Il testo analizza la crisi del liberalismo classico tra la fine del XIX secolo e l'inizio del XX, evidenziando il fallimento del dogma del laissez-faire di fronte alle trasformazioni del capitalismo industriale. L'autore esplora come l'emergere di monopoli e conflitti sociali abbia spinto pensatori come Tocqueville, Mill e Keynes a invocare un nuovo ruolo per lo Stato, capace di regolare l'economia e proteggere la società. Parallelamente, emerge lo spencerismo, che introduce il concetto di "concorrenzialismo sociale", trasformando la competizione biologica nel motore del progresso umano. Il passaggio cruciale risiede nella nascita del neoliberalismo, distinto dal "nuovo liberalismo" riformista: mentre quest'ultimo cerca di limitare il mercato per fini sociali, il primo utilizza l'intervento statale per costruire e preservare attivamente una cornice giuridica basata sulla concorrenza. In sintesi, le fonti tracciano l'evoluzione della governamentalità moderna, dove il mercato non è più visto come un ordine naturale spontaneo, ma come un prodotto artificiale della politica.