato un uomo armato di un grosso coltello si lancia prima su un gruppo di persone, poi su un altro, colpendo alla cieca; infine viene placcato da un poliziotto e arrestato. Bilancio: tre morti e tre feriti gravi. La notizia è immediatamente una "Breaking News", tutti pensano all'attacco di un fondamentalista islamico, ma le autorità subito affermano che non ci sono elementi per pensare a un atto di terrorismo.
    Passano le ore e resta la domanda sul chi e sul perché di questo attacco; intanto, in mancanza di altri dettagli che indichino il motivo della strage, la notizia sui maggiori siti di informazione perde di importanza. Quindi trapela l'informazione che l'autore è di origine libica, ma guai ad arrivare a conclusioni affrettate: non risulta - dicono le fonti di informazione - che abbia legami con gruppi jihadisti.
    Alla domenica, l'eventualità di un atto terroristico non viene più scartata, ma bisogna arrivare al lunedì mattina per sapere che l'uomo arrestato per l'attacco, il 25enne Khairi Saadallah, era già noto ai servizi segreti britannici: era stato infatti sospettato di voler andare all'estero per terrorismo. Non avendo i servizi trovato traccia di rischi imminenti, Saadallah era entrato nell'elenco dei 40mila residenti in Gran Bretagna sospettati di attività estremiste ma attualmente non sotto inchiesta (3mila sono invece quelli monitorati continuamente).
    Nel frattempo però la notizia ha perso d'importanza, e ieri sera il principale articolo sul sito web della BBC dedicato a Reading era centrato sulle vittime, «tre veri gentiluomini», secondo i frequentatori di un vicino pub riservato agli Lgbt, di cui i tre erano assidui clienti.
    Così, a una notizia che poteva destare giustificato allarme è stata messa la sordina, diluendola nel tempo. Chi infatti può credere che, avendo arrestato in flagrante il responsabile, essendo egli già conosciuto dagli esperti dell'anti-terrorismo, non si sapesse tutto già nelle prime ore? Non per niente, a poche ore dall'arresto le forze speciali hanno fatto irruzione in un condominio popolare, presunta abitazione di Saadallah (operazione peraltro restata misteriosa).
    Ma ormai è uno schema collaudato in Europa: quando si ha a che fare con probabili atti di terrorismo, autorità ufficiali e media fanno di tutto per depistare, ritardare le informazioni o addirittura ometterle. Lo scopo è chiaro: evitare di creare il panico, evitare di fare il gioco di chi vuole seminare terrore. E nello stesso tempo si sta molto attenti ad evitare di parlare di islam o islamismo. Non sia mai che si sia tacciati di islamofobia.
    La parola d'ordine è: smorzare, non creare allarme nella popolazione, non suscitare sentimenti ostili nei confronti di una comunità religiosa.
    Invece, per quanto riguarda il Covid-19 la parola d'ordine è esattamente l'opposto: creare allarme, tenere la popolazione in un costante stato di paura, suscitare sentimenti ostili nei confronti di chi obietta al lockdown e di chi vuole riportare la percezione della pandemia nella sua giusta dimensione. E ancora una volta autorità istituzionali e media sono alleati: per giorni abbiamo avuto in primo piano le notizie sul nuovo allarme Coronavirus a Pechino, poi il "disastro" del Brasile (che poi, come dimostriamo oggi, tanto disastro non è), e ora i contagi nel mattatoio tedesco.
    Numeri limitati, ma comunque letti come se intere popolazioni fossero sterminate dalla nuova peste. Il tutto per mantenere i cittadini nello stato di paura e indirizzare la rabbia verso i soliti obiettivi politici, i nemici del Nuovo Ordine Mondiale, che di volta in volta, e a seconda dei casi, vengono bollati come negazionisti, sovranisti, pseudo-scienziati e così via.
    Ce n'è abbastanza per sospettare che panico e calma siano attentamente pilotati dai governi e dai media, e che il popolo sia alla mercé del Potere. Per molti sicuramente, soprattutto nei media, funziona la logica del conformismo, ma è chiaro ormai che c'è una precisa volontà di imporre a livello globale un sentimento piuttosto che un altro, che va molto al di là della normale influenza esercitata dai mezzi di informazione. Obiettivi politici, economici, ideologici si intrecciano e costituiscono una pressione fortissima sulla gente comune. In nome dell'emergenza tutto ci potrà essere chiesto, e il lockdown ne è stato un grande esempio, forse una prova generale.
    Per resistere c'è bisogno anzitutto di un grande amore alla Verità, uno sguardo aperto alla realtà che può permanere solo attraverso l'uso della ragione alimentato dalla fede. La battaglia è contro il Potere di questo mondo, ed è impossibile resistere fino in fondo se non si è attaccati a Chi questo Potere ha già sconfitto. Ma questa appartenenza a Cristo, per poter essere vi
    13 min
  • Coronavirus: La preziosa lezione dei contadini "ignoranti"
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6185

    CORONAVIRUS: LA PREZIOSA LEZIONE DEI CONTADINI ''IGNORANTI'' di Aldo Maria Valli
    Sono rimasto molto colpito da un video che un amico mi ha inviato nei giorni scorsi. Raccoglie le testimonianze di alcuni anziani contadini e allevatori, presumo dell'Italia centrale, i quali, interpellati sulla pandemia, sul coronavirus e sulle misure di contenimento del contagio, mostrano candidamente di non saperne nulla. Il video è bello perché le testimonianze sono cariche di disarmante sincerità, i volti esprimono dignitosa semplicità e nessuno degli interpellati cerca di essere ciò che non è.
    Ho a mia volta inviato il video ad alcuni amici e uno di loro, che si occupa di agronomia, ha commentato: "Sono tenerissimi, e quanti ne conosco così! Persone poco istruite, lontane dai social e dal mondo mediatico. Voglio loro tanto bene perché sono la nostra storia: guai a chi me li tocca!" Ed ecco il commento di un'amica: "Semplici da far tenerezza. Vivono nello stesso mondo nostro ma non ne sono travolti. Meritano attenzione e rispetto".
    A nessuno dei miei amici è venuto in mente di definire le persone apparse nel video come ignoranti. E nemmeno io le definirei mai in tal modo. In realtà ignoranti lo sono, in senso letterale, perché ignorano tante cose, ma non che noi, metropolitani alfabetizzati, sappiamo molto di più!

    ANCHE NOI SIAMO IGNORANTI
    Se riflettiamo su ciò che realmente sappiamo a proposito del Covid-19 dobbiamo ammettere che anche noi siamo profondamente ignoranti. Nonostante la nostra frequentazione dei social e la lettura quotidiana di tante notizie e tanti commenti, siamo pieni di dubbi, e le cose che non sappiamo superano di gran lunga quelle di cui, più o meno, abbiamo potuto farci un'idea. Non sappiamo ancora bene come e dove sia nato il virus, non sappiamo come inizialmente si sia trasmesso, non sappiamo di che cosa effettivamente siano morte tante persone (per esempio, polmonite o trombosi), non sappiamo se siano morte di Covid o con Covid, non sappiamo se il virus se n'è andato davvero, non sappiamo se tornerà, non sappiamo se è il caso di cercare un vaccino oppure no, non sappiamo quali siano le terapie più efficaci eccetera eccetera.
    Se sapessimo di non sapere saremmo cauti e umili, invece, imbottiti di notizie, noi presumiamo di sapere, e così diventiamo spesso aggressivi. Ma è l'aggressività del debole, che attacca per insicurezza. I contadini interpellati nel video hanno bei volti abbronzati, di anziani abituati a stare all'aria aperta. Il fatto di vivere in campagna, in borghi isolati, li ha messi automaticamente al riparo dal contagio, ma non solo da quello causato dal virus: parlo anche del contagio dell'informazione. Dai loro sguardi si vede che non sono stati stressati dal terrore e dal sensazionalismo. Essendo rimasti alla larga da televisioni, giornali, social e da tutte le altre fonti dell'informazione, hanno mantenuto un regale distacco e una serenità che nessuno può scalfire.

    SOVRADOSAGGIO DI NEWS
    Significa allora che non ci dobbiamo informare? Certamente no. Ma la lezione che arriva da quei nostri anziani connazionali non metropolitani è comunque istruttiva: di troppa informazione si può morire come di coronavirus. Si muore di indigestione informativa, di stress da notizia, di esaurimento nervoso da sovradosaggio di news.
    Non è facile dire quale possa essere la modica quantità di notizie utile per mantenerci informati senza cadere in qualche forma di nevrosi. Ognuno può regolarsi come crede. Ma il problema non è solo quantitativo. Si tratta di puntare all'informazione di qualità, ovvero veramente libera: rara avis in terris!
    Guardando il video con le testimonianze degli anziani contadini ho anche ripensato alle apparizioni del presidente del Consiglio durante la pandemia, quando, all'ora dei massimi ascolti televisivi, entrava nelle nostre case, nelle quali eravamo chiusi per quarantena, e incominciava a snocciolare cifre e ad annunciare provvedimenti presi sulla base delle formulazioni del Comitato tecnico-scientifico. Ecco un classico caso nel quale abbiamo avuto la presunzione di sapere, ma in realtà non sapevamo nulla. Non eravamo in grado di sapere in che modo nascessero i dati che ci venivano forniti; non avevamo alcuna possibilità di fare un confronto tra fonti diverse; non avevamo la possibilità di capire in che modo il Comitato fosse giunto a prendere certe decisioni; non sapevamo quale fosse la competenza reale delle persone chiamate a prendere le decisioni. Tutti noi, in mancanza di oggettive possibilità di giudizio, eravamo chiamati, né più né meno, a un atto di fede. Di qui la sensazione, del tutto illusoria, di sapere, mentre in realtà il nostro era un credere di sapere.
    Abbiamo vissuto e viviamo, dobbiamo ammetterlo, nell'illusione. Illusione di sapere, illusione di essere liberi di farci un'idea, illusione di essere in grado di giudicare. E l'illusione sta continuando. Viene naturale pensare alla caverna di cui parla Platone, con gli schiavi incatenati, ignari di vedere solo ombre perché, non essendo in grado di voltarsi verso la fonte della proiezione, identificano le ombre con la realtà effettuale. Allora ben vengano le voci di coloro che, aiutandoci a dichiarare i nostri limiti, ci richiamano al realismo dell'umiltà.
    6 min
  • Cinque falsi miti (più uno) sul coronavirus
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6191

    CINQUE MITI FALSI (PIU' UNO) SUL CORONAVIRUS di Stefano Fontana
    Quando la ragione si stacca dalla fede cade nel mito. É uno dei grandi insegnamenti di Benedetto XVI. Per lui valeva anche il contrario: quando la fede si stacca dalla ragione cade nel mito. La caduta nel mito da parte della religione si chiama fideismo, la caduta nel mito da parte della ragione si chiama razionalismo: sono due religioni mitiche. Nel famoso discorso di Ratisbona del 2006 lo aveva spiegato molto bene. In questo nostro tempo notiamo che da un lato viene esaltata una religiosità mitica, come quella panteista, idolatrica e animista dei primitivi (si torni con la mente al sinodo dell'Amazzonia), e dall'altra la ragione politica si nutre di miti appunto politici. In ambedue i casi c'è un difetto di razionalità.
    Durante la pandemia da Covid-19 la politica si è inventata molti miti in funzione autoconsolatoria oppure di servizio al potere politico. Sul mito dell'emergenza si può rinsaldare il potere e renderlo più pervasivo, proprio per contrastare l'emergenza. Il potere può aumentare il controllo, le libertà venire limitate con il consenso di tutti, le disposizioni autoritarie accolte perfino con soddisfazione e il potere se la gode.
    Sul mito dell'emergenza si costruisce poi una mitologia: le conferenze stampa di Conte, il moralismo di Mattarella, i proni servizi giornalistici delle reti Rai, la retorica sentimentaloide della pubblicità dei grandi marchi "in attesa di riabbracciarci", i "nuovi eroi", le parate liturgiche delle task force e degli Stati generali, la raccolta fondi in tv per la protezione civile, ancora in atto anche se i presidi sono stati chiusi.
    Il primo grande mito è stato senz'altro quello della stessa pandemia. La sua mortalità era inferiore al 4 per cento. Le numerose morti sono state dovute alla carenza di strutture sanitarie. Le vittime decedute con il Covid non sono morte per il Covid, ma per altre patologie o perché non erano disponibili posti di terapia intensiva. Il Covid stesso, quindi, è stato trasformato in un mito.
    Un secondo mito è stato senz'altro quello della scienza e in particolare dei virologi. Nessuno di loro ci ha dato delle certezze, i loro pareri erano sempre discordanti, molti di loro hanno sfruttato l'occasione per apparire in tivù e vendere libri... ma nondimeno il governo si è sempre nascosto dietro il parere "degli scienziati". La gente è stata convinta che "serve un vaccino", i medici contrari vengono zittiti, arrivano i finanziamenti da Bill Gates e il processo dei trattamenti sanitari obbligatori (TSO) procede perché "lo dice la scienza".
    Così è capitato con il mito della paura. L'allarmismo eccessivo è spiegabile data le carenze sanitarie di cui sopra, ma non lo è se rapportato alla vera entità dell'epidemia nel nostro Paese. Le molte misure insensate (ricordiamo i 200 metri da casa?) hanno contribuito ad alimentarla. Le tv di Stato, occupate h24 a parlare di Covid, hanno fatto da volano a un diffuso sentimento di paura che anche ora che il problema è molto ridimensionato stenta a dissolversi. Molti anziani continuano a non andare nemmeno a Messa per questa persistente paura artificiale. I regimi si sono sempre avvalsi dei miti e della paura indotta.
    Si è poi creato il mito che "insieme si può" e quindi sono state stigmatizzate le opinioni diverse, le manifestazioni pubbliche pur se nel rispetto delle regole, è stato congelato il Parlamento e le opposizioni critiche sono state accusate di non collaborare perché nell'emergenza si dovrebbe stare tutti uniti. Viene mitizzato un ipotetico nemico per condannare i fronti interni e accusarli di disfattismo. Le voci dissenzienti sono state tacitate e sono stati colpiti dal pubblico sospetto quanti dicevano che certe misure erano irrazionali e dannose.
    Un altro mito che si è creato è quello degli esperti. Il governo si è attorniato di pletorici gruppi di esperti non solo per fronteggiare il virus dal punto di vista sanitario ma anche per decidere cosa fare dopo il virus. Sono stati addirittura convocati gli Stati Generali e la situazione è diventata ridicola. In questo modo i ritardi e le evidenti incompetenze sono state nascoste sotto il mito dei Supereroi Supercompetenti Superpagati.
    Tutti questi miti sono stati fatti propri anche dalla Chiesa cattolica, che non ha saputo dire parole di verità e che anzi si è perfino rivelata più rigida nell'applicare i comportamenti richiesti dai nuovi miti. La Chiesa esperta in mitologia che impedisce di inginocchiarsi in chiesa anche se il governo non lo chiede. Sono state accettate le incongruenze, le astruse e contraddittorie disposizioni dei funzionari dei ministeri (perché se in una chiesa ci possono stare 70 persone, in caso di funerale possono starcene solo 15?), le restrizioni assurde (perché non più di 200 persone alle messe al chiuso se in molte cattedrali ce ne stanno molte di più?). La ragione politica diventata mito ha prodotto una mitologia religiosa dura a morire: i parchi giochi sono ormai pieni di gente e di bambini senza protezione, ma in chiesa si assiste a misurazione della febbre, distanza, sedie fissate a terra con lo scotch perché non si possano spostare, e dopo il missa est, gli "addetti al servizio d'ordine" vengono a prenderti per portarti fuori.
    Nella Chiesa si è diffuso il mito che il primo modo di essere un buon cristiano è di essere un buon cittadino e che essere un buon cittadino vuol dire eseguire senza discutere le decisioni - spesso assurde oltre che incostituzionali e contrarie al Concordato - del governo in carica.
    8 min
  • Coronavirus, basta guanti: sono inutili, anzi dannosi
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6172

    CORONAVIRUS, BASTA GUANTI: SONO INUTILI, ANZI DANNOSI di Maria Stella Lopinto
    La Conferenza delle Regioni [...] ha emanato il 25 maggio un'ordinanza che esclude l'uso dei guanti in tutte le attività pubbliche, a partire dalle attività di ristorazione, bar, attività turistiche, strutture ricettive, servizi alla persona, commercio al dettaglio, piscine, palestre, ma anche uffici con contatto col pubblico come gli uffici postali.
    La novità non ha "stranamente" avuto una neppur minima risonanza, considerato il rilievo che ha sia a livello informativo che psicologico per tutti gli italiani, e comunque per il clamore che ha avuto la questione dei guanti negli ambienti cattolici a seguito del protocollo del 7 maggio scorso intervenuto fra la Cei e il Governo italiano per la distribuzione dell'Eucarestia.
    Insomma i guanti non sono più considerati fra "le misure di prevenzione e contenimento riconosciute a livello scientifico per contrastare la diffusione del contagio", tanto che si precisa che "relativamente all'utilizzo dei guanti monouso, in considerazione del rischio aggiuntivo derivante da un loro errato impiego, si ritiene di privilegiare la rigorosa e frequente igiene delle mani con acqua e sapone o soluzione idro-alcolica".
    Il lungo elenco delle attività cui si riferisce la suddetta precisazione la dice lunga in ordine al convincimento a cui è giunta la Conferenza delle Regioni, che del resto è esplicita nel dire che "tutte le indicazioni riportate nelle singole schede tematiche devono intendersi come integrazioni alle raccomandazioni igienico-comportamentali finalizzate a contrastare la diffusione di SARS-CoV-2 in tutti i contesti di vita sociale".
    La Conferenza delle Regioni precisa inoltre che "le indicazioni si pongono in continuità ..con i criteri generali di cui ai documenti tecnici prodotti da INAIL e Istituto Superiore di Sanità, con il principale obiettivo di ridurre il rischio di contagio per i singoli e per la collettività".

    GUANTI INUTILI? SI SAPEVA DA TEMPO, MA NON VENIVA DETTO
    La Conferenza delle Regioni infine raccomanda che "le indicazioni operative di cui al presente documento, eventualmente integrate con soluzioni di efficacia superiore, siano adattate ad ogni singola organizzazione, individuando le misure più efficaci in relazione ad ogni singolo contesto" e che le procedure/istruzioni in atto siano opportunamente integrate.
    L'ordinanza della Conferenza delle Regioni è stata recepita da ogni singola Regione, come evincibile dalle ordinanze rinvenibili sui rispettivi siti, e del resto basta andare in qualsiasi bar, ristorante, o anche presso gli uffici postali per riscontrare l'assenza dei guanti e il disinvolto passaggio dei più diversi oggetti (dalle bottigliette, ai piatti, ai bollettini postali) a mani nude. [...]
    Quale sorpresa poi nel leggere che qualche ora fa l'Oms ha a sua volta disincentivato l'uso dei guanti perché pericolosi: "L'Oms non raccomanda l'uso di guanti per contenere la diffusione del coronavirus perché può aumentare il rischio di infezione, dal momento che può portare ad una autocontaminazione o a una trasmissione ad altri quando si toccano le superfici contaminate e quindi il viso".
    La successione cronologica mi fa addirittura pensare che il dato sulla pericolosità dei guanti fosse ormai acquisito da tempo (la Federazione dell'Ordine dei Medici è rimasta purtroppo a lungo inascoltata), visto che è già sfociato a livello di Conferenza delle Regioni fin dal 25 maggio e oggi è assurto a dato mondiale con l'OMS. E a maggior ragione mi chiedo perché il dato è rimasto oscurato. Soprattutto è stato portato all'attenzione a tu per tu, quasi segreta, dei singoli esercenti e utenti pubblici, ma non dei cattolici.
    Insomma, sarebbe urgente che nel giro di qualche ora i Vescovi e i sacerdoti, consapevoli che l'uso dei guanti è addirittura pericoloso, non li utilizzino più per la distribuzione delle Ostie. Se non li ha convinti la "sacrilegalità", speriamo che li convinca la pericolosità. [...]

    NO GUANTI & PINZETTE
    Mi chiedo poi se, in un futuro ipotetico scenario epidemico, le foto dei sacerdoti che nel 2020 hanno distribuito la Comunione con i guanti potranno mai diventare argomento per affermarne la liceità liturgica e diventare fonte autorevole per la ripetibilità di tali gesti. Che un fatto sia accaduto ne prova solo l'accadimento ma non l'intrinseca bontà, né la consacrazione a rito liturgico. Le foto di oggi come le stampe di ieri che riproducono sacerdoti con le pinze, non possono costituire una fonte che conferma la bontà di un comportamento, addirittura riconosciuto dalla Chiesa. In questo caso sì che l'uso della ragione dovrebbe approfondire e considerare come, così come oggi il terrorismo covid l'ha fatta da padrone inducendo a scelte scellerate e autolesioniste su ogni fronte, altrettanto dicasi per ipotesi analoghe svoltesi secoli fa in tempi di peste ed epidemie, per di più non accompagnate da altrettanta "scienza" come oggi. E se oggi, nonostante cotanta scienza che ci contraddistingue, si sono fatte scelte prive di ogni logica oltre che di scientificità, a maggior ragione quelle raffigurazioni con le pinze risalenti a secoli fa possono solo essere il racconto doloroso di quanto avvenuto in occasione di altre epidemie, senza che vi possa essere una seppur minima pretesa di liceità, ma semmai godere di un'attenuante in ordine alla gravità di quei comportamenti. Non si può dire altrettanto oggi. Oggi non ci sono attenuanti. Perché è banalmente rilevabile ad occhio nudo come le pinze non preservino da nulla.
    Saranno sufficienti [...] l'OMS e la Conferenza delle Regioni e l'INAIL e l'Istituto Superiore di Sanità per vedere scomparire immediatamente lo scempio dei guanti?
    8 min
  • Il mito del vaccino contro il coronavirus
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6154

    IL MITO DEL VACCINO CONTRO IL CORONAVIRUS di Riccardo Cascioli
    C'è qualcosa che stona in questa attesa spasmodica del vaccino contro il coronavirus. Non entro qui nell'ambito prettamente sanitario. Abbiamo già affrontato più volte da questo punto di vista il tema del vaccino, mettendo anche in guardia dai facili ottimismi e dalle false speranze.
    No, in questa sede vogliamo discutere l'atteggiamento, la posizione che stiamo assumendo davanti all'eventualità di un vaccino. Ovvero, il fatto che si sia passati lentamente dalla speranza di trovare un farmaco in grado almeno di ridurre al minimo i rischi mortali di una infezione da coronavirus, all'attesa messianica di una fiala in grado di liberarci dal male.
    In questi mesi la sofferenza da Covid è stata soltanto l'origine e l'epicentro di un fenomeno di sofferenza molto più ampio: l'incertezza, la paura, l'isolamento, la depressione, i suicidi, la preoccupazione per il lavoro, le altre malattie dimenticate (anche quelle più letali del Covid); senza dimenticare il dolore e la rabbia per le Messe prima negate al popolo e ora fortemente limitate. E comunque, in misura maggiore o minore, tutti abbiamo sofferto e continuiamo a soffrire per il lockdown, per le limitazioni imposte spesso sfidando il buon senso e la ragione. Non manca neanche un profondo senso di ingiustizia: gli assembramenti se si tratta di manifestazioni di sinistra (vedi il 25 aprile e quella di ieri, clamorosa, contro il razzismo) non contano, sono ammessi, anzi pare facciano bene alla salute. Mentre invece si continua ad andare in chiesa (chi ci va ancora) come se si entrasse nel reparto infettivi dell'ospedale.

    UN RIMEDIO MIRACOLOSO
    Ecco, pare che da tutto questo ci libererà il vaccino. Un rimedio miracoloso, che promette non solo di fermare il virus, ma anche di liberarci dalle catene del lockdown, di far rinascere l'economia, di farci togliere le mascherine, di farci tornare ad abbracciare, di farci perfino sentire immortali (dato che da un po' di tempo pare che il Covid-19 sia l'unica causa di mortalità).
    Basta leggere i giornali, sentire le dichiarazioni dei politici, i diktat del comitato tecnico-scientifico: tutti in attesa del vaccino, è lui il vitello d'oro che ci salverà. E l'uomo della strada non fa altro che ripetere: «Speriamo che arrivi presto questo vaccino».
    Nessuno deve distrarci da questa attesa. Vietato farsi domande sul perché le terapie intensive si sono già svuotate e nessuno si presenta più al pronto soccorso con sintomi gravi da Covid-19 (anche senza vaccino); vietato dare pubblicità alle conoscenze nel frattempo acquisite sul virus e alle terapie che già hanno dimostrato di funzionare (anzi, queste vanno screditate e minimizzato il loro impatto). Il popolo deve attendere con trepidazione: forse è pronto per l'autunno; no, bisognerà aspettare la primavera prossima; no, non prima dell'estate 2021; aspetta, i test sono già in corso e i tempi potrebbero essere abbreviati.
    Non importa, tra tre mesi o fra due anni, in ogni caso solo quando ci sarà il vaccino potremmo toglierci le mascherine, avvicinarci anche a meno di un metro, togliere ogni barriera, far risalire l'occupazione, sentirci sicuri.

    FALSE CERTEZZE
    Ecco, l'illusione di sentirci sicuri, di azzerare i rischi. È la vera debolezza della nostra società, che porta a costruirsi false certezze. E, come in questo caso, a confondere due piani ben distinti: la medicina, la scienza, offre delle risposte a tanti bisogni umani; combatte le malattie, permette una vita più lunga e più sana. Ma non ha una risposta al senso della vita e della sofferenza. Quando si ha a che fare con una malattia grave, certo che si spera di guarire, magari grazie a una nuova terapia, a un innovativo intervento chirurgico. Ma non sarà questo, comunque, a decidere della nostra letizia o della nostra disperazione.
    L'attuale attesa per il vaccino sta assumendo invece un aspetto messianico: facciamo i sacrifici oggi in attesa dell'evento che ci libererà definitivamente. L'aspetto più drammatico è che anche l'autorità ecclesiale contribuisce a questa confusione tra i piani, al crescere di questa pericolosa illusione: si prega quasi esclusivamente perché si possa trovare presto il vaccino, quasi come ad anticipare la venuta del messia. Non solo la salute, anche la salvezza sta nel vaccino. Mai un accenno alle domande vere che affiorano naturali quando ci troviamo a dover fare i conti con la morte, a guardarla come una possibilità concreta, attuale. Mai un richiamo a tornare a Dio per allontanare le sventure che si abbattono sull'umanità. Tutte le speranze sono sulla scienza, e le nostre vite affidate nel frattempo alle indicazioni del comitato tecnico-scientifico.
    È possibile invece essere liberi già oggi, pur nel rispetto delle limitazioni imposte, e senza vaccino, proprio prendendo sul serio le domande sulla vita, sul senso della sofferenza, sul mistero della morte e sul significato delle calamità, che le attuali circostanze inevitabilmente ci pongono. E scoprendo, seguendo queste domande, come la nostra vita dipenda concretamente da un Altro, da Chi ci ha voluto fin dall'eternità e che è il vero compimento della nostra attesa. Fino a poter dire con sant'Agostino: «Ci hai fatti per te, Signore, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te».
    8 min
  • I morti a causa del coronavirus vanno annoverati fra le vittime del comunismo
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6158

    I MORTI A CAUSA DEL CORONAVIRUS VANNO ANNOVERATI FRA LE VITTIME DEL COMUNISMO di Antonio Socci
    Venendo da una storia comunista, Pier Luigi Bersani, ex segretario del Pd, ha sempre la propensione alla demonizzazione dell'avversario tipica della casa.
    Lo si è visto nei giorni scorsi, quando, in un programma tv si è lanciato a testa bassa contro il centrodestra: "Il messaggio che in Parlamento e fuori sta dando il centrodestra è una coltellata al Paese... Questa gente qua mi viene il dubbio che se avessero governato loro non sarebbero bastati i cimiteri".
    È chiaro che non è facile difendere l'operato del governo Conte, ma cercare di farlo rovesciando la frittata così è davvero un modo sgangherato di far politica. Oltretutto dopo che il presidente Mattarella aveva invitato tutti all'unità morale e alla collaborazione.
    È la vecchia demonizzazione dell'avversario. A cui però Bersani aggiunge una sua personale tendenza all'autogol. Il primo dei quali è proprio l'evocazione di chi riempie i cimiteri.
    A riempire veramente i cimiteri infatti è stata la Cina comunista, da dove è dilagata nel mondo la pandemia. Non a caso Trump chiama il Covid-19 "il Virus di Wuhan". Bersani dovrebbe sapere che a Wuhan non comandano né Salvini, né la Meloni, né Tajani: comanda il Partito comunista cinese.
    Bisognerebbe chiedersi dunque se i 33 mila morti italiani e i quasi 400 mila morti complessivi nel mondo, a causa del Covid, non si aggiungano alla lunghissima lista delle vittime del comunismo, che si contano a milioni.

    IL CARDINALE DEL MYANMAR (EX BIRMANIA)
    Proprio questo ha affermato a chiare lettere, giorni fa, il cardinale card. Charles Bo, arcivescovo di Yangon, nel Myanmar. Già il titolo della sua dichiarazione è eloquente: "Il regime cinese e la sua colpevolezza morale sul contagio globale".
    Il prelato ha ricordato la ricerca dell'Università di Southampton, in Gran Bretagna, secondo la quale, se la Cina fosse stata corretta, cioè se - invece di imbavagliare e reprimere chi aveva scoperto l'epidemia - avesse agito tre settimane prima, rispetto al 23 gennaio, il numero di casi totali di Covid 19 si sarebbe potuto ridurre del 95 per cento. E anche agendo una settimana prima la pandemia sarebbe stata ridotta del 66 per cento.
    Anche la recente inchiesta dell'Associated Press sui rapporti intercorsi fra regime cinese e Organizzazione mondiale della sanità, nelle prime settimane dell'epidemia, conferma i problemi.
    A causa di questi ritardi del regime, che per giorni scelse il negazionismo e addirittura organizzò manifestazioni di massa a Wuhan si è "scatenato un contagio globale che ha ucciso migliaia di persone", ha affermato il porporato.
    Dunque, ha proseguito, per "il danno arrecato a tante vite umane nel mondo intero... c'è un governo che ha la responsabilità primaria... ed è il regime del Partito comunista cinese di Pechino".
    Ovviamente "non il popolo cinese. I cinesi sono stati le prime vittime di questo virus e sono state a lungo le principali vittime del loro regime repressivo. Ma sono la repressione e le bugie del PCC a essere responsabili".
    Il cardinale citava coloro che avevano capito per tempo e sono stati messi a tacere, dal dottor Li Wenliang dell'ospedale centrale di Wuhan a due giovani giornalisti della città. E ricordava i comportamenti del regime "dopo che la verità era diventata di dominio pubblico" ("il Centro americano per il controllo e la prevenzione delle malattie è stato ignorato da Pechino per oltre un mese").
    Di fatto "bugie e propaganda hanno messo in pericolo milioni di vite in tutto il mondo". E ciò è accaduto, afferma il cardinale, perché in Cina sono abituali "la repressione della libertà di espressione" e la violazione dei diritti umani.
    La conclusione del card. Bo è durissima: "con la sua gestione disumana e irresponsabile del coronavirus, il PCC ha dimostrato ciò che molti pensavano in precedenza: che è una minaccia per il mondo... questo regime è responsabile, attraverso la sua negligenza e repressione, della pandemia che oggi dilaga nelle nostre strade".

    CHE NE PENSA BERSANI?
    Non sarebbe il caso di parlare di questo? A dire il vero il suo compagno di partito Massimo D'Alema, nel libro che ha appena pubblicato, "Grande è la confusione sotto il cielo", arriva addirittura a elogiare la Cina e perfino per come ha gestito il dramma del coronavirus ("ha saputo fronteggiare questa prova in modo più efficace rispetto a noi", in quanto "ha fatto la differenza un grado minore di individualismo, una maggior coesione sociale e l'esistenza di reti comunitarie").
    In una recente conferenza poi D'Alema si è addirittura scagliato contro quello che ha chiamato "il partito anti-cinese" che - a suo dire - "è già all'opera anche in Europa in un clima di nuova guerra fredda".
    Quindi guai ad attaccare la Cina. Nelle prossime settimane però potrebbe perfino aggravarsi la responsabilità del regime di Pechino, visto quello che un personaggio di rilievo come sir Richard Dearlove, ex capo dei servizi segreti inglesi, ha dichiarato al "Telegraph": citando una ricerca di prossima pubblicazione, Dearlove ha spiegato che il virus sarebbe stato creato in laboratorio e ne sarebbe uscito per un incidente dando il via alla pandemia.
    Sarà interessante sentire cosa diranno Bersani e D'Alema. Nel frattempo va detto che un altro autogol è stato fatto dallo stesso Bersani quando ha cercato di mettere una toppa alla sua incredibile dichiarazione.
    Ha infatti spiegato di aver usato "un'iperbole" e ha aggiunto che ce l'aveva con Salvini che, alla manifestazione del 2 giugno, non avrebbe tenuto sempre la mascherina e non avrebbe osservato il distanziamento.
    Sembra un altro autogol perché proprio un esponente di Leu, il suo partito, occupa quel ministero della salute che - come informazione sanitaria - a febbraio spiegava che "non è necessario indossare la mascherina per la popolazione generale in assenza di sintomi di malattie respiratorie".
    È lo stesso ministero che mandava in onda il famoso spot in cui si affermava che "non è affatto facile il contagio". Con tutto questo Bersani punta il dito sugli altri.
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