Come Noè ai suoi tempi, VEGLIATE! Vangelo e omelia | 1ª Domenica d’Avvento. Castello di Urio 27 novembre 2022
0:00 Titoli di testa
0:11 Vangelo della 1ª Domenica d’Avvento (anno A)
1:55 Omelia
8:48 Titoli di coda
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Sia lodato Gesù Cristo! Con il salmista abbiamo ripetuto: «Andiamo con gioia incontro al Signore!», e vogliamo davvero andare «con gioia incontro al Signore». Oggi inizia l’Avvento che è un tempo penitenziale, analogo alla Quaresima. È un tempo “forte” che ci prepara a un altro tempo “forte”: il Tempo di Natale. «Andiamo con gioia incontro al Signore». Il colore viola dei paramenti ci ricorda che non è tempo di fare festa, ma è tempo di prepararsi alla festa. La mancanza della recita del “Gloria” non è stata una dimenticanza del celebrante, ma è prescritta per ricordarci che prevale la preparazione rispetto alla fruizione. Però già «andiamo con gioia incontro al Signore». L’Avvento è un tempo di speranza in cui ci proiettiamo sul Signore che viene, in una duplice dimensione di “venuta” o di “Avvento”: la prima venuta nella povertà e nell’umiltà della nascita a Betlemme; e l’ultima venuta, quella che segnerà la fine dei tempi e la pienezza del Regno di Dio. Questa speranza è illustrata dalla profezia di Isaia che parla di un tempo «alla fine dei giorni», in cui si realizzerà quello che i pii Israeliti volevano: «Tutte le genti» avrebbero reso culto al Signore. «Alla fine dei giorni, il monte del tempio del Signore sarà sulla cima dei monti e s’innalzerà sopra i colli, e ad esso affluiranno tutte le genti». Le «genti» — גוים goyim — i non ebrei, i pagani erano soliti celebrare il culto sulle alture, sui colli e sui monti. E qui il profeta invece parla di un monte che è più alto di tutti, il Monte Sion, dove sta Gerusalemme. Non è più alto geograficamente, ma il profeta spiritualmente vuol dire che i pagani abbandoneranno i loro culti idolatrici per adorare l’unico Dio, il Dio d’Israele: «Da Sion uscirà la legge, e da Gerusalemme la parola del Signore». E questo tempo è segnato dalla fine delle guerre: «Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci; una nazione non alzerà più la spada contro un’altra nazione, non impareranno più l’arte della guerra». Allora noi siamo chiamati a essere testimoni di questa speranza. Siamo chiamati a mettere da parte le armi, le liti, le polemiche. E siamo chiamati invece a essere uomini o donne di pace, che lavorano nella pace («aratri» e «falci» sono strumenti di lavoro). Siamo chiamati a essere «consapevoli del momento» — del «momento», del tempo propizio —, come scrive San Paolo ai Romani. Siamo chiamati a svegliarci «dal sonno» perché «la nostra salvezza è più vicina adesso di quando diventammo credenti». Noi non è che siamo credenti come un “bit”: 0-1. Siamo chiamati a diventare più credenti, che vuol dire a gettare «via le opere delle tenebre» e indossare «le armi della luce», giorno dopo giorno; a diventare sempre più figli di Dio, a mettere da parte «orge, ubriachezze, lussurie, impurità, litigi e gelosie», a rivestirci «del Signore Gesù». Ma non è che lo facciamo una volta per sempre: ogni anno, il tempo liturgico ritorna su se stesso per chiamarci alla conversione, specialmente in questi momenti forti che ho già ricordato, l’Avvento e la Quaresima. Siamo chiamati a svegliarci «dal sonno». E Gesù nel Vangelo di oggi dice: «Vegliate!». E lo fa con toni forti, con toni accorati. Addirittura, paragona se stesso e la sua venuta alla venuta di un «ladro». Ma questo lo dice per la nostra durezza di cuore, dice: “A nessuno di voi piace farsi scassinare la casa, no? Perché ci tenete a quello che avete in casa! Allora se ci tenete davvero, vegliate!”. «Vegliate» spiritualmente «perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà». Noi ignoriamo quando sarà la fine dei tempi, ma ignoriamo anche quando sarà la fine della nostra vita, della vita di ciascuno di noi. Qualche giorno fa un uomo dell’Opus Dei ha scritto al giornale cui aveva collaborato per diversi anni, congedandosi, dicendo che i medici gli avevano dato pochi giorni di vita. La lettera ha colpito molto molti. Ma questo non succede sempre, ci sono anche le morti improvvise. Noi non sappiamo quando verrà il Signore a chiederci il conto della nostra vita. Nel frattempo stiamo svegli: vegliamo! Vogliamo essere diversi dagli uomini e donne dei giorni di Noè, che «mangiavano, bevevano, prendevano moglie e prendevano marito» e non si rendevano conto che su di loro sarebbe piovuto il diluvio. Vogliamo essere tra quelli che saranno con il Signore: «Due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata». [...]