La perfezione come cammino e non come stato. Vangelo e omelia | 7ª Domenica. Genova, 23 febbraio 2020
0:00 Vangelo della 7ª Domenica del Tempo ordinario (anno A)
1:46 Omelia
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In questa breve omelia vorrei cercare di approfondire l’espressione finale del Vangelo di questa VII domenica del Tempo ordinario, collegandola anche a quello che la precede. È un’espressione che, se la prendiamo sul serio, ci lascia un po’ perplessi.
Gesù dice infatti ai suoi discepoli: «Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste». Gesù, cioè, ci dice di guardare alla perfezione di Dio e di assumerla come un riferimento, come un modello, come un modello che obbliga. E noi di fronte a questo, se siamo onesti, se abbiamo ascoltato quello che dice prima cioè non opporsi al malvagio, essere accondiscendente con chi è arrogante, amare il nemico, salutare anche quelli che non ci stanno simpatici (o che ci manifestano antipatia), se guardiamo - dico - a queste esemplificazioni, e anche a quelle che abbiamo ascoltato una settimana fa (Gesù che riprende ciò che è stato dato come legge, come Torah, agli antichi e lo rende più esigente; quindi non solo non uccidere, ma anche non adirarsi; non solo non commettere adulterio, ma anche mantenere puro il cuore; non solo non giurare il falso, ma essere costantemente veraci) rimaniamo un po’ perplessi.
Ci rendiamo conto che questa perfezione pare un qualcosa che ci sovrasta, qualcosa che ci supera, che può anche schiacciarci. Allora la tentazione è quella di prenderne le distanze; e infatti ci sono stati alcuni, anche dei grandi filosofi, che hanno bollato questi insegnamenti di Gesù come utopia, come pura ipotesi… questi comandamenti come irrealizzabili. Allora come uscirne?
Noi abbiamo ripetuto con il Salmista «il Signore è buono e grande nell’amore». Il Signore, Dio, è così.
Noi non siamo buoni, o meglio, siamo buoni ma fino ad un certo punto, perché non siamo grandi nell’amore, siamo meschini nell’amore. Amiamo ma fino ad un certo punto, ad un certo punto ci fermiamo; con certe persone ci tiriamo indietro.
E allora che cosa fare? Disperare? No! Io penso che bisogna leggere le Parole di Gesù nel solco della tradizione biblica e vederne anche, però, l’andare oltre, il superamento. Abbiamo letto alcuni versetti dal capitolo XIX del Libro del Levitico. Questo capitolo ha per titolo redazionale “Il codice di santità”. In queste parole rivolte al popolo dell’Antica Alleanza, attraverso la mediazione di Mosè Dio chiede al suo popolo quello che abbiamo ascoltato, lo chiede a tutta la comunità degli Israeliti: «Siate santi - così l’introduzione - perché io il Signore vostro Dio sono santo». Se vogliamo, questa formulazione veterotestamentaria è quello che precede, che in qualche modo rinvia al «Siate perfetti, come il Padre vostro celeste è perfetto». Però qui bisogna sapere un po’ di ebraico, un po’ di greco e anche le difficoltà che comporta la traduzione. Infatti, in ebraico non esistono il presente, il passato e il futuro come tempi verbali. Esistono due “aspetti verbali”: il perfetto e l’imperfetto. Il perfetto esprime un’azione che è finita. L’imperfetto un’azione che è in corso indipendentemente dal tempo. Quindi l’ebraico usa il perfetto applicandolo al passato, al presente e al futuro per un’azione che è finita, conclusa: “Tizio è morto” oppure: “Tizio morirà“, infatti ‘ certo che tutti moriremo. Invece l’imperfetto esprime un’azione in corso: “Tizio era ammalato”, “Tizio è ammalato”, “Tizio si ammalerà”.
Orbene. Queste espressioni della Legge Antica sono nell’aspetto - non è un tempo verbale, ripeto - imperfetto; cioè “siate santi” vuol dire - e delle volte viene tradotto così - “sarete santi”, al futuro. E anche quello che viene dopo, al futuro, “non coverai, non ti vendicherai, non serberai rancore” nell’originale ebraico è in imperfetto. Allora quando noi andiamo a vedere come gli antichi traduttori della Bibbia ebraica – i famosi LXX - e poi anche gli Evangelisti che hanno scritto direttamente in greco, hanno reso questo imperfetto, l’hanno reso al futuro: “amerai il tuo prossimo, non coverai rancore, sarete perfetti”.
In effetti, se uno va a leggere l’originale di quest’ultimo versetto non dice “siate” all’imperativo, dice “sarete perfetti”; cioè Gesù ci sta tracciando un itinerario, ci sta parlando di un qualcosa che non è già realizzato ma che nel nostro desiderio deve realizzarsi. “Sarete perfetti” ἔσεσθε τέλειοι dice l’originale, anzi a mo’ di conclusione: ἔσεσθε οὖν τέλειοι «Sarete allora perfetti». ”Allora” quando? Quando faremo quello che dice prima: a imitazione del Padre del Cielo, ricambiare il male con il bene, dare di più di quello che uno merita o addirittura chiede, trattare in modo equanime tutti: «Egli fa sorgere il sole sui buoni e sui cattivi».
È facile questo? No, non è facile. Dunque noi possiamo avere due atteggiamenti di fronte a questo comando di Gesù: o respingerlo in toto: «Dice “Siate perfetti”? Ma manco per scherzo!». Oppure leggere “Sarete voi così, se fate quello che io vi insegno, con le parole e con le opere”; “Sarete perfetti come perfetto è il Padre vostro celeste”. E quindi metterci in cammino. Attenzione perché il fariseismo non è una cosa morta con i farisei di allora; è un qualcosa che in qualche modo alligna anche dentro di noi. Cioè c’è il fariseismo di pensare di pensare di essere perfetti, e c’è il fariseismo di dire: «Siccome io non sono capace di amare quella persona, quella persona non la amo ma la odio».
Ci avviamo alla conclusione. «Il Signore è buono e grande nell’amore». Io non sono così buono, sono meschino nell’amore. Ma allora che cosa devo fare? Devo imparare da Gesù. San Paolo, scrivendo ai Corinzi, dice «La sapienza di questo modo, cioè il massimo che noi uomini riusciamo a ragionare e a sapere, è stoltezza davanti a Dio». Come dire: quando mi metto davanti a Dio, quando mi metto a confronto con Dio, riconosco che sono un nulla; però sono chiamato a essere come Lui, a imitarlo, a diventare come Lui. «Sarete, così, perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste». Così, come? Mettendoci davanti a Gesù. «Nessuno - dice San Paolo, ed è un bellissimo programma - ponga il suo vanto negli uomini, perché tutto è vostro: Paolo, Apollo, Cefa, il mondo, la vita, la morte, il presente, il futuro: tutto è vostro! Ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio». Ecco, essere ogni giorno di più di Cristo: questo è il cammino. Seguire Cristo. Camminare sulle orme di Cristo. E allora a poco a poco, purificandoci, andremo somigliando di più al Padre, perché contempleremo il volto del Padre, Gesù Cristo; diventeremo un po’ più buoni, diventeremo un po’ più grandi nell’amore.
La Madonna ci ottenga la grazia di continuare il cammino, di non desistere dal cammino, di non abbassare la mira, di non saperci mai arrivati!
Così sia! Amen!