Il testo analizza la genesi e l'articolazione della rete gappista, l'organizzazione paramilitare fondata dall'editore Giangiacomo Feltrinelli tra la fine degli anni Sessanta e l'inizio dei Settanta. Il progetto si configurava come una struttura fluida e differenziata, con nodi principali a Genova, Trento e Milano, alimentata da militanti provenienti da contesti sociali eterogenei, dagli ex partigiani agli studenti universitari. Una delle innovazioni più significative fu Radio Gap, uno strumento di propaganda che utilizzava interferenze televisive per diffondere messaggi rivoluzionari e rivendicazioni di sabotaggi, come l'attentato al camion americano a Bolzaneto. L'attività del gruppo spaziava dal supporto alle lotte operaie nei cantieri milanesi alla preparazione logistica di basi e canali di fuga, riflettendo la strategia di Feltrinelli basata sulla necessità di una resistenza armata contro il pericolo di un colpo di stato fascista. Infine, i documenti teorici prodotti sottolineano la visione dei Gap come un ponte necessario tra l'agitazione di massa e l'insurrezione rivoluzionaria, marcando una rottura netta con il legalitarismo della sinistra tradizionale.