Il testo analizza la genesi del soggetto neoliberista, descrivendo il passaggio dall'individuo produttivo della società industriale alla figura contemporanea dell'uomo-impresa. Questa mutazione, osservata attraverso la sociologia e la psicoanalisi, impone una nuova norma soggettiva basata sulla competizione universale e sull'autocontrollo costante. Attraverso il cosiddetto neo-management, l'individuo è spinto a una partecipazione totale che trasforma il desiderio personale in uno strumento di rendimento aziendale. Le moderne ascesi della prestazione, come il coaching, modellano un sé che percepisce ogni aspetto della vita — dalle relazioni alla salute — come un investimento di capitale umano. In questo scenario, il rischio viene radicalmente individualizzato, rendendo il singolo l'unico responsabile dei propri successi o fallimenti in un mercato globale. Infine, il dispositivo neoliberista salda indissolubilmente il dovere della prestazione all'imperativo del godimento, spingendo il soggetto verso un superamento di sé senza limiti prestabiliti.