Per Agostino d’Ippona la libertà è propria della volontà e non della ragione, a differenza di come intendeva Socrate: la ragione può conoscere il bene e la volontà può respingerlo. Il peccato di Adam e della donna è un errore di superbia e quindi la prima deviazione della volontà. L’arbitrio della volontà è quindi libero quando non compie il male e questa è la condizione dell’umanità prima del peccato. Con il peccato di Adam la volontà è corrotta e indebolita e necessità della grazia di Dio per essere liberata dalla sua schiavitù. Tale condizione si propaga di generazione in generazione a tutta l’umanità, peccatum hereditarium, e ogni nostro singolo atto compiuto senza la grazia di Dio è lontano dal bene, peccatum actuale.
Daniela Piazza ne parla con Cristian Viglione, pastore evangelico a Vicenza.
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