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  • Coronavirus e i pieni poteri del comitato tecnico-scientifico
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6121

    CORONAVIRUS E I PIENI POTERI DEL COMITATO TECNICO-SCIENTIFICO di Aldo Maria Valli
    Se solo qualche mese fa un analista politico o un comune osservatore ci avessero detto che un giorno un Paese intero, il nostro Paese, sarebbe stato completamente bloccato, con la popolazione costretta a restare chiusa in casa, in base ai provvedimenti presi da un governo di non eletti il quale si muove a sua volta seguendo le indicazioni di un comitato tecnico-scientifico, sicuramente avremmo dato del pazzo a quell'analista o a quel comune osservatore. Invece, eccoci qui.
    Al di là delle aberrazioni della nostra politica, il segreto sta tutto in quel doppio aggettivo: tecnico-scientifico. Se una decisione è presa da un comitato tecnico-scientifico, occorre credergli. Se una dichiarazione arriva da un comitato tecnico-scientifico, quella dichiarazione va ritenuta vera. Il comitato tecnico-scientifico è un'entità rispetto alla quale è obbligatorio un atto di fede e le sue formulazioni hanno valore di dogma.
    Se ci pensiamo, è davvero singolare che tutto ciò avvenga in un Paese segnato, come tutto l'Occidente, da un processo di secolarizzazione che ha preteso di mettere sempre più ai margini ogni religione fondata su una fede trascendente. E ancor più singolare è che ai dogmi del comitato tecnico-scientifico debba piegarsi anche la Chiesa, la quale da tempo, nel tentativo di rendersi, si dice, più umana e simpatica, ha intrapreso un cammino per apparire meno dogmatica.
    Non è vero che oggi i dogmi non ci sono più. Oggi i dogmi ci sono e sono quelli tecnico-scientifici. [...] Siamo appesi alle decisioni di un comitato tecnico-scientifico al quale, di fatto, è stato riconosciuto il valore di fonte dogmatica, altrimenti non ci piegheremmo a tutte le sue decisioni.

    UN VERO E PROPRIO ORACOLO
    Il comitato tecnico-scientifico è talmente dogmatico da aver assunto ormai l'aspetto di un vero e proprio oracolo. Dinnanzi a ogni comportamento o possibilità, la prima domanda, ormai, è una sola: ma che cosa ha detto il comitato tecnico-scientifico? I nostri antenati probabilmente nei confronti dei responsi delle sibille erano più liberi di quanto lo siamo noi adesso nei confronti del comitato tecnico-scientifico.
    Pensiamoci. Di questo comitato tecnico-scientifico noi non conosciamo neppure la composizione. Sì, i nomi sono stati resi noti e pubblicati, ma alzi la mano chi li conosce tutti quanti. Alzi la mano chi può dire di sapere chi siano effettivamente coloro che ne fanno parte e perché, precisamente, sono stati nominati nel comitato. Quasi nessuno sa chi siano, e non lo sappiamo perché non è necessario. Trattandosi, appunto, di un'entità dogmatica, non è importante entrare nel perché e per come. Di fronte a un'entità dogmatica è richiesta soltanto una cosa: un atto di fede. E un atto di fede è appunto quello che noi tutti stiamo mettendo in pratica.
    Ma in virtù di che cosa noi diamo ogni giorno sostanza a tale atto di fede, dal momento che i nomi dei membri del comitato addirittura ci sfuggono? In virtù, lo ripeto, di quel doppio aggettivo: tecnico-scientifico. Ecco il sigillo di garanzia, se così possiamo dire. Ecco il contrassegno della verità. Basta dire "tecnico-scientifico" e il gioco è fatto: l'entità che si fregia di tale titolo diventa ipso facto entità dogmatica e le sue formulazioni diventano verità indiscutibili.

    IN TUTTA QUESTA SITUAZIONE C'È UN ALTRO ASPETTO CURIOSO
    È dato dal fatto che i veri scienziati, non i millantatori, sanno una cosa sola: sanno di non sapere. Certo, uno scienziato sa molte cose che riguardano il suo settore di studio, ma, in fondo, ciò che ne fa veramente uno scienziato è la consapevolezza di non sapere. Perché la scienza funziona così: più acquisisce conoscenze, più scopre nuovi orizzonti da esplorare; più ottiene risposte, più si pone nuove domande. La scienza, in effetti, ha risposte sempre e soltanto relative, tutt'altro che immutabili, definitive e dogmatiche. La scienza, poi, per dare le sue risposte relative ha bisogno di tempo e di confronto tra le informazioni. Eppure, noi l'abbiamo eletta a sacerdotessa di Apollo, a tal punto che un comitato tecnico-scientifico, per il solo fatto di fregiarsi di questo aggettivo, è diventato un oracolo, e noi ci avviciniamo ai suoi responsi come se entrassimo nell'antro della sibilla, in atteggiamento di umile ascolto e disposti ad accogliere tutto come oro colato.
    Insomma, ciò che stiamo vivendo merita qualche riflessione perché è tutto davvero paradossale. Secondo il noto aforisma di Chesterton, "chi non crede in Dio non è vero che non crede in niente, perché incomincia a credere a tutto". [...]

    Nota di BastaBugie: Paolo Gulisano nell'articolo seguente dal titolo "Seconda ondata, propaganda di Stato per limitarci la libertà" spiega che il termine 'seconda ondata' non è preso dal linguaggio dell'epidemiologia, bensì da quello della propaganda politica, come del Pci degli anni '50. E il Governo fa di tutto per tenere sulla popolazione una pressione psicologica altissima, per indurre anche in tempi di allentamento del Lockdown ad una "spontanea" rinuncia alle proprie libertà.
    Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 3 maggio 2020:
    Nel Dizionario delle Neolingua (ricordate Orwell?) inventata per la Pandemia, negli ultimi giorni uno dei termini più in voga è "Seconda ondata". Di cosa si tratta? Della possibilità di un nuovo aumento dei numeri dei contagiati, dei ricoverati, dei morti. Si tratta di un termine che non è preso dal linguaggio dell'epidemiologia, ma da quello della propaganda politica. Era un termine usato nel Dopoguerra e fino agli anni '50 dal Partito Comunista Italiano. La prima ondata era stata la Resistenza, che aveva spazzato via il Fascismo; la seconda - attesissima - era quella che avrebbe dovuto fare il resto, e trasformare l'Italia in una Repubblica Sovietica. Per chi conosce racconti del grande scrittore Giovannino Guareschi, l'espressione è familiare: era lo spauracchio costantemente sventolato da Peppone davanti agli occhi di don Camillo.
    Oggi di seconda ondata parlano le istituzioni e la grande stampa. E' bastato che una esponente dell'ufficio regionale europeo dell'OMS esprimesse la propria preoccupazione per la possibilità di nuove infezioni nei vari Paesi che l'affermazione è stata tradotta in Italia in questo sintetico concetto: arriverà una seconda ondata. Ovvero: il nemico è sempre qui. Poco importa che la curva epidemica sia in discesa, poco importa che siano ormai a disposizione importanti ed efficaci strumenti di cura: il terrore per il Covid deve continuare.
    "Non saremo mai a contagio zero" ha dichiarato l'assessore lombardo al welfare, evidentemente in possesso di certezze epidemiologiche non meglio identificate. E ha aggiunto che "dobbiamo convivere con questo virus, davanti al quale siamo indifesi". Evidentemente l'assessore non è informato che proprio nella sua Regione esistono ospedali - come la NBQ ha documentato - dove si cura e si guarisce.
    Ma il maggior utilizzo propagandistico del concetto di Seconda ondata viene dal Governo centrale. Conte lo ripete a ogni piè sospinto. L'allentamento del lockdown può avvenire, ma solo sotto strettissimo controllo, perché l'epidemia può riesplodere, parola del famigerato Comitato tecnico scientifico che nei giorni scorsi ha comunicato che nel mese di giugno potremmo avere oltre 150.000 persone ricoverate in terapia intensiva. Sì, proprio così. Uno scenario apocalittico, specie se si pensa che quando è stato raggiunto il picco ai primi di aprile i ricoverati in tutta Italia in terapia intensiva erano poco più di 4.000. Secondo i consulenti di Conte insomma ci attende qualcosa di paragonabile ad un disastro nucleare, naturalmente se si allentassero le misure restrittive. Questa previsione - non suffragata da alcuna documentazione epidemiologica - è stata peraltro categoricamente smentita da una autorevole società di analisi, Carisma, che ha definito come totalmente sbagliato il Calcolo del Comitato. Un errore addirittura aritmetico, perché avrebbe preso in considerazione una popolazione di 260 milioni di abitanti, anziché 60 milioni come quella italiana.
    Il problema del documento, dice Carisma, è di tipo statistico-matematico, con errori anche nel calcolo del tasso di letalità dei contagi.
    Insomma: il cenacolo di tecnici e scienziati al servizio di Conte ha preso un abbaglio madornale. Oppure è stata confezionata una bella bufala per una opinione pubblica ormai sommersa da dati contradditori e soprattutto da messaggi terroristici.
    La "fase due", per utilizzare un altro termine della neolingua, dovrà essere caratterizzata da nuove paure. Si deve seminare il panico rispetto, ad esempio, a quella fascia di persone che non è stata toccata dall'epidemia, i bambini. Così assistiamo ad un montare di sospetti nei confronti della possibilità di ammalarsi da parte dei bambini che è assolutamente in contraddizione con le evidenze scientifiche rilevate. In Svizzera, dove ad esempio il Governo ha cominciato ad allentare le misure di lockdown,è stato liberalizzato il contatto tra bambini e tra questi e i nonni. Il responsabile Dipartimento malattie infettive del Ministero della Sanità, Daniel Koch, ha detto che "gli scienziati sono arrivati alla conclusione che i bambini non trasmettono il virus. Sarebbe sbagliato proibire ai nonni, che stanno già soffrendo per questa situazione, di essere abbracciati dai loro nipoti quando si sa che essi non sono contagiosi."
    18 min
  • Per la fase 2 del coronavirus l'Arcigay si infuria, ma Conte rimedia subito
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6122

    PER LA FASE 2 DEL CORONAVIRUS L'ARCIGAY SI INFURIA, MA CONTE RIMEDIA SUBITO di Manuela Antonacci
    Parte oggi la cosiddetta "fase 2" delle restrizioni per combattere la pandemia da Covid-19. Tante le nuove regole richiamate dal nuovo Dpcm dello scorso 26 aprile, tra le quali - come si legge nel decreto - si potrà fare visita ai "congiunti" con le solite precauzioni, ovvero guanti, mascherina e distanza di sicurezza.
    Ma chi sarebbero per l'esattezza i congiunti? Il termine ha creato diversi dubbi, peraltro l'ultima dichiarazione di Pierpaolo Sileri, viceministro della Salute, che definisce "congiunti" anche gli amici "purché amici veri" ha suscitato molte perplessità e anche una certa dose si ilarità sui social. Ma il termine "congiunti" sembra essere diventato anche il pomo della discordia, ultimamente, in quanto avrebbe fatto infuriare niente di meno che Arcigay!
    L'Associazione parla di "inaccettabile gerarchia affettiva imposta dallo Stato": "Il fatto che l'allentamento delle restrizioni sulle relazioni sociali sia circoscritto alla definizione di 'congiunti', che nei nostri codici è riferita inequivocabilmente alla dimensione formale della parentela, di sangue o acquisita, rappresenta un inedito e inaccettabile intervento dello Stato nella definizione della gerarchia degli affetti", queste le osservazioni di Gabriele Piazzoni, segretario generale dell'associazione. Ma si dicono preoccupati anche la senatrice Monica Cirinnà, costernata per «le coppie non conviventi e le famiglie arcobaleno non riconosciute», e Matteo Renzi, che in un video aveva promesso di redarguire Giuseppe Conte: «Abbiamo fatto le unioni civili, crediamo nella libertà, non possiamo permettere allo Stato di decidere chi dobbiamo vedere». Richieste che sono state prontamente recepite da Palazzo Chigi che ha pubblicato della apposite Faq, proprio per chiarire tutti i dubbi sul Dpcm, anche quelle riguardanti i "congiunti".
    All'appello mancava inizialmente solo Elena Bonetti che, com'è noto, sin dall'inizio del suo mandato si era dichiarata a favore delle adozioni gay, ma che non ha tardato a far arrivare il suo endorsement, ancora una volta, al mondo LGBT: qualche giorno dopo le esternazioni dei colleghi dem, si è affrettata a dichiarare che "Come ministro per le Pari Opportunità ho a cuore di tutelare i diritti delle coppie omosessuali, che non devono essere discriminate. È un punto che va chiarito e va chiarito nella direzione di permettere alle persone di ricongiungersi con i propri legami, fidanzati compresi. Bisogna richiamare al senso di responsabilità ma nello stesso tempo è altrettanto importante la vita delle persone che risponde all'esigenza delle relazioni umane e delle coppie".
    Insomma, con la dissoluzione in atto dell'istituto familiare, si aggiunge anche l'estensione massiccia del termine "congiunti".

    Nota di BastaBugie: ecco altre notizie dal "gaio" mondo gay (sempre meno gaio).

    CAUSA CORONAVIRUS CANCELLATI 200 GAY PRIDE
    A causa dell'epidemia di Coronavirus 200 gay pride previsti in tutto il mondo, e che di solito si tengono all'inizio dell'estate, sono stati annullati. Alcuni di loro sono stati definitivamente cancellati, altri spostati. In Italia i primi pride ad essere cancellati sono stati quelli di Vicenza, Parma e dell'Umbria. C'è anche una mappa che in tempo reale informa quali gay pride sono stati soppressi e quali rinviati
    (Gender Watch News, 4 aprile 2020)

    94 CANDELINE PER ELISABETTA LA REGINA GAY FRIENDLY
    La Regina Elisabetta ha compiuto 94 anni. Nel corso degli anni la regnante più volte si è mostrata vicina alla comunità LGBT. Ad esempio nel 2013 ha apposto il timbro reale alla norma che legittimava le "nozze" gay, gesto sì formale, ma anche significativo. Lo stesso è avvenuto per la Turing Law, norma che prevede la riabilitazione postuma per 60mila omosessuali incriminati negli anni addietro a motivo del loro orientamento sessuale.
    Poi nel 2017, in occasione del discorso annuale presso il Parlamento, Elisabetta così si espresse: «Il mio governo farà ulteriori progressi per affrontare il divario retributivo di genere e la discriminazione nei confronti delle persone sulla base della loro razza, fede, genere, disabilità o orientamento sessuale».
    Elisabetta. Una regina sicuramente gay friendly.
    (Gender Watch News, 23 aprile 2020)

    PRIME ''NOZZE'' GAY ARABE
    Un cittadino tunisino e uno francese si "sposano" in Francia e il contratto matrimoniale viene riconosciuto in Tunisia. L'associazione 'Shams - per la depenalizzazione dell'omosessualità in Tunisia' su facebook così commenta: "Si tratta di una prima assoluta in Tunisia e nel mondo arabo. Il contratto di matrimonio tra un cittadino francese e un tunisino, sottoscritto in Francia, è stato riconosciuto in Tunisia ed annotato nell'atto di nascita dell'anagrafe tunisina".
    Anche se non si tratta di una norma che legittima i matrimoni omosessuali, ma solo di un atto amministrativo, ovviamente ha un significato giuridico assai rilevante e, come è accaduto in altri paesi, potrebbe essere il primo passo per una legittimazione voluta dal parlamento.
    Inoltre è da sottolineare che il mondo musulmano rappresentava fino a ieri un baluardo contro ogni istanza proveniente dall'ambiente gay, ma questo riconoscimento fa comprendere che una prima crepa si è creata anche nella diga del mondo arabo. Ed altre certamente ne seguiranno.
    (Gender Watch News, 27 aprile 2020)
    8 min
  • La CEI tradita da Conte: niente messe nemmeno nella (finta) fase due
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6112

    LA CEI TRADITA DA CONTE: NIENTE MESSE NEMMENO NELLA (FINTA) FASE DUE vdi Riccardo Cascioli
    Uno schiaffone così, duro, condito da una sottile presa in giro, da parte del "devoto" presidente del Consiglio Giuseppe Conte, il cardinale Gualtiero Bassetti non se lo sarebbe mai aspettato. Il "no alle Messe" tra i provvedimenti della cosiddetta fase 2 è stata una doccia gelata per il presidente della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), dopo che lo stesso Bassetti, non più di tre giorni fa, aveva annunciato trionfante «È ora di tornare a Messa»: era sicuro che il 10 maggio avrebbe visto, seppur con forti limitazioni, la ripresa delle Messe con popolo.
    Negli ultimi giorni, i segnali in tal senso si erano moltiplicati: nell'intervista pubblicata da Avvenire il 23 aprile, il ministro dell'Interno Lamorgese esprimeva tutta la sua attenzione per il «tema dell'esercizio della libertà di culto» e assicurava che «in considerazione di un quadro sanitario in parziale miglioramento, sono allo studio del governo nuove misure per consentire il più ampio esercizio della libertà di culto». E ieri il vice-presidente della CEI, monsignor Mario Meini, sempre ad Avvenire si mostrava fiducioso pur avvertendo che ci sarebbero state molte restrizioni per garantire la massima sicurezza dal punto di vista sanitario. Vale a dire che la CEI aveva concesso moltissimo al governo in cambio della possibilità di dire che si riaprivano le Messe al popolo (in realtà a una sua rappresentanza).
    E invece ieri nel tardo pomeriggio, mentre veniva annunciata la conferenza stampa di Conte per presentare il nuovo decreto che regola la fase 2, trapelava l'indiscrezione del no alle Messe, confermato poi dallo stesso presidente del Consiglio. Funerali solo con i parenti stretti fino a un massimo di 15 persone, «preferibilmente tenuti all'aperto», e per il momento niente Messe. La valutazione sulla possibilità di riprendere le «cerimonie religiose» (questa l'espressione usata da Conte) verrà fatta più avanti senza una scadenza precisa. Con i beffardi ringraziamenti di Conte alla CEI per la fattiva collaborazione prestata in questo periodo, a dare l'impressione che il «no alle Messe» fosse frutto di un accordo.

    LA REAZIONE DELLA CEI
    E invece no: neanche mezz'ora dalla fine della conferenza stampa e con una tempestività senza precedenti, la CEI rendeva noto un comunicato dai toni inusualmente forti, da amante tradita. Ma come? Abbiamo «accettato con sofferenza e senso di responsabilità, le limitazioni governative per fare fronte all'emergenza sanitaria»; «abbiamo avviato una interlocuzione continua e disponibile» con il ministro dell'Interno e con il presidente del Consiglio, a cui però abbiamo detto «in maniera esplicita che la Chiesa esige di poter riprendere la sua azione pastorale»; abbiamo presentato «Orientamenti e Protocolli con cui affrontare una fase transitoria nel pieno rispetto di tutte le norme sanitarie»; e voi ci trattate così?
    Eh no, dice la CEI: «I Vescovi italiani non possono accettare di vedere compromesso l'esercizio della libertà di culto».
    Finalmente un sussulto di dignità, verrebbe da dire. L'avessero detto due mesi fa non saremmo a questo punto, anche perché le condizioni di sicurezza che si potrebbero applicare nella fase 2 si potevano tranquillamente applicare fin dall'inizio senza arrivare alla sospensione delle Messe. Peraltro le condizioni veramente necessarie per la celebrazione delle Messe mantenendo la sicurezza, non sono così complicate, come dimostrano le indicazioni presentate all'arcivescovado di Milano dal nostro epidemiologo Paolo Gulisano, sulla base delle conoscenze sul Covid-19 fin qui acquisite.

    LE NUOVE (FINTE) PROMESSE DI CONTE
    Conte ha subito replicato al comunicato della CEI, affermando in una nota che «prende atto» della protesta e promette che «già nei prossimi giorni si studierà un protocollo che consenta quanto prima la partecipazione dei fedeli alle celebrazioni liturgiche in condizioni di massima sicurezza». Un modo per prendere tempo, anche perché dalla conferenza stampa di ieri sera è parso evidente che a decidere veramente sulle misure da prendere non sono i ministri o il presidente del Consiglio, ma il Comitato tecnico-scientifico. E qui si evidenzia un errore clamoroso fatto dalla CEI: ovvero non avere insistito per avere un suo rappresentante in seno a questo Comitato e aver privilegiato la via politica pensando di poter contare sull'amicizia con il presidente del Consiglio. Calcolo evidentemente sbagliato. Ma la cosa peggiore è stato l'atteggiamento avuto fin dall'inizio nei confronti del governo: sottomesso e con lo zucchetto in mano a mendicare qualche concessione. Da servi si sono comportati, da servi vengono ora trattati.
    La CEI sente anche il fiato sul collo della base: laici, preti e anche vescovi, già insoddisfatti per la resa senza condizioni nella fase 1, adesso sono già sul piede di guerra nei confronti di una presidenza della Conferenza Episcopale che agisce in modo verticistico e completamente staccata dal popolo che dovrebbe rappresentare (altro che sinodalità!).
    Per questo deve anche provare a fare la voce grossa con il governo. La prima strada è un sottile ricatto. «Dovrebbe essere chiaro a tutti - conclude il comunicato CEI - che l'impegno al servizio verso i poveri, così significativo in questa emergenza, nasce da una fede che deve potersi nutrire alle sue sorgenti, in particolare la vita sacramentale». Come a dire: se volete che continuiamo ad aiutarvi nell'assistenza ai poveri, ridateci le Messe, anche perché senza popolo in chiesa non arrivano neanche i soldi.

    E SE IL COMITATO TECNICO-SCIENTIFICO NON SI LASCIA COMMUOVERE?
    Nel comunicato viene finalmente affermato un principio importante, che la Bussola ha sempre sostenuto fin dal principio, ma che finora la CEI aveva sempre ignorato: «Alla Presidenza del Consiglio e al Comitato tecnico-scientifico si richiama il dovere di distinguere tra la loro responsabilità - dare indicazioni precise di carattere sanitario - e quella della Chiesa, chiamata a organizzare la vita della comunità cristiana, nel rispetto delle misure disposte, ma nella pienezza della propria autonomia». In altre parole: il governo deve dirci la distanza da tenere tra le persone e che condizioni sono necessarie, poi all'interno della chiesa, con le persone che sono dentro, decidiamo noi cosa fare. È ciò che in fondo prevede la Costituzione.
    Se la CEI vuole essere credibile deve dunque dare seguito a queste parole. Le Messe sono possibili fin da subito, nel rispetto delle condizioni di distanziamento sociale poste dal governo. Basta seguire le disposizioni cui abbiamo già fatto riferimento. Vuol dire chiamare alla rivolta? No. Sarebbe semplicemente una riaffermazione della propria libertà e della propria sovranità, che il governo tecnocratico sta calpestando insieme alla Costituzione. E il popolo certamente seguirebbe.
    Avranno i vescovi il coraggio di andare fino in fondo? Speriamo di sì, ma temiamo di no; temiamo cioè che alla fine nella CEI prevalga il solito mercanteggiamento politico alla ricerca di un compromesso. L'unica possibilità è un forte movimento dal basso, laici e preti che facciano pressione sui rispettivi vescovi per difendere la libertà religiosa, mai così a rischio prima in Italia.

    Nota di BastaBugie: nel sito della Cei, a poca distanza dalla conferenza stampa di Conte che negava il diritto di andare alla Messa, compariva il seguente comunicato dal titolo "DPCM, la posizione della CEI" nel quale si afferma che i Vescovi italiani non possono accettare di vedere compromesso l'esercizio della libertà di culto. In sintesi la Chiesa esige di poter riprendere la sua azione pastorale con la possibilità di celebrare la Messa con il popolo.
    Ecco il comunicato completo pubblicato il 26 aprile 2020:
    "Sono allo studio del Governo nuove misure per consentire il più ampio esercizio della libertà di culto". Le parole del ministro dell'Interno, Luciana Lamorgese, nell'intervista rilasciata lo scorso giovedì 23 aprile ad Avvenire arrivavano dopo un'interlocuzione continua e disponibile tra la Segreteria Generale della CEI, il Ministero e la stessa Presidenza del Consiglio.
    Un'interlocuzione nella quale la Chiesa ha accettato, con sofferenza e senso di responsabilità, le limitazioni governative assunte per far fronte all'emergenza sanitaria. Un'interlocuzione nel corso della quale più volte si è sottolineato in maniera esplicita che - nel momento in cui vengano ridotte le limitazioni assunte per far fronte alla pandemia - la Chiesa esige di poter riprendere la sua azione pastorale.
    Ora, dopo queste settimane di negoziato che hanno visto la CEI presentare Orientamenti e Protocolli con cui affrontare una fase transitoria nel pieno rispetto di tutte le norme sanitarie, il Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri varato questa sera esclude arbitrariamente la possibilità di celebrare la Messa con il popolo.
    Alla Presidenza del Consiglio e al Comitato tecnico-scientifico si richiama il dovere di distinguere tra la loro responsabilità - dare indicazioni precise di carattere sanitario - e quella della Chiesa, chiamata a organizzare la vita della comunità cristiana, nel rispetto delle misure disposte, ma nella pienezza della propria autonomia.
    I Vescovi italiani non possono accettare di vedere compromesso l'esercizio della libertà di culto. Dovrebbe essere chiaro a tutti che l'impegno al servizio verso i poveri, così significativo in questa emergenza, nasce da una fede che deve potersi nutrire alle sue sorgenti, in particolare la vita sacramentale.
    13 min
  • La lezione di Don Lino: riparare al sacrilego abuso di potere
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6108

    LA LEZIONE DI DON LINO: RIPARARE AL SACRILEGO ABUSO DI POTERE di Luisella Scrosati
    Ginocchia piegate e schiena dritta: è l'immagine RX di don Lino Viola, l'ormai famosissimo parroco di Gallignano. La schiena dritta l'ha mostrata a tutto il mondo, di fronte ad uno sceriffo improvvisato, pieno di boria (e di ignoranza), che voleva fargli interrompere la Messa. E anche di fronte ad un sindaco che non si era reso conto che Gallignano non è paese della Repubblica Popolare Cinese, per quanto ci si stia dando da fare per assumerne le modalità "disciplinari".
    Le ginocchia piegate le vediamo in questo video [vedi in fondo all'articolo, N.d.BB], che lo riprende mentre sabato 25 aprile, accompagnato da due parrocchiani, prega davanti al Signore per riparare al sacrilegio di domenica 19 aprile.
    Un atto di riparazione bellissimo, come non lo si udiva più da tempo: «In questo momento prima di celebrare sull'Altare il Sacrificio del Tuo Figlio voglio a nome della comunità presente e di quella che vive nelle nostre case riparare l'irruzione immotivata e sacrilega delle forze dell'ordine». Insieme al divino Sacrificio, don Lino offre «l'espiazione della Vergine Tua Madre di Villavetere - un piccolo santuario mariano nelle campagne di Gallignano - dei nostri Santi Patroni San Pietro e Sant'Imerio», espiazione offerta per «riparare al tuo onore divino conculcato».
    Sacrilegio, espiazione, offerta del Sacrificio: robe dell'altro mondo!

    MA NON È FINITA
    Don Lino ci ricorda che è Lui, il Signore, il primo ad essere stato offeso dalla sacrilega azione dello sceriffo, incurante di essere entrato nella casa di un Altro, degna progenie di quelle guardie del tempio richiamate proprio nell'atto di riparazione: «Siete usciti come contro un brigante con spade e bastoni per catturarmi» (Lc. 22, 52), una delle frasi pronunciate da Gesù più strabordanti di mestizia e dolore. E poi ancora il richiamo al tradimento di Giuda ed una richiesta che, da sola, ristabilisce l'ordine dell'obbedienza: «Padre amatissimo [...] conservaci fedelissimi nella Tua obbedienza e nel Tuo servizio fino alla morte quando potremo entrare nella Tua Casa dove Tu vivi col Figlio e lo Spirito Santo per tutti i secoli dei secoli. Amen».
    Il 25 aprile, don Lino ha mostrato una libertà sconosciuta a quelli che vanno in giro per il carnevale comunista, quella libertà di offrire se stessi per espiare il male presente nel mondo; a questa vera libertà ha richiamato la sua comunità, chiedendole di unirsi all'atto di riparazione con un digiuno indetto per giovedì 30 aprile.
    A questo digiuno ci uniremo in molti, perché quello che è accaduto il 19 aprile non riguarda soltanto la piccola comunità di Gallignano, ma la Chiesa universale. E tutti i veri cristiani, veri nonostante le proprie miserie, sentono come proprio l'oltraggio lì perpetrato. Lo dimostrano i tanti messaggi di sostegno inviati a don Lino e le numerose telefonate di solidarietà fatte da persone che hanno riconosciuto nella sua ferma e mansueta resistenza un atto di vera libertà, ma soprattutto un atto veramente degno di un ministro di Dio.
    «Mi hanno chiamato pure tutti i Vescovi francesi», spiega don Lino. «Il mio rammarico è stato di non avere avuto la solidarietà del mio vescovo». Un dolore grande per un sacerdote che all'obbedienza, quella vera, ci tiene. E la lealtà con monsignor Antonio Napolioni è stata totale, perché don Lino non ha ricusato un confronto aperto e sincero con lui: «Ci siamo parlati a lungo, io gli ho spiegato che ho solo fatto il mio dovere, ma lui mi ha risposto col silenzio».

    UN SILENZIO COLPEVOLE
    Da quanto abbiamo appreso, sono stati diversi i sacerdoti che hanno provato a scuotere il proprio Vescovo, a fargli capire che forse era il caso di prendere una posizione un po' più...
    10 min
  • Il Coronavirus è una punizione della madre terra?
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6113

    IL CORONAVIRUS E' UNA PUNIZIONE DELLA MADRE TERRA? di Paolo Gulisano
    C'è una narrazione abbastanza diffusa rispetto all'attuale epidemia del virus Covid-19: sarebbe una sorta di "monito", se non addirittura di "castigo" o di vendetta, della Terra nei confronti degli esseri umani che troppo a lungo l'hanno maltrattata, violata, abusata.
    Qualcuno potrebbe osservare: stai parlando della Terra, di un pianeta, di una massa di elementi geologici, biologici e quant'altro come se fosse un essere vivente. Questa è esattamente l'idea che fu elaborata 40 anni fa, nel 1979, da uno scienziato inglese, James Lovelock, cui spetta la paternità della teoria di Gaia, ovvero la Terra intesa come un unico organismo vivente, una materia che non rimane passiva di fronte a ciò che minaccia la sua esistenza.

    UN LIBRO RIVOLUZIONARIO
    Il libro rivoluzionò l'ecologia e gli studi sull'ambiente, fino ad allora una branca delle scienze naturali, che da allora diventò piuttosto una ideologia. Nel suo saggio lo scienziato britannico così introduceva la sua teoria: "Nella mente degli uomini dell'antichità la Terra è sempre stata la generatrice e la nutrice per eccellenza (la Gaia dei Greci) e il concetto di Madre Terra è una categoria dello spirito che permane ancora nelle grandi religioni".
    "Nel mondo moderno peraltro l'accumularsi di conoscenze sull'ambiente naturale e lo sviluppo dell'ecologia hanno fatto sì che gli scienziati abbiano ipotizzato la possibilità che la biosfera possa essere qualcosa di più di un insieme di esseri viventi all'interno dei loro habitat naturali, il suolo, il mare e l'aria. La fede antica e la moderna conoscenza si sono fuse emotivamente nell'ansioso stupore con cui gli astronauti, e noi di riflesso, abbiamo guardato alla Terra rivelata in tutta la sua splendente bellezza contro il buio profondo dello spazio. La nostra emozione però non prova che questa nostra Terra, che è sempre stata detta Madre, sia vivente" (James Lovelock, Gaia. Nuove idee sull'ecologia. pagina 7).
    Indubbiamente l'eloquio del professore è affascinante, suggestivo, ma anche ingannevole. In particolare là dove dice che il concetto di Madre Terra è una categoria dello spirito presente nelle grandi religioni. Quali?
    Non se ne parla minimamente nell'Ebraismo, non è presente da nessuna parte nei Vangeli né in tutta la storia del pensiero cristiano e non ce né nemmeno l'ombra nell'Islam. Dunque, di quali "grandi religioni" parliamo? Semmai, è presente in culti tribali molto antichi, in forme di animismo.

    LA DITTATURA AMBIENTALISTA AVANZA LE SUE PRETESE
    Tuttavia le tesi espresse quarant'anni fa da Lovelock si sono progressivamente fatte strada, e in occasione di questa epidemia sembrano riemergere con forza le tesi che espresse in un altro saggio, dal titolo inequivocabile: La vendetta di Gaia. Gaia dunque ci ha mandato il Coronavirus per punirci dei nostri errori, della nostra superbia, del modo con cui la trattiamo.
    Corrado Augias ha parlato di lei come di un "gigante che si vuole scrollare di dosso un po' di quei sette miliardi di esseri umani che la infastidiscono". Insomma, la povera Gaia avrebbe agito per legittima difesa e si è comportata come gli altri suoi fratelli - divinità minori - che hanno sempre scagliato fulmini dall'Olimpo o dal Valhalla.
    In realtà, queste teorie rappresentano un fenomeno di regressione religiosa, quello che un tempo studiosi laici avrebbero definito uno stadio infantile dell'umanità, con divinità capricciose che abbattevano sugli umani la loro rabbia.
    L'unica ira che tuttavia non è lecita è quella del Dio biblico, e in particolare del Dio cristiano, che non può punire perché è pieno di misericordia. Allora al suo posto prendono provvedimenti le divinità pagane. [...]
    Di fronte a tutto questo c'è davvero da augurarsi che si formi una resistenza che prenda le parti di Dio, ma anche quelle dell'umanità. Qualcuno che ricordi che c'è un Dio che ha fatto il Creato come cosa buona, ma dove è presente e agisce il male, dove ci sono predatori e virus assassini che uccidono povera gente debole e fragile. Che dire della Madre Terra che può diventare matrigna crudele? Meglio allora il Padre Buono di cui ci parla quel libro dimenticato che si chiama Vangelo.

    Nota di BastaBugie: nel seguente video (durata: 4 minuti) dal titolo "Earth Day, effetto lockdown: così la Terra è tornata a respirare" si chiarisce bene e con linguaggio suadente che quando sarà passata l'emergenza virus che ci ha costretti agli arresti domiciliari, una nuova emergenza, quella ambientale, sarà invocata per giustificare misure drastiche e coercitive per cambiare le nostre abitudini permanentemente, ovviamente per il bene di tutti e sotto la guida sicura degli "esperti". E poi forse l'emergenza omofobia giustificherà modifiche al codice penale? E infine di emergenza in emergenza sarà proibito anche l'uso della parola "libertà"?
    7 min
  • Effetto Coronavirus su Aborti e fecondazione artificiale
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6102

    EFFETTO CORONAVIRUS SU ABORTI E FECONDAZIONE ARTIFICIALE di Alfredo De Matteo
    A causa del coronavirus quasi metà della popolazione mondiale è reclusa in casa e molti governi hanno sospeso tutte le attività non essenziali, almeno fino a quando l'emergenza sanitaria non sarà passata. Addirittura, il nostro Ministero della Salute ha emanato una circolare in cui raccomanda di limitare gli interventi chirurgici ai soli casi non rinviabili; tra gli interventi indifferibili è però incluso l'aborto, cioè l'omicidio dell'innocente nel grembo materno.
    Tuttavia, come recita un bel detto popolare, il diavolo fa le pentole ma non i coperchi: succede che in Italia abortire è diventato quasi impossibile visto che la crisi del Covid-19 ha mandato in tilt la rodata macchina degli aborti di stato. Secondo Silvana Agatone, ginecologa e presidente della Laiga si tratta di una tragedia nella tragedia: «So di ragazze che si sono dovute spostare da Torino a Caserta per poter abortire. Donne ormai vicine alla scadenza delle dodici settimane che vengono respinte da tutti i centri. Ci sono consultori che non rilasciano più i certificati, nonostante il Ministero della Salute abbia specificato che l'interruzione di gravidanza rientri negli interventi indifferibili, molte strutture hanno invece equiparato gli aborti agli interventi di routine e fermato gli accessi».
    Le testimonianze sono drammatiche, continua la presidente dell'associazione nata a difesa della sciagurata legge 194, secondo la quale sono tante le donne costrette a viaggiare di notte e a violare le ordinanze per recarsi ad abortire in uno dei pochi ospedali disposti ad accettarle.

    ABORTI IN LARGA PARTE BLOCCATI
    In effetti, malgrado l'aborto volontario venga considerato un diritto inalienabile della donna e si cerchi in tutti i modi di difenderlo e finanche di incentivarlo, "solamente" il 64 percento degli ospedali italiani ha reparti dedicati all'applicazione della legge 194, con un'obiezione di coscienza che supera il 70 percento di medici, anestesisti e paramedici. Cosicché, è stato sufficiente che alcune strutture chiudessero le porte alle "pazienti" per mandare al collasso un sistema che non è così solido come appare.
    Anche gli aborti farmacologici sono in larga parte bloccati perché richiedono tre giorni di ricovero ospedaliero e dunque l'occupazione di letti. Non a caso, i ben noti Roberto Saviano e Laura Boldrini, con una lettera aperta al ministro Speranza, al presidente Conte e all'Aifa, missiva sottoscritta tra gli altri da Marco Cappato e l'ex ministro Livia Turco, hanno chiesto misure urgenti per garantire le cosiddette interruzioni volontarie della gravidanza, privilegiando la procedura farmacologica per non occupare i posti letto negli ospedali.
    Nello specifico, i nostri chiedono di allungare i tempi per l'aborto con la Ru486 fino a nove settimane e prevedere una procedura di aborto da remoto con la telemedicina (sic!). Insomma, la situazione è talmente grave che secondo il direttore sanitario della clinica Sant'Anna di Caserta, dove si sta assistendo ad una migrazione straordinaria di donne provenienti da altre regioni per poter effettuare l'aborto, «il sistema che assicura l'applicazione della legge 194 è ormai così depauperato che basta poco per mettere in crisi tutto e lasciare le donne sempre più sole».

    UN PROVVIDENZIALE DISSERVIZIO
    Ovviamente, si tratta di un provvidenziale disservizio visto che permette di non perdere vite umane innocenti, di evitare che molte donne si trasformino in assassine dei propri figli e di non sprecare risorse importanti.
    Ma le buone notizie non finiscono qui: anche l'odiosa pratica della fecondazione assistita subisce l'effetto Covid-19. Infatti, un documento congiunto del Centro nazionale trapianti e del registro PMA dell'Istituto superiore di sanità raccomanda ai centri che effettuano la procreazione artificiale di sospendere tutti i trattamenti non urgenti, dal momento che l'aumento esponenziale dei casi di positività al virus accresce il rischio di contaminazione dei pazienti infertili e del personale dei centri di medicina della riproduzione. Inoltre, i trattamenti comportano la necessità di occupare posti letto, sale chirurgiche e/o terapie intensive che vanno invece utilizzati per affrontare l'emergenza sanitaria in atto. Lo stop alla PMA potrebbe protrarsi fino a maggio e ciò significa che 30/35 mila cicli riproduttivi non verrebbero eseguiti, secondo le stime del presidente della Società Italiana della Riproduzione Umana (Siru). Ciò significa che a causa del coronavirus non verranno prodotti in laboratorio decine e decine di migliaia di embrioni umani, la maggior parte dei quali è destinata a morte certa o, ancora peggio, ad essere sottoposti alle abominevoli procedure di crioconservazione.
    C'è da augurarsi che l'emergenza coronavirus cessi in fretta, visti gli enormi danni che sta causando al tessuto sociale italiano, europeo e mondiale, sotto tutti i punti di vista. C'è al contempo da augurarsi che il lock-down su aborto e fecondazione assistita prosegua il più possibile e che soprattutto riesca a mettere in crisi, speriamo irreversibile, le pseudo libertà rivendicate dai gruppi più oltranzisti, i quali non hanno nemmeno la dignità di fermarsi di fronte ad una emergenza come quella a cui stiamo assistendo.

    Nota di BastaBugie: nell'articolo seguente dal titolo "Francia: Covid-19, il ministro rende più facile abortire" rende nota la dichiarazione del ministro della Salute francese che ha definito «inquietante» il calo nel numero degli aborti. Noi pensiamo che invece sia inquietante la dichiarazione di questo ministro della salute... E poi che ministro della salute? Certo non della salute dei bambini.
    Ecco l'articolo completo pubblicato su Corrispondenza Romana il 2 Aprile 2020:
    «Nulla da eccepire in linea di principio sul prolungare di due settimane il termine per l'esecuzione di un'interruzione volontaria di gravidanza farmacologica a casa, a causa dell'epidemia da Covid-19»: lo ha dichiarato il ministro della Salute francese Olivier Véran al deputato socialista Laurence Rossignol, che gli ha posto la questione con una petizione, in cui è stato chiesto espressamente un'analoga estensione di due settimane non solo per gli aborti farmacologici, bensì anche per quelli chirurgici, detti anche crudamente «per aspirazione».
    Il ministro ha anzi definito «inquietante» il calo nel numero degli aborti effettuati nelle scorse settimane, pertanto, visibilmente preoccupato e pur precisando di dover risolvere prima alcune «questioni tecniche», ha aggiunto «assolutamente fuori questione che l'epidemia da Covid-19 limiti il diritto all'aborto», non solo dunque da confermare, ma altresì da incoraggiare.
    Incredibile come, anche in tempi di Coronavirus e ben altro cui pensare, la cultura di morte riesca comunque ad avanzare inesorabile in Europa: i politici di molti Paesi membri dell'Unione, ormai, considerano prioritario ammazzare vite umane nel grembo materno. Accade nel Regno Unito, accade in Belgio, accade in Italia, ora accade anche in Francia, dove non solo i politici, purtroppo, ma anche i ginecologi in particolare e la classe medica più in generale hanno chiesto espressamente al governo con un proprio appello di garantire l'accesso all'aborto, benchéin piena crisi sanitaria. Anzi, soprattutto in piena crisi sanitaria, come precisa la petizione ricorrendo alla solita antilingua: «Durante l'epidemia, le interruzioni volontarie di gravidanza farmacologiche devono essere incoraggiate e facilitate, in tutto garantendo la libera scelta delle donne».
    Per questo il ministro Véran ha dichiarato di aver chiesto ai suoi servizi di incentivare il ricorso al teleconsulto, così da render possibile celermente un parere medico prima e dopo l'assunzione della pillola abortiva alle donne in dolce attesa. Le si è sempre definite così, almeno, ma oggi quell'aggettivo, «dolce» suona sinistro in coloro che, in realtà, stanno per trasformare quell'attesa in un incubo, anzi in una tragedia.
    11 min
  • Intervista a Don Lino: "così ho cacciato gli agenti che hanno profanato la chiesa"
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6106

    INTERVISTA A DON LINO: ''COSI' HO CACCIATO GLI AGENTI CHE HANNO PROFANATO LA CHIESA'' di ANDREA ZAMBRANO
    Il video che lo ritrae commuove e dà forza: un prete anziano, don Lino Viola che si fa coraggio e caccia letteralmente il carabiniere salito sull'altare per notificargli la multa da 270 euro per inosservanza del decreto del Governo e farlo parlare col sindaco al telefono. «Io sto dicendo Messa, non adesso», ripete più volte alle forze dell'ordine davanti all'altare, proprio mentre sta iniziando la preghiera di consacrazione: «Non rispondo al sindaco, sto celebrando la Messa». L'agente si allontana e il don, sconvolto, riprende con l'Orate fratres: «Pregate fratelli e sorelle perché questo mio e vostro sacrificio...». [Guarda il video integrale, clicca qui!]
    Dovevamo arrivare a questa umiliazione? Ma forse questo servirà a svegliare qualche vescovo che pensa ancora di risolvere tutto con le trattative col Governo. E farà vergognare qualcuno dalle parti di Palazzo Chigi, come il presidente del Consiglio perché se succedono da due mesi queste scene da Cina comunista la responsabilità politica è principalmente di Giuseppe Conte e delle forze politiche che lo sostengono, Pd, Italia Viva e Cinque Stelle che in queste settimane sulle incursioni poliziesche sono state zitte. Scene da un Paese che perseguita i cristiani di cui bisognerà farsi carico.
    Però non succede in Cina, ma in provincia di Cremona. A Soncino, una delle zone a più alta intensità da Covid. È qui, nella frazione di Gallignano, chiesa di San Pietro Apostolo che don Lino Viola ha incontrato il suo destino.
    Ora i giornali raccontano l'episodio con quel compiacimento folkloristico tipico delle storie da strapaese, ma il breve video diventato virale in queste ore condensa il dramma e la rinascita spirituale di un paese: l'irruzione degli agenti e una Chiesa che non si sottomette, ma mette in campo i suoi uomini migliori: i preti ultraottantenni, quelli definiti anziani, ma a differenza di tanti don Chichì moderni, hanno ancora fede solida, sanno cosa succede sull'altare, e palle d'acciaio e cuore d'oro per nostro Signore.
    Troviamo don Lino alle undici di sera, al termine di una giornata passata tra la caserma delle forze dell'ordine e l'ufficio del sindaco.
    Don Lino, amareggiato?
    Molto. Guardi, in 80 anni e 55 di messa non mi era mai accaduta una cosa del genere. Lo sa che cosa mi hanno detto quando sono andato al comando?
    Cosa?
    «Ma io non so neanche che cos'è la consacrazione?». Capisce? Allora io ho detto al maresciallo: «Ma come? Mandate nelle chiese degli agenti che non sanno neanche che cos'è una Messa».
    Forse lo fanno apposta. Quelli che sanno che cos'è la Messa si ribellerebbero...
    Ma non lo so... io sono soltanto molto amareggiato. È dal Giovedì Santo che celebro in queste condizioni, ho celebrato a Pasqua sempre con queste persone: 7 persone in tutto: chi aiuta sull'altare, chi legge, chi canta e suona, chi fa il video.
    Ma stavolta le contestano un assembramento...
    Assembramento? Eravamo in 13 e lo sa perché?
    Perché?
    Perché c'erano sei persone in più - dico sei! -, famigliari di persone morte di Coronavirus per le quali si stava celebrando la Messa.
    E per la legge non dovevano esserci...
    Ma come avrei fatto, santa pazienza, a cacciarle? C'era un parrocchiano che ha appena perso la mamma e non ha potuto neanche farle il funerale. Mi dice con che coraggio lo caccio di chiesa?
    No, in effetti, non si può...
    E non si può no. Eravamo in 13 in tutto, ora adesso voglio scrivere al prefetto. Nel verbale c'è scritto che si è radunato il popolo. 13 persone sono un popolo? Su una chiesa di 300 metri quadri di cui sette autorizzate, tra l'altro? E tutti con guanti e mascherina, si badi bene. Abbiamo i video che lo provano.
    Ci racconti cosa è accaduto.
    Allora, io non me la sono sentita di mandarle via. Ho iniziato la Messa, tutti a distanza. Mentre facevo l'omelia entrano due della Protezione civile con le forze dell'ordine. Urlano: «La funzione è sospesa».
    E lei?
    Sono andato avanti senza rispondere. Poi arriva la domestica.
    La domestica?
    La domestica, che mi porta il cordless: «È il sindaco», dice. E io le dico di riattaccare perché sto dicendo messa. Poi il sindaco si sarebbe scusato perché dice che non sapeva che stavo dicendo Messa. Ma vabbè.
    Ma nel video si vede un carabiniere che sale sul presbiterio...
    Appunto, mi porge il telefono col sindaco, poi mi mostra il documento del 25 marzo del Viminale che si figuri, io avevo le mani sulle offerte. E succede quel che succede, gli dico di non interrompere la Messa, dopo un po' di insistenza se ne va.
    Roba da Cina...
    Mi è venuto un colpo al cuore, ma non è mica finita qui sa?
    No?
    No. Dopo hanno fatto la "malora" (il pandemonio, ndr). Le dico solo che abbiamo finito la Messa in due. In due l'abbiamo finita. Le sembra una cosa degna? Una profanazione, un pandemonio del genere nella casa del Signore?
    Che cosa ha fatto dopo la Messa?
    Ho telefonato al sindaco e poi sono andato in caserma. Hanno scritto che c'era presenza di molta gente, ma io voglio andare fin dal Prefetto e voglio chiedergli se 13 persone sono molta gente. Gli farò vedere il video girato dai ragazzi della parrocchia presenti.
    Pagherà la multa?
    Se la dovrò pagare, la pagherò, ma non è questo il problema.
    Qual è?
    La profanazione di Nostro Signore. Nessuno può dissacrare così la Messa, nessuno neanche le forze dell'ordine. E ho dovuto dire basta.
    E il vescovo che dice?
    L'ho chiamato e gli ho detto come stavano le cose.
    E lui?
    Mah... niente, solo mi ha detto che le porte della chiesa erano aperte. Ma io gli ho risposto che non c'è nessun decreto che imponga di chiudere le porte della chiesa. E poi - scusi - ma la chiesa non è un reparto Covid che deve stare chiuso. La chiesa è abitata non da un morto, ma da un vivo che ha vinto la morte. Cosa si credono questi qua?

    Nota di BastaBugie: è clamoroso quello che sta accadendo in diverse parti d'Italia. La caccia alle streghe al grido di "Dagli all'untore!" prosegue indisturbata. Eppure l'articolo 7 della Costituzione Italiana dichiara che lo Stato e la Chiesa Cattolica sono "indipendenti e sovrani", e all'art. 19. stabilisce che "Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume".
    In Italia, poi sono in vigore i Patti Lateranensi, aggiornati con gli Accordi di Villa Madama del 1985 - un trattato internazionale tra lo Stato e la Chiesa gerarchicamente parificabile alla Costituzione e sovraordinato alla legge e agli atti amministrativi governativi - che all'art. 2 stabiliscono: "La Repubblica italiana riconosce alla Chiesa cattolica la piena libertà di svolgere la sua missione pastorale, educativa e caritativa, di evangelizzazione e di santificazione. In particolare è assicurata alla Chiesa la libertà di organizzazione, di pubblico esercizio del culto, di esercizio del magistero e del ministero spirituale nonché della giurisdizione in materia ecclesiastica". Violare il pubblico esercizio del culto è molto grave e deve spingere i vescovi a proteggere i sacerdoti e i fedeli nell'esercizio di un loro diritto naturale: lodare pubblicamente il Dio vivo e vero.
    L'autore dell'intervista a don Lino, Andrea Zambrano, nell'articolo seguente dal titolo "Messa interrotta, tra reato e abuso di potere: ma il vescovo scarica don Lino" spiega perché l'interruzione della Messa è legittima solo in casi di urgente necessità, ad esempio fermare un omicidio, non per notificare una multa.
    Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 21 aprile 2020:
    Il caso lo ha risolto lo stesso don Lino Viola: «È abuso di potere». Più chiaro di così si muore, eppure il sacerdote che ha stoppato il carabiniere salito sull'altare per interrompere la Messa a Soncino (CR), sta passando lui per furfante della peggior specie. Per alcuni giornali, ad esempio, i quali ribaltano la frittata dicendo che è il prete a non aver ascoltato l'autorità e non invece il carabiniere a interrompere - sacrilegamente - la Messa. Ma anche per il vescovo di Cremona Antonio Napolioni che in una nota stampa lo ha letteralmente scaricato dandogli la responsabilità del misfatto.
    E come se non bastasse anche per gli stessi Carabinieri che ieri hanno difeso l'operato dei loro militari.
    L'ARMA SI DIFENDE
    «I Carabinieri hanno fatto quello che dovevano fare», spiega alla Nuova BQ il Maggiore Lorenzo Carlo Maria Repetto, comandante provinciale dell'Arma a Cremona. «Sono state sanzionate delle persone le quali hanno la facoltà di ricorrere nei modi di legge». Ma il fatto rischia di avere conseguenze e non solo perché don Lino ieri ha espresso la volontà di ricorrere al Prefetto contro il provvedimento. A cominciare dal fatto che un'interruzione della Messa c'è stata e questa potrebbe costituire un reato.
    «Discutibile - precisa il Maggiore Repetto - forse che se dovessi impedire un omicidio in chiesa non potrei entrare? È evidente che ci sono circostanze in cui si possono interrompere le Messe».
    Per la verità, la questione non è così automatica. La turbatio sacrorum è disciplinata dall'articolo 405 del codice penale e prevede due anni di reclusione per chi turba o impedisce una funzione religiosa alla presenza di un ministro di culto ed è un reato procedibile d'ufficio.
    Il punto è stabilire se vi sia stato davvero un turbamento/interruzione e se questo caso rientrasse nei pieni poteri dei carabinieri.
    1) MESSA TURBATA
    Sul primo punto è evidente che un turbamento sia avvenuto. Il secondo video comparso ieri al momento dell'omelia mostra chiaramente il carabiniere mettersi di fronte al presbiterio e intimare nell'ordine la sospensione della Messa, l'uscita dei fedeli e la ripresa della celebrazione con la sola presidenz
    21 min
  • Case di riposo per anziani: il capro espiatorio del coronavirus
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6103

    CASE DI RIPOSO PER ANZIANI: IL CAPRO ESPIATORIO DEL CORONAVIRUS
    Cosa c'è dietro l'accanimento giudiziario degli ultimi giorni nei confronti delle Rsa, delle case di riposo per anziani? Improvvisamente tutta la narrazione relativa all'epidemia, ai suoi protagonisti, ai suoi numeri, si è arricchita di un nuovo elemento: ci sono dei responsabili della morte di tante persone che devono essere individuati e perseguiti. Di chi si tratta? Di chi non ha vigilato sugli ingressi dalla Cina dopo l'inizio dell'epidemia a Wuhan? Di chi ha tardato a fornire dispostivi di protezione agli operatori sanitari e alla popolazione in generale? Di chi ha emanato da gennaio ad oggi decreti a volte contradditori? O andando indietro (ma non troppo) di chi ha tagliato col machete i posti letto negli ospedali o i posti di lavoro di medici e infermieri?
    No: i colpevoli vanno cercati nelle residenze sanitarie assistenziali, sigla Rsa, che sono strutture non ospedaliere, ma comunque a impronta sanitaria, che ospitano persone non autosufficienti, che non possono essere assistite in casa e che necessitano di specifiche cure mediche di più specialisti e di un'articolata assistenza sanitaria. Le Rsa sono gestite da enti pubblici o privati che offrono ospitalità, prestazioni sanitarie e assistenziali, aiuto nel recupero funzionale e nell'inserimento sociale e prevenzione delle principali patologie croniche.
    In base ai più recenti dati, in Italia sono presenti circa 240.000 posti letto residenziali e semiresidenziali, un numero che è circa la metà di quella che è la domanda, peraltro crescente. Una buona parte di queste strutture sono il frutto della carità cristiana in azione, dell'opera di enti religiosi, che hanno da sempre svolto un'opera di supplenza nei confronti di uno Stato assolutamente latitante su questa necessità.

    UNA PREZIOSA OPERA DI SUSSIDIARIETÀ AUTENTICA
    Ora queste opere vengono inquisite, perquisite, denunciate. Si cerca di capire - secondo la magistratura - perché ci siano state tante morti. Forse bisognerebbe fornire agli inquirenti un po' di dati epidemiologici, che rivelerebbero che anche negli ospedali pubblici, le "trincee della prima linea", tanto intoccabili da pensare ad uno "scudo legale" per impedire indagini sul loro operato, c'è stato negli ultimi due mesi un tasso di mortalità che non ha eguali nel resto del mondo. Un tasso di mortalità che è particolarmente elevato al di sopra dei 75 anni. Ora, si dà il caso che l'età media degli ospiti delle case di riposo è di 88 anni. Si tratta quindi di realtà che accolgono le persone più fragili, più delicate, più esposte. Prima di metterle sotto il mirino inquisitorio, cosa è stato fatto per queste realtà? Nulla. Così, ora, dopo il danno subiscono anche la beffa di essere indagate.
    Gli anziani ospiti sono stati curati con tutto ciò che era possibile, comprese le capacità professionali dei medici e degli infermieri che non sono affatto inferiori a quelle dei colleghi dell'ospedalità pubblica. Nei confronti di queste strutture, il Servizio Sanitario Nazionale ha dato un supporto decisamente inadeguato, carente persino in indicazioni. Per due mesi e mezzo le Rsa, le case di riposo, è come se non fossero esistite. Le prime indicazioni da parte del servizio pubblico sono state ricevute solo l'1 aprile! In realtà, ovviamente, queste strutture si erano già da tempo attrezzate andando a cercare materiali e contattando colleghi ospedalieri per aggiornare i loro protocolli, affrontando enormi difficoltà nel reperire i dispositivi di protezione individuale (Dpi). Nonostante tutto, queste strutture si sono prodigate per curare i propri vecchietti, senza inviarli agli ospedali già oberati.

    UN'ACCUSA SURREALE
    Poi, nonostante abbiano resistito a lungo facendo in modo di evitare il più possibile l'ingresso del virus, questo ha fatto il suo inevitabile arrivo, seminando morte. A questo punto questi decessi - e solo questi - hanno suscitato scandalo. Oltre agli avvisi di garanzia, sono cominciati a fioccare i commenti e le accuse. Gino Strada ha tuonato dicendo che nelle Rsa gli anziani sono trattati come animali. Un'accusa surreale. Così come surreale e quasi kafkiano è il clima che si è creato anche tra alcuni parenti degli ospiti di queste strutture, che improvvisamente si sono trasformati in delatori e informatori della Polizia. È accaduto così che il Sabato Santo una struttura bergamasca sia stata oggetto di visita della Polizia locale, e abbiano proceduto a denunciare le suore. Qual era la loro colpa?
    Sono state denunciate perché avevano dato la Comunione ad alcuni ospiti ricoverati. Nonostante le cappellanerie di queste strutture abbiano regolari permessi. Nonostante il rispetto delle procedure corrette per evitare il passaggio del virus. I poliziotti arrivati in reparto hanno trovato le suore bardate con cuffietta, camice idrorepellente, due mascherine sul volto, guanti e perfino calzari. L'Eucarestia era stata data in mano, senza contatto. Ostie contate secondo il numero di persone che l'avevano richiesta. La polizia era arrivata perché era partita una segnalazione da alcuni solerti parenti. Gli agenti hanno ritirato i documenti relativi all'autorizzazione delle procedure, hanno fatto verifiche con i dipendenti. Le suore sono state costrette a sospendere la distribuzione dell'Eucarestia nel giorno di Pasqua, con grande dispiacere degli ospiti.
    La minaccia che incombe sulle povere suore è da brivido: l'accusa di epidemia colposa, equivalente dell'omicidio colposo plurimo, che prevede - oltre alla condanna penale - anche il risarcimento danni. Un provvedimento che porterebbe alla bancarotta di molti istituti religiosi.

    UNA CACCIA ALLE STREGHE
    La paura di una vera e propria caccia alle streghe per trovare presunte responsabilità delle morti da Covid sta assalendo tante strutture assistenziali. Anche dell'ospedalità privata, che ha svolto in questi ultimi mesi un compito preziosissimo garantendo quelle attività di diagnosi e cura sospese negli ospedali pubblici trasformati in centri-Covid. Ciò sembrerebbe confermare i timori che, nel dopo epidemia, lo Stato intenda gestire in esclusiva la salute delle persone, sbarazzandosi di tutte le opere di assistenza sociosanitaria private. Una situazione che potrebbe portare ad una grave crisi di una attività di assistenza che si occupa di decine di migliaia di persone. Chi si farebbe poi carico di tutti questi anziani, di questi disabili, di queste persone fragili? Le famiglie, lasciate sole dallo Stato? O gli ospedali pubblici, con i loro protocolli "informali" che invitano a selezionare chi è meritevole di accedere a cure intensive, e non solo?
    Il sospetto dell'affermarsi di una cultura dello scarto nei confronti degli anziani prende sempre più piede, anche di fronte a ciò che avviene in diversi Paesi europei. In Francia, ad esempio, mentre non hanno ancora ricevuto l'autorizzazione a prescrivere l'idrossiclorochina ai loro pazienti, col decreto n. 2020-360 del 29 marzo 2020, emanato dai ministeri della Solidarietà e della Salute e firmato dal primo ministro Edouard Philippe, i medici possono prescrivere dei farmaci "palliativi" (nello specifico un potente antiepilettico) ai pazienti affetti da Coronavirus che non possono essere ricoverati in terapia intensiva e sui quali è stata già assunta la decisione di limitare il trattamento sanitario. Con questo decreto viene dunque legalizzata la possibilità per un medico - e il decreto guarda caso si rivolge soprattutto a quelli delle case di riposo - di iniettare una sostanza, che può portare ad arresto respiratorio del paziente nel giro di poche ore.
    Insomma, il problema delle case di riposo affollate e con tante richieste inevase, il costo sociale di questo tipo di assistenza, potrebbe trovare una soluzione finale dalla Francia all'Italia nel loro svuotamento e nella loro forzata chiusura.
    10 min
  • L'islam tifa coronavirus per uccidere gli infedeli
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6101

    L'ISLAM TIFA CORONAVIRUS PER UCCIDERE GLI INFEDELI
    Coronavirus akhbar. Ci mancava questa, nelle tetre cronache al tempo del Covid-19: la celebrazione islamica dell'ecatombe. L'applauso maomettano alla pandemia, che ha ora il suo epicentro nella corrotta, cristiana (quando se lo rammenta), infedele Europa. Ed eccolo che risuona direttamente dalla Striscia di Gaza, parole e musica dell'imam Jamil Al-Mutawa, gentiluomo legato a doppio filo ad Hamas. E proprio la tv del gruppo terrorista, per certi compagni nostrani un covo di eroi romantici, ha trasmesso l'illuminato sermone di cotanto leader spirituale tenuto il 20 marzo nella Moschea Bianca di Gaza (il video è poi stato ripreso e tradotto dal Middle East Media Research Institute). «Il virus è un soldato di Allah e sta risparmiando i musulmani» (era il giorno prima che venissero identificati due casi di Coronavirus nella Striscia, ma Al-Mutawa e soci possono sempre concludere si tratti di apostati, e punirli per reo contagio). E per dimostrare l'ortodossia religiosa del virus, l'imam traccia la macabra mappa delle sue scorrerie, gesta che Al Qaeda non aveva raggiunto nemmeno nei sogni più proibiti. UNA JIHAD MICRO-ORGANICA PIÙ FORTE DI AL QAEDA «Allah vi ha inviato un solo mujahed che ha colpito 50 Stati americani in un giorno, il 58% della California sarà infettata nei prossimi due mesi». Morte all'America, stavolta ce la facciamo, stavolta l'offensiva viaggia da New York a Los Angeles su goccioline microscopiche, e sante. E subito, a ruota, lo sputo sui cadaveri che si accumulano nelle trincee di quello che oggi è il primo fronte, i nostri cadaveri: «In un solo giorno in Italia vi sono stati 450 morti». «Allah sia lodato». Evviva, che colpo questa jihad micro-organica, in ventiquattr'ore lascia per terra quattrocentocinquanta occidentali, europei, italiani, bergamaschi, bresciani, piacentini, rallegratevi fratelli, la Spada dell'Islam è diventata la Polmonite interstiziale dell'Islam. E prosegue il suo delirio, l'imam di quella Striscia che l'Unione Europea ha ricoperto negli anni di vagonate di euro, tutti finiti nella disponibilità di simili ambasciatori di pace: «Guardate il deserto nelle strade israeliane. E chi pensate che protegga i fedeli di Al Aqsa? Allah, che preserva dal male i suoi credenti». L'infezione fisica è una prova dell'infezione morale, il virus come ligio esecutore della Sura 2; 191 (tra le altre): «Uccideteli ovunque li incontriate!». Tanto che «anche in Cina ci sono 3.300 infettati», ennesima prova della selezione etno-confessionale del Corona. Mostrando una certa confusione geopolitica, ma una salda ferocia sterminatrice, l'imam invita poi a pregare Allah perché continui a scatenare l'epidemia contro coloro che sostengono il piano di pace dell'amministrazione Trump. MORTE ALL'AMERICA, A ISRAELE E A TUTTO L'OCCIDENTE La peste sui reietti che vogliono la pace con Israele, forse nessuno meglio di questo predicatore apparentemente sgangherato ha riassunto la linea distruttiva e millenaristica di Hamas, che sequestra un intero popolo in nome di un'impossibile resa dei conti finale col Nemico ebreo. Nell'attesa, il popolo medesimo viene tenuto nella miseria e in condizioni igienico-sanitarie precarie, tanto che l'Autorità palestinese (non meno anti-israeliana di Hamas, ma più pragmaticamente attaccata alla propria pelle) nei territori sotto il suo controllo ha chiesto allo Stato ebraico di aprire i varchi, per far passare medici, farmaci, strutture di rianimazione, nel caso il Covid smarrisca la fede in Allah il Misericordioso. Problemi che non sfiorano Jamil Al-Mutawa: all'acme dell'intemerata, il pio uomo agita un telefonino (di sospetta ed eretica produzione occidentale, ma certo è improbabile che qualcuno degli astanti glielo abbia fatto notare) e assicura di aver ricevuto caterve di messaggi documentanti miracolose guarigioni dei pochi palestinesi contagiati. Dio è con noi, e il Coronavirus è il suo nuovo, letale Profeta. Non lo dice qualche sbandato in una bettola di Gaza City, ma una delle massime autorità religiose palestinesi. Vogliono i tempi supplementari dello scontro di civiltà, e stavolta scommettono sul parassita invisibile. Motivo in più per sconfiggerlo.
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  • Coronavirus: l'abbraccio mortale del governo Conte alla Cei
    TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6090

    CORONAVIRUS: L'ABBRACCIO MORTALE DEL GOVERNO CONTE ALLA CEI di RICCARDO CASCIOLI
    E sono soddisfazioni. Il presidente del Consiglio che ti scrive e ti ringrazia per avere aiutato il governo a tenere a casa la gente e avere provveduto a sfamare quanti ne avevano bisogno. Davvero una bella soddisfazione per Avvenire e per il presidente della Conferenza Episcopale Italiana (Cei), cardinale Gualtiero Bassetti, il letterone di Giuseppe Conte pubblicato sul quotidiano dei vescovi sabato 11 aprile. Una lettera che per gran parte è la solita retorica sull'emergenza in corso che ci fa tanto riflettere sulla sofferenza e sulla morte, sulla certezza su quanto sarà più bello e solidale il mondo che ne emergerà, sull'ammirazione per l'impegno del terzo settore.
    Ma il centro della questione è il ringraziamento: per le opere e per i tanti soldi che la Cei ha donato per venire incontro alle «conseguenze sanitarie ed economiche causate dall'epidemia», ma soprattutto per aver fatto il "sacrificio" delle messe senza popolo, «nella consapevolezza dei beni supremi coinvolti in questo difficile passaggio della nostra storia nazionale».
    È così che la Chiesa piace al potere: si occupi delle opere caritative, che fanno comodo anche allo Stato; aiuti a controllare i comportamenti delle persone, che siano obbedienti a Cesare anzitutto; e il suo Dio se lo preghi pure in privato, ognuno per conto suo. In fondo per il potere è sempre stato così, è il suo mestiere. Il potere non tollera le persone libere, e soprattutto non tollera una Chiesa libera, che ha a cuore Cristo sopra ogni cosa e che educa le persone alla libertà; che rispetta le autorità civili ma solo se non vanno contro la legge di Dio. È sempre stato così, il potere non ha mai amato la Chiesa, se non sottomessa.

    AL GOVERNO PIACE LA CHIESA SOTTOMESSA
    Quello che invece risulta nuovo è la Chiesa contenta del ruolo che lo stato le ha affidato; la Chiesa pronta a ritirarsi in sacrestia ancor prima che lo stato la inviti a farlo; i vescovi che fanno i vigilantes nei confronti dei loro preti nel caso trovassero il modo di aggirare i divieti e far presenziare qualche persona alle loro liturgie. Quello che sconcerta è una Cei talmente felice del riconoscimento pubblico da parte del Presidente del Consiglio, da non osare neanche far presente che la polizia continua a multare le persone che vanno in chiesa malgrado sia possibile per legge, e che sarebbe quindi il caso di farlo stampare sull'autocertificazione il diritto di andare in chiesa a pregare. Forse non osa perché neanche le interessa un granché: in effetti, in questi tempi si ha l'impressione che a molti vescovi e preti dia addirittura fastidio che qualcuno continui a recarsi in chiesa malgrado tutto. Figurarsi celebrare le messe con il popolo.
    Ma su Avvenire si incassa orgogliosi il plauso del presidente del Consiglio senza neanche fare presente che è il capo di quello stesso governo che sta condannando a morte la metà delle scuole paritarie, come da settimane stanno ripetendo le associazioni che le coordinano. Al governo piace la Chiesa che dà da mangiare e un tetto ai poveri e che si prende cura dei migranti, trova invece sospetta la Chiesa che educa e che offre culto pubblico al Signore, e magari pretende anche di giudicare la politica secondo la legge di Dio. E i vertici ecclesiastici si accodano, sono estasiati da questa nuova stagione di cooperazione con lo stato, e per il fatto che lo stato li accarezzi e li gratifichi. E se qualcosa bisogna sacrificare, pazienza.

    NUOVO ORDINE MONDIALE
    È la base del nuovo ordine mondiale, che non per niente veniva evocata il giorno precedente da un editoriale (stiamo sempre parlando di Avvenire) dello storico Agostino Giovagnoli, esponente di quella Comunità di Sant'Egidio il cui pensiero influenza enormemente le strategie internazionali, e non solo, dell'attuale pontificato. E Giovagnoli, come Conte, vede un nuovo mondo che sta nascendo sulla base della solidarietà, anche fra le nazioni. E ci narra meraviglie della Cina: la Cina che ci regala le mascherine e ci manda i medici, la Cina della Chiesa che ci manda aiuti (notare che non si fa più la distinzione tra patriottica e clandestina, ormai c'è una sola Chiesa, quella sotto la guida del Partito comunista con il placet della Santa Sede); la Cina - udite, udite - che si dà tanto da fare per aiutare tutti i popoli nella lotta contro il coronavirus e deve fare i conti con quel perfido di Trump che la accusa di essere la causa di questa pandemia. Se questo nuovo ordine mondiale tarderà a realizzarsi è proprio per l'ottusità degli Stati Uniti, sempre diffidenti nei confronti di Pechino, per miserevoli questioni di potere.
    E la Cina della persecuzione ai cattolici (e anche alle altre religioni che non si piegano al partito)? La Cina degli espianti forzati di organi ai prigionieri politici, che vengono per questo motivo giustiziati? La Cina dei campi di lavoro e di rieducazione? La Cina dell'arroganza militare, minaccia alla stabilità dell'area Asia-Pacifico? Non c'è traccia, nulla deve turbare questa luna di miele tra Vaticano e Impero di Mezzo, nulla deve mettere in discussione il patto tra vertici ecclesiastici e potere, in Cina, in Italia, ovunque.
    Il problema delle messe senza popolo, che non riguarda solo l'Italia, è solo un tassellino in un disegno più grande, che si chiama Nuovo ordine mondiale: il coronavirus è l'occasione che ha reso possibile rendere chiaro a tutti che Cristo non è più il bene supremo, che l'annuncio della Sua Resurrezione non è rispettoso degli altri, che la preghiera va bene in privato ma non si deve pretendere che condizioni la società. Con buona pace di coloro che, in buona fede, credono davvero di stare facendo, cristianamente, un sacrificio per tutelare la vita dei più deboli.
    8 min

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