Cortina, dicono di lei

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Cortina, dicono di lei episodes

  • Lo scalatore Buzzati
    Com’ero orgoglioso, ragazzino ancora, di avere una mia guida. Di fronte ai turisti che affollavano
    il rifugio, probabilmente mi davo un sacco d’arie. Ma il mattino dopo di buonora mentre salivo verso la Forcella di Ambrizzola, e dinanzi a me, a tracolla della guida, la matassa della corda dondolava ritmando il lento passo, mi accorsi che dietro di noi, due venivano. Erano i due studenti secchioni che avevo visto la sera prima giocare a scacchi. Ci raggiunsero poco prima della forcella, là dove si lascia il largo sentiero per puntare all’attacco per i ghiaioni. “Buongiorno” — “Buongiorno”. Io chiesi: “Dove andate?”- “Andiamo a fare il cammino”. [...] Il gesto di quei due ragazzi mi sembrò qualcosa di assurdo. Senza guida avventurarsi in un’arrampicata classica e dura, di cui, nei rifugi, alla sera, si discuteva con reverente rispetto. Ne ebbi una rabbia. Solo più tardi quando, giunti facilmente in vetta, vedemmo spuntare il berretto rosso del magrolino e infine la sua faccia sorridente, solo allora mi resi conto
    che la mia rabbia era soltanto invidia.
    Dino Buzzati, I fuorilegge.
    ©Elleboro Editore - AA. VV.
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  • La Croda da Lago
    Dino Buzzati fu scrittore, pittore e alpinista. La prima parete che scalò da giovanissimo fu la Croda da Lago, sopra a Cortina d'Ampezzo e riportò quella esperienza in un racconto: I fuorilegge. Poi per tutta la vita, ogni settembre, Buzzati continuò a scalare le Dolomiti in compagnia della guida e amico Gabriele Franceschini.
    "Dino ricordi la trina preziosa della Croda da Lago con i muti geroglifici segnati sulle pareti. E la Pozza Tramontana ove eri proprio tu il tenente Drogo; spiavo dove guardavi e pensavo che la vita d’ogni uomo fosse il “Deserto dei Tartari”, l’ansia, i timori, le fatue gioie, la speranza".
    Gabriele Franceschini, Vita breve di roccia.
    "Ma quello che è più spettacoloso è la vertiginosità della Croda, perchè attorno non si vedono che picchi e pareti a piombo. La cima anche quella è aerea oltre ogni dire, è esilissima e non si vedono che le rocce della valle fonda e i picchi e le ghiaie sotto".
    Dino Buzzati, Lettera ad Arturo Brambilla.
    ©Elleboro Editore - AA. VV.
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  • Le tre cime di Lavaredo
    "Le Tre Cime di Lavaredo sono tra le meraviglie naturali più note nel mondo. Fra il 1915 e il 1917 qul passò il fronte di guerra e di quel periodo rimangono trincee, gallerie, baraccamenti. Le tre cime sono uno dei grandi templi dell’alpinismo classico.
    Siamo nell’empireo delle Dolomiti sono tre enormi blocchi rocciosi, meravigliosamente regolari, che, da qualunque lato si guardino, sfidano nella loro bellezza qualsiasi confronto. Lo sguardo si inchioda, scosso da stupore, sulla fantastica trinità, sulla divinità Dolomitica suprema. Sono là enigmatiche come sfingi".
    Antonio Berti, Guida delle Dolomiti Orientali.
    "Riposai alcuni giorni dopo la scalata della parete nord della Cima Grande di Lavaredo. In quel riposo ideai di compiere un’altra impresa del genere: scalare lo Spigolo Giallo della Cima Piccola di Lavaredo. Io non saprei descriverlo. Sembra il tagliamare di un fantastico transatlantico arenato su quel mare di ghiaie, oppure il vomere di un ciclopico aratro, oppure il filo di una spada arroventata che per oltre 330 metri si stagli fuori da enormi strapiombi gialli".
    Emilio Comici, Alpinismo eroico.
    ©Elleboro Editore - AA. VV.
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  • La foresta di Somadida
    La Riserva di Somadida è uno dei 130 luoghi protetti dello Stato, collocata tra Auronzo di Cadore e Misurina, sulla destra del torrente Ansiei. Nel 1493 la Magnifica Comunità Cadorina la donò alla Serenissima Repubblica per l’utilizzo del legname, che sfruttò fino a quando passò sotto il dominio francese e poi austriaco. Nel 1972 è stata creata la Riserva Naturale. Qui Ermanno Olmi ha girato il film “Il segreto del bosco vecchio” tratto dall’omonimo libro di Dino Buzzati. Il romanzo narra la storia di un’antica foresta che si difende dalla minaccia di scomparire per la brama di guadagno del proprietario, il colonnello Sebastiano Procolo.
    "Così Sebastiano Procolo si smarrì nel bosco. Gli abeti, avvicinandosi la sera, diventavano più grandi. Il colonnello era ormai stanco morto, ma continuava ostinato il cammino. Dopo tre ore, il terreno cominciò a spianarsi. Doveva essere l’altipiano dominato dal Corno del Vecchio. Ma non si poteva capire, perchè gli altissimi alberi toglievano ogni visuale. Il colonnello doveva esserci già passato quella volta ch’era andato a liberare il vento Matteo. Ma non riusciva più a orientarsi. Il colonnello restò seduto ad aspettare il nuovo giorno, e per la prima volta nella sua vita conobbe i rumori della foresta. Quella notte ce n’erano quindici".
    Dino Buzzati, Il segreto del bosco vecchio.
    ©Elleboro Editore - AA. VV.
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  • Lago di Misurina
    Con Laura ho passato qualche mattina a remare sul lago; in poco più di mezz’ora andando piano
    se ne fa il giro completo. Io in montagna non faccio neanche un passo a piedi; lascio che le passeggiate le facciano gli altri. Così prendevamo la macchina e facevamo grandi giri, lasciando gli altri alle loro scalate, e a cader giù dalle cime che hanno i nomi di tante disgrazie.
    Stavamo tutto il giorno insieme, io e Laura, in giro o fermi a parlare intorno al lago, e giù nei bar di Cortina. Non ho preso “la cotta” immediata, no. Solo alla fine mi sono accorto che le volevo anche bene; e soltanto allora mi sono messo a baciarla. Per tutto l’inverno ho pensato a Laura e ricordavo Misurina.
    Alberto Arbasino.
    ©Elleboro Editore - AA. VV.
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  • Intorno al Lago di Misurina
    Il grande albergo sulle sponde del lago di Misurina ospitò nel passato diversi turisti illustri. Tra loro Giosuè Carducci, la poetessa Antonia Pozzi, il compositore Gustava Mahler e la scrittrice Vita Sackville West.
    Passo Tre Croci, 16 luglio 1924.
    Mia cara Virginia, spero che nessuno abbia mai, o mai lo farà, gettato un guanto che non ero pronta a raccogliere. Mi hai chiesto di scrivere una storia per te. Sulle cime
    delle montagne e accanto ai laghi verdi, io scrivo per te. Chiudo gli occhi sul blu delle genziane, sul corallo di Androsace; chiudo le orecchie al risveglio dei fiumi; chiudo il naso al profumo di pini. Mi concentro sulla mia storia. Hai detto che ho scritto lettere di impersonale frigidità. Bene, forse è difficile fare altrimenti in un posto dove i picchi rocciosi di maestà senza compromessi si elevano nel cielo immediatamente fuori dalla finestra, e dove un anfiteatro di montagne racchiude i propri orizzonti e le proprie orme. Oggi sono salita sulle nevi eterne e ho trovato crochi giallo brillante, fiori forti che sfidano il ghiacciaio e la tempesta; e mi vergognavo davanti al loro coraggio.
    Non so dirti quante miglia e altitudini Dolomitiche ho ormai nelle mie gambe. Mi sento come se tutto l’intelletto fosse stato inghiottito in pura energia fisica e benessere.
    Vita sackville-west.
    ©Elleboro Editore - AA. VV.
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  • Eugenio Montale e il Lago di Sorapis
    Il lago di Sorapis, situato nel massiccio omonimo, tra misurina e san vito di cadore, ha incantato il più grande poeta italiano, Eugenio Montale, che gli ha dedicato un lungo componimento. La poesia ricorda un apasseggiata di 40 anni prima con la moglie morta, Drusilla che il poeta chiamava "mosca" per via degli occhiali.
    "Non ho amato mai molto la montagna e detesto le Alpi.
    Tra i laghi solo quello di Sorapis fu la grande scoperta.
    C’era la solitudine delle marmotte più udite che intraviste
    e l’aria dei Celesti; ma quale strada per accedervi?
    Dapprima la percorsi da solo per vedere se i tuoi occhietti
    potevano addentrarsi tra cunicoli zigzaganti tra lastre alte di ghiaccio
    E fu lunga! Confortata solo nel primo tratto, in folti di conifere, dallo squillo d’allarme delle ghiandaie.
    Poi ti guidai tenendoti per mano fino alla cima, una capanna vuota.
    Fu quello il nostro lago, poche spanne d’acqua,
    due vite troppo giovani per essere vecchie, e troppo vecchie per sentirsi giovani.
    Scoprimmo allora che cos’è l’età. Non ha nulla a che fare col tempo, è qualcosa che dice che ci fa dire siamo qui,
    è un miracolo che non si può ripetere. Al confronto la gioventù è il più vile degli inganni".
    Eugenio Montale, Sorapis 40 anni fa.
    ©Elleboro Editore - AA. VV.
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  • Le Dolomiti in guerra
    Adesso l’amore è scomparso da questo immane bacino delle Dolomiti, e l’alpinismo viene compiuto da plotoni di soldati con lo scopo di uccidere e non da individui che danno conferenze nei Clubs Alpini. Qui si affronta il disprezzo immenso di monti, preoccupati soltanto dei loro casi; poiché tra il gelo, la neve e le acque sotterranee, i monti sono sempre affaccendati. Gli uomini, i muli e gli autocarri, sono pure affaccendati; le strade ne pullulano. Essi abitano città costruite entro oscure foreste di pini, e le cui navate rimbombano del rumore del macchinario in azione.
    Rudyard Kipling.
    ©Elleboro Editore - AA. VV.
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  • Le Marmarole
    "Le Marmarole “Care al Vecellio”? E perché? Un’espressione fortunata senza dubbio che ci terrà compagnia tutta la vita. Ma ai tempi di Tiziano le montagne, Dolomiti comprese, non interessavano, non esistevano neanche si può dire, erano soltanto delle immense cose incomode e complessivamente ostili. Sono stati i romantici a scoprirle".
    Dino Buzzati, Ma le dolomiti cosa sono.
    "Dopo le Marmarole, viene Sua maestà l’Antelao, scortato dalla Torre dei Sabbioni, la cima Scotter, la Croda Marcora, mentre a sinistra comincia a giganteggiare il Pelmo, seduto sul trono come un dio. Lo spettacolo ha questo di drammatico: che la tensione, per così dire, è progressiva. Le Dolomiti esterne infatti, le prime che si incontrano, per quanto splendide, non hanno la terribilità e la potenza di quelle che ci aspettano più in su".
    Dino Buzzati, Ma le dolomiti cosa sono
    "Si parano dinanzi le montagne,
    selle, pareti ripide, nevai;
    il cielo vi è grigio e basso
    ed il silenzio rotto dalle acque
    o libere o captate alla sorgente
    che saltano o gorgogliano nei tubi".
    Mario Luzi.
    ©Elleboro Editore - AA. VV.
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  • San vito di cadore e le montagne di Tiziano
    Fino alla seconda metà dell’800, mentre le Alpi occidentali erano già note agli alpinisti europei le Dolomiti erano semi-sconosciute, non erano neanche sull’itinerario dei grand tourist che dall’Europa calavano in Italia alla ricerca del sublime, con penne e taccuini.
    Il più famoso di loro, Johann Wolfgang Goethe, nel suo “Viaggio in Italia”, nel 1786, nota, quando passa dal Brennero certe “belle rupi calcari che si presterebbero a studi pittorici”. La costruzione della strada d’Alemagna, agevolò l’arrivo dei primi turisti attratti dall’idea di visitare le terre natie del pittore Tiziano. Per la strada che porta a Cortina salirono poi tanti scrittori: i primi Rudyard Kipling, Vita Sackville West, Arthur Schnitzler, Ernest Hemingway, e tra gli italiani, Giosuè Carducci. Eugenio Montale, Dino Buzzati, Giorgio Bassani e Alberto Moravia. Sullo sfondo dei loro racconti si stagliano le sagome dei massicci del Cadore e dell'ampezzo: il Sorapis, le Marmarole, le Tre Cime di Lavaredo, le Tofane, la Croda da Lago, il Civetta, la Marmolada e le grandi Pale di San Martino.
    "Il sole calante le aguglie tinga e le pallide Dolomiti
    si che di rosa nel cheto vespro le Marmarole care al Vecellio rifulgan".
    Giosuè Carducci, Cadore.
    ©Elleboro Editore - AA. VV.
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About Cortina, dicono di lei

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Un’antologia delle più belle citazioni su Cortina e le Dolomiti. Con l’indicazione delle passeggiate preferite dagli scrittori e le mappe per ritrovare i luoghi letterari. Da Amelia Edwards a Virginia Woolf, da Eugenio Montale a Giuseppe Berto, da Ernest Hemingway ad Alberto Moravia, Dino Buzzati e tanti altri.

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