
Sign up to save your podcasts
Or


Immagina la scena: McDonald’s annuncia il ritorno del suo Snack Wrap. Qualche ora dopo, Popeyes risponde… con un pollo rapper generato da un prompt.
La chiamano Wrap Battle. Ed è tutto vero. Un video surreale, animato, virale.Musica creata con Suno, immagini con Veo 3, montato in meno di tre giorni.Il rap è chiaro: “Food be tasting funny when the clown be in the kitchen.”Tradotto: frecciatina servita!
Perché ha funzionato?
* È buffo, inatteso e perfetto per i social.
* Sfrutta l’AI non solo come supporto, ma come parte dello show.
* È veloce, reattivo e diventa subito contenuto da condividere, remixare, commentare.
Popeyes ha dimostrato che oggi un’idea creativa può nascere, crescere e diventare virale in sole 72 ore. E se l’AI fosse davvero la nuova agenzia creativa… da fast content?
Ascolta il mio nuovo podcast, condividilo con gli amici e iscriviti ora per non perdere i prossimi, se ancora non lo hai fatto!
Alla prossima.
Antonio
Ps. vuoi vedere il video? Clicca qui
Un errore che fa notizia. Letteralmente. Il quotidiano “La Provincia” pubblica un articolo su traffici di droga e chiude con un prompt di ChatGPT. In stampa. In cronaca. In terza pagina.
Sembra una gag, invece è successo davvero.
Qualche giorno fa, il quotidiano locale “La Provincia” ha pubblicato un articolo di cronaca su traffici di droga nel porto di Civitavecchia. Fin qui tutto normale, se non fosse che, in fondo al pezzo, è apparsa una frase decisamente fuori luogo: un prompt di ChatGPT, lasciato per errore nel testo.
“Vuoi che lo trasformi in un articolo da pubblicare…”, la classica proposta di riformulazione dell’IA, è finita stampata, parola per parola, nell’edizione cartacea.
L’episodio, rilanciato da diverse testate online, è diventato subito virale.
Più che un errore tecnologico, è il segno di una disattenzione umana nel processo editoriale: un copia-e-incolla non ripulito, un controllo saltato, una checklist mancata. E un promemoria involontario su quanto sia facile, oggi, far finire il “backstage” sul “palcoscenico”.
Quel prompt era una frase di servizio. Ma è finita nell’articolo perché nessuno ha ricontrollato il pezzo. Non un bug tecnologico, ma una falla umana. Usare l’IA per accelerare la scrittura è legittimo. Ma se la fretta brucia i controlli, il risultato si trasforma prima in autogol e poi in figuraccia!
E può succedere al giornale, a chiunque si faccia aiutare dall’AI, al reparto marketing e ad ogni azienda in generale. Meglio rifletterci su, quindi, e fare molta attenzione quando demandiamo all’AI, più di quello che possiamo gestire davvero.
Alla prossima
A.
Oggi ti racconto la storia di TUI, gigante del turismo, che ha usato Jacquard Platform per scrivere meglio e di più, senza perdere il TOV aziendale.
Risultato? Engagement in crescita su email e notifiche push, produzione di copy più veloce e più traffico diretto verso il sito. Detto in altre parole: meno dipendenza dall’advertising e conversioni che fanno sorridere gli esperti di marketing dell’azienda.
Nel nuovo episodio di “Cosa ti prompto?” ti racconto:
* perché “scrivere bene” non basta più. Serve scrivere meglio, continuamente;
* come l’AI riesca a generare varianti “on-brand”, spegnendo automaticamente quelle deboli e rilanciando quelle forti;
* cosa cambia davvero per un team marketing quando i test diventano routine.
Ascolta l’episodio e se ti accende una lampadina, condividilo con chi in azienda combatte ogni giorno con email da inviare, testi da creare e landing da ottimizzare.
Vuoi approfondire? Clicca qui e leggi il caso studio TUI completo.
Alla prossima.Antonio
C’è un rischio enorme quando si parla di intelligenza artificiale applicata al marketing: pensare che basti premere un pulsante per avere tutto pronto. Immagini mozzafiato, testi convincenti, promesse scintillanti.
Funziona? Sì, ma solo a metà (ed è pericolosissimo).Perché se quello che mostri non corrisponde alla realtà, il boomerang è assicurato.
Negli ultimi mesi abbiamo visto diversi casi di aziende ed eventi che hanno esagerato con l’AI: campagne costruite su immagini generate al computer, esperienze annunciate come “magiche” che poi nella pratica non lo erano affatto.
Risultato? Clienti delusi, reputazione in fumo e meme che girano online più veloci di qualunque pubblicità (negativa).
L’AI è il problema? No, assolutamente. Anzi: è uno strumento straordinario.
Il punto è come la usiamo.Può amplificare la nostra creatività, velocizzare i processi, aiutarci a esplorare nuove idee. Ma non può sostituire la concretezza, l’onestà e la capacità di mantenere una promessa.
Quindi se credi di “lasciar far tutto all’AI”, stai sbagliando alla grande. Pensa invece a come integrarla con buon senso, senza strafare e rimanendo coerenti.
Perché alla fine, nel marketing come nella vita, la differenza la fa sempre la fiducia: quella che si costruisce nel tempo, con ogni parola che pronunciamo e con ogni promessa che facciamo (e che poi manteniamo!).
Alla prossimaA.
Nel mezzo di Los Angeles, una famiglia messicana vende tamales da tre generazioni. Niente budget, niente agenzia. Solo un'intuizione: cavalcare un trend TikTok con l’AI. È così che in 10 minuti hanno realizzato un video che in soli 3 giorni… ha creato la fila di clienti, fuori dalla porta della loro attività.
Chiaro esempio di tempismo che batte la perfezione. Aspettare di avere tutto pronto è il modo migliore per restare fermi. Se un trend esplode oggi, agisci oggi.
L’AI ti dà i mezzi per creare “abbastanza bene” in pochissimo tempo. Il video che è andato virale (link qui) è infatti davvero semplice: una voce narrante seria e cupa, un uomo che si lancia senza paracadute da un aereo, un tocco tech e tanta creatività. È questo ciò che è bastato a questo video per farsi notare in mezzo alla “confusione” dei contenuti social.
👉 Vuoi ascoltare la storia completa?È nell’ultimo episodio del mio podcast “Cosa ti Prompto?”
Così a cena potrai dire: “Ma lo sai che un video virale creato in meno di 10 minuti, ha fatto esplodere le vendite di un ristorante americano?”
Alla prossima,Antonio
Quanto può costare uno spot durante le NBA Finals? Decine di migliaia di dollari, minimo.E invece c’è chi ha speso appena 2.000$ per mandare in onda un video… completamente fuori di testa!
Kalshi, un marketplace finanziario, ha trasmesso uno spot surreale: un contadino che fluttua tra uova infinite, un alieno con la birra in mano, un vecchio patriottico che urla “Indiana gonna win baby”.
La cosa incredibile?
L’hanno realizzato in soli 3 giorni, usando solo AI:
* ChatGPT per lo script,
* Gemini per i prompt,
* Veo 3 per il video generativo.
Risultato: 300-400 versioni, 15 clip finali, e un payoff memorabile:“The world’s gone mad, trade it.”
Morale della storia?Il marketing è coraggio, capacità di sorprendere, stranezza. E con l’AI puoi permetterti di osare, senza dover investire budget milionari.
👉 Vuoi ascoltare la storia completa?È nell’ultimo episodio del mio podcast “Cosa ti Prompto?”
Così a cena potrai dire: “Lo sai che durante le NBA Finals è andato in onda uno spot surreale costato solo 2.000$ e fatto interamente con l’AI?”
Alla prossima,Antonio
Se in queste ore, gli abitanti di Melbourne sono in fermento per i cartelloni pubblicitari che pubblicizzano il Melbourne Royal Show, creati con l’AI e affissi in tutta la città, nel mondo sono sempre più le aziende che si affidano ad influencers virtuali generati al 100% dall'intelligenza artificiale (come "Tinsley" di cui parlo nella prima puntata del mio podcast).
Queste “persone digitali” stanno conquistando l'attenzione dei brand perché possono essere create in pochi minuti, sono iperrealistiche, offrono alternative scalabili e riescono a comunicare il messaggio pubblicitario in modo completamente controllabile (addirittura meglio degli influencer umani).
Un influencer perfetto insomma, ma che non esiste: semplici avatar AI capaci di creare intere campagne su misura. Ma chi vincerà davvero in termini di autenticità e guadagni?
Ho voluto aprire con questo tema il mio nuovo podcast “Cosa ti Prompto?” in cui racconterò storie di marketing e intelligenza artificiale mixate a curiosità, errori geniali e idee che ti faranno dire: “questa la racconto a cena!”
Spero che questo nuovo appuntamento possa stuzzicare la tua curiosità. E ricorda: le idee migliori iniziano quasi sempre da una domanda sbagliata… o da un prompt azzeccato ;)Alla prossima,
Antonio
Ps. Hai una storia aziendale legata al marketing o all’AI e pensi debba essere raccontata? Scrivimi e suggeriscimela. Se davvero interessante, la racconterò volentieri nelle prossime puntate di “Cosa ti Prompto?”.
From the publisher's feed