Revoca del permesso di lungo periodo: il TAR conferma la pericolosità ma impone il rilascio di un altro titolo di soggiorno Benvenuti a un nuovo episodio del podcast Diritto dell’Immigrazione, io sono l’avvocato Fabio Loscerbo. Oggi analizziamo una recente decisione del Tribunale Amministrativo Regionale per l’Emilia-Romagna, Sezione Prima, pubblicata il 26 febbraio 2026, relativa a un ricorso iscritto al ruolo generale numero 58 del 2026. Il caso riguarda la revoca del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo da parte della Questura di Bologna, motivata sulla base di un giudizio di pericolosità sociale derivante da condanne penali definitive per fatti di particolare gravità. Il Tribunale affronta un tema centrale: la revoca del permesso di lungo periodo non può mai essere automatica. L’articolo 9 del Testo Unico Immigrazione richiede una valutazione attuale, concreta e individualizzata della pericolosità, tenendo conto della durata del soggiorno in Italia e dell’inserimento sociale, familiare e lavorativo dello straniero. Nel caso specifico, il TAR ritiene che la Questura abbia svolto questa valutazione in modo adeguato. Non si è limitata a richiamare le condanne, ma ha analizzato la gravità dei fatti, la loro incidenza sui diritti fondamentali della persona e la personalità del ricorrente. Per questo motivo, sotto il profilo della pericolosità, la revoca viene ritenuta legittima. Ma c’è un punto decisivo. L’articolo 9, comma 9, del Testo Unico Immigrazione stabilisce che, se non deve essere disposta l’espulsione, allo straniero cui venga revocato il permesso di lungo periodo deve essere rilasciato un permesso di soggiorno per altro tipo. E qui la Questura ha omesso ogni valutazione. Il TAR, infatti, accoglie il ricorso limitatamente a questo aspetto: annulla il provvedimento nella parte in cui non è stata considerata la possibilità di rilasciare un diverso titolo di soggiorno. L’amministrazione dovrà quindi pronunciarsi nuovamente, valutando la situazione attuale dell’interessato. La lezione è chiara: la tutela dell’ordine pubblico è prioritaria, ma la pubblica amministrazione deve applicare integralmente la legge. Revocare un titolo non significa lasciare un vuoto giuridico. Se non c’è espulsione, deve esserci una nuova valutazione sul tipo di permesso rilasciabile. È un equilibrio delicato tra sicurezza, integrazione e legalità formale. Ed è proprio in questi passaggi che si misura la qualità dello Stato di diritto. Noi ci sentiamo al prossimo episodio di Diritto dell’Immigrazione.
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