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  • Per Natale lo stato raccomanda ai cittadini di denunciare i vicini di casa
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6410

    PER NATALE LO STATO RACCOMANDA AI CITTADINI DI DENUNCIARE I VICINI DI CASA
    Ogni totalitarismo ha bisogno dei delatori che sporgano migliaia di denunce alle autorità
    di Caterina Giojelli
    Buon Natale e chiamate la polizia: «Abbiamo personale sufficiente per rispondere a tutte le chiamate nel territorio e abbiamo organizzato un gruppo per rispondere specificamente alle segnalazioni relative a Covid-19. Saremo pronti a intervenire il 24 e 25 dicembre». Lo ha assicurato Sylvain Caron, capo del dipartimento di polizia della città di Montreal, in conferenza stampa con la sindaca Valérie Plante. La quale sindaca ha annuito gravemente rivolgendosi ai cittadini, «se vedete entrare più persone in una casa, è la cosa giusta da fare». Certo, «la polizia interviene con un ordine di priorità e non è detto si abbia la garanzia che immediatamente compaia un poliziotto in casa», ma la città più popolosa della provincia del Quebec «è stata l'epicentro della prima ondata di Covid-19 e centinaia di montrealesi sono morti a causa della pandemia – ha proseguito il sindaco -. Queste tragedie dovrebbero convincere la popolazione a rispettare le regole». Tuttavia se i lutti e la preoccupazione di incorrere in sanzioni non bastassero a dissuadere i vicini di casa, ben vengano le segnalazioni, «scatterà la visita della polizia al momento opportuno», ha assicurato Caron.

    IL REATO DI CENONE IN BELGIO
    Un po' abusata ma la neolingua del Covid-1984 è la più parlata da governanti e amministratori sotto le festività. In Belgio una sorta di reato di cenone è stato istituito nientemeno che dalla ministra dell'interno, Annelies Verlinden, annunciando ronde delle pattuglie delle forze dell'ordine per il paese per scoraggiare assembramenti e focolai da salotto: «A Natale sarà la polizia a vigilare sul rispetto delle misure sanitarie. Dove necessario, suonando il campanello, bussando a casa delle persone». Certo, in tempi normali non si potrebbe chiedere agli agenti di fare irruzione senza mandato per sanzionare chiassosi cenoni illegali in luoghi privati, ma come ha chiarito il solerte Vincent Gilles, presidente del sindacato di polizia Slfp, «se c'è il sospetto di un reato, e con le misure speciali anti-Covid l'assembramento lo è, le forze dell'ordine possono intervenire d'ufficio, senza mandato, per inosservanza delle norme sanitarie». Così, per Natale, tutti gli attovagliati riceveranno una multa pari a 250 euro a testa. E se si rifiutano di conciliare, «il caso può passare da amministrativo a penale».

    L'ARRUOLAMENTO DEI SORVEGLIANTI INGLESI
    Un inasprimento del cittadino-garante della salute pubblica dopo mesi di allenamento antipandemico: in Gran Bretagna, appena scattata la "Rule of six" (vietati raduni di oltre sei persone sia all'aperto che al chiuso) il "crime minister" Kit Malthouse (sottosegretario in raccordo fra Interni e Giustizia) intervistato dalla Bbc ha esortato i cittadini a chiamare e fare segnalazioni in merito a «qualsiasi sospetta violazione della regole». L'ammenda? Una multa da 100 sterline, soggetta al raddoppio ad ogni infrazione successiva sino ad un massimo di 3.200 sterline. E la rivalsa dei sorveglianti è assicurata nel paese in cui il questore Anthony Stansfeld alle prese con i centralini intasati era stato costretto a supplicare i londinesi di fare la spia solo per i casi «palesi ed eclatanti», limitandosi negli altri casi a esprimere «cortese disapprovazione verbale», e dove il capo della polizia del Northamptonshire segnalava «dozzine e dozzine» di chiamate giornaliere da chi voleva fare arrestare il vicino per una corsa nel quartiere («Temo che il mio vicino stia uscendo per la seconda volta nello stesso giorno, dovete arrestarlo») o per avere acceso un barbecue in giardino. Al contrario, i capi di dodici dipartimenti di polizia, tra gli altri Humberside, West Midlands, Greater Manchester e Avon e Somerset, hanno aperto sezioni apposite sui propri siti invitando i cittadini alla compilazione di moduli online per segnalare raduni di due o più persone.

    I POLIZIOTTI DA BALCONE E I NIPOTI DELLA STASI
    Ancora: la polizia spagnola alla fine di marzo aveva già assicurato alla giustizia circa 2 mila persone, arrestate grazie ai video e alle foto scattate dai «colleghi di balcone», zelanti cittadini che si sono arrogati il compito di segnalare chiunque violasse la quarantena: oltre 230.000 le multe comminate in un solo mese grazie alla delazione. In Oklahoma la polizia di Tulsa a un mese dal diffondersi del coronavirus ha ammesso che era impossibile stare dietro alle segnalazioni di imprese e vicini di casa dissidenti, da Chicago a Denver migliaia di segnalazioni di "possibili trasgressioni" hanno portato ad altrettante verifiche, multe, ammende a chiunque fosse stato avvistato aprire un negozio, fare yoga, entrare in chiesa o giocare a golf.
    A Los Angeles, insieme alla richiesta di mettere al gabbio poveri potatori di siepi o dipendenti autorizzati a recarsi al posto di lavoro, alla polizia è stato chiesto di arrestare due persone alla fermata del bus: una aveva tossito. In Nuova Zelanda, il sito web della polizia creato apposta perché i cittadini potessero denunciare i trasgressori è andato in crash dopo che troppe persone hanno tentato di accedervi contemporaneamente per segnalare cose come «partite di frisbee» all'aperto. In Germania la polizia è sbottata e ha cercato di dissuadere i neonipoti della Stasi dall'eccesso di delazione, funzionari disperati dalle troppe chiamate hanno spiegato che la gente «non dovrebbe fare una denuncia ogni volta che vede tre persone sedute su una panchina al parchetto» o continue soffiate «su ristoranti rimasti aperti o su assembramenti di persone che si riuniscono nei parchi».

    IL FALSO ALLARME TORINESE
    Difficile non ricollegare il boom di spioni all'allegro clima costruito da governanti e media. Vero, c'è chi ha fatto moltissimo: la Danimarca ha invitato per esempio a una vera e propria "delazione di Stato". L'Autorità sanitaria nazionale si è spinta infatti a chiedere ai cittadini di denunciare con apposito modulo un "sospetto contagiato": «Se sei preoccupato per il comportamento di una persona che sai essere stata contagiata o sospettata di essere infetta dal coronavirus, compila un modulo informativo (vedi il riquadro "Contenuto correlato") e invialo all'Agenzia per la sicurezza del paziente». Ma anche in Italia ci difendiamo. Come dimenticare sotto Pasqua la guida della giunta Raggi? «Ci sono assembramenti di persone che ritieni in contrasto con le regole sull'emergenza sanitaria? Puoi segnalarli direttamente all'Autorità competente con il Sus (sistema unico di segnalazione) attivo sul portale istituzionale di Roma Capitale. È semplice, segui le istruzioni». O l'improvvida uscita del ministro della Salute Roberto Speranza a Che tempo che fa? «Aumenteremo i controlli, ci saranno le segnalazioni» aveva risposto a Fabio Fazio che gli chiedeva come avrebbe fatto a vigilare sul suo divieto di tutte le feste private. E come dimenticare cosa è successo dopo: a Vinovo, alle porte di Torino, un uomo ha denunciato ai carabinieri lo svolgimento di una festa nell'appartamento accanto al suo. «Venite, il mio vicino ha più di 6 persone in casa». Peccato che una volta suonato i carabinieri si sono trovati davanti a sei persone, tutte dotate di mascherina.

    PEGGIO DELLE SOFFIATE LE PREDICHE DEI GERARCHI AL GOVERNO
    Poco male, stando all'ormai famigerato Rapporto Censis «Meglio sudditi che morti» più della Stasi gli italiani sognano il modello cinese tutto sospetto, risentimento, controllo sociale e punizione: il 77,1 per cento dei cittadini chiede pene severissime per chi non indossa mascherine e non rispetta il distanziamento; il 56,6 per cento vuole il carcere per i contagiati che non rispettano quarantena e isolamento, il 31,2 per cento non vuole che vengano curati (o vuole che vengano curati solo dopo, in coda agli altri) coloro che, a causa dei loro comportamenti irresponsabili o irregolari, hanno provocato la propria malattia.
    In altre parole, arriva il Natale e peggio delle multe e delle ronde della polizia hanno fatto solo le prediche dei gerarchi giallorossi. «Il Natale non è solo fare regali, molto buono per dare impulso all'economia, ma è anche raccoglimento spirituale, e farlo con tantissime persone non viene troppo bene», ha spiegato il premier Conte. «È previsto un incontro sul numero delle persone che potranno riunirsi a tavola per la cena e il pranzo di Natale» ha detto a inizio mese il ministro Roberto Speranza. «Le foto degli assembramenti mostrano scene ingiustificabili, irrazionali, irresponsabili. Dovremmo sentire ogni giorno dentro di noi il lutto nazionale» ha detto il ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia dopo lo shopping dell'Immacolata, quello per cui «non è eresia seguire la Messa o far nascere Gesù due ore prima. Eresia è non accorgersi dei malati e dei bisognosi, delle difficoltà dei medici».
    «Nel periodo natalizio ci saranno 70 mila unità addette al controllo ma con grande senso di equilibrio», ha detto il ministro dell'Interno Luciana Lamorgese annunciando che il Viminale ha messo a disposizione circa 70 mila uomini delle forze dell'ordine coadiuvati dall'esercito e dalla polizia municipale, pattuglie a piedi con i megafoni per invitare la gente al distanziamento, droni e telecamere e multe da 400 a mille euro per chi viola le norme. «A Natale e a Capodanno permettiamo ai cittadini di spostarsi tra i piccoli Comuni», ha detto il ministro degli Esteri Luigi Di Maio. «Io chiuderei tutti in casa per l'intera durata delle festività», è ancora il ministro Speranza. Almeno la Stasi era una cosa seria.

    Titolo originale: Buon Natale e chiamate la polizia (o la neuro)
    Fonte: Tempi, 19 dicembre 2020
    Pubblicato su BastaBugie n. 696
    12 min
  • Coronavirus: Non è andato tutto bene, anzi...
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6400

    CORONAVIRUS: NON E' ANDATO TUTTO BENE, ANZI...
    Con il Covid gli italiani si scoprono più cattivi (inoltre molti hanno perso il posto di lavoro, ma non gli statali)
    di Aldo Maria Valli
    "Meglio sudditi che morti". Così il rapporto del Censis descrive la situazione del nostro Paese alle prese con il Covid. Un'Italia, scrive il Censis, "spaventata, dolente, indecisa tra risentimento e speranza".
    In questo "anno della paura nera" più del 73% degli italiani indica proprio "nella paura dell'ignoto e nell'ansia conseguente il sentimento prevalente in famiglia".
    Da quando è scoppiata la pandemia, "il 77% ha visto modificarsi in modo permanente almeno una dimensione fondamentale della propria vita: lo stato di salute o il lavoro, le relazioni o il tempo libero".
    Gli italiani, al solito, hanno percepito lo Stato come "impreparato" di fronte a una situazione tanto complicata, e tuttavia nel momento del pericolo si sono aggrappati proprio allo Stato. [...]
    Impauriti, privi di iniziativa, bloccati sul presente, soggiogati a uno Stato odiato ma visto pur sempre come unica ancora di salvezza, gli italiani si scoprono più brutti e cattivi, pieni di sospetto e risentimento. Davanti a questi dati, chi sosteneva che dalla prova saremmo usciti migliori ha numerosi motivi per ricredersi.
    La frase "meglio sudditi che morti" fotografa in modo impietoso questa Italia che è anche sbandata, priva di punti di riferimento credibili, in grado di indicare la strada della rinascita e del riscatto. Al di là degli aspetti strettamente medici e scientifici, si può dire che il virus ha già vinto.
    Il rapporto Censis non può evitare di utilizzare a sua volta una metafora inflazionata: il virus come una guerra. Solo che in questa nostra guerra gli italiani si sono scoperti "privi di un Churchill" capace di "fare da guida nell'ora più buia".

    UNA RUOTA QUADRATA CHE GIRA A FATICA
    La paura travolge anche la solidarietà e l'immagine stereotipata (ma smentita già tante altre volte lungo la storia) dell'italiano buono e generoso. In realtà, di fronte al pericolo il vicino diventa un nemico.
    Ma nulla nasce dal nulla. "L'epidemia - spiega il direttore del Censis Massimiliano Valerii - ha rappresentato uno straordinario acceleratore di processi già in atto, l'Italia si è rivelata una ruota quadrata che gira a fatica, con sforzi sovrumani a ogni giro compiuto". Ecco così che "sono emerse tutte le debolezze del nostro sistema, la conflittualità della politica, la rissosità tra istituzioni, il crollo degli investimenti già in atto, i problemi della scuola".
    Ormai solo un 20% di irriducibili ottimisti, o ciechi, crede che questa esperienza ci cambierà in meglio. Nel trionfo del pessimismo, spicca il dato sulle partite Iva e i precari: per l'85% degli italiani sono loro i deboli, quelli che non si sa se, quando e come potranno riprendersi.
    In questa Italia stanca e impaurita la vera differenza la fa il lavoro. "Per l'85,8% degli italiani la crisi sanitaria ha confermato che la vera divisione sociale esistente tra i lavoratori è quella tra chi ha la sicurezza del posto di lavoro e del reddito e chi no. È una verità ben nota, diventata d'improvviso lapalissiana e largamente condivisa. Esistono due Italie molto diverse: i garantiti e i non garantiti".
    Tra i primi, i "garantiti assoluti" sono gli statali, "l'incarnazione della rivincita del posto pubblico, a volte denigrato per il basso valore medio degli stipendi", ma ora rivalutato perché mette al riparo dalla possibile débâcle economica. "Ne sono membri 3,2 milioni di dipendenti pubblici", a cui si possono aggiungere i pensionati, la cui preoccupazione principale è sempre di più garantire un sostegno a figli e nipoti in difficoltà, una sorta di "welfare informale" ma efficace, reso possibile dalla certezza dei redditi pensionistici.

    PERICOLO DISOCCUPAZIONE
    Quando si esce dalla sfera dei garantiti "si entra nelle sabbie mobili". Ed ecco l'insicurezza dominante, con "la discesa agli inferi della disoccupazione" vista dai lavoratori privati come possibile e probabile.
    "C'è poi l'universo degli scomparsi: quello dei lavoretti, del lavoro casuale, del lavoro in nero, un universo indefinito stimabile in circa cinque milioni di persone che ruotavano intorno ai servizi e che hanno finito per inabissarsi senza rumore".
    "E poi ci sono i vulnerati inattesi: gli imprenditori dei settori schiantati, come i commercianti, gli artigiani, i professionisti rimasti senza incassi e fatturati. Si tratta del magmatico mondo del lavoro autonomo, nel quale solo il 23% dei soggetti ha continuato a percepire gli stessi redditi familiari di prima del Covid-19".
    La società italiana è dunque "sfibrata dallo spettro del declassamento sociale", con più della metà dei giovani che vive in una condizione socioeconomica peggiore di quella dei genitori alla loro stessa età.
    Ma la consapevolezza dei problemi non incentiva la voglia di fare e di intrapresa. Pochi se la sentono di andare in mare aperto, di rischiare, di giocarsela sul mercato. "Quasi il 40% degli italiani (il 41,7% dei più giovani) oggi afferma che, dopo il Covid-19, avviare un'impresa, aprire un negozio o uno studio professionale è un azzardo, perché i rischi sono troppo alti, e solo il 13% lo considera ancora un'opportunità".
    Nella parte dedicata alle considerazioni generali, il rapporto afferma a un certo punto che "in questa drammatica condizione il nostro Paese non può restare intrappolato in parole tanto rassicuranti quanto povere di significato". La tirata d'orecchi è evidentemente per i politici, ma viene naturale chiedersi se dall'altra parte ci sia qualcuno in grado di apprendere la lezione e trarne le conseguenze.

    Nota di BastaBugie: per scoprire i dettagli del Rapporto Censis pubblicato il 4 dicembre 2020 e per leggere i commenti dettagliati si può vedere il seguente articolo cliccando sul link.

    GLI ITALIANI SONO PRONTI A RINUNCIARE AD OGNI LIBERTA' AL GRIDO DI ''MEGLIO SUDDITI CHE MORTI''
    Il rapporto del Censis mostra che gli italiani sognano il modello cinese perché sono impauriti e confidano solo nello Stato (e cede volentieri la libertà in cambio della protezione contro la morte)
    di Emanuele Boffi
    http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6396

    Titolo originale: Meglio sudditi che morti. Così, con il Covid, gli italiani si scoprono più brutti e cattivi
    Fonte: Radio Roma Libera, 7 Dicembre 2020
    Pubblicato su BastaBugie n. 696
    6 min
  • La Pfizer le frodi sanitarie e il vaccino contro il coronavirus
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6405

    LA PFIZER, LE FRODI SANITARIE E IL VACCINO CONTRO IL CORONAVIRUS
    I tempi per il vaccino anti-Covid sono stati estremamente accelerati... ma è giusto che sia la popolazione a fare da cavia? (VIDEO: Inventori di malattie, con una intervista all'ex vicepresidente del settore marketing della Pfizer)
    da Wikipedia
    Pfizer Inc. è un'azienda farmaceutica statunitense. È la più grande società del mondo operante nel settore della ricerca, della produzione e della commercializzazione di farmaci. [...]
    La Pfizer vanta la più grande organizzazione di ricerca e sviluppo dell'industria farmaceutica grazie alla sua divisione Pfizer Global Research and Development. Malgrado ciò gli investimenti nella ricerca sono stati ridotti, dai 10,5 miliardi di dollari del 2008 e ai 9,4 del 2010, mentre nel 2011 si è passati a 6,5-7 miliardi. La riduzione dei costi che Pfizer ha fatto a partire dal 2003 (anno dell'acquisizione di Pharmacia) è andata a danno dell'occupazione. Infatti, la multinazionale ha ridotto la propria forza lavoro di circa 40.000 unità in questi anni. I dipendenti della società, all'inizio del 2011, si sono ridotti a circa 110.600. [...]
    Accanto al settore farmaceutico, la Pfizer è inoltre presente nell'area veterinaria (Pfizer Animal Health).

    LA PIÙ GRANDE FRODE DELLA STORIA
    Nel 2009 Pfizer si è dichiarata colpevole della più grande frode nella storia della sanità degli Stati Uniti e ha ricevuto la più grande sanzione penale mai riscossa; la frode è consistita nella commercializzazione illegale di quattro dei suoi farmaci nei dieci anni precedenti, fra cui Bextra.
    Inoltre la Pfizer è responsabile di aver effettuato test per farmaci molto pericolosi sulle popolazioni nei Paesi in via di sviluppo, soprattutto in Africa e alcuni suoi funzionari sono stati sospettati di essere mandanti di omicidi ai danni di attivisti per i diritti civili.
    La Pfizer da oltre un decennio si è strategicamente impegnata in una serie di acquisizioni di aziende farmaceutiche al fine di conquistare quote sempre più significative del mercato farmaceutico mondiale. Acquisizioni che hanno comportato come effetti collaterali la massiccia perdita di posti di lavoro e di valore azionario. Anche in Italia la Pfizer ha dismesso centri di ricerca e diverse centinaia di lavoratori delle aziende acquisite. [...]
    Pfizer, il 9 novembre 2020, ha annunciato di aver trovato un vaccino per la malattia da COVID-19 che dimostra un'efficacia sul 90% dei casi testati, secondo le dichiarazioni della casa farmaceutica entro fine dell'anno saranno pronte oltre 50.000.000 di dosi, il che la renderebbe la prima casa farmaceutica ad aver trovato un vaccino per far fronte alla pandemia da COVID-19.
    Il vaccino è attualmente in fase di distribuzione in Inghilterra ed in Canada, è prossimo ad ottenere l'approvazione di Emea per l'utilizzo nell'unione europea. Lo stesso giorno dell'annuncio del vaccino alla stampa le azioni della società hanno registrato un balzo del 16% in Borsa. [...]

    VICENDE GIUDIZIARIE
    Sono diversi i casi di Disease-mongering cui la Pfizer è stata coinvolta negli anni.
    La Pfizer negli anni è stata oggetto di una serie di vicende giudiziarie negli USA a seguito di comportamenti illegali. In particolare dal 1999 al 2006 sono stati 6 i casi giudiziari in cui la Pfizer si è dovuta difendere da diverse tipi di accuse. Questi casi hanno comportato per la Pfizer un risarcimento in indennizzi pari ad un totale di 2.890.100.000 di $, di cui 715,4 milioni riguardano contratti del Governo Federale USA.
    Va detto però che Pfizer, a proposito delle multe pagate per gli usi off-label dei suoi farmaci, ha comunque ottenuto un vantaggio economico avendo venduto molte più confezioni dei suoi farmaci nelle indicazioni non approvate rispetto a quelle approvate, con un ampio margine di profitto rispetto alle multe pagate. Infatti, con il Neurontin, negli usi off-label, ha realizzato circa 2 miliardi di $; così come raccontato nel suo libro: Global Pharma (ediz. Rizzoli 2007) da Peter Rost, ex manager di Pfizer. [...]

    SPERIMENTAZIONE ILLEGALE IN NIGERIA
    Uno dei casi più gravi riguarda la vicenda del farmaco trovafloxacina/alatrofloxacina che è stato ritirato dal mercato per gravi, imprevedibili e fatali effetti collaterali di tipo epatico (epatite fulminante); questa decisione in Europa è stata presa dal CPMP dell'Agenzia europea per i medicinali (EMEA) l'11 giugno 1999. Esso è oggi commercializzato, con forti limitazioni d'uso, solamente in Canada e negli USA dalla Pfizer Inc. con il nome commerciale di: Trovan. La Pfizer, detentrice del brevetto, a causa di una sperimentazione umana, fatta nel 1996 su dei bambini nigeriani ha determinando più di 200 tra decessi e gravi lesioni.
    Per questo la multinazionale ha dovuto difendersi legalmente, nel 2001, dalle accuse mosse dal governo Nigeriano di sperimentazione illegale con un trattamento crudele, inumano e degradante e sfruttamento dell'ignoranza dei genitori dei bambini morti.
    Nel 2009 la Pfizer raggiunge un accordo con le autorità governative federali nigeriane della regione di Kano per il pagamento ai familiari delle vittime di una somma pari a 45 milioni di $ e 30 milioni di $ da devolvere in iniziative sanitarie; fermo restando una di una richiesta risarcimento di 6 mil. di $ pendente presso la corte di giustizia nazionale nigeriana. Il 30 luglio 2009, la Pfizer dichiara spontaneamente di aver accettato di pagare 75 milioni di $ che il governo nigeriano ha chiesto per chiudere le accuse penali e civili per il caso Trovan.
    Nel luglio 2010 la Pfizer contesta una decisione che riguarda l'esclusione della stessa, con il trasferimento a Kano in Nigeria, dell'esecuzione del test del DNA per il riconoscimento dei parenti delle vittime da indennizzare.

    Nota di BastaBugie: Paolo Gulisano nell'articolo seguente dal titolo "Vaccino, sarà la popolazione a fare da cavia" esprime dubbi sui tempi per la realizzazione del vaccino anti-Covid che sono stati estremamente accelerati. Questo vaccino sarà sicuro? Non si conoscono gli effetti collaterali di lungo periodo. Sarà la popolazione vaccinata a fare da cavia. Per questo non può e non deve essere obbligatorio.
    Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana l'11 dicembre 2020:
    Se la prima fase della pandemia da Covid è stata dominata dalla virologia, quella seria che cercava di capire il nuovo Coronavirus arrivato dalla Cina, le sue caratteristiche, le sue modalità di azione, la nuova fase che stiamo attraversando, in cui quella che è stata definita "seconda ondata" ha già iniziato, a partire dagli ultimi giorni di novembre, la fase discendente per numero di positivi, di ricoverati e di deceduti, sarà la fase della vaccinologia. Ovvero dibattiti, discussioni, scontri e aspre polemiche in merito alle vaccinazioni anti Covid.
    Dopo aver presentato il Piano organizzativo nazionale, entriamo nel merito di questi vaccini che sono destinati, tra circa un mese, ad essere utilizzati nel nostro Paese. Occorrerà attendere l'autorizzazione ufficiale da parte di AIFA, l'Agenzia Italiana del Farmaco, che farà seguito a quella dell'EMA (European Medicines Agency), l'analogo ente di livello europeo. I media, così come i politici e buona parte dell'opinione pubblica, danno l'esito già per scontato. Eppure questi enti devono ancora completare l'esame dei dossier presentati dalle ditte produttrici, che devono comprendere prove precliniche di laboratorio e prove cliniche su esseri umani, di fase 1 (prove di sicurezza e tollerabilità di varie dosi su volontari sani), fase 2 e 3, cioè prove su gruppi di volontari in cui si confronta efficacia ed effetti avversi in gruppi trattati o col farmaco o col placebo.
    Si tratta di studi che normalmente e giustamente richiedono molto tempo. Per mettere a punto un vaccino occorrono mediamente cinque-sei anni. E non sempre l'esito di questi tentativi è favorevole. Nel caso della famiglia dei Coronavirus, in sessant'anni non si è mai riusciti a mettere a punto un vaccino. Nemmeno per il Coronavirus della Sars del 2002-2003. Si arrivò molto vicini - per quattro volte - al completamento della sperimentazione di un vaccino, ma alla fine nessuno venne mai messo in produzione a causa degli effetti collaterali.
    A fronte dell'attesa entusiastica di molti per il vaccino, si stanno contemporaneamente diffondendo molte preoccupazioni relative agli effetti collaterali possibili, obiezioni legittime e ragionevoli davanti alle quali sta montando sui media e sui social un odio rabbioso, un'intolleranza che non ammette repliche. Eppure la questione della sicurezza di un vaccino, come di qualunque farmaco, andrebbe approcciata con maggiore attenzione, equilibrio e razionalità. Non si capisce perché l'uso di determinati farmaci, peraltro usati da decenni come la Clorochina, sia stato contrastato da un muro di diffidenza, mentre questi vaccini dovrebbero essere accolti come indubitabilmente sicuri. Gioverà rammentare che per i farmaci normali sono richieste anche prove di farmacocinetica, vale a dire dimostrazioni di dove si accumulano nel corpo e di quanto tempo vi rimangono prima di essere eliminati; i vaccini invece sono esentati dalla presentazione di queste prove, per cui non si conosce il destino del vaccino nel corpo in cui è stato iniettato.
    Secondo il professor Paolo Bellavite, già professore di Patologia Generale presso l'Università di Verona, ematologo ed esperto di Statistica Sanitaria, per i vaccini anti-Covid i tempi di realizzazione sono stati straordinariamente accorciati rispetto alle normali fasi di studio di un vaccino. Finora si conoscono alcuni risultati di fase 1, pochi di fase 2 e nessuno di fase 3 se non alcuni risultati parziali di uno fatto in Brasile. E per quanto riguarda le reazioni avverse ai vaccini, conosciamo solo quelle rilevate in piccoli gruppi e insorgenti nel breve periodo, in genere entro una settimana dall'inoculo.
    14 min
  • Intervista a Silvana De Mari: un popolo chiuso in casa impazzisce... ed è quello che vogliono
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6403

    INTERVISTA A SILVANA DE MARI: UN POPOLO CHIUSO IN CASA IMPAZZISCE... ED E' QUELLO CHE VOGLIONO
    di Paolo Gulisano
    Silvana De Mari è un personaggio ben noto. Scrittrice di grande successo, negli ultimi anni è diventata anche una importante testimone della fede attraverso i suoi articoli e il suo blog. Ma prima di tutto Silvana De Mari è un medico, chirurgo endoscopista, ed è anche una psicoterapeuta della scuola cognitivista. Di fronte alla crescente evidenza di un diffuso e dilagante disagio psichico causato dalle modalità di gestione dell'epidemia da Covid, la Bussola l'ha intervistata proprio in questa sua veste.
    Dottoressa De Mari, sembra che ci sia una pandemia nascosta, e di cui non parla nessuno: una pandemia di disturbi psichici. Ce lo può confermare?
    Purtroppo sì. L'essere umano è stato creato per vivere al sole, per vivere una vita dove ci sia stabilità, sia permesso il lavoro, dove lui possa essere padrone dei propri movimenti e, entro certi limiti, del proprio destino grazie ad alcune sicurezze immutabili: famiglia, religione, suola, lavoro, sanità.
    Questo che cosa c'entra con i disturbi psichici?
    Uno studio coreano dimostra che il virus si contagia all'interno, non all'esterno. Camminare all'aria aperta permette la formazione di vitamina D e di serotonina. Traduco in parole povere: chi non cammina all'aria aperta un numero sufficiente di ore, ha un crollo del sistema immunitario e un crollo della psiche. Se verificate il foglietto illustrativo della quasi totalità degli antidepressivi troverete indicato che il loro meccanismo d'azione consiste nell'aumentare il tasso di serotonina.
    Quindi, uscire di casa è salutare?
    La prima regola per un depresso è: alzati e cammina. La prima regola per creare un depresso è: stai chiuso in casa. Le endorfine si formano durante lo sforzo massimale, la corsa, oppure nella preghiera. Vietare o deridere la religione, con l'ometto politico che spiega l'orario della messa di Natale secondo la bizzarra teoria di un virus notturno, ma non serale oppure il minuscolo comico che spiega che Dio si può pregare anche in bagno, sono un'aggressione non solo alla religione, ma anche alla nostra storia. Nella corsa a chi ha fatto peggio però, ci sono le gerarchie cattoliche, le chiese sono state chiuse prima di bar.
    Sta delineando un quadro piuttosto fosco...
    Il secondo gravissimo danno infatti è l'insicurezza. Nei loro imperdibili libri i neuropsichiatri David Servain Schreber e Seligman riportano gli esiti di esperimenti analoghi fatti rispettivamente con cani e topi, consistenti in scariche elettriche imprevedibili. Nel suo libro anticancro e il dottor Servain Schreber riporta come nei topi di laboratorio sottoposti a scosse elettriche imprevedibili, cioè a un tipo di stress stranamente simile a quello a cui si sottopongono i DPCM di Conte, avessero un crollo del sistema immunitario, mediato evidentemente dai picchi di cortisolo, e di conseguenza su di loro il cancro ha attecchito con più facilità.
    Quindi?
    I cani impazzivano: picchiavano la testa contro le sbarre delle gabbie, si mangiavano la coda. Nulla di tutto questo invece dove le scosse elettriche erano prevedibili. Dove si dà un senso a quello che sta succedendo, la nostra psiche è in grado di reagire perfettamente. Alla depressione da mancanza di sole e movimento e la imprevedibilità di divieti che distruggono ogni gesto della vita umana, si aggiungono poi problemi specifici: il proprio bar che fallisce, il proprio negozio di scarpe che, mentre è pieno della collezione primaverile, deve restare chiuso. Tutto questo su persone già in equilibrio.
    E per chi è già in disequilibrio?
    Una tragedia ancora maggiore sulle persone. Una persona affetta da schizofrenia riesce a compensarsi nel momento in cui è circondata...
    18 min
  • La clorochina si può usare per curare a casa il Coronavirus
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6404

    LA CLOROCHINA SI PUO' USARE PER CURARE A CASA IL CORONAVIRUS
    Svolta del Consiglio di Stato: nessuna ragione per non usare il Plaquenil, su cui c'è stato un divieto illogico del Ministero della Salute e dell'Aifa (l'Agenzia italiana del farmaco che regola l'uso dei farmaci in Italia)
    di Andrea Zambrano
    «Non vi sono ragioni contrarie di salute pubblica che sconsiglino l'impiego generalizzato del farmaco idrossiclorochina. La lotta contro il virus deve essere condotta anzitutto sul piano della medicina territoriale e, quindi, con la somministrazione di una appropriata e sicura, precoce ed efficace, terapia domiciliare e solo in via di extrema ratio nell'ambito ospedaliero, non in grado di reggere da solo l'intera pressione della domanda sanitaria».
    Le parole con cui il Consiglio di Stato riabilitano l'idrossiclorochina sono non solo un riconoscimento ai tanti medici che hanno continuato a somministrarla con successo nonostante la campagna mediatica e governativa contraria, ma sono anche un preciso indirizzo di come si deve - e si doveva - affrontare la pandemia: meno lockdown e meno ricoveri, più cure da casa, con i farmaci giusti e tra questi nulla vieta che ci possa essere anche il farmaco antimalarico contro il quale da maggio scorso si sono accaniti i due enti regolatori, Aifa e Ema, che hanno poi condizionato il Ministero della Salute.
    Dall'ordinanza emessa ieri dalla camera di consiglio della III sezione del Consiglio di Stato non ci si poteva attendere responso migliore. Il giudice Franco Frattini ha accolto in pieno tutte le istanze dei 34 medici che avevano impugnato la delibera del 22 luglio con la quale Aifa proibiva l'utilizzo dell'HCQ off label, cioè fuori dalle indicazioni mediche prescritte dalla casa farmaceutica e ha così sdoganato il suo utilizzo, a determinate condizioni, però: la prima è che venga somministrata nella fase precoce della malattia da Covid 19, entro i sei giorni dalla comparsa dei sintomi, proprio come da studi scientifici chiedono i medici, la seconda è che questo avvenga sotto la piena responsabilità del medico attraverso un consenso informato del paziente e comunque non a rimborso del Servizio Sanitario Nazionale. Quest'ultimo aspetto è stato enfatizzato dai giornali di ieri nel dare la notizia, ma è un problema secondario, visto anche il costo irrisorio del Plaquenil. Ma la decisione è storica e segna un punto a favore della cura medica.

    VINCE LA MEDICINA, QUELLA VERA
    Esulta l'avvocato Valentina Piraino che ha creduto nella battaglia dei medici e nell'affermazione del diritto alle cure e che alla Bussola dice: «Con l'ordinanza di oggi viene riconosciuto il giusto valore ai medici di medicina generale. Il Consiglio di Stato ha chiaramente affermato che non vi sono evidenze scientifiche tali da sospendere l'utilizzo di idrossiclorochina. Il comportamento di Aifa nega qualsiasi possibilità di sperimentare in concreto il farmaco proprio quando vi è urgente necessità di sperimentare nuove cure. Non si può togliere valore alla preziosa esperienza clinica dei mesi passati e addirittura negare, in assenza di altra valida alternativa domiciliare, una possibile cura in grado di esercitare anche un minimo beneficio».
    Ma se la giustizia amministrativa ha fatto la sua parte, ora la partita è tutta politica perché i medici devono essere informati che la clorochina non è bandita ed è un farmaco utilissimo per contrastare il coronavirus. Ecco perché il legale fa un appello ai governatori regionali e al governo: «Alla luce di questo provvedimento vanno senza dubbio rivisti tutti i protocolli regionali e soprattutto le recenti linee guida approvate dal Ministero sulle terapie domiciliari. Lo Stato sociale di diritto non vieta ma richiede alla scienza medica di curare anziché astenersi dal curare i cittadini».
    Ed è proprio sulla responsabilità di cura dei medici che si è incentrata l'ordinanza pubblicata ieri dagli ermellini di Palazzo Spada.
    Nell'affermare che la cura contro il virus deve essere tempestiva e condotta in ambito domiciliare non hanno fatto altro che dare ascolto alla Medicina, che da tempo chiede maggiore autonomia di cura.

    AIFA SCONFITTA
    Se la prescrizione dell'idrossiclorochina è così consentita è anche perché le ragioni contrarie portate dall'Aifa non sono sufficienti per arrivare ad una bocciatura totale. I giudici amministrativi infatti hanno riconosciuto che le ricerche scientifiche randomizzate presentate da Aifa si riferiscono a «pazienti in fase già avanzata della malattia e comunque già ospedalizzati oppure sulla profilassi preventiva dell'infezione da Sras-CoV-2. Ma è pacifico e non è nemmeno qui in discussione che l'idrossiclorichina non svolga alcun effetto in una fase avanzata della malattia o una volta manifestatasi la cosiddetta tempesta citochinica, allorché si siano sviluppati i sintomi più gravi come la polmonite bilaterale, né svolga alcun ruolo in fase di profilassi, come hanno dimostrato pressoché tutti gli studi randomizzati controllati sin qui eseguiti».
    Questo significa che, anche secondo la giustizia amministrativa, avevano ragione tutti quei dottori che chiedevano di mettere al centro gli studi sulle cure tempestive, quindi né troppo tardi né quando ancora la malattia non si è manifestata. E sono infatti gli studi effettuati dai dottori - alcuni di questi intervistati dalla Bussola - Paola Varese, Luigi Cavanna e Alessandro Capucci, che sono andati a costituire la corposa memoria difensiva degli appellanti, che ha evidentemente convinto l'ex Ministro degli Esteri e i suoi colleghi.
    Il focus del CdS dunque è stato quello di «accertare se l'idrossiclorochina possa svolgere un efficace ruolo terapeutico in fase precoce di sintomatologia con una finestra di attività massima tra zero e sei giorni dall'esordio dei sintomi».
    E la risposta è stata sì, anche se è stato chiarito che «non compete a questo Consiglio valutare e men che mai decretare l'efficacia terapeutica dell'idrossiclorochina nel contrasto al SARS-CoV-2 in una fase iniziale della malattia, ma ha rilevato che «la perdurante incertezza circa la sua efficacia terapeutica non è ragione sufficiente sul piano giuridico a giustificare l'irragionevole sospensione del suo utilizzo sul territorio nazionale da parte dei medici curanti».
    La decisione dunque «deve essere rimessa all'autonomia decisionale e alla responsabilità del singolo medico».

    CUORE E SUICIDI: LEGGENDE NERE
    I giudici però hanno anche smentito alcune leggende nere sorte per demonizzare l'uso della clorochina che ne hanno stigmatizzato la sua diffusione in ambito medico domiciliare e ambulatoriale.
    Come ad esempio il rischio cardiaco su certi pazienti: «Non sembra esservi dunque allo stato attuale delle conoscenze scientifiche, alcuna attendibile correlazione tra la somministrazione a dosi non elevate e per breve tempo dell'HCQ ed eventi cardiaci mortali o altri eventi avversi di particolare gravità», dicono rimarcando, tra l'altro che la stessa AIFA ha riconosciuto nella sua scheda che eventuali ricadute che interessano l'apparato cardiovascolare sono «non gravi e del tutto tollerabili».
    Smontato anche lo spauracchio con il quale certi giornali avevano provato a demolire la validità dell'antimalarico alla vigilia della sentenza, tirando in ballo presunti rischi di suicidio: «In ordine, poi, a presunti sintomi psichiatrici e, in particolare, al rischio di depressione con ideazione suicidiaria - hanno proseguito - non esistono evidenze certe di una correlazione tra modica somministrazione di HCQ a basso dosaggio e tendenze suicidiarie, facendo l'EMA riferimento a casi nei quali vi era stato un sovradosaggio del farmaco».
    Nella cura da covid infatti non servono né sovradosaggi né dosaggi prolungati nel tempo dato che la durata media di una terapia è di pochi giorni, un nulla dunque per ipotizzare ricadute gravi, ma tantissimo per permettere all'organismo di autoregolarsi e combattere lui il virus, sconfiggendolo.

    SGRAVARE GLI OSPEDALI
    Vi è poi un passaggio importante di natura sanitaria che va messo in luce. I giudici ricordano che «l'elevata ospedalizzazione dei pazienti affetti da SARS-CoV-2 in una fase di riespansione della pandemia, come quella attuale, rischia di pregiudicare l'erogazione delle cure nei reparti di terapia intensiva e subintensiva proprio verso i pazienti più gravi o bisognosi». Per questo motivo viene denunciata dalla più alta magistratura amministrativa «l'irragionevolezza e l'illogicità del divieto imposto dall'Aifa all'utilizzo dell'idrossiclorochina nella misura in cui esso, da un lato, sacrifica a priori in modo non giustificato l'autonomia decisionale del medico e dall'altro limita il diritto alla salute di cui all'art. 32 Costituzione». Per farla breve: bisogna evitare di stressare gli ospedali, come invece si continua a fare per poi ricorrere alle politiche di lockdown. Così a rimetterci è stata la solidarietà nazionale dato che «si è sospeso l'utilizzo di una possibile alternativa terapeutica per il singolo paziente, ma anche nella sua dimensione solidaristica, quale interesse della collettività».
    E al dovere della solidarietà, rappresentata dal fare di tutto per curare e curare al meglio, cioè prima che la situazione precipiti, ci si appella per intraprendere anche una terapia come quella a base di idrossiclorochina che a questo punto si «impone, vista la situazione epidemiologica tanto grave».

    Titolo originale: Clorochina ok, curare a casa il Covid. Il giudice boccia Aifa
    Fonte: La Nuova Bussola Quotidiana, 12-12-2020
    Pubblicato su BastaBugie n. 695
    12 min
  • Gli italiano sono pronti a rinunciare ad ogni libertà
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6396

    GLI ITALIANI SONO PRONTI A RINUNCIARE AD OGNI LIBERTA' di Emanuele Boffi
    Prendiamo sempre con le molle i sondaggi e le analisi statistiche e sociologiche, ma non possiamo negare di aver trovato nell'ultimo Rapporto Censis, presentato ieri a Roma, la conferma di una situazione che sentiamo come veritiera. Il Rapporto è pieno di considerazioni interessanti, ma qui ci limiteremo a riportare quelle che, a nostro avviso, fotografano molto bene un "clima" - non sapremmo altrimenti come definirlo - che vige nel nostro paese. Significativo ci pare il fatto che si dica che gli italiani preferiscano essere «sudditi piuttosto che morti».
    La citazione, tratta dalla sintesi del Rapporto, è un po' lunga ma merita di essere riproposta.

    MEGLIO SUDDITI CHE MORTI
    «Spaventata, dolente, indecisa tra risentimento e speranza: ecco l'Italia nell'anno della paura nera, l'anno del Covid-19. Il 73,4% degli italiani indica nella paura dell'ignoto e nell'ansia conseguente il sentimento prevalente in famiglia. In questi mesi, il 77% ha visto modificarsi in modo permanente almeno una dimensione fondamentale della propria vita: lo stato di salute o il lavoro, le relazioni o il tempo libero. Lo Stato, pur percepito come impreparato di fronte all'ondata dei contagi, si è palesato come il salvagente a cui aggrapparsi nel massimo pericolo. Ma, oltre al ciclopico debito pubblico, le scorie dell'epidemia saranno molte, diversificate e di lungo periodo. La prima scoria è la propensione a rinunciare volontariamente alla solitamente apprezzatissima sovranità personale:
    - il 57,8% degli italiani è disposto a rinunciare alle libertà personali in nome della tutela della salute collettiva, lasciando al Governo le decisioni su quando e come uscire di casa, su cosa è autorizzato e cosa non lo è, sulle persone che si possono incontrare, sulle limitazioni della mobilità personale;
    - il 38,5% è pronto a rinunciare ai propri diritti civili per un maggiore benessere economico, introducendo limiti al diritto di sciopero, alla libertà di opinione, di organizzarsi, di iscriversi a sindacati e associazioni. La paura pervasiva dell'ignoto porta alla dicotomia ultimativa: "meglio sudditi che morti". E porta a vite non sovrane, volontariamente sottomesse al buon Leviatano. Cresce allora il livore della logica "o salute o forca":
    - il 77,1% degli italiani chiede pene severissime per chi non indossa le mascherine di protezione delle vie respiratorie, non rispetta il distanziamento sociale o i divieti di assembramento;
    - il 76,9% è fermamente convinto che chi ha sbagliato nell'emergenza, che siano politici, dirigenti della sanità o altri soggetti, deve pagare per gli errori commessi, che hanno provocato la diffusione del contagio negli ospedali e nelle case di riposo per gli anziani;
    - il 56,6% vuole addirittura il carcere per i contagiati che non rispettano rigorosamente le regole della quarantena e dell'isolamento, e così minacciano la salute degli altri;
    - il 31,2% non vuole che vengano curati (o vuole che vengano curati solo dopo, in coda agli altri) coloro che, a causa dei loro comportamenti irresponsabili o irregolari, hanno provocato la propria malattia;
    - e il 49,3% dei giovani vuole che gli anziani siano curati dopo di loro. C'è un rimosso in cui pulsano risentimenti antichi e recentissimi di diversa origine, intensità, cause. Non sorprende, quindi, che persino una misura assolutamente indicibile per la società italiana come la pena di morte torni nella sfera del praticabile: quasi la metà degli italiani (il 43,7%) è favorevole alla sua introduzione nel nostro ordinamento (e il dato sale al 44,7% tra i giovani)».

    GLI ITALIANI SOGNANO IL MODELLO CINESE
    Sono numeri impressionanti che mostrano come l'unico vero sentimento oggi imperante nel paese è la paura con tutte le sue conseguenze. C'è lo Stato, identificato come un dio imperfetto, ma pur sempre l'unico cui affidarsi. C'è l'odio per chi si sottrae alle regole che va punito o non curato (c'è persino la forca per chi ha sbagliato). C'è il risentimento generazionale che colpisce gli anziani, cui è addossata la colpa delle proprie limitazioni.
    Oggi sulla Terra esiste un paese dove lo Stato è tutto, chi sbaglia è punito, il sospetto e il risentimento sono forme di controllo sociale, la libertà è limitata al massimo: è la Cina. Su questo giornale, già da tempo, discutiamo della tendenza da parte, per ora, di alcuni intellettuali di proporre quello cinese come modello più efficiente della democrazia per affrontare le sfide di un mondo sempre più veloce e senza punti di riferimento ideali stabili. Ora, almeno a giudicare dallo studio del Censis, sembra che inizino a pensarlo anche gli italiani. Forse bisognerebbe far notare loro che è proprio all'interno di quel "paradiso" che è nato e si è diffuso il virus e che è lo Stato cinese ad averlo tenuto nascosto provocando i danni che conosciamo. E forse bisognerebbe far notare loro cosa sta succedendo a Hong Kong.
    Oltre a questo, c'è un altro aspetto da sottolineare: di cosa si ha paura? Si ha paura di perdere la vita, l'unica cosa che abbiamo. Qui si torna all'analisi di Olivier Rey, il matematico francese di cui vi abbiamo parlato qualche giorno fa, autore di un saggio che spiega molte cose sul tempo presente. Se la vita ristretta alla sola accezione biologica è l'unico valore, essa diventa "tirannica". In suo nome si può e si deve fare tutto e chi "può e deve" fare tutto è lo Stato, cui si dà pieno potere. Scriveva infatti Rey che il mondo all'era del Covid certifica la vittoria di Hobbes: stiamo costruendo una società «nella quale l'individuo accetta di sottomettersi al potere assoluto del Leviatano in cambio della protezione che dovrebbe assicurargli contro la morte».

    Nota di BastaBugie: la redazione di Tempi (composta da Alessandro, Gianpaolo, Matteo, Michele, Raffaele, Tommaso) nell'articolo seguente dal titolo "Vivi. Né morti, né tantomeno sudditi" parla del Rapporto Censis sulla situazione in cui si trova l'Italia.
    Ecco l'articolo completo pubblicato su Tempi il 6 dicembre 2020:
    Nel leggere alcuni passaggi del Rapporto Censis pubblicato il 4 dicembre 2020, siamo sobbalzati sulla sedia. Nel comunicato stampa che lo accompagna, l'analisi è impietosa: «Spaventata, dolente, indecisa tra risentimento e speranza: ecco l'Italia nell'anno della paura nera. Il 73,4% degli italiani indica nella paura dell'ignoto e nell'ansia conseguente il sentimento prevalente. Che porta alla dicotomia ultimativa: meglio sudditi che morti».
    L'immagine del suddito ci ha colpiti.
    Il suddito è colui che rinuncia a vivere, in nome della tranquillità, della sicurezza e della paura della morte. Il suddito ritiene che la propria libertà, il proprio cuore che esprime un desiderio di pienezza e felicità, e la stessa propria vita non siano esigenze assolute. Anzi: il suddito ha paura di disturbare i sapienti, di compiere errori e mettere a repentaglio se stesso e gli altri, quando esercita le proprie scelte e le proprie decisioni. Meglio attendere istruzioni, e seguirle in nome del "benessere della collettività".
    Il potere (il sovrano) è ben felice di trovare di fronte a sé tali sudditi. Ritenendo di conoscere meglio di loro il bene e il male, e in ultima analisi i loro desideri, ben si presta all'arduo ruolo di "compiere scelte difficili". Il sovrano solleva il suddito della rischiosa scelta di come impiegare la propria libertà, fornendo dettagliate istruzioni e indicazioni: le regole, che nella visione del sovrano (colto e istruito, a volte) salveranno il mondo. E così, procede con Dpcm onnicomprensivi e con Faq esplicative.
    Una tale situazione è per noi intollerabile.
    La nostra esperienza e il nostro cuore si ribellano a una alternativa stupida tra l'autoriduzione in schiavitù (la sudditanza) e il mettere in atto comportamenti irresponsabili e folli (la morte). Siamo consapevoli che il periodo storico che viviamo richieda prudenza e attenzione. Ma dentro una tale ragionevole attenzione, vogliamo essere liberi di seguire quello che rende la vita vera: il tempo speso con gli amici veri, l'esperienza educativa dei nostri figli, l'affetto per i nostri genitori, la possibilità di assistere un malato, la vista dalla cima di una montagna innevata, la Messa per celebrare il Natale.
    Soprattutto, non tolleriamo che questa dimensione di pienezza della vita sia banalizzata da regolette scritte da un sovrano autodefinitosi illuminato, che forte della propria laurea in legge o in medicina ci voglia spiegare (o imporre!) come vivere il periodo delle feste, o come abbracciare un nostro caro alla fine del proprio cammino.
    È possibile essere vivi, liberi e non sudditi anche in questo momento perché la libertà è la possibilità di aderire al vero riconosciuto e riconoscibile nella nostra vita, in tutte le circostanze. Un desiderio, un grido che resiste e che chiede un senso, appartiene alla nostra natura umana e si ridesta in tutta la sua portata quando troviamo davanti a noi una Presenza che risponde.
    L'esperienza della pienezza che abbiamo sperimentato mettendoci in gioco dentro le questioni della vita (il lavoro, la famiglia, l'amicizia, le passioni) è troppo bella, e troppo forte, per arrendersi di fronte alla pandemia. E non può temere il tiranno, o aver paura della morte. [...]
    12 min
  • Natale Anticovid in Belgio, tutto coccole e polizia
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6388

    NATALE ANTICOVID IN BELGIO, TUTTO COCCOLE E POLIZIA
    Rastrellamenti all'ora del cenone, pugno duro contro le luci natalizie, ma è ammesso il compagno di coccole che viene a casa (VIDEO IRONICO: Il nuovo DPCM di Conte)
    di Caterina Giojelli
    «No, non credo affatto che viviamo in uno stato di polizia». Ma in un interregno di untori e malfattori sì. Ad Annelies Verlinden, bionda ministra dell'interno belga in carica da cinquanta giorni, non dispiacerebbe affatto una «legge sulla pandemia, in effetti ci stiamo lavorando, potrebbe costituire la base giuridica per le crisi future. Ma state tranquilli: ho ricevuto una formazione da avvocato, sono molto sensibile alla separazione dei poteri e alla proporzionalità delle misure». Per esempio, a Natale, Verlinden ha annunciato che verranno sguinzagliate pattuglie delle forze dell'ordine per il paese, «sarà la polizia a vigilare sul rispetto delle misure sanitarie. Dove necessario, suonando il campanello, bussando a casa delle persone».
    Certo, in tempi normali non si potrebbe chiedere agli agenti di fare irruzione senza mandato per sanzionare chiassosi cenoni illegali in luoghi privati, ma come ha chiarito il solerte Vincent Gilles, presidente del sindacato di polizia Slfp, «se c'è il sospetto di un reato, e con le misure speciali anti-Covid l'assembramento lo è, le forze dell'ordine possono intervenire d'ufficio, senza mandato, per inosservanza delle norme sanitarie». Così, per Natale, tutti gli attovagliati riceveranno una multa pari a 250 euro a testa. E se si rifiutano di conciliare, «il caso può passare da amministrativo a penale».

    L'ALBERO SPENTO
    Buone feste, ma non per tutti: secondo un'indagine condotta dall'Università di Anversa un belga su tre non vuole rinunciare a onorare il Natale come tradizione comanda e al ministro non resta che annunciare tolleranza zero contro assembramenti e focolai da salotto, pugno duro condivisissimo dal primo ministro Alexander De Croo per cui serenità natalizia uguale disciplina, pertanto, ha assicurato, lui festeggerà solo insieme a chi vive sotto al suo tetto, sua moglie e i suoi due figli. A rendere tutto più minculpop c'è la firma di Verlinden insieme a quella del collega ministro della salute Frank Vandenbroucke in margine a una letterina superpubblicizzata e spedita a San Nicola per dispensarlo dalla quarantena obbligatoria a chiunque, come lui, arrivi via mare dalla Spagna, zona rossissima, dispensa concessa sempre che il santo indossi la mascherina, si lavi le manone, rispetti il distanziamento sociale (sic) e consegni regali democratici senza distinguo tra bambini buoni o cattivi, ché ogni bambino in Belgio «è un eroe».
    Tanto a raddrizzare il legno storto dell'umanità adulta ci pensano loro: per cominciare San Nicola questi benedetti regali democratici dovrà lasciarli sotto a un albero spento. Per evitare concorrenza sleale tra negozi aperti e chiusi le autorità hanno stabilito infatti che le luci di Natale non sono beni essenziali e pertanto non potranno essere acquistate nei supermercati o nei ferramenta dispensati dal lockdown. E chissenefrega se verranno acquistati online, il governo ha annunciato per venerdì l'emanazione di linee guida chiare per non trovarsi a gestire una terza ondata caratterizzata da una curva epidemiologica somigliante alla vignetta del fumettista fiammingo Lectrr che la inerpica su un gigantesco albero di Natale.

    IL COMPAGNO DI COCCOLE
    Dopo aver trasferito alcuni pazienti in Germania causa saturazione delle terapie intensive, oggi il Belgio inizia a registrare segnali incoraggianti, merito del regime varato dal governo che consente ai cittadini di avere contatti «massimo con una persona (sempre la stessa)» eludendo la distanza di 1,5 metri; invitare a casa fino a un massimo di «uno stretto contatto per nucleo famigliare», o, nel caso dei sigle che vivono soli, «uno stretto contatto più uno, ma non in contemporanea». Per strada sono ammessi invece «gruppi fino a quattro persone», ma mantenendo una distanza tra loro «di 1,5 metri». Non si sa se la popolazione belga giri col metro in tasca ma il malcontento, quello sì che è stato ben misurato. Mica per niente il Belgio ha deciso di conferire alle restrizioni una dimensione di prevenzione della salute anche mentale, «vogliamo un confinamento, non un isolamento» ha specificato il premier. E così l'asettico "contatto" ammesso oltre la soglia di casa è diventato l'ormai celebre «knuffelcontact», letteralmente "compagno di coccole": proprio così, ogni membro di una famiglia potrà averne uno tutto suo, chi vive da solo invece potrà averne addirittura due, purché le "coccole" non avvengano nello stesso momento. Una via di mezzo tra il "seksbuddy", compagno di letto che si è provato a sdoganare in Olanda e la "support bubble" del Regno Unito, garantita a chiunque vivesse da solo per ricevere visite.
    Manca solo il cactus al posto dell'albero (spento) e poi il Natale antipandemico in Belgio, tra rastrellamenti all'ora del cenone, pass sanitari per San Nicola e trombamici per decreto, riuscirà nella straordinaria impresa di somigliare a una carnevalata più grottesca di quella promessa dal nostro premier Conte in Italia, «un momento di raccoglimento spirituale per pochi», e dal ministro Speranza, che annuncia tavoli per discutere dei posti a tavola «limitati agli affetti più cari». Almeno per il momento.

    Nota di BastaBugie: vista la situazione in Belgio, viene quasi da rivalutare Conte. Per farlo in maniera ironica si può vedere il seguente video (durata: 1 minuto e mezzo) nel quale si ironizza sui DPCM di Conte.
    7 min
  • La battaglia per le messe nella Francia di Macron e negli Usa del dopo Trump
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6385

    LA BATTAGLIA PER LE MESSE NELLA FRANCIA DI MACRON E NEGLI USA DEL DOPO TRUMP

    di Luca Volontè
    La battaglia della Messa è tutt'altro che terminata. Il Governo Macron si beffa della Chiesa e dei vescovi. Dopo settimane di veglie di migliaia di fedeli sui piazzali delle chiese di Francia, nel pomeriggio di ieri il primo ministro ha confermato le misure anti Covid-19 che irridono i cattolici: massimo 30 persone potranno partecipare alle Messe, qualunque sia la dimensione della chiesa, dalla cattedrale alla parrocchia di paese. Invece, negli Usa, la Corte Suprema segue la linea "di" Amy Coney Barrett, per la prima volta ago della bilancia: con sentenza emessa nella notte di mercoledì, abolisce le restrizioni assurde imposte dal governatore Cuomo nei confronti di ogni celebrazione religiosa e che avevano provocato le proteste di ebrei, cattolici ed evangelici. Una decisione che libererà la libertà religiosa dai folli (e ingiusti) limiti imposti da molti governatori del Partito Democratico.
    Con la sentenza del Consiglio di Stato francese dello scorso 6 novembre, nel confermare la decisione del Governo di chiudere le chiese e anche le ipotesi di riaperture con solo 30 persone che avrebbero potuto partecipare alle Messe, i giudici avevano rimandato al confronto tra esecutivo e Chiese l'aggiornamento sulla libertà di culto. In queste settimane di intensi colloqui tra vescovi e autorità dello Stato, i fedeli cattolici si sono resi presenti con veglie di preghiere di fronte alle chiese di migliaia di città di Francia, dimostrando con rispetto e con fermezza la loro decisa volontà a non rinunciare a Cristo e alla Santa Celebrazione Eucaristica.
    Lo scorso 24 novembre Macron aveva annunciato che le cerimonie religiose si sarebbero potute nuovamente svolgere alla presenza dei fedeli, a partire da sabato 28 novembre. Le modalità precise, aveva aggiunto il presidente, sarebbero state presentate dal primo ministro, ma pur sempre con il limite delle 30 persone per Messe e funerali. La reazione dei vescovi alla dichiarazione di Macron era stata furibonda, poiché sorpresi da una dichiarazione non conforme con il confronto che avevano avuto con diversi ministri e irrispettosa della realtà. La Chiesa aveva proposto lo spazio di sicurezza di 4 metri quadrati per ogni fedele, sino ad un massimo di 1/3 della capacità delle chiese. Una proposta più che ragionevole e più che rispettosa delle misure anti Covid del Governo, ma rifiutata in tronco da Macron.
    Ebbene, non sono valse le critiche cadute su Macron da ogni dove per convincere il Governo a cambiare idea. Ieri il primo ministro Jean Castex ha appunto confermato in una conferenza stampa sulle reti nazionali che le Messe saranno possibili con la presenza massima di 30 fedeli sino al 15 dicembre, e a quella data si rivaluterà il da farsi. "I luoghi di culto sono luoghi di contaminazione", si afferma. Un'affermazione totalmente falsa e che rischia di gettare ulteriore discredito su Macron e su un esecutivo che, ormai palesemente e ingiustificatamente, con questi divieti vuole erodere la fede dei cattolici.
    L'arcivescovo di Parigi, Michel Aupetit, è stato il più diretto: "Questa è una misura totalmente stupida che contraddice il buonsenso. Trenta persone in una chiesa di un piccolo villaggio, lo capiamo, ma a Saint-Sulpice è ridicolo! Alcuni parrocchiani vengono in 2000 in alcune parrocchie di Parigi. Ci fermeremo a trentuno... È ridicolo! (...) che alcuni membri del governo possano essere ignoranti della religione, ci può stare, ma che siano ignoranti della medicina è grave nel bel mezzo di una crisi sanitaria! Abbiamo proposto di occupare un terzo della capacità abituale, lasciando uno spazio di 4 metri quadrati intorno ad ogni fedele. Ciò corrisponde perfettamente allo standard sanitario richiesto a tutti i luoghi aperti al pubblico. Questo è quello che viene imposto ai negozianti . È tuttavia sorprendente che lo permettiamo per i negozianti e che non lo permettiamo per la Chiesa...".
    Le proteste proseguiranno, ferme, rispettose e composte. E cresceranno i vescovi - come già annunciato da monsignor Norbert Turini - che inviteranno i propri sacerdoti a "non impedire a nessun fedele di partecipare alla Messa, indipendentemente dal numero dei presenti, purché si mantengano i 4 metri quadrati di distanza".
    Pregiudizio? Non prendiamoci in giro, questa è guerra ai fedeli di Cristo e alla Sua Presenza sacramentale. Guerra che, nello Stato di New York, ha ingaggiato anche il governatore Andrew Cuomo dalla fine del mese di ottobre contro ogni celebrazione pubblica, intimando la chiusura di chiese cattoliche, sinagoghe e case di preghiera. Il 12 novembre, il vescovo della Diocesi cattolica di Brooklyn (New York) aveva fatto ricorso direttamente alla Corte Suprema, in quanto si palesava una chiara violazione della Costituzione e del diritto alla libertà di culto. «Mentre questo ordine esecutivo di Cuomo chiude effettivamente le chiese e gli altri luoghi di culto, tutte le attività ritenute "essenziali" dal Governatore - compresi i supermercati, i negozi di animali, gli enormi negozi di ferramenta e gli uffici dei broker - possono rimanere aperte senza alcuna limitazione di capacità, anche nelle zone "rosse" più restrittive. Nelle zone "arancioni", anche la stragrande maggioranza delle attività non essenziali, compresi i grandi magazzini, può rimanere aperta senza limitazioni, ma le chiese non possono». Queste le parole di allora.
    Quella di mercoledì sera è quindi una vittoria per la libertà religiosa. La Corte Suprema - con una maggioranza di 5-4, resa possibile anche grazie al primo voto decisivo di Amy Coney Barrett - ha affermato che Andrew Cuomo ha preso decisioni illegittime, imponendo limiti e ingiuste chiusure verso i luoghi di culto, con la scusa della pandemia. La Corte ha stabilito che c'è stata violazione del Primo Emendamento della Costituzione. Il relatore Neil Gorsuch ha definito le imposizioni di Cuomo sfavorevoli per i luoghi di culto. "È tempo - ha scritto il giudice Gorsuch - di chiarire che, mentre la pandemia pone molte gravi sfide, non c'è alcun modo tollerato dalla Costituzione per approvare decisioni degli organi esecutivi che riaprono negozi di liquori e di biciclette, ma chiudono chiese, sinagoghe e moschee". Parole sante! E grazie al voto di Amy Coney Barrett, nominata da Trump al posto della liberal Ruth Bader Ginsburg, le stravaganti opinioni del presidente della Corte e giudice, in teoria conservatore, John Roberts Jr., sono divenute irrilevanti: certo, colpisce che abbia ancora una volta votato con la truppa dei giudici liberal su un argomento e un diritto così dirimente.
    L'ordinanza del tribunale si è occupata di due richieste: una presentata appunto dalla Diocesi cattolica di Brooklyn, l'altra da due sinagoghe, da un'organizzazione ebraica ortodossa e da due individui. Entrambe le richieste erano dirette a denunciare le restrizioni di Cuomo contro la libertà di culto. Questa decisione potrà liberare anche dalle ingiustizie subite dalle chiese in altri Stati federati, come in California, dove l'arcivescovo Salvatore Cordileone è in prima linea nella battaglia per le Messe.
    Intanto, quattro Diocesi del Kentucky si sono ribellate all'ennesimo governatore democratico che impone la sospensione delle celebrazioni eucaristiche e religiose sino al prossimo 13 dicembre. A nome di tutti ha parlato il vescovo di Louisville, Joseph Kurtz: "In questo momento non sospenderemo le liturgie pubbliche, ma incoraggeremo tutti ad agire in modo responsabile, rispettando la gravità di questa pandemia e la salute e la sicurezza di tutti". A buon intenditore, anche se progressista di Roma, liberale di Dublino, massone di Parigi o democratico di New York, dovrebbero bastare poche parole: alla Messa non rinunciamo.

    Nota di BastaBugie: Ermes Dovico nell'articolo seguente dal titolo "Macron ha violato la libertà di culto (e lo dicono i giudici)" ci aggiorna sulla situazione in Francia. Il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso della Conferenza episcopale francese contro il Governo Macron, che ora deve rivedere la sua linea. Segno che la mobilitazione dei vescovi paga.
    Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 1° dicembre 2020:
    La decisione del Governo Macron di continuare a limitare a 30 il numero di fedeli che possono partecipare alla Santa Messa è «ingiustificata», «sproporzionata» e «illegale». Il 29 novembre, prima domenica di Avvento, il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso della Conferenza episcopale francese (Cef) contro l'esecutivo, che dopo giorni di promesse aveva confermato il limite arbitrario delle 30 persone, senza tenere conto delle diverse dimensioni delle chiese. I giudici hanno dato tre giorni di tempo (che scadono domani) al governo guidato dal premier Jean Castex per rivedere i criteri di questa illegittima restrizione al culto.
    Si tratta di un passo avanti di grande significato, stante anche il fatto che lo scorso 6 novembre proprio il Consiglio di Stato aveva sostanzialmente approvato la linea governativa, pur chiedendo all'esecutivo di proseguire il dialogo con i vescovi e avanzare una proposta per il 16 del mese così da permettere un più facile accesso alle chiese. Da allora Macron e compagni hanno però continuato a fare melina, fino all'annuncio di giovedì scorso di Castex che aveva detto in conferenza stampa che la questione Messe sarebbe stata ritrattata solo a partire dal 15 dicembre. L'ennesima presa in giro, a cui la Cef - presieduta dall'arcivescovo di Reims, Éric de Moulins-Beaufort - ha risposto appunto con un nuovo ricorso giudiziario, uno dei quattro (compreso quello dell'associazione laica Agrif) presentati contro l'articolo 4
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  • Il coronavirus ha seppellito definitivamente la credibilità dell'OMS
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6377

    IL CORONAVIRUS HA SEPPELLITO DEFINITIVAMENTE LA CREDIBILITA' DELL'OMS di Toni Brandi
    L'Organizzazione mondiale della sanità (World Health Organization - Who) è stata fondata il 7 aprile del 1948. Con sede a Ginevra, ha circa 7000 collaboratori di oltre 150 Paesi e conta 194 Stati membri. Dal 2017, il suo direttore generale è l'ex ministro della sanità e degli esteri etiope Tedros Adhanom Ghebreyesus. Sul sito istituzionale leggiamo che «L'Oms lavora in tutto il mondo per promuovere la salute, mantenere il mondo un luogo sicuro e servire i più vulnerabili». Un obiettivo certamente nobile e lodevole. Tuttavia quest'anno non si sono contate le critiche all'Oms riguardo alla gestione della pandemia Covid.
    Dai tamponi all'uso delle mascherine, fino al dietrofront sugli asintomatici come portatori di infezione da coronavirus, l'Oms ha collezionato ritardi, errori circa le norme di comportamento, indecisioni e indicazioni vaghe e contraddittorie che hanno condizionato l'evolversi dell'emergenza sanitaria, con le autorità sanitarie italiane che si sono affidate totalmente ai dettami della stessa. L'Ente ci ha abituati a notevoli scivoloni nella comunicazione: partendo da quel 28 gennaio quando il direttore Ghebreyesus elogiò apertamente il governo cinese nonostante non avesse ancora fatto neanche un'ispezione in Cina. L'Oms farà la sua prima missione sul campo solo 18 giorni dopo, a febbraio, quando il disastro era già avvenuto. Ha quindi dichiarato la pandemia solo l'11 marzo, quando ormai vi erano già più di 100mila casi in tutto il mondo con oltre 4mila morti sparsi in più di cento Paesi, mentre in Italia si contavano già 827 morti e 12 mila positivi. E se il vice premier nipponico Taro Aso l'ha ribattezzata con sarcasmo "Organizzazione cinese della sanità", il Wall Street Journal ha preferito l'epiteto "Disinformazione mondiale della sanità sul Coronavirus".

    E LE PERPLESSITÀ SULL'OMS AUMENTANO SE ANDIAMO A GUARDARE NEL SUO PASSATO
    L'Organizzazione ha sempre avuto una posizione smaccatamente abortista: evidentemente tra «i più vulnerabili» che si pregia di tutelare non rientrano i bambini nel grembo materno. Per la "salute" dei bambini ha anche pubblicato gli "Standards for Sexuality Education in Europe" (linee guida per l'educazione sessuale in Europa), con indicazioni come queste: ai bambini di età 0-4 anni bisogna «fornire informazioni sul piacere che si prova quando si tocca il proprio corpo» e «consentire ai bambini di acquisire consapevolezza ed esplorare la propria identità di genere» (tutti noi possiamo scegliere la propria identità nel vasto panorama LGBTQIA+, cioè lesbiche, gay, bisessuali, transgender, transessuali, queer, intersessuali, asessuali. Il + si riferisce alle molte altre identità di genere: se ne contano almeno 52).
    Ai bambini da 4 a 6 anni, secondo l'Oms, bisogna «fornire informazioni sulla masturbazione infantile, sulle relazioni omosessuali e sui diversi concetti di famiglia»; da 6 a 9 anni, invece, oltre che a «fornire informazioni sul piacere che si prova quando si tocca il proprio corpo, sulla masturbazione della prima infanzia», bisogna «fornire informazioni sull'amicizia e l'amore verso le persone dello stesso sesso». Forse non è esattamente il tipo di educazione che vorremmo per i nostri figli?
    Se ci chiedessimo chi controlla l'Oms, apprenderemmo che i finanziamenti le arrivano dagli Stati membri e da privati. Ma negli ultimi decenni, i capitali privati sono divenuti sempre più cospicui rispetto a quelli pubblici: nel biennio 2016 - 17, l'80% dei quattro miliardi e mezzo di dollari delle entrate dell'Oms sono stati sborsati da aziende private e Ong. Per ben 901 milioni di dollari ha contribuito il fondatore di Microsoft, Bill Gates, il grande filantropo che ritiene che il modo migliore per sconfiggere la povertà nel mondo sia eliminare i poveri promuovendo la contraccezione e l'aborto (egli finanzia anche la International Planned Parenthood Federation, la più grande industria abortista del mondo), e la sterilizzazione di massa. Gates manda i suoi contributi all'Oms direttamente, attraverso la sua Bill & Melinda Gates Foundation, e indirettamente attraverso la Gavi (alleanza mondiale per i vaccini e l'immunizzazione).
    Nel biennio 2018-2019, Gates ha versato altri 531 milioni di dollari nelle casse dell'Oms. Tra gli altri principali finanziatori privati troviamo molte multinazionali farmaceutiche come [...] Bayer e Novartis. Bisogna anche precisare, come scrive il quotidiano La Verità del 10 dicembre 2018 citando i dati del British Medical Journal, che «nel 2017, l'80% dei fondi ricevuti dall' Oms era earmarked, cioè legati a specifici progetti, decisi dai finanziatori. La neutralità delle politiche dell'ente (anche di quelle vaccinali) è perciò da molti messa in dubbio: vengono decise dai finanziatori, sulla base dei criteri e per gli scopi commerciali da essi stessi perseguiti, e non sulla base dell'interesse pubblico.
    Infatti, i Paesi che non hanno un sistema sanitario moderno sono spesso costretti ad accettare e promuovere programmi di contraccezione e aborto per ricevere aiuti sanitari di base per la popolazione.

    NESSUNA NOTIZIA SUL NUMERO DELLE MORTI CAUSATE DAI FARMACI
    Forse allora ci si spiega perché l'Oms non rilascia dati sul numero delle morti causate dai farmaci: forse non sono la terza causa di morte nel mondo, come sostiene Peter Gøtzsche, professore di Clinical Research Design and Analysis all'Università di Copenhagen in Medicine letali e crimine organizzato (ed. G. Fioriti), ma sono comunque sostanze che hanno effetti collaterali anche letali; perché l'Oms difetta di trasparenza nel registrare e divulgare i danni e le morti derivanti dai farmaci e dai vaccini? Perché è reticente sul fenomeno del disease mongering, di cui ha parlato anche la Rai in un documentario visibile su Youtube che si intitola Inventori di malattie (per vendere più farmaci)? Ma non c'è solo il problema delle case farmaceutiche che perseguono il massimo profitto in conflitto di interesse con il «servire i più vulnerabili» previsto dalla mission dell'Oms: alla base c'è anche e soprattutto un problema ideologico. Se l'ideologia promossa dai finanziatori dell'Oms contamina la scienza - e la medicina, in particolare - la funzione primaria dell'Oms è minata alla radice.
    Diceva Agatha Christie: «Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova». A noi pare che numerosi indizi convergono a suffragare la tesi che l'Oms sia un organismo che sulla carta tutela la salute, ma che di fatto è asservito ai fini politici di enti come la Fondazione di Bill e Melinda Gates e agli interessi economici delle multinazionali farmaceutiche. D'altronde il primo direttore generale dell'Oms aveva le idee molto chiare, in proposito. Brock Chisholm, durante una relazione tenuta in una conferenza riportata sulla rivista Psychiatry, nel febbraio del 1946, già diceva: «Per un governo mondiale, è necessario rimuovere dalla mente degli uomini l'individualismo, la fedeltà alle tradizioni, il patriottismo e i dogmi religiosi». Era uno psichiatra che già ai suoi tempi sosteneva il relativismo più radicale («la reinterpretazione e l'eventuale sradicamento del concetto di giusto e sbagliato sono gli obiettivi ultimi di quasi tutte le psicoterapie»); e non teneva in alcuna stima la famiglia e la tradizione («I figli devono essere liberi di pensare in tutte le direzioni indipendentemente dalle idee dei genitori che spesso sigillano la mente dei loro figli con pregiudizi, preconcetti e false credenze appartenenti alle generazioni passate »).
    Ci possiamo veramente sentire protetti dall'Organizzazione mondiale della sanità?

    Nota di BastaBugie: sull'Organizzazione mondiale della sanità abbiamo negli anni rilanciato vari articoli. Eccone alcuni.

    L'ORGANIZZAZIONE MONDIALE DELLA SANITA' SI PROSTRA ALLA CINA
    L'inchiesta ''indipendente'' sull'origine e la gestione del Coronavirus è una truffa: non si parla di inchiesta, né si fa riferimento alla Cina o a Wuhan
    di Leone Grotti
    http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6143

    ABUSI INFINITI DIETRO LA DEFINIZIONE DI ''SALUTE'' DELL'ORGANIZZAZIONE MONDIALE DELLA SANITA'
    L'Oms definisce la salute non come assenza di malattia, bensì come benessere fisico, mentale e sociale... suona bellissimo, ma in realtà è l'origine di una serie di abusi
    di Silvana De Mari
    http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5550

    L'OMS PROMUOVE IL SESSO LIBERO FIN DALL'ASILO
    L'Organizzazione Mondiale della Sanità dà le direttive per l'educazione sessuale nelle scuole: saranno incoraggiate la masturbazione, il gioco del dottore e le relazioni sessuali gay
    da Notizie Pro vita
    http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3015

    AVVENIRE ESALTA IL FAMIGERATO DOCUMENTO DELL'OMS
    In una sconcertante intervista un ''esperto'' magnifica i presunti lati positivi del documento che si propone di diffondere l'educazione sessuale permissiva e omosessualista
    di Riccardo Cascioli
    http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=3023

    Titolo originale: L'OMS opera per la nostra salute?
    Fonte: Panorama, 11 novembre 2020
    Pubblicato su BastaBugie n. 692
    10 min
  • Macron vieta le messe, ma i cattolici francesi non ci stanno e scendono in piazza a pregare
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6358

    MACRON VIETA LE MESSE, MA I CATTOLICI FRANCESI NON CI STANNO E SCENDONO IN PIAZZA A PREGARE da Sito del Timone
    Con la seconda serrata della Francia, che durerà almeno fino al 1 dicembre, i cittadini non possono allontanarsi più di un chilometro dalle loro case, tranne per le ormai note ragioni di lavoro, salute o urgenze. Gran parte delle attività commerciali cosiddette "non essenziali", compresi ristoranti e affini, sono chiusi, così come accade in Italia nelle cosiddette "zone rosse". Anche Oltralpe, come dai noi, non mancano le contraddizioni, tra gli esercizi rimasti aperti c'è per esempio la Fnac leader nella distribuzione di libri e tecnologia, che in Francia conta oltre 69 negozi, invece sono state sospese le Messe.
    A nulla è servito l'appello dell'episcopato francese per poter continuare ad esercitare il culto, appello che è stato respinto lo scorso sabato dal Consiglio di Stato. Dura la replica dei vescovi che «deplorano soprattutto che i fedeli rimangano così impossibilitati a partecipare alla messa, vertice della vita di fede e incontro insostituibile con Dio e i fratelli», poi sottolineano che «le chiese rimangono aperte, che sono luoghi che devono essere vissuti e dove si può venire a meditare, pregare, adorare il Signore e ricevere i sacramenti come quello della Riconciliazione». In questo braccio di ferro con il Governo i vescovi sono riusciti solo ad ottenere che i sacerdoti possano continuare a ricevere i fedeli e ad andare nelle loro case così come negli istituti di cui sono cappellani e che chiunque possa recarsi in una chiesa senza alcuna condizione di distanza barrando, nell'ormai famigerata autocertificazione la casella "convincente motivo familiare". La speranza dell'episcopato, hanno scritto in un comunicato, è che il 16 di novembre la decisione possa essere rivista.
    Ma questo non ha fermato i fedeli, che lo scorso fine settimana sono usciti di casa e sfidando le misure in vigore, per radunarsi all'esterno delle chiese e silenziosamente si sono messi a pregare manifestando il diritto di culto in un Paese dilaniato, nelle scorse settimane, da attentati terroristici di matrice islamica. Da Nantes a Versailles, i cattolici di Francia hanno mostrato che non sono disposti a subire silenziosamente una disposizione che lede quello che hanno più caro. Non solo, qualcuno ha voluto anche condividere sui social il proprio gesto, mostrando la volontà di non sottostare ad una norma ingiusta, e c'è chi ha lanciato l'hashtag #oursoulsmetter ovvero «le nostre anime contano». Anche qualche vescovo si spinge oltre, cercando pertugi di libertà nel burocratese dei testi che regolamentano le restrizioni, come il vescovo di Bayonne, Monsignor Marc Aillet che scrive: «Nulla impedisce ai sacerdoti di celebrare la Messa in luoghi di culto che rimangono aperti e nulla impedisce ai fedeli di entrare individualmente nelle chiese. È l'organizzazione delle cerimonie religiose che viene sospesa...»
    Nella terra delle liberté i cattolici rialzano la testa, scendono in piazza, e si fanno sentire. Come a dire che la libertà di coscienza non ha a che fare con quello che la legge consente, ma è un moto del cuore che muove quando in gioco c'è quello a cui non si può rinunciare.

    Nota di BastaBugie: Leone Grotti nell'articolo seguente dal titolo "Francia, il governo minaccia i cattolici: Se si riuniscono, li multiamo" spiega come, dopo aver vietato le Messe durante il lockdown, il ministro dell'Interno ha intimato ai cattolici di non riunirsi davanti alle chiese per pregare. Eppure quelle manifestazioni sono legali...
    Ecco l'articolo completo pubblicato su Tempi il 15 novembre 2020:
    Le porte delle chiese in Francia resteranno sbarrate per quei cittadini che vogliono andare a Messa. Dopo che il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso della Conferenza episcopale francese, che chiedeva al governo il rispetto della libertà di culto durante il nuovo lockdown, la Chiesa non ha potuto fare altro che adeguarsi, pur non nascondendo il fastidio per come si è comportato l'esecutivo guidato dal premier Jean Castex. Il Consiglio di Stato, infatti, aveva imposto al governo di incontrare i vescovi entro lunedì per trovare una soluzione. Castex ha ignorato la Chiesa per tutta la settimana, salvo inviare una convocazione in extremis per domani per non contravvenire all'indicazione della corte.
    Se i vescovi hanno dovuto cedere all'indicazione del Consiglio di Stato, pur contando di trovare un accordo con il governo, i cattolici hanno deciso di protestare contro il divieto. Domenica 8 novembre 600 fedeli si sono riuniti a Nantes davanti alla cattedrale dei santi Pietro e Paolo per chiedere di poter partecipare alle funzioni. Anche a Lione e Versailles i cattolici si sono riuniti a centinaia cantando e pregando il rosario. Altre manifestazioni simili sono previste a Orléans, Parigi, Bordeaux e Meaux.
    Tutti gli eventi sono stati regolarmente dichiarati in prefettura e durante le manifestazioni sono state mantenute le distanze di sicurezza. Le riunioni sono perfettamente legali dal momento che il governo, varando il nuovo lockdown, non ha proibito le manifestazioni.
    La reazione dell'esecutivo però non si è fatta attendere. Il ministro dell'Interno Gérald Darmanin ha dichiarato a France Info: «Non voglio inviare la polizia a multare dei fedeli davanti a una chiesa, ma se le manifestazioni verranno ripetute, lo farò a partire da questo fine settimana. Non ci saranno più sabati e domeniche di lassismo».
    Al ministro ha risposto, sempre su France Info, Jean-Benoit Harel, fondatore dell'associazione Pour la messe (Per la Messa), che ha organizzato molte proteste: «Sono rimasto sbalordito dalle parole del ministro. Dovrebbe sapere che le nostre manifestazioni sono tutte autorizzate, come previsto dall'articolo 3 del decreto del 29 ottobre. Se il ministro vuole multare chi si reca a manifestazioni autorizzate dai prefetti e dalla polizia, è lui che viola la legge. La Messa è essenziale per un cattolico»

    VIDEO: LE VEGLIE DI PREGHIERA IN FRANCIA
    Preghiere davanti alle chiese francesi durante il lockdown. "La Messa è vitale... se dovremo disobbedire, disobbediremo"
    9 min

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